enlightened

Ci sono protagonisti in cui non è necessario identificarsi per sentirsi coinvolti dai sentimenti che esprimono e raccontano. Ci sono protagonisti, se è per questo, che non è necessario amare per comprendere ciò che hanno da dire. È il caso di Hannah in Girls, che tanto fa discutere, ed è il caso di Amy in Enlightened, serie forse più di nicchia e con meno apparenti pretese generazionali, ma ugualmente difficile da mandare giù.

Il mio rapporto con la comedy che fa piangere, dove “comedy” sta solo a rappresentare una durata minore e una certa percentuale di situazioni paradossali che si collocano ai confini con la satira, è iniziato dall’amore per Mike White. Mike White, che forse conoscete “solo” come brillante sceneggiatore nonché interprete, qui, del timido Tyler, ha avuto una storia personale complicata, venata dal conflitto tra identità e fede. È il figlio di una famiglia cristiana ultraconservatrice: il padre, Mel White, pastore evangelico e ghostwriter di un noto predicatore, si allontana da moglie e dai due figli per vivere col suo partner. Fa coming out pubblico con l’autobiografia Stranger at the Gate, del 1994, e diventa un attivista arrivando, negli anni, ad affermarsi come pilastro per la comunità LGBT che cerca un riconoscimento all’interno delle chiese cristiane. Mike White è cresciuto così, scoprendosi gay anche lui e riconciliandosi col padre solo da adulto. Per la cronaca: hanno partecipato insieme a due stagioni di The Amazing Race, sono persone adorabili.

È forse conoscendo i trascorsi di chi questa serie l’ha pensata, scritta e girata che mi avvicino a Enlightened con una sensibilità diversa. L’anno scorso la prima stagione mi ha distrutta, uscivo dalla visione di ogni episodio convinta di aver pianto tutte le mie lacrime: non ho difficoltà a dire, però, che questa premiere è stata al di sotto delle aspettative.

Enlightened, come molte serie “d’autore”, si sviluppa su due binari: storia e sensazioni. In qualche modo, trattandosi di una serie che parla delle possibilità di trasformazione dell’io, il secondo binario è sempre superiore al primo. Questo è stato un episodio in cui ha comandato il primo: Amy decide di prendere in mano la situazione e, sapendo che chiuderanno la sua divisione a breve, contatta un giornalista interessato alle cause etiche per denunciare le malefatte di Abadon. L’intero episodio è monopolizzato dalla trama, dal momento in cui Amy convince un rassegnato Tyler ad affiancarla alla dichiarazione di interesse del giornalista, purché si possa trovare dell’altro materiale, passando per il momento del passaggio delle carte.

Tutto ciò che emerge a livello di sensazioni – e non è poco, ma solo in percentuale minore rispetto ad altri eccellenti episodi – è lo sconfinato egoismo di Amy. È convinta di fare del bene, ma ciò che sta cercando è la vendetta personale: pur con tutto il suo percorso di cambiamento spirituale, resta umanamente ancorata alla semplice logica secondo cui le persone che le hanno fatto male devono pagare. Poco importa se, nel tentativo, passa come una schiacciasassi su quelle che possono essere le esitazioni di Tyler, il suo comprensibile desiderio di restare una formichina nel formicaio. È indubbio che la causa sia giusta, come è indubbio che tante persone, spesso, non abbiano le voglie o le energie di seguire una causa, che spetti a loro decidere se tenersi il loro loculo di depressione faticosamente guadagnato.

Molti grandi cambiamenti partono dall’idealismo presunto di grandi egoisti. Ed Enlightened, con questa nuova partenza, vuole dare il via a una stagione che parla di cambiamento e di movimento, lasciandosi forse alle spalle la stasi della stagione precedente. Nel farlo ci racconta frammenti di noi stessi, di come ci muoviamo, abbozzando una pretesa di senso dell’orientamento, in un mondo su cui sappiamo di non avere alcun controllo.

Non è una serie fortissima sugli inizi, ma sa tracciare un viaggio che non ho intenzione di perdermi.

Ok.
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Chiara Lino

Ero Bab, poi ho cambiato idea. Nervosa, indisponente e spesso gratuitamente crudele, ama la fotografia e la tortura psicologica. Ah, e gli elefanti. Adesso scrivo anche qui, sempre di tv americana ma in un modo un po' diverso.

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Commenti
8 commenti a “Enlightened – 2×01 – The Key”
  1. AryaSnow scrive:

    Concordo abbastanza con gli ultimi paragrafi della recensione, però invece io questa premiere l’ho trovata proprio bellissima, da fuck yeah.
    Per quanto mi riguarda, densa di fatti e di sensazioni legate a quei fatti.

    5/5

  2. Concordo in tutto e per tutto con Chiara. Episodio troppo plot driven, ma non si poteva davvero fare altrimenti considerando la svolta e le nuove informazioni di digerire. Ma sulla scena finale, quel confronto finale tra Amy e Tyler, la puntata decolla e ci trafigge il cuore come sa fare.

  3. Dextha scrive:

    Anch’io come AryaSnow protendo per il fuck yeah (non 5/5, ma minimo 4/5) e come Giovanni credo fosse impossibile ripartire in maniera meno “plot driven”. Anzi, fortunatamente è stato reso tutto in maniera molto intimista, con pochi personaggi al centro della scena (Tyler, Amy e il giornalista). Monologhi e confronti sempre molto riusciti e toccanti. Mi sa che ci aspetta un’altra stagione fantastica.

