doppio_schermo-serenity

Ci sono quelli che la tv è meglio del cinema, e quelli che il piccolo schermo non sarà mai come una sala con dolby surround. Quelli che hanno smesso di guardare film perché guardano troppe serie e quelli che usano ancora l’aggettivo “televisivo” come segno di disprezzo. Quelli che le serie sono il futuro e il cinema è morto, e quelli che restano scettici pure davanti a Mad Men. Ma grande e piccolo schermo sono legati a doppio filo, non solo perché sempre di audiovisivo si tratta, ma perché storie, registi e attori ormai migrano dall’uno all’altro come in un unico grande flusso. In questa nuova rubrica, gli amici di Mediacritica.it ci raccontano i film che fanno da punto di contatto: quelli da cui sono state tratte delle grandi serie e quelli che invece dalle serie sono nati. Oggi parliamo di Firefly e di Serenity, perché sono passati 10 anni dalla nascita della serie, perché ci piace fare i regali di Natale in anticipo, e perché “you can’t never stop the signal”.

DALLA SERIE AL FILM

LA SERIE. C’è un motivo per cui la Fox è in cima alla lista dei super cattivi di, beh, chiunque. No, non è (solo) per via dell’infotaintment reazionario o della fantastilionesima stagione dei Simpson. Il peccato originale della Fox si chiama “cancellazione di Firefly”, ed è qualcosa per cui soffrire e partorire con dolore per tutti i secoli dei secoli a venire. Firefly, creata nel 2002 da Joss “Buffy & Angel” Whedon (da queste parti anche noto con il nome di “dio”), ha raccontato per 14 meravigliosi episodi le avventure di un equipaggio male assortito a bordo dell’astronave Serenity. In un futuro lontano lontano in cui la Terra non esiste più e un’Alleanza oligarchica tiene in pugno la galassia, la crew del capitano Malcolm Reynolds si arrabatta tra contrabbando e piccoli crimini perlopiù girovagando tra pianeti periferici. Caratteristiche per cui ci si è innamorati della serie: un cast affiatatissimo, personaggi indimenticabili, commistione di generi (in particolare Sci-fi e western), irresistibile ironia dei dialoghi, il tutto in un universo finzionale dettagliatissimo e affascinante. Cos’ha fatto la Fox: ha rifiutato il primo pilot obbligando Whedon e Tim Minear a scriverne uno nuovo in un weekend, ha mandato in onda gli episodi a muzzo, ha piazzato la serie nello slot della morte del venerdì sera, ha cancellato Firefly senza appello dopo una manciata di puntate.

IL FILM. Se c’è qualcosa che il capitano Malcolm Reynolds ci ha insegnato è che, per quante volte una super potenza intergalattica possa sconfiggerti, l’importante è non smettere mai di volare. Il risultato del maltrattamento di Firefly da parte del network è stata la mobilitazione massiccia e costante di un gruppo sempre crescente di fan, decisi a non lasciare andare quell’universo e quei personaggi, o quanto meno a pretendere una degna risoluzione della storia. Così, nel 2005, è finalmente approdato in sala Serenity, film conclusivo della serie. Identico cast, medesima ambientazione, effetti speciali (lievemente) potenziati, Serenity assomiglia visivamente a un triplo episodio di Firefly, ma è un film a tutti gli effetti, solido e assolutamente fruibile anche da un pubblico ignaro della sua origine seriale. Il racconto si concentra attorno al mistero di River, la principale linea narrativa orizzontale della serie, regalando lo scioglimento dei numerosi segreti che la riguardano. Ragazzina intelligentissima e precoce, River approda sulla Serenity insieme al fratello Simon, che l’ha rapita da una struttura governativa super segreta dove qualcuno ha svolto su di lei esperimenti terribili. Spaventosi figuri (“two by two, hands of blue”) sono stati sulle sue tracce per tutta la durata della serie, e in Serenity si scoprirà perché.

