fringe finale

“My father, not my favorite.” (pilot)
“You’re my favorite thing, Peter, my very favorite thing.”
“I love you, dad.”

Fringe è iniziato con un aereo in volo con a bordo il primo dei tanti fringe event ma la storia che ha raccontato in questi cinque anni ha avuto origine da un padre incapace di accettare la perdita del figlio: tra universi alternativi, shape-shifters, timeline modificate, la serie ha continuato a parlare di padri e figli, della hubris contrapposta all’accettazione dell’umanità che porta in dote con sé anche l’accettazione della perdita non solo intesa come lutto da elaborare ma anche come sottrazione.

Sottrazione dell’infanzia – ogni bambino visto in Fringe è stato vittima di un qualche tipo di abuso – e sottrazione della propria identità vincolata a un continuo senso di straniamento e non appartenenza: lo stato spesso confusionale di Walter reduce da 17 anni al St. Claire, costantemente tentato di riacquistare la sua integrità cerebrale e altrettanto costantemente terrorizzato dall’idea di perdere la capacità di amare. L’impossibilità per Peter di rivivere la sua infanzia nei ricordi del padre, perché i ricordi che affiorano alla memoria di Walter appartengono all’infanzia dell’altro Peter: e questo è solo un presagio della destabilizzazione che lo attende, fino ad arrivare alla cancellazione completa della sua esistenza da adulto. E Olivia ed Elisabeth. Per ben due volte la vita di Olivia viene sovrascritta, in ben due universi Elisabeth Bishop vede negarsi la consolazione della chiusura, seppur nel dolore: in un Universo suo figlio è stato sottratto nell’altro, pur essendo morto, non può essere pianto perché c’è un altro Peter da crescere. E noi, fino ad un certo punto della narrazione, abbiamo assistito, empatizzato, ci siamo divertiti e sorpresi – perché sì, Fringe sa anche essere bizzarro e divertente – ma sempre da spettatori.

Fino alla terza stagione noi al di qua dello schermo abbiamo appreso la storia così come ci veniva raccontata dagli autori insieme ai protagonisti, talvolta precedendoli di  un passo nella visione d’insieme – lo scambio delle due Olivia –  ma quando la quarta stagione ha ereditato come cliffhanger la cancellazione di Peter adulto dall’Universo blu ci siamo ritrovati all’improvviso sullo stesso piano dei personaggi. Lo spaesamento di Olivia e Walter nel rapportarsi con un paradosso in carne e ossa è  diventato il nostro spaesamento, così come lo sconcerto di Peter che culmina nella perentoria esclamazione contro Lincoln Lee “I lost a Universe!” è diventato il nostro: anche noi non sapevamo più cosa ne era stato dell’universo-fringe che conoscevamo, anche a noi mancava quell’universo, anche noi lo volevamo indietro, ma soprattutto eravamo frustrati nella voglia di abbattere la distanza tra l’ al di qua e l’ al di là dello schermo per dire a Peter “È questo il tuo universo, è lei la tua Olivia!” (Grazie, September, per averlo fatto tu per noi ponendo fine alla nostra agonia). Per alcuni questa mossa narrativa ha causato una perdita di affezione nei confronti dello show, per altri un mezzo per continuare a sviscerare le tematiche sempre care alla serie: in cosa risiede la nostra specificità di individui, in cosa risiede la nostra appartenenza al genere umano. Fringe si è preso il disturbo di raccontarci in modo poco prosaico ma molto poetico, esplorando ogni variazione del caso, che non sono le circostanze – siano esse sotto forma di mondi o universi alternativi – a definire la nostra unicità , ad ancorarci a un luogo da chiamare casa,  ma la capacità di provare sentimenti, stabilire legami unici per trovare la nostra appartenenza. Il ricordo emotivo prima ancora che mnemonico di Peter ha fatto sì che Olivia per ben due volte recuperasse sé stessa, l’affetto per Peter ha permesso a Walter di scegliere quale uomo essere. Peter per amore di Etta, anche quando amarla significava viverla in un doloroso ricordo, ha rinunciato all’impianto che, nel potenziare le sue capacità, stava provocando la scomparsa di quelle emozioni che motivavano la sua resistenza contro gli Osservatori.

Nel parlare della portata emotiva della serie non voglio far torto all’altra anima di Fringe, quella fantascientifica: ok, l’amore di Olivia per Peter e via dicendo ma è anche vero che il cortexiphan, frutto degli esperimenti di Walter e Bell, ha avuto fin da subito un ruolo fondamentale nel segnare i principali snodi narrativi della serie, così come tutti gli innumerevoli esperimenti partoriti dalla Massive Dynamic e dal laboratorio di Harvard che ritroviamo in gran parte sotto forma di memorabilia in questa quinta stagione. Abbiamo visto esplorati –  con esperimenti bizzarri e stravaganti frutto dell’assoluto genio di Walter -  i temi ricorrenti della letteratura di genere: viaggi nel tempo, universi paralleli, psicocinesi, telepatia e quant’altro promesso nei vari opening susseguitisi nel corso degli anni. Proprio quando la componente fantascientifica e la parte drama sono stati equilibrati e vincolati tra loro in una perfetta reciprocità, la serie ha dato il meglio di sé: mi riferisco alla prima, impeccabile, parte della terza stagione a cui  non a torto si guarda come all’età dell’oro di Fringe.  Certo Fringe ha saputo più di una volta sorprenderci  in negativo – una per tutte: le calamite dell’anima – ma ha avuto anche l’abilità di restare magistralmente un battito di ciglia al di qua del confine tra fantascienza e ridicolo: first people, che scopriamo essere proprio Walter e Peter, Macchina per la costruzione o la distruzione dell’Universo.

Ma non temporeggio: so che devo parlare delle ultime puntate della serie. ”There’s More Than One of Everything” ma non di Fringe che si conclude con una perfetta chiusura del cerchio – non delle timeline, però – in cui Wyman riesce a recuperare tutto con senso narrativo e senza lasciare storyline aperte. Ritroviamo e salutiamo l’Universo Rosso, Alt_Liv e Lincoln, torna la Olivia badass con le abilità indotte dal cortexiphan, diciamo “ciao” a Gene sana e salva.  Questa è l’ultima volta in cui vediamo John Noble che ha titaneggiato per cinque anni nell’interpretazione di Walter Bishop in tutte le sue memorabili manifestazioni. Questa è l’ultima volta in cui vediamo Anna Torv, bellissima e intensa nel consegnarci uno dei pochi personaggi femminili in cui coraggio, dolcezza e desiderio di maternità si uniscono affrancandosi da ogni stereotipo di genere. È l’ultima volta in cui vediamo Joshua Jackson che ha traghettato il suo Peter da baby sitter di Walter a costante di almeno due Universi.  È l’ultima volta in cui vediamo Michael Cerveris passato dall’imperscrutabilità di September all’espressività di Donald. Addio anche a  Jasika Nicole, emancipatasi da tempo dal ruolo di Astro, Afro, Aspirin, Asgard, finalmente solo “Astrid” nell’ultimo gesto di affetto che Walter le rivolge. Addio Lance Reddick.

Liberty. Michael è la dimostrazione vivente che gli scienziati di Oslo hanno commesso un errore di valutazione nel dare avvio alla stirpe degli Osservatori: non è necessario sacrificare la sfera preposta alla gestione dell’affettività per ampliare e potenziare la parte razionale. Michael, in cui convivono funzione emotiva e  intellettiva, è addirittura superiore agli Osservatori. Bellissimo il parallelo con Walter che ha letteralmente mutilato il suo intelletto per non cedere alla deriva del delirio di onnipotenza. Lo scenziato, grazie a Michael che ripristina i ricordi della precedente timeline, non deve più scegliere tra genio e umanità: il tempo trascorso con Peter lo ha toccato così profondamente che nemmeno il suo intero genio potrà più renderlo l’uomo spietatamente avido di sapere.

L’esistenza di Michael ha umanizzato non solo September ma, in modo opposto, Windmark. Il primo ha imparato da Walter l’istinto di protezione per la propria progenie, il secondo ha assorbito dagli umani il sentimento più disprezzabile: l’odio divorante che al pari dell’amore inficia le capacità di giudizio. La lotta alla resistenza è una questione personale, sebbene mascherata da esecuzione di un ordine superiore, Michael viene catturato per essere smembrato studiato, e l’unico modo che ha Olivia per liberarlo è accedere al luogo di prigionia on the other side.

Enemy of Fate. Michael è libero, Donald riesce ad assemblare il macchinario per il viaggio nel futuro ma la morte di December, che avrebbe dovuto procurare la carica, rischia di invalidare il piano finché Astrid non interviene con l’idea risolutiva. Passo indietro: perché Donald non chiede a December di accompagnare direttamente il ragazzo nel futuro? L’approdo nel futuro è solo il primo passo del piano: il centro della questione è convincere gli scienziati norvegesi a tornare sui loro passi. December non potrebbe mai perorare la causa degli esseri umani, né trasmettere l’urgenza, la necessità  di non innescare gli eventi che hanno nel 2015 il punto di svolta con l’invasione.

L’epilogo è semplice e toccante. La storia inizia con un padre che porta per mano un figlio non suo per cambiare la storia, si chiude con quello stesso padre che prende per mano un figlio non suo per cambiare la storia e stavolta non sua personale, ma dell’umanità.  Donald muore sperimentando il ricevere amore da quel bambino che nella musica ha trovato un mezzo per manifestare i suoi sentimenti “It’s not about fate, Walter, yours or mine. It’s about changing fate. It’s about hope and protecting our children”.
Walter accetta dunque di sacrificarsi divenendo un paradosso, di essere cancellato dagli avvenimenti per amore di Peter: “You will never see me again because it had to be this way to ensure the future of our humanity. Your future. The future of Olivia, and the future of Etta. I don’t want you to be sad. The time we had together, we stole. I cheated fate to be with you. And we shouldn’t have had that time together, but we did. And I wouldn’t change it for the world”.

“Sii un uomo migliore di tuo padre”, l’esortazione di Elisabeth Bishop. Ma Peter non ha più bisogno di essere un uomo migliore di suo padre perché Walter stesso è diventato quell’uomo migliore espiando le sue colpe e sacrificandosi per regalare a Etta quello che nessun bambino visto in Fringe ha mai avuto: un’infanzia felice con i suoi genitori, Peter e Olivia.

NB la valutazione finale/serie, quale sia la scala utilizzata, è collocata nel punto più alto, ma a suggello dell’ultimo recap preferisco lasciare questo.

 

 

Update: QUI potete scaricare il “White Tulip” ufficiale.

Note

- La natura aborrisce i paradossi di cui si libera con la cancellazione dell’anomalia. Come accaduto con Peter così accade con Walter. Qui trovate uno schema con le varie Timeline/Universi. Può iniziare il dibattito su eventuali paradossi/plot hole che io preferisco chiamare licenze poetiche.

- Tra le numerose guest voglio ricordare: Orla Brady (Elisabeth Bishop), Peter Weller a cui dobbiamo White Tulip, Christopher Lloyd.

- Addio didascalie 3D: mi mancherà la sensazione che avreste potuto entrare in collisione con aquiloni, aerei e zeppelin.

 

Commenti
120 commenti a “Fringe – 5×12/13 – Liberty/Enemy of Fate”
  1. Paco scrive:

    Bellissima recensione, bellissimo finale, bellissima serie. Fringe mi mancherà, e non poco :)

  2. Marina scrive:

    :’(
    Splendida l’idea del white tulip, Mara!

  3. elisetta scrive:

    Non ce la faccio. Magari passerà. Magari.
    Ma è giusto che ti dica che la tua recensione è riuscita a colmare quell’unico pezzettino minuscolo di insoddisfazione che albergava in me, ovvero la sensazione di un personaggio cruciale -Peter- messo da parte “improvvisamente”.
    Ora posso (come non l’avessi già fatto) abbandonarmi a un fiume di lacrime e programmare la re-visione come appuntamento annuale fisso assieme a Buffy :-D

  4. September scrive:

    Meraviglioso
    Unico
    Inumitabile
    Emoozionante
    Monumentale
    Poetico
    Indescrivibile

    Fringe

  5. TheMyx scrive:

    Bellissima recensione. E alla fine centra il punto: prima ancora che nella sua messa su schermo di più o meno tutto il range fantascientifico letterario e non, alle volte con successo, alle volte meno, Fringe in cinque anni ha costruito dei personaggi stupendi, con storie stupende. Credo che chiunque abbia avuto la “pazienza” di sopportare alcuni snodi narrativi mal gestiti non si sia pentito affatto di questi cinque anni, anzi. Olivia, Peter, Walter, Astrid, September/Donald…sono tutti personaggi che rischiano di restare nella memoria ancor più degli attori che li interpretano, se già non è così. E quindi tanto di cappello ai già citati attori, agli autori per la costruzione dei personaggi, e pure praticamente a tutto lo staff. Immagino che Fringe non sia stato uno scherzo da realizzare, e a livello tecnico la serie non ha (quasi) mai deluso, nemmeno in questa quinta stagione strizzata dal punto di vista del budget, che anzi ha pure alzato la posta in palio.

    Quinta stagione, per quanto mi riguarda, più che soddisfacente. Eliminando il problema filler, si è dimostrato una volta per tutte il valore della serie. Quinta stagione che rappresenta una chiusura del cerchio perfetta alla serie, specialmente con gli ultimi episodi. Non credo avrei potuto chiedere di più.

    In ultima, pure una bellissima recensione, che centra perfettamente il punto.

  6. genio in bottiglia scrive:

    Recensione superba per una serie che è riuscita a chiudersi nel migliore dei modi. Complimenti alla redattrice per aver colto la poesia simbolicamente dettata dallo scivolamento nell’oblio di Walter. Fringe non è stata una serie perfetta, non è andata avanti come l’orologio di Breaking Bad per dirne una, è inciampata talvolta nel pacchiano, altre (di più) nel b-movie. Ma non ha mai derogato alla propria umanità (come Walter?). Chapeau!

  7. wewewewe scrive:

    Finale discreto e i punti si sono, più o meno, chiusi tutti.

  8. OttaviaFalls scrive:

    Non riesco a pensare a un finale migliore per Fringe. Finalmente Walter riesce a lasciare andare Peter e a mettere da parte quell’egoismo che aveva generato tanti problemi a emtrambi gli universi in favore di Olivia, Etta e dell’umanità in generale. Come non potrebbe mancarci una serie che, con la scusa della fantascienza, ha trattato temi così umani e profondi. Grazie Fringe:)

  9. Holmes scrive:

    Devo dire che mi scoccia passare per il polemico di turno, ma io non posso concordare, mi dispiace. Fringe è stato una splendida serie sci-fi fino alla terza stagione (pensate che io salvo addirittura anche la puntata cartoon), ma dalla quarta in poi è iniziato un progressivo senso di straniamento dovuto ai vari errori in fase di sceneggiatura che andavano assommandosi e che hanno in Wyman il principale responsabile.
    Una quarta stagione confusissima con poche vette (Welcome to Westfield) e molti abissi (Olivia versione Neo, per esempio), una quinta stagione totalmente a sè stante e realizzata con una carenza di mezzi e di idee a tratti imbarazzanti: per carità, forse il problema è mio che ero un fan dei filler à la X-Files (il più volte citato White Tulip è forse una delle cose migliori della fantascienza degli ultimi 5 anni), ma la gestione scellerata della storyline principale a partire dalla quarta stagione è stata una ferita che ha continuato a grondare sangue fino all’ultimo episodio.
    Andando sul series finale, invece, non posso fare a meno di notare la totale pigrizia mentale degli autori: ditemi voi se qualcosa non è andato come avevamo previsto da settimane (se non dall’inizio della stagione), se non è frustrante vedere i buoni vincerla così facilmente contro dei cattivi in apparenza imbattibili sia sul piano fisico che mentale, se non è irritante modellare delle basilari regole logiche (Walter che diventa un paradosso non si sa per quale motivo) unicamente per fornire un finale che più fanservice non si può.
    Ripeto quanto detto in un commento ad un episodio precedente: una scelta “romantica” me la posso aspettare in LOST, dove già l’episodio su Jacob e MiB avrebbe fatto capire che di risposte ne sarebbero arrivate poche e dove i personaggi erano stati costruiti in maniera esemplare, non in Fringe dove i personaggi sono stati ripetutamente resettati e modificati.
    Per questo non posso accontentarmi delle “emozioni” (sebbene il momento tra Walter e Peter sia stato notevole), perchè a quel punto ho come la sensazione che vengano utilizzate come tappeto sotto il quale coprire le tonnellate di polvere generate dalle incongruenze logiche; a quel punto, se è il drama che cerco, mi butto su Six Feet Under, scusate.

  10. Mutabile scrive:

    Bella recensione per un bel finale di serie. (una volta tanto, un finale di serie che non mi delude).
    Personalmente ricorderò sempre l’ultima scena di Walter, quella usata nella recensione, perchè in essa c’e’ tutta la storia del telefilm.
    Ed ora che è proprio finita, rimaneva da leggere solo questa recensione XD; posso dire che questa serie mi mancherà moltissimo. Addio, Fringe! ç.ç

  11. Oliva scrive:

    Ragazzi io non riuscivo a smettere di piangere.. Sia x il vuoto che Fringe lascia dentro di me, sia x la poeticità e la maestria con cui è stato trattato questo finale. Concordo in Toto con la recensione e vorrei solo aggiungere che difficilmente potrà esistere un altro personaggio con lo spessore di Walter, con la sua simpatia, la sua semplicità, il suo genio sregolato, il suo semplicemente essere Walter Bishop. Il momento con Astrid e Gene è stato toccante, ancora adesso riesco a trattenere le lacrime a stento…
    Ma quindi ho solo qsta domanda: nessuno si ricorda che Walter sia esistito? Proprio come era successo con Peter oppure in modo diverso? Anche il fatto che Peter sia stato “prelevato” dall’universo rosso da bambino è cm se non fosse mai successo? Non ho capito questo aspetto

  12. Oliva scrive:

    September ha scritto:

    Meraviglioso
    Unico
    Inumitabile
    Emoozionante
    Monumentale
    Poetico
    Indescrivibile

    Fringe

    Grazie. Questa è l’unica descrizione possibile

  13. eleonora scrive:

    Bellissima recensione , complimenti.
    Anche io considero i paradossi come licenze poetiche e non mi interessa ragionarci più di tanto.
    E’ vero che ci sono “conti ” che no tornano, ma non importa il messaggio di Fringe è chiaro: L’amore paterno vince sulla brama di “governare” le leggi dell’universo, alla natura non la si fa, casa è dove ci sentiamo amati , la mente umana non deve rinunciare alle emozioni per evolversi .

    Il finale , da molti considerato smielato, invece è bellissimo : finalmente si compie l’abbraccio tra Peter e Etta bambina. Quell’abbraccio che era rimasto “sospeso ” per tutta la 5ta stagione .

  14. September scrive:

    Recensione superba comlimenti.
    Io trovo difficile cercare delle parole adatte che descrivano al tempo stesso l’appagamento per aver visto una serie tanto geniale ed emozionante e che descriva l’enorme vuoto che la sua fine emozionante e perfetta ha lasciato.
    Ormai Walter,Olivia,Peter,September e persino Broyles Astrid e Nina sono di famiglia sapere che tutto questo è finito è triste.
    Ottimo scify e superbo dramma incantevole desrizione dei personaggi,tematiche profonde trattate con una delicatezza e semplicità disarmanti,recitazioni impressionanti con la Torv e soprattutto Noble che meriterebbero tutti i premi del mondo.
    Con budget ridottissimo,contro i ratings,contro le logichhe di mercato ci hanno regalato una serie perfetta da brivido con finale enciclopedico che strizza l’occhio a lost ma soprattutto l’ultimo sguardo di peter strizza l’occhio al totem(girandola) del finale di inception.
    MERAVIGLIOSO
    SUBLIME
    ENCICLOPEDICO
    FANTASTICO
    POTENTE
    ENORME
    ECCEZIONALE
    COOL

    FRINGE

  15. Cilone scrive:

    Nonostante l’ottima recensione di Mara il giudizio complessivo su questa stagione conclusiva di Fringe (e anche gran parte della quarta) è assolutamente insufficente. Secondo me gli autori hanno dovuto tirar su una serie in fretta e furia e il risultato è stato un gran pastrocchio di cose illogiche di comodo, personaggi di cartone (un oscar per Anil) o stravolti, drammi inutili (tanto tutto è stato resettato, no?) e spiegazioni mancanti con il fulcro nei viaggi nel tempo con una coerenza di comodo. WTF la scena finale con il White Tulip (toccante ma che c’azzecca Peter con il White Tulip?). Sorry, il cervello spento stavolta non basta.
    Potrei fare un lista di incogruenze e cose dimenticate ma sarebbe inutile, tanto tutto potrebbe essere ricondotto a “licenza poetica”, ne butto solo una:

    Se gli osservatori non sono mai esistiti così come li conosciamo, chi ha salvato Peter?

