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Fringe – 5×10 – Anomaly XB-6783746

Il vero contatto fra gli esseri si stabilisce solo con la presenza muta, con l’apparente non-comunicazione, con lo scambio misterioso e senza parole che assomiglia alla preghiera interiore

Emil Cioran, ‘L’inconveniente di essere nati’

 

We’re running out of time. We’ve got a world to save

L’episodio tiene in grande considerazione il tema della comunicazione e della comunicabilità. Tra Micheal, il bambino Osservatore, e il Fringe Team si frappone una parete insonorizzata che impedisce il passaggio delle molecole comunicative da un capo all’altro della conversazione (mi andava proprio di fare un po’ di techno babble). E la cosa sembra frustrare tutti, in particolar modo Walter: l’accesso di rabbia che scaglia sul bambino, e la proposta di metodi di recupero d’informazioni non proprio ortodossi (anche se questa parola fa parecchia fatica a mantenere significato quando entra in contesto Fringe) gli ridisegnano addosso, sempre più , gli abiti del Walter di Jacksonville, così pronto a “torturare” la piccola Olivia pur di ottenere un passaggio per l’Altro Lato. ‘Pezzo del mio piano’, così Walter definisce il bambino. Per fortuna, questa volta, gli obiettori di coscienza intorno allo scienziato non mancano: Olivia, Peter e Astrid, pur consapevoli dell’importanza di Michael, sono altrettanto consapevoli dell’orizzonte morale oltre il quale non sono disposti a spingersi. E insomma, è una piccola conferma dell’accento che questa stagione ha posto su questo strano miscuglio di etica, morale, valori e sentimenti che, a quanto pare, fa la differenza in ogni caso, tanto in amore quanto in guerra.

 

I’m nothing if I can’t be a resource for you

In difficoltà, i Nostri si rivolgono a Nina Sharp per un aiuto tecnologico che faciliti il contatto con il piccolo Osservatore. Uno s’immagina che, in un incubo distopico come quello che Fringe ha tentato di costruire in questa quinta stagione, le intercettazioni telefoniche siano più comuni del kebab, dato anche l’avanzatissimo know-how tecnologico degli Osservatori. E invece non è mica tanto vero. L’unità LQ-7 che Windmark e i suoi lacchè usano per risalire alla conversazione tra Nina e Olivia non è proprio il massimo dell’immediatezza e della semplicità d’uso. Insomma, se volessimo diminuire l’uso dello strumento-intercettazioni, basterebbe fornire alle Procure un kit come quello e obbligarle all’uso e nessuno ascolterebbe più nessuno in nessun caso e per nessuna ragione. Secondo me.

In ogni caso, Nina e il Fringe Team riescono a incontrarsi (ancora, c’è da chiedersi come è possibile che questo Tiranno possa permettere a dei noti Ribelli di camminare per strada senza che nessun occhio, organico o meccanico, li colga. Oh, questi passeggiano tra Osservatori e Lealisti e nessuno, NESSUNO, li nota e riconosce. MAI). In questo vecchio laboratorio della Massive Dynamics convertito a Laboratorio Ribelle, i Nostri usano un ecog (electro-cognitive translator) per tentare di tradurre gli impulsi elettromagnetici (a.k.a pensieri) generati dal cervello del soggetto di Michael in output comprensibili. Ma, a quanto pare, le vie del Bambino Osservatore sono misteriose: i suoi pensieri sembrano partoriti per Immacolata Concezione, in modi che non si riescono a comprendere con categorie ordinarie. Nina, dunque, propone un sano cambio di prospettiva: invece di comprendere, tentiamo di farci comprendere. Il tentativo è quello di ristabilire quel legame empatico che, in passato, ha permesso a Olivia di comunicare con il bambino.

 

I don’t believe you

Il punto è che, per fare quanto detto sopra, sono necessari due ecog. Mentre Nina resta a far la guardia/proteggere Michael, Walter, Peter e Olivia si dirigono verso un magazzino appartenente al Ministero della Scienza, a caccia di questi aggeggi. Non per ripetermi, ma…possibile che intorno a un edificio appartenente a un Ministero, non ci sia uno straccio di guardia o di videosorveglianza? Se non fosse per Windmark, sarebbe difficile considerare credibile (o temibile) questo Moloch Pelato che ha schiacciato l’Umanità. Fatta strada grazie all’aiuto telefonico di Astrid, i Nostri fanno il più sgradevole degli incontri: Windmark, appunto, impegnato in interrogatori per stanare la talpa rea di aver consegnato a Nina Sharp (e ai Ribelli, di conseguenza) tecnologia ministeriale. Il contatto di Nina, Hastings, non regge parecchio all’Inquisitore del Futuro: l’Osservatore scava nella mente del malcapitato come la lingua scava nel gelato intrappolato nella cialda del Cornetto Classico, facendosi strada verso la punta di cioccolato delle informazioni desiderate. Non passa parecchio tempo prima che Hastings confessi le sue colpe e la sua ammirazione per Walter, facendo saltare la copertura di Nina.

