the carrie diaries 1x03

34 anni, maschio, di quelli che si sorbirebbero ore e ore delle botte di Sons of Anarchy, degli psicodrammi di Boss, delle cervellotiche strategie di Walter White, dei delicati affreschi di Treme. Che ci faccio qui? E perché The Carrie Diaries mi piace? E perché mi piace molto?
La prima risposta che mi viene in mente è piuttosto banale: è un telefilm fatto bene.

Di più: è un teen drama fatto bene. E ripensandoci, non sono neanche così fuori target. TCD parte col difficile compito di attirare pubblici molto distinti: i coetanei della Carrie attuale che si sciroppano i vari prodotti CW (e forse non sanno nemmeno chi siano le varie Samantha&C), e i coetanei della Carrie di SaTC ansiosi di saperne di più sul loro personaggio preferito. Aggiungiamoci pure i nostalgici degli anni 80. Ce la fa nell’arduo compito? A giudicare dagli ascolti si direbbe di no. Ma io – che appartengo a tutte e tre le categorie – dico di si. E la risposta al perché è quella di cui sopra: a conti fatti è un prodotto curato. Non che abbia trovate particolarmente originali, ma secondo me le realizza meglio di altri.
Può un telefilm di questo tipo essere realista?

Gli adolescenti non solo sono adolescenti, ma lo sembrano anche: si comportano come tali, con tutte le ingenuità, la curiosità e l’inesperienza di questa età. E con le appropriate fattezze fisiche: dopo frotte di quindicenni con atteggiamenti e corpi da modelli 25enni questo è già un passo in avanti.
Anche gli adulti sembrano normali: non sono macchiette stereotipate e nemmeno bambini troppo cresciuti. Anzi, l’adulto.
In questa puntata il papà di Carrie esprime con grande semplicità e tenerezza ciò che ci si aspetta da un genitore vedovo e con due figlie nell’età più problematica: la voglia e la difficoltà di prendersi cura della sua famiglia, l’impaccio di ricominciare da zero con i propri sentimenti. La scena dell’acquisto degli assorbenti, anche questa tutto sommato con un sapore di già visto, rende al meglio l’idea senza scadere. Al Single Bar, nel conflitto con Carrie, nel cedere ai vizi di Dorrit: tutti i momenti in cui appare è un personaggio solido e dai comportamenti credibili.

La differenza con gli eccessi dei giovani adulti newyorkesi poi marca e sottolinea la distanza tra città/provincia, un altro dei temi da sviluppare e necessari alla formazione di Carrie. E riesce a farlo, a mio parere, senza banalizzare né l’uno né l’altro contesto.
Merito di una scrittura che in sole tre puntate ha il pregio di aver già dipinto dei protagonisti con tratti precisi. Ecco, forse pure troppo.

