girls

Girls – 2×02 – I Get Ideas

Va meglio. Posto che tutto il paradigma di Girls si basa sulla continua domanda “ce la farà o non ce la farà?”, vale la pena di capire, a ormai un anno dall’esordio, cosa fa nascere quella domanda. Perché se da un lato il pregiudizio e le stroncature, decisamente troppo amare, che la serie ha subito sono innegabili, dall’altro viene da chiedersi se non sia la serie stessa a trasmettere, come parte del pacchetto, una continua ansia da prestazione. Il guaio è che quando rappresenti un gruppo di bambini che giocano a fare gli adulti pur avendo tutta l’anagrafica necessaria per esserlo veramente, che si tenti di essere o meno l’emblema di una generazione, e quando metti a interpretare la protagonista la creatrice stessa della serie, presti il fianco alla possibilità che la serie diventi ciò che racconta: acerba, discontinua, ridicola, posticcia.

Se però la premiere, ai miei occhi, è stata un clamoroso buco nell’acqua, qui si fa un pochino meglio, perché ci sono momenti di autoconsapevolezza manifesta, se non altro, dalla parte della macchina da presa: come il momento in cui Donald Glover – scusate, mi rifiuto di chiamarlo Sandy – e Hannah si riempiono la bocca di nullezza politica, o Hannah che tenta di fare esercizi vestita esattamente come la ragazza del video di aerobica, mentre Elijah e George si lasciano nella stanza adiacente. Momenti in cui Girls racconta ciò che sa raccontare meglio: l’apparente impossibilità di prestare attenzione a qualcosa che si trova al di fuori di sé stessi.

Marnie. Dopo una stagione in cui ha fatto da pilastro morale, spesso sgradito, del gruppo, il crollo di Marnie verso un lavoro e un appartamento improvvisati coglie un po’ di sorpresa. Con il continuo e non richiesto ritorno di Charlie sulla scena, dovremmo forse concludere che a far crollare Marnie sia stata l’assenza del puntello sentimentale: tolto quello che Charlie rappresentava nel suo equilibrio, il resto della sua vita ha preso a sgretolarsi e lei si è scoperta incapace di tenere insieme qualcosa che non va alla perfezione. Ha bisogno di conforto, e salta all’amo gettato da Shoshanna sulla “pretty person”, ansiosa di vedersi appiccicare addosso una nuova etichetta positiva solo per vedersi ricacciare nel rivoltante angolo della banalità.

Shoshanna. Ci sono momenti in cui il fatto che il personaggio di Zosia Mamet sia stato inserito all’ultimo, solo perché piaceva l’attrice, si fa dolorosamente evidente. È uno di quei casi, come lo è stato sostanzialmente per ogni episodio che ha seguito quello (bellissimo anche per tante altre ragioni) del party. In questa stagione, diventata superflua, si sta forse facendo sostituire da Elijah come quarto elemento del gruppo, posto che del gruppo abbia mai fatto parte: è diventata solo una vocina ingenua fuori campo, senza alcuna influenza diretta sulle altre ragazze, che zittirei volentieri a mazzate.

Jessa. Il sogno (incubo?) romantico non ha ancora fatto i conti con la realtà, qualunque essa sia. È difficile formarsi un’opinione sul materiale che stanno cucendo addosso a Jessa, che più della stagione scorsa sembra voler far perdere le tracce di sé stessa alla nostra necessità di identificazione. Certo, io lo sposerei uno che mi fa trovare tre cuccioli in un cesto per rallegrarmi il pomeriggio, ma questo potrebbe essere un problema solo mio. Ma in qualità di personaggio che più di ogni altro si sforza di comunicare un’idea di felicità come di qualcosa che raggiungi mettendo un tappo a razionalità e seghe mentali Jessa sembra, più di ogni altra, completamente smarrita.

Hannah. Vorrei che Hannah leggesse la trilogia di Stieg Larsson, Millennium, e poi la prestasse ai suoi amici. Non importa il tema o la storia, né la qualità della scrittura, quanto il mantra della protagonista: qualsiasi cosa faccia Lisbeth Salander, la fa solo dopo un’attenta analisi delle conseguenze. E non sarebbe male se anche Hannah, ogni tanto, si fermasse a valutare l’effetto valanga di cazzate che può essere generato da una sua decisione: non vuol dire non fare più ciò che vuole fare – probabilmente anche io, trovandomi Adam in casa, avrei pensato di chiamare la polizia – ma avere una minima idea di cosa comporterà il suo gesto prima di compierlo. Le relazioni causa-effetto le impari da giovane, e ciò che succede quando chiami la polizia è che la polizia arriva. Osservare come si muove una ragazza confusa e priva di un quadro chiaro del rapporto tra futuro e ambizioni è un conto, è ciò che la prima stagione ci mostrava. Ora sembra solo una gag triste su una povera imbecille.