 

You…animals

Informata dell’accaduto da Olivia, Nina provvede alla sicurezza di Michael, preparandosi all’arrivo di Windmark. Il personaggio, dimenticato in questa quinta stagione dopo il protagonismo passato, si fa un bagno abbronzante nelle luci della ribalta: il monologo gelido e appassionato, e ottimamente interpretato da Blair Brown, è la parte migliore dell’episodio. Il paragone tra Osservatori e lucertole, e quindi rettili, e quindi bestie a sangue freddo, è parecchio riuscito, e l’acredine, la spietatezza e la compostezza con cui Nina lo vomita addosso a Windmark lo rende ancora più efficace. Il piccolo dettaglio da cui parte, quei pochi gradi di inclinazione del capo dovuti a un riflesso involontario e fisiologico, mostrano un approccio agli Invasori inedito per gli Invasi: definitane l’inferiorità e la bestialità, Nina li osserva in chiave “zoologica”, con la freddezza e la spietatezza dello scienziato di fronte alla cavia. E l’ambiente, un laboratorio bianco asettico arredato con cadaveri di Osservatori regalati alla scienza e alla Causa Ribelle, contribuisce non poco a creare atmosfera: è lei a dominare la scena, dall’alto di chi ne ha vissute e ne ha sapute tante, tante da avere poche, ma incrollabili, certezze. La donna si protegge come nessuno dagli utensili di tortura mentale di Windmark, come nessuno gli ribatte spezzando quella voce serpentina e, scienziata fino alla fine, applica il Rasoio di Occam alla sua stessa condizione: non può scappare, e non può resistere oltre all’interrogatorio. La soluzione più semplice le trapassa il cervello e Nina se ne va, proverbialmente, come era vissuta: da scienziata e da amica. Complimenti all’armigero lealista che si fa prendere l’arma da una vecchia in carrozzina.

I Nostri arrivano troppo tardi, e più che contemplarne il cadavere e piangerne la morte, per Nina non possono fare. Anche perché il terrore per la scomparsa di Michael non lascia granché spazio al lutto. Ma, naturalmente, potevamo pensare che anche in questo episodio gli Osservatori e i Lealisti non si facessero sfuggire un dettaglio che nemmeno l’Ispettore Gadget si farebbe sfuggire? Certo che no. Peter, infatti, riesce ad accedere ai filmati registrati dalle telecamere nel magazzino e Olivia intuisce che Michael deve trovarsi ancora nello stesso, nascosto. Così è. E gli Osservatori, capaci di comprendere il tessuto dell’universo a livelli che noi possiamo solo sognare, non hanno visto un ragazzino nascosto sotto il loro naso.

Di fronte al cadavere della sua salvatrice, Michael cede alle lacrime. Che l’anomalia di cui parla Windmark sia la sua capacità emotiva? Non che questa teoria mi ecciti troppo, eh; in diverse occasioni, l’implacabile Capitano ha mostrato rabbia, emozione arcaica e basilare. Piuttosto sentito e sincero il “you…animals” rivolto a Nina, di fronte ai cadaveri incapsulati dei suoi commilitoni. Non so quanto regga la storia degli Osservatori come esseri privi di reazioni emotive.

Recuperato l’ecog e il bambino, i nostri tornano alla base. Finalmente connessi e finalmente comunicanti, Walter e Michael si scambiano le tanto agognate informazioni riguardanti Il Piano. La prima delle quali è l’identità di Donald, il misterioso compagno-cospiratore di Walter: September con i capelli.

 

Tirando le somme…

L’episodio mi è piaciuto, soprattutto per l’addio drammatico e coerente di Nina. La scoperta dell’identità di Donald è, si spera, la prima delle tante risposte che ci saranno date in questi ultimi tre episodi, comunque un passo avanti nella narrazione orizzontale. E, bisogna dire, l’episodio scorre veloce, con un colpo di scena ottimo sotto tutti i punti di vista (il suicidio di Nina eh, non l’identità di Donald); le scene inquisitorie con Windmark protagonista, poi, sono parecchio ben riuscite, inquietanti al punto giusto (anche grazie a un buon lavoro sul sonoro di sottofondo). Per quanto questi siano dei grossi +, ho una pulce che mi sta nidificando nell’orecchio: la facilità con cui i ricercati più cercati del mondo se ne vanno in giro è, per me, fastidiosa. La cecità e l’idiozia che, a turno, Lealisti e Osservatori dimostrano è, per me, incomprensibile. In questa stagione, che pure ho trovato gradevole, un grosso fallimento è stato l’incapacità di costruire un mondo che fosse realmente distopico, opprimente, pericoloso al limite dell’invivibile. Non basta la fotografia grigia e la morte di Etta. Insomma, Ribelli che si incontrano per strada e per Ministeri, che parlano tranquilli al telefono e si trasportano in giro sacchi e valigie con su scritto SOSPETTO. E nessuno, che non sia Windmark, che li becchi mai. Temibili invasori capaci di viaggiare nello spazio-tempo e di ‘calcolare’ la traiettoria degli eventi che lo fanno solo quando conviene (quando lo può fare pure Peter, così siamo alla pari e sembra più ganzo). Una schiacciante superiorità numerica e tecnologica che sembra messa in freezer ad aspettare non capisco quale grossa occasione. Questo non mi convince, non ha proprio il sapore della dittatura totalitaria venuta dal futuro, che tutto sente e tutto vede. Di conseguenza:

ok

 

 

Digressione (inutile) a metà tra la neurologia spicciola e la filosofia spicciola

Ora, per quanto la regressione ferina causata dal progresso tecnico-scientifico non sia niente di nuovo, aggiunge un tocco di scientificità alla, già sentita e asserita, superiorità dell’Umanità in quanto portatrice sana di Amore, tema centrale di questa stagione conclusiva della serie. E’ un tema classico della fantascienza, che oltrepassa il medium di riferimento: se ne è parlato al cinema, nei libri, nei fumetti, in tv.

Ora, il discorso è antico come Stonehenge: l’essere umano ha caratteristiche proprie che gli hanno concesso di allontanarsi dal Regno Animale, giungendo fino al distacco e al dominio di quest’ultimo (so che alcuni riterranno questo ragionamento semplicistico e arrogante. Ma così è), e del Pianeta tutto. Bisogna semplicemente decidere quali siano queste caratteristiche proprie, o meglio, decidere quali caratteristiche credere siano determinanti: la superiorità umana sta nel pollice opponibile, nel fuoco, nella ruota? E’ un processo di avanzamento evoluzionistico e tecnologico? E’ la razionalità logico-matematica? E’ una questione di peso e grandezza del cervello, di campi, impulsi e frequenze? Perché in questo caso, gli Osservatori vincono perché  ‘they’re just better at math than we are’. Vincono sempre e vincono facile. E Albert Einstein sarebbe, con tutta probabilità, il Primo Osservatore.

