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Ci sono quelli che la tv è meglio del cinema, e quelli che il piccolo schermo non sarà mai come una sala con dolby surround. Quelli che hanno smesso di guardare film perché guardano troppe serie e quelli che usano ancora l’aggettivo “televisivo” come segno di disprezzo. Quelli che le serie sono il futuro e il cinema è morto, e quelli che restano scettici pure davanti a Mad Men. Ma grande e piccolo schermo sono legati a doppio filo, non solo perché sempre di audiovisivo si tratta, ma perché storie, registi e attori ormai migrano dall’uno all’altro come in un unico grande flusso. In questa nuova rubrica, gli amici di Mediacritica.it ci raccontano i film che fanno da punto di contatto: quelli da cui sono state tratte delle grandi serie e quelli che invece dalle serie sono nati. Oggi parliamo di This Is England e dei suoi sequel seriali, perché non si esce vivi dagli anni ’80 e perché “Maggie is a twat“.

 

DAL FILM ALLA SERIE

 

IL FILM. 1983. Al suono di 54-45 what’s my number dei Toots and the Maytals, sullo schermo scorrono le immagini di un’Inghilterra alle prese con un decennio contraddittorio: i Duran Duran svettano in classifica, milioni di spettatori assistono in mondovisione al matrimonio di Carlo e Diana, mentre centinaia di soldati muoiono durante la guerra delle Falkland dichiarata dalla Lady di Ferro. Uno di questi è il padre di Shaun, un ragazzino di dodici anni, solitario, ribelle, costantemente preso di mira dai compagni di scuola. In seguito ad una consueta schermaglia, il giovane incontra per caso un gruppo di skinheads più grandi di lui. I ragazzi, seppur un po’ scapestrati, lo prendono in simpatia: Shaun una volta armato di anfibi e bretelle diviene parte della gang. Il gruppo è affiatato, si beve, ci si diverte, si ascolta musica. C’è Woody (Joseph Gilgun, il Rudy di Misfits), fidanzato con Lol; c’è Milky, un rude-boy di origini giamaicane; Gadget è invece l’amico che tutti un po’ prendono per il culo; ci sono poi Smell, una new romantic che avrà una tresca con Shaun; Meggy, un quarantenne un po’ tocco, e tanti altri. Nel corso di una serata come tante, irrompe Combo (Stephen Graham, Al Capone in Boardwalk Empire), un vecchio amico del gruppo, molto più anziano, appena uscito di prigione. L’uomo ha la stoffa del leader: parla di crisi e di povertà, accenna a discorsi razzisti e sprona il gruppo ad aderire al National Front. La compagnia si divide: c’è chi, come Shaun, accoglie la proposta, e chi, come Woody e, per ovvie ragione, Milky, se ne chiama fuori. Quando quest’ultimo viene malmenato da Combo, tutto crolla: Shaun ne rimane sconvolto.

LA SERIE. Shane Meadows, regista del film, a seguito del buon successo dell’operazione, decide di realizzare, a distanza di quattro anni, due miniserie di quattro e tre episodi, utilizzando i medesimi attori. Nascono così This is England ’86 (2010) e This is England ’88 (2011). La prima delle due si concentra sui personaggi di Woody e Lol: la coppia, oramai divenuta seguace dell’ondata mod-revival, decide di sposarsi. Ma è crisi: al momento delle nozze, Woody non riesce a pronunciare il fatidico sì. Uno snodo narrativo ideale, questo, che dà l’avvio a tutta una serie di eventi catastrofici: i due vanno in crisi e l’amico Milky instaura una relazione clandestina con Lol. Quest’ultima, come se non bastasse, deve affrontare non pochi problemi famigliari col sopraggiungere del padre, fuori dalle scene da anni dopo aver abusato di lei. Frattanto, Shaun si è un po’ distaccato dagli amici, termina la scuola e lavora nel videonoleggio del pakistano Mr. Shandu. La combriccola, però, complice l’antica fiamma Smell, non si dimentica di lui e lo riaccoglie a sé. Due anni dopo, durante le feste di Natale nel 1988, Lol e Woody si sono lasciati. Lei ha avuto una figlia dalla relazione con Milky, lui ha un lavoro ben retribuito, una fidanzata morigerata e si è definitivamente separato dal gruppo. Shaun e Smell invece, oramai coppia fissa, sono in un brutto periodo: il ragazzo, attore teatrale in erba, guarda con strani occhi la compagna di corso Faye. E gli altarini non finiscono qui.