A me interessa poco decidere se Girls sia razzista, nepotista, opportuno, simpatico, storto nel bene o storto nel male. Mi sono goduta la prima stagione anche grazie al suo essere spesso insopportabile, inclemente nel non fare sconti a nessuno, estremamente efficace come specchio per chi guarda. Ora, però, mi viene da chiedermi se Girls non sia fatta per raccontare un momento molto circoscritto della vita dei suoi personaggi, e se mantenere il riflettore puntato per più di una stagione non risulti in realtà negativo per tutto l’insieme. Possiamo identificarci e sorridere dei nostri stessi, esasperati difetti per dieci episodi, ma riusciamo a farlo per venti, prima di renderci conto che noi siamo passati oltre e le protagoniste sono ancora lì, a puntarsi vicendevolmente addosso gli specchi? Quanto possiamo tollerare l’immobilismo di personaggi che abbiamo accettato proprio per il loro non essere amabili o simpatici, prima che ci esasperino? A me l’episodio non è dispiaciuto, per quanto possa sembrare il contrario: è la serie che non funziona più per me, non tocca più i nervi che riusciva a toccare lo scorso anno, non mi racconta più cose che riconosco ma solo cose che non ho voglia di conoscere.

Sono cresciuta io o è Girls a essere rimasta troppo immobile?

Chiara Lino

Ero Bab, poi ho cambiato idea. Nervosa, indisponente e spesso gratuitamente crudele, ama la fotografia e la tortura psicologica. Ah, e gli elefanti. Adesso scrivo anche qui, sempre di tv americana ma in un modo un po' diverso.

20 Comments

  1. Non potrei essere più concorde. Hai spiegato benissimo tutti i motivi per cui Girls non funziona.
    “[...] presti il fianco alla possibilità che la serie diventi ciò che racconta: acerba, discontinua, ridicola, posticcia.”, guarda, per me lo è già diventata! Il finale della scorsa stagione lasciava sperare in un rinnovamento, ma adesso siamo alla seconda puntata e lo show sembra già arrivato alla frutta.

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  2. Concordo su tutto e questa opinione sulla serie io l’avevo anche l’anno scorso.

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  3. Il problema di Girls, come hai già sottolineato tu, è ormai lo show ha come focus un gruppo di persone che continuano a commettere gli stessi sbagli volta dopo volta, senza mai fare un passo indietro per riflettere su cosa stanno diventando e dove stanno andando.
    La serie inizia a risentire dell’immobilità dei suoi personaggi, colpevole forse la voglia (stupida) di allungare il brodo ad oltranza, Girls torna e riprende il trend del finale della scorsa stagione (sottotono e scialbo). Secondo episodio migliore della premiere ma diciamocelo, ci voleva poco eh.

    Kudos per i cuccioli invece. Loro sì che ci piacciono *.*

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  4. “mi viene da chiedermi se Girls non sia fatta per raccontare un momento molto circoscritto della vita dei suoi personaggi, e se mantenere il riflettore puntato per più di una stagione non risulti in realtà negativo per tutto l’insieme”
    Esatto, ed è triste. é come quelle amiche che sono in un periodo negativo e senza senso; all’inizio le assecondi, cerchi di confortarle e di indirizzarle però se dopo un anno stanno ancora a lamentarsi delle stesse cose e a fare gli stessi errori lasci perdere.
    Però non mollo. Perchè non posso credere che andranno avanti così fino alla fine! Conto in un’esplosione, l’equivalente degli schiaffi che darei io a tutte e 3(Shoshanna è esclusa) per farle riprendere.
    Comunque poche storie: io avrei chiamato la polizia. Adam è disturbato. Però si, non capisco perchè stupirsi che la polizia arrivi veramente, non fa ridere e fa sembrare hannah ancora più demente.

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  5. Io, uno che mi regala 3 (dico 3) cuccioli di cane così, a sorpresa, lo odierei. Ma forse con uno capace di fare una cosa del genere non riuscirei proprio ad averci un rapporto, credo.
    In compenso adoro Adam, anche se è un po’ inquietante.
    Sulla puntata concordo con il meh. Ma ho fiducia. Anche la prima serie sembrava una ciofeca, all’inizio.