Oppure, la superiorità umana sta in quella parte che metaforicamente è il cuore, ma che materialmente sta nel cervello? Le emozioni sono ciò che ci definiscono umani e rendono superiori? Un po’ come se fossimo imbevuti di uno Spirito Liquido che fa da conduttore a tutto ciò di cui siamo capaci, a tutto ciò che siamo, che è precedente ed è causa? Perderlo significa perdersi? E se questo è il caso, averci rinunciato e averle soppresse, le emozioni, rende gli Osservatori superiori, ma talmente mutilati da sfiorare la regressione? Più forti ma non migliori? Perché in questo caso, allora, i Nostri potrebbero avere una speranza. Anche se fondata su basi un po’ fragili, devo dire.

E non è ironico che gli Eroi della serie ci suggeriscano che a renderci umani sia proprio quel pezzo di cervello che abbiamo in comune con diversi vertebrati del Regno Animale?

Siete per il Sistema Emotivo o per il Sistema Razionale? Per il Tronco Encefalico o per i Lobi Prefrontali?

Oppure siete persone il cui cervello è sano e normale, e quindi vi state chiedendo che senso abbia fare una hit parade delle parti del proprio cervello, interrogandosi su quale ci mancherebbe di più se la perdessimo? Ché c’è una ragione se ce lo forniscono completo e già assemblato.

E io che ne so? Chiedetelo a Peter, lui c’è passato.

Francesco Gerardi

Un incompreso nato a Taranto negli anni del Grunge. Crede che la migliore uscita serale immaginabile sia quella che prevede uno schermo dai 12 pollici in su davanti alla faccia per un intervallo di tempo t1 tendente all'infinito. Se proprio non si può, andiamo a sentir suonare questo o quello. Leggo in bagno.

28 Comments

  1. Recensione ispirata, complimenti Francesco ;)

    Son d’accordo su tutto, soprattutto come dici sulla stupidità degli Osservatori mostrata in tante fasi della narrazione. Sembrano paro paro i “cattivoni” disegnati in tanti anime, dove all’inizio sembrano impossibili anche solo da graffiare, poi invece vengono gestiti male e mostrane lacune d’intelligenza praticamente in ogni scena.

    Peccato perchè sarebbe bastato fare più attenzione ai particolari…anche se da un lato mi rendo conto che le attenzioni del team di sceneggiatori siano massivamente rivolte al dipanamento finale dell’intricata storia, e quindi qualche sfumatura viene persa dal setaccio delle scelte.

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  2. Questa ultima stagione è finora un pacco colossale :)

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  3. Recensione davvero ottima, specialmente nella sua digressione finale (e nella conclusione che “ci sarà un motivo se siamo una cosa E l’altra”!). Sono d’accordo praticamente su tutto…l’episodio mi è piaciuto molto e più degli ultimi due ma a mio parere l’aver dovuto comprimere la stagione in 13 episodi non ha permesso di sviluppare le cose che sarebbero dovute essere maggiormente approfondite. Insomma, quando c’erano 23 episodi forse si andava un pò troppo a rilento ma -tolta la prima stagione- erano comunque 23 episodi che permettevano di esplorare tutto il necessario e soprattutto di approfondire tutte le psicologie dei vari personaggi…qui per alcuni versi si va troppo lenti (le vhs….boring!!!!) e per altri veloci senza senso (tutto il clamore per il PeterWithThePower….ed è finito in dieci parole di Olivia..ma suvvia :/). Sono d’accordo sulle tue osservazioni circa la poco credibilità della cattivera del cattivo-tra-i-più-cattivi e l’intero universo futuro…tuttavia sono abbastanza fiduciosa, mi aspetto comunque un finale epico!

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  4. Mi aggrego ai complimenti per il tarantino-tarantiniano (?) Gerardi che, anche con poche recensioni alle spalle, si candida a diventare una delle migliori giovani promesse di Serialmente. In un ipotetico serial award 2012 sui reviewers di questo blog, anche considerando l’ispirata e puntuale citazione che fa da intro al tema di puntata, quest’articolo meriterebbe almeno il podio. E niente, andava detto.

    Circa gli interessanti quesiti finali, che potremmo anche applicare come valido criterio di valutazione del nostro personale gradimento verso un tv-show o verso la singola puntata dello stesso, sono proprio puntate “anomale” come questa di Fringe, che mi aiutano a capire di essere diventato quel tipo di spettatore sempre più coinvolto dalla sfera emotiva dei personaggi e sempre meno interessato alla logica inconfutabile di una trama ben scritta. Forse è per questo che, pur riconoscendo ad un telefilm come “Mad Men” un’oggettiva perfezione estetica e una linearità tematica che nel panorama televisivo moderno non hanno eguali, non sono mai stato davvero irretito dai patemi interiori di Don Draper & Co, mentre non faccio fatica, per esempio, a rimanere maggiormente sopraffatto dai “meno ragionati” conflitti interni scaturiti e scaturibili tra i più pulsanti personaggi di “Breaking Bad” o della terza, appassionante, stagione del noiosissimo “Boardwalk Empire”.

    Forse col tempo, dopo che hai visto millemila e oltre telefilm, impari a goderti la puntata, la storia e i personaggi in maniera acritica, fregandotene anche di attribuirgli ad ogni costo un valore più letterale. Ecco quindi che non t’interessa più che il prodotto sia ben confezionato quanto piuttosto che sia ben evidenziato il cuore del problema. O forse capisci di essere semplicemente quel tipo di spettatore che da un telefilm non chiede altro che di essere emozionato, anche se non tutto torna. E anche nel caso di questa puntata di “Fringe” per me è stato semplicemente così.

