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Doppio schermo. Boris. La serie/Boris. Il film

Ci sono quelli che la tv è meglio del cinema, e quelli che il piccolo schermo non sarà mai come una sala con dolby surround. Quelli che hanno smesso di guardare film perché guardano troppe serie e quelli che usano ancora l’aggettivo “televisivo” come segno di disprezzo. Quelli che le serie sono il futuro e il cinema è morto, e quelli che restano scettici pure davanti a Mad Men. Ma grande e piccolo schermo sono legati a doppio filo, non solo perché sempre di audiovisivo si tratta, ma perché storie, registi e attori ormai migrano dall’uno all’altro come in un unico grande flusso. In questa nuova rubrica, gli amici di Mediacritica.it ci raccontano i film che fanno da punto di contatto: quelli da cui sono state tratte delle grandi serie e quelli che invece dalle serie sono nati. Oggi parliamo di Boris, visto che è da poco passata la Festa del Grazie.


dalla serie al film

LA SERIE. La “fuoriserie italiana”Boris scoperchia il vaso di Pandora della fiction italiota portandoci dietro le quinte di un set televisivo nel quale si sta girando il fittizio Gli occhi del cuore 2. Senza troppi giri di parole, bastano un paio di puntate per capire di essere di fronte ad un completo e liberatorio sputtanamento seriale, talmente caustico e feroce da lasciare leciti dubbi su come sia possibile che un prodotto del genere abbia trovato una produzione e una programmazione proprio in Italia, terra di rassicuranti “posti al sole” e posticci “incantesimi”. Seguendo le (dis)avventure del giovane stagista Alessandro sbirciamo dietro le quinte di una fiction tremenda, pienamente rappresentativa del modus operandi artistico di un intero Paese: in cima c’è René Ferretti, regista con velleità artistiche perennemente rovinate dalla necessità di girare in economia e senza la minima qualità;  Stanis La Rochelle e Corinna sono le star, presuntuoso attore che si crede a divo il primo e isterica “cagna maledetta” incapace di recitare la seconda; Arianna è l’assistente alla regia, unica salvezza per il confuso e ingenuo Alessandro. Attorno a loro si dipanano per tre stagioni storie tanto assurde quanto verosimili, fondate su attrici che ottengono ruoli solo in quanto amanti dei produttori, direttori della fotografia cocainomani che “smarmellano” le luci di scena aprendole al massimo per pigrizia, comici da avanspettacolo coinvolti in scandali a sfondo sessuale e sceneggiatori inetti che copincollano interi copioni da serie tv coreane. Nonostante la narrazione non sia autoconclusiva e produca una continuità di senso fra una puntata e l’altra, la durata di 25 minuti ad episodio dà soprattutto spazio a gag fulminanti e sketch grotteschi, tra cui spiccano quelli interpretati da Corrado Guzzanti (che illumina quasi tutta la seconda stagione) e da Roberto Herlitzka, grande attore che non si capacita della stupidità di chi lo circonda sul set della spaventosa fiction in atto.

IL FILM. Al termine della terza stagione televisiva, viene deciso di dar vita ad una trasposizione cinematografica della serie. In Boris. Il film protagonista centrale diviene René Ferretti, che cerca di emanciparsi dal mondo delle fiction per approdare al cinema. E’ questa la prima grossa differenza con la serie originaria, essenzialmente impostata sul punto di vista “vergine” di Alessandro e su di una visione corale delle vicende rappresentate. Ma René (interpretato da un eccelso Francesco Pannofino, prima di Boris conosciuto più che altro per il suo lavoro di doppiatore) è in effetti il personaggio più forte e meglio connotato della serie, quello a cui si possono far corrispondere i migliori sviluppi narrativi. Così la pellicola diviene anzitutto la lotta di un uomo solo che cerca disperatamente di creare un’opera seria e impegnata, “alla Gomorra”. I sogni di René però si infrangono subito, quando si rende conto che la nuova troupe lo considera solo un infimo regista televisivo. Non resta che richiamare il vecchio gruppo di lavoro, mentre il progetto del film d’essai naufraga miseramente trasformandosi in ben altro. Nonostante Boris. Il film sia un’opera ampiamente riuscita, non sfugge l’ovvia necessità di modificare la struttura dell’impianto comico, qui diluito in una satira che aumenta la quota di disillusione. E dunque cambiano i rapporti di forza: se nella serie le stoccate sarcastiche si inserivano in una partitura da commedia, nel film accade il contrario. In Boris. Il film trionfa la malinconia, solo in parte mitigata dal sottofondo leggero dell’insieme. E – come per mille altri passaggi dalla tv al cinema – alla fine la sensazione è che il risultato finale sia comunque per “iniziati”, per un pubblico che già conosce il lavoro di partenza. Agli altri restano un po’ le briciole, e molto probabilmente il desiderio di passare al recupero della serie di riferimento.