THIS IS ENGLAND. Se “cinema inglese è un ossimoro” (cfr. Truffaut), This is England non fa nulla per smentirlo. Fa molto altro però. Dentro la cornice di un prodotto fin troppo canonico, che non si preoccupa di sbandierare deliri emozionali talvolta eccessivi (arrivando, in This is England ’88, a visioni fantasmatiche), emergono una serie di tematiche assolutamente peculiari e addirittura inedite. Dal punto di vista storico e sociologico, l’operazione riesce perfettamente nel riproporre l’affresco delle subculture giovanili dell’Inghilterra degli Eighties, raccontandoci di personaggi clamorosamente coerenti con il proprio habitus. Ognuno qui condivide il medesimo spazio sociale, il medesimo disagio, la solita, vecchia, ribellione; ognuno cerca di trovare un senso al proprio malessere, un modo per potervi porre rimedio. E’ per queste ragioni che il film, ad esempio, ci mostra, con grande puntualità, il momento esatto in cui ideologie xenofobe e neonaziste intervengono all’interno di un movimento, quello degli skinheads, orgogliosamente apolitico e multiculturale (per quanto ambiguo). Per tali motivi, passati alcuni anni, la serie esibisce i protagonisti che virano, come tanti, verso un mod-revival à la Paul Weller: la cultura skin è troppo compromessa. Ma c’è tanto, tanto di più. Il fenomeno This is England è soprattutto un precisissimo lavoro sulla fidelizzazione ai personaggi. La ritualità con cui un gruppo di amici si riunisce, si disgrega, tra aggiunte e dipartite varie, rimane specchio, nostalgico, della vita di ognuno di noi, della nostra adolescenza, della nostra cricca. Il personaggio, qui estremamente vicino all’attore nella realtà, cresce, invecchia e si evolve assieme allo spettatore. E’ operazione delicata, che corrobora il parallelismo inquietante tra tempo della finzione e tempo della realtà. E anche su questo lavora This is England, sul mostrare come quel naturale divario tra storia (e a volte Storia), racconto e vita possa subire un’inesorabile riduzione, ricalcando il principio base della serialità, dichiarandone il suo statuto ontologico.

EXTRA

  • Oltre alle musiche di Ludovico Einaudi (si veda il brano Fuori dal mondo), tutta l’operazione This is England si avvale di una colonna sonora estremamente precisa dal punto di vista filologico. Dagli Smiths, con Please, please, pl­ease, let me get what i want, alla musica pop del tempo (99 Luftballons di Nena) ai pezzi cult del movimento skinhead original: lo ska-rocksteady dei Toots and the Maytals, con 54-55 what’s my number e la cover di Louie Louie, la musica nera americana, con The Dark End of the Streets di Percy Sledge, fino ad arrivare al punk inglese degli U.K. Subs con Warhead. Stranamente il versante più duro della musica skin, l’Oi!, non viene quasi menzionato (forse perché più legato alla scena dell’East End londinese): citiamo a questo proposito i Cokney Rejects, con Oi! Oi! Oi!, e i 4skin con A.C.A.B..
  • Verso la fine del film, Combo, fingendo con Milky di non essere razzista, sostiene di essere uno “Skinhead del ’69”. Tale appellativo si riferisce al movimento originario, nato verso la fine degli anni ’60, dalla costola “dura” e proletaria (e apolitica) del movimento Mod. Fu verso la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta che la politica prese piede: la destra xenofoba si appropriò del movimento e aumentarono fenomeni come quello del paki-bashing (che vediamo anche nel film). Per combattere tutto ciò, nacquero, in seguito, organizzazioni di skinheads apertamente antirazziste (la S.H.A.R.P. e la R.A.S.H.). Si veda anche, a questo proposito, il documentario Skinhead Attitude.
  • Tra un episodio e l’altro della serie, si può notare la dipartita di alcuni personaggi della gang (Pukey ad esempio). Altri, invece, cambiano rotta: Filp, in This is England ’86, non è più uno skin, ma diviene un bulletto di periferia; d’altro canto, Harvey, nel film, è il ragazzo che tormenta Shaun, durante la serie, invece, diviene parte del gruppo.
  • In This is England ’88, non compare Meggy. Il produttore Mark Herbert, in un tweet, afferma che il personaggio è morto per un malore mentre defecava, nel running plot tra le due stagioni della serie.
  • Fu parecchio difficile il casting per il ruolo di Shaun. Venne scelto Thomas Turgoose perché, essendo un ragazzo già di per sé un po’ scapestrato, pareva perfetto per la parte.
  • Il personaggio di Woody appare affetto da iperattività. E’ il reale disturbo dell’attore che lo interpreta: Joseph Gilgun.
  • È previsto un This is England ’90 : si vocifera che tratterà della cultura rave sullo sfondo dei mondiali di Italia ’90. Le lavorazioni inizieranno dopo che Shane Meadows avrà terminato il suo progetto per un documentario sugli Stone Roses.

LeoCabrini

Nato a Piacenza il 7 maggio 1985, laureato al DAMS di Bologna e iscritto al Corso di Laurea Specialistica in Cinema Televisione e Produzione Multimediale del medesimo Ateneo. Ama i Ramones, la buona cucina e, più di ogni altra cosa, leggere di cinema. Scrive su Mediacritica.it.

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Commenti
10 commenti a “Doppio schermo. This Is England/This Is England ’86 e ’88”
  1. cheye scrive:

    c’era jack o’connell a fare Pukey nel film ovvero il mitico Cook di skins!