    Tirando anch’io le somme, che nel futuro orwelliano nessuno faccia caso ai dissidenti, o che nessuno dei passanti si domandi chi sia quella biondina che compare sui poster, non è una cosa a cui ho pensato durante la puntata. Se ci penso adesso, se provo a mettermi nei panni di uno dei semplici figuranti di “Fringe”, penso che non ci penserei comunque, penso che penserei solo a farmi i fatti miei, sguardo basso, niente che possa attirare l’attenzione dei pelatoni nella mia direzione, che l’importante è tornare a casa. La facciano gli altri la resistenza, non è un problema mio. Se fossi uno dei non osservatori di “Fringe”, forse questo penserei. Ma da spettatore, come dicevo, e come mi accadeva anche con “Lost” o altri telefilm, non sono mai stato granchè interessato a questi o altri dettagli.

    M’interessava di più capire il personaggio di Nina Sharp, una che quando la vedi la prima volta pensi subito “questa è ‘na stronza. Attenta Olivia, attenti Fringe Team, che questa vi darà un fottìo di problemi”. Ma invece no, anche con poche puntate e pochi minuti a disposizione, gli Autori fanno comunque in tempo a dirci che anche una scienziata, una che ha dato la sua vita allo scienziato William Bell, e che anche in punto di morte guarda le sue cavie con aria di sfida, solo per dire loro che no, alla fine non è affato vero che la scienza o un’intelligenza superiore vincono su tutto, specie quando si commette l’errore di sottovalutare il cuore di una scienziata. Come si fa ad annientare una sparuta ed insignificante resistenza che, per avere la meglio su chi dovrebbe già aver calcolato tutto, sceglie incomprensibilmente di affidarsi alle scelte di cuore? Semplicemente non si può. Widmark è destinato a soccombere e, grazie all’inaspettato sacrificio del bellissimo personaggio di Nina, credo che adesso l’abbia capito.

    Questa quinta anomala stagione di Fringe è un atentico capolavoro.

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  5. genio in bottiglia 30 dicembre 2012 at 16:52

    Secondo me un’ottima puntata, dallo sviluppo classico, ed arricchita dalle sequenze della morte di Nina. Le critiche sulla scarsa credibilità dovuta soprattutto all’incapacità degli Osservatori sono corrette, ma non tengono conto del fatto che in una distopia del genere il potere sarebbe condannato a schiacciare i ribelli (1984 docet, troppo è lo squilibrio tra i mezzi in campo). La scelta di Peter di impiantarsi il marchingegno degli Osservatori avrebbe anche potuto garantire un vantaggio alla crew per portare magari alla vittoria dei nostri ed alla perdita definitiva dell’uomo che venne da un altro universo. Uscendosene in quella maniera appiccicaticcia, gli autori hanno scelto di puntare tutto sulla coppia di Osservatori buoni e sul cuore dei nostri. Peccato, ci saranno richieste ulteriori deroghe al buon senso e alla logica! Tra OK e Fuck Yeah!

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  6. quoto Namaste, totally. nei complimenti alla recensione, ma soprattutto nella dichiarazione di abbandono della logica che intreccia la bellezza, l’ardire, il senso della morte di Nina: lo spiazzamento dell’avversario e l’intreccio di scienziata e amica. il senso della puntata sta qui, certo sacrificata Etta, viene sacrificata anche Nina…lo spazio intorno alla strana famiglia Fringe si fa lasco, ma per ciascuna perdita c’è( ci dovrebbe essere nella logica di Fringe) una sorta di compenso per i nostri amici…determinazione, sfida, inevitabilità nell’andare avanti, nel legame tra loro….

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  7. Francesco Gerardi 30 dicembre 2012 at 17:55

    Namaste ha scritto:

    Mi aggrego ai complimenti per il tarantino-tarantiniano (?) Gerardi

    Tarantino geograficamente, tarantiniano cinematograficamente ^.^

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  8. Francesco Gerardi ha scritto:

    Tarantino geograficamente, tarantiniano cinematograficamente ^.^

    Immaginavo…

    Quindi tra testa e cuore direi più pancia :-)

    Io mi colloco in un punto imprecisato che rappresenta il perfetto equilibrio delle 3 cose, senza mai dimenticare l’estetica audio-visiva, perché anche l’occhio e l’orecchio, diciamocelo, vogliono la loro parte.

    E infatti sono più del partito Scorsese prima delle recenti boiate.

    Fine OT.

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  9. Nina m’ha gonfiato il cuore con quel discorso, già mi ha fatta vacillare quando ha sentito di essere stata scoperta e rilevata (certo che disattivare il gps no eh? ma giusto per sicurezza, scemotta ç_ç) e mi si sono aperti definitivamente i rubinetti allo sparo e non ho più finito di piangere fino alla fine della puntata. Poi la faccia di Walter mi ha spezzato il cuore e il getto è autmentato. Q_Q

    La penso esattamente come Namaste.

