Laughing Track

Cosa è successo alla comedy?

Prima, come capita con le rubriche nuove, una piccola intro: sapete che non parliamo mai abbastanza di comedy su Serialmente, e che questo ci dispiace. Le consideriamo un perno dell’intrattenimento seriale, sia quando (con nostro sollazzo) sviluppano una solida trama orizzontale, sia quando si limitano a concentrarsi sulla risata. Giulio, che curerà questa rubrica, è uno bravo, e comincia oggi con un articolo introduttivo. Trattatelo bene, vi teniamo d’occhio!


C’è una frase che mi ricordo. Dice che dietro ogni serie di successo girata a Los Angeles, ci sono dieci sceneggiatori ebrei che si spremono le meningi in uno scantinato di New York. Una specie di shabbat creativo, un Kiddush di genialità televisiva. Avevo tredici o quattordici anni la prima volta che l’ho sentita, i novanta stavano finendo, Bill Cosby stava invecchiando, e le sitcom stavano cambiando.

In realtà è stata una doccia fredda, la maggior parte dei programmi che seguivo con concentrata devozione erano ambientati a New York e mi trasmettevano ben più che qualche battuta  sincronizzata e le risate del pubblico in sala. Mi insegnavano un mondo che non conoscevo, mi portavano a due metri dalla faccia – ero un cultore della televisione da vicino – qualcosa che esisteva a seimila chilometri e un oceano di distanza. Il fatto di pensare che questa realtà alternativa fosse costruita in uno studio di Burbank, in quella che chiamano somewhere New York City, per me è stato come stato come scoprire che Babbo Natale è un invenzione della Coca Cola. Immaginare Jerry Seinfeld che dopo una sessione di riprese torna a Beverly Hills anziché prendere la Rooswelt diretto da qualche parte nell’Upper East Side, a Kevin James che dorme nel suo letto di San Fernando, anziché in una rumorosa villetta a Long Island, era spaventoso. Mi scontravo con l’assenza di quella che col tempo ho imparato a chiamare quarta parete, e che adesso non esiste quasi più.

Questo primo impatto con la finzione televisiva, però, mi ha portato a diventare uno spettatore analitico, pignolo, curioso. Ad accorgermi di quello che stava succedendo dietro le telecamere, di ciò che non doveva essere ripreso ma che influenzava irrimediabilmente ogni singola puntata. Mi sono goduto i primi anni duemila da studente modello, di quelli così appassionati alla materia da prendere appunti mentali senza rendersene conto, e ho visto la comedy cambiare.

Dopo il decennio d’oro della sitcom, dal novanta al novantanove, il processo di evoluzione è stato inesorabile, ma non improvviso. Chi si è svegliato nel 2001, all’alba di Scrubs, e si è stupito della sparizione del pubblico in sala, dell’invenzione della single camera e dell’introduzione di quel miscuglio di drama e relazioni complicate, si è perso un paio di passaggi fondamentali. Nel 1992 il Cosby Show aveva fissato i punti saldi della sitcom familiare, giocando su tutte le possibili combinazioni e determinando la fine dell’originalità nel genere, mentre Seinfeld apriva lo scrigno della nuova dimensione, eliminando radicalmente la famiglia e introducendo il nonsense tipico degli stand up. Tutto ciò che è venuto dopo è stata una rivisitazione – via via sempre più raffinata – di quello che queste due serie hanno sperimentato. Con Friends il prodotto tradizionale, quello da salotto e caffetteria sotto casa, ha raggiunto il suo apice. Le stagioni finivano sempre in cliffhanger, i personaggi si erano arricchiti di una dimensione emotiva complessa e così le relazioni. Le trame avevano smesso di essere autoconclusive, costrette dal limite dei venti minuti, e si estendevano di stagione in stagione. Tenendo gli spettatori in trepidante attesa.

