trial

Ho un rapporto un po’ strano con l’ultima creatura di Shawn Ryan, uomo che già mettevo su un piedistallo per aver creato Vic Mackey e il suo clan, ma che riscuote ancor più la mia simpatia dopo la sfortuna che sta cogliendo i suoi successivi progetti: prima la cancellazione di Chicago Code, che era un solidissimo poliziesco metropolitano, classico nella struttura, ma di grande impatto, poi è arrivata la ghigliottina pure per Last Resort che terminerà alla fine di questa stagione, diventando così una miniserie autoconclusa. Al principio l’annuncio della cancellazione mi aveva fatto girare parecchio le scatole, ma visto come stanno procedendo gli ultimi episodi forse potrebbe essere un bene. Ho l’impressione che da qualche settimana Last Resort stia sfornando episodi troppo autoconclusivi, che dopo il meeting sulla spiaggia con i rappresentati del potere abbia un po’ smarrito la strada maestra, mentre, in vista della conclusione anticipata, sarebbe meglio non stare troppo a menare il cane per la foresta. Certo, la questione non riguarda gli autori, che avranno scritto prodotto e realizzato questi episodi prima di essere silurati.

Big Chicken Dinner è potenzialmente un buon episodio ma sconta alcune leggerezze che avrebbero potuto essere risolte in altro modo. L’evento che mette in moto l’intreccio di questa settimana è l’accusa di stupro di una ragazza dell’isola che coinvolge Hal Anders, uno degli uomini di Chaplin. Accantonando per un momento il fatto che il serial continui a concentrarsi su questioni ristrette, anziché esplorare il ben più grande problema del rapporto tra marinai del Colorado e governo americano, almeno va detto che il caso della settimana (e scelgo questo sintagma non a caso) vede contrapporsi di nuovo invasori e indigeni. Se all’inizio lo scontro sembra tra uomini della marina e la popolazione, guidata dal capo spirituale nonché padre di Tani, ben presto sorge alle loro spalle l’ombra di Serrat. Chaplin pensa che sia stato lui ad organizzare tutto per sobillare la popolazione contro di lui, e pur non sbagliando tanto le previsioni, non capisce quale sia l’arma e in che modo Serrat voglia usarla, riuscendo a scatenare la popolazione in modo assai più virulento.

Proprio in riferimento a questa situazione emergono i pregi e i difetti di Big Chicken Dinner. L’idea alla base è buona, meno la sua realizzazione, spesso per eccessiva frettolosità. Tanto per cominciare mi sarei lasciato un po’ di tempo prima di rivelare che ad aizzare lo scontro ci fosse Serrat e l’avrei lasciato dietro le quinte, meno spavaldamente esposto, come infatti gli fa notare lo stesso Chaplin. Seppure non sia con i se e i ma e soprattutto non con gli io avrei fatto così invece di cosà che si scrivono le recensioni, è indubbio che la sovraesposizione di Serrat, addirittura come avvocato della difesa, depotenzi le sue trame: più il manipolatore resta nell’ombra, più cresce il suo potere (anche narrativo).

La scelta di Anders come imputato è particolarmente felice perché è un personaggio non proprio ben visto, uno di quelli che non sposa la visione di Chaplin e che vorrebbe tornare a casa il più in fretta possibile. Sappiamo che la moglie, incinta, l’ha lasciato per un altro e lui si trova a miglia di distanza senza poter far nulla, una situazione che avrebbe potuto dargli più chiaroscuri nella vicenda e far oscillare maggiormente l’empatia nei suoi confronti. Ma anche in questa situazione, proprio come personaggio che non accoglieva le simpatie di gran parte dell’equipaggio come del pubblico, sarebbe stato più interessante far oscillare maggiormente il dubbio sulla sua colpevolezza. La conferma, infatti, non fa che ridurlo ancor più a stereotipo, cui dobbiamo aggiungere una spiegazione delle sue motivazioni a dir poco sconclusionate: Chaplin ci tiene prigionieri, non posso tornare da mia moglie incinta che intanto m’ha lasciato per un altro e allora ho violentato la ragazza qui. Non sono proprio un esperto di sillogismo, ma qui c’è qualche falla.