    Credo che il fatto che possano girar tranquilli sia anche per quell’aspetto degli Invasori privi d’emozioni, e che non le capiscono proprio – per lo meno, quelle positive, quelle veramente umane (perché è ormai ovvio che un certo tipo di istinti siano ancora attivi: la rabbia e il disgusto quando ha visto i corpi di altri Invasori era ben sentita, come avete già fatto notare). Li rende tutti stupidi per un motivo: non possono prevedere certe cose, dimostrato nella puntata in cui muore Etta, ma soprattutto in questa. Più: hanno sottovalutato del tutto il problema, dopo vent’anni di dominio con la Resistenza che al massimo gli ha fatto il solletichino, e sono così “arroganti” che pensano di non doversene occupare direttamente.
    E comunque, tutto l’apparato tecnologico (pochissime telecamere poi) e il modo in cui intercettano come in questa puntata (omaggio al metodo di Peter nella prima stagione, naturalmente, solo che era più figo col giradischi), fanno capire quanto sottovalutano l’essere umano, e quanto non conoscano loro stessi visto che ne sono l’evoluzione. Pensano di poter controllare tutti solo perché san leggere i pensieri, solo che non si concentrano troppo a farlo. Non gli interessa, non dopo vent’anni; gli basta che la gente si creda costantemente sotto controllo e che quindi non possa agire. Non serve intercettare chiunque con i sistemi umani tradizionali. Windmark è solo adesso che si sta muovendo come una trottola, perché c’è qualcuno che disturba. Prima erano solo pochissimi infiltrati a pizzicarlo, ora è un intero team dal vecchio mondo che non ha nulla da perdere, e questo l’ha capito solo quando Nina s’è sparata. (infatti nella prossima puntata li prenderà sul serio, pare, finalmente. Neanche a Peter con l’impianto dava troppo peso).
    La puntata scorsa abbiamo visto come i Lealisti riconoscono i criminali. Hanno solo lo scanner collegato probabilmente a un qualche database generale, non vedono gli “aggiornamenti” evidentemente, sennò almeno uno di loro si ricorderebbe la loro faccia. Cosa che invece i cacciatori di taglie controlleranno in continuazione per guadagnarsi il pane; i lealisti invece non ne hanno bisogno. Più: come ho detto prima, questo team Bishop ha solo un unico scopo in questo mondo che è quello di realizzare il piano salvando sto mondo, nulla da perdere se non loro stessi. Quindi se l’arrischiano continuamente senza problemi, altrimenti non andrebbero da nessuna parte.
    Anche a me da un po’ fastidio, ma la sensazione secondo me deriva dal fatto che questi aspetti che ho descritto sono appena appena abbozzati e soprattutto non li fanno muovere con abbastanza cautela, sti personaggi. Cioè, in sostanza non hanno curato questi aspetti come si deve, ma tecnicamente parlando, perché qualche cosa l’hanno mostrata, ma non è evidentemente sufficiente. Potevano dar agli scrittori più episodi però, uff. Arrivare a 15, o 18, non credo proprio che avremo un bell’episodio flashback per capire la situazione poco prima e durante l’invasione a questo punto..

    Non credevo avrei pianto per Nina. Ma mi sa che stavo già pensando alle reazioni degli altri. E adesso pretendo un Broyles vacillante.

    Un solo e unico altro serial ha fatto un lavoro splendido nel descrivere i lati migliori dell’essere umano, con un personaggio speciale: Star Trek: The Next Generation, con Data, il personaggio più bello di tutti. Intendo proprio tutti.

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  10. mary_heat ha scritto:

    (…) per quell’aspetto degli Invasori privi d’emozioni, e che non le capiscono proprio – per lo meno, quelle positive, quelle veramente umane (perché è ormai ovvio che un certo tipo di istinti siano ancora attivi: la rabbia e il disgusto quando ha visto i corpi di altri Invasori era ben sentita, come avete già fatto notare).

    Magari non conosceranno la paura ma… l’espressione di Widmark, dopo aver realizzato che il proiettile in testa non era affatto diretto a lui, con le chiappe del pelatone che in quel momento si stringono, deve essere stata una sensazione molto vicina.

    Un po’ come quella di Micharl Corleone nel momento in cui vede il dissidente cubano farsi esplodere assieme ad un sergente della polizia castrista nella seconda parte de “Il Padrino”. Non è solo il gesto, ma quello che rappresenta quel gesto, spiega ad Iman Roth che non si cura degli insignificanti rivoluzionari. Per quanto piccolo, quel sacrificio è comunque servito ad indebolire il nemico. “E’ una cosa che dà da pensare”. Mai sottovalutare l’avversario. Ecco perchè Widmark è destinato a soccombere insieme alla sua razza “superiore”…

    mary_heat ha scritto:

    Potevano dar agli scrittori più episodi però, uff. Arrivare a 15, o 18, non credo proprio che avremo un bell’episodio flashback per capire la situazione poco prima e durante l’invasione a questo punto..

    Se non ci fosse il problema della pubblicità, basterebbe invece aumentare il minutaggio delle puntate, come già succede per le serie cable. Anzi, spero che la tendenza dei broadcast diventi in futuro proprio questa, quella di imitare non solo i contenuti ma anche il formato. Stagioni lunghe= filler. I 12-13 episodi di una stagione breve, anche senza flashback, per me van più che bene.

    Rispondi

  11. Namaste ha scritto:

    Magari non conosceranno la paura ma… l’espressione di Widmark, dopo aver realizzato che il proiettile in testa non era affatto diretto a lui, con le chiappe del pelatone che in quel momento si stringono, deve essere stata una sensazione molto vicina.

    Un po’ come quella di Micharl Corleone nel momento in cui vede il dissidente cubano farsi esplodere assieme ad un sergente della polizia castrista nella seconda parte de “Il Padrino”. Non è solo il gesto, ma quello che rappresenta quel gesto, spiega ad Iman Roth che non si cura degli insignificanti rivoluzionari. Per quanto piccolo, quel sacrificio è comunque servito ad indebolire il nemico. “E’ una cosa che dà da pensare”. Mai sottovalutare l’avversario. Ecco perchè Widmark è destinato a soccombere insieme alla sua razza “superiore”…

    Ma infatti intendevo proprio quello che hai detto tu. Solo che l’hai spiegato meglio lol.

