parenthood 4x15

Parenthood – 4×15 – Because You’re My Sister

C’è una caratteristica rara, preziosa, nella narrativa: la sincerità. È la qualità in un testo che connette direttamente il lettore/spettatore al racconto, che li fa vibrare alla stessa frequenza. In pratica, ci credi. A quello che succede, tu spettatore ci credi. Perché la voce narrante è così sincera che non riesci a contestarla, anzi in alcuni momenti hai l’impressione che quella voce si sovrapponga alla tua. A volte la sincerità può persino bastare a salvare una storia pieno di difetti, perché impedisce di negare quanto raccontato, di ignorarlo o di prendersene gioco, anche soltanto per una questione di educazione.
Parenthood è una serie sincera. Noi a Parenthood ci crediamo davvero.

Because You’re My Sister

Scritto da Jason Katims. Diretto da Lawrence Trilling.

Because You’re My Sister chiude una stagione matura, precisa, onesta, pressoché perfetta. Parenthood ci ha ospitato di nuovo  nell’affollata casa dei Braverman. Abbiamo assistito alle loro piccole battaglie, partecipato alle loro grandi vittorie, in quello che non ho problemi a definire come il migliore family drama degli ultimi anni.
Reduce da quel capolavoro di Friday Night Lights (oddio, quanto ci manchi), Jason Katims ha saputo restare fedele a quella stessa poetica infondendo alle vicende la potenza che trasforma storie minuscole in imprese epiche assieme a una scintilla di verità alimentata anche dai suoi trascorsi personali (la storia di Max nasce dall’esperienza con il figlio autistico, mentre l’odissea di Kristina si ispira a quell moglie).
Archiviate campagne elettorali, baci rubati, amori tanto attesi e figli a lungo desiderati, nella sua quarta annata Parenthood tira fuori l’artiglieria pesante per affrontare le tematiche da sempre care alla serie: crescere e insegnare a crescere, saper restare figlio e imparare a essere genitore, perché non si smette di essere l’uno quando si cerca al meglio di diventare l’altro.

Trovo molte difficoltà a scrivere un commento lucido riguardo Parenthood in generale e questo finale in particolare. Temo di non avere il distacco necessario per un’analisi approfondita. D’altronde è questa la grande forza della serie: in uno sviluppo di plot quasi inesistente, senza chissà quale proposito, sogno o aspirazione verso cui direzionare i personaggi, l’identificazione nasce dalla condivisione di una quotidianità comune, dalla comune spinta a mandare avanti la baracca, a provare a tirare su una famiglia ed essere non dico felici ma quantomeno sereni. Forse è anche il motivo che spiega il numero esiguo di appassionati: alla serie manca un obiettivo, un tesoro da conquistare. La realtà però è un’altra: i personaggi il tesoro se lo sono già conquistati, ora devono tenerselo stretto.
Di conseguenza proprio a causa di questa poca lucidità non riesco a decidere se il tempismo della guarigione di Kristina (Monica Potter, Emmy subito) sia conveniente o meno, perché niente del suo tumore è stato mai percepito come tale: noi spettatori questa malattia l’abbiamo patita con lei. Una vittoria del genere è preziosa e rara (come ci ricorda l’incontro con Gwen).
Non è possibile poi non gioire assieme a Julia (una meravigliosa Erika Christensen, quest’anno seconda solo a Monica Potter) per l’adozione di Victor andata a buon fine (che bella la scena in tribunale con la famiglia al gran completo), soprattutto a fronte delle difficoltà superate (e quanto è stato commovente il discorso di Crosby rivoltole nella scorsa puntata). E mi diverto e sono eccitato per Crosby, per la nuova dimensione famigliare acquisita e il suo comportarsi ancora come il “piccolo di casa”.
Quindi arriviamo a Sarah, l’anello debole di questa stagione. Perché nonostante il triangolo ben bilanciato (e complimenti agli autori e a Ray Romano per aver inserito l’unico personaggio in grado competere più o meno alla pari con Mark) il ruolo di Sarah si è limitato a coprirne uno dei vertici, quando invece sia Mark che Hank hanno offerto dinamiche e conflitti ben più sostanziosi dei suoi (per Hank l’essere un padre divorziato e allontanato, per Mark invece padre acquisito e non rispettato), per non parlare poi del percorso di Amber (il rapporto con Ryan) e di Drew (l’antipatia per Mark, il ricongiungimento con Amy e l’aborto). Ho apprezzato però la conclusione, quel “le cose non si risolvono mai come vorresti” che dona più complessità a una storyline che ha viaggiato fin troppo “dritta”.

