Sad karaoke is sad. Sul serio, anche a pensarci bene, mi vengono in mente pochissime cose più tristi di un karaoke triste. E questa prima puntata della seconda stagione di Girls è un karaoke triste.
Inutile girarci attorno, Girls è una serie odiosa, popolata di personaggi odiosi, con una protagonista (sempre più) odiosa. Scritta, diretta, interpretata da un’autrice che rende difficilissimo tracciare i confini tra la sua persona e il suo personaggio. Può vantare una serie infinita di detrattori – critici televisivi affermati e “persone qualunque” sull’Internet: ecco un bel video che riassume efficacemente l’argomento. Per quanto mi riguarda (e per dirla come Leonardo Di Caprio in Django Unchained) la serie ha destato la mia curiosità in una delle prime scene del pilot – quella in cui i genitori di Hannah le tagliano i fondi e per un attimo, un brevissimo attimo, mi sono sentita completamente solidale con Hannah, per poi accorgermi di essere anch’io una persona orribile – e ha poi definitivamente conquistato la mia attenzione più o meno a metà prima stagione, quando, dopo aver ritenuto Adam un vero bastardo per molti episodi, ci siamo tutti resi conto che la vera stronza era proprio Hannah.
Questa seconda stagione inizia qualche tempo dopo la fine della prima, anche se non ci è dato esattamente capire quanto. Suppergiù direi qualche settimana: Adam ha ancora la gamba ingessata per le conseguenze dell’incidente, Jessa torna dal viaggio di nozze, Shoshanna è stata mollata da Ray poco dopo avergli “donato” la sua verginità. Hannah vive con Elijah, frequenta Donald Glover (e questo sì che scatena la mia invidia, altro che le accuse di nepotismo!) e fa da infermiera ad Adam. Marnie è la più sfigata di tutti.
I LOVE LIVING WITH YOU!
L’episodio si apre con una sequenza speculare a quella dell’episodio pilota: allora era Marnie a dormire nel letto di Hannah, abbracciata all’amica (ricordiamolo, perché non sopportava più il suo fidanzato Charlie), qui Hannah si sveglia insieme ad Elijah, il suo ex scopertosi gay che ha accettato di diventare suo coinquilino dopo il litigio tra Hannah e Marnie. Hannah ed Elijah non fanno che ripetersi quanto sia meraviglioso vivere insieme, aumentando di volta in volta il proprio tono di voce, in un’escalation isterica. Fingono, esattamente come fanno tutti gli altri, e la cosa più triste è che fingono anche quando non c’è nessuno sguardo esterno che potrebbe smascherarne la messa in scena. Un’ostentazione che fa eco anche nel brevissimo frammento con Jessa e Thomas John, tornati alla realtà (?) immobilizzati in una paralisi sorridente a un passo dalle lacrime. Il fulcro della puntata è la festicciola data da Hannah ed Elijah nel loro appartamento, quella con il karaoke triste di cui parlavo in apertura. Il fidanzato ubriaco di Elijah (che, scopriamo, lo mantiene, pagandogli tutti i conti) si scaglia contro gli invitati – you know, you’re all so fucking boring! You’re all so fucking cool to do one song? – e non ha tutti i torti. Il party è una di quelle tipiche occasioni in cui un gruppo di sconosciuti si riunisce in una stanza, ognuno impegnato a tenere in piedi il proprio castello di “pose” e a cianciare di niente nel caso inciampi in qualcun altro. Inoltre, durante la festa si accumulano gli indizi, già percepiti nel tono fasullo delle loro conversazioni, che tra Hannah ed Elijah non ci sia una vera amicizia: Elijah rinfaccia ad Hannah di parlare troppo di Adam, e quando Hannah accompagna fuori George quest’ultimo si fa sfuggire che Elijah pensa lei sia una stronza. Per non parlare del climax imbarazzante, l’amplesso abortito tra Elijah e Marnie, triste finale nonsense di una serata squallida, e sicuramente qualcosa che farebbe molto male ad Hannah, se mai lo scoprisse.
