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The Hour – 2×03

È un Natale che porta pochi regali alle vite dei nostri giornalisti londinesi, quest’anno. Il clima politico continua ad essere teso: la discussione sul Wolfenden Report, con cui si tenta di porre fine al reato di omosessualità e alla crescente prostituzione, è più che accesa e la redazione non può far altro che interessarsene. In barba alle notizie “sicure” come il primo cane nello spazio. È una scelta editoriale nuova e intraprendente, supportata pienamente da Randall (splendido, splendido Peter Capaldi), che comporta rischi pesanti per il programma, portandolo fuori dalla dimensione di censura che aveva caratterizzato la prima serie. Ma se le scelte editoriali dell’Ora da non perdere pagano, le scelte personali di chi ne fa parte certamente no.

I’m lost. I’m bloody lost.

Era arrivato il momento che Hector lo ammettesse, sebbene in preda ai fumi dell’alcol. La sua vita continua la discesa in picchiata e lo porta a fare i conti con qualcosa forse di peggio del soggiorno in prigione delle puntate precedenti. Infatti, è ormai rottura definitiva con sua moglie. Marnie non è più la fedelissima spalla della prima serie. Non le importa più del suo matrimonio, non le importa essere la moglie modello alle spalle di una personalità adesso che lei stessa può diventarlo. Il contratto con ITV, il primo canale rivale della BBC, si è concretizzato e la vita fuori da una casa ormai disabitata l’attende. Perché perdere queste opportunità dietro un uomo che di lei non ha mai tenuto conto? La facciata di perfezione famigliare ci sarà ancora, certo, ma ci viene largamente mostrato come, a poco a poco, anche questa si stia sgretolando: Marnie che non risponde alle chiamate dal carcere, Hector che ammette più volte “She’s given up on me”. Ma non è solo sul frangente famiglia che Hector perde, in questa puntata. Con il prezioso contributo di questa orribilezza e di Freddie, impegnato nella vicenda Delaine, Hector viene a sapere della relazione del Comandante Stern con la stessa Showgirl che l’ha mandato dietro le sbarre. È proprio Stern che lo aiuta a riprendersi dopo la scenata al party natalizio, e che in precedenza aveva favorito il suo scarceramento. Tutta finzione, insomma, o almeno senso di colpa. Freddie è convinto che sia proprio lui il mandante della spedizione punitiva su Kiki. Per vendetta, la stessa ha buttato la colpa sul migliore amico, fuori controllo ed esposto all’occhio pubblico. Nella grande scena finale, Hector si prende una piccola rivincita (finalmente), pressando l’amico nel confronto-discussione sul Wolfenden Report. Più che un confronto sulla visione del governo, rappresentato da Stern, e il supporto della studioso, è un confronto fra i due (ex) amici. Nessuno dei due ne esce vincitore.

Sorry, but my work is everywhere.

Non c’è citazione migliore per descrivere Freddie, ormai impegnato fulltime nella ricerca iniziata da Bel. Neanche al ritorno a casa, dopo esser stato gentilmente accompagnato fuori da El Paradis, riesce a lasciare la sua indagine. E in questa occasione ci viene mostrata l’affinità intellettuale fra Bel e Freddie, mentre sullo sfondo una sconfitta Camille si allontana. Nonostante la (non) coppia abbia avuto poco screentime insieme, bastano pochi istanti a ricordarci che lavorano come un team in maniera superlativa qualsiasi condizione si presenti. I due hanno fatto passi avanti nella loro ricerca fra gli affari del pericoloso boss Cilenti. La loro prima preoccupazione, nonostante Bel abbia appena ricevuto una velata minaccia dritta dritta nel suo appartamento. Nei minuscoli spazi non dedicati al lavoro, la vita reale, però, avanza per entrambi. Freddie è sempre più ostacolato dal vicino mr Pike, intento a trarre profitto nell’affittare a immigrati i locali di Notting Hill. Se prima il progetto era segreto, adesso il signor Pike fa sul serio e, in un confronto con Freddie, ammette tutto – “One way to build a ghetto” ci informa Lix. Bel ha da fare con qualcosa di più piacevole. Il misterioso Bill, della pressante ITV, l’ha ormai conquistata. Non ci è ancora chiaro il vero ruolo di questo giovincello. Buono? Cattivo? Secondi fini? Prima cerca di rubare al programma Hector e poi offre informazioni a Bel. Un tantino confuso.

There’s a form of deceit in my return.

Il tema della maternità è ricorso per gran parte di questa puntata – “Bel loves children”, “She’s going to be a wonderful mother”, fino al grandissimo red herring praticamente regalatoci da Lix “We don’t have children. – No but I have a strong inkling that one day you might. Enjoy the party.” –, che fosse un modo per prepararci alla grande rivelazione della puntata? Si era ben capito che Lix e Randall avessero un passato non troppo passato, ma la presenza di una figlia rende meno banale il solito cuore spezzato e abbandonato. Dà una nuova dimensione alla nuova aggiunta di Lime Grove e ci fornisce un interessante insight nella formazione della cinica Lix. Molto gradito, perché relegarla a fornirci one liner sembrava un gigantesco spreco di un personaggio così promettente. Inoltre, la decisione di Lix di aiutare finalmente Randall, non può che regalarci grandissime scene fra Anna Chancellor e Peter Capaldi. Grazie, Abi Morgan. È ormai chiaro, a metà (sigh) di questa seconda serie, che The Hour si stia concentrando maggiormente sul filone dei diritti civili in Gran Bretagna. Una tematica che coinvolge in maniera immediata lo spettatore e lo porta a seguire la serie con un filo in più di attenzione per il quadro storico e meno su triangoli amorosi. Aiutano molto anche la bellissima fotografia e i costumi, senza dubbio. Vedremo se tutto si risolverà per il meglio. Ma questa terza puntata ci lascia ben sperare per una conclusione degna del tenore altissimo di questa serie.