L’ambiguità permea invece il comportamento di Chaplin. Lui sa che Anders è l’unico capace di manovrare il reattore, che senza di lui non possono muoversi dall’isola. Quindi, se da un lato si comporta da uomo giusto (senza perdere di vista la politica: agire in maniera equa farà distendere i rapporti con gli abitanti dell’isola), dall’altro deve dar conto alle sue ragioni militari. Era interessante, dunque, vederlo combattuto, chiedere alla Shepard di difenderlo con tutte le sue forze, da un lato, e dall’altro veder crescere la rabbia che esplode a fine processo, quando comprende che pur assolto il suo uomo è colpevole, e lo afferra per il bavero. L’idea di riportarlo sul Colorado esprime questa ambiguità: tenerlo in custodia e confinato in una stanza, nel suo territorio, ma al tempo stesso assicurarsi un elemento fondamentale per far funzionare il sottomarino. Quando invece decide di abbandonarlo sull’isola, in un gesto da vendicatore western, gli autori sacrificano la coerenza narrativa (e psicologica del personaggio) in favore di una scena ad alto effetto drammatico.

La parte processuale, breve, quasi inesistente, è l’elemento meno riuscito dell’episodio per quanto riguarda la parte isolana. Da un punto di vista di credibilità fa acqua da tutte le parti: non c’è bisogno di chiamare in causa l’eccellenza della Lockhart & Gardner per accorgersi del superficialismo della seduta, inoltre la Shepard, scelta perché era membro dell’Honor Committee, rivela a fine processo di essere stata lei stessa vittima di abuso proprio durante l’Accademia e che, in base a ciò, è riuscita riconoscere nel volto e nel tono dell’accusatrice la verità. Quante coincidenze in un sol colpo? Il modo in cui la cosa viene a galla è assai brusco e per niente credibile, anziché approfondire il carattere dei personaggi, li appiattisce: non vorrei peccare di insensibilità, ma da quando una vittima della violenza ne riconosce un’altra solo guardandola in faccia? Cos’ha, dei superpoteri?

Nel frattempo Booth riesce a guadagnarsi un minimo di fiducia da parte di Kendal riuscendo a convincerlo della sua sincerità, scortandolo nel punto dell’isola in cui c’è la radio per la comunicazione con gli Stati Uniti. L’agente segreto la prende alla larga per rabbonire il proprio carceriere, tenta ogni strada per avvicinarlo e per creare maggiore empatia fra loro: prima di tutto parla della propria (ex) moglie, ben sapendo quanto sia importante per Kendal quel tasto, poi sposta il discorso sul lavoro, sulle varie missioni cui ognuno dei due ha partecipato, elencando pericoli che entrambi hanno dovuto affrontare nelle peggiori situazioni. E quando cita Geddafi, la sua ascesa e caduta, è facile intuire che il riferimento non pronunciato è proprio Chaplin (motivo per cui quando lo esplicita il discorso perde un po’ del suo interesse). “He really thought he could change the world. Then the world changed him. The world changed him, huh? E la chiusa, posta a conclusione, è a metà tra avvertimento e profezia: “Bad people are just decent folks who’ve had a taste of power and wanted more”. La sua uccisione, poco dopo, un po’ rivela la prevedibilità di quella (falsa) collaborazione e insieme appare negativa da un punto di vista narrativo per il prosieguo della vicenda, senza contare che adombra sull’intera vicenda e su questo finale segmento tra lui e Kendal una certa futilità: una carcerazione durata una settimana, colloqui continui, vessazioni, gioco al gatto e topo e alla fine non si è arrivati a nulla.