WHEN YOU LOVE SOMEONE, YOU DON’T HAVE TO BE NICE ALL THE TIME
Le perle di saggezza di Adam sono qualcosa di irrinunciabile, anche perché spesso vengono immediatamente vanificate dal contesto. E’ vero, verissimo che, quando due persone si amano, possono deporre la sfiancante fatica delle quotidiane ipocrisie reciproche ed essere se stessi. Il problema è che il rapporto tra Adam e Hannah è lontano anni luce da una relazione matura, perché totalmente immaturi sono i due protagonisti. Hannah ha talmente poca fiducia in se stessa da non essere in grado di accettare l’affetto di qualcun altro, Adam è sicuramente più diretto e sincero, ma tanto diretto e sincero da risultare brutale e insensibile. La situazione in cui troviamo Hannah e Adam è, ancora una volta, quella di una dipendenza reciproca ma sbilanciata: Adam è “dipendente” da Hannah perché immobilizzato a letto (e perché ancora innamorato di lei), Hannah corre a ogni suo richiamo perché, dice, si sente in colpa (e forse perché è ancora innamorata di lui). Lui la tratta male, lei sta zitta, fino a quando non sbotta inappropriatamente dicendo cose palesemente false (“ho provato a preoccuparmi per gli altri”, sì, certo) o insensatamente egoiste (“I feel what I feel when I feel it”).
E a proposito di “essere carini tutto il tempo”, Charlie rimette in scena passo passo con la sua nuova fiamma tutti quei comportamenti che avevano annichilito la relazione con Marnie. E’ premuroso, gentile, asfissiante, e Audrey evidentemente già non ne può più. Di contro, Marnie osserva con una punta di invidia (oppure è solo solitudine?) qualcosa che, quando ci era dentro, non poteva sopportare. Chi ha i denti non ha il pane, e chi ha il pane non ha i denti, direbbe la saggezza banale delle nonne.
DON’T SAY FIRED: YOU’RE TRANSITIONING
Okay, Marnie è probabilmente il personaggio più bistrattato di tutto l’episodio (e ce ne vuole). La più canonicamente bella della compagnia viene licenziata, strapazzata dalla madre, finisce a cercare di fare sesso con l’ex fidanzato gay della sua migliore amica, si rifugia a dormire da Charlie in una scena talmente adolescenziale da richiamare le prime puntate di Dawson’s Creek. Per inciso, Marnie è anche protagonista di due sequenze che porterei ad esempio quando ci si chiede dove stia il versante comedy di una serie come Girls. Non si ride mai sguaiatamente, in Girls, al massimo sfugge un ghigno a denti stretti: è una comicità amarissima fatta di straniamento e di una scintilla di verità. La madre che va a letto con un giovane cameriere, che vuole fare “l’amica”, che redarguisce la figlia perché troppo magra è sicuramente macchiettistica, così come la proprietaria della galleria d’arte svampita e insensibile, che licenzia Marnie invece del fantomatico Julian perché “I fucked Julian. He can sue me”. Io non so se qualcuno di voi si sia mai trovato in situazioni simili, io personalmente (e purtroppo) sì. E l’amarezza di fondo non è solo nel realismo (per quanto esasperato) della situazione, quanto nell’accettazione passiva della situazione medesima. L’abbiamo ripetuto alla nausea, Girls rappresenta delle persone incapaci di reagire. E’ questo quello che ci fa infuriare, è frustrante e nauseante. E’ la stessa sensazione che provo io ogni volta che consegno un articolo non pagato, la stessa che provo quando, la volta seguente, mi rimetto al pc a scrivere.
