Laughing Track: di speciali e riflessioni natalizie

Di speciali e riflessioni natalizie

Non c’è cosa peggiore degli speciali di Natale il 26 dicembre. A luglio vanno bene, perché del Natale non ce ne importa più niente, ma il 26 Dicembre è violenza ingiustificata. Gli avanzi dei cenoni sono ancora arrotolati nella stagnola e nella pellicola, oppure si ammonticchiano in tupperware indecisi se rimanere in un angolo del frigo fino a Pasqua, o prendere il largo con l’ultimo parente ad andarsene. La tavola sa di appena sparecchiato, con la sottotovaglia di plastica bianca solo lievemente unta dove il grasso dell’arrosto ha trovato uno spiraglio. I regali sono stati scartati, nastri e carta da pacchi hanno compiuto il loro ciclo e l’abete di plastica non ha già più motivo di stare al mondo. È il teorema del letto ancora caldo, la vedova inconsolabile che però al ricordo del marito e al pensiero del rimpiazzo ha un brivido lungo la schiena.

Quello che mi succede appena dopo Natale è di affossarmi per un paio di giorni e scorrere le scorie televisive senza fermarmi mai più di tre o quattro minuti su un canale. Il piccolo Lord, Il canto di Natale di Topolino, Natale con l’Albero azzurro. Tutto accompagnato dall’amaro retrogusto del tacchino freddo – in inglese cold turkey, non per caso – e intervallato da sagaci servizi sull’anno che ci aspetta, a metà tra l’oroscopo e la divinazione.

E poi, naturalmente, ci sono le serie. Gli episodi attesi di prima della festa che hanno il potere di anticipare la gioia con le decorazioni rosse e gialle e quell’atmosfera ridanciana anche nei peggiori drama, che nelle comedy scalda il cuore quanto le carole e le campanelle, serviti nel bel mezzo del grigiume gonfio di gas da spumante post-natalizio, diventa qualcosa di fastidioso e ridondante. Impossibile non accorgersene e impossibile dedicarsi ad altro. Non esiste persona al mondo che abbia la forza di caricare un dvd il 26 dicembre, non parliamo di farsi una passeggiata.

Quello che ho fatto quest’anno, bruciando uno dei propositi più promettenti, è cercare di riflettere su ciò che stavo osservando e tirare qualche somma. Riporto in ordine.

Prima riflessione: le comedy sono popolate da ebrei molto laici, che con grande nonchalance decorano abeti e si scambiano regali in occasione della ricorrenza più cristiana in assoluto. Ora, avendo io due piedi in due scarpe, il motivo mi è di facile comprensione. È praticamente impossibile fare appassionare una persona sana di mente alle grandi festività ebraiche come la Festa delle Luci (quella che i telefilm ci hanno insegnato a conoscere come Hanukkah) o Pesach, caratterizzate da cene insipide, lingue ostiche e una buona dose di autocommiserazione – South Park docet, ma anche Ross Geller e il suo Armadillo Natalizio – quando dall’altra parte c’è il colosso opulento in rosso acceso e barba bianca, che nulla ha a che vedere con i mali del mondo ed elargisce pacchi e dolci come se non ci fosse un domani. Accettare Babbo Natale non esula dai doveri dello shabbat e non offende nessuno, anzi rischia di aprire gli orizzonti di una delle religioni più chiuse in assoluto, a patto di rispettare il kasherut, e toglie dall’impiccio i network e gli sceneggiatori che in finale di puntata possono utilizzare qualche oh a discapito delle abusate risate.

Seconda riflessione: l’holiday bridge è una fregatura. Bisogna che io mi rassegni al fatto che i network nostrani non potranno mai restituire il clima leggero del periodo che va dal ringraziamento – quarto giovedì di novembre – a Natale, passando per Black Friday e Hanukka, alimentando quella terrificante spaccatura tra la totale assenza di allegria di Fox Italia e compari e l’eccesso di calore delle serie che trasmettono.

Terza riflessione: Fox Animation, il canale speciale per le feste che passa solo sitcom d’animazione, non ha alcun senso se il carnet è composto da cinque episodi per serie, appartenenti a stagioni ampiamente sepolte.