    Insomma di questo gran finale, togliendo la nostalgia per tutto quello che Fringe è stato in passato (simpatico l’attacco biologico…), credo non rimanga molto.

    Pace a tutti.

  16. suisidle scrive:

    “(…) The time we had together, we stole. I cheated fate to be with you. And we shouldn’t have had that time together, but we did. And I wouldn’t change it for the world”.

    E’ un po’ come è successo a noi fan con la serie. Doveva finire invece siamo andati avanti, fino alla fine. Grazie. Bellissima recensione, ho ancora le lacrime agli occhi!

  17. Dario scrive:

    Leggo spesso le recensioni di Serialmente senza commentarle, perché spesso non sono d’accordo e non mi piace far polemica. Questa volta devo fare i complimenti all’autrice. Recensione meravigliosa, perfettamente in linea con il mio pensiero sulla serie! Ottimo lavoro, e grazie fringe!!

  18. Dextha scrive:

    Non potevo chiedere una recensione migliore per questo finale. Grazie Mara!
    Per quanto mi riguarda Wyman ha fatto un ottimo lavoro come unico showrunner (Holmes, ricordati che nella quarta stagione Pinkner era ancora al suo posto), riprendendo tutti i temi più importanti e anche molti aspetti della trama. Non è stata la stagione migliore probabilmente perché mancavano i soldi, ma con i mezzi che avevano hanno fatto un lavoro di tutto rispetto.

    Probabilmente si sarebbe potuto lavorare meglio sulla tensione, evitare la sovrabbondanza di scene nel vecchio laboratorio (la caccia alle cassette si è rivelata discutibile), fare apparire gli osservatori meno ingenui e l’ambientazione più oscura e cyberpunk (spiegando anche meglio il tenore di vita della popolazione), ma nel complesso io gli applausi a Wyman glieli faccio volentieri.

    Sono contento che in questo doppio finale ci siano state due cose particolarmente fighe che avevo chiesto in precedenza alla serie: nel deludente finale della scorsa stagione commentavo: “avrei gradito molto di più che tutte le creature ideate da Bell facessero parte di un esercito, non certo della sua Arca di Noe. Mi sarebbe piaciuto vedere serpentoni e a altre creature schifose (tranne i porcospini volanti, che trovo alquanto ridicoli) in azione, in sequenze dark/horror/apocalittiche.” GRAZIE WYMAN, che quest’anno ha fatto anche una cosa più figa riprendendo un sacco di casi e usandoli come armi per il Fringe team.
    E nel recap di The Human Kind scrivevo: “Spero che negli episodi finali ritorni William Bell (nonostante il season finale della scorsa stagione) e venga gettato un ultimo piccolo sguardo all’universo rosso e ai suoi personaggi. Il mio sogno sarebbe che Bolivia, Walternate e Lincoln venissero a dare una mano alla Resistenza durante le fasi finali del piano.” Più o meno sono stato accontentato, anche se Walternate e Bell non si sono visti. L’importante è stato sapere del loro futuro, e rivedere per l’ultima volta la splendida Bolivia.

    E’ stato splendido vedere Bolivia e Lincoln dare una mano ad Olivia fidandosi ciecamente di lei. E’ stato davvero importante – narrativamente – che si sia “sfruttata” in ottica finale l’amicizia conquistata duramente tra i due universi. Forse si poteva fare di più, ma l’importante è che si sia fatto.

    Per il resto un finale abbastanza solido che porta a compimento il percorso di Walter e degli altri personaggi. Happy Ending, ma con quella giusta nota agrodolce data dal sacrificio e dalla scomparsa di Walter. Più che “scontato”, parlerei di finale “azzeccato”, nel senso di giusta conclusione del viaggio.

  19. Vete scrive:

    Mutabile ha scritto:

    Ed ora che è proprio finita, rimaneva da leggere solo questa recensione XD; posso dire che questa serie mi mancherà moltissimo. Addio, Fringe!

    Cito Mutabile perchè ha sintetizzato anche il mio pensiero.

  20. nico88_bt scrive:

    Finale bello ed emozionante… nonostante i paradossi…

  21. quella scrive:

    Cilone ha scritto:

    Potrei fare un lista di incogruenze e cose dimenticate ma sarebbe inutile, tanto tutto potrebbe essere ricondotto a “licenza poetica”, ne butto solo una:

    Se gli osservatori non sono mai esistiti così come li conosciamo, chi ha salvato Peter?

    La risposta non la troverai mai perchè questo è un telefilm sui sentimenti XD [un drama]

  22. Mara R. scrive:

    Cilone ha scritto:

    WTF la scena finale con il White Tulip (toccante ma che c’azzecca Peter con il White Tulip?)

    In realtà i tulipani bianchi appartengono anche a Peter e Olivia: in Subject13 (3×05) la piccola Olivia fugge nascondendosi in un campo di tulipani bianchi e sarà proprio Peter a trovarla (e rincuorarla) partendo dal disegno di quello stesso campo. Io ho letto l’invio del White Tulip come l’ultimo lascito di Walter a Peter: un simbolo di speranza che abbatte anche le barriere della fisica.

  23. Diana scrive:

    io invece leggo spesso le recensioni di Serialmente senza commentarle, perché spesso sono d’accordo.
    Stavolta invece mi rode un sacco dire che non mi ha soddisfatta!

    Ok siamo tutti contenti che Olivia Peter e Etta siano tornati ad essere felici e contenti, la terra è salva e gli Osservatori sono fuori dai giochi, ma… (ed è un grosso MA) NIENTE di tutto quello che è successo in Fringe sarebbe potuto succedere se gli Osservatori così come li conosciamo non fossero esistiti!

    - i 12 Osservatori originari non sarebbero stati mandati indietro
    - quindi non avrebbero sviluppato emozioni umane
    - quindi September non avrebbe salvato Peter e non avrebbe interrotto Walternate mentre cercava la cura del proprio Peter
    - quindi…. niente!
    Nessuna timeline si sarebbe potuta creare quindi lo schemino non vale…

  24. Francesco Gerardi scrive:

    Mara, complimenti davvero. Già la recensione era bella di suo. Ma il tulipano bianco è un tocco di classe da applausi. Bravissima, davvero.

    A parte i plot hole (che ci sono), dal finale ho avuto quello che volevo: chiusura, emozione, tenerezza, un pizzico di tristezza (mare di lacrime al “I love you dad” sussurrato da Peter), e la nostalgia appena terminato il quarantaduesimo minuto. Mi mancherà tantissimo, ma il bello di un racconto sta anche nel suo essere finito, nel suo chiudersi, prima o poi. Ci resta una della serie più belle degli ultimi dieci anni.

  25. Boss scrive:

    Complimenti Mara.
    Il potere di Fringe è stato quello di creare personaggi così straordinari da far passare in secondo piano tutte le licenze poetiche che si sono prese gli autori durante questi fantastici cinque anni.
    Resterà per sempre una tra le mie serie preferite.

  26. dory scrive:

    questo è un finale di serie che mi ha lasciato fredda e spiego il perchè.

    lasciando un attimo da parte l’aspetto razionale, di buchi di scrittura, di logica interna ecc, ma proprio la parte drama a me non ha convinto per niente.

    se i casi Fringe alleati nella lotta finale sono un espediente carino di autocitazione, i saluti Peter-Walter sono la banalità fatta immagine. ma ve lo ricordate come si salutavano prima che Peter entrasse nella Macchina? ma vi pare ci fosse la stessa tensione ed emozione? proprio no.

    Gene la mucca potevano risparmiarcela, perchè ok che in finale di serie è diventato un classico fare la passerella dei protagonisti, ma c’è modo e modo di farlo. e lì era meglio non mostrare.

    Peter e Olivia con Etta piccina sul prato: perchè mi rimostri la stessa scena? perchè non giri 30 secondi di un altro momento familiare che hanno avuto? costava troppo? non credo. io sono una che ha profondamente odiato la riproposizione di Adamo ed Eva in ATS di Lost, perchè anche nel riportarmi al passato devi avere stile.

    tutta la quinta serie è nata “stanca” e con poche idee, come ho già scritto l’hanno appiccicata con la colla a tutte le altre quattro. nemmeno la scorsa è stata un capolavoro, ma ha avuto maggior continuità e ha mantenuto certi punti fermi, ovvero il lago Reiden come punto d’origine di tutto, anche dei vari paradossi nelle timelines, nei ricordi o non ricordi dei personaggi ecc. il bimbo Micheal ha fatto ragù di tutto ciò.

    gli unici momenti che davvero mi sono piaciuti sono stati quelli di Olivia overthere, anche se pure lì mi hanno illusa che il suo iniziare a non essere più perfettamente lucida potesse portare a qualcosa di diverso, magari a quella famosa previsione di September su lei morta in ogni universo possibile. a volte uccidere i personaggi, i protagonisti, ha un valore. almeno si piange o si urla e ci si incazza per qualcosa, perchè ci ammazzano l’eroina.

    l’ho scritto commentando il penultimo episodio. non ho avuto alcuna difficoltà a lasciare Fringe, perchè i suoi personaggi mi hanno loro abbandonata un pochino alla volta. e se mi verrà voglia di rewatch, credo mi limiterò alle prime tre serie.

    ah, ultima cosa: so di essere in netta minoranza (forse l’unica?), ma non avendo trovato così incredibile l’episodio White Tulip nemmeno alla prima visione, non è nemmeno quella l’icona che vorei per Fringe. molto meglio le sue incredibili sigle, quelle sì perfette per tutti i 100 episodi.

  27. Bayta scrive:

    Premettendo che avevo iniziato già a piangere nel penultimo episodio e che ho continuato nel puntatone finale, e premettendo anche che questa quinta serie mi è piaciuta molto (ma io avevo anche apprezzato l’idea di cancellare Peter nella quarta e renderci così partecipi della sua angoscia), premettendo tutto ciò non riesco comunque a non unirmi a Cilone e alle sue perplessità.
    Sono troppe, troppe, troppe le cose che non tornano! E se proprio si doveva ignorare il lato fantascientifico e di coerenza temporale della serie, beh ma allora che senso ha fare una serie fantascientifica basata sui viaggi temporali?? Stando a come hanno chiuso il discorso “osservatori” niente, ma proprio niente di quello che abbiamo visto in 5 serie sarebbe dovuto succedere. E io infatti mi aspettavo proprio quel finale là: resettazione totale. Perlomeno avrebbe avuto senso logico e sarebbe stato comunque commovente e avrebbe parlato comunque di umanità.
    E poi sì, come già stato fatto notare, Peter che riceve il tulipano bianco non ha minimamente senso e ne ha ancora meno il fatto che Walter debba per forza diventare un paradosso. Perchè?? Diamine, dateci delle risposte!
    Capisco che mentre guardavamo eravamo tutti obnubilati dalle lacrime copiose, ma ragazzi, io ho continuato a pensarci per giorni, alle incongruenze.

    Ma vabè, d’altronde io sono quella che sta ancora aspettando una motivazione al bacio scambiato tra Broyles e Nina secoli fa.

  28. Altair scrive:

    Non voglio turbare i vostri animi che già vedo abbastanza scossi, ma credo che questo finale sia paragonabile ad una spugna in cui ogni buco rappresenta un plot hole, e l’acqua (che scorre via dai buchi) rappresenta l’intreccio.

  29. Cilone scrive:

    Dextha ha scritto:

    Probabilmente si sarebbe potuto lavorare meglio sulla tensione, evitare la sovrabbondanza di scene nel vecchio laboratorio (la caccia alle cassette si è rivelata discutibile), fare apparire gli osservatori meno ingenui e l’ambientazione più oscura e cyberpunk (spiegando anche meglio il tenore di vita della popolazione)

    Hai detto niente! :D

    Io invece, con tutte le storyline aperte che già c’erano, avrei proprio evitato questa pantomima mal riuscita, da un punto di vista drammatico, dell’occupazione nazista.
    Cosa e chi erano gli osservatori ci era già stato detto, io mi aspettavo che Walter fosse l’artefice (diciamo “lo scienziato di Oslo”) dell’evoluzione umana in quel senso. Si spiegherebbe anche il perchè September avesse avuto ammirazione per lui tanto da interferire negli eventi. Per non parlare delle storyline dei Primi Uomini, della morte di Olivia, della Macchina che non abbiamo capito quando diavolo è stata costruita. Insomma, di carne al fuoco ce n’era, e 13 memorabili puntate sarebbero state più che sufficenti a chiudere il cerchio.
    Ergo: abbasso Wyman :D

    quella ha scritto:

    La risposta non la troverai mai perchè questo è un telefilm sui sentimenti XD [un drama]

    +1 per la brillante obiezione ;)
    Allora tutto vale e buona notte.

    Mara R. ha scritto:

    Io ho letto l’invio del White Tulip come l’ultimo lascito di Walter a Peter: un simbolo di speranza che abbatte anche le barriere della fisica.

    La trovo un tantino forzata la cosa. Ma è una mia opinione ovviamente, e sinceramente non ricordavo la 3×13.
    Io ci ho visto più una gratuita strizzatina d’occhio alla straordinaria puntata che porta quel nome. Ora dovrei rivedermi “White Tulip” ma credo di ricordare che il tulipano bianco fosse un segno “impossibile” che Walter chiedeva a Dio per dimostrare che aveva ottenuto il suo perdono. Ma lo confessò a Peck (Peter Weller) e non a Peter Bishop, che dunque all’apertura della busta nell’ultima scena avrebbe dovuto semplicemente esclamare un bel “WTF” :D

  30. Reyarth scrive:

    Perché quelli come noi non dimenticheranno mai ‘Fringe’:

    - ci ha permesso di scoprire quali sentimenti proveremmo qualora ci trovassimo di fronte a versioni ‘parallele’ di noi stessi in un universo alternativo e con scelte differenti dalle nostre;
    - si è avvalso di attori straordinari;
    - perché John Noble è John Noble;
    - ha messo un degno riflettore su quella meraviglia che è Anna Torv;
    - ha fatto sì che Joshua Jackson non fosse più Pacey, bensì Peter Bishop;
    - ha reso indimenticabili anche personaggi solo tecnicamente secondari (Astrid, Nina, Lincoln e tutti gli altri);
    - ha creato una nuova iconografia: gli Osservatori;
    - ha citato film magnifici;
    - ha utilizzato senza troppi giri termini sublimi come ‘Resistenza’;
    - ha sperimentato senza paura, creando un universo distopico in stile Orwell e scrivendo una quarta stagione che resterà nella storia della televisione: una linea temporale in cui uno dei personaggi principali non è mai esisitito;
    - ha dato dignità narrativa a temi come l’amore e la memoria, senza mai scadere nel banale, mai;
    - ha accordato armonicamente trame orizzontali e verticali, collegandole sempre in modo intelligente;
    - ha amalgamato azione ed emozione;
    - è finito, a mio modesto parere, come doveva finire. E questo, anche soltanto questo, lo rende indimenticabile.

  31. Little Hill scrive:

    Mi accodo alla fila di quelli che, da questo finale e in generale da questa quinta stagione, sono rimasti un po’ delusi… Che siano incongruenze, paradossi, plot hole o “licenze poetiche”, il punto è che, finito di vedere l’ultimo episodio di Fringe, non mi è venuta neanche la voglia di rifletterci su, per cercare di darmi una mia spiegazione/interpretazione di quello che avevo visto, ordinando ogni cosa al suo posto… Neanche mi interessa sbrogliare il paradosso degli Osservatori, come qualcuno fa, perché si tratterebbe solo di un esercizio sterile, quello di dover pensare ad una logica interna dei fatti narrati alla quale gli sceneggiatori e Wyman probabilmente non hanno minimamente pensato… E non mi interessa quindi trovarci un senso a questa storia, quando probabilmente un senso non ce l’ha…
    Il finale: finale si, molto commovente, emozionale, drama, e tutto quello che volete… ma stiamo pur sempre parlando di una serie di fantascienza, che sceglie (ripeto, SCEGLIE), di trattare il tema dei viaggi nel tempo, con conseguente scrittura, riscrittura e sovrascrittura di timeline differenti, per giunta come elemento di chiusura… Se tutta la parte non dico “razionale”, ma logica deve andare in vacca, e si decide all’ultimo, quando nulla torna, di coprire tutte le magagne fantascientifiche con il sentimentalismo, beh… io non ci sto.
    Mi sta bene che non mi spieghino tutto per filo e per segno… mi sta bene che Rachel e l’Agente Bibbia siano come se non fossero mai esistite, va bene che non mi spieghiate il senso di Nina Sharp e Broyles che limonano duro, posso anche chiudere un occhio su William Bell… però, santo cielo, se quello che SCEGLIETE di raccontare va tutto messo sotto “licenza poetica” un po’ mi incavolo pure…
    Mi è piaciuto molto il dialogo Walter-Peter, ma un momento emozionale in un finale che fa acqua da tutte le parti, non mi basta, per giunta in un finale che ho trovato sin troppo lineare e privo di tensione…
    Forse ha influito il fatto che John Noble lo avesse definito “mindblowing”, e quindi mi aspettavo chissà cosa, è invece è stato un finale prevedibile dalla prima all’ultima scena, quella del Tulipano Bianco.
    Se sono stato più contento di rivedere l’Alt-Universe per l’ultima volta, come un tossico in crisi d’astinenza, che l’episodio finale in sé, vuole dire che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto, per me…

    Forse avrò avuto aspettative diverse, ma l’happy ending (che non è solo Peter che gioca felice con Etta sul prato, è proprio il reset di tutti gli eventi), era quello pensavo andasse meno bene come finale di Fringe…

    Alla fine non so neanche come interpretare quest’ultima stagione breve di 13 episodi, per certi versi così distaccata dalle precedenti quattro, da risultare quasi uno spin-off, un’appendice, ma non il Fringe che ho amato e seguito per 5 anni. Come hanno detto alcuni di voi, secondo me Fringe ha dato il meglio di sé nella prima parte della terza stagione: i primi otto episodi alternati fra i due universi sono stati fighissimi, il 3×03 (The Plateau) è forse il mio episodio “filler” preferito dell’intera serie, e come Dory, non trovo tutta ‘sta grandezza nell’episodio White Tulip, come scrissi ai tempi nei commenti della recensione.

  32. dory scrive:

    Fringe indimenticabile? vero, verissimo. è una delle serie che più mi hanno appassionata, è stata originale soto molti aspetti, recitata da dio (soprattutto da Noble, ovvio), ha fatto ridere e piangere e stare col fiato sospeso.

    proprio per questo meritava una serie finale (visto che breve, fra l’altro) degna di lei. io il giorno dopo ero già intenta a pensare a che altro guardarmi del vasto mare di serie tv al mondo.

  33. Setteditroppo scrive:

    Ciò che più condivido della tua bella recensione è quando dici:
    …della hubris contrapposta all’accettazione dell’umanità che porta in dote con sé anche l’accettazione della perdita non solo intesa come lutto da elaborare ma anche come sottrazione…

    mi spingo oltre,
    ecco, è questo il nucleo, il motore di Fringe, sin dall’inizio. Dunque non parliamo di “dramma” sul rapporto tra padri e figli, o tra moglie e marito, ecc ecc, questi ci sono, è chiaro, sono importanti e muovono il plot, ma al centro c’è l’uomo e la sua ambizione, che prima o poi (cinque stagioni eh eh) il Fato, Dio, gli Dei, il Caso punirà. E’ inevitabile. E’ indispensabile. Solo attraverso il sacrificio finale possiamo salvarci. Le nostre lacrime catartiche aprono piccoli nuovi squarci di conoscenza di noi stessi, della nostra umanità. E’ tragedia antica non dramma borghese. Ed è anche tragedia shakespiriana: come in Re Lear muoiono i vecchi (Walter, Bell, Nina) che tanti guai hanno combinato in passato per far spazio ai giovani (Peter, Olivia, Astrid) nella speranza che questi ne combineranno di meno in futuro (si capisce che amo il teatro eh?).