I DON’T WANNA DATE YOU EITHER BECAUSE I WANNA ONLY DATE PEOPLE WHO WANNA DATE ME BECAUSE THAT IS CALLED SELF RESPECT
Trovo interessante che, in una serie in cui di ogni personaggio vengono illuminate impietosamente le ipocrisie, la protagonista “migliore” sia quella che parla per frasi fatte e che vive come se fosse perennemente in uno status di Facebook. Shoshanna è sempre stato l’alleggerimento comico, ma anche, indubbiamente, uno dei personaggi più amati. Mentre tutti compiono sforzi stratosferici e quotidiani per essere originali (l’hipsterismo che tanto si rimprovera alla serie), lei non si rende nemmeno conto di aderire a tutta una serie di modelli prestabiliti e anzi trova in questi standard la forza e gli appigli per non affondare in un’inconcludente mediocrità. E’ paradossale, e dannatamente tenera, come rimarca Ray durante il dialogo che porterà al loro riavvicinamento. Sola e ignorata da tutti quando viene il turno del suo karaoke triste, buffa con il suo minuscolo cappellino piumato mentre finge di fare la dj con un bicchiere di carta sull’orecchio, è probabilmente l’unica persona della combriccola con cui non ci farebbe schifo passare del tempo. Anche solo per assistere a scambi di battute esilaranti, come quando Elijah le chiede se la manca il suo imene: “I wouldn’t say that I miss it, I would just say it kinda feel like there’s something missing”. Oppure quando proclama il suo personale inno femminista “I may be defloured, but I’m not devalued”. Insomma: facebook status is the new banale saggezza delle nonne. Go, girl.
I CAME. YOU CAME HARD. WE ALL LAUGHED.
L’avrete capito se siete arrivati fin qui. Io sono una di quelle a cui piace Girls, anche se “piacere” non è la parola giusta. Non penso (e credo non lo pensi nemmeno Lena Dunham) che sia la rappresentazione di una generazione (per altro, avendo io qualche anno di più, sarei pure fuori target), ma ci ritrovo spesso dentro qualcosa di me, qualcosa dei tempi in cui vivo. Girls è una serie che mi parla direttamente, e credo sia una delle ragioni del suo successo, soprattutto di critica. Un’altra delle ragioni del suo successo è ovviamente l’imbarazzante fisicità messa in scena: il corpo di Lena Dunham è un elemento di rottura della norma, e ci infastidisce perché non siamo abituati a vederlo in un contesto televisivo in cui l’estetica (non solo femminile) è aderente a un canone intoccabile. Così come esaspera i difetti del carattere del suo alter ego (che, possiamo immaginarlo, sono probabilmente i suoi), Dunham offre la sua corporeità ai riflettori, volutamente “peggiorata”, sfacciatamente normale, banalmente squallida. Sono convinta che tutto ciò che a molti non piace in Girls, venga inevitabilmente amplificato dal fastidio profondo provocato da questa sua messa a nudo. Si può dire che non sia abbastanza per fare di lei una brava autrice, ma io apprezzo chi cerca di sfidare il mio sguardo, smuovendomi qualcosa d’inconscio.
Lena Dunham è un’esordiente (sì, nonostante Tiny Furniture e tutto il resto), scrive di ciò che conosce (quindi di un’elite privilegiata) e Girls è pieno di difetti: spesso sembra non arrivare al punto, si arrotola su se stesso, i personaggi che non sono Hannah sono molto più abbozzati di lei e sembrano quasi il riflesso di altre sfumature di Lena Dunham stessa invece che caratteri definiti. A giudicare da alcune recensioni americane scritte da chi ha visto i primi quattro episodi, pare che nella prima parte della seconda annata Lena Dunham cerchi di rispondere a tutte le critiche che le sono state mosse l’anno scorso (razzismo, sessismo, narcisismo, hipsterismo), e questo, in linea di principio, è probabilmente uno sbaglio. In questo episodio ci sono fin troppe cose: l’ansia da premiere di far vedere a che punto sono tutti, e un’insistenza sulle coppie che scoppiano e si riaccoppiano come unico puntello narrativo, necessario a non far sfilacciare il tutto. Ma se quest’inizio di stagione sembra, a livello contenutistico, tornare quasi al punto di partenza, di mezzo c’è stata una prima annata in cui i personaggi sono, in qualche modo, cambiati. E dunque, è tutto molto più triste, proprio come un karaoke triste: Hannah si presenta da Sandy nel cuore della notte, ripetendo gli errori relazionali che si era ripromessa di non fare; Marnie ritorna da Charlie, chiedendogli di dormire abbracciata a lui; Jessa continua a correre follemente pur di non fermarsi; Shoshanna si rimette con Ray, nonostante i proclami d’indipendenza. Ognuno canta le sue canzoni, tristi o allegre che siano, in una replica imperfetta e scadente dell’originale cui aspirano, con la segreta speranza di essere apprezzati, o anche solo notati, da qualcuno. E’ triste, squallido, fastidioso, antinarrativo, sicuramente ombelicale. Ma io, personalmente, ci vedo anche qualcosa di vero, e Girls mi piace per questo.