    P.S. ADORO la madre di Amy.

  4. aleale scrive:

    ho aspettato tanto il suo ritorno, tanto che ieri, nella scena in cui è andata via la luce, non sono riuscita ad andare avanti, tanta era l’ansia.
    ho ripreso oggi e concordo con chi ritiene l’episodio non al massimo, ma appena sotto. meglio così, c’è sempre spazio e tempo per migliorare, no?
    amy è stramaledettamente egoista, lasciando tyler in auto da solo per avere una chance personale col giornalista!
    poi secondo me inventa la storia della corruzione per far cedere tyler, noi non sentiamo il giornalista dirlo.
    bella come sempre la scena finale.
    mike white, al di là della storia personale (non la sapevo fino ad ora), è veramente bravo.

  5. Boss scrive:

    Aspettavo con ansia il ritorno di Enlightened, dopo vermi colpito durante la prima stagione con la sua aurea particolarissima.
    Sono rimasto pienamente soddisfatto. La leggiadria con cui mette in piedi questo “Pilot 2.0″ è sublime, il tutto accompagnato da una fotografia di altissimo livello. Dialoghi che lasciano sempre il segno, con il tono agrodolce tipico della serie. Tyler non fiorisce mai, sfoderando un potenziale narrativo impressionante a causa della sua staticità. Mai un personaggio fuori ruolo e solo io so quanto mi sono mancati i weirdos di Cogentiva (il capo è uno dei miei idoli di sempre).

    Grazie Chiara per la storia di Mike White, anche se mi costringi a recuperare le stagioni di The Amazing Race che lo vedono protagonista *_*

  6. Giuppy scrive:

    Splendida recensione, concordo con tutto. Grazie per il backstory su Mike White, non sapevo nulla di tutto ciò.
    Splendida recensione, concordo con tutto. Grazie per il backstory su Mike White, non sapevo nulla di tutto ciò.
    Ho trovato questa season premiere un pelino inferiore al scorsa stagione per via dello screen time forse un pò troppo legato alla plot dello show. Se la parte legata all’IO dei personaggi non fosse stata messa così in disparte per poi essere rispresa come sempre in modo elegante e magistrale a fine episodio ne sarebbe venuto fuori qualcosa di perfetto. Il confronto Amy/Tyler è stato qualcosa di sublime, tristissimo e profondamente sentito, i due attori sono dei mostri di bravura, la semplicità e naturalezza con cui mettono in scena questi due personaggi, annullati e denigrati dalla società convenzionale in cui si trovano; credo che riescano a trasmettere questa triste condizione anche allo spettatore in modo eccellente. Secondo me, un’altra delle tante cose positivissime di questo show è il fatto che i personaggi crescono e decrescono in modo non necessariamente negativo, prendiamo Amy ad esempio… lei cerca di buttare giù Abadoonn e per fare ciò sfrutta ogni occasione utile le capiti davanti, un esempio è Mike che, nonostante tutto sembra utilizzi come taxi per poi farlo aspettare in macchina così da poter darsi una chance con il giornalista; in un certo senso anche lei mostra una velata condizione di egoismo. Tutto ciò che sta cercando di fare ha come fine ultimo sconfiggere la società in cui lavora e farla pagare a tutte quelle persone che hanno provocato danni morali per non citare quelli economici, a lei e tantissimi altri. Probabilmente si tratta di un’egoismo inconscio, anzi, sicuramente, ma di fondo è presente. Trovo quest’aspetto interessantissimo, rimescolare le carte mettendo i personaggi sotto un fascio di luce (non troppo forte) differente così da fargli assumere molteplici e valori.
    C’è da dire che anche a livello tecnico si mantiene un prodotto di qualità elevatissima, la fotografia/regia e la colonna sonora sono sempre notevolissime. Tra l’altro, sono perfette se consideriamo che i personaggi in scena sono davvero pochi e il tutto risulta tremendamente familiare, intimo.
    Ho amato la scena in cui Diggle passa con il cappuccino e Amy, per non farsi sgamare gli dice qualcosa tipo: “Hey, yoummy” XD.
    Ps. La madre resta sempre una personaggio di supporto perfetto.
    <3

  7. Milo scrive:

    quoto in toto quanto sopra. amy, con la sua disperata voglia di far la cosa giusta, si comporta esattamente come la abadon, ferendo e sfruttando chi le sta attorno. tyler, dal canto suo, si lascia sfruttare, totalmente incapace di prendere le redini della propria esistenza.
    finale di puntata veramente intenso.

  8. genio in bottiglia scrive:

    Mi pare naturale il fatto che in questa stagione si sia scelto di ancorare la serie ad un plot più solido, perché la prima era soprattutto servita a introdurre il personaggio, ma ora lasciarci soli in balia dell’egoismo di Amy rischierebbe di non farci raggiungere la conclusione (o almeno a molti di noi). Quanto ai personaggi sgradevoli delle serie tv, per me lei batte tutti di numerose lunghezze! Più che altro, il rischio è che gli autori la appiattiscano sull’egoismo, perché altro che enlightened, io l’ho trovata peggiorata. Comunque, complimenti per la recensione.

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