last resort 1x11-12

Previously on: data la difficoltà nell’assicurarsi i beni di prima necessità, Chaplin è costretto ad accettare l’offerta d’aiuto della Repubblica Popolare Cinese nella persona dell’ambasciatore Zheng Li, ultimo ospite di Sainte Marina; James e Sam, in missione a Manila, Filippine, riescono a trovare e liberare Christine grazie all’aiuto di un ex-SEAL amico di James. Al momento della partenza di Christine, il gruppo viene attaccato da una squadra di mercenari attratti dalla taglia messa dal Governo USA sulla testa di Sam. Durante lo scontro a fuoco che segue, James e Sam si separano da Christine e dall’ex-SEAL, che rimangono uccisi in seguito all’esplosione del furgone di quest’ultimo; in fuga, James e Sam ritornano a Sainte Marina; in chiusura d’episodio, scopriamo che Christine non è morta, ma è stata catturata dall’ex-SEAL, ed è ancora prigioniera.

 

Damn the torpedoes

 

Distrutto dalla perdita di Christine, Sam se ne va in giro per l’isola in solitudine, con un borsone pieno di alcol (alla faccia della scarsità delle risorse e del conseguente razionamento), ubriacandosi e nuotando. Chiunque tenti di avvicinarsi, nel tentativo di aiutarlo ad affrontare il dolore ancora neonato, viene respinto con brutalità: Chaplin è costretto a sollevarlo dai suoi incarichi, e Sophie a stargli alla larga (su invito dello stesso Sam). ‘I didn’t do this, my wife didn’t die. So you can became king of this third rate banana republic’, credo si possa classificare come insubordinazione. Però non sono troppo familiare col diritto e coi termini militari.

Vagando per Sainte Marina, Sam scopre il luogo in cui i Cospiratori preparano l’ammutinamento, stanchi dell’isola e contrariati dalla bandiera cinese. Il COB è presente e, a detta degli stessi Cospiratori, è lui che chiama le giocate. Interrotti dall’inattesa visita di Sam, la priorità diventa la cattura del braccio destro di Chaplin prima che il piano venga scoperto e frustate inizino a essere distribuite. Dopo una sana scazzottata nella giungla, dentro il fango e sotto il temporale, l’XO e il COB chiamano la tregua, trovano riparo e fanno partire il dibattito. Non hanno granché di nuovo da dirsi: Chaplin è pazzo, no non lo è; Chaplin è un terrorista, no è un eroe; la mia nazione nel bene e nel male, no la mia nazione finché non si mette a nuclearizzare Paesi solo perché in tv non c’è niente di interessante. Insomma, il solito.

Una frase del COB è, però, interessante, tanto da assumere una carica rivelatrice sulla natura tematica della serie tutta: ‘never have to say what your country really means to you’. Ecco. Lo show, con i suoi personaggi e le sue storie, indaga la natura del concetto di patria e di patriottismo. Il fatto che questi concetti siano declinati in chiave stelle&strisce non può distrarre dal concetto originario, appiattendo il tutto sull’ asse con ai due estremi pro- e anti- americanismo. Che poi spiegatemi che significa essere pro o contro una nazione, una nazione intera, una nazione intera come gli USA. Son di quelle parole che per me non hanno uno straccio di significato. Tornando a noi, patria e patriottismo: credo che il coraggio della serie sia anche in questo nucleo tematico, ché non è facile trattarlo senza che arrivi quello che ti accusa di essere un nazionalista senza cervello, o quello che ti accusa di odiare l’America. Ma, in realtà, chi se ne frega dell’America.

Mi spiego: patria e patriottismo sono trattati come impulsi che generano reazioni antagoniste tra loro: patria è un’autorità da seguire (‘il mio Paese mi sta chiamando e lui non mi permette di rispondere a questa chiamata’), o un’idea da rispettare (‘non confondere il mio Paese con il suo governo’)? Il patriottismo è da intendersi come militanza zelante e aprioristica, o come tratto d’unione di una serie di valori imprescindibili che facciano da guida a chi patriota si definisce? Il saluto si fa alla bandiera, o a ciò che il simbolo della bandiera vorrebbe tradurre in un rettangolo di stoffa colorata? E queste sono domande che prescindono dal rosso, il bianco, il blu e le stelle.