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È una cosa che ho pensato solo io, oppure qualcun altro ha pensato a una doppia interpretazione di You wanted this so bad, and now you’re getting it. nella scena della sveltina tra Hannah e Sandy? Giusto per rispondere alle accuse di razzismo, sapete.
Ad ogni modo, premiere tranquilla. Succede decisamente troppo, ma ho come l’impressione che quest’anno il rischio di svaccamento (ciao, italiano) sia davvero dietro l’angolo. Tuttavia, voglio rimanere ottimista. E voglio vedere Patrick Wilson.
Io non credo che Lena Dunham, come si era scritto su queste pagine in occasione del season finale, abbia commesso degli sbagli perché troppo giovane( anche lo scivolone più grosso, l’espediente del matrimonio, io lo interpreto piuttosto come un volersi adeguare a certi standard). Io credo semplicemente che queste debolezze a livello narrativo siano esattamente la cifra stilistica di Girls e in quanto tali io le considero al contrario dei punti di forza. Abbiamo visto mille volte serie ben fatte, ben costruite, che raccontano una storia con ritmi e tempi ben calibrati e studiati…. ma quante volte vi è sembrato mancasse qualcosa? che non vossero “vere”? Sì, certe volte Girls si accartoccia su se stesso, ma gli ultimi minuti dell’episodio, con Hanna e Marnie che ripetono sistematicamente i loro errori, io li ho trovati incredibilmente onesti. Non sarà la scelta più giusta in termini narrativi, ma quanto è sincera? Hanna non è certo il personaggio che tutti noi vorremmo essere, ma forse è il personaggio che molti di noi sono. Non faremo “investimenti passionali” sul cast di Girls, ma forse è proprio questa la sua bellezza. E chissà, magari andrà davvero in vacca in breve tempo, un progetto del genere è difficile da portare avanti. Ma lo sguardo autoironico di Girls, la sua prospettiva auto-massacrante è qualcosa che ho cercato invano per anni in mille altre serie e che ho trovato, in misura e con modalità diverse, soltanto in Community. Il fatto che Donald Glover abbia fatto la sua apparizione anche qui per me è un piccolo segno del destino (oltre al fatto che Dan Harmon ami Girls, of course) e io mi sento pienamente soddisfatta da questo inizio di stagione. Ho gli occhi a cuoricino.
D’accordo con Giulio. Premiere tranquilla, qualche spunto comico, qualche spunto drammatico, qualche spunto grottesco, un po’ di noia (alla fine, l’episodio parla di coppie che si riaccoppiano e/o scoppiano), un po’ d’esagerazione, un po’ di banalità (la mamma cougar/queen bitch di Marnie). Insomma, nella media dell’anno scorso. Vedremo.
Recensione proprio bella, complimenti.
Complimenti, Alice, alla faccia della completezza!