BORIS. IL FILM. “In America c’è Lost, in Italia Don Matteo”. Così parlò il trio Giacomo Ciarrapico-Mattia Torre-Luca Vendruscolo, illuminati sceneggiatori e registi di Boris. Quando nel 2011 si compie il grande passo verso il cinema, la serie Boris è già un culto, un prodotto anarchico e imprendibile, spauracchio delle tv generaliste. Un miracolo creativo che inquadra non solo il microcosmo para e proto televisivo, ma la sconfitta di una nazione intera. Renè Ferretti, affranto regista in cerca di autorialità, boccheggia (al pari del suo pesciolino rosso portafortuna) nella miseria e nel caso/caos della nostra disastrata industria culturale, fatta di interpreti “cani” che si credono semi-dei, vanagloriosi addetti ai lavori e intollerabili bassezze economiche e umane. Per lui non c’è via di scampo, o forse sì: abbandonare l’ennesima inguardabile fiction (Il Giovane Ratzinger, con l’attore feticcio Stanis che al ralenti corre felice tra i campi) e dedicarsi ad un nobile progetto cinematografico, la trasposizione del libro-inchiesta La Casta di Rizzo e Stella. Da qui parte Boris. Il film, opera che – al pari della serie tv – necessita di occhi per guardare, per poter leggere fra le righe: perché mettere alla berlina i meccanismi dell’universo cinetelevisivo altro non è che un mezzo straordinario per sfottere l’Italia, le sue brutture e le sue avvilenti corruzioni. La risata amara che scatena Boris vale più della satira – tutto sommato spuntata – del Qualunquemente di Antonio Albanese, e funziona più del documentario “frontale” alla Silvio Forever (che anzi rischia di essere addirittura interpretato come oggetto di propaganda). Di fronte al nostro (anti)eroe Renè che osserva sconfitto il risultato dei suoi sforzi in mezzo alla platea gaudente di una sala cinematografica proviamo la sua stessa rassegnazione, la sua medesima fitta allo stomaco. Per sopravvivere occorre adeguarsi al gusto dominante, mettere da parte la propria morale e scendere ad ignominiosi compromessi. I valori non esistono (peggio, non servono) più, perché “la vergogna è un lusso che non ci possiamo permettere”.

EXTRA

  •  Il titolo provvisorio della serie era Sampras, poi cambiato per via di possibili problemi legali con la Nike, detentrice dei diritti del nome.
  • La sigla di apertura e di chiusura della serie è di Elio e le Storie Tese: la musica è la stessa del brano Effetto Memoria, incluso nel loro album Studentessi. Per il film, invece, Elio e le Storie Tese hanno composto Pensiero stupesce.
  • Il titolo del primo episodio della serie (Il mio primo giorno) é lo stesso del primo episodio di Scrubs – Medici ai primi ferri.
  • Nell’episodio La mia Africa (prima parte) il primo piano iniziale dell’occhio di Alessandro che si apre è una citazione dell’episodio pilota di Lost.
  • Nel film, il compositore Nicola Piovani compare durante una partita a poker coi tre sceneggiatori, in cui perde il Premio Oscar alla miglior colonna sonora vinto nel 1999 per La vita è bella.

Filippo Zoratti

Nato e cresciuto a Udine, Filippo Zoratti subisce nella sua vita tre folgorazioni cinematografiche: a 6 anni, quando varca coscientemente per la prima volta la soglia di un cinema e assiste sbalordito alla proiezione di Atto di forza di Paul Verhoeven; a 12, quando si spara in rapida successione Forrest Gump, Leon, Ed Wood ed Ace Ventura, costringendo chiunque ad andare al cinema con lui; a 19, quando scrive e vede pubblicato il suo primo articolo su L'alba dei morti viventi di Zack Snyder. Da quel momento insegue la critica cinematografica, ovunque essa decida di portarlo. Oggi lavora per il Cec, Centro Espressioni Cinematografiche di Udine, è capo redattore della rivista on line Mediacritica.it e durante l'anno frequenta più festival possibili. Se qualcuno gli domanda i suoi 3 film preferiti prima storce il naso con fare snob, ma poi risponde lesto: Oltre il giardino, E Johnny prese il fucile e Chi ha incastrato Roger Rabbit. La sua serie tv di riferimento è stata, è e per sempre sarà E.R..

29 Comments

  1. genio in bottiglia 4 dicembre 2012 at 11:01

    Serie geniale e buon film. Riuscire a coniugare comicità e riflessioni semi-colte sul livello della nostra televisione non era impresa da poco e Boris c’è riuscito. Fa ridere, e molto, e fa pensare. I personaggi sono tutti quanti riusciti, forse proprio Corrado Guzzanti in certe scene pare un pesce fuor d’acqua, forzando un po’ la comicità della serie. Pannofino è uno di quei bravi attori completamente dimenticati e d’improvviso (grazie a Boris) tornati a fare di tutto (pubblicità compresa). Ma è tutto l’impianto che funziona, il microcosmo squallido delle produzioni televisive di casa nostra, le ragioni che ne contaminano la qualità già seriamente danneggiata, che dimostrano come, se le porcate che inondano gli schermi delle nostre case sono davvero fatte a ca**o di cane, c’è dietro qualcosa di più che semplice imperizia. Perché la fotografia delle fiction non deve essere meglio di quella della pubblicità, altrimenti cambiano canale!