Di nuovo c’è che Sam, come mai prima d’ora, cede: accetta di entrare a far parte dei Cospiratori, di rimuovere Chaplin dal comando e di porre fine a questa avventura esotica. La morte di Christine e l’attribuzione della responsabilità in merito all’accaduto fanno sentire il loro peso nella decisione, certo. Ma anche la bandiera rosso-cinese fa il suo.

My eyes are open

Certo, quando lo si sente parlare, è difficile credere che Chaplin non abbia tutto esattamente sotto controllo. Sembra sapere esattamente cosa fare per il bene suo, del suo equipaggio e degli isolani. Anche se questo significa affondare il cacciatorpediniere americano inviato a impedire l’arrivo dei soccorsi cinesi. Anche se questo significa uccidere americani. La questione viene posta per la prima volta in modo importante e, per la prima volta, per il Capitano Chaplin, la nazionalità smette di essere il limite da non superare. Marcus aveva dato l’ordine di sparare. Aveva sparato. E’ un punto di svolta nella storia di questo personaggio.

E’ Grace che contraddice l’ordine e ritarda il colpo. E’ Grace che salva la nave americana dal ridursi in relitto, e l’equipaggio dallo spappolarsi in tracce di dna. E’ il missile depotenziato da James a essere sputato dalla bocca dello USS Colorado, è il missile depotenziato da James a far ruotare di 180° il cacciatorpediniere “nemico”, rotta su salvezza.

Ma gli ordini dati restano, e quelli non eseguiti restano ancora di più. Chaplin è furioso, aggredisce Grace con una rabbia nuova, furiosa, violenta, diversa da quella dell’autorità non rispettata. Soprattutto considerando che , alla fin fine, tutto è andato per il meglio.  ’But you are sailing in some uncharted waters, and believe it or not, I did this for you’. Grace è coraggiosa, ed è nel giusto. Ma “acque sconosciute” è una locuzione estranea a Chaplin, uomo pervaso da consapevolezza, in ogni momento, in ogni situazione. Consapevole di aver sacrificato alla Marina la famiglia, consapevole delle personali priorità, consapevole dei costi di queste ultime. Ma, per la prima volta, il dubbio non è insinuato da altri, ma generato dal soggetto. Chaplin sta perdendo il contatto con se stesso e la realtà? Si sta adattando, come sostiene Sam, o sta cambiando, come sostiene il COB?

Sta di fatto che è inquietante vedere Marcus pretendere per sé quella stessa obbedienza (per non dire cecità) che lui si è rifiutato di mostrare al Presidente.

If this got me pissed off, what should it do to upstanding civil minded men, such as yourselves?

Colpo di stato negli Stati Uniti ha un retrogusto di ossimoro mica da ridere. E c’è una ragione se questo scenario è proprio del thriller politico (o del fanta-politico, vedete un po’ voi). Però, per parafrasare Kylie, sostenere e difendere l’amministrazione di Attila l’Unno non deve essere semplice, né piacevole. E se proprio si vuole un movente per passare all’azione, il filmato di Hopper dovrebbe bastare. Alti ufficiali militari, agenti dell’intelligence, alte cariche dello Stato e costruttori d’armi, tutti insieme nella stessa stanza. Insomma, gli ingredienti per un buon coup d’etat ci sono tutti.

E’ curiosa la somiglianza che tiene insieme Washington e Sainte Marina: come sull’isola si cospira, a DC si cospira. E’ da decidere se la similitudine si ferma alla corte, o investe anche il Re, la sua natura e il suo destino. Ma è simbologia evidente di come non ci sia solo un rapporto di causalità tra Washington e Sainte Marina, di come Chaplin e il presidente non siano solo nemici.