    Insomma Fringe è importante per tutto questo, non era scontato, non era facile. Da questo punto di vista ha fatto meglio di Lost. Meglio di Battlestar galactica. E ha pagato (in termini di ascolti) i suoi prezzi.
    Ed in più ha avuto come protagonista Noble, un titano davvero, che si è caricato sulle spalle l’ultima stagione fino alla sua tragica e poetica conclusione. L’ho adorato.

    Grazie Fringe

  34. Lord Bison scrive:

    Con un paradosso ci lascia; ma è davvero una licenza poetica.
    A John Noble, un uomo anzi molti uomini, ognuno tratteggiato con superba maestria.

  35. Oliva scrive:

    Scusate, ripeto la domanda perché forse non é stata letta: nessuno si ricorda che Walter sia esistito? Proprio come era successo con Peter oppure in modo diverso? Anche il fatto che Peter sia stato “prelevato” dall’universo rosso da bambino è cm se non fosse mai successo? Non ho capito questo aspetto

  36. Hieronimous Bosch scrive:

    Little Hill ha scritto:

    Il finale: finale si, molto commovente, emozionale, drama, e tutto quello che volete… ma stiamo pur sempre parlando di una serie di fantascienza, che sceglie (ripeto, SCEGLIE), di trattare il tema dei viaggi nel tempo, con conseguente scrittura, riscrittura e sovrascrittura di timeline differenti, per giunta come elemento di chiusura… Se tutta la parte non dico “razionale”, ma logica deve andare in vacca, e si decide all’ultimo, quando nulla torna, di coprire tutte le magagne fantascientifiche con il sentimentalismo, beh… io non ci sto.

    no, non ci sto neanche io.

    Mi dispiace, ho seguito per tutte le stagioni fringe, e sinceramente ho più bei ricordi per le altre stagioni che per questa.
    Sono scelte. Gli autori hanno deciso di spingere a tavoletta nell’ultima stagione sul tasto SENTIMENTALISMO, scelta assolutamente lecita, ma dal mio punto di vista è barare.
    E’ giocare l’ultima carta quando o hai finito le idee, o hai finito le puntate o hai finito i soldi e l’unico modo per dare qualche risposta o chiudere qualche cerchio è buttarla sul lacrimoso. Nonononono.

    Magari sarà piaciuto a tutti quelli che hanno sempre avuto un occhio verso il lato drama di fringe, io mi spiace ero quello che lo guardava PERCHE’ SPOCK VOLEVA DIVENTARE DIO DI UN UNIVERSO DI PORCOSPINI UMANI VOLANTI.

  37. Hieronimous Bosch scrive:

    Oliva ha scritto:

    Scusate, ripeto la domanda perché forse non é stata letta: nessuno si ricorda che Walter sia esistito? Proprio come era successo con Peter oppure in modo diverso? Anche il fatto che Peter sia stato “prelevato” dall’universo rosso da bambino è cm se non fosse mai successo? Non ho capito questo aspetto

    io ti consiglierei di lasciare perdere domande di questo tipo.
    Se vuoi giocare con i paradossi temporali, o lo fai bene o non lo fai.
    In questo caso l’hanno voluto fare e l’hanno fatto male, poi però ci hanno messo in mezzo chilogrammi e chilogrammi di sentimenti e ad alcuni è piaciuto così. OK. Nessun problema. A me non è piaciuto ma vabbè.
    Diciamo che se ti è piaciuto per il lato “poetico” evitati domande sul lato logico, accontentati che ti è piaciuta la poesia :D

  38. TheMyx scrive:

    Hieronimous Bosch ha scritto:

    Magari sarà piaciuto a tutti quelli che hanno sempre avuto un occhio verso il lato drama di fringe, io mi spiace ero quello che lo guardava PERCHE’ SPOCK VOLEVA DIVENTARE DIO DI UN UNIVERSO DI PORCOSPINI UMANI VOLANTI.

    Ecco, a me spiace ad esempio che non sia stata sviluppata di più (o meglio) questa storyline, vuoi anche per l’indisponibilità di Nimoy, certo.

  39. Hieronimous Bosch scrive:

    TheMyx ha scritto:

    Hieronimous Bosch ha scritto:

    Magari sarà piaciuto a tutti quelli che hanno sempre avuto un occhio verso il lato drama di fringe, io mi spiace ero quello che lo guardava PERCHE’ SPOCK VOLEVA DIVENTARE DIO DI UN UNIVERSO DI PORCOSPINI UMANI VOLANTI.
    Ecco, a me spiace ad esempio che non sia stata sviluppata di più (o meglio) questa storyline, vuoi anche per l’indisponibilità di Nimoy, certo.

    si si, quello che voglio dire io è che è innegabile che fringe sia nato e vissuto per gran parte della sua esistenza con ben più di un occhio sul lato fantascientifico, mica robette eh, si parla di viaggi nel tempo, universi paralleli, universi nuovi di zecca, duplicati, DIO e DEI à la carte ecc ecc con una sottotrama di sentimenti che legano i vari personaggi.

    Poi si fa l’ultima serie e si decide che la fantascienza VABBE’ però i sentimenti! L’occhio della madre!
    I buchi della storia? AMEN, c’è Peter e suo padre che si salutano snif snif!

    Dai ragazzi… scelta assolutamente lecita, lo ripeto, ma non si può fingere che fringe sia sempre stato questo, ed io che l’ho seguito per anni perchè c’era spock che voleva diventare dio mi ritrovo a vedere una serie dove la fantascienza fa solo da colore. MAH!

  40. @ Hieronimous Bosch:
    sono d’accordo con ciò che scrivi. Voglio dire, il finale è stat emozionate, anche figo tutto il caso del tulipano e via dicendo, ma più i giorni passavano più mi saltavano in testa tutte le incongruenze. e se parliamo di una serie sci-fi che mangia e respira QUESTO, non mi si può tirare fuori un finale che resetta un’altra volta dice vabbè abbiamo giocato ora però sentimento time e via col tango. In pratica lo stesso lascito di Lost che pure mi fece arrabbiare.
    Sarà anche lecito questo finale, e ripeto l’ho anche trovat emozionante e bello preso a sé, ma una serie non è un film, è una costruzione lunga che dev’essere coerente fino in fondo, SPECIE se si tratta di fantascienza, di mondi alternativi, ecco questi devono essere coerenti se no collassano.

  41. Frozen scrive:

    Davvero un finale pessimo, non ai livelli di quello di lost ma ci andiamo vicini.

  42. ale scrive:

    Non ci sono parole da aggiungere alla tua recensione: ME-RA-VI-GLIO-SA! Così come meraviglioso è l’unico aggettivo che mi viene in mente per questa serie in questo momento.
    Ho già passato la fase di ricerca e confronto delle varie teorie su come quelli che potrebbero a prima vista sembrare plot hole in realtà non lo sono ecc. Ho letto vari articoli che riassumono i diversi “salti” di Fringe tra diversi universi e diverse timeline, quindi mi sono fatta un veloce riepilogo mentale di tutti gli eventi principali. Soprattutto, sono riuscita a ricollegare tutti i punti in cui sembrava che la continuity fosse interrotta, che ci fossero svolte troppo brusche e, in particolare, i momenti più strettamente legati al tema del viaggio nel tempo e del paradosso e come un argomento così delicato sia stato affrontato in maniera tutto sommato credibile, sempre. Per questo finale mi posso quindi ritenere soddisfatta per molti motivi, anche quelli a prima vista più insignificanti come Walter che degna finalmente Astrid di essere chiamata col suo vero nome, il cameo di Gene, perfino il ritorno (seppur breve) di December. E anche se a metà episodio si era già capito che sarebbe successo qualcosa a September e che alla fine sarebbe COMUNQUE stato Walter ad accompagnare Michael nel futuro, la scena dell’addio non è stata meno forte per me, con Peter che scandisce chiaramente il suo “I love you dad” verso il wormhole che si chiude alle spalle di suo padre. Concordo anche sul voto generalmente positivo a tutta questa quinta stagione, soprattutto se si va a vedere il fatto che per concludere una serie come questa è stata confezionata un’ultima stagione di soli 13 episodi, ma che il risultato è stato a mio parere comunque ottimo.

    Detto tutto questo, diciamo che questa recensione arriva in un momento in cui sono tornata “in pace col mondo”, ho accettato che Fringe è finito perché l’ha fatto a mio parere con una classe che poche serie dimostrano (anche perché come hai giustamente fatto notare riprende quel tema sempre presente del rapporto padre-figlio che è stato anche una delle cause scatenanti tutta quella catena di eventi che ci ha portati a questo punto e, con questo parallelismo Walter&Peter al lago Reiden-Walter&Michael attraverso il wormhole, non relega Peter al ruolo di inutilità -dopo 4 stagioni in prima linea- che per un attimo avevo temuto che volessero fargli occupare, ma ripropone con forza una storyline che è stata la base di tutto per tutti questi anni di Fringe).
    Insomma, a parte qualche deriva orrenda tra cui una delle peggiori (la parentesi Bellivia) è già stata citata, non riesco ora come ora a trovare in Fringe grossi punti deboli: trama coinvolgente, ottima scrittura, un fil rouge dato dai rapporti umani e dotato di una carica emotiva per me eccellente…e soprattutto personaggi MEMORABILI!

    Mi mancherà…e il fatto che soltanto vedere il tulipano bianco a fine recensione mi ha fatto venire gli occhi lucidi la dice lunga su quanto mi mancherà… :’)

  43. dory scrive:

    a me fa piacere che molti di voi si siano emozionati con questo finale. il fatto è che per me non è stato così.

    non è il paradosso di Walter o degli Osservatori che mi ha lasciato delusa, è che quel filo di cui molti hanno parlato che legava la sci-fi ai legami fra personaggi si è sfilacciato.
    pensate a Olivia in terza serie quando scopre che Alt-Olivia ha vissuto nella sua casa e lava tutti i suoi vestiti, pensate al suo riavvicinarsi a Peter in quarta serie quando inizia a ricordarlo. e idem Walter che passa dal respingerlo al ri-amarlo.
    ecco, l’aspetto “sentimentale” ha altre e migliori forme di espressione. invece in tutta la quinta serie la morte di Etta, il ritrovarsi vent’anni dopo nel bel mezzo della resistenza, l’incontro di Olivia con la mezza sensitiva-filosofa di pochi episodi fa…tutto appiattito dalla noia delle cassette ridondanti, dagli Osservatori cattivissimi ma stupidi. solo la morte di Nina è stata un momento all’altezza della qualità di Fringe. lì infatti quasi non ci siamo accorti che era ridicolo che Micheal non venisse trovato. il resto dei momenti “pathos” in realtà molto didascalico.

    col risultato che arrivati alla fine i protagonisti non sono riusciti a colmare le piccole o grandi facilonerie della trama, avevano perso di mordente. perfino Noble, nonostante la sua bravura enorme di attore.
    Ha dato di più Alt-Olivia nei suoi pochi minuti e con le sue battute sfrontate. ecco, lei era lei, gli altri un po’ ombre di se stessi.

    e comunque aver “rotto” con l’origine della storia a poche decine di minuti dalla fine non è un cambio di strada, è svoltare a 90 gradi e a 180 all’ora. ci si può solo schiantare.

  44. ale scrive:

    @ Oliva: io ho trovato molto interessante questo articolo per chiarirmi qualche punto, magari potrebbe interessare anche te ;) http://www.seriangolo.it/2013/01/25/i-viaggi-nel-tempo-in-fringe/

  45. Oliva scrive:

    @ ale:
    Grazie Ale mi hai aperto un mondo..

  46. Jeanne scrive:

    sulla questione paradossi: la linea temporale di Fringe non è un nastro che si manda avanti o indietro stile ritorno al futuro. Sarebbe da riguardare il famoso episodio in cui Walter lo spiega (ma non ricordo quale nè di quale serie). Per quel che ci ho capito, ad ogni momento o evento corrisponde un raggio di infiniti universi alternativi, cancellarne uno non significa comprometterli tutti (il piano di donald e walter è un piano per annullare un universo, quello distopico dell’occupazione). Il punto forse più problematico è quello dell’individualità che sembra al di sopra di tutti questi livelli possibili – ma è al tempo stesso parte di ogni universo. Per altro su questo fringe ha fatto davvero un gran lavoro, ed è la cosa che rimane di più. Magari sbaglio, ma secondo me non è solo una questione di licenza poetica esattamente come non è solo un problema di rigore scientifico – alla fine vengono affrontati problemi come quello della coscienza del tempo e di cosa sia un individuo che sono problemi aperti (almeno dal punto di vista filosofico).

  47. Toni scrive:

    Voto 5 alla recensione, ben scritta ed appassionata.
    Praticamente però non sono d’accordo con nulla di quanto hai scritto.
    Un finale deludente, inverosimile, fallimentare, tutto sparato a mille sui sentimenti, sul magico ammmmore, quasi ricattatorio nell’istigare il pianto degli spettatori (e a giudicare da molti dei commenti letti, sia qui che su altri siti/forum, sembra che lo scopo di Wyman & Co. sia perfettamente riuscito). Ovviamente tutto per coprire gli enormi plotholes, tanto i produttori erano convinti che la fandom di base se ne sarebbe fregata dei ‘dettagli’ e si sarebbe messa a piagnucolare – come se nulla fosse.
    Definisci poi “licenze poetiche” vere e proprie voragini di scenaggiatura che pure ad un bambino abituato al solo “Ritorno al Futuro” farebbero venir voglia di tirare due sberle allo showrunner. Bah.
    Peccato, ancora una volta JJA non è stato capace (direttamente o indirettamente) di chiudere in modo serio un’altra delle sue produzioni TV. Forse è meglio che si dedichi al cinema e/o scelga meglio gli showrunner …

  48. Momi scrive:

    Appartengo anch’io al team dei “delusi”. Proprio perché ritengo che la fantascienza NON sia un genere minore non accetto che non abbiano saputo costruire, oltre a dei bellissimi personaggi, una storia coerente, senza miliardi di buchi narrativi. Questo finale, e tutta la quinta stagione, mi lascia un grande senso di disagio (anche la quarta stagione non ha scherzato). Non venitemi a dire che la coerenza nella trama non conta. Non nascondiamo i vuoti di senso dietro le licenze poetiche. È ovvio che, se siamo tutti arrivati fin qui, nonostante le calamite dell’anima, é per l’amore verso i personaggi, verso la recitazione superba di alcuni attori, versi la poetica di Fringe. Ma l’amore (perché di amore per me si é trattato) non é cieco e se, giunti alla fine della serie, devo dare un giudizio complessivo, non posso fare finta che non ci siano stati pesanti difetti narrativi.

  49. xander81 scrive:

    la morte della fantascienza in Tv e’ sempre e solo colpa dei suoi autori. ancora una volta una serie finisce con incongruenze, buchi, contraddizioni e ancora una volta mi devo sentir dire che era una serie solo sui personaggi e il loro cammino. troppo facile. per me l ennesima truffa, dopo Lost.
    Mi rifiuto categoricamente di iniziare un altra serie che parte da presupposti soprannaturali e inspiegabili.
    Fringe ha dato moltissimo, personaggi stupendi, grandi episodi ma quest ultima stagione e il finale sono inaccettabili . qui c’e proprio una disonesta’ artistica di fondo.

  50. Mara, recensione meravigliosa per un finale perfetto. Grazie per quello che hai scritto e grazie agli autori di Fringe che sono riusciti a concludere una serie in modo così potente e a farmi singhiozzare alla vista di una mucca. Clap clap. Sigh.

  51. querela della i scrive:

    xander81 ha scritto:

    la morte della fantascienza in Tv e’ sempre e solo colpa dei suoi autori. ancora una volta una serie finisce con incongruenze, buchi, contraddizioni e ancora una volta mi devo sentir dire che era una serie solo sui personaggi e il loro cammino. troppo facile. per me l ennesima truffa, dopo Lost.
    Mi rifiuto categoricamente di iniziare un altra serie che parte da presupposti soprannaturali e inspiegabili.
    Fringe ha dato moltissimo, personaggi stupendi, grandi episodi ma quest ultima stagione e il finale sono inaccettabili . qui c’e proprio una disonesta’ artistica di fondo.

    quoto.

    ps. ma che ha fatto la lettera “i” a molti di voi? ho letto, nella recensione, cose come scentifico, scenziati e in un commento “insufficente” (e che cacchio!)

  52. incic scrive:

    @ Mara R.:
    questo commovente video di saluti starebbe benissimo a conclusione della splendida recensione :D
    mi mancheranno molto. tutti, nessuno escluso.
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=f0D9aOV9qZg

  53. tonyclifton scrive:

    suisidle ha scritto:

    “(…) The time we had together, we stole. I cheated fate to be with you. And we shouldn’t have had that time together, but we did. And I wouldn’t change it for the world”.
    E’ un po’ come è successo a noi fan con la serie. Doveva finire invece siamo andati avanti, fino alla fine. Grazie. Bellissima recensione, ho ancora le lacrime agli occhi!

    Detestavo gli osservatori quanto ho amato l’universo parallelo dove il corso degli eventi poteva seguire tutt’altra direzione, il tempo come il destino è un signore distratto che si può aggirare.;)

  54. tonyclifton scrive:

    Reyarth ha scritto:

    Perché quelli come noi non dimenticheranno mai ‘Fringe’:
    - ci ha permesso di scoprire quali sentimenti proveremmo qualora ci trovassimo di fronte a versioni ‘parallele’ di noi stessi in un universo alternativo e con scelte differenti dalle nostre;
    - si è avvalso di attori straordinari;
    - perché John Noble è John Noble;
    - ha messo un degno riflettore su quella meraviglia che è Anna Torv;
    - ha fatto sì che Joshua Jackson non fosse più Pacey, bensì Peter Bishop;
    - ha reso indimenticabili anche personaggi solo tecnicamente secondari (Astrid, Nina, Lincoln e tutti gli altri);
    - ha creato una nuova iconografia: gli Osservatori;
    - ha citato film magnifici;
    - ha utilizzato senza troppi giri termini sublimi come ‘Resistenza’;
    - ha sperimentato senza paura, creando un universo distopico in stile Orwell e scrivendo una quarta stagione che resterà nella storia della televisione: una linea temporale in cui uno dei personaggi principali non è mai esisitito;
    - ha dato dignità narrativa a temi come l’amore e la memoria, senza mai scadere nel banale, mai;
    - ha accordato armonicamente trame orizzontali e verticali, collegandole sempre in modo intelligente;
    - ha amalgamato azione ed emozione;
    - è finito, a mio modesto parere, come doveva finire. E questo, anche soltanto questo, lo rende indimenticabile.

    amore, memoria, resistenza e osservatori ;)

  55. TheWhiteTulip scrive:

    ale ha scritto:

    @ Oliva: io ho trovato molto interessante questo articolo per chiarirmi qualche punto, magari potrebbe interessare anche te http://www.seriangolo.it/2013/01/25/i-viaggi-nel-tempo-in-fringe/

    Complimenti per la recensione e complimenti a chi ha condiviso quest altro articolo che, devo dire, ha risposto a molte mie domande, vi consiglio anche io di leggerlo perchè merita.

    Grazie Fringe

  56. Angelo scrive:

    Fringe :’(

  57. nonscordarmi scrive:

    Questo link http://www.seriangolo.it/2013/01/25/i-viaggi-nel-tempo-in-fringe/ come gia’ segnalato, spiega pienamente i viaggi temporali ed eventuali paradossi. Certo, qualche buco e’ rimasto, ma in maniera davvero minore rispetto a quanti alcuni di voi lamentano.
    Ottima recensione, manchera’, Fringe manchera’.

  58. Marci scrive:

    Posso dire che questa è una delle recensioni più belle e profonde che io abbia mai letto su serialmente?
    L’ho detto.

    Posso dire che in quanto a chiusura del cerchio Fringe batte Lost?
    Non sto valutando le due serie in toto, parlo solo del finale e di come entrambe hanno voluto chiudere e dare senso al tutto. Anche se forse Lost non hai mai voluto farlo davvero.

  59. Resist scrive:

    eleonora ha scritto:

    Anche io considero i paradossi come licenze poetiche e non mi interessa ragionarci più di tanto.
    E’ vero che ci sono “conti ” che no tornano, ma non importa il messaggio di Fringe è chiaro: L’amore paterno vince sulla brama di “governare” le leggi dell’universo, alla natura non la si fa, casa è dove ci sentiamo amati , la mente umana non deve rinunciare alle emozioni per evolversi .