Neanche si fa menzione o ci si avvicina all‘identità della talpa. Cortez fa da tappezzeria, si vede appena e la trama sulla questione più importante rivelata la scorsa settimana non procede affatto. Booth conferma che nel governo ci siano molte correnti e schieramenti cui interessano cose diverse, una questione che contribuisce alla babele della situazione, ma a casa, negli Stati Uniti, non ci viene mostrato nulla di questi giochi di potere. Anzi, il centro della politica statunitense è del tutto fuori campo. Gli autori preferiscono mostrarci Kylie e Christine che diventano amiche per la pelle e si scambiano una serie di convenevoli da correre alla tazza per vomitare. Ma anche al di là della facile ironia, è un segmento questo, come sempre tallone d’Achille della serie, risolto in maniera sempre più superficiale e noiosa, pur affrontando problemi importanti. Invece di offrire uno sguardo più largo sul delicato braccio di ferro tra governo e ufficiali della marina arroccati sulla Sainte Marina, ci viene presentato un complottino nel complotto organizzato dalle due amiche per difendersi dagli inganni e le trappole della spia Paul, che lascia parecchio delusi come spia ma ancora di più come uomo. Si tenta una parziale umanizzazione del personaggio, svelando cosa abbia in mano il governo per servirsi dei suoi servizi, ma si finisce subito dopo per ridicolizzarlo ancora di più quando abbocca come un pesce lesso alle (fintissime) avances di Christine. Inutile dire che il nostro avvocato ci casca con tutte le scarpe: il manipolatore viene manipolato senza che si accorga di nulla. Come se non bastasse la regia è davvero pigra: l’intera storia ci viene raccontata tutta dall’interno dell’appartamento di Christine, una ristrettezza ambientale che non si vedeva neanche nelle sitcom più vecchie.

Big Chicken Dinner mette in pausa le vere forze del serial per un episodio un po’ troppo stagnante, che ha dalla sua comunque delle potenzialità ma poco sfruttate, finendo anche – in qualche sequenza – per venire meno pure a quello che sembrava essere uno dei suoi punti di forza (la caratterizzazione dei protagonisti). E non solo lascia troppo in sordina (per non dire totalmente) la questione della talpa, ma lo fa inserendo al suo posto un evento del tutto marginale, un altro “caso dell’isola” che riesce solo in parte a farsi nuovo elemento del racconto dello scontro tra popolazione dell’isola e marinai del Colorado. Visto che hanno poche altre cartucce nel loro caricatore, spero che già dalla prossima settimana gli autori ci presenteranno un intreccio più solidamente collegato al running plot.

Antonio Varriale

Semplicemente il dark passenger di Noodles (e/o viceversa). Non gli bastava il cinema e Sergio Leone. La sua doppia natura lo portò a mietere vittime di notte tra i serial americani. Dipendente dalle dipendenze, non si lasciò sfuggire la possibilità di entrare in un altro tunnel di visioni e meno ancora quello di scriverne pure.

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Commenti
14 commenti a “Last Resort – 1×08 – Big Chicken Dinner”
  1. .rIFF scrive:

    Quando si cancella una serie sarebbe sempre bene dire quanti episodi sono già stati girati e quanti no perchè da lì si potrebbe capire abbastanza facilmente se varrebbe ancora la pena seguire il tutto oppure no.

  2. jackson1966 scrive:

    Sono abbastanza d’accordo sulla recensione, ma non sulle premesse: per me tutta questa fretta è data dal fatto che gli autori stanno scrivendo il finale promesso dopo avere saputo della “silurazione” della serie. Infatti è da questa notizia che la serie ha cambiato “atteggiamento”: più “superficiale”, più veloce con personaggi più stereotipati e con “quasi” abbandono della situazione in patria, la cui soluzione coerente, secondo me, aveva bisogno di un’altra stagione almeno. Adesso stanno “correndo” come dannati e “nella corsa” perdono un po’ di fiato. C’è stata una totale svolta nelle puntate e sulla loro struttura dalla notizia della cancellazione della serie, che gli autori avranno, tra l’altro, appreso prima di noi.