Tirando le somme…

L’episodio mantiene il ritmo acquisito (o ri-acquisito) a partire da Cinderella Liberty, sostenuto e piacevole. Ormai ci si avvicina alla conclusione, ed è chiaro che si vada in crescendo, tanto nel ritmo del dipanarsi dell’intreccio quanto nell’importanza degli eventi che si susseguono. Il conflitto tra superpotenze aggiunge ulteriore interesse al filone narrativo principale (quello di Sainte Marina), mentre quello (fino a ora) secondario, per minutaggio e qualità (quello di Washington), subisce una repentina accelerata, acquisendo finalmente un peso specifico e determinante all’interno dell’ecosistema della serie, diventando la parte più propriamente political-thriller dello show, e scongiurando il rischio di alienazione dello spettatore dovuto a una certa ripetitività e staticità degli eventi a Sainte Marina. Perché le cause e le conseguenze di tutto sono a Washington, perché la storia parte dal DC e si chiude al DC.

Certo, la velocità con cui gli eventi precipitano verso la conclusione può provocare una sensazione di straniamento, di troppo, troppo tardi e troppo in fretta. Ed è in questi momenti che si rimpiange il tempo perso nella parte centrale di stagione: nel modo un po’ sbrigativo in cui viene risolto il nodo di Cortez/spia CIA, nel tardivo coinvolgimento della Cina, nell’improvviso tradimento di Sam, nell’inutile ma esistente tossicodipendenza del COB, c’è fretta, fretta di dire e di finire come meglio si può.

ok

 

The pointy end of the spear

 

‘Are we really gonna do this, are we?’ – ‘Yeah, today’. Giorno di Rivoluzione a Washington, la distanza si misura in ore mentre si curano gli ultimi dettagli del piano. L’ex-Ammiraglio Shepard, con l’aiuto di Kylie, mette al corrente Marcus dell’imminente colpo di Stato, invitandolo a preparare il discorso per il ritorno a casa suo, dell’equipaggio e, soprattutto, delle testate nucleari.

Le lancette della rivoluzione hanno un’andatura incerta, però. Tra il moto rapido dell’ansia di riuscire e l’immobilità del terrore di fallire. I presagi non sono i più fausti: Forrest, incaricata di far pervenire la pendrive con dentro i panni sporchi dell’amministrazione Bolton (ma sbaglio o è la prima volta che ne sentiamo il nome?), muore nel più classico degli incidenti/omicidi. Kylie, dunque, finisce per essere l’ultima persona a parlare con Buell prima del discorso a Camere congiunte con cui lo Speaker della Camera dei Rappresentanti deporrà l’attuale presidente e assumerà il controllo dell’Unione. Discorso interrotto da un sussurro, concluso da una confessione e troncato da una pallottola.

Da chi, come, quando e perché l’amministrazione Bolton sia stata salvata resta da scoprirsi. Sta di fatto che il colpo di stato è fallito, i congiurati esposti e Kylie si ritrova in macchina con suo padre, che sembra saperne sempre una più degli altri. E se c’era bisogno di confermare l’importanza dell’elemento, be’, a me sull’Air Force One non mi ci fanno salire mica.

Surrender is a choice

Naturalmente, gli eventi di Washington colpiscono Sainte Marina più forte del tornado dello scorso episodio, sbriciolando l’ultima occasione di Marcus Chaplin di tornare a casa sano e salvo, nel corpo e nella reputazione.

Nella guerra interna che spacca l’equipaggio del Colorado, Grace prende la scomoda forma dell’ago pendente tra i poli magnetici di Sam e di Marcus: cercata da entrambi, Shepard sembra puntare verso Chaplin, la voce seguendo la quale, a suo dire, affronterebbe la caduta da un dirupo. Kendal cerca di portarla a sé legittimando l’ammutinamento con citazioni codicistiche, gettando l’ombra dell’irrazionalità dietro le ultime scelte del Capitano. Ma Grace non cede. ‘I trust you, sir. With my life’, dice, sempre più simile a quel che fu Sam Kendal, XO.