Nel 2004 anche quest’ultima brillante perla ha esaurito le sue cartucce. Joey, Chandler, Ross, Monica, Rachel e Phoebe sono usciti dall’appartamento che per dieci anni ha fatto da sfondo ad ogni loro azione abbandonando le chiavi sul tavolo, in un finale amaro come mai prima di allora.

Il pubblico, intanto, era cambiato, si era educato a qualcosa che trascendesse alla superficialità dei copioni da sit e aveva stroncato la maggior parte dei pilot tradizionali con una serie di sbadigli e picchi negativi d’ascolto. Altri generi sgomitavano per venire a galla, per essere in prima fila a rappresentare la cultura popolare, per farsi carico di un intrattenimento allargato che – complice la globalizzazione e il peer-to-peer – non poteva più rivolgersi a una nicchia di appassionati e americanofili non troppo preoccupati del doppiaggio. Lost segnava l’avvio di qualcosa più vicino al colossal che alla serie televisiva, e i medical drama richiamavo all’appello la lacrima facile e la necessità di comprendere a fondo ogni singola implicazione. La comedy doveva adeguarsi, o le punchline non sarebbero bastate a tenerla a galla.

Scrubs ha retto bene il confronto, portando finalmente il genere a un livello superiore e diventando il capostipite del nuovo filone. I personaggi erano ben delineati e riconoscibili, ma lo spettro di emozioni cui erano esposti si era arricchito significativamente, rendendo impossibile non affezionarsi. Le battute, assurde e taglienti, pescavano nel classico a ritmo raddoppiato e le vicende avevano l’aria di qualcosa di vero, condivisibile. New York era sparita ed era comparsa Los Angeles, ma questa è un’altra storia.

Su un altro piano passavano in sordina alcune serie ben congegnate – That 70s Show, che teneva ancora un piede da una parte e uno dall’altra e lanciava Ashton Kutcher, Will & Grace, che invece si ostinava nel genere, cercando di allargarne gli orizzonti – e spopolavano le sit animate – I Simpson c’erano già da più di dieci anni e Family Guy alzava la testa – che si permettevano di introdurre la satira politica, fino ad allora quasi inesistente se non in qualche frecciata sporadica, generalmente persa nella traduzione, mentre facevano capolino le  produzioni inglesi per pochi intimi, dal taglio del tutto fuori formato e dai toni delicati ma di una volgarità eccezionale – The Office, Extras e cose così.

Se gli anni novanta sono  stati gli anni delle sitcom, i duemila sono gli anni del drama, non è un mistero. Lo scettro dello share è passato da un fronte all’altro senza troppo clamore, semplicemente adeguandosi alle richieste del pubblico, sempre più numeroso ma solo per un caso cronologico. Quello che rimane da questa parte della barricata è un prodotto complesso e sfaccettato, che soddisfi sia il gusto alla risata che quello all’emozione sconsiderata, che sia facile da seguire ma anche bello da vedere: la single camera permette il montaggio, e il montaggio permette di accorgersi di cose che prima erano tagliate fuori, ad esempio le fantasie dei personaggi, per tornare su una strada già battuta. Penso al discreto successo di Raising Hope, allo sfortunato destino di My name is Earl e alla pura genialità di Ben and Kate – cominciata lo scorso settembre – accanto a Louie, che in tre stagioni si è trasformata in una serie culto, forse l’unica in grado di utilizzare lo stile à la Ricky Gervais senza cadere nella ripetitività.

E le sit, quelle vere, che fine hanno fatto?

Ci sono ancora, intasano i buchi di palinsesto e rattoppano gli strappi nella programmazione, ma in genere vengono apertamente snobbate. È raro che una produzione tradizionale arrivi al traguardo delle tre stagioni, come è raro che conquisti il pubblico in maniera inequivocabile. Succede però, lo dimostrano i fenomeni How I met your mother e The big bang theory, che con qualche abile rinfrescata al trucco, ripropongono apertamente i copioni dei pionieri, dando lavoro ai quindici ebrei di cui sopra. Certo, è impossibile che nel 2012 più di due serie del genere coesistano per dieci anni. Delle decine di pilot in onda all’inizio di ogni stagione, ne vengono confermati solo un paio alla successiva.