SERENITY. “Big damn heroes”. Zoe l’ha detto per scherzo, in Safe (episodio 1×05), ma in Serenity la scala si ingrandisce, la posta in gioco si alza, i Nostri diventano, davvero, dei fottuti eroi. Nell’epica whedoniana, costantemente ridimensionata dall’ironia e dal sarcasmo (ultimo, esplosivo, travolgente caso: The Avengers), la qualifica di eroe si conquista (anche proprio malgrado) attraverso le scelte, morali e individuali, contro l’imposizione dall’alto di decisioni irremovibili, di poteri opprimenti. Fin dal primo istante di pilot, Firefly è stato un commosso inno alla Libertà; in Serenity si evolve inevitabilmente in un’ode alla Responsabilità e, dunque, alla Resistenza (“I aim to misbehave”). Nel frattempo, Serenity è soprattutto un ottimo film d’azione fantascientifica, perfettamente inserito nei canoni del genere e costruito sulle sue regole (a discapito, forse, della componente western, per forza di cose marginalizzata), due ore coinvolgenti e appassionanti di viaggi, sfide, scoperte, battaglie, annegate in un’ambientazione che ibrida cyberpunk e space opera. Si parte con un prologo di tre flashback concentrici (che forse un giorno sarà inserito nei manuali di sceneggiatura): i ricordi di River bambina ci collocano nell’universo futuristico del film, la fuga con Simon ci introduce al personaggio della ragazza e alla sua condizione, l’arrivo dell’Operatore ci fa fare conoscenza con il temibile nemico. Poi gli opening credits si srotolano nel pianosequenza che, tutto d’un fiato, presenta Mal e gli altri, condensando i caratteri (ognuno è ben più di uno stereotipo, poco meno di un archetipo: personaggi veri e spessi, anche se i tempi cinematografici appiattiscono le sfumature) in una battuta. Il diavolo (in questo caso: Whedon) è nei dettagli. Il suo talento, che filtra tra dialoghi, trama e messa in scena, è quello di saper fabbricare interi universi con una pennellata o due, aprendo finestre su tanto “altro” ancora in attesa di essere esplorato. Rapendo anche lo spettatore casuale, spremendo il cuore di emozionata esaltazione al fan di lungo corso. Accogliendoci nella grande famiglia dei Browncoats (una delle scalcagnate e mal assortite famiglie whedoniane, fatte di freak che salvano il mondo), capace di tenere in volo un astronave in pezzi con la sola forza della passione.

EXTRA. A distanza di 10 anni dalla prima messa in onda di Firefly, il fandom della serie non accenna a indebolirsi. Se ufficialmente, la storia dell’equipaggio della Serenity è proseguita su alcuni volumi a fumetti sceneggiati dallo stesso Whedon, i personaggi e le ambientazioni continuano a perpetuarsi nella lealtà, insopprimibile, degli infaticabili Browncoats, i fan di Firefly. È stato proprio grazie al lavoro dei fan – che hanno acquistato una pagina pubblicitaria su Variety e hanno inondato la Fox di cartoline – che il film Serenity ha visto il buio delle sale. E anche dopo l’uscita della pellicola, numerose iniziative, spesso benefiche, hanno tenuto in vita il fandom, grazie anche al cast e allo stesso Whedon che, pure loro, dalla cancellazione non si sono mai davvero ripresi. Nathan Fillion continua a inondare Castle di riferimenti a Firefly, e noi tutti speriamo ancora, contro ogni evidenza, che possa avvenire il miracolo, e cioè che qualche network decida di resuscitare la serie. E quest’anno, al ComicCon di San Diego, in migliaia hanno fatto la fila per la reunion del cast. Risultato: Joss Whedon in lacrime che ringrazia tutti e dice «quando vi guardo, ragazzi, non penso che lo show sia stato cancellato. Non penso neanche che lo show sia uno show, penso che sia il mondo reale». Oh, beh, thank you, Captain, we’re still flying.