Carrie è il personaggio in divenire per eccellenza: del resto se di solito i teen servono a raccontare dove arriveranno i protagonisti, in questo caso l’obbiettivo è descrivere come Carrie diventa Carrie. Figlia responsabile e rispettosa, ma pur sempre 16enne con la voglia di trasgressione e la curiosità di nuove esperienze, nonostante i limiti posti dal padre con Sebastian. Ma che non può non spaventarsi di fronte ad una pornostar che le chiede di mostrare la vagiaina, nonostante il suo atteggiarsi da newyorkese “più grande”. Nel dialogo seguente, nel successivo voice over, e nello scontro col padre emergono alcuni tratti caratteristici che ritroveremo nella Carrie adulta: la consapevolezza dell’autodeterminazione e lo sbocciare di un maturo senso di responsabilità, che impara a sue spese quando capisce di aver tradito la fiducia del padre.
Dorrit mi ha già fatto innamorare con la maglietta dei Joy Division. Dorrit che ascolta “Veil Like Calm” degli Eyeless in Gaza e con il criceto Morrissey mi ha definitivamente conquistato. Ma al terzo episodio credo sia il personaggio più ingabbiato: era chiaro fin da subito che fosse la figlia più viziata, ribelle, che soffre davvero per la perdita della madre, ma che usa questa sofferenza (in modo più o meno consapevole) per ottenere ciò che desidera. La scena della pizza surgelata è stata ripetitiva, già vista, ridondante nel definire un personaggio di cui vorrei più sfumature.
Mouse resta dolce e tenera, ho adorato ogni momento col suo ragazzo. Maggie confusa, moderatamente sopra le righe, splendida nel decapitare il panda. Ma non capisco perché dopo due puntate far sparire già Walt.
Sebastian fin qui mi pare il personaggio più inespresso, e con più potenzialità. Se non altro perché fin qui lo abbiamo visto soprattutto attraverso gli occhi di Carrie. Ma come questa puntata ci insegna: siamo noi a definire chi siamo, non le etichette che ci vengono appiccicate. Ecco, le etichette, gli stereotipi, altro tema classico dei teen. Giocato con una metafora e sui quattro personaggi principali in modo essenziale e convincente.
Dei tre è l’episodio che mi è piaciuto meno, ma vado a gusto personale.
TCD resta una serie per ora non travolgente ma gradevole e dolce, con dei personaggi adorabili, con momenti che strappano un sorriso convinto. E non meno importante, con una colonna sonora sopra la media. Basterà a farla durare visti i risultati? Dove sbaglia? Forse è presto.
A me pare che dopo tre episodi l’impianto complessivo sia solido e con le idee chiare su dove vuole arrivare. Tanto vale per ora smettere di farmi troppe domande, perché continuerò a vederlo. Soprattutto se mi darà momenti con un walkman, un primo bacio, “Drive” dei The Cars: avrei voluto esserci io, al posto di Sebastian. Who’s gonna tell you when it’s too late. Non ho più 16 anni, ma è bello sognare.

Ok.

- “sembrava uguale al disegno sul mio libro di biologia”

- per saperne di più su Franklin Furnace, di seguito il link con la pagina in italiano.

Massimo Alberti

“Future is in pussy, not bullets.”

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Commenti
13 commenti a “The Carrie Diaries – 1×03 – Read Before Use”
  1. pemf.bolloso scrive:

    Dopo che 3 recensioni su 3 hanno lodato la serie, mi sa che tocca recuperarla.

  2. Dirtyfishydishcloth scrive:

    Quoto parola per parola. Splendida rece :)

  3. Punkers scrive:

    Concordo con la recensione, davvero fatto bene.
    Se devo trovarci un difetto, direi che le parti newyorchesi sono un po’ troppo esagaerate, ecco…

    Però stupisce un prodotto del genere su CW, infatti non se lo caga di pezza nessuno… :|

  4. mari scrive:

    Concordo in toto con la recensione. Forse la serie è “snobbata” dal pubblico perché le 16enni sono cresciute già a pane smartphone e Gossip Girl. Mi spiacerebbe se venisse cancellata, non sarà una serie epica ma è piacevole da seguire.

  5. Grimilde scrive:

    Ottima recensione che condvido parola per parola. E’ un prodotto godibile e come dice mari credo che sia snobbata dalle 16enni di oggi per via del fatto che sono troppo diverse dalle sedicenni degli anni 80. Ancora più pessimisticamente non vorrei fosse snobbata perchè è fatta bene e non è una cialtronata. Non posso paragonarla a Gossip Girl perché non l’ho vita, tengo a precisarlo.

  6. Dirtyfishydishcloth scrive:

    Per quanto riguarda il problema dei bassi ascolti, c’è anche da dire che all’inizio il progetto era stato visto da molti come una boiata, quasi un sacrilegio nei confronti di SATC…infatti persino io mi ero detto “non vedrò mai una cosa simile!”, ma poi spinto dalla troppa curiosità ho deciso di vederlo.

  7. Al criceto di nome Morrissey e la pornostar che fa performance art con la vagina credo di essermi innamorato. The Carrie Diaries è una gran bella sorpresa.