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  6. AthanasiusPernath 27 gennaio 2013 at 18:03

    …e un altro dei motivi per cui per me non funziona, è che in questa stagione sono bastati due episodi e già non sopporto più la Dunham-attrice. non sopporto di vederla inquadrata, non sopporto di sentirla parlare, la sua voce mi trapana i denti, altro che Shoshanna

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  7. L’ultimo paragrafo è davvero illuminante, Chiara. Non so se mi piace perché interpreta ciò che Girls è diventato (peggiorando) o perché è ciò che penso anch’io dello show. O entrambe le cose forse. Stanno tirando troppo la corda e quella che l’hann scorso era una raffigurazione senza filtri e spesso volutamente sgradevole di una certa generazione sta acquistando sempre più un compiacimento di scrittura e messa in scena che da un po’ fastidio. Poi certo dipende anche dall’egocentrismo (creativo) della Dunham, ma quello è un problema suo: se ti metti sulle spalle un’intera serie e la gestisci secondo i tuoi voleri devi anche subirne poi le conseguenze. Non tutti siamo Louis C.K.

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  8. Solo a me tutta la faccenda di Adam che corre dietro a Hannah sembra forzata e sa di “vedete, non sono bella, ma mi corrono dietro lo stesso?” Lo chiedo perché magari e un’impressione solo mia. In ogni caso, resta un tentativo malriuscito di divertire.

    Apprezzo il tentativo di trattare argomenti diversi dal solito sesso e gioco di coppie, con i problemi lavorativi e tutta la discussione tra Hannah e Sandy. Nel primo caso il risultato è mediocre e superficiale (“non riesci a trovare lavoro? Sei gnocca e quindi prova con un lavoro per gnocche”). Nel secondo caso va già meglio, ma non mi basta.

    Nemmeno io ho la minima idea di dove si voglia andare a parare con Jessa, ma devo ammettere che proprio per questo per la prima volta provo un po’ di curiosità verso il suo destino.

    3/5

    PS: non credo che, se il mio ragazzo mi regalasse dei cagnolini così, la prenderei bene. Non mi piace molto avere esseri viventi di cui occuparmi e avrei preferito che mi consultasse prima.

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  9. AthanasiusPernath 28 gennaio 2013 at 08:37

    AryaSnow ha scritto:

    Solo a me tutta la faccenda di Adam che corre dietro a Hannah sembra forzata e sa di “vedete, non sono bella, ma mi corrono dietro lo stesso?”

    lol, è la parte di Girls che rende più impegnativa la sospensione di incredulità. il personaggio di Hannah non è brillante, non è simpatico, non è di buon cuore ed è un cesso. vedere uno awesome come il Troy Barnes versione repubblicana che le sbava dietro trasforma la comedy (?) in science fiction.

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  10. Che poi, addirittura fare un triangolo amoroso con lei nella parte dell’oggetto del desiderio che deve scegliere…

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  11. @ AryaSnow:
    Tra l’altro alla fine della scorsa stagione Adam manda a fanculo Hannah dicendogli “sei una persona orribile” e questa inizia con Adam che è innamorato perso e non riusce a farsi una ragione del fatto che lei non stia più con lui (ed è stato lui a lasciarla)…coerenza dove sei?

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  12. Complimenti,ottima recensione. Ho apprezzato soprattutto il passaggio finale:

    “Ora, però, mi viene da chiedermi se Girls non sia fatta per raccontare un momento molto circoscritto della vita dei suoi personaggi, e se mantenere il riflettore puntato per più di una stagione non risulti in realtà negativo per tutto l’insieme. Possiamo identificarci e sorridere dei nostri stessi, esasperati difetti per dieci episodi, ma riusciamo a farlo per venti, prima di renderci conto che noi siamo passati oltre e le protagoniste sono ancora lì, a puntarsi vicendevolmente addosso gli specchi? Quanto possiamo tollerare l’immobilismo di personaggi che abbiamo accettato proprio per il loro non essere amabili o simpatici, prima che ci esasperino?”.