Because You’re My Sister risolve tutti gli archi narrativi aperti, uno per ognuno dei mille mila Braverman coinvolti: questo significa ordinare il materiale narrativo con un’ accuratezza niente affatto scontata. È stata una stagione incredibilmente sofferta e commovente, che nel mare di lacrime ci regala infine un raggio di speranza. Il tesoro è ancora al sicuro. Alleluia.

Vi lascio con quello che spero sia un arrivederci alla prossima stagione (la serie non è stata ancora rinnovata, ma gli ascolti sono cresciuti rispetto allo scorso anno, superando costantemente la competizione dei network avversari). E chi dovesse ricevere per primo una cartolina dalle Hawaii firmata Braverman faccia un fischio.

La sincerità è un qualità rara nella narrativa e Parenthood una serie preziosa. Teniamocela stretta.

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino nasce qualche tempo fa da qualche parte. Da tempo complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. Come se non lo facesse nessuno nel mondo pure lui ha scritto un romanzo, che comunque nessuno ha letto.

13 Comments

  1. Stagione con una qualità media degli episodi pazzesca. Attori favolosi. Una vergogna snobbare Monica Potter. Ottimo finale che, non ci voglio nemmeno pensare, sa troppo di series finale. Speriamo di no! Parenthood si merita un’altra grande stagione. Ma si sa gli ammmerigani…

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  2. Questa è in assoluto una delle mie serie preferite. Adoro ogni personaggio, anche se devo ammettere che Sarah mi sembra sempre un po’ Lorely: una donna esuberante, matura solo fino a un certo punto..rimasta incinta giovane e che ha cresciuto due figli da sola. Inoltre non ho apprezzato la sua scelta di non tornare tra le braccia di Mark. Grave errore secondo me.
    Adoro e straadoro invece CROSBY e JULIA. Un po’ perché mi rivedo in JULIA, o meglio penso che fra un po’ di anni io potrei/vorrei essere cm lei.. CROSBY è un grande, il discorso che fa a JULIA è stato un qualcosa di super commovente… Devo dire che tutta la stagione mi ha commosso in vari momenti, è una vera perla. Questa serie è il vero tesoro prezioso da proteggere..

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  3. bella bella bella
    ho veramente amato questa quarta stagione e trovo che il numero ridotto di episodi abbia giovato all’organicità della serie. ho particolarmente adorato Victor, Julia, Hank, Kristina e Drew. E proprio su questo personaggio abbiamo visto uno degli episodi più belli, in cui per la prima volta in un telefilm una ragazza SCEGLIE di abortire, evitando le solite menate da family drama che portano generalmetne a far tenere il bambino. un aborto raccontato con tatto ed emozione, tanto dalla parte di amy quanto da quella di drew. E mi sento di dire, da ragazzo, che viene resa giustizia alla figura maschile in una situazione del genere, che viene sempre banalmente oscurata da quella materna.

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  4. Una recensione pressochè perfetta ed in linea con le sensazioni suscitate da questo limpidissimo season finale e dalla stagione tutta.. è bello che ci si riesca a commuovere ed empatizzare ancora con le “piccole” cose e che non per forza ci sia bisogno di grandi plot per appassionarci a qualcosa.
    Rinnovatela ORA.

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  5. e quando il sipario si chiude c’è sempre ancora qualcuno che urla: “ancora!bis!bravi!”

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  6. Bellissima recensione. Da sottoscrivere in pieno. Una stagione azzeccata in pieno per i Breverman, una maturazione dei personaggi che abbiamo vissuto insieme nel corso degli anni. Al punto che nessuna delle loro scelte o svolte appare incoerente con i percorsi precedenti. Sembrano membri di una famiglia cui tutti vorremmo far parte. Una serie che riesce a catturarti empaticamente e a farti vivere drammi e gioie come se fossero i tuoi (come non ricordare la scena al fast food in cui arriva Kristina confessa la malattia…).
    Un pò sottovalutata e bistrattata anche dalla stessa Nbc. Si merita il rinnovo. assolutamente!