  3. winston smith scrive:

    Hai scambiato i nomi della moglie di Sam e della rampolla dell’azienda multinazionale di armi e congegni bellici.
    Ahimè, non posso far altro se non concordare con la tua analisi e riconoscere le tante e grossolane pecche di uno show che avrebbe potuto darci molto, non solo in termini numerici, ma anche e soprattutto qualitativi.
    Aggiungo a quanto da te accuratamente sviscerato altre due falle: la prima, meno importante, riguarda il navy seal tramutatosi in una brutta copia del Don Giovanni, che ora si destreggia per non si quale ragione fra le braccia di due donne lasciando perdere tutto il resto (non era la chiave per scoprire cosa è accaduto in Pakistan? Non era travolto dai sensi di colpa per le morti dei suoi compagni e di civili innocenti?); la seconda, ben più incisiva a livello di scrittura, è la scomparsa improvvisa (per la ciurma dell’U.S.S. Colorado, ovviamente, visto che noi spettatori sappiamo cosa gli è accaduto) del COB Prosser: è mai possibile che nessuno si chieda che fine abbia fatto un membro così importante, per non dire essenziale, dell’equipaggio?

  4. Pogo scrive:

    Episodio pessimo, come il 6 e il 7. E totalmente inutile.
    Non capisco dove sia l’accelerazione, se si considera che il 90% di questo episodio parla del nulla…

    P.S. ma non è l’8°, mi confondo io?

  5. BetterLife scrive:

    winston smith ha scritto:

    la seconda, ben più incisiva a livello di scrittura, è la scomparsa improvvisa (per la ciurma dell’U.S.S. Colorado, ovviamente, visto che noi spettatori sappiamo cosa gli è accaduto) del COB Prosser: è mai possibile che nessuno si chieda che fine abbia fatto un membro così importante, per non dire essenziale, dell’equipaggio?

    oddio è vero, mi ero del tutto scordata di quello che gli era accaduto la puntata scorsa. la sua esclusione dalla puntata è ingiustificabile, visto che cmq la vicenda dello stupro non è qualcosa di pericoloso o urgente che giustifichi la messa da parte totale di quella storia, e visto che quest’episodio ha avuto anche il tempo di farci vedere le inutili vicende di christine e compagnia, che non hanno portato a nulla.
    Quest’episodio non porta a nulla, lo capirei se fosse stato uno dei primi, ma adesso con tutte le trame e le situazioni da risolvere, è solo tempo sprecato. E’ la prima puntata che mi annoia dall’inizio alla fine, mentre la guardavo facevo altro.

  6. @ jackson1966: Se non erro all’annuncio della cancellazione, Ryan ha detto solo che avrebbero modificato il season finale per renderlo un series finale. Questo sembrerebbe voler dire che l’intera stagione era già stata scritta e girata. ma potrei sbagliare. Ryan almeno sembra sia coinvolto nella realizzazione di una nuova serie per la HBO. Speriamo bene stavolta.

    @ winston smith: grazie epr la segnalazione, correggo subito. Sono peraltro d’accordo con le critiche che muovi. Ho evitato scientemente di parlare delle beghe amorose del navy seal, dato il loro carttere assolutamente fuori posto, per il personaggio e per la serie.

    Pogo ha scritto:

    P.S. ma non è l’8°, mi confondo io?

    No, errore mio di battitura. Grazie Pogo per la segnalazione.

  7. spoiler1 scrive:

    ma scuate, voi che siete esperti di serial.. non vi viene in mente che girare, montare, produrre e postprodurre un episodio richiede tanto di quel tempo che la tempistica risulta altamente incompatibile con la notizia della cancellazione??
    come si fa a dire che gli ultimi episodi andati in onda dopo la notizia “subiscono” questo cambio di “atteggiamento”??
    ma chissà quanto tempo fa son stati girati!!!!!!!!!!!!!!