    Namaste ha scritto:

    Se non ci fosse il problema della pubblicità, basterebbe invece aumentare il minutaggio delle puntate, come già succede per le serie cable. Anzi, spero che la tendenza dei broadcast diventi in futuro proprio questa, quella di imitare non solo i contenuti ma anche il formato. Stagioni lunghe= filler. I 12-13 episodi di una stagione breve, anche senza flashback, per me van più che bene.

    Sì, anche questo è vero, scambierei una sesta stagione per una manciata di puntate “inutili” delle altre stagioni. Ma tutto sommato 15-18 episodi mi sembrano un buon numero. Eh comunque sì il minutaggio a volte fa una più grossa differenza. Potrei far esempi con Doctor Who ma sarei decisamente offtopic.

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  12. ottima recensione, Francesco. Mi piace soprattutto la questione che poni sugli Osservatori, è un aspetto che mi ha semrpe fatto storcere il naso. Ok che il nemico deve avere un punto debole, ma spiegatecelo e fateci vedere COME i nostri lo aggirano. Tanto per dirne una: perché Windmark perde tempo a dire a Nina (che gli sta puntando una pistola addosso) che tanto non può colpirlo e poi, pur potendo leggere nel pensiero emuoversi ingannando le leggi spazio-tempo, non capisce che lei vuole suicidarsi?
    La cosa comunque che più mi secca – in una stagione bellissima, intendiamoci, – è proprio il fatto che gli autori si ricordano di queste facoltà onnipotenti degli Osservatori solo quando gli conviene, mettendole a tacere quando creerebbero problemi per l’avanzamento dell’intreccio. All’inizio avevano giustamente introdotto il sistema di aggirare il loro potere, che Etta doveva insegnare a tutti, ma è morta prima. Di quello non s’è fatto più cenno mentre doveva essere il fondamento su cui costruire la mitologia della Resistenza.

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  13. Antonio Varriale ha scritto:

    perché Windmark perde tempo a dire a Nina (che gli sta puntando una pistola addosso) che tanto non può colpirlo e poi, pur potendo leggere nel pensiero emuoversi ingannando le leggi spazio-tempo, non capisce che lei vuole suicidarsi?

    Come succedeva a Peter nella scena del negozio dei pegni quando si accorge che ha un osservatore alle spalle, anche Nina che, con i maggiori mezzi a disposizione deve aver analizzato il problema di aggirare questo potere con migliore cognizione di causa, è perfettamente consapevole che pochi secondi di interrogatorio si possono ancora gestire. Lo abbiamo visto anche in questa puntata, quando prima del discorso “You Are Animals” tra Nina e Widmark, sentiamo quest’ultimo ripeterle compiaciuto – come ha già fatto in passato con altri soggetti, vedi Walter – che resistere è inutile, perchè alla lunga saranno comunque costretti a pensare esattamente quello a cui stanno pensando. Ma per pochi secondi, dicevamo, si può ancora resistere. E’ come quando stai per tirare un rigore, hai solo qualche frazione di secondo per decidere. Il tuo istinto dice “mo’ glielo tiro a cucchiaio per fare il fico”, poi invece seguendo la logica preferisci andare sul sicuro mirando all’angolino. E di esempi in cui le nostre azioni, anche quelle verbali, smentiscono quello che stavamo davvero pensando fino ad un attimo prima, potremmo farne altri. Ma il senso del discorso è che se sei Pirlo, anche i buoni osservatori, si possono ingannare :-)

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  14. Complimenti per la recensione, ed è assolutamente vero, troppa facilità per i Nostri e per la Resistenza in generale fare quello che vogliono. Vanno in giro, si telefonano, si introducono al Ministero della Scienza tranquillamente WTF, troppo facile.
    Nonostante ciò la trovo una stagione a tratti semplicemente meravigliosa, in ogni episodio c’è quella cosa che mi fa sussultare.

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  15. Antonio Varriale ha scritto:

    La cosa comunque che più mi secca – in una stagione bellissima, intendiamoci, – è proprio il fatto che gli autori si ricordano di queste facoltà onnipotenti degli Osservatori solo quando gli conviene, mettendole a tacere quando creerebbero problemi per l’avanzamento dell’intreccio. All’inizio avevano giustamente introdotto il sistema di aggirare il loro potere, che Etta doveva insegnare a tutti, ma è morta prima. Di quello non s’è fatto più cenno mentre doveva essere il fondamento su cui costruire la mitologia della Resistenza.

    Sono d’accordo con Antonio e con l’ottima recensione di Francesco. In 4×19 “Letters of Transit” (a mio parere il miglior episodio di Fringe delle ultime due stagioni), la distopia è evidente, lo spiazzamento dello spettatore è al massimo grado, credo veramente nessuno si aspettasse i timidi e gelidi Observers come Settembre trasformarsi in “kraftwerkiani”, crudeli ed ipertecnologici dittatori snob.
    Ciò che manca nella quinta stagione, se escludiamo alcuni interrogatori che promuovono Windmark al ben calzante ruolo di carnefice-inquisitore, è l’atmosfera disperata che, ad esempio, in Terminator, in Battlestar Galactica terza stagione, in Strange Days della Bygelow, permeava non solo le immagini, ma ogni situazione ed ogni snodo narrativo.
    Non è un problema tecnico o semantico, anzi la ricchezza di icone postmoderne è evidente (il poster di Etta, loghi e marchi di stampo futurista per la propaganda degli Osservatori), la fotografia e le location sono preziose e particolareggiate. Rispetto ai capolavori citati però, c’è una grande distanza. Distopia e terrore sono resi in modo disordinato, senza coesione.
    Il divario è tutto narrativo, non tanto nelle pieghe della trama orizzontale, che spero infine sarà coerente, ma nei dettagli descrittivi di un mondo, di un universo 2036 che conosciamo ancora molto poco.
    Cosa combina la gente normale nel 2036, oltre a cercare di non esser letta? Che tipo di regime hanno instaurato gli Observers? Che struttura ha la resistenza? Che legami ci sono tra Nina, Broyles, il restante ramo della Fringe Division ed Anyl e la Resistenza? Come ha imparato Etta a “nascondere” i suoi pensieri? E come l’ha insegnato agli altri?
    Ed infine perché non esistono donne Osservatrici? Nessuno del team Fringe si è mai posto il problema, eppure una soluzione in perfetto stile scienza di confine è dietro l’angolo: si pensi solo alle differenze di reazione agli stimoli verbali, logici e relazionali che il cervello maschile e quello femminile hanno.
    Basterebbe inoltre spiegare poco (anche con qualche dialogo tipo quello tra Etta e Simon sull’Epurazione del 2015 proprio in 4×19) per dare un’atmosfera disperata, un respiro autoriale ed una potenza connotativa ad una grande serie.
    A mio parere Fringe si avvicina molto ad un originale capolavoro sci-fi, ma non lo è. Ed è un vero peccato.

