doppio_schermo

Ci sono quelli che la tv è meglio del cinema, e quelli che il piccolo schermo non sarà mai come una sala con dolby surround. Quelli che hanno smesso di guardare film perché guardano troppe serie e quelli che usano ancora l’aggettivo “televisivo” come segno di disprezzo. Quelli che le serie sono il futuro e il cinema è morto, e quelli che restano scettici pure davanti a Mad Men. Ma grande e piccolo schermo sono legati a doppio filo, non solo perché sempre di audiovisivo si tratta, ma perché storie, registi e attori ormai migrano dall’uno all’altro come in un unico grande flusso. In questa nuova rubrica, gli amici di Mediacritica.it ci raccontano i film che fanno da punto di contatto: quelli da cui sono state tratte delle grandi serie e quelli che invece dalle serie sono nati. Oggi parliamo di Friday Night Lights, perché, naturalmente, “clear eyes, full hearts, can’t lose”. Texas forever, cari.

dal film alla serie

IL FILM. Tutto comincia quando nel 1990 esce negli Stati Uniti un libro-reportage del giornalista H.G. Bissinger, Friday Night Lights: A Town, a Team, and a Dream, in cui l’autore racconta il particolare rapporto della città di Odessa, Texas, con il football liceale, attraverso la cronaca della stagione 1988 del campionato statale. La squadra protagonista è quella dei Panthers della locale Permian High School; il reporter vive per un anno a contatto con giocatori e sostenitori, e la descrizione degli eventi cui assiste finisce nel libro insieme a considerazioni più ampie sulle contraddizioni e le difficoltà della vita a Odessa, soffermandosi su disagio, povertà e diffuso razzismo. Nel 2004 Peter Berg, regista, produttore e sceneggiatore, gira l’omonimo film ispirato al libro. Lo stile di ripresa quasi documentaristico garantisce il trasferimento della matrice veridica del reportage nel film, che, pur adattando qualche dettaglio alle esigenze della drammaturgia cinematografica, rimane sostanzialmente fedele agli eventi. Il film, così come il libro, cerca di andare oltre la mera descrizione della performance sportiva, ponendo al centro il sistema di pressioni sociali, aspettative e frustrazioni che caratterizza il rapporto morboso tra città e squadra. Vediamo così infrangersi il sogno del quarterback James “Boobie” Miles dopo un grave incidente sul campo, seguiamo i conflitti di Billingsley col padre fallito ed ex-giocatore, sperimentiamo le pressioni sul coach Grimes (interpretato da Billy Bob Thornton) e le difficoltà di Mike che deve scegliere tra il futuro sportivo e la madre di cui occuparsi. Nel frattempo si susseguono le partite fino allo State, e inevitabilmente sarà gloria o fallimento.

LA SERIE. A Peter Berg il binomio football/middle America piace così tanto che nel 2006 fa diventare Friday Night Lights una serie. E il risultato (qua su Serialmente ce ne siamo accorti quasi subito) è strepitoso. In questa Dillon (Texas) fittizia eppure così reale, sineddoche di tutta l’America profonda nell’era Bush post 9/11, la squadra di football liceale dei Panthers diventa il pretesto per parlare di tutto, dalla guerra in Iraq alle conseguenze di Katrina, dalle dipendenze all’aborto. Abbandonando il legame con eventi reali ma riprendendo alcuni snodi del plot e lo stile fatto di riprese nervose e studiatissima fotografia, Berg e soci approfittano del mezzo seriale per approfondire e problematizzare i temi già presenti nel film: i personaggi si moltiplicano, ci si sofferma per fortuna anche su (bellissimi) personaggi femminili e il ruolo del football si stratifica, discriminante sociale dentro e fuori la scuola, miraggio di appropriazione identitaria per alcuni e di fuga dall’anonimato per altri. Difficile far capire a chi non si è mai avventurato nelle strade di Dillon cosa sono stati capaci di fare gli autori in cinque stagioni accidentate da costanti minacce di cancellazione, scioperi e passaggi salvifici da un canale all’altro (da NBC a DirectTv). Difficile trasmettere come la descrizione di un mondo così ottuso, tra preghiere e bandiere americane in ogni dove, possa rivelare una rappresentazione così realistica e coinvolgente di aspirazioni, conflitti, gioie e fallimenti di un gruppo di adolescenti nel passaggio all’età adulta, e di adulti che, come e più dei loro figli, sbagliano; difficile descrivere l’amore totale che personaggi come Matt, Tim, Tyra, e su tutti il coach Taylor (Kyle Chandler) e sua moglie Tami (Connie Britton) -le guide esistenziali che tutti avremmo voluto- sono capaci di evocare in noi spettatori. Tanto da farci esultare e piangere, spesso contemporaneamente, dopo ogni episodio, al grido di clear eyes, full heart, can’t lose.