    …non esiste più la mezza stagione, e l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio :D
    Secondo voi è questo che la fantascienza deve fare, inventare favole per ribadire luoghi comuni rassicuranti? Non vi basta che lo facciano già tutti gli altri generi, deve farlo anche la fantascienza? La vostra sete di melassa non si estingue mai, tutto deve annegare nelle lacrime e nella melassa, tutto dev’esserne ricoperto come una mucca caramellata, non potete lasciare libera nemmeno una piccola nicchia della fantascienza per chi invece ha voglia di ragionare ”più di tanto”?
    Siete dittatori molto più inquietanti di quei poveri imbecilloni degli Observers :D

  60. September scrive:

    meglio fringe di lost!!!!!!

    l’ho detto!!!!!!!!!!

    da grande fan di lost peraltro……..

    che ne pensate voi?

  61. Holmes scrive:

    xander81 ha scritto:

    la morte della fantascienza in Tv e’ sempre e solo colpa dei suoi autori. ancora una volta una serie finisce con incongruenze, buchi, contraddizioni e ancora una volta mi devo sentir dire che era una serie solo sui personaggi e il loro cammino. troppo facile. per me l ennesima truffa, dopo Lost.
    Mi rifiuto categoricamente di iniziare un altra serie che parte da presupposti soprannaturali e inspiegabili.
    Fringe ha dato moltissimo, personaggi stupendi, grandi episodi ma quest ultima stagione e il finale sono inaccettabili . qui c’e proprio una disonesta’ artistica di fondo.

    Come non quotarti; Abrams non mi fregherà più, mi dispiace.

  62. Mara R. scrive:

    @ Resist:
    Se c’è una cosa che ha saputo fare Fringe è il non scadere mai nel luogo comune, nelle rispostine facili e preconfezionate in tema di amore, lutto, famiglia, identità: qual è il senso del costruire altri mondi se non siamo in grado di rappresentare il nostro? Ed è proprio per questo che Bell era destinato al fallimento: quello di Bell era un mondo in cui gli esseri umani non avrebbero avuto diritto d’ingresso semplicemente perché Bell, dell’essere un essere umano, non aveva capito nulla, ne aveva percepito solo i limiti ma anche qui in modo arrogante. Quale era, dunque, la sua idea di mondo superiore? Una *banale* radura primordiale con porcospini volanti e qualche chimera scopiazzata da illustrazioni di genere: tutto pur di non accettare l’ineluttabilità della morte, e lo dico da grande fan dei porcospini ibridati volanti.

    Fringe, come ha già scritto qualcuno nei commenti, è portatore di una riflessione filosofica sull’universo e del ruolo dell’essere umano all’interno di esso. Se non si riesce ad apprezzare e dare il giusto peso e valore a questo aspetto è inevitabile essere delusi dal finale.

  63. ILAria scrive:

    Resist ha scritto:

    anche se il modo di dirlo è un po’ forte, mi trovo d’accordo. Quando mi si dice che non posso apprezzare il finale perché il tf ha sempre parlato d’altro mi trovo spiazzata perché so quanto ho amato questo tf.

    Ho pianto tanto nella penultima puntata, mi sono commossa tantissimo in tante puntate, ma il finale è stato deludente perché è stato buttato tutto in “caciara” per questione di tempo, di costi, di puntate filler che non avrebbero dovuto avere tanto spazio et similia.

  64. dory scrive:

    non entro nemmeno nell’eterna discussione su come debba o non debba comportarsi una serie sci-fi, casomai solo un piccolo appunto. visto che è fantascienza e che fin dal primo episodio accettiamo porcospini giganti e scienziati talmente geniali che hanno scoperto tutto loro, non credo che nessuno qui si aspettasse una precisione millimetrica riguardo gli universi alternativi. anche alla fine della terza serie c’è appunto il paradosso di Peter che è la causa di tutto e che invece diventa mai esistito grazie ad un suo intervento.
    la questione è COME si racconta la storia. e in quest’ultima serie e nel finale Fringe l’ha fatto maluccio, con un ritmo spesso lento per poi accelerare, decidendo la dittatura degli Osservatori piuttosto di Jones al soldo di Bell e una guerra con loro, con la parte drama che non ha avuto la delicatezza e la sottigliezza delle scorse serie.

    chiedo a tutti quelli che hanno apprezzato il finale e che hanno deciso che Fringe è altra filosofia dell’esistenza se davvero Walter che va via con Micheal è così emozionante. confrontate le scene padre-figlio delle scorse serie con queste ultime, così didascaliche e prevedibili.

    volete mettere Walter al supermercato con Peter ad inizio seconda serie? o il suo humor con Alt-Olivia in quarta serie con la vestaglia da geisha? vi pare che sia lo stesso vedere Gene nell’ambra?

    molti qui paragonano lost a fringe. bene, dal punto di vista della tensione emotiva vi pare che The End fosse così? l’autocitazione di Locke-Jack sulla sorgente come anni prima sulla botola è o non è più intensa dei casi Fringe alleati nella battaglia?

    ho letto l’articolo linkato e in effetti dà una sufficiente linea all’aspetto scientifico (?). ma non è questo che infatti è mancato a Fringe. è mancata la storia, in quest’ultima stagione. pensate a tutti i finali delle scorse stagioni, tutte. perfino la scorsa (che non è stata eccelsa) infinitamente meglio. qui per un’ora e mezza si sa perfettamente cosa succederà in ogni minima inquadratura.

    ed è questo il brutto di com’è finita. poi inviterei tutti a rileggere i propri commenti ai vecchi episodi. ma che è? prima pareva che ogni aspetto di relazioni fra i personaggi fosse solo contorno e tutti a rompersi la testa su universi alternativi e compagnia bella, ora basta?

    io l’ho adorata questa serie, ma ha perso ogni mordente e se chiudeva un anno prima era infinitamente meglio. su J.J Abrambs, finiamola di addossargli colpe, non ha certo scritto lui le ultime due stagioni.

  65. Holmes scrive:

    Mara R. ha scritto:

    @ Resist:

    Fringe, come ha già scritto qualcuno nei commenti, è portatore di una riflessione filosofica sull’universo e del ruolo dell’essere umano all’interno di esso. Se non si riesce ad apprezzare e dare il giusto peso e valore a questo aspetto è inevitabile essere delusi dal finale.

    Addirittura! non esageriamo, dai. Quando ha funzionato è stata una solidissima serie di fantascienza (seppur non originalissima), ma da qui a farla portatrice di riflessioni filosofiche ce ne corre. Allora diciamo che Dexter è un saggio sul labile confine tra Bene e Male e freghiamocene delle incongruenze della trama?
    Non perdiamo di vista il vero obiettivo di una storia: raccontare una vicenda che abbia un inizio e una fine, possibilmente limitando al minimo le incongruenze, e con una descrizione coerente e ben delineata dei vari personaggi. A mio parere, Fringe ha fallito su tutti e 3 i fronti dalla quarta stagione in poi, non ci sono “licenze poetiche” che tengano. E lo dico con grande rimpianto per le enormi potenzialità che sono state buttate al vento.

  66. Mara R. scrive:

    @ Holmes:
    Lasciami pure esagerare, ammesso che *riflessione* sia un’esagerazione, io ti lascio volentieri il parere secondo cui i personaggi di fringe non sono stati “ben delineati e descritti coerentemente”.

  67. Resist scrive:

    @Mara R.
    La storyline di Bell e le Bestie mi piaceva, era un’allegoria del pericoloso God Complex di Walter (l’idea del nuovo universo era stata sua, ma se l’era fatta ”espiantare” dal cervello) e il suo sparare a Oliva è stato un vero colpo di scena.

    E’ nella 5°stagione che tutto s’è ridotto alla piatta dicotomia Bishops = Buoni – Observers = Cattivi, ed è annegato nelle lacrime e nella melassa del ripetersi continuamente a vicenda ”io ti voglio bene, tu mi vuoi bene? E allora lo vedi che la cosa è reciproca?” :D

  68. evilane scrive:

    È brutto debuttare su questo bellissimo sito facendo la rompiscatole, ma non posso che accodarmi ai detrattori. Risparmio la manfrina su quanto Fringe mi sia sempre piaciuto a parte alcuni orrori durante le stagioni 3 e 4 e vado dritta al punto: per me, sia il finale che la stagione nel suo complesso sono stati un pacco clamoroso.
    Ammetto che la storia dell’invasione degli osservatori non mi era andata tanto a genio già in Letters of Transit per via della mole di stramaledetti paradossi temporali e conseguenti riscritture di comodo delle timeline che tale scelta implicava, ma in fondo questa serie aveva già rimescolato le carte in tavola più volte, riuscendo sempre a cavarsela o perlomeno a dare un senso al tutto, quindi perché no? Facciamo finta che la rivelazione Osservatori = omini del futuro evolutissimi e super intelligenti ma non abbastanza da evitare di distruggere il mondo non abbia sminuito le figure dei pelati e godiamoci la nuova avventura!
    E invece, quello che mi sono ritrovata davanti sono 13 episodi noiosi e insipidi, che, seppur mai completamente disastrosi, IMHO in nessun caso vanno più in là di una sufficienza stiracchiata.

    Partiamo dall’ambientazione: una distopia da tre soldi priva di trovate scenografiche suggestive, che ricicla cliché vecchi e stravecchi (tipo il mercatino dell’episodio 1, irrinunciabile in tutti gli scenari fantascientifici futuristici) e che pretende che basti mostrare un po’ di palazzi scassati, un po’ di manifesti e un po’ di gente in divisa simil-nazi per farmi percepire il fatto di essere nel futuro e sotto dittatura. Mi è quasi impossibile credere che sia lo stesso telefilm che nelle stagioni 2 e 3 mi faceva rimanere a bocca aperta per la capacità di dipingere una realtà alternativa tanto affascinante quanto verosimile, ok l’occhio al budget ma un po’ più di creatività era lecito aspettarsela.

    Capitolo trama: banalotta e affatto sviluppata in una sceneggiatura avvincente, ma semplicemente stiracchiata all’inverosimile con la scusa della ricerca di questo o quel pezzo del piano, senza mai guizzi o trovate particolarmente coinvolgenti (a parte la morte di Etta, unica scelta coraggiosa e inaspettata); immagino che nelle intenzioni dovesse essere un crescendo verso il gran finale, peccato che il crescendo io non l’abbia minimamente percepito, tutto piatto quando non addirittura soporifero (in certe puntate mi ritrovavo a guardare la barra di scorrimento per vedere quanto mancava alla fine!). Se poi aggiungiamo una Resistance composta da una decina scarsa di persone più qualche sostenitore part-time, che fanno il cavolo che vogliono andando a zonzo indisturbati per vicoli e strutture convenientemente vuoti (a parte qualche loyalist o pelato che salta fuori giusto per farsi impallinare) senza mai incontrare difficoltà che impieghino più di una puntata per essere superate, oppure gli Osservatori involutisi in anonimi cattivi di serie B guidati da un leader altrettanto mediocre (in alcuni momenti mi ricordavano i Pixies dei Fantagenitori), che nonostante gli uber-poteri e l’uber-intelligenza fan sempre la figura degli sprovveduti (Peter è osservatore da 5 minuti e già è lì a prevedere i futuri per far secchi i pelati, a Windmark e soci non passa neanche per l’anticamera del cervellone di fare lo stesso. Ah già, secondo loro i nemici sono irrilevanti!), capirete le mie perplessità.
    Tutta la baracca va quindi a reggersi sulla componente emotiva, e devo dire che, per gran parte degli episodi, il giochetto funziona: anche quando te li aspetti, i momenti introspettivi colpiscono nel segno – e lo dice una che assisteva con rassegnata insofferenza alla love story dell’improbabile coppia PeterxOlivia e che si è prodotta in vaffanbagni vari all’idea di Peter rimaterializzatosi grazie all’ammmoreh.

    Poi però è arrivato lo spiegone del piano, e lì per me è andato tutto definitivamente in vacca: il gran piano, concepito da due menti superiori, è una boiata siderale che implica un altro godzillione di malefici paradossi temporali che dobbiamo accettare perché in questa serie le cose funzionano così, non certo perché vi sia dietro la minima validità logica o scientifica, e invece loro tutti lì felici e contenti di farsi retconnare perché così riavremo Etta, ma che ne sapete che non succederanno casini ancora peggiori? Niente, manco se lo chiedono per sbaglio.
    Questi ultimi 2 episodi non fanno che proseguire per la stessa strada, solo che a questo punto no, September che dà la mano al pelatino, Astrid & Gene e i saluti ai pg dell’universo rosso non sono più sufficienti a controbilanciare la banalità della trama, il pressapochismo della sceneggiatura e la cretinaggine del piano. Ciliegina sulla torta, un epilogo frettoloso, citofonatissimo ed estremamente paraculo.

    Tutto questo wall of text per dire che no, io a finale e stagione il tulipano bianco non lo invio, al limite gli mando una cartolina firmata dal patrigno di Olivia, perché odio ‘sta cosa dei paradossi temporali, perché mi sono annoiata, perché Windmark è un villain pietoso e perché è troppo facile ricattare emotivamente lo spettatore sperando che le lacrimucce facciano chiudere gli occhi sulle magagne della trama.

    My 2 cents, comunque è sempre un piacere leggervi e scusate la lunghezza.

    PS (sicuramente qualcuno l’avrà già chiesto, ma non ho ancora letto tutti i commenti)
    Ma il tipo che doveva uccidere Olivia? L’essere comparso nel peggior episodio di Fringe l’ha traumatizzato così tanto da non voler più comparire?

  69. Nyconator scrive:

    finale sconnesso ed incoerente. Quando ti chiedi “perchè December non porta con se il bambino nel futuro?” non basta semplicemente rispondere che l’osservatore non sarebbe stato adatto a sposare la causa perchè a)l”osservatore, allo stesso modo di September, ha sviluppato negli anni una simpatia sempre crescente nei confronti dei suoi antenati e b)avrebbe potuto semplicemente portare sia Donald che l’Inner Child OVUNQUE. Windmark avrebbe inoltre potuto nascondere l’inner Child nel futuro anzichè vivisezionarlo nel presente. Inoltre non mi stancherò mai di sostenere l’incredibile stupidità degli osservatori (o per meglio dire degli sceneggiatori) nelle loro scelte assurde e nei loro spaventosi errori di valutazione, per quanto onniscenti e tecnologicamente avanzati… suvvia. La quinta stagione è stata un grossissimo buco nell’acqua, un gran peccato finire poi con un paradosso temporale che non ha davvero senso: portare l’Inner Child nel 2160 per mostrarlo allo scienziato che avrebbe dato vita agli osservatori cambierebbe il futuro, perchè mai allora l’invasione degli osservatori ai danni dei loro stessi antenati non ha apportato alcun cambiamento alla loro linea temporale? Peccato, un gran peccato. Sono tra quelli che ha adorato sia il finale di Lost (plot hole si, ma una certa coerenza con lo stile della serie che certamente non può essere definita sci-fi) che quello di Battlestar Galactica (carico di significati e stupendamente religioso-scientifico come pochi sci-drama hanno saputo fare), ma questo purtroppo non riesce a collocarsi esattamente al centro, come auspicavo…

  70. Holmes scrive:

    Mara R. ha scritto:

    @ Holmes:
    Lasciami pure esagerare, ammesso che *riflessione* sia un’esagerazione, io ti lascio volentieri il parere secondo cui i personaggi di fringe non sono stati “ben delineati e descritti coerentemente”.

    Beh, tolto Walter, Peter e Olivia sono stati bistrattati più e più volte a partire dal reset della quarta stagione…lì è veramente iniziato un altro Fringe, che non mi ha entusiasmato come aveva fatto prima. Poi è chiaro che ognuno ci veda quello che ci vuole vedere, per carità, i gusti a qualcosa serviranno.

  71. Jeanne scrive:

    @ Holmes:
    Holmes, ma i problemi filosofici non sono mica solo quelli che si studiano a scuola sul manuale leggendo il capitolo “kant” o “hegel”… Hai idea di quante interessanti questioni possono essere tirate fuori persino da How I met yr. mother? Se ti interessa butta un occhio al sito di popular culture and philosophy, fanno call di tutti i tipi (e per carità forse loro effettivamente esagerano sì). Ognuno può leggere quello che vuole in una storia, ma che qui ci sia del materiale per ragionare e riflettere proprio con gli strumenti della filosofia è fuori discussione. Io ho trovato interessante proprio il fatto che l’approccio di Fringe sia filosofico: allargare l’orizzonte dei problemi invece che trovare facili soluzioni e via. Sicuramente questo potrà portare degli scompensi narrativi che deludono o addirittura schifano lo spettatore più ingenuo, quello che voleva godersi solo un buon intreccio e punto. Ma fringe è qualcosa di più di una serie “di genere”, ed è questo a renderla interessante nonostante i suoi errori e suoi difetti.

    @ dory:
    Sono d’accordo con te su un punto: anche per me non è stato l’episodio più emozionante. E non è che siccome c’era già il carico di emozioni derivanti dal fatto che stava finendo tutto allora ce ne possiamo sbattere. Il giudizio però non lo rifletterei sull’intera stagione, per me sono state toccate delle buone vette anche qui – e l’idea l’ho trovata cento volte migliore delle complicatissime questioni delle scorse stagioni. Se solo ci fosse stato più tempo per sviluppare meglio il pnto di vista degli osservatori sono convinta che ci sarebbero stati tutti gli elementi per un gran finale. Purtroppo devo dire che non mi è piaciuto come è stata gestita a livello narrativo la scomparsa di Walter, con questa specie di anticlimax non proprio di grande impatto – specialmente dopo il bellissimo addio a Peter Astrid e la mucca ambrata.

  72. eleonora scrive:

    ale ha scritto:

    @ Oliva: io ho trovato molto interessante questo articolo per chiarirmi qualche punto, magari potrebbe interessare anche te http://www.seriangolo.it/2013/01/25/i-viaggi-nel-tempo-in-fringe/

    Grazie :) allora qualcosa avevo capito !!! :)

    Fringe : sarai sempre una delle mie serie preferite !!!

  73. Resist scrive:

    Jeanne ha scritto:

    @ Holmes:
    Ognuno può leggere quello che vuole in una storia, ma che qui ci sia del materiale per ragionare e riflettere proprio con gli strumenti della filosofia è fuori discussione. Io ho trovato interessante proprio il fatto che l’approccio di Fringe sia filosofico: allargare l’orizzonte dei problemi invece che trovare facili soluzioni e via.

    Il RESET è la soluzione più facile del mondo. L’amore-che-vince-sempre-sull’invidia-e-sull’odio è la soluzione più facile del mondo.

    Sicuramente questo potrà portare degli scompensi narrativi che deludono o addirittura schifano lo spettatore più ingenuo, quello che voleva godersi solo un buon intreccio e punto.

    Secondo me gli spettatori più ingenui siete voi, che scambiate una serie di luoghi comuni buonisti per filosofia, e vi portate a casa la patacca convinti che sia un Rolex, credendovi pure più svegli degli altri che invece si sono resi conto della truffa. Leggete un po’ di classici sci-fi, Isaac Asimov, Harlan Ellison, Alfred Bester, Fredric Brown, Poul Anderson, Robert Sheckley, Philip K. Dick… e vedrete che si possono benissimo trattare VERI temi filosofici senza ”scompensi narrativi”, ma anzi costruendo un meccanismo narrativo perfetto come un VERO orologio di marca.

  74. Jeanne scrive:

    @ Resist:
    Mi spiace ma non mi pare che tu abbia colto il punto: il reset di cui parli tu NON rappresenta nessuna soluzione alle questioni che vengono poste in campo da Fringe – cos’è un individuo e cosa significa individualità, come si pone nei confronti di una prospettiva olistica/universale, quale è la differenza tra la coscienza soggettiva del tempo e il tempo in senso oggettivo ecc. ecc.
    Io non ho mai fatto paragoni tra Fringe e quelli che tu citi come classici di sci-fi, nè mi pare di aver mai detto che Fringe è superiore a questi. Personalmente lo ritengo un buon prodotto, tu sei libero di dissentire ma definirlo come un insieme di luoghi comuni buonisti secondo me è un giudizio superficiale che non gli rende affatto giustizia.
    Preciso che c’è una grande differenza tra ingenuità e stupidità. Una visione ingenua non è necessariamente stupida, al massimo la si può considerare limitata al solo intreccio tra vicende, o al meccanismo narrativo. Nessuno ha mai negato che su questo Fringe possa dare delle delusioni. Se permetti però, è legittimo ( e forse anche più interessante che sparare a zero) mettere in luce i pregi, gli aspetti positivi e più riusciti.