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  16. Bellissima recensione, complimenti davvero!
    Concordo su tutto, anche se dopo aver letto il commento di @ Namaste non posso che trovarmi d’accordo nel dire che

    forse capisci di essere semplicemente quel tipo di spettatore che da un telefilm non chiede altro che di essere emozionato, anche se non tutto torna. E anche nel caso di questa puntata di “Fringe” per me è stato semplicemente così.

    E’ esattamente questo che succede anche a me con Fringe: in questa ultima meravigliosa stagione, laddove ho letto di molti scontenti per la piega presa dalla serie, per il maggiore o minore focus su un determinato personaggio, per dettagli più o meno disturbanti, io sono rimasta sempre attaccata allo schermo del mio pc pensando, al termine di ciascun episodio, “bello”. E razionalmente mi rendo conto anch’io delle incongruenze che punteggiano le puntate, come appunto questo macroscopico aspetto degli Osservatori come nemici, imbattibili all’inizio e poi facilmente messi da parte quando alla trama fa più comodo che lo siano…sempre razionalmente potrei dire che potrebbe essere una scelta degli autori, che si sono ritrovati a concentrare in 13 episodi quello che normalmente fanno in 23, quindi non potendo allungare molto il brodo ma dovendo comunque dire molte cose devono tagliare i momenti (che per di più si ripeterebbero spesso) in cui i nostri sono sopraffatti dall’imbattibilità degli Osservatori, andando in diversi punti a facilitare (seppure eccessivamente) la loro missione pur di arrivare subito al sodo. Il punto è che sì, razionalmente si può dire e pensare questo e quello, ma da spettatrice catturata dalla cura dedicata allo sviluppo delle personalità di questi personaggi che ho ormai imparato ad amare alla follia, alla loro storia, alla costruzione di una realtà intorno a loro diversa da quella che abbiamo visto nelle prime 4 stagioni (che pure non era sempre la stessa, ma abbiamo spaziato tra universi paralleli e diverse timeline), notare le piccole incongruenze è una cosa che, semmai, viene dopo, ma non mi colpisce affatto durante la visione dell’episodio..e a mio parere sono poche le serie che possono vantare altrettanto :)

    Per quanto riguarda la puntata in sé ho notato anch’io con piacere il ricorso al metodo del disco di vetro di Peter (usato nella meravigliosa “White Tulip”, se non ricordo male), come noto con piacere TUTTI i richiami interni alla mitologia della serie, e ho sofferto anch’io con gli altri per la perdita di Nina (grandissima Blair Brown nel suo discorso finale, e momento strappalacrime la scoperta del corpo e l’espressione sul viso di Walter), un colpo di scena ben assestato dopo quello della morte di Etta, senza contare (come qualcuno ha già fatto notare) che per di più il personaggio di Nina è stato tra i più ambigui fin dalla primissima stagione, e quindi vederla fare l’estremo sacrificio per amicizia e affetto nei confronti di Olivia & co. è stata una mossa doppiamente sconvolgente e commovente. Personalmente sono rimasta colpita anche dallo scoprire l’identità di Donald, ma solo perché ero convinta che alla fine September fosse morto e ora sono curiosa di sapere cosa c’è stato nel mezzo… Se le mie teorie complottiste su child Observer = September (inizialmente alimentate dalla coincidenza che il bambino si chiamasse Michael come l’attore che interpreta September) non fossero state affossate già mezzo secondo dopo nella scorsa puntata, quando i tutori del bambino hanno affermato che in venti anni non è cresciuto per niente, questo sarebbe stato il colpo di grazia :P

    Rimango in febbrile attesa per le ultime 3 puntate, e già so che piangerò alla fine…

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  17. Disco usatomella? 1×20
    The road not takem

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  18. Son of the Bishop 31 dicembre 2012 at 19:50

    OK ad un episodio come questo ?! Okkkkkkkk certo certo (5X01-02-04-05-06) OKKKKKKKKKKK

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  19. Donald non é solo September con i capelli ma é SEPTEMBER CHE SORRIDE!!! Osservatori non hanno emozioni ma possono impararle? Si è tolto il dispositivo? La trasformazione del cervello non era definitiva!? adoro fringe

    Rispondi

  20. francesco ha scritto:

    Disco usatomella? 1×20
    The road not takem

    Hai ragione! Avevo confuso il ricordo dell’appartamento in cui è stato ritagliato il disco di vetro in The road not taken con quello dell’appartamento del professore che viaggiava indietro nel tempo in White Tulip :P