    Trovo che tutto ciò che hai scritto sia giusto,però mi chiedo se anche questo “tirarla per le lunghe” non voglia essere un modo di attenersi il più possibile alla realtà..mi spiego,quante persone prima di risollevarsi ci mettono del tempo?Quante volte abbiamo amici che si crogiolano nella stessa situazione e sembrano non volerne uscire,per quanto “degradante” possa essere?
    Se fosse così mi sentirei di dare un’altra chance a Girls,se invece è solo per “allungare il brodo” a favore di TV allora penso che non possa durare..

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  13. Il problema fondamentale di questa serie è che la Dunham non riesce a stare dietro al tempo concessole dal network. Mi spiego meglio. Tralasciando la poca coerenza degli avvenimenti (come il drastico cambiamento di rotta di Adam) e l’immobilismo esistenziale dei suoi personaggi, se il Pilot e questo episodio fossero stati trasmessi in un’unica puntata, secondo me la sensazione globale sarebbe stata diversa. Nessuno avrebbe dato a questo ‘maxiepisodio’ un punteggio molto superiore alla sufficienza – i vizi di fondo ci sono e non sarebbe certo il collage di più episodi a risolverli -, ma a parer mio ci sarebbe stata una minore sensazione di ‘stasi’. Questi episodi sono un po’ come gli stessi essays di Hannah (ma va!): “ben scritti, ma nulla accade”. Tutto ritorna su se stesso, è vero, ma un ritmo un po’ più veloce degli avvenimenti renderebbe la visione decisamente più piacevole e, a parer mio, più sensata. Paradossalmente succedevano più cose nella prima stagione di Sex and the City! E con questo non voglio dire che ogni episodio debba focalizzarsi su un ‘karma da puntata’, ma che dovrebbe essere messa più carne al fuoco. L’autrice della recensione ha parlato del personaggio di Shoshanna come inutile, ma io onestamente trovo tutti i personaggi al momento piatti e poco sviluppati. Ho sempre la sensazione che non venga loro dato il tempo necessario per esprimersi, dire ciò che pensano e quindi lasciarsi ‘sentire’ dagli spettatori.

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  14. Io Girls non lo voglio mollare. D’altra parte mi rendo perfettamente conto che tutto quanto è stato scritto corrisponde a verità (a parte la questione sospensione dell’incredulità per Hannah e i suoi spasimanti: ma che davvero voi non avete mai incontrato una cessa stronza con fior fiori di pretendenti? Allora è solo il mio mondo ad essere fatto male? Secondo questo principio almeno metà della popolazione mondiale non scoperebbe nemmeno una volta nella vita, eh). Forse la scrittura della Dunham non è fatta per la tv, ma ha picchi di vera genialità. Quello che dice Donald Glover (oddio, ma ora non lo rivedremo più?? Meno male che il 7 febbraio è vicino) è esattamente quello che pensiamo tutti della serie, Lena Dunham compresa. Ed è fantastico sentirglielo dire. Non so se questo porterà a delle svolte future, però. SOno quasi sicura che Girls andrà in vacca, ma io continuerò a seguirlo fino a che non ci troverò più nemmeno un singolo colpo di genio.

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  15. franz ha scritto:

    Quello che dice Donald Glover (oddio, ma ora non lo rivedremo più?? Meno male che il 7 febbraio è vicino) è esattamente quello che pensiamo tutti della serie, Lena Dunham compresa.

    concordo, infatti era uno dei momenti migliori dell’episodio. Il fatto è che sono stanca di una serie che continua a parlarsi addosso, ad auto-raccontarsi. Voglio che dica delle cose a me, non a sé stessa. La prima stagione lo faceva, questa seconda mi sembra incapace di reinventarsi.

    a margine: anche io fatico a capire il ragionamento “hannah è brutta, quindi non è credibile che due ragazzi le muoiano dietro”. Adam non è ciò che definiremmo un figo, e fa capire perfettamente che la sua ossessione ha poco a che fare con l’aspetto di Hannah. Donald Glover non le muore dietro: si diverte per un po’, e credo che il punto sia che Hannah *è* divertente per un po’.

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  16. Chiara Lino ha scritto:

    Il fatto è che sono stanca di una serie che continua a parlarsi addosso, ad auto-raccontarsi. Voglio che dica delle cose a me, non a sé stessa. La prima stagione lo faceva, questa seconda mi sembra incapace di reinventarsi.

    Hai proprio ragione.