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  2. Boris, insieme a Romanzo Criminale, è una delle produzioni migliori mai viste sugli schermi italiani. Non a caso è una produzione Sky; e, in quanto tale, è stata schifata dalle generaliste, al punto che solo Cielo ha avuto il coraggio di trasmetterla, mentre Raitre ha temporeggiato per anni e ha deciso di trasmetterla solo ora, come tappabuchi notturno. Forse a qualuno brucia il sedere quando si parla di attori cani, raccomandazioni, influenze del vaticano, fiction a basso costo patetiche e noiose (da rifilare ai Greci…).

    Divertentissima, ma anche amara e pungente. E purtroppo è stata amara anche la sua eredità. Col senno di poi, si nota come la terza stagione (che resta pur sempre su alti livelli) abbia subito un enorme calo qualitativo rispetto alle prime due. La satira generalizzata contro il mondo delle fiction si è trasformata in satira diretta contro il Bagaglino, contro l’onnipresente Pierfrancesco Favino, contro Saviano…e questo ha sminuito il tutto, perchè sembra quasi che Boris non volesse più sfottere l’intero sistema televisivo italiana, ma se la prendesse con delle vittime designate, con tanto di sottolineatura del nome (come se il pubblico non fosse in grado di capirlo da solo). A tutto questo si aggiunge la ridicola parentesi della storia tra Alessandro e Arianna “ostacolata” dal fatto che lei sia una Berlusconiana convinta. WTF???!?!?!? Era il caso di inserire pure l’umorismo su Berlusconi in mezzo a queste storie? Non capivo se stavo guardando una serie tv o se fossero battute scartate da Antonio Cornacchione o qualsiasi altro comico monotematico.

    Ma ciò che più lascia l’amaro in bocca è il fatto che proprio Francesco Pannofino è finito nello stesso meccanismo contro cui Boris si scagliava. Infatti, pur essendo un grandissimo doppiatore e un bravo attore, in poco tempo abbiamo iniziato a trovarcelo ovunque: nelle fiction, negli spot, ospite di trasmissioni tv, telecronista sportivo, a e addirittura come imbarazzato (e imbarazzante) presentatore del concerto del Primo Maggio. Alcune cose le ha fatte bene, altre meno, altre erano ignobili. Forse era meglio Favino.

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  3. Secondo me hai un po’ frainteso il senso della terza: hanno cercato di dare una virata diversa rispetto alle altre stagioni, cercando di fare satira anche su mostri sacri della tv italiana (appunto favino, saviano) oltre che sparare sulla croce rossa come facevano nelle prime due. anche l’umorismo è cambiato, è diventato più dark e meno basato sulla “romanità” dei personaggi. Senza contare che hanno anche inserito una trama orizzontale più importante (renè! medical dimension… è una trappola!). Ho sentito molti delusi dalla terza, che invece a me è piaciuta, e secondo me c’entra molto il fatto che non fosse come tutti c’aspettavamo, e non tanto un fantomatico calo qualitativo.

    La cosa di fare i nomi secondo me è un rischio che chi fa satira si prende: da una parte rendi tutto più immediato e comprensibile, ma rischi di limitare il tuo attacco al qui e all’ora (tanto che forse tra quindici anni le prime due stagioni risulteranno più comprensibili della terza a uno spettatore casuale). è stata una scelta che può piacere o non piacere.

    E poi sì, è piuttosto triste vedere che i nostri eroi son alla fine parte di quello stesso sistema che attaccavano in Boris. Machevvuofà, devono mangiare pure loro

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  4. Bruce ha scritto:

    hanno cercato di dare una virata diversa rispetto alle altre stagioni, cercando di fare satira anche su mostri sacri della tv italiana (appunto favino, saviano) oltre che sparare sulla croce rossa come facevano nelle prime due.

    Mostri sacri? :D
    Sono due personaggi che, in quel periodo (o a partire da qualche anno prima) hanno avuto una sovraesposizione mediatica, ma non sono certo degli intoccabili, televisivamente parlando. Anzi, nel caso di Favino ho trovato tale satira un po’ fuori luogo, perchè comunque si tratta di un bravo attore, molto versatile. Avrebbe avuto più senso sfottere un Gabriel Garko…oppure bastava restare sul generico senza fare nomi..
    In questo modo sembrava quasi che la colpa fosse di Favino e fosse lui l’oggetto di dileggio, anzichè la ripetitività dei soggetti e il continuo riciclo degli attori.

    Bruce ha scritto:

    La cosa di fare i nomi secondo me è un rischio che chi fa satira si prende: da una parte rendi tutto più immediato e comprensibile, ma rischi di limitare il tuo attacco al qui e all’ora (tanto che forse tra quindici anni le prime due stagioni risulteranno più comprensibili della terza a uno spettatore casuale).