Sam che sembra disposto a tendere la mano per un’ultima volta in aiuto all’amico e mentore di una vita. Chaplin chiede tempo, poche ore, il necessario perché dall’altra parte del mondo un Governo cada e un Governo nasca, il necessario per poter puntare il muso dello USS Colorado verso casa. Certo Sam ha anche altre preoccupazioni: piuttosto che lasciare il comando, nel caso in cui le cose andassero storte, a quel coglione del COB, Sam chiede l’aiuto “assicurativo” di James, consegnandogli una lista di nomi che il comando è meglio che non lo prendano mai, nemmeno se l’isola rimanesse deserta.

No, davvero, ho bisogno di parlare del COB. Il COB in questo episodio mi ha deliziato con una serie di battute una più idiota, inutile e ridicola dell’altra, roba che a confronto una action figure G.I Joe è un sofista che starei volentieri ad ascoltare. Roba che le battute dei villain dei film di Steven Seagal, a confronto, sono epifanie. Ora, va bene che deve fare da nemico dentro le porte, però cerchiamo di non trasformarlo nello stereotipo che tutti ci aspettavamo fosse.

So what now, Captain?

E alla fine la resa dei conti arriva. Con il saluto militare tra il COB e il Capitano, con un brindisi e un sorriso amaro tra Sam e Marcus. I due razzi che forano il cielo sono la risposta di Grace alla chiamata alle armi di Chaplin. Nonostante tutto, quest’ultimo ha ancora con sé metà degli uomini dell’equipaggio del Colorado, e ha ancora il Colorado, e ha ancora il comando. Anders lo Stupratore permettendo.

Sam è andato all in, e ha perso tutto. In quel brindisi versato per terra c’è l’ultima goccia di amicizia, fiducia e lealtà che lo teneva legato al suo Capitano. Ora come ora è difficile prevederne il destino.

Tirando le somme…

Quello che di buono s’è detto per l’episodio precedente si può dire di questo. Non è un dettaglio, dato che la continuità è stata la principale (non l’unica) mancanza di Last Resort. E’ anche vero che, insomma, ci mancherebbe esser pigri o mediocri a un episodio dal finale di serie.

Una serie di trascuratezze, tuttavia, ci sono: come hanno fatto gli uomini del COB ad affondare la nave di rifornimenti cinese? E poi, Chaplin ha infiltrato una spia nelle fila dei Cospiratori, sa dell’ammutinamento imminente, e non si immagina che la nave cinese potrebbe essere non un obiettivo, ma l’obiettivo? E come è possibile che Anders si intrufoli nel sottomarino senza che nessuno, nessuno, lo noti? Ah, e naturalmente: avete notato come non abbia speso una sola parola per Tani, Sophie e Serrat? Ecco, non è perché avevo più urgenti affari da trattare, o perché ho la memoria che perde: è che sono la parte più inutile e noiosa dello show, quella di cui non mi potrebbe importare di meno. D’accordo, è apprezzabile il fatto di non lasciar marcire nulla di quello che si è consumato in questi dodici episodi, è apprezzabile voler concludere con tutti e per tutti (è in questa ottica che vedo anche il ritorno di Anders); ma non ci posso far nulla, proprio non mi vanno giù. Anche questa storia dei minerali preziosi: è vero, l’amo era stato lanciato diversi episodi fa, è chiaro che si era pianificata una linea narrativa incentrata su questo, è chiaro che, presto o tardi, sarebbe confluita nel racconto del conflitto tra superpotenze, aggiungendo ulteriori carte d’ostilità al già affollato tavolo di guerra. Ma, purtroppo, per questa serie le cose sono andate male. E a una settimana dalla chiusura, a interessarmi non sono, e non possono essere, i tormenti d’amore di Tani e James, di Sam e Sophie, Serrat che finisce nella friendzone e i minerali. E’ troppo tardi, mi scoccia che ci si perda anche un minuto, dietro a queste cose. Anche se capisco che tutti meritano (e pretendono) il loro spazio e il loro finale.

ok

 

Note a margine e curiosità

  • Entrambi gli episodi sono diretti da due registi importanti: da Clark Johnson il primo, da Paris Barclay il secondo.
  • Se volete saperne di più sulla frase ‘damn the torpedoes
  • Che poi, è anche il titolo di un album di Tom Petty and the Heatbreakers

 

Francesco Gerardi

Un incompreso nato a Taranto negli anni del Grunge. Crede che la migliore uscita serale immaginabile sia quella che prevede uno schermo dai 12 pollici in su davanti alla faccia per un intervallo di tempo t1 tendente all'infinito. Se proprio non si può, andiamo a sentir suonare questo o quello. Leggo in bagno.