FRIDAY NIGHT LIGHTS, IL FILM. A Odessa il football sembra l’unica via d’uscita dall’opprimente peso della provincia, ma va bene a uno su mille. L’incidente di Miles che avrà effetti su tutta la squadra dei Panthers è lo snodo narrativo principale, mentre il film scorre soffermandosi sulle situazioni familiari difficili dei giocatori, alternando scene quotidiane alle bellissime riprese delle partite che scandiscono l’anno. Il microcosmo raccontato è esclusivamente maschile (citiamo come esempio la moglie del coach, Connie Britton, che non apre bocca per più di metà film: straniante per chi ha visto la serie, dove la stessa attrice interpreta una moglie di ben altro spessore), e si focalizza prevalentemente sulla contraddizione tra la percezione cucita addosso a questi ragazzi e il fatto che sono, per l’appunto, solo ragazzi cui non viene permesso di considerare lucidamente le proprie alternative. Così l’arroganza di Boobie Miles si trasforma in disperazione e poi in salutare realismo, mentre le parole concrete e disilluse del coach (un Billy Bob Thornton stranamente paterno) rivelano le cose come stanno: “there ain’t much difference between winning and losing, except for how the outside world treats you” dice dopo una sconfitta per cui i fan lo stanno crocifiggendo. La spinosa questione razziale viene affrontata alla vigilia della finale, quando le dirigenze delle squadre (i Panthers prevalentemente bianchi, i Dallas Carter esclusivamente neri) si interrogano sul da farsi per evitare lo scontro delle tifoserie. Anche se nella maggior parte dei casi si resta impantanati nell’immobilità della provincia a fare figli, lavori poco gratificanti, e alcolizzarsi, il film ci ricorda che le possibilità sono potenzialmente infinite, come dimostra il finale che ci informa dei destini dei protagonisti. Pur non avvicinandosi al livello di profondità che caratterizzerà la serie, Friday Night Lights è un film solido, che come la fonte di partenza usa eventi strettamente contingenti per questioni che riguardano una larga fetta “invisibile” degli Stati Uniti: essendo ambientato nel 1988, l’impressione è che certe dinamiche si ripetano anno dopo anno, decennio dopo decennio. E infatti finita una stagione, i nomi sugli armadietti cambiano ma tutto ricomincia. Odessa sta lì sullo sfondo, polverosa, ad esigere i propri giovani miti da idolatrare con rabbia nella loro illusione di un futuro vincente.

EXTRA

  • Le prime sequenze di FNL serie sono simili a quelle di FNL film: le considerazioni radiofoniche sul coach e sul campionato, le carrellate sul paesaggio, l’introduzione dei personaggi, le interviste durante gli allenamenti. Sia nel film che nella serie la radio è una punteggiatura costante.
  • FNL film costò 30 milioni di dollari e ne incassò 61, un buon risultato per un film sportivo. Tra i film sul football è il terzo maggior incasso nel weekend di esordio, dopo Waterboy e Il sapore della vittoria. FNL serie non ha mai avuto grande successo di pubblico, tanto da aver rischiato la cancellazione praticamente ogni anno: si è salvata grazie alla tenacia dei fan e dell’allora presidente di NBC Ben Silvermann, grande sostenitore della serie.
  • In Italia il film è uscito direttamente in DVD nel 2005. FNL serie è passata su Fox con l’imbarazzante titolo High School Team, poi dopo un bel po’ di tempo su Joi col titolo giusto, poi su Rai 4. Inutile sottolineare come il doppiaggio possa quasi uccidere una serie del genere.
  • Oltre a Connie Britton, la moglie del coach che da bella statuina nel film diventa colonna portante nella serie, anche Brad Leland interpreta praticamente lo stesso personaggio, che nella serie viene notevolmente approfondito (prima John Aubrey, poi Buddy Garrity).
  • La colonna sonora del film è degli Explosions In The Sky, che firmano anche la sigla della serie. Da queste parti si apprezza anche la presenza di New Noise dei Refused nella scena dell’ingresso in campo per la finale, nonostante l’album che la contiene, The Shape of Punk to Come, sia uscito 10 anni dopo l’epoca degli eventi narrati.