    Ecco appunto.
    Il bello di Martellone è che il suo personaggio prendeva per il culo tantissimi personaggi televisivi:
    - i comici dalla romanità esagerata
    - quelli che hanno un tormentone e lo ripropongono all’infinito quando non sanno come chiudere le battute
    - quelli che fanno ridere con un uso smodato delle parolacce e della volgarità ( “se volete, posso scuregià..”)
    - quelli che cercano un nuovo rilancio attraverso la partecipazione ad un reality

    Chi ci vedo in Martellone? Ci vedo Christian De Sica, Martufello, Gabriele Cirilli, Maurizio Battista, Antonio Cornacchione, Biagio Izzo e decine di altri comici…. Per non parlare delle citazioni alle vicende di Paolo Calissano o di Lapo Elkann, su cui forse non è il caso di scherzare , ma che sono state cannibalizzate dalla tv.
    Se Martellone fosse stato associato ad uno di questi, avremmo perso tutti gli altri riferimenti.

    E così è stato, ad esempio, quando nella terza stagione è stato citato esplicitamente il Bagaglino: era evidente che la compagnia fosse una presa in giro della compagnia di Pippo Franco, ma contemporaneamente prendeva in giro tanti altri programmi pseudo-comici (ad esempio quando si prendono in giro i comici napoletani che “siccome parlo napoletano, faccio già ridere”) come Colorado. Ma nel momento in cui fai il nome del Bagaglino, si perde il tutto.

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  5. Bruce ha scritto:

    Secondo me hai un po’ frainteso il senso della terza: hanno cercato di dare una virata diversa rispetto alle altre stagioni, cercando di fare satira anche su mostri sacri della tv italiana (appunto favino, saviano) oltre che sparare sulla croce rossa come facevano nelle prime due. anche l’umorismo è cambiato, è diventato più dark e meno basato sulla “romanità” dei personaggi. Senza contare che hanno anche inserito una trama orizzontale più importante (renè! medical dimension… è una trappola!). Ho sentito molti delusi dalla terza, che invece a me è piaciuta, e secondo me c’entra molto il fatto che non fosse come tutti c’aspettavamo, e non tanto un fantomatico calo qualitativo.

    Quoto, ma nell’articolo non si accenna all’eventualità che la terza sia in tono minore. Viene fatto un raccordo tra la serie ed il film, sul modo in cui cambia il punto di vista; un accenno lo si può già notare nella terza stagione, quando a René viene proposto “Macchiavelli” (tralasciamo i retroscena dei perché): la serie comincia a spostarsi sui suoi bisogni, sulle sue idee, e la coabitazione tra René ed Alessandro ci conduce per mano in questo transfert. Infine, si passa al film che è evidentemente annunciato dalla telefonata che riceve Renè nell’ultima scena dell’ultimo episodio (il fatidico Gli Occhi del Cuore 3).

    Johnny ha scritto:

    Ma ciò che più lascia l’amaro in bocca è il fatto che proprio Francesco Pannofino è finito nello stesso meccanismo contro cui Boris si scagliava.

    Già. Però ai soldi non si dice di no. Io sono del parere che Pannofino è stato bravissimo in Boris, è bravissimo come doppiatore ma come attore è generalmente una capra; espressioni facciali zero (cioè, sempre quelle solite quattro che non si adattano alle diverse situazioni).

    Johnny ha scritto:

    In questo modo sembrava quasi che la colpa fosse di Favino e fosse lui l’oggetto di dileggio, anzichè la ripetitività dei soggetti e il continuo riciclo degli attori.

    Sono d’accordissimo, però è difficile introdurre un personaggio di fantasia senza dare dei riferimenti nel corso della serie. Avremmo avuto dei dubbi maggiori rispetto ai nomi reali. Avrebbero magari dovuto pensarla prima questa forma di satira ed introdurla pian piano, però per un neo in tutta la serie non me ne preoccupo sinceramente.

    Comunque, articolo da bavetta alla bocca. Bello. Ora, sappi che per colpa tua mi rivedrò tutte le stagioni di Boris più il film e la vita sociale che avevo faticato a recuperare sarà di nuovo azzerata. Chiederò i danni.

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  6. Sal G. ha scritto:

    Già. Però ai soldi non si dice di no.

    Ma infatti lungi da me dal farne una colpa a Pannofino, così come non ne faccio una colpa a Gabriel Garko se il suo telefono continua a squillare. Se un giorno la sua carriera da attore/ospite/presentatore dovesse terminare, potrà comunque continuare a contare sul suo talento da doppiatore.
    E’ solo che mi mette tristezza vederlo costretto a snocciolare il suo “e dai e dai e dai” a comando del presentatore di turno, così come è stata imbarazzante la passerella degli attori di Boris sul palco del Primo Maggio, dove ognuno snocciolava il suo tormentone (tipo il cast di Troppo Frizzante), mentre il pubblico di comunisti inneggiava a “Berlsconi m***a” oppure urlava “nuda nuda” alla Guzzanti.

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  7. Vorrei comunque precisare una cosa. Sono assolutamente consapevoli che Pannofino e soci sono degli ATTORI! Non sono nè politici nè condottieri!
    Non è che se hanno interpretato una serie che fa satira feroce contro la tv italiana, ora devono per forza essere coerenti con i loro personaggi. Magari Pannofino adora la fiction italiana. Magari Timperi ha sempre votato Berlusconi (mentre è facile pensare che la Guzzanti non l’abbia mai fatto…). Ninni Bruschetta ha recitato in tante fiction “smarmellate” e Paolo Calabresi ha partecipato anche all’ultima, disastrosa (non per colpa sua), stagione di Distretto Di Polizia.
    Sono attori. Interpretano. Spesso interpretano quello che non sono.