  75. Brugno scrive:

    Solo una cosa.
    Ho conosciuto Serialmente grazie a Fringe, cercandone qualche recensione, durante la prima stagione.
    Anche solo per questo mi sento solamente, a prescindere da buchi, difetti, errori, debolezze, incoerenze, di mandargli un enorme GRAZIE.

  76. Resist scrive:

    Jeanne ha scritto:

    @ Resist:
    Mi spiace ma non mi pare che tu abbia colto il punto: il reset di cui parli tu NON rappresenta nessuna soluzione alle questioni che vengono poste in campo da Fringe – cos’è un individuo e cosa significa individualità, come si pone nei confronti di una prospettiva olistica/universale, quale è la differenza tra la coscienza soggettiva del tempo e il tempo in senso oggettivo ecc. ecc.

    Coscienza soggettiva del tempo: è vero che se guardi la pentola, l’acqua non bolle mai? :D
    Jeanne, mi spiace ma imho sei tu che non cogli il punto: la 5°stagione di Fringe le suddette questioni le ha soltanto *enunciate*, non sviscerate, per poi archiviarle tutte con la stessa risposta semplicistica:
    - Cosa significa individualità? Amare i familiari e sacrificarsi per loro (le Emozioni!)
    - Come si pone l’individuo nei confronti di una prospettiva olistica/universale? Amando i familiari e sacrificandosi per il loro futuro (e stica del carico folle di paradossi che potrebbe fare implodere il continuum olistico/universale).
    - Quale è la differenza tra la coscienza soggettiva del tempo e il tempo in senso oggettivo? La coscienza soggettiva del tempo dipende dalle Emozioni, perciò dall’amore per i familiari ecc. ecc. (es. Tinkerbell-Peter)

    Personalmente lo ritengo un buon prodotto, tu sei libero di dissentire ma definirlo come un insieme di luoghi comuni buonisti secondo me è un giudizio superficiale che non gli rende affatto giustizia.

    Non è *tutto* un insieme di luoghi comuni buonisti. La 5°stagione lo è.

    >Nessuno ha mai negato che su questo Fringe possa dare delle delusioni. Se permetti però, è legittimo ( e forse anche più interessante che sparare a zero) mettere in luce i pregi, gli aspetti positivi e più riusciti.

    No, è molto più utile e interessante esaminarlo interamente, compresi i difetti.

  77. dailana scrive:

    FRINGE è LA FANTASCIENZA CON L’ANIMA.

  78. Jeanne scrive:

    Ti dirò non mi hai affatto convinta. Primo perché quando parlavi di patacche e rolex mi pareva evidente che ti riferissi all’intera serie e non solo alla quinta stagione [poi concludi dicendo a me di guardare alla serie intera, non capisco]. Secondo perché il problema individualismo/olismo c’entra con il sacrificio e l’amore per la famiglia tanto quanto la coscienza del tempo con la pentola che bolle [non mi pare tu sappia di cosa stai parlando]. Terzo perché nessuno pretende da Fringe delle risposte, il famoso “punto” su cui non ci siamo capiti è che a me pare sensato e non banale il modo in cui solleva le domande [sì, sono due cose diverse con buona pace di marzullo].
    Infine, francamente non capisco cosa ti infastidisce tanto nella trattazione delle emozioni e dell’amore per i familiari. Non so, non è abbastanza macho per te che Peter e Walter si dicano ti voglio bene nel finale? La banalizzazione sta nel fatto che si parli anche di sentimenti o non ti è piaciuto il modo in cui se ne parla? Anche queste sono due cose molto diverse, e il tema dell’amore padre-figlio di certo non riguarda solo la quinta stagione.
    Dei difetti di Fringe se ne è parlato abbondantemente – ti posso assicurare che nei confronti delle varie calamite dell’anima (quella si una grande caduta nel semplicismo) non sono stata tenera; tu però se vuoi davvero esaminare interamente la serie non ti soffermare solo sulla quinta stagione e su quelli che per te sono luoghi comuni buonisti.

  79. Arianna scrive:

    Purtroppo in questo interessante dibattito sento di schierarmi con i detrattori, e non sapete quanto mi dispiaccia diventarlo proprio alla fine di Fringe, una delle serie che più ho amato negli ultimi anni.

    Se solo penso con quanto entusiasmo ho cominciato questa stagione mi verrebbe da prendere a pizze tutto il team di sceneggiatori :D Il materiale c’era tutto, personaggi in primis, ma soprattutto materiale a iosa per creare intrecci che potessero esaltare quello stesso messaggio a cui sono giunti alla fine in maniera così confusa, sprecando tutto lo sprecabile, arrivando a minimizzare anche gli stessi personaggi, diventati (imo) delle macchie sbiadite rispetto alla profondità raggiunta in passato. Il discorso da fare sarebbe lungo e non sono qui per convincere quelli che invece sono soddisfatti, ci mancherebbe. Vi chiedo semplicemente di evitare etichette come “spettatori ingenui” riferendovi a coloro che si sarebbero aspettati di meglio e che sono delusi, perché i motivi per esserlo ci sono, se poi la vostra bilancia soggettiva propende più sul piatto dei pregi buon per voi, ma non facciamo finta che anche l’altro piatto non sia bello pieno di roba.

    E poi basta con sta cosa dei sentimenti! E che cavolo ma non è che se uno dice che il difetto sta nella mancanza di intrecci credibili automaticamente condanna la tematica padre figlio o il sacrificio fatto per amore (che poi anche su questo la quinta stagione non aggiunge assolutamente nulla a quanto già ampiamente fatto in passato). Pretendere un plot solido è il minimo sindacale richiesto a una serie tv, specie se si presenta come una serie sci-fi. Se dovessimo stare qui semplicemente a esaltare la bravura di Noble o quanto abbiamo pianto con quel “i love you dad” direi che faremmo un torto alla nostra intelligenza di spettatori.

  80. Little Hill scrive:

    Vabbè ragazzi, adesso non esageriamo… diciamo, come qualcuno ha detto, che in Fringe ognuno ci trova quello che ci vuole trovare… Le massime riflessioni filosofiche sull’universo (o gli universi), il ruolo dell’uomo all’interno di esso, le relazioni e i sentimenti così come elementi che attingono a piene mani dal genere sci-fi… Qualche utente, non mi ricordo chi, trovava fighissimi i porcospini umani volanti, io francamente ne avrei anche fatto a meno, ma tant’è… non è che trovo stupida la cosa…
    Quindi, adesso, non è che se uno è rimasto deluso dal finale e dalla quinta stagione, è perché è un “ingenuo”, che poveretto non ci “arriva” a capire che Fringe, in fondo era questo e lo sci-fi dopo tutto chissenefrega… e se quindi non ha capito questo non ha capito il senso non solo del finale ma dell’intera serie… Capisco benissimo tutta la riflessione filosofica di Fringe, sono il primo a dire che hanno costruito dei personaggi intensi e a tutto tondo, e che Anna Torv è stata superlativa a interpretare ben 3 “Olivie” diverse… però, ma guarda un po’, chi lo avrebbe mai detto, Fringe è anche una storia SCI-FI… Sorpresona, eh?
    E sul versante sci-fi, lo ripeto, per me hanno mandato tutto in vacca, perché gli sceneggiatori si sono dimostrati incapaci di mantenere un filo logico e coerente. A meno di non considerare tutte le assenze di spiegazioni, incongruenze, plotholes come “licenze poetiche”. In tal caso sarà probabile rimanere soddisfatti dal finale.

  81. Jeanne scrive:

    @ Arianna:
    Non entro nel merito dei tuoi giudizi ma per quanto mi riguarda stavo rispondendo a Resist (mi sono dimenticata l’@), rileggiti il suo intervento da cui risulta abbastanza chiaro il senso del discorso sui sentimenti. Quanto all’uso del termine spettatore ingenuo anche se ho già precisato una volta cosa intendevo ed è un po’ scorretto da parte tua ignorarlo, ritiro l’aggettivo ingenuo, non sia mai che il politically correct non trionfi sempre sulla sostanza.
    La prossima volta ti consiglio di leggere con più attenzione, perché nessuno qui ( a cominciare dalla recensione mi pare) ha mai negato problemi, difetti e mancanze nell’intreccio di Fringe.

  82. Arianna scrive:

    @ Jeanne:

    Politically correct in che senso scusa?? Ho letto benissimo il vostro scambio, e ho letto la tua precisazione circa la differenza tra il termine “ingenuo” e “stupido”.

    Jeanne ha scritto:

    Preciso che c’è una grande differenza tra ingenuità e stupidità. Una visione ingenua non è necessariamente stupida, al massimo la si può considerare limitata al solo intreccio tra vicende, o al meccanismo narrativo. Nessuno ha mai negato che su questo Fringe possa dare delle delusioni. Se permetti però, è legittimo ( e forse anche più interessante che sparare a zero) mettere in luce i pregi, gli aspetti positivi e più riusciti.

    Non mi sembra che tu abbia mai “ritirato” il termine ingenuo, hai semplicemente specificato meglio cosa intendessi, e stai tranquilla che nessuno aveva travisato anche prima che lo facessi. Non ritengo che guardare ad entrambi gli aspetti (intrecci a livello di trama e relazioni tra i personaggi con messaggi “emozionali” compresi, anche se sinceramente non capisco come si possano scindere le due cose) sia limitato, semmai lo è guardare solo al secondo aspetto.

    Jeanne ha scritto:

    Infine, francamente non capisco cosa ti infastidisce tanto nella trattazione delle emozioni e dell’amore per i familiari. Non so, non è abbastanza macho per te che Peter e Walter si dicano ti voglio bene nel finale? La banalizzazione sta nel fatto che si parli anche di sentimenti o non ti è piaciuto il modo in cui se ne parla? Anche queste sono due cose molto diverse, e il tema dell’amore padre-figlio di certo non riguarda solo la quinta stagione.

    Questa frase poi non la capisco proprio (quella dell’abbastanza macho). E’ evidente da quello che ha scritto Resist e altri prima di lui che la banalizzazione sta nel come se ne parla, non nel fatto che se ne parli! Mi sembra talmente ovvio che non dovremmo neanche stare qui a parlarne. Gli autori hanno sfruttato l’attaccamento costruito nel corso di 4 stagioni del pubblico verso i personaggi per portarci alla lacrima facile (e lo dice una che ha pianto più volte durante il finale), ma il tutto non era sorretto da una trama solida e avvincente e quindi è rimasto fine a se stesso e, per come la vedo io, anche un tantino scorretto nei confronti del pubblico.

  83. Jeanne scrive:

    Arianna ha scritto:

    Non mi sembra che tu abbia mai “ritirato” il termine ingenuo, hai semplicemente specificato meglio cosa intendessi, e stai tranquilla che nessuno aveva travisato anche prima che lo facessi.

    ?!?
    Cara Arianna, questa frase la dice lunga sull’attenzione con cui dici di aver letto. Nel commento precedente ho scritto che ritiro l’aggettivo ingenuo, è lì nero su bianco. Poi se vuoi continuare a fare polemica, liberissima.
    Quanto al resto le considerazioni sull’intreccio non erano contrapposte a quelle sull’aspetto emozionale ma ai significati e ai problemi filosofici che si possono tirare fuori da Fringe. Ancora una volta ti invito ad avere un minimo più di cura nella lettura e nella comprensione quando decidi di controbattere su qualcosa.
    Resist mi pare perfettamente in grado di rispondere e difendere da solo le sue posizioni, se lo ritiene opportuno. La mia domanda sarà stata (questa sì) anche ingenua, ma sinceramente io non ho capito il motivo del suo accanimento sul semplicismo con cui fringe avrebbe dato tutte le risposte sfruttando solo il sentimentalismo. Volendo ne ho una anche per te: in che modo e per quale motivo i personaggi sarebbero solo “macchie sbiadite” nella quinta stagione? A cosa ti riferisci esattamente? Perchè due o tre scene che ricordo io (quella di Walter che usa la musica per “tornare se stesso”, quella in cui Olivia e Peter cercano di elaborare il lutto di Etta, per non parlare di quelle in cui viene presentato Donald e si riesce a rendere l’idea dell’umanizzazione di un osservatore) per me testimoniano esattamente il contrario.

  84. Hieronimous Bosch scrive:

    Little Hill ha scritto:

    Qualche utente, non mi ricordo chi, trovava fighissimi i porcospini umani volanti, io francamente ne avrei anche fatto a meno, ma tant’è… non è che trovo stupida la cosa…

    forse ti stai riferendo a me, ma una precisazione: non è che trovavo fighissimi i PUV, è che sono il simbolo di quello che per me era (e sfido chiunque a dimostrare il contrario) fringe: fantascienza, con i suoi perchè e percome, ma fantascienza anche urlata, anche eccessiva, anche talmente assurda da far ridere.

    Ognuno è libero di farsi piacere la serie come meglio crede, però è innegabile che in quest’ultima stagione si è fatto un bel giro di 180° e la fantascienza è stata messa nell’angolino a dare un po’ di colore qua e là.

    Ero partito guardando fringe e sono finito a guardare non so cosa giusto solo per vedere come sarebbe finito. Io sono uno di quelli che non guarda serie tv, ma le aspira. Non guardo una puntata ogni settimana, guardo una media di 5 o 6 al giorno. Quando un anno fa ho iniziato a guardare fringe, ho visto tutte le serie fino a mettermi in pari nel giro di pochi giorni, e non mi bastava mai. Ma quest’ultima stagione facevo fatica a guardare quell’unica puntata. A volte impiegavo 2 giorni.

  85. Arianna scrive:

    Jeanne ha scritto:

    ?!?
    Cara Arianna, questa frase la dice lunga sull’attenzione con cui dici di aver letto. Nel commento precedente ho scritto che ritiro l’aggettivo ingenuo, è lì nero su bianco. Poi se vuoi continuare a fare polemica, liberissima.

    Perdonami, cara, ma davvero non riesco a trovare la frase del tuo ritiro. Colpa mia certamente, non lo metto in dubbio.

    Jeanne ha scritto:

    Resist mi pare perfettamente in grado di rispondere e difendere da solo le sue posizioni, se lo ritiene opportuno.

    Scusami, non pensavo steste facendo una conversazione privata tu e Resist, perdona la mia intromissione.

    Comunque non c’era assolutamente nessuna polemica o tono sgarbato nel mio commento, semplicemente non mi va giù quando si danno etichette poco gentili ad altri utenti che non la pensano come noi.
    Detto ciò non sono qui per far cambiare opinione a nessuno, ripeto, quindi nel merito della questione mi sembra superfluo entrare, da come rispondi non mi sembra che tu la prenda un po’ sul personale, e non c’è terreno fertile per una discussione normale.

  86. Jeanne scrive:

    @ Arianna:
    Ma guarda, io sul personale non prendo mai niente, non sono proprio il tipo; mi interessa solo che non mi si metta in bocca cose che non ho detto e che non si travisi quello che intendevo dire. Se proprio mi devo autocitare ecco il passaggio incriminato, dal momento che insisti su questa storia “Quanto all’uso del termine spettatore ingenuo anche se ho già precisato una volta cosa intendevo ed è un po’ scorretto da parte tua ignorarlo, ritiro l’aggettivo ingenuo”.
    Prendo atto invece che non rispondi a domande che questa volta erano rivolte a te per parlare un po’ di sostanza for a change – la conversazione con Resist di certo non è privata, ma dal momento che gli ho posto una domanda su qualcosa (che tu hai definito talmente ovvia da non stare qui a parlarne) magari mi aspettavo di sentire la sua risposta.

  87. Resist scrive:

    Jeanne ha scritto:

    Ti dirò non mi hai affatto convinta. Primo perché quando parlavi di patacche e rolex mi pareva evidente che ti riferissi all’intera serie e non solo alla quinta stagione [poi concludi dicendo a me di guardare alla serie intera, non capisco].

    Allora ti spiego: se si esamina la serie nella sua interezza, imho ci si rende conto che la 5°stagione è la peggiore, è la ”patacca” che banalizza tutte le tematiche trattate in precedenza, e sminuisce il valore complessivo della serie.

    sinceramente io non ho capito il motivo del suo accanimento sul semplicismo con cui fringe avrebbe dato tutte le risposte sfruttando solo il sentimentalismo.

    Allora ti spiego: è proprio che trovo banale e ruffano il semplicismo con cui la 5°stagione ha dato tutte le risposte sfruttando solo il sentimentalismo.

    Infine, francamente non capisco cosa ti infastidisce tanto nella trattazione delle emozioni e dell’amore per i familiari.

    Allora ti spiego: mi infastidisce perché è fatta in modo banale, ruffano e semplicistico, ed è sfruttata per stuccare malamente i mille buchi di trama

  88. Resist scrive:

    querela della i ha scritto:

    ma che ha fatto la lettera “i” a molti di voi? ho letto, nella recensione, cose come scentifico, scenziati e in un commento “insufficente” (e che cacchio!)

    Sono sparite due ”i” anche a me, era ”ruffiano”, non ”ruffano”. Perché spariscono le ”i”? E’ un evento FR NGE?! :D

    Btw, un’altra qualità di Fringe che purtroppo è scarseggiata nella 5°stagione è l’autoironia.

  89. Setteditroppo scrive:

    Lettera alle Deluse e ai Delusi

    Care Deluse e cari Delusi,
    vi scrivo spronato dal numero e dalla qualità dei commenti che in questi giorni il finale di Fringe ha suscitato.
    Tanti gli stimoli dalle vostre riflessioni. In questa notte insonne provo a dirvi la mia, uno dei “Soddisfatti”.
    Gli argomenti con i quali contestate la bontà di questa stagione e del suo finale sono generalmente due: 1) eccessivo sentimentalismo che ha snaturato il carattere fantascientifico della serie; 2) troppi buchi per la trama di una serie sci fi.
    Rispondo al primo argomento.
    I sentimenti sono sempre stati al centro della serie, in tutte le stagioni. Dov’è la differenza? La differenza sta nella durata quasi doppia delle stagioni precedenti: i sentimenti potevano diluirsi e con essi la percezione che ne avevamo.
    Ma poi. Davvero pensate che il sentimentalismo di Fringe sia palese nelle scene finali dell’ultimo episodio nelle quali è tutto un “volemose bene”? Attenzione! Ribadisco. Il sacrificio di Walter alla fine non avviene per amore del padre verso il figlio, sarebbe enormemente riduttivo e non è così. Certo che Walter si sacrifica per amore ma amore verso se stesso, cioè verso colui che non è stato e avrebbe voluto essere, per pagare le sue colpe, perché è giusto. Ma dovè il sentimentalismo in tutto questo? Certo, prima di andarsene fa professione di affetto verso il figlio o verso Astrid, e ci mancherebbe!… è il minimo, ma non si sacrifica per loro. E’ sentimento tragico non sentimentalismo.
    Secondo argomento.
    Tradita è la fantascienza? Mah! Voi sapete come la fantascienza possa essere declinata in modi molto diversi. Fringe si è mossa sempre al “limite”. Stiamo parlando di una serie composta da oltre 100 puntate! Non si tratta di Star Trek o Battlestar Galactica o X-Files con i loro contesti delineati e compatti dall’inizio alla fine. E’ una serie che è passata dal “realismo fantastico” delle prime stagioni alla fantascienza dura e pura di quest’ultima (e proprio nel momento peggiore dal punto di vista produttivo). Ma in quest’ultima stagione, così breve, si dovevano tirar le fila anche delle restanti 88 puntate. E’ questo il motivo fondamentale per cui gli sceneggiatori non hanno potuto dare il giusto respiro al mondo distopico che ha accolto i nostri eroi (ed anche a me è dispiaciuto). Gliene vogliamo fare una colpa? Mi sembra che siano ampiamente giustificabili.
    Incongruenze sui paradossi temporali e viaggi nel tempo? Fringe non è Ritorno al Futuro, cioè non è una commedia farsesca che, per convenzione, ha entrate e uscite puntuali come un orologio per far ridere il pubblico. E’ altro. In questa stagione, in un contesto fantascientifico affascinante, è andato in onda il sentimento tragico (e quindi non poteva esserci troppo spazio per l’autoironia, è chiaro), l’uomo che affronta il suo destino (eh sì, la corrispondenza c’è, non v’è dubbio per me, con la letteratura “fantastica” anglosassone del novecento, penso a Bradbury e a Dick in particolare). Cosa si chiede di più dalla fantascienza? Vi piace Star Trek Next Generation (non ricordo manco bene il titolo)? E allora non potrò mai convincervi.