  8. Prusso scrive:

    L’episodio in questione e, più in generale, l’eccessiva lentezza dello svolgimento della trama orizzontale non possono avere come giustificante il fatto che la serie è stata prematuramente cancellata (e quindi pensavano di poterla tirare avanti per le lunghe).
    Durante il pilot si parla di guerra, di sottomarini nucleari, di un Pakistan in cui sono morti 4,5 milioni di abitanti, di strategia militare, di complotti. Sembra un romanzo di Tom Clancy. E invece col passare delle puntate poco o nulla. Abbiamo visto come serie di cui non faccio il nome (Homeland) siano state capaci di spiazzare lo spettatore senza tirarla troppo per le lunghe con i vari “misteri”. Qui a parer mio c’era un ottimo materiale per fare veramente un ottimo lavoro (avere la possibilità di svolgere due storie parallele interessanti tra l’isola e Washington) e invece si è deciso di perdere tempo con mille fesserie. Veramente un peccato.
    Mi unisco al coro di chi ha trovato strano che il COB fosse sparito senza e nessuno abbia fatto domande.

  9. spoiler1 ha scritto:

    ma scuate, voi che siete esperti di serial.. non vi viene in mente che girare, montare, produrre e postprodurre un episodio richiede tanto di quel tempo che la tempistica risulta altamente incompatibile con la notizia della cancellazione??
    come si fa a dire che gli ultimi episodi andati in onda dopo la notizia “subiscono” questo cambio di “atteggiamento”??
    ma chissà quanto tempo fa son stati girati!!!!!!!!!!!!!!

    dipende. può anche capitare che dopo l’approvazione del pilot la serie entri a regime, si girino e producano una manciata di episodi e che si continui a girare e produrre anche i successivi mentre la stagione è in corso.

  10. memmo scrive:

    Proprio un brutto episodio.
    E che cliché, la storia dello stupro, mamma mia… Gliel’ho letto negli occhi, ero stata stuprata anch’io e bla, bla, bla… Niente da dire sul tema, ma davvero una sceneggiatura scarsissima, banale.

  11. Giulia scrive:

    Abbastanza d’accordo con la recensione (episodio fiacco, personaggi un po’ tirati per i capelli e clichè vari), e concordo sull’assenza pesantissima di spiegazioni, nonché di apparizioni, del COB, dopo quanto successo nell’episodio precedente.
    Però invece mi ha interessato parecchio l’accenno di “ingarbugliamento” della situazione con Cortez: se non ho capito male, Chaplin ha iniziato ad insegnare a lei le mansioni di Anders, in modo da tutelarsi in caso di condanna di quest’ultimo durante il processo. Quindi, anche qui si nota la sua solità ambiguità: da una parte dice a Grace di difenderlo il meglio possibile, dall’altra però intanto cerca alternative diverse (peccato lo faccia affidandosi a Cortez, che, guarda caso, è proprio la talpa :O). E nella scena in cui decide di abbandonarlo all’ira degli isolani non l’ho trovato incoerente, ma crudelmente “giusto” (come quando ha sparato agli uomini di Serrat qualche puntata fa’): non mi piacevi già prima, ma ora che so che sei colpevole e che, soprattutto, non mi sei più strettamente necessario… cavoli tuoi!

  12. @ Giulia:
    Sul comportamento finale di Chaplin sono d’accordo, ma già quando aveva deciso di farlo salire sul Colorado aveva QUELLA opinione di lui, non è che si sia risvegliato da un sogno. Mi piace poco che in base all’emotività lo lasci sull’isola, quando quell’emotività, quell’istnto a spaccargli la faccia era già emersa appena finito il processo (quando l’aveva afferrato per il colletto)

  13. Volpe scrive:

    Ehhhh che dire… se ripenso a quanto mi ero entusiasmata per le prime puntate, sembra impossibile ora che si stia parlando della stessa serie. Peggioramento continuo e sempre più pronunciato, laddove l’ambiguità, le sfumature, una trama complessa, sono state la forza dell’inizio di stagione, adesso hanno lasciato il posto a superficialità e trame/tramine/tramette inutili. Devo dire che questo, almeno, mi permette di mitigare l’amarezza per la cancellazione della serie. Peccato, perché si era presentata come qualcosa di diverso e di qualità rispetto alla marea di novità, e invece sembra aver perso la propria sobrietà di scrittura e solidità nella trama.

  14. jackson1966 scrive:

    Appena vista 1×9 Vi pentirete o poco credenti di ciò che avete scritto LOL
    Dopo questa il dolore è immenso per la cancellazione

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