    Aver recitato in Boris deve essere un orgoglio, non certo una croce che grava sui loro lavori futuri.

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  8. Serie fantastica, il film mi è piaciuto meno, ma comunque ha tirato fuori il miglior personaggio più fico della storia della tv italiana, mister Stanis LaRochelle <3

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  9. Avrei troppe cose da commentare, quindi mi limito e dico stringata: MARILITA LOY; chè non mi pare sia stata ancora citata, e secondo me è di dovere, ecco.

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  10. Sal G. ha scritto:

    ma come attore è generalmente una capra

    Ti sbagli; è molto bravo.

    La serie di Boris è straordinaria.
    Per quanto mi riguarda, ridevo tantissimo mentre la guardavo. Il fatto è che dopo mi veniva da piangere! Perché quello che raccontano è incredibilmente vero! Funziona proprio così (nel 99% dei casi)!

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  11. Bell’articolo,complimenti!
    Io ho adorato Boris,tutte e tre le serie e anche il film. Concordo con l’idea della forte malinconia che traspare da quest’ultimo, e forse è vero che chi non ha visto la serie probabilmente avrà perso molte cose.
    Vi sembrerà stupido,ma mi sono sempre chiesta perchè Boris non venisse considerata dalla TV generalista (sono rimasta scioccata quando ho visto che lo mandavano alle 11.30 di sera su Rai 3) e solo adesso leggendo i commenti mi sono resa conto del perchè:in pratica avrebbe messo in luce ancora di più i difetti di quella TV!

    Viva Stanis La Rochelle sempre e comunque..sul momento mi viene da citare “ho la sensazione che ultimamente Shakespere sia un pò troppo italiano” :)
    Ah e comunque mi è venuta voglia di guardare di nuovo tutto Boris!!!

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  12. Pogo ha scritto:

    Ti sbagli; è molto bravo.

    Ammetto che il termine capra è eccessivo, anche perché è comunque migliore di molti altri attori (sic!), però resto del parere che sia poco capace. Le doti recitative non sono fatte solo della flessibilità della voce (e la sua è grandiosa) ma anche dalla mimica e dalla capacità di trasmettere il personaggio. Non c’è alcuna differenza tra il personaggio che interpreta in Nero Wolf (tristissimo remake!), nella Squadra o nei Cesaroni (nessuno mi linci se nomino queste cose in cotanta rubrica); meglio fa nei film, ma rimane sempre povero a mio avviso. In Boris è molto bravo perché, evidentemente, il personaggio si adattava alle sue corde.
    Insomma, persino nella recentissima pubblicità della Telecom fa un’espressione che è identica a quella di mille altre utilizzate in altri casi.
    Niente toglie, appunto, che Boris serie/film senza di lui avrebbe mancato di quella verve che invece lo contraddistingue.

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  13. speravo in questo articolo, Boris è la mia vita, il mio pane, l’aria che il pesce non ha. mi fa tanta tristezza che il mondo sia andato avanti come nulla fosse, è l’unica serie che posso concepire di rivedere (e rivedo) in loop oltre Doctor Who.
    Sul film si possono dire tante cose, e tante critiche. ma la notte che sono andato a vederlo (dayone :p) ho sognato Marilita Loy completamente impazzita che mi inseguiva per Roma e voleva uccidermi. è stato bellissimo.

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  14. Amo la serie, ho un altarino coi cofanetti. Ci ho riso fino alle lacrime soprattutto nella prima stagione. Dal film mi aspettavo quasi niente, ma poi l’ho adorato: la scena del giovane Ratzinger che corre al rallentatore è tra le mie preferite di tutto Boris, serie e film assieme.

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  15. Bellissimo articolo.

    Nel complesso il film è stato un po’ meno bello della serie, ma non per questo meno valido. Stranamente “Boris: il film” pare aver un po’ risentito della trasposizione sul grande schermo (mentre di solito è il contrario), per esempio a quasi tutti i personaggi “storici” veniva dato molto poco spazio in favore di René (che adoro) e dello sfottò al cinema italiano (non più solo la fiction o il cabaret di serie B), inevitabilmente il passaggio dai canonici e più che esaurienti 25 minuti all’ora e mezza abbondante non è stato indolore. C’erano cose geniali (ognuno decida quali), altre un pochino scontate ma comunque buone (l’avvilente cinepanettone finale), e un finale amarissimo che… be’, forse non poteva essere altrimenti.

    Non una pellicola fondamentale ma per i fan da vedere, almeno una volta (anche se la prima visione non mi aveva entusiasmata, forse la vena creativa dei primi tempi, caustica e crudele, si è in parte ammorbidita con la terza disincantata stagione).

    Per la cronaca: Corrado Guzzanti ha rischiato di rovinare una seconda stagione altrimenti vicina alla perfezione. Ho trovato il suo personaggio dapprima grottesco quanto basta, poi inutile, superfluo, e infine irritante. Il prete e lo psicopatico non c’entravano nulla col resto.