  8. fuckthemummies scrive:

    adolescenti che sembrano adolescenti*, anni 80, bassi ascolti**

    sembra la descrizione di Freak and Geeks

    proverò di sicuro

    è molto probabile che ** sia la conseguenza di *

  9. gio88 scrive:

    a me per ora la serie non sta entusiasmando , ma sono sorpreso che la the cw riesca davvero a fare un telefilm del genere , insomma non è proprio facile far svoglgere un intera serie negli anni 80 , non essendo una rete via cavo a dovendo produrre non le consute 12 puntate a tagione ma ben 22 (per ora la prima stagiione mi pare composta da 13 puntate , ma se la serie verrà rinnovata , saranno le consuete 22!) il lavoro è piuttosto arduo!anche se mi aspoetto come tutti i telefilm della rete , e soporattutto da un telefilm di josh schwartz un calo di qualità dalla seconda stagione in poi…

  10. ta scrive:

    “34 anni, maschio, di quelli che si sorbirebbero ore e ore delle botte di Sons of Anarchy, degli psicodrammi di Boss, delle cervellotiche strategie di Walter White, dei delicati affreschi di Treme. Che ci faccio qui? E perché The Carrie Diaries mi piace? E perché mi piace molto?
    La prima risposta che mi viene in mente è piuttosto banale: è un telefilm fatto bene.”

    eheheheh… immagino che agli over 30 TCD possa piacere anche per quella sensazione che dà di fuga evasiva. di sguardo indietro nella memoria collettiva, in un tempo non troppo lontano ma in cui le cose erano nettamente diverse. aspetto che invece penso non abbia alcun appeal per i teen attuali (anche se non si sa mai.. però i bassi ascolti in questo senso non mi stupiscono).

    verissimo il discorso sulla costruzione e contrapposizione sia fisica che morale di personaggi adulti e adolescenti. e che bello una volta tanto, dopo parentesi come o.c. o g.g., vederli così. abbottonati, pacati, piuttosto che usciti tutti da riviste di moda e pronti a combinare ogni sorta di spregiudicato casino.
    anzi, a pensarci, forse TCD vince proprio per il suo essere una sorta di ritorno all’età dell’innocenza (della protagonista, ma forse anche comune a tutti) e per il modo – finora credibile – in cui racconta di quell’età ma anche del suo progressivo allontanamento.

  11. xander81 scrive:

    grande show. non so a quanti possa fregare ma in settimana incontrero il cast che verra a girare dove lavoro.non posso dire di piu.a fine riprese qualche dettaglio. cmq posso dire che anche la cosa piu insignificante ha una preparazione dietro che non mi sarei mai aspettato. le produzioni americane non lasciano una singola cosa al caso. questo show e’ ben prodotto ed essendo entrato in contatto con la troupe posso dire che wow, sono fantastici.non vedo l ora. tra l altro dovro’ proprio fare gli onori di casa, quindi avro’ la chance di presentarmi ai protagonisti. poi se mi chiedono un cameo vediamo se accettare o meno :P

  12. Gloria scrive:

    Sono una quasi 18enne cresciuta a pane e telefilm, guardavo Dawson’s Creek con mia cugina maggiore e sognavo con una Joey Potter degli anni ’90 ma sono stata (e sono) un’adolescente persa dietro i cerchietti di Blair e gli scandali di Serena, eterna innamorata di Lucas Scott e accanita sostenitrice della teoria che Alison avesse una gemella. Tutto questo per dire che anche le persone della mia età possono apprezzare una serie come questa, ben fatta, solida, realistica nel modo in può essere realistico un telefilm.
    Condivido ogni singola parola della recensione, e lo faccio dopo aver stoppato la quarta puntata di questo telefilm carino, leggero, l’ideale per passare quei quarantaminuti di pura spensieratezza senza cadere nel ridicolo. Spero proprio che questa serie non venga cancellata, perchè merita.

  13. Kether scrive:

    Sta convincendo tanto anche me, ero scettico, pensavo sarebbe stato una trashata stupida ed infantile, invece riesce ad essere sex and the city da adolescenti. Si parla di amore, di vita, eppure sono ragazzine, ci dà uno scorcio sui folli anni Ottanta e anche su di noi.
    Spero continui, perché è davvero pregevole

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