Chiara Checcaglini

also known as JaneLane. In principio fu l'amore sconfinato per il Cinema, le immagini e l'analisi ossessiva. Poi galeotto fu Six Feet Under, e la scoperta che mille ore di una bella storia sono meglio di due. Da lì cadde nel vortice seriale, a tratti annaspando, a tratti abbandonandovisi completamente, comunque senza nessuna intenzione di uscirne.

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Commenti
20 commenti a “Doppio schermo. Friday Night Lights, dal film alla serie.”
  1. Jeanne scrive:

    Anche se FNL è bellissima per un mucchio di ragioni – già ricordate nella recensione– io che partivo prevenuta pensando al football come una roba da trogloditi l’ho trovata fantastica soprattutto perchè mi ha fatto ricredere completamente. Non ho visto il film ma mi chiedo se avrebbe avuto lo stesso effetto, o se questo nn sia uno degli esempi più chiari di cosa abbia in più la forma seriale rispetto al cinema.

  2. Montu scrive:

    Come in Italia non e’ mai andato in onda l’ultima stagione??? Cmq bellissimo articolo… che serie strepitosa… mi ha fatto compagnia tutta l’estate del 2012.

  3. Namaste scrive:

    Non solo il miglior telefilm in ambito sportivo ma per quanto mi riguarda anche il miglior teen drama di sempre! Articolo apprezzatissimo che per quelli che come me l’anno particolarmente amato rappresenta ovviamente un tuffo al cuore. Il film, recuperato prima di guardare la serie (ammetto con qualche anno di ritardo rispetto all’effettiva messa in onda), non mi piacque granchè, soprattutto nella parte relativa alla parte privata dei giocatori che in 120 minuti non riusciva ad andare oltre i soliti clichè (vedi padre padrone ex-giocatore fallito che sfoga le frustrazioni sul figlio). Molto più riuscita, in questo senso, la versione seriale, dove tutti i personaggi, anche quelli secondari, riusciranno, nel corso delle 5 indimenticabili stagioni (ma le prime 3 restano secondo me le migliori) a trovare il loro spazio.

    Tra gli extra non menzionati citerei solo la vittoria inaspettata di Kyle Chandler (visto di recente in “Argo”) come migliore attore protagonista drammatico agli Emmy del 2011 ed un cast di giovanissimi che, grazie a FNL, riuscirà a trovare spazio anche in altre serie-tv: Jessi Plemons/Landy Clark in “Breaking Bad”; Scott Porter/Jason Street in “The Good Wife”; Gaius Charles/Smash Williams nell’attuale nona di “Grey’s Anatomy”; Zack Gilford/Matt Saracen in “Off the Map” e “The Mob Doctor”; Minka Kelly/Lyla Garrity in “Parenthood” e “Charlies Angels 2011″; Matt Lauria/Luke Cafferty in “The Chicago Code”; la stupenda Adrianne Palicki/Tara mancata nuova “Wonder Woman” ma apprezzabilissima guest della 6×13 di “Criminal Minds” e ovviamente Taylor Kitsch/Tim Riggings che dopo il kitchissimo “John Carter” sembra ormai lanciato sul grande schermo.

  4. Namaste scrive:

    Montu ha scritto:

    Come in Italia non e’ mai andato in onda l’ultima stagione???

    Assolutamente falso. E’ andata in onda su Joy, tv terrestre a pagamento. Se poi l’aspetti in chiaro è un altro discorso…

  5. @ Namaste:
    uh, pardon, ho trovato info errate allora. correggo.

  6. FM scrive:

    Serie bellissima. Ti viene voglia di andare in America, a Dillon a conoscere il coach Taylor, sua moglie e tutti quanti, anche se sai che non esistono.