    E’ vero, la terza stagione fa “meno ridere”: e se si ride, è un riso molto, molto più amaro. Capisco perché a tanti possa non essere piaciuta, avrà colpito inevitabilmente meno, certi meccanismi erano ormai noti al pubblico e in alcuni casi si sono forse un pochino adagiati sugli allori delle prime due corrosive stagioni (gli svogliati sceneggiatori che sembrano auto-citarsi, il “musical” di Occhi Del Cuore, la parodia fin troppo insistita del Bagaglino), soprattutto è una stagione che va rivista almeno 2-3 volte perché meno “immediata” delle prime due. Però bella, e mi è piaciuta la scelta di incentrarla su René.

    Rispondi

  16. Johnny ha scritto:

    Mostri sacri?
    Sono due personaggi che, in quel periodo (o a partire da qualche anno prima) hanno avuto una sovraesposizione mediatica, ma non sono certo degli intoccabili, televisivamente parlando. Anzi, nel caso di Favino ho trovato tale satira un po’ fuori luogo, perchè comunque si tratta di un bravo attore, molto versatile. Avrebbe avuto più senso sfottere un Gabriel Garko…oppure bastava restare sul generico senza fare nomi..
    In questo modo sembrava quasi che la colpa fosse di Favino e fosse lui l’oggetto di dileggio, anzichè la ripetitività dei soggetti e il continuo riciclo degli attori.

    mostri sacri era ironico :D intendevo ovviamente gente che è meno facile prendere per il culo rispetto al comico di cui martellone è l’archetipo, per dire. D’altra parte poi ho citato favino perchè lo citi tu, ma sinceramente a me quella nella serie pareva più una simpatica presa in giro (favino, almeno all’epoca, era davvero dappertutto) piuttosto che un attacco satirico. Saviano invece è davvero un intoccabile, basta guardare quel che succede quando qualcuno si permette di dire, chessò, che i suoi monologhi sono noiosi come la morte (senza entrare nel merito di quel che dice, percaritàdiddio vi prego non cominciamo a parlarne qui)

    Johnny ha scritto:

    Vorrei comunque precisare una cosa. Sono assolutamente consapevoli che Pannofino e soci sono degli ATTORI! Non sono nè politici nè condottieri!

    Massì per carità, mica bisogna crocifiggerli, sono professionisti faccian quel che credono

    Sal G. ha scritto:

    Quoto, ma nell’articolo non si accenna all’eventualità che la terza sia in tono minore

    Infatti dicevo a Johnny non all’autore dell’articolo

    Rispondi

  17. Bruce ha scritto:

    Infatti dicevo a Johnny non all’autore dell’articolo

    Ah, ok. Siccome non c’era il classico @”qualcuno” pensavo fosse in merito all’articolo e non capivo…

    Rispondi

  18. Sal G. ha scritto:

    Non c’è alcuna differenza tra il personaggio che interpreta in Nero Wolf (tristissimo remake!), nella Squadra o nei Cesaroni (nessuno mi linci se nomino queste cose in cotanta rubrica); meglio fa nei film, ma rimane sempre povero a mio avviso.

    Perché così gli è richiesto, o così vuol fare, o così necessità di fare.
    Ho avuto la fortuna di vedere Pannofino durante le prove di uno spettacolo teatrale, anche se non è settore di mia competenza: era davvero bravo. Uno dei migliori attori italiani (tra cui c’è pure Ninni Bruschetta).

    Poi occhio, non ho scritto che è ai livelli di Elio Germano.
    Anche perché è impossibile.
    Elio Germano è l’unico contemporaneo che potrebbe stare con Manfredi, Gassman, Mastroianni e Volontè… e non sfigurare.

    Rispondi

  19. Pogo ha scritto:

    Ho avuto la fortuna di vedere Pannofino durante le prove di uno spettacolo teatrale, anche se non è settore di mia competenza: era davvero bravo.

    Purtroppo c’è un abisso tra la recitazione teatrale e quella cinematografica. Ci sono grandissimi attori di teatro che su pellicola risultano grotteschi, eccessivi o addirittura incapaci (persino la Degli Esposti di tanto in tanto mi turba sebbene, quando l’ho vista recitare alle tragedie greche a Siracusa, mi ha messo i brividi!) perché la loro impostazione recitativa è completamente differente; per questo loro (quelli grandi) si prestano poco a recitare al cinema ed affini; potrei farti mille esempi partendo dalla Proclemer e via dicendo.
    Io non ho mai visto Pannofino a teatro e mi limito a criticare le sue interpretazioni sullo schermo, dove risulta incapace. Non faccio di tutta l’erba un fascio ma, campi diversi, valutazioni diverse. E’ lo stesso motivo per cui, ad ogni modo, sostengo che come doppiatore sia uno dei migliori. Ai livelli di Ammendola (padre, che sia chiaro!).

    Pogo ha scritto:

    Poi occhio, non ho scritto che è ai livelli di Elio Germano.
    Anche perché è impossibile.

    Beh, ovviamente.
    Se non fosse per quel faccino carino da ragazzetto Elio Germano sarebbe ancora più grandioso; gli basterebbe qualche ruga d’espressione in più, ma si può sicuramente soprassedere. Aspetteremo che gliele porti la vecchiaia solo perché vogliamo essere pignoli.