    P.S. Mi auguro vivamente, dopo cotanto scritto, che qualcuno di voi Deluse e Delusi passi dalla nostra parte, dalla parte dei Soddisfatti, da noi starete meglio, ve lo assicuro, vogliamo la pace nel mondo e siamo vegetariani, pratichiamo il buddismo e facciamo yoga tutte le mattine…se ciò non avverrà la colpa è mia, e m’infliggerò la punizione che gli abituali frequentatori di Serialmente temono più di ogni altra in questo momento: vedere Revolution e appassionarsi.
    Volete proprio avermi sulla coscienza?

  90. Resist scrive:

    Setteditroppo ha scritto:

    Lettera alle Deluse e ai Delusi
    Care Deluse e cari Delusi

    Ciao Vasco

    I sentimenti sono sempre stati al centro della serie, in tutte le stagioni. Dov’è la differenza?

    Quest’anno erano scritti male, e suonavano affettati e retorici. E sono stati strumentalizzati per ricattare emotivamente il pubblico, e distrarlo dai buchi di trama.

    Ma in quest’ultima stagione, così breve, si dovevano tirar le fila anche delle restanti 88 puntate. E’ questo il motivo fondamentale per cui gli sceneggiatori non hanno potuto dare il giusto respiro al mondo distopico che ha accolto i nostri eroi (ed anche a me è dispiaciuto). Gliene vogliamo fare una colpa? Mi sembra che siano ampiamente giustificabili.

    Eh no, quella della mancanza di tempo è una scusa più falsa delle cavallette, quei cialtroni degli sceneggiatori hanno tenuto i personaggi INTERI EPISODI A FARE MELINA, girare a vuoto per i vicoli, guardarsi in faccia basiti, montare e smontare apparecchi inutili, parlare cogli oracoli, abbiamo persino avuto degli episodi FILLER (uomini-corteccia, anyone?) e alla fine invece di ”tirare le fila” le hanno TAGLIATE con un mezzo RESET a scapocchia.

    è andato in onda il sentimento tragico (e quindi non poteva esserci troppo spazio per l’autoironia, è chiaro), l’uomo che affronta il suo destino (eh sì, la corrispondenza c’è, non v’è dubbio per me, con la letteratura “fantastica” anglosassone del novecento, penso a Bradbury e a Dick in particolare)..

    Se pensi che il sentimento tragico sia incompatibile con l’autoironia, non hai mai letto un rigo di Philip K. Dick, e mi dispiace molto per te.

    P.S. Mi auguro vivamente, dopo cotanto scritto, che qualcuno di voi Deluse e Delusi passi dalla nostra parte, dalla parte dei Soddisfatti, da noi starete meglio, ve lo assicuro, vogliamo la pace nel mondo e siamo vegetariani, pratichiamo il buddismo e facciamo yoga tutte le mattine…

    Noi preferiamo orge e baccanali. Fila in camera tua a vedere ”Yesterday Enterprise” di Star Trek TNG, e scoprirai come si scrive un reset fatto bene.

  91. Jeanne scrive:

    @ Resist:
    Grande Resist, ho capito che banale ruffiano e semplicisitico sono termini importanti. Non mi pare invece tu abbia chiara la differenza tra dare un giudizio sull’INTERA serie e dare un giudizio sulla quinta stagione alla luce di tutte le altre, ma vabé,sondettagli.
    Prendo atto della profondità dell’analisi, cercherò di tenerla a mente la prossima volta che ti leggo ;)

  92. Resist scrive:

    @Jeanne
    Ho cercato di esprimermi in modo schematico perché non mi dicessi di nuovo ”non ho capito” :D

  93. dory scrive:

    sinceramente io penso che Resist, la sottoscritta, Arianna e molti altri di quelli che non hanno apprezzato questo finale non abbiano MAI una sola volta scritto che non gliene frega nulla dell’aspetto drama-sentimento di Fringe.

    in un mio post precedente ho citato varie scene delle serie precedenti che erano la quintessenza del sentimento, fra uomo e donna, fra padre e figlio, fra vecchi amici (Walter-Belly nella parentesi Bellivia), fra Olivia e la nipotina quando affronta la missione Overthere, fra Astrid e Walter con Peter in ospedale e lei che lo toglie dalla stanza promettendogli i dolci preferiti alla mensa. e sono state scene intense, strazianti, ironiche, tenere. semplicemente belle, non banali.
    ci fosse uno dei soddisfatti che abbia ancora riposto in merito, per esempio, che sia riuscito a contestare il fatto che invece alla fine sono stati didascalici e prevedibili nel rappresentare i sentimenti e le scelte dei personaggi.

    la mia visione di Fringe non è mai stata ingenua (nel senso inteso da Jeanne), tutt’altro. l’episodio fumetto a molti non è piaciuto, a me ha fatto impazzire, perchè decidere di rappresentare l’effetto LSD in quel modo, con QUEL tratto di fumetto è una finezza, richiama la pop art anni ’60, quindi è geniale. nè ho mai pensato che dovesse esserci precisione chirurgica nel raccontare i multiuniversi, perchè Fringe fin dal primo episodio di “cialtronate” ne fa, ma va bene così, non si è mai venduta per una serie scientifica o realistica. il paradosso Peter di terza serie va benissimo, per esempio, nell’economia della serie. va bene pure il paradosso Walter ora, di per sè. ma me l’hanno raccontata MALE.

    qui stiamo dicendo (tutti i delusi, non uno escluso) che in quinta serie e nel finale la finezza di Fringe si è persa, che in 13 episodi non hanno tenuto il ritmo, troppo lento o troppo rapido. e che con un sacco di materiale a disposizione per chiudere il cerchio, l’hanno sprecato per inventare una serie a sè. un po’ scadente.

    e sinceramente trovo esagerato parlarne ora come di una serie così filosofica su “la vita, l’universo e tutto il resto” (cit.) tralasciando totalmente tutti questi difetti delle ultime 13 puntate (con poche e sparse scene molto belle) e perfino peggiorati nel finale.

    detto da una che ha amato il finale di Lost, perchè lì io ho sentito il fil rouge che aveva attraversato tutte le serie e l’evoluzione dei vari personaggi. perchè lì il Jacob che c’era all’inizio era come quello della fine, qui gli Osservatori pre Letter to Transit e post sono figure totalmente diverse che compiono cose totalmente diverse e che da quieti ed imperturbabili ma onniscenti diventano feroci come il Maligno ma ottusi.

    poi vi è piaciuto? benissimo, sono felice per voi e per la vostra capacità di esservi sentiti trascinati emotivamente. ma la visione ingenua (io preferisco definirla parziale) non penso sia quella dei non soddisfatti.

  94. Setteditroppo scrive:

    Sono intervenuto ieri notte perchè mi è piaciuto molto il dibattito che si è creato tra i commentatori sulle “qualità” di quest’ultima stagione, e avevo voglia di dire la mia. Che parte da quest’assunto: la quinta stagione non è la migliore ma il suo livello è cmq soddisfacente. Da qui lo schierarmi tra i soddisfatti.
    Cercando seria(l)mente di dire le mie opinioni ma odiando la seriosità.

    Mi pare, caro Resist, che tu non abbia colto nel finale del mio intervento che hai voluto commentare il lato scherzoso – così mi sembrava alle quattro del mattino – la prossima volta userò le faccette.

    P.S. Scusami, Resist, sono nostalgico del primo Star Treck, e non sono mai riuscito ad appassionarmi al nuovo che a parte il discorso sull’androide non andava oltre dei plot ben scritti (su questo hai perfettamente ragione), ma filerò in camera mia a (ri)vedermi l’episodio che così amorevolmente mi hai consigliato.

    P.S. Se non ti sono troppo antipatico, Resist, per la tua prossima orgia tienimi presente eh? :) :) :)

  95. Holmes scrive:

    Jeanne ha scritto:

    @ Holmes:
    Holmes, ma i problemi filosofici non sono mica solo quelli che si studiano a scuola sul manuale leggendo il capitolo “kant” o “hegel”… Hai idea di quante interessanti questioni possono essere tirate fuori persino da How I met yr. mother? Se ti interessa butta un occhio al sito di popular culture and philosophy, fanno call di tutti i tipi (e per carità forse loro effettivamente esagerano sì). Ognuno può leggere quello che vuole in una storia, ma che qui ci sia del materiale per ragionare e riflettere proprio con gli strumenti della filosofia è fuori discussione. Io ho trovato interessante proprio il fatto che l’approccio di Fringe sia filosofico: allargare l’orizzonte dei problemi invece che trovare facili soluzioni e via. Sicuramente questo potrà portare degli scompensi narrativi che deludono o addirittura schifano lo spettatore più ingenuo, quello che voleva godersi solo un buon intreccio e punto. Ma fringe è qualcosa di più di una serie “di genere”, ed è questo a renderla interessante nonostante i suoi errori e suoi difetti.

    Io ci vado sempre con i piedi di piombo quando si tratta di interpretare in senso filosofeggiante ciò che passano in tv, sia perchè trattare determinati temi non è automaticamente sinonimo di qualità, sia perchè rimaniamo sempre nell’ambito del soggettivo e quindi si può dire tutto e il contrario di tutto.
    Resto comunque dell’idea che attendersi da una storia uno sviluppo adeguato e coerente sia tutt’altro che un approccio ingenuo, anche perchè se veramente hai velleità di trasmettere un qualsiasi messaggio (più o meno profondo che sia) non puoi annacquarlo in una trama sfilacciata e raccontata con pigrizia (che è il vero enorme difetto di quest’ultima stagione).

    Setteditroppo ha scritto:

    Lettera alle Deluse e ai Delusi

    Tradita è la fantascienza? Mah! Voi sapete come la fantascienza possa essere declinata in modi molto diversi. Fringe si è mossa sempre al “limite”. Stiamo parlando di una serie composta da oltre 100 puntate! Non si tratta di Star Trek o Battlestar Galactica o X-Files con i loro contesti delineati e compatti dall’inizio alla fine. E’ una serie che è passata dal “realismo fantastico” delle prime stagioni alla fantascienza dura e pura di quest’ultima (e proprio nel momento peggiore dal punto di vista produttivo). Ma in quest’ultima stagione, così breve, si dovevano tirar le fila anche delle restanti 88 puntate. E’ questo il motivo fondamentale per cui gli sceneggiatori non hanno potuto dare il giusto respiro al mondo distopico che ha accolto i nostri eroi (ed anche a me è dispiaciuto). Gliene vogliamo fare una colpa? Mi sembra che siano ampiamente giustificabili.
    Incongruenze sui paradossi temporali e viaggi nel tempo? Fringe non è Ritorno al Futuro, cioè non è una commedia farsesca che, per convenzione, ha entrate e uscite puntuali come un orologio per far ridere il pubblico. E’ altro. In questa stagione, in un contesto fantascientifico affascinante, è andato in onda il sentimento tragico (e quindi non poteva esserci troppo spazio per l’autoironia, è chiaro), l’uomo che affronta il suo destino (eh sì, la corrispondenza c’è, non v’è dubbio per me, con la letteratura “fantastica” anglosassone del novecento, penso a Bradbury e a Dick in particolare). Cosa si chiede di più dalla fantascienza? Vi piace Star Trek Next Generation (non ricordo manco bene il titolo)? E allora non potrò mai convincervi.

    P.S. Mi auguro vivamente, dopo cotanto scritto, che qualcuno di voi Deluse e Delusi passi dalla nostra parte, dalla parte dei Soddisfatti, da noi starete meglio, ve lo assicuro, vogliamo la pace nel mondo e siamo vegetariani, pratichiamo il buddismo e facciamo yoga tutte le mattine…se ciò non avverrà la colpa è mia, e m’infliggerò la punizione che gli abituali frequentatori di Serialmente temono più di ogni altra in questo momento: vedere Revolution e appassionarsi.
    Volete proprio avermi sulla coscienza?

    Io posso concedere agli autori l’attenuante del poco tempo a disposizione, ma le tue osservazioni su X-Files non stanno nè in cielo nè in terra: la serie di Chris Carter è stata per gli anni ’90 una vera e propria antologia del genere sci-fi, dove pur mantenendo un’identità ben definita (tant’è vero che la maggior parte dei fan spesso preferisce gli stand-alone agli episodi della mitologia) era possibile rintracciare ogni possibile declinazione del genere.
    Quanto a Ritorno Al Futuro, io non so come lo si possa definire farsesco, davvero: la coerenza e il rigore in fase di sceneggiatura sono da prendere a esempio per qualsiasi opera di fantascienza venuta dopo.
    Io in Fringe non vedo l’impellenza di un messaggio così importante da veicolare che oscura la stesura dell’intreccio, mi dispiace: trovo che sia una soluzione di comodo per dare allo spettatore quello che si aspetta e farlo contento.
    Adesso torno alle mie orge con barbeque annesso: i vegetariani sono persone tristi. :D

  96. Setteditroppo scrive:

    ,
    Holmes ha scritto:

    Io posso concedere agli autori l’attenuante del poco tempo a disposizione, ma le tue osservazioni su X-Files non stanno nè in cielo nè in terra: la serie di Chris Carter è stata per gli anni ’90 una vera e propria antologia del genere sci-fi, dove pur mantenendo un’identità ben definita (tant’è vero che la maggior parte dei fan spesso preferisce gli stand-alone agli episodi della mitologia) era possibile rintracciare ogni possibile declinazione del genere.

    Non mi sono spiegato bene. E’ tutto giusto quello che dici e sono d’accordo con te. Ho citato X-Files (che mi piaceva anche se non a livelli eccezionali) come esempio di ambientazione, contesto, sfondo costante in tutta la serie e cioè la nostra realtà contemporanea . A differenza di Fringe che a un certo punto svolta in una dimensione parallela e non per una puntata e infine viene ambientata tutta nel futuro. Il che rende le cose più rischiose da un punto di vista narrativo, non credi?

    Holmes ha scritto:
    Quanto a Ritorno Al Futuro, io non so come lo si possa definire farsesco, davvero: la coerenza e il rigore in fase di sceneggiatura sono da prendere a esempio per qualsiasi opera di fantascienza venuta dopo.

    Anche qui non mi sono fatto capire, credo. Ritorno al futuro è una splendida commedia che periodicamente sto a rivedere come tanti, con piacere e divertimento. Il termine “farsesca” non è dispregativo, tutt’altro. E’ che mi viene naturale pensare al teatro e alla sua terminologia quando scrivo, ciascuno si porta il suo bagaglio. Coerenza e rigore in scrittura, meccanismi ad orologeria e personaggi sopra le righe sono gli ingredienti della commedia farsesca o della farsa. Dunque sono ancora d’accordo con te. Ma non penso che quei meccanismi siano indispensabili (sono importanti eh) quando si fa qualcosa di diverso dalla farsa.

    Holmes ha scritto:
    Io in Fringe non vedo l’impellenza di un messaggio così importante da veicolare che oscura la stesura dell’intreccio, mi dispiace: trovo che sia una soluzione di comodo per dare allo spettatore quello che si aspetta e farlo contento.

    Eh sull’equilibrio intreccio/messaggio non saremo mai d’accordo, io condivido la recensione e penso che i tasselli siano andati sostanzialmente al loro posto ma è stato già scritto molto e lasciamo stare.

    P.S.Holmes ha scritto:
    Adesso torno alle mie orge con barbeque annesso: i vegetariani sono persone tristi

    E due!…e qui l’orgia si diffonde!…e qui si scoprono gli altarini… :)

  97. Resist scrive:

    Setteditroppo

    Mi pare, caro Resist, che tu non abbia colto nel finale del mio intervento che hai voluto commentare il lato scherzoso – così mi sembrava alle quattro del mattino – la prossima volta userò le faccette.

    L’ho colto il tono scherzoso, infatti t’ho risposto nello stesso tono, o credi che orge e baccanali li facciamo davvero?
    Certo che li facciamo davvero, ma tu non sei invitato, perché scrivi ”Star Treck” con la ”C” >_<

    P.S. Scusami, Resist, sono nostalgico del primo Star Treck
    P.S. Se non ti sono troppo antipatico, Resist, per la tua prossima orgia tienimi presente eh? :D

  98. September scrive:

    Ragazzi io quoto ampiamente tutti i soddisfatti, accetto le critiche dei delusi ma non le capisco.
    Fringe è stato epico dal primo all’ultimo frame, emozionante e rivoluzionario come pochi, eccitante ed emotivamente insuperabile, godibile per i meno attenti ed una droga per gli spettatori di palato fine. Non trovo grosse pecche non vedo critiche da fare, è stato uno show immenso e aldilà di tutte le cose belle che potrei dire per giustificare questa mia ultima considerazione, mi basti dire che è finito da 2 settimane ed il vuoto della fine l’ho sento ancora tutto dentro come 2 settimane fa….vorrei svegliarmi e leggere che fringe non è finito e ci saranno altre 100 1000 puntate!!!

  99. Resist scrive:

    <September ha scritto:

    Fringe è stato epico dal primo all’ultimo frame, emozionante e rivoluzionario come pochi, eccitante ed emotivamente insuperabile, godibile per i meno attenti ed una droga per gli spettatori di palato fine.

    Sembri una televendita :D
    Quest’adorazione acritica, questa spocchia assurda (voi siete ”di palato fine”, il resto del mondo è ”ingenuo” e ”meno attento”)…
    Discutere con voi è frustrante. Siete cultisti.

  100. Holmes scrive:

    Resist ha scritto:

    <September ha scritto:

    Fringe è stato epico dal primo all’ultimo frame, emozionante e rivoluzionario come pochi, eccitante ed emotivamente insuperabile, godibile per i meno attenti ed una droga per gli spettatori di palato fine.
    Sembri una televendita
    Quest’adorazione acritica, questa spocchia assurda (voi siete ”di palato fine”, il resto del mondo è ”ingenuo” e ”meno attento”)…
    Discutere con voi è frustrante. Siete cultisti.

    Ma da uno che si chiama September cosa vuoi aspettarti? :D

  101. Darkman scrive:

    @ quella:
    io ho una spiegazione sensata: i 12 sono comunque inviati nel passato ma non da un genere di osservatori privi di emozioni ma di un genere di osservatori che provano sentimenti positivi come il figlio di settembre. quindi fino al 2015 la storia prosegue allo stesso modo e dal 2015 in poi cambia perchè nn c’è alcuna invasione degli osservatori. Ciao

  102. (A) scrive:

    “disonesta artistica”, “morto alla terza”, supercazzole buone solo per avere i vostri 5 minuti di autoglorificazione insignificante come solo una scureggia nel vuoto cosmico, tutti buoni a spaccare il capello in quattro con appunti ridicoli su di una serie che tanto è andata, è esistita, è stato proabilmente l’ ultimo esempio di fantascienza di livello in ambito broadcast mainstream degno di essere chiamato tale e non avete avuto manco il pudore almeno per l’ ultima volta di risparmiare al mondo la vostra superflua ed assolutamente dispensabile fuffa. Ora rompete le righe e trovatevi qualcosa di nuovo da odiare.

    Di voi mi/ci siamo dimenticati un secondo prima che iniziaste a scrivere le vostre opinabili elucubrazioni, questa maestosa serie la si riguarderà negli anni a venire dando il giusto scarto tra un opera d’ umano ingengno come Fringe e l’esercizio delle vostro essere wannabe (showrunner, critico, sceneggiatore, ecc ecc).

  103. Resist scrive:

    @Darkman
    Ma no, non è una spiegazione sensata: non ti ricordi August? Osservatori che provano sentimenti empatici non riuscirebbero mai a osservare freddamente senza interferire. Interverrebbero continuamente, CAMBIANDO INEVITABILMENTE TUTTA LA STORIA.

  104. Resist scrive:

    (A) ha scritto:

    solo una scureggia nel vuoto cosmico

    Ti sei autodefinito.

    Non hai argomenti. Solo insulti verbosi e sgrammaticati.
    Sei un troll.