Qualcuno sa dirmi che pezzo sia quello che si sente alla fine, quando Hannah entra nell’appartamento di Donald Glover? Inizia con un pianoforte e poi si aggiungono gli altri strumenti…
@ Antonio Varriale:
http://www.tunefind.com/show/girls/season-2/13315
qui è dove si trovano la maggior parte dei brani dei telefilm che guardiamo. non ho ancora verificato qual è quello che cerchi.
bella recensione. hai detto quello che penso io e che ho cercato di far capire (come sempre in malo modo) sulla rubrica dei golden globes.
personalmente non mi identifico con alcuna delle girls, a causa del vissuto completamente diverso e anche della grande differenza anagrafica, ma mi godo lo stesso lo spettacolo, rido a denti stretti anch’io (anche se ogni tanto mi servirebbe una risata un po’ più sguaiata, ma per questo ho altri metodi) e più di una volta sono spinta a riflettere.
poi si sa che da un pensiero ne scaturisce un altro e così via.
sono contenta che siano tornate.
Non credo sia capitato più di due volte da quando ho iniziato a postare commenti qui su Serialmente, ma questa è una di quelle occasioni: l’opinione che il recensore ha di questa serie è totalmente speculare alla mia (espressa proprio in questi ultimi giorni su questo sito nella discussione sui Golden Globes winners). Davvero accattivante, inoltre, la recensione, in grado allo stesso tempo di mettere in mostra con semplicità e i punti di forza e i punti deboli di un prodotto che, per come è realizzato e, ancora di più per ciò che descrive, o lo si “odia” o lo sia odia. Io sono tra quelli che lo “odiano”.
Splendida recensione, mi ci ritrovo un sacco (a parte il fatto che avrei l’età delle protagoniste), complimenti!
Non entro nel merito dell’episodio e della serie che ho abbandonato per ormai superato limite di svaccamento (per me italianissimo! Parlando di serie-tv, rende bene l’idea).
Approfitterei solo, in modo spudorato, dello spazio per fare i complimenti alla Cucchetti per la puntualità e competenza dei consigli espressi nella rubrica televisiva che cura insieme a Lorenza Negri per il giornale diretto da Aldo Fittante, di cui non faccio il nome ma che tutti conoscete (vedi note dell’autrice), e che leggo con squisito piacere da 1043 settimane.
Se ti capitasse, un saluto particolare anche per il grande Andrea Fornasiero, co-autore di “Mainstream” di cui non mi perdo mai una puntata, essendo una delle poche trasmissioni che merita di essere vista in TV!
Sui buoni propositi della fiction RAI nell’articolo di questa settimana… sì… facciamo che stiamo a vedere. Intanto, fortuna che c’è Sky…
Un abbraccio!
Io adoro Girls. E ho adorato anche questa puntata. E, come se non bastasse, ho amato la recensione, che (proprio a questo servono le recensioni, quando sono belle) mi ha detto, con altre parole e probabilmente un’ampiezza analitica maggiore di quella che elargisco a me stesso, perché adoro Girls. Sempre e comunque Fuck Yeah!
riuscire ad irritare e piacere allo stesso tempo è un risultato ragguardevole. e girls lo ha ottenuto praticamente da subito. condivido la disamina. incluso il commento su donald glover.
“Così come esaspera i difetti del carattere del suo alter ego (che, possiamo immaginarlo, sono probabilmente i suoi),”
Onestamente non ho capito il motivo per il quale possiamo immaginare che i difetti caratteriali del personaggio -Hannah siano gli stessi dell’autrice Lena Dunham. Probabilmente ho male interpretato la frase.
Se devo trovare un difetto a questa puntata è il modo assurdo in cui è stata trattata la scena di sesso di Marnie. Cioè se l’attrice non vuole far vedere le tette preferisco mille volte qualche gioco strano di inquadrature piuttosto che tutte quelle mosse irreali e fintissime che distruggono tutta la messa in scena. Vorrei che non mi si ricordasse che sto guardando uno show (e quindi qualcosa di finto e costruito) e decisamente il fatto che lei cercasse in ogni modo di coprirsi me lo ricordava costantemente.