    Rispondi

  20. Bruce ha scritto:

    mostri sacri era ironico :D intendevo ovviamente gente che è meno facile prendere per il culo rispetto al comico di cui martellone è l’archetipo, per dire. D’altra parte poi ho citato favino perchè lo citi tu, ma sinceramente a me quella nella serie pareva più una simpatica presa in giro (favino, almeno all’epoca, era davvero dappertutto) piuttosto che un attacco satirico. Saviano invece è davvero un intoccabile, basta guardare quel che succede quando qualcuno si permette di dire, chessò, che i suoi monologhi sono noiosi come la morte (senza entrare nel merito di quel che dice, percaritàdiddio vi prego non cominciamo a parlarne qui)

    Sì certo, l’avevo capito ;)
    Però va precisato che in quel periodo, Saviano non era ancora stato eletto allo status “santone televisivo” e le uniche critiche che riceveva erano quelle -vergognose- di Emilio Fede che lo accusava di aver diffamato la Campania e di essere uno in cerca di visibilità e ricchezza. Forse Boris voleva più ironizzare sul fatto che Saviano era stato elevato ad “artista” da parte dall’editoria e della cinematografia, al punto che essere “il Saviano del…” diventava un termine di paragone.

    Bruce ha scritto:

    Johnny ha scritto:

    Vorrei comunque precisare una cosa. Sono assolutamente consapevoli che Pannofino e soci sono degli ATTORI! Non sono nè politici nè condottieri!

    Massì per carità, mica bisogna crocifiggerli, sono professionisti faccian quel che credono

    Certo, infatti volevo evitare che il discorso si spostasse sulla questione “prima sfotti la tv italiana e poi, dopo che questa serie ti ha reso famoso (nel senso che ora tutti conoscono il tuo nome e la tua faccia) sei in onda quasi tutti i giorni”. Il problema non è certo Pannofino che partecipa agli spot dei telefonini o che va a commentare le partite di calcio; il problema è che è stato inserito in ruoli che non gli competono e, nonostante i risultati non eccelsi, continuano a sfruttarlo.

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  21. Sal G. ha scritto:

    Io non ho mai visto Pannofino a teatro e mi limito a criticare le sue interpretazioni sullo schermo, dove risulta incapace.

    Evidentemente non mi sono spiegato io.
    Non discuto che Pannofino risulti incapace alla tua visione sullo schermo. Ti dico che non lo è. Non l’ho visto a teatro, dove non ci capisco nulla, ma durante le prove, mio malgrado (il teatro mi annoia, è un mio problema) perché dovevo discutere di alcune cose.
    Lui è un caratterista. Fa sempre lo stesso “personaggio” per convenienza o “costrizione”, perciò ti può risultare incapace, ma non lo è.
    Certamente non puoi aspettarti da lui di essere come Gassman in “Brancaleone” e allo stesso tempo in “C’eravamo tanto amati”.
    Non ha tutte le sfumature dei grandissimi. Ci mancherebbe.
    In sintesi: non difendo la sua riuscita sugli schermi, ma difendo il suo valore intrinseco.

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  22. Pogo ha scritto:

    Lui è un caratterista. Fa sempre lo stesso “personaggio” per convenienza o “costrizione”, perciò ti può risultare incapace, ma non lo è.
    Certamente non puoi aspettarti da lui di essere come Gassman in “Brancaleone” e allo stesso tempo in “C’eravamo tanto amati”.
    Non ha tutte le sfumature dei grandissimi. Ci mancherebbe.

    La versatilità vocale di Pannofino è fuori discussione. Gerorge Clooney, Gil Grissom, Forrest Gump, il “senzabraghe” di Mucca & Pollo…può fare davvero di tutto. Purtroppo, sul piano fisico, non può permetterselo: è un bell’uomo (credo), ma il suo faccione rubicondo e il suo fisico non proprio scolpito non gli permetterebbero mai, ad esempio, di interpretare fisicamente un personaggio serioso come Gil Grissom o uno sciupafemmine alla George Clooney.
    Ben venga la fisicità di un Renè Ferretti che inizia ad imprecare mentre sgrana gli occhi, o mentre canta “popopopo crucchi di m***a” con le braghe abbassate sul cesso (scena EPOCALE!).

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  23. @ Pogo:
    Allora forse non mi sono spiegato io, ma Johnny ha espresso molto bene quello che volevo dire per cui quoto tutto ciò che ha scritto (ad esclusione del bell’uomo… avrei qualche dubbietto; simpaticone e rubizzo forse, ma bello proprio no). Le doti vocali sono una cosa, le doti fisiche un’altra e queste non lo rendono né un bravo attore né un caratterista che, per definizione, dovrebbe poter passare da un personaggio all’altro (differenti molto tra di loro) esaltandone i difetti, non fare sempre lo stesso. Proietti è un caratterista, Pannofino no.

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  24. Sal G. ha scritto:

    né un caratterista che, per definizione, dovrebbe poter passare da un personaggio all’altro (differenti molto tra di loro) esaltandone i difetti, non fare sempre lo stesso.