  105. Son of the Bishop scrive:

    Scusate il ritardo ma ecco il mio commento .
    Questo finale ha risvegliato in me tutta la passione che ho avuto per Fringe (il mio unico grande primo amore) , il voto sarebbe stato comunque Per sempre Fringe ma andiamo con calma .
    Giunge a termine la mia serie preferita che mi ha accompagnato per 5 anni della mia vita , ci sono cresciuto e proprio nel finale capisco come nel bene e nel male è sempre quella serie che mi ha incantato e mi ha fatto sognare .
    I 2 episodi per me sono entrambi stupendi sinceramente avendo visto tutti e 2 a notte fonda non ricordo bene quali scene appartengano al primo e quali al secondo quindi sarà per lo più un commento generale .
    L’ episodio parte subito in 5 con il rientro in scena di Broyles, del Cortexiphan , dell’ universo parallelo tanta tanta roba .
    Diciamo che sull’ universo devo fare una leggera nota negativa in quanto mi ha fatto moltissimo piacere rivederlo ma si nota che comunque la cosa è stata fatta proprio a toccata e fuga .
    Gli episodi sono tutti bel bilanciati fra scene emotive perfette , dialoghi sontuosi e scene d’ azione ben realizzate .
    La sede degli osservatori assaltata dagli eventi Fringe è stato anche quello un saluto finale ritornano lo snakehead , il vermone di Bound se non sbaglio , le farfalle dell’ episodio fuga nel sogno la 2×03 (la cristallizzazione) , la 1×06 la cura (l’ osservatore a cui esplode la testa) a cui segue il cliché della mano di Fringe formata con il sangue .
    Mi è piaciuta molto la morte di Windmark , ed anche il ritorno di December che in poche scene riesce ad entrare anch’ esso in sintonia con lo spettatore .
    Bella la rivelazione che tutto il team scientifico ha provato sentimenti ma nascondeva la cosa mentre August e September erano le schegge impazzite e l’ altra faccia della medaglia poco dopo che esclama di provare odio .
    Mi sono commosso per la prima volta nella mia vita con tanto di lacrimuccia nella scena in cui Peter vede la cassetta e poco dopo per la seconda volta nella scena Astrid-Walter-Gene .
    Il finale è stato stupendo forse il sacrificio di Walter in un modo o in un altro si poteva immaginare , Peter che finalmente abbraccia Etta .
    Walter diventa un paradosso e quindi in automatico nel 2015 scomparirà proiettato nel 2167 .
    E infine la vera scena finale Peter che apre la “famosa” lettera il White Tulip .
    è vero che magari non risponderanno a molto ma io sono rimasto estasiato da questo finale .
    Per dire quello che di sicuro mi mancherà più di tutto uso una frase detta da Peter proprio nella White Tulip se non sbaglio , quello che mi mancherà di più è :” Questa strana famiglia che stiamo creando” . (La strana famiglia che hanno creato nel tempo e di cui mi sentivo partecipe .
    FRINGE PER SEMPRE NEL MIO CUORE NON TI DIMENTICHERò MAI !!!

  106. Setteditroppo scrive:

    @ Resist:

    TUSCE’ (scrivo come si pronuncia eh eh)

  107. ampnet scrive:

    Salve a tutti
    difficilmente intervengo , pur leggendo da tempo le vostre considerazioni sui serial.

    Pur apprezzando nel complesso la recensione di Mara, dato che nel complesso considero Fringe una delle migliori produzioni SciFi degli ultimi anni e senz’altro il miglior lavoro di Abrams con Lost, sono amareggiato dal pressappochismo narrativo con il quale si è deciso di chiudere la serie…
    Pur ritenendo la coerenza narrativa un fattore non centrale nella definizione del valore di un prodotto, a fronte della capacità di una fiction di raffigurare varie implicazioni storico sociali che per la sua semplice capacità di intrattenere, ma anche per le finezze tecnico-narrative che in serie come queste gli autori hanno utilizzato. Ammetto di non essere riuscito a leggere tutti i vostri commenti, sono davvero tanti..e forse questo tema è già uscito fuori…vedo riferimenti ad altre pellicole che si riferiscono ai salti temporali.

    Ma dopo averci intrattenuto per decine decine di puntate sui paradossi temporali è sorprendente trovarsi innanzi a una semplificazione cosi banale….giusto per chiudere il tutto..

    Ma come!!! per 5 serie Abrams ci ha spiegato che senza September, che si scopre essere uno dei 12 scienziati inviati per preparare l’invasione degli Osservatori, Peter e Walter sarebbero morti affogati nel lago ghiacciato…..ed ora la non-esistenza degli Osservatori (compreso September quindi..) causa semplicemente la non-invasione che avviene soltanto nelle ultime dodici puntate? e chi avrebbe salvato Peter e Walter? e come avrebbero fatto quindi Peter e Olivia a conoscersi e a fare un figlio se Peter è in realtà morto da bambino con Walter?
    a me non sembra sia una piccola svista da niente…mi sembra uno scivolone consistente nella coerenza narrativa della serie….

  108. Bella Donna scrive:

    @ ampnet:
    In realtà Wlater non avrebbe mai rapito Peter se non ci fosse stato September; tutto è incominciato, infatti, quando September distrae Wlaternate che sta preparando una cura per Peter, così Walter decide di passare nell’altro universo per salvare l’altro Peter, dato che il suo è già morto. Quindi, senza September, Walterate avrebbe trovato la cura per Peter e probabilmente Walter non l’avrebbe rapito.

  109. ampnet scrive:

    Bella Donna ha scritto:

    @ ampnet:
    In realtà Wlater non avrebbe mai rapito Peter se non ci fosse stato September; tutto è incominciato, infatti, quando September distrae Wlaternate che sta preparando una cura per Peter, così Walter decide di passare nell’altro universo per salvare l’altro Peter, dato che il suo è già morto. Quindi, senza September, Walterate avrebbe trovato la cura per Peter e probabilmente Walter non l’avrebbe rapito.

    ancora peggio…il finale è ancora più raffazzonato..peccato per questo scivolone finale….
    anche perchè i paradossi temporali sono all’ordine del giorno nella fantascienza….e come dire..si notano incongruenze e contraddizioni cosi rilevanti..

  110. alex.sanfi scrive:

    Ciao a tutti.. fantastica recensione però non voglio fare il guastafeste ma non mi torna un cosa troppo importante.
    Se Walter riesce per mezzo del bambino ad eliminare gli osservatori, come Settembre può essere in grado di salvare Peter nel passato?
    Ricordate quando cade nel lago ghiacciato dopo esser stato peso da Walter….

  111. Kiki May scrive:

    Maratona devastante di Fringe, perché alla fine non ce la facevo ad aspettare.
    Prima di tutto: promossa a pieni voti questa quinta stagione. Era dai tempi della seconda che non facevo una maratona del genere. Il Fringe della terza e, soprattutto, quarta non mi ha entusiasmato così tanto. Sarò forse l’unica, ma in quest’ultima stagione ho ritrovato la serie che mi ha fatta innamorare, anche se con trame diverse e in un contesto differente.
    Complimenti a tutti i recensori, che mi hanno aiutata ad elaborare i FEELS. Quasi sempre sono stata d’accordo coi giudizi ai singoli episodi e, in genere, è piacevolissimo leggere i vostri articoli. Complimenti a Mara per la recensione finale, che trasuda emozione e gratitudine.
    Series finale: sono un pochino combattuta perché il finalissimo, con Peter che gioca con Etta e il white tulip, mi è sembrato troppo. Avrei preferito qualcosa di più netto, mi è sembrata davvero “troppa” quest’immagine di felicità perfetta. Per il resto, però, sono soddisfatta e commossa. Penso che questa serie abbia parlato, più di ogni altra cosa, della paternità. Alla fine sono tre padri: Walter, September/Donald e Peter a cambiare il futuro e a dare un senso a tutta la narrazione. La paternità che è una scoperta e lotta e tempo rubato al destino. Credo che sia magnifica la scelta di rappresentare la resistenza in Etta: Peter ed Olivia non combattono per un concetto vago di libertà, combattono per quell’istinto invincibile che spinge ogni genitore a salvaguardare la propria prole che è l’unica vera speranza di futuro.
    Magnifiche interpretazioni di Joshua Jackson, Anna Torv, Cerveris e tutto il cast, davvero. E, ovviamente, il grande, grandissimo John Noble: mi ha fatta piangere come una disperata in tutte le sue scene e per me Fringe sarà sempre quel suo abbraccio commosso con Peter e il suo prendere un bambino per mano per attraversare tempo e spazio.
    Davvero, stupendo!

  112. ampnet scrive:

    …capisco la grande commozione….sono un grande sostenitore di Fringe…..ma purtroppo la 5 stagione narrativamente non si tiene in piedi

  113. Lorenzo scrive:

    Scrivo con un pò di ritardo, dopo aver finito di vedere tutto Fringe in tre mesetti scarsi.

    Mi accodo ovviamente ai delusi, anche se con toni più moderati: la cosa assurda è che, gusti personali sul finale buonista o meno, non sarebbe costato poi molto esplicitare meglio il tutto. Far capire che in ogni caso gli observers sarebbero stati creati, solo più buoni, che in ogni caso september sarebbe tornato indietro, e via così fino a fine stagione 4. Bah.
    La cosa che personalmente mi lascia più allibito di tutti questi commenti è leggere di gente che ANCORA si ostina a considerare Lost un prodotto decente.
    E non parlo solo del finale ridicolo e fallimentare, parlo proprio di TUTTA la serie in toto: una marea di eventi soprannaturali non spiegati (o spiegati con frasette ridicole tipo ‘l isola ha voluto così’), personaggi che agiscono a caso senza sapere quello che fanno (‘perchè si’), sentimenti a buon mercato e coppiette manco fossimo in una soap.
    C’è molta più coerenza narrativa negli observers in tutte e 5 le stagioni.
    Peccato per i diversi buchi di logica (più o meno grossi) lasciati in giro da fine stagione 3 in su.
    Sarei curioso di sapere quanta gente che loda i personaggi e il contesto umano di Fringe (sviluppati si ma non in maniera così approfondita come alcuni vogliono far passare) seguono serie che sono autenticamente incentrate sui personaggi (Six Feet Under, Mad Men, volendo anche Breaking Bad) ma temo di sapere già le risposte (noiosi, tristi, non succede nulla ecc..)
    Qui invece stiamo seguendo una serie di fantascienza con timeline riscritte e universi parallleli, non tornano diverse incongruenze logiche.. ‘no aspetta la cosa importante sono i personaggi….’

  114. Nyconator scrive:

    Holmes ha scritto:

    Per questo non posso accontentarmi delle “emozioni” (sebbene il momento tra Walter e Peter sia stato notevole), perchè a quel punto…

    Non avevo letto il tuo commento. Le nostre valutazioni sulle ultime due stagioni sono del tutto congruenti…

  115. Nik scrive:

    Non posso che dire grazie a Fringe per tutto, mi mancherà ma forse è giusto che sia finita. Avrà sempre un posto per me, ha fatto tanto. E non posso fare altro che ringraziarla. Il finale è piaciuto o no, personalmente sono rimasto stregato dal finale ma ognuno giustamente ha la sua opinione
    Btw recensione SUBLIME.

  116. Ivan scrive:

    @ampnet
    @Bella Donna
    @alex.sanfi
    Questo link: http://www.seriangolo.it/2013/01/25/i-viaggi-nel-tempo-in-fringe/ chiarisce tutto proprio sul dubbio che avete sollevato, e sui viaggi temporali in Fringe in generale :)

  117. Staccato scrive:

    La recensione iniziale è ben scritta ma non è una recensione critica. Piuttosto un atto d’amore verso Fringe e i suoi personaggi e le emozioni, magari coinvolgenti momenti particolari della vita personale di chi l’ha redatta, susciscate non potendosi staccare dalla passione per quest’opera.
    Ma un vero atteggiamento critico (che poi ognuno esercita se lo vuole: tutto è lecito compresi gli atti d’amore incondizionato) dev’essere determinato da un certo distacco dalla materia (se vogliamo esercitare la critica dobbiamo farlo anche se questa materia l’abbiamo amata o odiata) e, nel caso dei serial Usa, da alcuni nozioni elementari dell’industria dello spettacolo statunitense.
    Fringe è una serie che, nelle prime 2 stagioni, ha avuto un grande successo. Secondo me, nei primi episodi della 3° tutto era già stato detto. Infatti da lì in poi gli ascolti sono calati, gli autori sono stati costretti, se il prodotto doveva continuare ad esistere, ad eseguire tutte le varianti possibili sperimentando, episodio per episodio, tutte le commistioni di generi, di psicologie, di invenzioni.
    L’idea dell’universo parallello ha funzionato fino ad un certo punto. Poi è diventata pretestuosa, esagerata, priva di senso compiuto della continuity e inzeppata di luoghi comuni e soprattutto controsensi, errori grossolani di narrazione, svarioni ecc.
    E’ che dovevano mandare avanti la serie, i contratti degli attori e nel contempo abbassare i costi degli effetti speciali per cui non si poteva scostarsi dal materiale scenico già a disposizione e dagli attori sotto contratto. Inoltre, nel doppiaggio italiano, la presenza di unici doppiatori per i duplici protagonisti nelle due dimensioni ha arrecato una gran confusione. Nell’edizione originale Torv, Noble e Jackson cambiano le loro intonazioni. Quando Olivia ospita l’anima (!) di Bell parla con la voce di Leonard Nimoy non della doppiatrice italiana. Poi, nei momenti in cui deve celare questo fatto, ecco riapparire momentaneamente i timbri di Torv ecc.
    Sono convinto che ha fatto più l’azzeccata voce e le suggestive intonazioni del doppiatore Carlo Valli per elevare John Noble a personaggio simpaticissimo, per lo meno quando è il vero Walter, che lo stesso Noble, nella vita un attore australiano considerato bravo ma non particolarmente empatico.
    Nell’edizione originale ha giovato molto il fatto che Noble e Torv fossero australiani e Jackson canadese. Nessuno dei tre parla con il tipico linguaggio con accento slang che il pubblico americano (il 1° e più importante fruitore di tutti i serial Usa) non ama in personaggi che non siano americani. A parte che gli attori non Usa costano di meno anche quando la loro fama sale alle stelle e, col successo della serie, aumentano i loro cachet; questo espediente doveva servire a renderli astratti dal contesto tipicamente americano, renderli protagonisti di un universo fantascientifico dove non esistono luoghi deputati.
    Questa è stata una mossa giusta. Peccato che poi questi universi parallelli siano solo è soltanto, anche quando saltano fuori manoscritti della notte dei tempi e astrazioni atlantidee, gli Stati Uniti. E’ il tipo di metallo della Statua della Libertà a comunicare allo spettatore in quale universo ci troviamo. Quello dell’universo alternativo, che sembra di alluminio anodizzato, è così kitch che si tende a preferire quello “reale” per semplice questione di gusto.
    Fatte queste osservazioni, diciamolo chiaramente, quando nel fantascientifico incominciano ad apparire elementi sopranaturali – fantasmi, misteri magici, fate e gnomi e maghi col cappello a cono, per quanto gli ultimi tre cliche ci siano risparmiati, vuol dire che la fantasia langue.
    La fantascienza è legata al genere horror per necessità, fin dai primordi del cinema i mostri venuti dallo spazio dovevano suscitare appunto orrore. Il Mostro di Frankenstein è una creatura della fantascienza o dell’orrore ? Nemmeno Lady Shelley lo sapeva. Ma J.J.Abrams, in quanto sceneggiatore sulla cresta dell’onda, deve accontentare tutti, il suo pubblico è diversificato, e quindi le prova tutte, ma proprio tutte, per accallappiare più spettatori possibili. E dalla metà della 3°stagione ogni episodio è per un terzo una prova di audience. Credete che il bizzarro, e alla fine eccessivo è stucchevole, episodio in cartoon sarebbe stato un unico caso se avesse avuto successo ? Ma in Usa, dopo monitorizzano l’indice di gradimento di ogni istante dei 45 minuti canonici, non è andato abbastanza bene. Basta, esperienza chiusa, che fosse stata buona o meno buona. Gli “osservatori”, sempre nella 3°, erano ancora l’unico mistero rimasto tale dalla 1°, e allora eccoli diventare da buoni a cattivi, ecco che alcuni personaggi assumono caratteristiche che nemmeno gli autori sapevano avrebbero mai dovuto appiccicare a questa loro creazione.
    Questa è una serie che contempla tante scopiazzature rese neccessarie da fatti contingenti da far impallidire esempi precedenti. Il che non è necessariamente un male. Tutto è già stato raccontato – specialmente in tempi di commistione esasperata dei generi canonici classici – e il talento di un autore si valuta sul come riuscire a variare, ad attualizzare, a stravolgere, questo tutto. Non c’è nulla in Fringe che un buon lettore di narrativa fantascientifica non abbia già orecchiato. Alcune caratteristiche dei personaggi sono quasi dei plagi di altre. La stranita, e umanissima, passione gustativa per ogni tipo di cibo da parte di Walter ricalca quella di Jarod il Camaleonte che, essendo stato relegato dalla realtà fin dall’infanzia, una volta uscito assaggia vorticosamente tutto quello che può, divora anche lui quintali di liquirizia, merendine, budini ecc. Però questo è lecito perchè rende Walter Bishop un personaggio veramente simpatico e accattivante, ci incute timore sapere che sia stato uno sperimentatore così sedotto dalla passione scientifica dal non tenere conto del libero arbitrio che sottoponeva ai suoi esperimenti, ci incute solidarietà e affetto il riconoscere che egli cerchi di rimediare a costi inesorabili soprattutto all’evidente antagonismo iniziale con Peter e poi alla ricerca, sia da parte di Peter che di Olivia, delle loro autentiche origini familiari. Proprio come Jarod cerca il padre per tutta la sua serie la quale, per altro, dalla terza stagione soffre, con gli stilemi di 10 anni prima, degli stessi difetti strutturali di Fringe. Tutto diviene confuso e, come in Fringe, accadono dei veri e propri incesti narrativi : paternità e filiolanze, fratelli – o fratelli putativi per enorme amicizia – amanti e sposi, figli e nipoti i quali , nella dispersione del racconto tra presente e futuro prossimo e futuro remoto, si scambiano i ruoli come in un soap-opera di diecimila puntate.
    Ma qui i format devono essere rispettati. 22 episodi per stagione (che poi, anche qui, sono realmente puntate perchè nulla è autoconclusivo in Fringe) sono il massimo torrelabile per una serie televisiva. Si sa che, se si arriva occasionalmente a 23 o a 24 o 25 come in Law & Order, è quasi sempre per ragioni di contratti con i teatri di posa, le amministrazioni pubbliche che danno in gestione gli esterni dal vero, gli attori ecc. E, in questo contesto, lo spazio a disposizione per testare il pubblico è limitato per J.J.Abrams e i suoi collaboratori-autori. Mentre in una lunga serialità è accettabile che un personaggio ritenuto cattivissimo nelle prime 200 puntate diventi buono come il pane dopo altre 300, nella serialità basica questo non è possibile. Ecco perchè certe mutazioni sembrano tirate per i capelli e per le lunghe, certe altre cose appaiono decisamente incomplete.
    La dimostrazione di questo è stata anche in Alcatraz, l’altra creazione di “Geigei” che non è stata gradita dopo i primi 5 episodi che, in Usa, corrispondono a 5 settimane, un mese e mezzo di racconto. Qui i buchi erano tanti, troppi; la spiegazione ancestrale o fantascientifica dei fenomeni era talmente abboracciata, che anche i fans più aggueriti dell’enfant prodige degli sceneggiatori americani si sono dovuti arrendere. Anche qui, per altro, la protagonista è una giovane biondina, c’è un personaggio “parterno” ambiguo quanto necessario per giustificare la voglia di vedere come va a finire almeno la sua parte di storia, un partner maschile in soggezione a quello femminile.
    Che poi all’Fbi (o alla divisione Fringe dell’altro universo) affibbino compiti dirigenziali a ragazzine poco più che ventenni, complessate da cento difficoltà di rapporto con gli altri, con un passato disastrato, e che poi si scopre essere state addirittura vittime di esperimenti diabolici nella più tenera infanzia, è forse l’espediente più fantascientico – a anche meno scientifico e meno fantastico se separiamo i due elementi che formano il cocktail direbbe Asimov – che sussista in Fringe.
    Infine credo sia necessaria, in chiusura della serie, precisare almeno due fattori.
    Gli ultimi 16 episodi sono stati prodotti in perdita solo per clausole di contratto con J.J.Abrams e i suoi amici. Lo stesso è accaduto, in altro contesto, in Law & Order Criminal Intent dove, in relazione ai guadagni fatti accumulare nelle passate stagioni, anche quando il pubblico è andato scemando, la Nbc ha deciso di regalare a Dick Wolf e Rene Balcer altri 9 episodi conclusivi per dare ai personaggi un addio degno di loro. Questo non accadde con The Pretender perchè il calo d’interesse per Jarod e le sue vicende calò così vorticosamente che se la cavarono con due tv movie estrapolati dall’ultima stagione in cui tutto quello che è stato messo in discussione rimase sospeso nell’etere satellitare.
    Di conseguenza, cercare in essi particolari intenzioni poetiche mi sembra eccessivo. In realtà gli sceneggiatori hanno dovuto chiudere la serie in fretta e facendo spendere il minimo possibile. E, quando, in una serie di fantascienza, appaiono scenari dal vero e prati in fiore, ciò è, nel 90% dei casi, un espediente per non gravare sui costi e fare contento lo “zoccolo duro” di spettatori che della serie si sono innamorati proprio come ci si innamora di qualcuno qualunque siano i suoi pregi e i suoi difetti, le sue contraddizioni e le differenze sostanziali da noi stessi.
    Infine il rapporto con Star Trek. Parlare di questo è inevitabile visto che, citazioni frequenti a parte e presenza carismatica quanto centellinata del quasi novantenne Nimoy, J.J.Abrams è, di fatto, l’autore degli ultimi 2 episodi cinematografici.
    Si è detto che egli abbia tradito lo spirito di Star Trek. Sono d’accordo. Star Trek deve il suo straordinario successo alla seconda visione della serie classica del ’66 negli anni ’70 (in Italia negli anni 80), in un’epoca d’incertezza e di sconcerto ben diversa da quella delle prime capsule spaziali e dell’uomo che conquistava la Luna a nome di tutti i desideri dell’umanità in rivolta. La sua reiterazione cinematografica, dal ’78, è avvenuta in piena era reaganiana, quando tutti i valori sociali e solidali della società americana creati in epoca rooseveltiana e mai toccati nemmeno sotto Eisenowher e Nixon, sono stati azzerati ed è iniziata quella “deregulation” culturale che ora è divenuta totale e continua inesorabile nonostante l’indignazione e la disobbedienza di tanti.
    In questo senso Star Trek è apparso come l’idea che la conquista dello spazio era una speranza e non un destino di supremazia politica, la concezione che i valori umani degli esseri viventi sono il motore, l’avviamento e lo scopo, di ogni mutazione scientifica ed esplorativa. A livello inconscio il pubblico di mezzo pianeta ha amato Star Trek proprio per questo. E, in questo disegno, fatto unico e pregiato negli anni 80, si è inserita la serie Next Generation, la forma più matura e compiuta della fantascienza a livello visiso della storia dell’immagine in generale, del cinema e della televisione in particolare. In Star Trek TNG le tematiche semplici (o forse anche ingenuee e semplicistiche della serie classica) si sono evolute al massimo livello, hanno portato ad un’opera che, senza che il pubblico se ne rendesse effettivamente conto, ha costituito il più fantasioso e coinvolgente baluardo culturale, nelle nostre menti, all’epoca buia che stiamo ancora attraversando e di cui non conosciamo la fine.
    J.J.Abrams, ottimo confezionatore di emozioni, lo sceneggiatore più pagato e più alla moda che esista oggi ad Hollywood, è sembrato il personaggio più adatto a riprendere in mano la saga. Ma J.J.Abrams, pur non avendo realizzato affatto due brutti film, ha portato tra quei personaggi e quel mondo particolare, e particolamente amato ormai da tre generazioni e sta per arrivare la prossima : quella dei nostri figli adolescenti ai quali non possiamo dire che navigare nello spazio è comunque un bene per gli abitanti di tutti i continenti (anche perchè non ci crediamo più nemmeno noi) ma Star Trek riusciamo a farglielo vedere e farglielo amare.
    J.J.Abrams è figlio di un’America senza speranze e senza alternative, la stessa America disfatta e deflagrata che abbiamo visto peggiorare giorno dopo giorno nei vent’anni della serie più consapevole e realistica e amara, la citata Law & Order con serie figlie comprese. Il mondo fantascientifico di Abrams non è quello della grande narrativa fantascientifica la quale, anche nel più cupo pessimismo (Dick) conservava un barlume di fiducia nell’umanesimo immortale. I pianeti unici o reali di questo autore sono quelli che hanno in se stessi la paura sfiduciata nel futuro. I tunnel temporali sono gallerie di cui non si vede la fine e dove non si sa quando sarà la fine, se rivedremo o non rivedremo ancora la luce o, per lo meno, una conclusione attendibile e coerente della storia. Egli è un figlio della sf e dell’horror che hanno segnato il distacco generazionale tra la classicità del mondo dell’immagine del mondo di ieri e l’eredità postmoderna che stiamo vivendo. Era insomma, pur essendione un fan sfegatato, la persona meno adatta a lavorare sull’opera iniziata da Gene Roddenberry.
    In questo senso Fringe – in cui la sua immaginazione era certamente più libera da stereotipi e convenzioni inventate da altri – sembra voler attingere al patrimonio ideale di Star Trek. La figura di Walter Bishop – lo scienziato pazzo e umanissimo, cinico e altruista, consumatore consapevole e creativo di sostanze psichedeliche degne di un poeta della beat generation degli anni sessanta, padre abusivo ma anche effettivo di Peter e dell’amore per suo figlio Peter, ideatore di esperimenti angoscianti ma anche l’uomo che crede fermamente nel valore evolutivo della scienza – voleva, a mio parere, essere proprio questo. Ma, anche per ragioni anagrafiche, il cinquantenne Bishop (l’età di John Noble è forse maggiorata di qualche anno effettivo ma questo non ha alcuna importanza) dell’età di Kerouac e Ginsberg ha soltanto qualche vago ricordo infantile, i suoi ricordi più antagonistici sono riferiti agli anni 70 quando quest’età ha degenerato e poi è finita sconfitta dalla suddetta deregulation. E J.J.Abrams, che in quel tempo non era nemmeno nato ed ha iniziato a lavorare professionalmente negli anni Novanta quando esso doveva sembrare lontanissimo soprattutto in Usa, non può, non può comunicarci davvere nobili speranze. Alla fin fine è un pessimista inguaribile. Dietro Lost, Fringe, Alcatraz, c’è l’immaginazione di un uomo del nostro tempo, del tempo della più lunga e gravosa crisi sociale e culturale, finanziaria e antropologica, dell’era moderna o dei suoi ultimi cascami.
    Non cerchiamo quindi nelle sue opere quello che non c’è. Se poi qualcuno lo crede ciecamente e ci fa sopra pure della sentita poesia meglio per lui. Ma, quando ci accingiamo a guardare qualcosa di suo, ad attendere che ci sorprenda con qualche nuova trovata e qualche espediente per cui dovremo necessariamente e improrogabilmente vedere l’episodio che segue, non dimentichiamo mai che egli non è un narratore critico di questa società ma un autore perfettamente inserito nell’Hollywood dominata dai finanzieri e dai giochi bancari globalisti, ricoperto da miliardi di dollari a ingaggio, pagato per farci divertire, non per farci pensare.
    E, per concludere, voglio dire che l’espediente religioso, la preghiera alla croce circondata da scurrili fosforescenze, è davvero una paraculata (non ho trovato una denominazione più appropriata) indegna di Walter Bishop e anche di J.J.Abrams. Ma, ad Hollywood, specie quando si ha sotto contratto Anna Torv, la nipote di Rupert Murdoch, può accadere questo e anche di peggio. Tenetene sempre conto. Se volete, se vi va, se siete d’accordo, ovviamente.
    Staccato