Non so se mi sono espresso bene (probabilmente no), ma dovete perdonarmi perchè il sonno incalza
Per il resto solidissimo ritorno, grande Girls
P.S. Bella recensione, complimenti all’autrice
Ok, credevo di odiare Girls, ma forse Alice hai ragione tu, la “odio” soltanto…
Bella recensione, che mi tenta quasi a farmi piacere di più la puntata… che invece ho trovato deludente.
Mi è sembrata piena zeppa di banalità (“Non cercare di essere quello che non sei”, “quello stronzo mi ha scopata e poi mi ha mollata, alla festa farò finta di non conoscerlo”, “ho avuto storie complicate e ora voglio prendermi più tempo per decidere”…), e senza cose particolarmente interessanti oltre a esse.
Sarà anche che è al 90% incentrata sulle varie coppiette, un po’ troppo numerose e tutte pressate in 30 minuti manco fosse Melrose Place. Del nuovo triangolo amoroso poi ne avrei fatto volentieri a meno.
Che poi, magari mi sono persa qualcosa, ma è mai stato detto come Hannah si procura i soldi per campare adesso?
Condivido comunque lo spirito generale della recensione per la serie nel complesso, ma l’episodio mi ha annoiata.
@ AryaSnow:
Ma è proprio il fatto che Girls attinga a piene mani agli stereotipi linguistici più in voga nella serialità e non solo che la rende così unica. Perché i personaggi, e le situazioni che attraversano, li rendono palesemente inadatti a parlare in quel modo. Metti per esempio Hannah che si ripromette di smetterla di pensare agli altri prima di andarsene da casa di Adam. E’ una banalità ma allo stesso tempo è un cortocircuito. Perché se c’è una cosa che abbiamo capito è che Hannah è fondamentalmente egoista, no? Non è che i personaggi di Girls non siano edulcorati, perché in realtà probabilmente lo sono anche. E’ che sono incapaci. E lo appaiono ancora di più perché si esprimono con stereotipi che ne rendono l’incapacità ancor più dolorosa e stridente con la realtà nella quale esistono.
Nom seguo questa serie ma ho sempre letto recensioni e commenti. L’anno scorso i commenti erano molto positivi, adesso sono arrivati i primi premi e inizia pian piano l’effetto denigratorio. Tutto nella norma insomma
AryaSnow ha scritto:
Se non sbaglio accenna al fatto di lavorare in un caffè o qualcosa del genere.
Bellissima recensione, ben più dell’episodio.
Spero davvero che non si riduca tutto ad una girandola di relazioni ed errori più o meno ripetuti. La scena di Marnie ed Elija mi è sembrata piuttosto ridondante e fuori luogo, e non nel senso buono del “disagio” riflessivo che può procurare ma perché l’ho trovata banalizzante per entrambi i personaggi: la parabola discendente di Marnie era già evidente, ed Elija è un personaggio che non riesco a inquadrare, nel senso che finora mi pare “solo” insopportabile pure lui.
Ah, non sono una sostenitrice del realismo a tutti i costi ma anch’io ho provato un certo fastidio ai tentativi plateali di Allison Williams di coprirsi le tette.
@ Chiara Checcaglini:
secondo me perchè solo la dunham può spogliarsi, ho riguardato velocemente l’episodio e nessuna, neanche nel “previously” si fa vedere spogliata.
aleale ha scritto:
Io Girls lo vedo, e mi piaciucchia pure, probabilmente per i motivi sbagliati. Alla fine, parlandone con un’amica, siamo arrivate alla conclusione che Girls è quello show dove Lena Dunham finge di scoparsi chi non può permettersi nella vita reale. Ma questo non si può dire, senza che si venga accusati di essere ossessionati dalla vuota bellezza (ma non è il peso della Dunham a farmi pensare che è un cessetto. Sono la sua voce, i suoi orridi vestiti, le sue espressioni sempre uguali). Dirò, allora, che alla fine, di Girls, mi piacciono solo i boys che, almeno loro, assomigliano ai ragazzi che conosci o di cui senti parlare dalle tue amiche. L’aridità emotiva di queste donne, descritte come in cerca di affetto in nome del sentirsi parte di una coppia e non del rapporto con la persona in sé, mi lascia perplessa e infastidita. Girls è, insomma, la serie in cui sono felice di non identificarmi in nessuno dei personaggi, ed a fine visione mi sento migliore e più pulita. Se era questo l’obiettivo, complimenti a Lena Dunham,
@ aleale:
Sì, avevo già notato la scorsa stagione che solo la Dunham si spoglia, e vabbè, scelte contrattuali evidentemente. Però finora certe scene erano state girate di conseguenza, mentre qui ho proprio percepito l’inautenticità dell’atto, perciò mi ha infastidita più del solito.