  • Qui potete vedere l’intero panel della reunion di Firefly/Serenity. L’11 novembre su Science Channel è andato in onda anche uno speciale di circa un’ora con interviste a Joss Whedon, Tim Minear e a quasi tutto il cast. E sì, io me lo sono visto tutto, ma non stavo mica piangendo, eh, mi era solo finito qualcosa nell’occhio.
  • Qui c’è il gag reel di Serenity, che fa sempre molto ridere, oltre a testimoniare come la chimica straordinaria che si percepisce tra gli attori fosse assolutamente reale.
  • Browncoats: Redemption è uno dei tanti fan film realizzati in seguito a Serenity. Qui la wiki internazionale sull’universo della serie, qui un sito italiano cui, per forza di cose, siamo molto affezionati.
  • Tra le sequenze più memorabili di Serenity ci sono i combattimenti di River. Summer Glau, prima di diventare la guest ammazzaserie il sogno bagnato di ogni nerd l’attrice sci-fi che tutti apprezziamo, era una ballerina classica: gli stunt di arti marziali sono sempre coreografie, ma quelli di Serenity sono una miscela fluida e unica di pugni, calci e danza. Qui potete vedere le prove della sequenza del bar effettuate dagli stunt, qui Summer Glau che si allena, qui la versione finale della scena, qui il fan trailer di un film che vedremmo tutti volentieri.
  • Le uniformi indossate dai soldati dell’Alleanza sono gli stessi costumi di scena di Starship Troopers, capolavoro incompreso di Paul Verhoeven. Il pianeta Miranda si chiama così dal personaggio di La Tempesta di Shakespeare. La “moglie” robotica di Mr. Universe mi ha sempre ricordato le bambole di Sebastian in Blade Runner, ma forse qui sono solo io. E, ovviamente, il personaggio di Malcolm Reynolds deve più di un’ispirazione all’Han Solo di Star Wars.
  • I riferimenti a Firefly e Serenity in altre serie e film sono talmente tanti che non si contano (chi tra voi ha visto Prometheus, non ditemi che il design dell’astronave non assomiglia a una nave di classe “firefly”. E in un dialogo, viene usato pure il termine terraformed). Nella miniserie/pilot di Battlestar Galactica, quando Laura Roslin apprende di essere malata, tra le astronavi sullo sfondo si vede distintamente la Serenity, in dichiarato omaggio alla serie di Whedon da poco cancellata. Forse è solo un caso, o magari una citazione, o un omaggio in ritorno: lo splendido pianosequenza con cui ci vengono presentati, contemporaneamente, astronave ed equipaggio all’inizio di Serenity, assomiglia moltissimo a quello che ci mostra per la prima volta la Galactica, il Comandante Adama, Starbucks, Tigh e gli altri.

  • Quei pochi tra voi che si ricordano di Google Wave, beh, è stato chiamato così in onore alle wave di Firefly. Fringe ha intitolato The Firefly il suo primo episodio spostato nel terribile Friday night death slot.
  • Non posso non dedicare un’ultima nota – senza spoiler – alle tipiche morti whedoniane, quelle che, brutalmente e a tradimento, fanno fuori un personaggio principale amatissimo, calpestando senza pietà i nostri cuoricini inermi. In Serenity ce n’è una a enorme impatto emotivo, qualcosa da cui gli appassionati non si sono mai ripresi (di certo non fa lo stesso effetto a chi non ha seguito la serie, ma è comunque una bella mazzata sui denti). Grazie a questa scelta, il finale di Serenity si svolge nella totale incertezza sull’esito, annullando efficacemente un secolo di prevedibili happy ending hollywoodiani: potrebbero morire tutti, e noi spettatori non abbiamo nessuna certezza cui aggrapparci. Se vi consola, Whedon quest’anno ha dichiarato che, se la serie non fosse stata cancellata, il tal personaggio non sarebbe mai stato ucciso. GRAZIE, FOX, ANCORA UNA VOLTA.

Avrei ancora troppe cose da dire, ma mi fermo qui. Mi raccomando: keep flying and stay shiny.

ATTENZIONE: questo articolo è complementare al Flashback su Firefly, che vi spiega per benino cos’è la serie da cui è stato tratto Serenity e perché dovreste correre a (ri)vederla tutta adesso.

Alice Cucchetti

Mi piacciono le canzoni con i finali tristi, gli androidi paranoici e i paradossi temporali. Scrivo sul settimanale Film Tv, curo le pagine della televisione per il mensile Nocturno e recensisco film e altro su Mediacritica. Non aggiorno mai il mio blog perché passo tutto il mio tempo su Tumblr.

More Posts - Website - Twitter - Facebook

Commenti
14 commenti a “Doppio schermo. Firefly/Serenity”
  1. Liliana Manzo scrive:

    Non ho ancora finito di leggere l’articolo ma sono già in modalità “presto datemi dei kleenex” T_T

  2. Johnny scrive:

    Tra i vari omaggi di altre serie tv, sono meritevoli di nota quelli di Big Bang Theory.
    A parte la puntata in cui Summer Glau interpreta se stessa, ce ne è una ambientata nel 2002, dove si vede Sheldon Cooper che pianifica le varie attività serali della settimana. Ad un certo punto dice: “Il venerdì sera à destinato alla visione di Firefly, la nuova serie di Joss Whedon. Sono sicuro che andrà avanti per diverse stagioni”.