  118. Boba Fett scrive:

    Ricordo quanto fossi prevenuto nei confronti di questa serie al suo inizio; pur riconoscendo a JJA la straordinaria capacità di metter su dei cast pazzeschi per le sue serie e per i suoi film, l’ho sempre “accusato” di essere soprattutto un gran paraculo, non di certo un enfant prodige o addirittura un innovatore e quello che all’inizio mi sembrò un’intollerabile sciacallata agli X-files di CC, sponsorizzata dalla Ford Auto, via via ha plasmato i miei sentimenti manco fossi un Windmark ed ora eccomi qui a fissare nel vuoto del mio Imac, le guance solcate da lacrime e il cuore gonfio di una gioia che assomiglia ad un dolore che sembra gioia…

  119. 969899 scrive:

    Devanstante. Mi ha commosso il finale, incentrato sui sentimenti e sul destino. É stato bellissimo, toccante, fantastico. I continui rimandi alle vecchie stagioni li ho amati, dando un senso di un cerchio che va a chiudersi, andando a tappare bene o male quasi tutti i buchi lasciati nel corso delle altre stagioni. Enemy Of Fate è stato davvero il coronamento di un lungo percorso durato 5 anni, un percorso che è fondamentalmente incentrato sui sentimenti e sui rapporti umani, nonostante Fringe sia catalogato come serie TV di fantascienza.
    Le parti più toccanti sono probabilmente il confronto fra Peter e Walter, e la resa di Walter “è un nome bellissimo”, che dopo 5 anni di Asterix, Astro e Aspirin, decide di amare quell’unico bellissimo nome, Astrid! E poi Gene! Gene, che poi è propria del primissimo Fringe, quello dei casi alla XFiles, dello schema e della scoperta delll’universo alternativo. Mi manca già, e ho concluso da pochi minuti il 5×13… Penso di aver finito con gli elogi, anche se ci vorrebbero paginate e paginate di ringraziamenti per questa serie. Forse il 5×13 è stato valutato inferiore ad altri episodi della quinta stagione, ma io lo vedo come un episodio molto bello, non perfetto, ma non orrendo come è dipinto da molti. Secondo me è risultato inferiore a causa degli episodi 5×10, 5×11 e 5×12, che sono degli indiscussi CAPOLAVORI, il 5×12 particolarmente.

    Ora passo all’analisi spicciola, che (probabilmente fallendo) proverò a fare in modo più oggettivo.
    Enemy Of Fate è stato veramente bello, ma ben lungi dall’essere un prodotto perfetto, come del resto anche la quinta stagione e in generale tutta la serie. Buchi, dettagli e scelte narrative discutibili sono state incluse anche in Fringe, in primis Bellivia (indecente) e la cancellazione di Peter (gestista un po’ meglio rispetto alla precedente). Certo, poi però se vicino a queste cadute mi si affiancano certi episodi, queste onte vengono cancellate nella loro quasi totalità. Come tutte le serie ha avuto alti e bassi, trovatemene una con solo alti (molti dicono Breaking Bad, che comincerò a breve, ma dopo il “Lost è perfetto” faccio fatica a fidarmi)!
    Penso che Fringe sia l’ultimo pilastro delle grandi serie TV di fantascienza, ed arrivare a 5 stagioni e 100 episodi per una serie di questo tipo è un successone in questi tempi! La mia “genesi” della serie è:
    PRIMA STAGIONE: lenta, ma molto interessante ed è qui che si cominciando a costruire i personaggi
    SECONDA STAGIONE: il capolavaro. Qui i personaggi diventano persone di famiglia e la seconda parte è, per me, tale quale le prime stagioni di Lost.
    TERZA STAGIONE: sulla scia della seconda, la prima parte è spettacolare, nella seconda si cade in scelte narrative eivtabili, ed il finale è discreto.
    QUARTA STAGIONE: la prima parte è confusionaria, a tratti difficile da seguire, la seconda molto più gradevole.
    QUINTA STAGIONE: lenta nella parte centrale, ma tutta in blocco commovente e molto ben fatta.

    Ecco, la quinta stagione, perchè tanti dicono che è completamente slegata dalle altre? Perchè non abbiamo più i filler come XFiles (che quando c’erano tutti a dire “eh che palle niente trama orizzontale!”)? Si chiama evoluzione della storia, trama orizzontale, si va oltre la fase iniziale. E la quinta stagione non è come la quinta di Lost, ma qui viene approfondito e spiegato un mistero rimasto sempre tale nelle precedenti quattro stagioni, quindi semmai è la stagione delle risposte, qui troviamo le risposte alla maggior parte delle domande rimaste irrisolte in precedenza.

    E poi domande, domande, domande. Si, anche Fringe lascia delle domande, come è giusto che sia. Ma la differenza con un’altra serie (il rischioso paragone a dopo) che ne lascia troppe. Fringe ha lasciato parzialmente la macchina e William Bell con un punto interrogativo, mentre la vera domanda che ci lascia è il paradosso di Walter, che va in un 2167 che dovrebbe essere popolato di Observers. Quella è la vera domanda lasciata da Fringe e un’altro quesito irrisolto sta nel Peter del 2015 Over Here: come ci è arrivato qui? Se gli Observers non sono mai esistiti, compreso September, allora Walternate non è mai stato distratto nel laboratorio e Peter viveva Over There. La teoria secondo me più interessante ed espressa al meglio secondo me la trovate su Seriangolo (che reputo essere il miglior sito di serie TV insieme a Serialmente), http://www.seriangolo.it/2013/01/25/i-viaggi-nel-tempo-in-fringe/
    Io ho però una mia teoria, partorita completamente dalla mia mente, costruita sulla fantasia creata da domande irrisolte: nel 2167 gli scienziati di Oslo scoprono la specie degli Observers, la tecnologia prende velocemente piede, fino Over There, dove si comincia a lavorare sulla stessa tecnologia, con risultati però disastrosi: gli Observers sterminano la specie umana, prendendo il controllo dell’universo alternativo, questa è la specie di Osservatori di Windmark e degli invasori. Over Here, il lavoro porta ad una specie superiore, che però non va in contrasto coi propri creatori, prendendo sì il controllo Over Here, ma con un governo democratico, vivendo in coesione con gli umani, da qui vengono i 12 Osservatori, che conoscendo la bellezza della nostra specie la apprezzano fino ad amarla a proprie spese (September, August e December). Il 2609 Over There è inabitabile, è dopo aver cercato invano di invadere Over Here, Over There decidono di invadere solo il nostro universo nel 2015, sapendo che dalla loro parte i fatti si svolgeranno a loro favore. Quando Walter arriva nel 2167 Over Here dove trova gli Observers, arriva Over There dove ferma gli scienziati, indirizzandoli verso degli Observers più umani come i 12, vengono creati gli Osservatori come September, che distrae Walternativo nel 1985.
    Molto, troppo fantasioso, sarebbe bello farci sù una sesta stagione, ma va bene così.

    Ora, permettetemi una riflessione che ho visto molte volte in giro per internet su decine di forum: il FRINGE VS LOST.
    QUELLO CHE SEGUE CONTIENE SPOILER SU LOST!!!!!!!!!!!! (scusate l’off-topic)
    SPOILER!
    SPOILER!
    SPOILER!
    Bene, se avete continuato spero siate arrivati fino al 6×16… Io personalmente reputo Fringe superiore a Lost in molti aspetti, non tutti ovviamente, e da fan di Fringe dico che entrambe le serie sono lontane anni luce dal raggiungere la perfezione. Per questo quando vedo scritto “Lost è perfetto, insuperabile” non posso che essere discorde. Partendo dal presupposto che le serie sono troppo diverse per essere comparate (ma molti fan di Lost e/o troll comparano Lost con tutto pur di farlo risultare migliore, anche con Peppa Pig). Io non sono un hater di Lost, ho amato quella serie, ma ad un certo punto mi sono davvero cadute le braccia dalle cagate immonde fatte.
    In entrambe le serie ci sono personaggi veramente meravigliosi, fantastici, e curati fino nei minimi particolari. In Lost erano di più, bisogna darne merito, i flashback sono stati una trovata veramente al limite del geniale, forse anche oltre. In Fringe, giustamente, non è stato lo stesso meccanismo, bastavano e avanzavano già i paragoni con XFiles, e per caratterizzare così bene i nostri personaggi sono serviti dei momenti di sosta dalla trama orizzontale, filler, che ci facessero entrare nelle vite dei nostri eroi. Che poi… a sommare tutti i momenti dedicati ai flashback negli episodi, si raggiungono un totale di tempo pari a molti episodi.
    La musica di Giacchino è insuperabile, questo punto è irremovibilmente a favore di Lost.
    Secondo me entrambe hanno sofferto della “sindrome della quarta stagione”, ovvero un calo nel corso della quarta serie. Già, perchè quando si comincia a produrre una serie come primo obiettivo ci sono tre stagioni, e quando si arriva oltre ci si deve inventare qualcosa di nuovo, che ribalta spesso gli equilibri. E così è successo: dopo le vicende delle terze stagioni nell’universo alternativo e con gli Others, nella quarta si è ribaltato molto di quanto cominciato. Poi, a mio parere, Lost si è riportato su con There’s No Place Like Home, mentre Fringe ci ha messo un po’ per riprendersi dalla cancellazione di Peter. Poi nella quinta stagione Lost si è eclissato, non essendo degno neanche di essere l’ombra di sé stesso, introducendo un argomento sci-fi che è un classico invece di fantascienza, perfetto per Fringe, non per Lost! Nelle ultime stagioni, per una la quinta, per l’altra la sesta, c’è ancora un ulteriore ribaltamento, più rilevante in Fringe, che cambia totalmente le carte in tavola, il ruolo dei personaggi nel loro mondo e cambia location (ed epoca), Lost ribalta qualche cosa come Ben che da personaggio fighissimo finisce in balia dell’isola come noi, e Jack inizia ad essere almeno definibile come personaggio, visto il suo comportamento da ameba per cinque stagioni. Riprendo quanto ho già detto: l’ultima season di Fringe è collegata alle altre perhcè dà spiegazione ad un mistero irrisolto, la sesta di Lost introduce una realtà alternativa/purgatorio/inferno/?/uno dei 7498075402704 misteri non spiegati.
    E questo è il prossimo punto: i misteri, gestiti molto bene in entramabe le serie, ed entrambe hanno lasciato dei punti interrogativi ai followers della serie. In Fringe sono 3/4, in Lost un biliardo.
    La cosa più irritante di Lost sono stati proprio i misteri non risolti, perchè è giusto non spiegare ogni minima cosa, ma non si può lasciar stare OGNI MISTERO tirato avanti per anni. I numeri sono stati un argomento principe della serie, ed erano il mio mistero preferito, davano un senso di completezza, di “tutto ciò non è a caso”, rafforzando l’ideologia del destino. Poi boom! niente, cancellati completamente dalle bocche dei personaggi, e mai spigati. Poi ci sono altri milioni di esempi ma non mi dilungo (oops, troppo tardi!).
    Altra cosa, le storyline lasciate morire (difetto, minore, che ha anche Fringe). Su tutti, una trovata geniale, spettacolare e magnifica della seconda stagione: i superstiti della sezione di coda. Bellissima storia, nuovi personaggi interessanti, approfonditi con tanto di flashblack, tutti molto interessanti (tranne Bernard) e tutti morti (tranne Bernard). Ana e Libby erano molto interessanti, magari Libby sapeva dei numeri, Ana era un personaggio bellissimo, quasi la versione femminile e poliziesca di Sawyer. Morte. Eko è durato un po’ di più ma anche lì è stato sfruttato non al massimo. Hanno fatto rimanere Bernard che oltre a scrivere SOS non ha mai fatto molto. BASTA! Direi che questo enorme confronto può finire qui, rimane un’opinione personale, ma ribadisco: Lost perfetto? Direi proprio di no.

    Concludo su Fringe, stavamo parlando di Fringe! Una piccola classifica dei miei episodi preferiti e poi i ringraziamenti:
    1×01
    1×04
    1×15
    1×19
    1×20
    2×08
    2×15
    2×16
    2×18
    2×19
    2×21
    2×22 (il migliore!)
    2×23
    3×01
    3×04
    3×05
    3×08
    4×11
    4×12
    4×19
    4×20
    5×05
    5×10
    5×11
    5×12
    5×13 (in extremis, ma c’è!)

    Volevo ringraziare Anna Torv, Joshua Jackson e l’immenso JOHN NOBLE! Poi JJ, che ha dato una serie che ha fatto sognare, la FOX che nonostante le perdite di quattrini ci ha dato modo di gustarci la serie per 5 stagioni e 100 episodi, ai bastardi degli Emmy che non ne hanno dato neanche uno a Noble, a tutti i quelli che l’hanno fatta andare avanti, a quelli come me che rimangono incantanti vedendo questo capolavoro, grazie anche a voi di Serialmente che mi avete fatto apprezzare e divertire con le vostre recensioni e mi avete fatto scoprire altre serie TV fantastiche (l’ho già detto ma non importa: I’M COMING TO BREAKING BAD!!!).
    GRAZIE A TUTTI, GRAZIE FRINGE!

    “Ehi!” “Yes, Peter, I’m Walter Bishop, your dad” “Yes Walter I know who you are” “Exellent!”

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