Quarta riflessione: esistono alcuni cliché che funzionano per le feste esattamente come gli espedienti collaudati funzionano per il resto dell’anno, solo che se per i secondi la regola è lasciar passare un numero di stagioni sufficienti a confondere la memoria del grande pubblico e fare attenzione che le altre serie non stiano usando le stesse situazioni, per i primi la regola è che non esistono regole. Si impartisce una profusione di Babbi Natale da centro commerciale, abeti trascinati, tacchini indossati come cappelli – giuro di aver scoperto quest’anno che prima di Friends ci era arrivato Mr. Bean – regali nascosti e scovati, regali deludenti, regali attesi, abbracci di riconciliazione, corse all’aeroporto , nevicate che paralizzano la città o in alternativa costringono padri lontani dai figli proprio alla vigilia, elfi incazzosi che inseguono gente, Natali opportunamente rovinati ma che si salvano sul finale, renne, slitte, scambi di persona e nipoti ritrovati. Sono convinto che prendendo tutti gli speciali natalizi, smontandoli e reincollandoli pezzo per pezzo il risultato sarebbe identico a una puntata qualsiasi.

Quinta riflessione: le serie migliori sono quelle che a Natale vanno in vacanza. Significa che hanno sfornato un episodio del Ringraziamento più che accettabile e che possono permettersi di non prodigarsi nell’ennesima captatio benevolentiae, ma di dare tutto nell’anno nuovo per non essere ancora entrate nel circolo della ripetitività a cui tutte le comedy – mi brucia dirlo – sono destinate prima o poi. Per quanto riguarda la prospettiva per il 2013, appare piuttosto chiara. Alcuni ci hanno prematuramente lasciato, alcuni sono stati rinnovati per una nona stagione che va contro ogni aspettativa, logica e sopportazione, alcuni si aggrappano al vetro dello schermo saccheggiando zapping natalizi. Altri riprenderanno dopo l’Epifania.

Sesta riflessione: a Natale divento ipercritico, forse perché è l’unico periodo dell’anno in cui mi concedo riflessioni di questo tipo.

Settima, ed ultima, riflessione: nessuno arriverà mai più alla genialità del Festivus, del palo di alluminio e della lista delle delusioni. So di essere un nostalgico, ma in certi casi credo che la mia nostalgia sia del tutto giustificata, se siete come me e mal sopportate gli avanzi di puntate festose in questi giorni, vi consiglio di cercare la decima puntata della nona stagione di SeinfeldThe Strike. Buon anno, arrivederci e amen.

Giulio D'Antona

Milano, 1984. Fa il freelance puro, scrive di letteratura su BlowUp, di televisione su inutile e Il Mucchio Selvaggio, di cose varie su minima&moralia. Parla in un podcast che si chiama Tourette su trasmissione.eu e nel 2011 ha fondato la rivista Cadillac.

5 Comments

  1. Non seguo le comedy (non so non riesco più a sopportare le risate registrate, mi irritano. Sarà l’età perchè sono cresciuta con I Robinson ecc.) ma volevo dirti che il tuo articolo mi è piaciuto tantissimo e sono perfettamente d’accordo con te. Io in questo periodo recupero i film registrati con my-sky e mai visti perchè occupata con le serie tv Usa
    So che non te ne frega niente ma abbi pietà è il periodo “della bontà”

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  2. Io sono in disaccordo ,anzi ho gusti contrari, a me piacciono un sacco gli speciali di Natale, me li guardo sempre a ridosso del 24 per entrare in atmosfera,il 24 è esclusivamente riservato a Mamma ho perso l’aereo(ovviamente..) Adoro specialmente quelli delle comedy, mi guardo ogni anno la puntata di South Park quella degli animaletti del bosco che portano il salvatore .lol. E comunque la festa delle luci se festeggiata da ebrei americani(non integralisti) può essere una pacchia, regali per 8 giorni filati, non so se mi spiego…che poi la cosa migliore è il leggendario Chrismukkah di Seth Cohen (O.C.) e comunque Babbo Natale e l’albero mi pare siano tutti simboli pagani quindi neutri, che poi i cristiani se ne siano appropriati è un altro discorso.
    Totalmente d’accordo su Fox Animation e sulla la totale assenza di allegria di Fox Italia,ch epure si sforza però proprio nun gliela fà.

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  3. Mah, bisognerebbe premettere che una buona serie sfornerà buoni episodi di natale, mentre una serie pessima ne sfornerà di pessimi. Senza comunque ribadire l’ovvio, io non sono contraria agli special natalizi, anzi, se non troppo distanti dal resto mi piacciono anche (ho apprezzato molto quello di new girl ad esempio). Discorso a parte sono le serie inglesi e i loro special, episodi singoli che vanno in onda anche a distanza di mesi tra inizio e fine stagione. Ad esempio sono del tutto convinta che non sarebbe un buon natale senza il Dottore e una bella invasione aliena su Londra!

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  4. Per me dipende molto dalla serie che fa lo special. Tra l’altro mi fa sorridere che lo screencap di questo articolo venga da Community perchè i loro episodi natalizi sono fra i miei preferiti di sempre. Quest’anno questo show mi è mancato un sacco.

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  5. You could have opened my eyes currently on this many thanks

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