  3. Kiki May scrive:

    Non ho ancora letto neanche la metà che … MY FEELS! >O<

  4. Roberto scrive:

    Liliana Manzo ha scritto:

    Non ho ancora finito di leggere l’articolo ma sono già in modalità “presto datemi dei kleenex” T_T

    Ti capisco, dopo aver visto lo speciale “10 years” avevo il maglione inzuppato.

    Give us back the browncoats :_(

  5. Giulia scrive:

    “Se vi consola, Whedon quest’anno ha dichiarato che, se la serie non fosse stata cancellata, il tal personaggio non sarebbe mai stato ucciso.”
    Sì vabbè, allora ammazzate anche e me e famola finita!!!! *urla il nome del personaggio (che non può scrivere per non spoilerare) a squarciagola* ç________________________ç

    Cmq grazie per il bellissimo articolo *sniff*

  6. Thiliol scrive:

    My feelings!!!!!!!!!

  7. MidKnight scrive:

    Bellissimo articolo, grazie. Per una curiosa coincidenza, anche a me è andato qualcosa nell’occhio mentre lo leggevo.
    Mi permetto solo di smontare un piccolissimo dettaglio: di ‘terraformazione’ si parlava ben prima di Firefly; nei romanzi di Asimov, per esempio.

  8. Sara scrive:

    Mentre mi asciugo le lacrime, segnalo un altro pezzo di cultura pop in cui Firefly sopravvive. Si tratta della novella “San Diego 2014: The Last Stand of the California Browncoats” di Mira Grant (nom de plume di Seanan McGuire) whedoniana fino al midollo e autrice di una serie di romanzi zombie (Newsflesh Trilogy). Mira/Seanan che come Joss non ha paura a fare del male ai suoi personaggi (e ai lettori!) ha ambientato questa short story sugli zombie durante Comic Con 2014, protagonisti un gruppo di “veri” Browncoats.
    http://www.amazon.com/San-Diego-2014-California-ebook/dp/B008GWLDLE/ref=sr_1_9?ie=UTF8&qid=1355855583&sr=8-9&keywords=mira+grant

  9. AbeC scrive:

    Stupendo articolo, mi viene voglia di fare una bella maratona e rivedermi tutto!!
    Solo una piccola nota: non ho visto Prometheus, ma il concetto di terraforming faceva già parte dell’universo di Alien (in cui Prometheus si colloca), quindi credo non possa essere ritenuto una citazione a quello di Firefly-Serenity..

    PS ho notato solo ora il commento di MidKnight che ribadisce come il suddetto concetto sia molto diffuso nella fantascienza, oltre che già presente nell’Alien-verse.

  10. Alice Cucchetti scrive:

    @ Sara @ AbeC :
    avete perfettamente ragione sulla terraformazione, chiedo venia! credo di essermi fatta influenzare dal design dell’astronave, che mi ha portato a vedere riferimenti a Firefly in ogni dove! :)

  11. Cilone scrive:

    Grande e divertente serie. Peccato sia capitata sul canale sbagliato.

  12. Mirko scrive:

    @ Johnny: …e quando Leonard gli rivela che la serie Alphas è stata cancellata? Sheldon ovviamente non accettandolo, cita numerose serie tv che hanno subito la stessa sorte, in primis la sopracitata serie, e dichiarando appunto di come, per sopperire in parte a queste “ingiustizie”, Firefly è stata conclusa con Serenity.. Quanto lo capisco! ..Oltretutto, non so (da) voi, ma io credo che sia stata una delle serie tv più sottovalutata di recente, e in molte occasioni, ho constatato una massiccia percentuale di assoluta non conoscenza della sua esistenza; sia per quanto riguarda la serie che per il film. :*(

  13. 969899 scrive:

    Molto molto bello, ne è valsa la pena. Scritto da dio, recitato da dio, girato da dio. Si sarebbero potute fare 10 stagioni su questa serie e invece… va già bene che ci sia stato Serenity.
    Penso sia una delle poche serie che mi ha fatto appassionare ai filler, anzi, considerando che Firefly è per la maggior parte fatto di filler, il mio giudizio sulla serie è ancor più positivo.

    Una sola cosa: Dollhouse mi è piaciuto di più e, nonostante ne abbia sentito parlar bene, Buffy non mi attira molto.

    Ok. Ora potete lapidarmi.

Lascia un commento

Note: non sono graditi riferimenti ad argomenti illegali, spoiler, insulti e commenti esageratamente off-topic. Il sito utilizza gli avatar di Gravatar.