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Commenti
8 commenti a “Last Resort – 1×11/1×12 – Damn the Torpedoes/The Pointy End of the Spear”
  1. jackson1966 scrive:

    Bellissima recensione e quoto praticamente tutto (ciò che non quoto, da romanticona e per il bel F… che l’XO è è Sophie: a me interessa la loro storia, meno del resto ma interessa). Comunque continuio a pensare che se gli si fosse stata data più fiducia la serie avrebbe avuto buone chance da giocare

  2. pemf.bolloso scrive:

    Non sono d’accordo sulla parte di Serrat e compagnia, o meglio: è vero che sono abbastanza inutili A QUESTO PUNTO dello show, ma vedendo le storie dedicate a loro non posso che pensare “chissà cosa sarebbe successo se…”. Insomma sapendo che mancano 40 minuti alla fine Serrat, Tani e Sophie non mi interessano, ma in potenza potevano essere il fulcro di storie interessanti. Ok Tani probabilmente no. E comunque è necessario che le loro storie vengano chiuse, anzi secondo me gli autori sono stati bravi a non perderci troppo tempo senza però dare l’impressione di confusione, anzi penso proprio che la storia dei minerali rari potrà risultare importante per smuovere gli equilibri nel finale.
    La parte a Washington, invece, appare troppo affrettata. Anche se sono contento dell’evoluzione fanta-politica degli ultimi episodi, infatti, non riesco a godermi bene ciò che succede perchè ho la sensazione che manchi qualcosa (sicuramente è così), che alcuni personaggi siano stati introdotti in maniera troppo brusca (Buell sicuramente non era mai comparso prima degli ultimi due episodi, ma non penso fosse mai stato nemmeno nominato) e che gli eventi abbiano subito un’accelerazione troppo repentina. Purtroppo qui non si può dare la colpa agli autori visto che hanno probabilmente condensato una storia che avrebbe avuto altrimenti da un minimo di 9 episodi (qualora avessero voluto risolverla a fine stagione) fino a un numero imprecisato di stagioni per svilupparsi al meglio.
    Peccato. Ora non mi resta che sperare in The Following.

  3. Lisa C. scrive:

    Che rimpianto, ogni volta che penso a questo show :( Ho visto proprio ieri la 1×12 e devo dire che concordo a grandi linee con quanto espresso nella recensione. Il mio entusiasmo per Last Resort è sempre a mille, resta la new entry migliore che ho visto quest’anno, resta l’unico telefilm in arrivo nella stagione 2012/2013 che davvero mi lasciava ad ogni finale di episodio col desiderio di guardare il successivo immediatamente, ma, per dire, i primi dieci minuti del penultimo episodio letteralmente buttati via per parlare delle relazioni sentimentali fra i personaggi (tra cui l’inutile Tani, una storyline che pensavo avessero chiuso rimandandola dal padre e dal fratello nell’entroterra, e invece), anche no, specie ad un solo episodio dalla fine.
    Naturalmente capisco che alcune storyline abbiano il bisogno di essere chiuse. Ad esempio quella di Serrat. Ma altre, tipo quella di Tani e quella di Sophie e Sam (che poteva benissimo concludersi col friendzoning dell’episodio 11, imho), o anche la scenetta iniziale fra Kylie e il suo tipo, voglio dire, anche no. Che palle.
    Comunque, Last Resort ha sempre un po’ peccato nel portare avanti le sottotrame romantiche (con l’unica eccezione di quella fra James e Grace, che in un contesto come questo è originalissima, e infatti era la più interessante del mucchio, nonché l’unica che spero non abbiano abbandonato), la trama principale è sempre stato il suo punto di forza assieme all’analisi delle complessità dei personaggi (meglio per alcuni – Chaplin e la splendida Grace su tutti, un po’ meno per altri – vedi Sam, o il COB, che aveva del grande potenziale, ed al quale hanno affidato un ruolo banalmente ingrato quando si sarebbe invece potuto sfruttarlo in maniera più originale).
    Io, comunque, aspetto il finale con l’hype a mille, come ho aspettato tutti gli altri episodi prima di lui, pronta a versare tutte le mie lacrime quando sarà palesemente un finale meraviglioso e il pensiero che non ne avremo più mi colpirà right in the feels X’D