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  17. Dopo questa puntata, e l’ultima, mando a cagare la serie e la Dunham. Come atteso, Glover (il Token di turno, che si è pure voluto trattare come quello che, accidenti, non capisce nulla di minoranze e se lo deve far spiegare dalla Dunham, che era semplice frecciatina al pubblico criticone. Dio non volesse che nello show ci fosse un personaggio positivo o negativo di colore che non sia ridicolizzato) non tornerà. Niente di sorprendente: in fondo in fondo, tweet come quelli della co-autrice dello show (“What really bothered me most about Precious was that there was no representation of ME.”, prontamente cancellato ma indelebile nella sua deficienza e nel suo autocompiacimento) danno l’idea di come giri il loro mondo di egocentriche. Tant’è che, pur girando una serie ambientata a Brooklyn, Dunham&co sembra siano rimaste a casa con mamma e papà e i rassicuranti dintorni più bianchi del bianco.
    Questione Hannah e compagni: pur essendo discretamente cessa, non avrebbe certo problemi a trovarsi un fidanzato. Ciò che mi sorprende è come sia al centro di mille attenzioni in ogni singola puntata, mentre le sue amiche a malapena vengono calcolate dagli uomini. Potere della voce melodiosa della Dunham o, come credo si scoprirà man mano che la serie prosegue, Girls vuol parlare, in effetti, solo di una Girl e della sua rivincita su chi non credeva in lei? Boh. Fatto sta che non trovo, come lei ha detto, ‘divertente’ il suo essere nuda 1 minuto sì e l’altro pure. Si può essere esibizionisti in molti modi e per diversi motivi, lo ammetta e la finisca di fingere di far critica sociale. L’ultima puntata, nel confronto Marnie/Hannah, dà un’idea del narcisismo di ‘sta tipa che mi ha fatto venir voglia di prendere un aereo giusto per dare fuoco alle sue orribili mise, e magari liberarle la pelle dai tatuaggi col sistema Sons of Anarchy. Bleargh.
    Menomale che in TV c’è altro, tipo Les Revenants.

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  18. non commenterò la terza puntata, che ho comunque trovato davvero brutta, perché aspetto l’uscita della recensione ma volevo puntualizzare soltanto che nel confronto Glover-Dunham quello che ne esce vincitore è chiaramente Glover. Quindi non vedo questa ridicolizzazione del personaggio, né capisco le accuse velate di razzismo.

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  19. per antonio varriale: per me ritrovare i pezzi che sento e mi piacciono è una vera missione, per cui – non so se poi eri riuscito a scovare il tuo, ma ho visto che qui c’è l’elenco delle musiche degli episodi http://www.hbo.com/girls/episodes/02/13-bad-friend/music.html?cmpid=ABC1205#/girls/episodes/02/13-bad-friend/music.html (anche se, non so perché, dell’episodio 2 visualizzo solo un titolo)

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  20. franz ha scritto:

    non commenterò la terza puntata, che ho comunque trovato davvero brutta, perché aspetto l’uscita della recensione ma volevo puntualizzare soltanto che nel confronto Glover-Dunham quello che ne esce vincitore è chiaramente Glover. Quindi non vedo questa ridicolizzazione del personaggio, né capisco le accuse velate di razzismo.

    Le accuse, per niente velate, di razzismo, sono state fatte da molti media, complici le uscite di Dunham (meravigliosa quella della Dunham sul mondo musulmano, Lesley Arfin c’ha messo il carico da 1000 ma ha ricoperto tutto, come un gatto dopo la cacchina, nel giro di poche ore. Peccato per gli screencap). Il contributo di Glover, nell’economia della serie, qual è stato? Dare a Girls un tocco di colore (ah.), chiudendo immediatamente l’arco narrativo in ben DUE, dico due, puntate, perché Glover era, appunto, un Token presto perduto e pianto. Han dovuto renderlo repubblicano perché altrimenti non avrebbero potuto a) liquidarlo con altrettanta velocità b) rendere la reazione di Hannah non troppo sgradevole, nonostante tutto.
    La verità è che non saprebbero che farsene di un personaggio di colore, di qualsiasi origine, perché non ne conoscono e, se li conoscono, li ignorano. Magari non è razzismo in sé, eh, che questi hanno votato Obama, è solo un narcisismo tale che il resto del mondo scompare o è ininfluente, a meno che non sia, appunto, il presidente degli Stati Uniti. In un paese multiculturale come l’America, e per una serie ambientata a Brooklyn, questa non è una svista involontaria.
    In rete ci sono decine di articoli scritti bene e meglio ancora argomentati, se ti interessa. :)

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