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  7. eccezionale! mi ha commossa e coinvolta come poche altre serie…in più occasioni mi è scesa una lacrimuccia

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  8. Davvero una bellissima stagione. Concordo con la recensione in toto. Questa serie è un gioiellino.

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  9. Una stagione veramente fatta come si deve. Ha recuperato l’organicità della prima stagione.
    Forse la migliore delle 4 finora.
    Sicuramente la mia preferita.

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  10. Bella recensione, concordo con tutto! anche in quest’ultima puntata riescono a risolvere tutte le sotryline ma sembra tutto molto naturale, non si sente la fretta del “dobbiamo chiudere tutto perchè è l’ultimo episodio”. Inoltre il triangolo di Sarah-Mark-Hank penso sia stato il primo che non mi ha infastidita, di solito sono insofferente, ma qui è stato gestito davvero bene! Ho apprezzato anche che non abbiano fatto tornare Haddie dal college, quando è iniziata la storyline del cancro ho pensato “ecco come fanno a non farla uscire dalla serie” e invece no, il che va un po’ contro quello a cui le serie tv ci avevano abituato, cioè gente che pare vada al college chissà dove e poi non si smuove per motivi debolucci.
    Mi è piaciuta molto questa stagione tutta la storia di Julia, che invece in quelle passate c’erano momenti in cui sembrava che la sua famiglia non si sapesse bene come inserirla, e Vicror è adorabile!
    Devono rinnovarla, e dovevano anche fare più episodi, 15 son davvero troppo pochi!

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  11. Ottima stagione! Veramente impeccabile, vera, onesta e drammatica. La migliore finora, ed è quasi utopico pensare in un picco qualitativo al quarto anno di questi tempi.
    La storyline di Kristina è stata drammatica, ben scritta e recitata DIVINAMENTE. Monica Potter merita l’EMMY PUNTO. Almeno una nomination, è al livello della Danes e della Margueilles… è stata vera. Altro che.. snobbarla è assurdo. La chiusura un pò repetina non mi ha convinto molto, ma dopo la 4×11 non penso avrebbero potuto fare altro…
    Per il resto ottima anche la storyline di Julia…
    La peggiore Sarah e i triangoli noiosi… evitabile.
    Lode estrema al talento e alla maestria di Jason Katims, e mi aspetto un quinto anno all’altezza!
    Dopo le prime quattro stagione di B&S non pensavo che un altro family drama mi avrebbe convinto come i Walker se non di più. Contento di averci sempre creduto.
    GO BRAVERMAN!!!

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  12. Anche a me è piaciuta molto, ed ho apprezzato moltissimo la recensione. Per me hai beccato il punto focale. La sincerità e la verosimiglianza con la quale si pongono verso lo spettatore. Mi piaceva B&S ma spesso era un po’ macchiettistico e sopra le righe. Parenthood anche quando parla di tematiche trite e ritrite lo fa in un modo che mi tocca, mi interessa e non mi fa pensare “oddio che stereotipo!”.
    Katims sa scrivere, ed è bravissimo con il lato psicologico ed emotivo dei personaggi e sa creare dinamiche interessanti fra di loro, per questo non c’è bisogno di chissà quali plot narrativi arzigogolati..
    Katims è uno dei miei idoli sin da “Roswell”.. persino di un teen drama scy fi riusciva a farne un capolavoro.. i personaggi erano perfetti, con un taglio psicologico approfondito e gli snodi narrativi mai assurdi o out of character (per lo meno la prima stagione e parte della seconda poi la china della paura della cancellazione ha inficiato tantissimo il risultato).. una nostalgia indicibile.
    GO KATIMS!!!!!!!!!!!

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  13. [...] piccolo schermo, sottovoce e in punta di piedi come ci ha sempre abituati. Dopo una quarta stagione perfetta che ha permesso alla serie di entrare di diritto nel novero dei migliori prodotti degli ultimi [...]

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