  7. Sofi scrive:

    Una delle serie che mi ha emozionato di più, musiche bellissime, personaggi così reali e poche parole ma quelle giuste, clear eyes, full heart, can’t lose.
    Anche Obama ha twittato la frase!

  8. Liliana Manzo scrive:

    Clear eyes, full heart, can’t lose.
    Aggiungo altro? No vero? Se no mi sale il piangerino.

  9. massimo alberti scrive:

    Liliana Manzo ha scritto:

    Clear eyes, full heart, can’t lose.
    Aggiungo altro? No vero? Se no mi sale il piangerino.

    A me è già salito.

  10. luis88 scrive:

    Mi confermate quindi che il coach Taylor, Tami, Matt, Julie, Tyra, Tim, Lyla, Becky etc. sono dei personaggi di fantasia e non persone vere? No, perché io ancora ho dei dubbi.
    Una delle migliori serie tv di sempre. Punto.

  11. Tsph scrive:

    massimo alberti ha scritto:

    Liliana Manzo ha scritto:

    Clear eyes, full heart, can’t lose.
    Aggiungo altro? No vero? Se no mi sale il piangerino.
    A me è già salito.

    Mi unisco.

    Anche io reputavo il football uno sport da trogloditi (come @Jeanne) ma la serie ha avuto il merito di farmelo vedere sotto una luce diversa.
    E’ uno dei miei telefilm preferiti, perchè non è banale e sa emozionare come pochi.
    E dire che all’inizio quando lo vedevo per caso su rai4 cambiavo canale! Fortunato il giorno in cui ho deciso di seguirlo!

  12. Ashja scrive:

    Namaste ha scritto:

    Non solo il miglior telefilm in ambito sportivo ma per quanto mi riguarda anche il miglior teen drama di sempre! Articolo apprezzatissimo che per quelli che come me l’anno particolarmente amato rappresenta ovviamente un tuffo al cuore. Il film, recuperato prima di guardare la serie (ammetto con qualche anno di ritardo rispetto all’effettiva messa in onda), non mi piacque granchè, soprattutto nella parte relativa alla parte privata dei giocatori che in 120 minuti non riusciva ad andare oltre i soliti clichè (vedi padre padrone ex-giocatore fallito che sfoga le frustrazioni sul figlio). Molto più riuscita, in questo senso, la versione seriale, dove tutti i personaggi, anche quelli secondari, riusciranno, nel corso delle 5 indimenticabili stagioni (ma le prime 3 restano secondo me le migliori) a trovare il loro spazio.
    Tra gli extra non menzionati citerei solo la vittoria inaspettata di Kyle Chandler (visto di recente in “Argo”) come migliore attore protagonista drammatico agli Emmy del 2011 ed un cast di giovanissimi che, grazie a FNL, riuscirà a trovare spazio anche in altre serie-tv: Jessi Plemons/Landy Clark in “Breaking Bad”; Scott Porter/Jason Street in “The Good Wife”; Gaius Charles/Smash Williams nell’attuale nona di “Grey’s Anatomy”; Zack Gilford/Matt Saracen in “Off the Map” e “The Mob Doctor”; Minka Kelly/Lyla Garrity in “Parenthood” e “Charlies Angels 2011?; Matt Lauria/Luke Cafferty in “The Chicago Code”; la stupenda Adrianne Palicki/Tara mancata nuova “Wonder Woman” ma apprezzabilissima guest della 6×13 di “Criminal Minds” e ovviamente Taylor Kitsch/Tim Riggings che dopo il kitchissimo “John Carter” sembra ormai lanciato sul grande schermo.

    Grazie per il recap Namaste, sono rimasta stupita più volte nel corso degli anni riconoscendo il cast di FNL in giro per altre serie/film.. Aggiungo che Jessi Plemons l’ho appena visto in “The Master” (era il figlio di Philip Seymur Hoffman) e Scott Porter è il co-protagonista di “Hart Of Dixie”. Matt Lauria lavora in questa stagione di “Parenthood” e Taylor Kitsch ha fatto il grande salto con Oliver Stone nelle “Belve”.. bravi ragazzi!!!!!!!!!!!