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  21. Ho aspettato ad esprimere una opinione. Ma manca poco e oramai non c’è speranza. Raffazzonata, sconclusionata e infantile. Mi piange il cuore ma ecco cosa è questa stagione conclusiva di Fringe. Non scendo nemmeno nei dettagli, li avete sottolineati più volte. John Noble, non meritavi questo trattamento. Uno scempio di cui potevamo benissimo fare a meno. Ho perfino nostalgia dei filleroni con il caso/mostro del giorno. Bei tempi quelli.
    Questa dittatura degli osservatori è una forzaura che non riesco più a digerire. Non è credibile, nemmeno spegnendo il cervello del tutto. Dopo stagioni e stagioni del mite September (e August lo ricordate?) questa ridicola gestapo è completamente “out of character” non fa paura a nessuno e mostra pure una intelligenza a dir poco imbarazzante. Ma per gli osservatori il tempo non era un tutt’uno? Non potevano manipolarlo a piacimento? Bah! Gli osservatori dovevano rimanere tali, scienziati del futuro che ci studiavano come ci avevavo già spiegato nella scorsa stagione. Non serviva rovinare tutto con questa roba. In futuro saremo tutti pelati e con il cappello? E le donne dove sono? Pure un po’ sessista sta roba.
    Ora attenderò il “gran finale” in cui ci sarà una qualche tecnobubbola (che peraltro ADORAVO) con il definitivo trionfo del AMMMORE che sconfigge tutto il resto. Mi si è già cariato un dente, dio della TV seriale fai che non sia così.
    Ti supplico. Rivoglio il vero Fringe. Quello di “White Tulip”, di “Welcome to Westfield” et similia. Quello delle quasi perfette stagioni due e tre. Se non è possibile meglio l’oblio che questa assurda agonia.

    PS: Francesco, grande recensione, complimenti.

    Rispondi

  22. Antonio Varriale ha scritto:

    Mi piace soprattutto la questione che poni sugli Osservatori, è un aspetto che mi ha semrpe fatto storcere il naso. Ok che il nemico deve avere un punto debole, ma spiegatecelo e fateci vedere COME i nostri lo aggirano. Tanto per dirne una: perché Windmark perde tempo a dire a Nina (che gli sta puntando una pistola addosso) che tanto non può colpirlo e poi, pur potendo leggere nel pensiero emuoversi ingannando le leggi spazio-tempo, non capisce che lei vuole suicidarsi?
    La cosa comunque che più mi secca – in una stagione bellissima, intendiamoci, – è proprio il fatto che gli autori si ricordano di queste facoltà onnipotenti degli Osservatori solo quando gli conviene, mettendole a tacere quando creerebbero problemi per l’avanzamento dell’intreccio. All’inizio avevano giustamente introdotto il sistema di aggirare il loro potere, che Etta doveva insegnare a tutti, ma è morta prima. Di quello non s’è fatto più cenno mentre doveva essere il fondamento su cui costruire la mitologia della Resistenza.

    Antonio, ma come fai ad esprimere questi condivisibili concetti per poi contraddirti affermando che la stagione è bellissima?
    Mi spiace, ma credo che anche tu sei un po accecato dal ricordo del Fringe che fu…

    Rispondi

  23. Cilone ha scritto:

    Antonio, ma come fai ad esprimere questi condivisibili concetti per poi contraddirti affermando che la stagione è bellissima?

    Il fatto è, Cilone, che purtroppo ti contraddici anche tu:

    Cilone ha scritto:

    Raffazzonata, sconclusionata e infantile

    Salvo poi:

    Cilone ha scritto:

    PS: Francesco, grande recensione, complimenti.

    O l’una o l’altra. Se ti trova questa stagione così MEH allora non si può essere d’accordo con una recensione che mi è parsa OK. Sono due giudizi molto diversi.

    Rispondi

  24. @ Namaste:
    Anche se non condivido il giudizio finale resta comunque una ottima, argomentata e ben scritta recensione. Mi pareva ovvio che mi riferivo a questi aspetti nei miei complimenti a Francesco.

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  25. lo dico già da veri episodi. è vero che questa stagione finale di Fringe è raffazzonata, fatta di spunti lanciati e mollati e con gli Osservatori grani menti che poi si fanno fregare come bambini nei momenti in cui i “buoni” devono vincere.
    però quest’episodio mi è piaciuto e trovo che non abbia avuto grossi buchi. sul perchè Widmark non trovi Semptember bambino, credo che il motivo sia proprio in quel tipo di comunicazione empatica che lui ha. in qualche modo l’emotività (se così si può definire) di September è il miglior antidoto alle capacità solo razionali degli altri Osservatori. e considerando quello farà da adulto, salvando Peter dal lago Reiden, è nel personaggio. Nina si suicida proprio perchè si rende conto che non può reggere a Widmark. abbiamo già visto che lui fa “estrazioni” graduali e la donna si spara prima che lui possa andare a fondo e sgamarla.

    poi anch’io penso che l’intera stagione abbia una marea di pecche e che la serie doveva chiudere l’anno scorso. e anche lì se ci pensiamo episodi su episodi dedicati a Jones per poi liquidarlo rapidamente e passare al futuro apocalittico che ora vediamo.

    so già che Fringe non mi mancherà, so già che sarà una chiusura un po’ cialtrona ed emozionale e a mente fredda troverò mille motivi per insultare gli autori, però chissà? il modo in cui sono arrivati ad oggi mi fa comunque restare incollata allo schermo per godermi Noble, l’evoluzione lenta ma costate e mai stridente di Olivia, quella di Peter. perchè i personaggi invece sì mi mancheranno, poco ma sicuro.

    lo so, è un commento da innamorati e poco lucido, ma in fondo se J.J. e soci son riusciti a farmi innamorare, allora hanno fatto un buon lavoro lo stesso.

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  26. Ma nessuno ha mai detto che inner child sia september…

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  27. Recensione stupenda, complimenti! Condivido tutto in pieno!

    Rispondi

  28. GRAN RECE, 3 episodi ed ho finito…un po’ in ritardo, ma ci sono.

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