  2. klatu scrive:

    Del film, che non era privo di icongruenze (la love story tra Shaun e la ragazza più grande era un’assurdità) ricordo però un gran “cuore” e il ragazzo interprete strepitoso: la faccia giusta al posto giusto. Della serie invece non ho visto nulla.

  3. skorpio scrive:

    (molto) meglio il film delle due miniserie: andamento troppo lento, sensazione generale che (finito il film) ci fosse poco da dire, eccessiva concentrazione sulle vicende private dei personaggi…
    e poi erano anche piuttosto deprimenti… :-)

  4. aleale scrive:

    a chi, come me, ha una certa età e in quegli anni era in piena adolescenza, compresa di sogni di fuga in inghilterra ascoltando clash, smiths, billy bragg, redskins, paul weller, gli specials, sapendo cos’era il red wedge, ricordandosi le falklands e la facciaccia della thatcher, sia il film che le due serie fanno sentire una speciale nostalgia di cose vissute e anche solo sognate; è anche una sberla in faccia perchè nei sogni dell’epoca lo squallore, così evidente ora e così ben rappresentato, non era considerato tale, ma parte del sogno e come tale accettato.

    sulla scia di quanto sopra ho trovato this is england in toto bello, emozionante e anche ben fatto. attori bravi e capaci di lasciarci ad immedesimarci in loro, specialmente lol e woody.

  5. Daniela G. scrive:

    Grazie per aver citato Paul Weller, con il quale ho una lunga storia d’amore (solo che lui non lo sa). Il film mi è piaciuto molto, come scritto nell’articolo si focalizza su quel particolare e importantissimo momento in cui una parte delle subculture giovanili virarono verso l’estremismo di destra. Ottimo cast, e come fa il pazzoide Stephen Graham pochi ci riescono. Bellissima immagine finale con la bandiera inglese gettata a mare sulle note di Please please let me get what I want, una di quelle cose che ti restano.
    la serie invece mi è piaciuta meno, pur essendo comunque qualcosa che merita di essere visto, perché per forza di cose non ha lo stesso impatto da schiaffo in faccia che ha il film.

  6. sae scrive:

    Lascio un commento anche io, magari ingenuo ma necessario in quanto 5 soli commenti non sono rappresentativi della qualità dell’opera.
    Mi è piaciuto il film e ancor di più la serie.
    Nel primo ho apprezzato molto la storia di Shaun e la voglia di essere parte di un gruppo, tipico di quella età; emblematici sono le due scene identiche nello stile ma agli antipodi nel significato: nella prima la spensieratezza di Shaun con gli amici, la seconda (rappresentata qui: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/2/2f/ThisisEngland.jpg) con il gruppo con cui si vuole sentire grande.
    E poi mi piace quando un film ricostruisce un’epoca del passato, mostrando peculiarità e cambiamenti in atto. Gli anni in cui è ambientato e la presenza di un evento storico determinante per la sorte del protagonista mi hanno fatto pensare per un attimo a Billy Elliot (con la guerra di Falkland e lo sciopero dei minatori, rispettivamente)… Non giudicatemi ;-)

    Nella serie mi è piaciuto l’approfondimento di tutti i personaggi, in particolare di LOL e Woody e, rispetto a qualche commento sopra, ho trovato che sia molto più cruda rispetto al film (la povertà, la violenza, le disillusioni…)

  7. Grimilde scrive:

    Sae sono daccordo con te. Bello il film ancor meglio le due serie in cui io ravviso un’evoluzione dei personaggi, ma anche della storia che ben racconta quegli anni. eTrepido per l’attesa di This is England 90! Cara Daniela non sei la sola per quanto riguarda Paul Weller. A me negli anni 80 piacevano assai anche gli Style Council ;)

  8. semenex.com scrive:

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  9. Xiomara scrive:

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  10. l'elisa scrive:

    sono approdata solo ora a t.i.e. e mi sono bevuta film+serie in tre giorni direttamente in inglese. Le evidenti lacune drammaturgiche sono totalmente riempite dal lavoro creativo sul set. La sceneggiatura delle singole scene (così poco credibili nella sua struttura meramente strumentale) è di per sé è largamente improvvisata e spinta non so come in non so quali meandri caratteriali di attori generosissimi, ora bruttissimi ora celestiali, e per via del genio puro di Shane Meadows finisce coll’essere devastante. Diversi i quadri memorabili ed un approdo, nella serie dell’88, vabbeh: trascendentale.
    Mi è parso un lavoro puro e debordante che mi ha fatto venire un gran caldo al petto e il bisogno di chiamare vecchi amici.
    I personaggi vengon su uno dopo l’altro: Schaun (che te lo dico a fare) e il bravissimo Combo, Woody (sono diventata dodicenne e lo amo) Lol (che te lo dico a fare) e la fichissima Smell (siamo tutti con te)
    Fai che in quel periodo abitavo la migliore delle province tondelliane e guardavo sognante ai gruppetti di dark aspettando l’autobus in stazione, a me riguardarlo in This is England mi cambia la vita.

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