  4. gigione123 scrive:

    Ciao a tutti, mi spiace della cancellazione di questa serie. Argomenti su cui fare un po’ di puntate (e stagioni) ce n’erano e concluderli così velocemnte è un vero peccato.

    Avrei una domanda da porvi, magari c’è qualcuno che può rispondermi. Il COB (chief of boat) da sky viene tradotto come nostromo, ma su wiki il nostromo è il boatswain, mentre un corrispetivo italiano per COB non c’è, leggendo mi è sembrato di capire che il cob è il nostromo di un sottomarino, mentre il boatswain è il nostromo di una nave è corretto? O esiste anche un COB per le navi e n boatswin per i sottomarini? Probabilmente in Italia non avendo più dei sottomarini operativi (almeno così mi sembra) non abbiamo i temini corrispettivi dalla lingua inglese, chi può illuminarmi?

  5. Carlo scrive:

    Avevo cominciato a seguire questo serial con molto interesse; purtroppo “si è perso per strada” diventando poco plausibile, raffazzonato, incongruente, noioso e scontato. Una seconda serie sarebbe stata un totale fallimento e non credo che questa prima stagione possa lasciare rimpianti. C’è ben altro da vedere piuttosto che perdere tempo con roba del genere. L’idea di partenza è anche originale, le ambientazioni e le scenografie degne di ogni interesse, ma la trama “fa acqua”. Gli sceneggiatori avranno pensato che, trattandosi di un sottomarino, fosse in tema……… Peccato, un’ottima idea sprecata!

  6. TheMyx scrive:

    Gente, secondo me dobbiamo tutti ricordarci che dell’ordine originale della ventina circa di episodi (non so di preciso), ora saremmo circa alla metà. Un episodio come il 112, secondo me, ci sta assolutamente come episodio di raccordo. Rallenta il ritmo ma non troppo, introducendo comunque novità importanti che, sviluppate un po’ di più (negli episodi – sigh – successivi) avrebbero potuto tirar fuori una seconda di metà di stagione anche, azzardo, ai livelli della prima.
    Purtroppo il destino infame ha voluto che questi fossero gli ultimi episodi, e la colpa è di nessuno, al massimo della ABC o del pubblico statunitense. Prepariamoci perché dalle poche righe di recap che ho letto, la prossima puntata sembra essere tutto tranne che il degno finale di serie.

    Nel frattempo, Firefly dall’alto (concettuale e spirituale) sta facendo l’occhiolino.

    EDIT: no, pardon, leggo che l’ordine effettivamente era di tredici episodi per questa stagione. In questo caso ok, direi che pur nell’ottica del proseguire per una seconda stagione, questi episodi sono molto fuori fuoco. Un senso di chiusura lo merita anche e soprattutto una stagione prima che una serie, e direi che in questo caso non ci siamo.

    Peccato comunque, nonostante i difetti evidenti la serie aveva i suoi spunti originali e poteva svilupparsi bene.

  7. Ezechiele scrive:

    In attesa della rece dell’ultima puntata posso dire che questa serie l’ho gradita… certo il mega comprining dovuto alla chiusura anticipata ha resto il tutto strizzato, ma tutto sommato il finale mi è piaciuto… in linea con la traccia del pilot. non vado oltre per non spoilerare… mi spiace che sia finita ma forse neanche tanto.

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