Anche un altra volta marnie fa allammore con.il reggiseno… Che solo nei film!
@ anna:
anche shoshana con il primo ragazzo
Ok,mi sono finalmente messa in pari con Girls. Complici i Golden Globes ho voluto dare un’altra chance a questa serie che, dopo i primi due episodi,avevo abbandonato. Il motivo era il fastidio/disagio che la visione mi provocava:essendo io una ragazza della stessa età delle protagoniste,pensavo di approcciarmi ad un mondo in cui sentirmi rappresentata,di incontrare personaggi in cui ritrovarmi. Purtroppo così non è stato e anzi, la generale aria di tristezza che pervadeva il tutto mi aveva fatto passare la voglia di guardarlo:perchè sentirsi dire anche da uno show televisivo che il futuro non è affatto roseo?
Poi però mi son detta che se aveva ricevuto tutta questa attenzione qualcosa di buono doveva averlo,e così ho ricominciato.
Ho percepito un miglioramento nella serie man mano che gli episodi passavano, fino alla puntata della festa (Shoshanna fatta di crack) che è stata secondo me la migliore.Inoltre l’evoluzione del personaggio di Adam mi è piaciuta tantissimo:se all’inizio speravo sarebbe scomparso dopo una puntata,in seguito ero sempre più dalla sua parte e sempre meno da quella di Hannah.
Pur con tutti i difetti che Girls indubbiamente ha, primo su tutti un pò di snobismo nei confronti “del resto del mondo”, credo che abbia tutte le carte in regola per migliorare ancora.
Questo 2×01 mi è piaciuto:forse un pò troppo “gioco delle coppie”,ma essendo una season premiere si è dovuta concentrare su tutti i personaggi e fare un pò il quadro della situazione.
Personalmente adoro Shoshanna e concordo che Hannah sia forse il personaggio più odioso,quello con cui è più difficile relazionarsi:credo però che il suo essere così autodistruttiva (il fatto che ripeta con Sandy gli stessi errori che aveva fatto con Adam) dimostrano che anche lei si stia un pò perdendo e che forse avrebbe bisogno di una guida. Sono curiosa di vedere fino a che punto si spingerà Marnie nella sua spirale discendente e che ne sarà della vita di Jessa adesso che è sposata.
Complimenti per questa bellissima recensione Alice!!
Lo ripeto anche qui: Girls mi pare sempre più in bilico tra la sincerità del racconto e l’inutile autocompiacimento di ciò che viene raccontato. Questa premiere è poi aggravata dalla pesantezza del “gioco delle coppie” di cui ci interessa fino a un certo punto (cioè molto poco). Quindi, ecco, meh.
PS
Recensione perfetta
@ aleale:
la Kirke non ha remore al riguardo (le hanno fatto un servizio fotografico mentre era incinta), penso che finora non si sia vista Jessa con le tette al vento perché le scene di sesso che l’hanno coinvolta sono state perlopiù sveltine.