NOTE

  • Ah, i parallelismi. Nella premiere abbiamo assistito ad una Marnie rassegnata e costretta a buttare la cena preparata per un marito che a cena non torna mai. Questa volta è Hector a dover disporre della penosa colazione che non si è saputo cucinare. Una cena per simboleggiare una fine e una colazione per simboleggiare un inizio?
  • Camille ha saputo aiutare il marito, ma non è ancora al livello di Bel. Una curiosità dai titoli di coda: Camille non appare come Lyon, ma come Mettier mentre Marnie compare come Marnie Madden. Gira voce che Freddie non abbia sposato Camille, almeno non per amore, ma la stia solo aiutando in qualcosa che ancora non ci è dato sapere. Ed effettivamente “The view is better here”, dalla premiere, non ci rassicura affatto. Freddie non ha evidentemente superato Bel. E se è lo stesso Freddie che affermava di non sapere perché ci si sposa senza amore, la cosa risulta sempre più sospetta.
  • Quanto è seria la minaccia ITV? La presenza c’è, sotto forma di Bill, ma nulla si è ancora realmente mosso.
  • Allontanate Ben Whishaw dalle sigarette. E dai primi piani gratuiti. Grazie. E già che ci siamo, date dei pantaloni o delle gonne a Camille quando è in casa. Fa freddo, se non altro.
  • Questa faccia di Peter Capaldi merita.

Ria

Ho molti problemi con la BBC e le comedy. Molti.

6 Comments

  1. cappuccinozen 4 dicembre 2012 at 12:25

    Punto primo: apprezzo un sacco la tua “biografia” (ehm, si chiama così quel trafiletto?), perchè potrebbe essere la mia. BBC e comedy sono anche il mio punto debole.

    Punto secondo: concordo quasi del tutto con la tua recensione, the hour mi sta piacendo sempre di più e mi ci sto affezionando parecchio. I personaggi sono delineati molto bene, soprattutto Hector (che non è il mio personaggio preferito se così si può dire, ma secondo me la sua parabola discensiva è stata rappresentata davvero bene) e Marnie: sono i personaggi che evolvono di più e la loro evoluzione, per quanto veloce e improvvisa perchè legata ad un particolare evento, risulta in realtà perfettamente credibile e realistica. Unica nota stonata nell’ultima puntata secondo me è stata proprio la scoperta della figlia di Lix. Cioè, ci sta la gravidanza e ci sta perfino l’abbandono, semplicemente ho trovato un po’ fuori personaggio la motivazione che lei ha dato per questo abbandono. Se non sbaglio (ma ho la memoria di un canarino quindi potrei anche sbagliare) Lix dice qualcosa del tipo “t’immagini una madre single in Inghilterra eccetera eccetera”. Ecco, Lix non mi pare donna da preoccuparsi delle apparenze, avrei trovato più consono al personaggio qualche spiegazione legata al lavoro, chessò un “t’immagini girare per guerre con una bambina”. Ma è tutto ciò che ho da dire di negativo, per il resto fuck yeah.

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  2. Questa seconda stagione mi sta piacendo anche più della prima.
    L’inserimento di Randall è stato azzeccato, permette di sviluppare meglio il personaggio di Lix e di vedere in azione l’ottima Anna Chancellor.
    Hector mi fa tanta pena, ha tirato troppo la corda con Marnie che, invece, sembra aver trovato la sua strada.

    Fumano e bevono come dei pazzi.

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  3. Concordo in pieno con la tua recensione.
    A me questa serie piace molto, mi spiace solo che sia poco conosciuta merita di più
    Grande Freddie lo adoro e quasi quasi mi fa una gran pena hector che francamente non mi è mai piaciuto
    giusto il commento date delle gonne a Camille, manco avesse chisssà che gambe ;)
    Fuck yeah anche per me

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  4. raffaella ha scritto:

    Concordo in pieno con la tua recensione.
    A me questa serie piace molto, mi spiace solo che sia poco conosciuta merita di più
    Grande Freddie lo adoro e quasi quasi mi fa una gran pena hector che francamente non mi è mai piaciuto
    giusto il commento date delle gonne a Camille, manco avesse chisssà che gambe
    Fuck yeah anche per me

    Sì veramente, le maniche scese fino alle mani perché fa freddo, ma senza pantaloni. Bah.
    Comunque Ben Whishaw sempre meglio. (E quest’anno mi piace di più anche la parte politica).

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  5. Quoto tutto pure le note! Un FUCK YEAH che più meritato non si può!

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  6. Quale sarebbe il problema dei primi piani di Ben Whishaw? -_-
    Fanno primi piani a tutti, nel caso non fosse evidente…

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