  13. Alice Cucchetti scrive:

    Io vi dico solo che, per sopravvivere alla fine di Friday Night Lights, ogni anno a febbraio organizzo visione collettiva, in differita di un giorno, del Superbowl. Con contorno di birre, patatine, hamburger unti e bacon stips & bacon strips & bacon strips & bacon strips, e, ovviamente, rutto libero. Facciamo le cose per bene: ascoltiamo l’inno americano all’inizio, ci guardiamo l’half show in mezzo, facciamo finta di essere a Dillon, Texas.
    Texas forever!

  14. Mars scrive:

    Friday Night Lights è probabilmente la serie che mi ha coinvolto di più emotivamente!
    Ho amato ogni secondo, mi mancano tutti da morire.
    Clear eyes, full hearts. CAN’T LOSE!
    Texas forever!

  15. Leonardo scrive:

    Penso che ciò che tende a trarre in inganno noi ignoranti del football sia la plateale spettacolarità dell’aspetto fisico e violento del gioco (immediatamente riconoscibile da chi accende il televisore e si sintonizza su un canale che trasmette una partita) che ne mette in ombra la natura profondamente tattica (che è preponderante). Direi quindi che si tratta di un pregiudizio comprensibile che svanisce non appena si acquisisce maggiore familiarità con questo sport; la serie riesce a rendere perfettamente la natura tattica del football anche perché spesso ci permette di sederci in panchina assieme al coach e di condividerne le scelte di allenatore.

    Per il resto posso solo dire che Friday Night Lights mi manca profondamente e che, ancora di più, mi mancano le emozioni che ricordo di aver provato durante la visione della prima stagione (recuperata in pochi giorni mentre era in trasmissione la seconda). Tim Riggins che tamburella nervosamente col piede, sopraffatto dalla tensione nell’attesa dell’inizio di una stagione che cambierà per sempre le vite di tante persone, è un’immagine che si è ormai scolpita nella mia memoria visuale.
    Concordo con Namaste sul fatto che le prime tre stagioni siano le migliori, soprattutto la prima e, in misura minore, la terza, ma non dimenticherò mai la strepitosa interpretazione di Zack Gilford nel 5° episodio della quarta (“The Son”).

    Un plauso all’adattatore che ha optato per la scelta del titolo High School Team per la versione italiana. Insieme a quelli di Un Bacio Romantico (My Blueberry Nights di Wong Kar-Wai) e Se Mi Lasci Ti Cancello (Eternal Sunshine of The Spotless Mind di Michel Gondry) rappresenta un caso da manuale di cosa succede quando il marketing e il disprezzo per il pubblico ti danno al cervello… un perfetto esempio da non seguire.

  16. JustStoned scrive:

    Impressionante la serie tv, ma bello anche il film; tra le altre differenze è smash a rompersi e non jason e billy è il padre e non il fratello di tim; cmq sicuramente più attendibile il film, dove i ragazzi che portano i panthers allo state sono nel loro senior year e non sophomore come nella serie tv (e lo vincono anche!).

  17. Matteo Zardini scrive:

    Seguo assiduamente ma raramento commento su Serialmente. Ma non potevo esimermi dal commentare questo bellissimo articolo. Ormai da anni cerco di far guardare questa serie a chiunque, perchè ho amato profondamente e visceralmente tutti i personaggi che si sono susseguiti nel corso delle 5 stagioni, una più bella dell’altra (escludendo la seconda). La naturalezza con cui i personaggi sono cresciuti nel corso degli anni, la nascita e la fine di amori e relazioni, mai forzate da esigenze di trama, hanno reso questa serie, per me, unica nel suo genere.

    Da sportivo e atleta non ho potuto non condividere i momenti di sofferenza e di tensione nel pre-match, l’adrenalina in campo, la gioia nella vittoria e il guardarsi in faccia dopo una sconfitta. Questo telefilm l’ha raccontato come in pochissimi hanno saputo fare.

    Un’ultima parola sulle musiche: io non riesco, e non voglio, togliermi dalla testa quella che forse la canzone più rappresentativa del telefilm, Devil town.

    Non c’è altro da dire, solo guardarsi negli occhi e gridare forte Clear eyes, full hearts. CAN’T LOSE!

    So, maybe one day we’ll live large in Texas.

  18. dielle scrive:

    FNL è la Serie. Non è necessario aggiungere altro.
    e The Son meritava l ‘Emmy.

  19. anguria scrive:

    Ma la sigla non è degli Explosions in the Sky!

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