Capisco i riferimenti all’autocompiacimento della Dunham, ci ho spesso pensato anche io. Però, devo dire che, in definitiva. tutto quanto viene rappresentato sembra perfettamente credibile e coerente. Salvo alcune scene di sesso davvero superflue e diverse cose che riguardano Jessa, i rapporti tra i personaggi sono sempre molto “veri”, vicini a noi in tutta la loro meschinità. Vi faccio un esempio: guardando GOT (altra serie HBO con grande quantità di scene di sesso totalmente superflue- ma l’esempio potrebbe valere per mille altre serie) ho spesso l’impressione che la sceneggiatura venga scritta con il deliberato intento di lasciare lo spettatore stordito dall’epicità di dialoghi, personaggi e situazioni. Sappiamo tutti che è quasi sempre questa “epicità” a rendere un personaggio leggendario, specie in una serie fantasy, e che il velo di paraculità che aleggia su GOT è alla fine ciò che la rende grandiosa, per cui viva GOT. Ma nella vita di tutti i giorni, questi personaggi leggendari dove sono? Il mondo reale è popolato di insicuri, di accidiosi, di falsi, di persone vuote e snob che, no, non cambiano. Ed è questa la realtà che ci mostra Girls, rischiando di risultare inadeguata rispetto ai canoni del genere e di andarsene in vacca nel breve periodo. E’ chiaramente una serie a rischio, sempre sul filo del rasoio, ma fino ad ora non mi sono mai annoiata nel guardarla. Io penso ad Hannah, quella che si sente un’artista, una scrittrice di talento e poi va a lamentarsi e/o autocelebrarsi su twitter come una qualsiasi bimbaminkia repressa. Si accusa Girls di essere un po’ troppo “hipster” e non si può negare che la serie affondi in questa subcultura, ma a me non sembra che simili atteggiamenti vengano celebrati, quanto piuttosto messi alla berlina. E’ come se la Dunham ci dicesse ” Sì, è questo il mondo a cui appartengo e che mi piace, lo capite dalla fotografia, dalla colonna sonora, da come vesto il mio personaggio e come faccio muovere gli altri. Io ci sguazzo in questo mondo MA so anche che è pieno di contraddizioni e che quelli che ne fanno parte alla fine della fiera sono dei ventenni che non sanno vivere.” Guardare Girls, quindi, è come ascoltare una canzone degli Smiths: la quintessenza dell’indie che prende per il culo se stessa. Poi, chissà, magari mi sbaglio, ma è questa la lettura che faccio della serie ed è in virtù di questa che la trovo di grande interesse.
aleale ha scritto:
grazie per il link. purtroppo tra le canzoni elencate non c’è quella cui mi riferivo. sta diventando una specie di indagine assurda scoprire che pezzo fosse.
qualcuno lo sa???? trip mode on
Bellissima recensione, riesce a esprimere proprio quello che proviamo tutti, sia quelli che odiano Girls, sia quelli che la amano (ma poi, ci sono davvero quelli che la amano?).
Anch’io, come molti, dopo le prime puntate di Girls volevo smettere: troppo hipster, personaggi troppo odiosi, presonaggi troppo glam per il tipo di serie (non Hanna, ok) e poi la protagonista parlava troppo come Woody Allen (lo fa ancora, in realtà).
Poi però, superata la prima metà, ha iniziato a diventare qualcosa di più. Non che sia piacevole, ma i personaggi sono quello che sei tu. E se non sei tu, è una tua amica.
Inoltre trovo molto ben fatti i caratteri dei personaggi maschili, che qui soffrono per amore molto più delle ragazze. Non so, sarà mia esperienza personale, ma mi è sembrato così reale.
Insomma, anche essendo un po’ più grande dell’età delle protagoniste, trovo la serie interessante e, tra l’altro, piuttosto imprevedibile, la trovo quasi iperrealista.
Bayta ha scritto:
Si chiama Hannah infatti, mica Giuseppina…
Ok, ma cio` non la rende meno sgradevole.
Il fatto che abbiano usato Regina Spektor nei (cortissimi) titoli di testa già mi aveva ben disposto rispetto all’episodio, che poi però non mi ha esattamente spazzato via. Ho l’impressione che tutte le scene migliori dell’espidoio le avessero messe nel trailer, e non c’è stata una gran sorpresa…