    Ti sbagli. E non lo dico io, ma la lingua italiana (dal dizionario):
    caratterista [ca-rat-te-rì-sta] s.m. e f. (pl.m. -sti) Attore non protagonista che rappresenta personaggi tipici.
    [che può essere anche sempre lo stesso, aggiungo].
    Per una più ampia trattazione confronta la pagina di wikipedia, che è attendibile su questo.

    Infatti Pannofino nello spettacolo teatrale era l’attore non protagonista (lessi la sceneggiatura).
    Quello che ha detto Johnny, appunto, certifica che anche se non lo sa, individua in Pannofino un caratterista.
    Io non nego la possibilità che Pannofino vi risulti “incapace” alla visione o altro. Io ti sto dicendo che è bravo, cioè sa recitare. Kaspar Capparoni, per esempio, non sa recitare.
    Poi cosa risulti agli occhi degli altri non m’interessa, dato che qui si è messo in dubbio la capacità attoriale di Pannofino.

    P.S. Proietti non è un caratterista. Proietti è di natura un primo attore. A me ad esempio non piace per nulla, ma secondo altri è il miglior attore italiano.

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  25. Tra voi che ne parlate e Manzi che mi fa lezione al master devo assolutamente recuperare la serie ^^

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  26. Bellissimi sia film che serie..ero al cinema con i miei amici e non ho mai riso tanto. la scena in cui l’amico di ferretti gli presenta una scimmia come uno dei tre della medusa è stata epica! spero che un giorno creino uno spin off televisivo incentrato sul ‘Il Giovane Ratzinger’.

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  27. Ragazzi! Sto organizzando un SERIEFORUM (struttura da cineforum classico, ma sulle serie tv: proiezioni di alcuni episodi + dibattito finale) all’università di Torino. Partirà il 25 marzo alle h 11 (tra 2 giorni) e i primi 3 appuntamenti saranno dedicati a BORIS la serie.

    CONTATTATEMI SE SIETE DI TORINO E AVETE VOGLIA DI PASSARE E LASCIATE TANTI COMMENTI SULLA PAGINA FB (SerieForum Unito).
    Oppure per info sull’iniziativa, scrivere a serieforum@hotmail.it

    DAI DAI DAI!

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  28. Scrivetemi anche se non siete di Torino, ovviamente! :-)
    GRAZIE!

    Rispondi

  29. Di recente, sono di nuovo entrata in loop con Boris e mi sono riguardata avidamente tutte le tre stagioni, con film a seguire.

    Rettifico le mie stesse opinioni riguardanti la terza stagione e il film. Dopo 2-3 visioni, ho iniziato ad amare di un amore tutto particolare la terza annata, diventata per me davvero “speciale”, non dico più delle altre due, ma in modo sicuramente diverso.

    Senza esagerare, col senno di poi (e vista con “gli occhi del cuore”), trovo che questa annata, che di primo acchito ci ha lasciati tutti un po’ “basiti”, sotto molti aspetti possa quasi considerarsi la migliore. Non fraintendetemi, le prime due sono spettacolari, ma la terza non solo ha avuto il grandissimo coraggio di cambiare direzione (prima di tutto incentrandosi sulla “qualità”, cosa che mi incuriosiva da tempo lo
    ammetto), ma forse l’ha fatto anche meglio delle altre due (e già non era un’impresa facile, mi rendo conto).

    Pensateci: far innamorare René (e il pubblico) di un progetto come “Medical Dimension”, sulla carta totalmente differente da “Gli Occhi Del Cuore”, per poi farci assistere alla sua dolorosa e amarissima discesa (che NON dipendeva certo da lui, ricordiamolo) e scoprire addirittura che “René, Medical Dimension è una TRAPPOLA”… be’, cosa potevano mostrarci di meglio pr soverchiare i cinici e putridi meccanismi del corrotto sistema italiano? Ci pensate… far girare un’intera fiction che NON andrà mai in onda? E mandarne in onda una (Dimension Six) APPOSITAMENTE fatta male, di modo che nemmeno quella di René, dal buon potenziale, raggiungesse gli schermi televisivi? Solo perché le loro orribili fiction stereotipate e mal fatte potessero continuare indisturbate ad affollare gli schermi televisivi?

    Il film riprende un po’ questo concetto. Per un bel film, i finanziatori si dileguano, le troupe litigano, tutti nicchiano. Per il cinepanettone invece, è tutta un’altra musica… vi ricorda qualcosa?
    Lo ammetto, ad una prima visione mi era sembrata una pellicola carina, una simpatica prosecuzione della serie, ma nulla di più. Poi, col tempo, mi sono resa conto che in quell’ora e 40 c’è molto più di quanto possa sembrare: oggi trovo a dir poco eroico lo sforzo (piuttosto riuscito) di riunire tutti i personaggi, di dispiegare in un’ora e 40 quella che idealmente si potrebbe considerare una quarta stagione di Boris, di mostrarci il salto di qualità al cinema (poi miseramente naufragato) di René. L’unico rimpianto ad oggi è, semmai, che il film non sia durato anche di più, nonostante i numerosi bei momenti.

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