Una delle frasi che sento ripetere più spesso è “Io non seguo le comedy”, poi indago e scopro che quasi tutti, per noia o per necessità di leggerezza, cedono di settimana in settimana al richiamo delle risate registrate. Le comedy le guardate, solo che non le date importanza. Come è giusto che sia.

Giulio D'Antona

Milano, 1984. Fa il freelance puro, scrive di letteratura su BlowUp, di televisione su inutile e Il Mucchio Selvaggio, di cose varie su minima&moralia. Parla in un podcast che si chiama Tourette su trasmissione.eu e nel 2011 ha fondato la rivista Cadillac.

56 Comments

  1. Primo articolo su Serialmente? Beh poco importa mi è piaciuto :)
    Detto questo, dopo decadi passate a “guardarle senza dar loro importanza”, ora proprio non le guardo più (nemmeno quelle oggettivamente ben riuscite), non saprei bene nemmeno spiegarmelo.

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  2. Bella bella bella recensione. Ottima analisi veramente. Poi, basta nominare Scrubs per partire da una posizione alta nel mio giudizio :)
    Non ho mai snobbato le comedy, sin dai tempi del Cosby Show, passando per The Nanny ed arrivando a The Fresh Prince of Bel-Air, e trovo le risate registrate quasi confortanti ogni volta che guardo una comedy. Un appuntino/domanda però lo devo fare: giustissimo il fatto che Friends abbia dato una svolta ai plot, che Scrubs ci abbia costretti a scoprire che esiste la regia – cosa misteriosa – e che Louie e The Office abbiano reso la commedy più pertinente con le fobie della gente comune, però prodotti di gran successo come TBBT e HIMYM dopo un po’ sembrano esaurire i motivi per esserlo, cosa che non accadeva al grande Bill. Siamo noi telespettatori ormai mal abituati ad avere troppe attese, al di là del semplice intrattenimento, oppure sono questi prodotti che hanno smesso di evolversi perché hanno comunque raggiunto il loro obiettivo commerciale?

    p.s. altro appuntino acido: It’s always sunny in philadelphia!!! Ma che fai, Giulio, me lo dimentichi? Quella si che è una comedy dall’incredibile potenziale che, mi auguro, venga preso ad esempio in fututo.
    Day man, day man uhh ahhahh fighter of the Night man uhh ahhahh champion of the sun uhh ahhahh master of karate and friendship…for everyone (ancora, a distanza di anni, quando sono giù me la canticchio e si rialza immediatamente il morale! Indimenticabile!)

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  3. Faccio il ‘noioso’, ma tipo Park and Rec? (ok moolto The Office) Sunny in Philly? The League? Psych? Blue Mountain State?

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  4. uhm, e quella cosa balorda che è Lilyhammer, pieno di difetti ma con svariati punti di attenzione?

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  5. genio in bottiglia 14 novembre 2012 at 11:17

    E’ evidente come Friends soprattutto abbia settato come nessun’altra l’immaginario collettivo e anche il livello delle attese che una comedy porta con sè. Ma, e lo dico in questa sede perché in tema, per me TBBT funziona ancora alla grande. I personaggi hanno avuto una loro evoluzione e le puntate fanno ancora ridere. E soprattutto gli schemi non sono la copia sputata di quelli di Friends (come talvolta capita ed è capitato in HIMYM, ad es.).

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  6. Ho sempre guardato le comedy dal Cosby Show alla Tata, adoro all’inverosimi le Friends, riguardo le puntate e rido sempre, per me Friends è LA comedy per eccellenza, è un classico, e lo resterà, non ha paragoni. Le comedy di oggi si sono però evolute vista la passione del pubblico per i personaggi borderline, per le situazioni al limite del realismo, quindi eccoci TBBT, davvero bella nelle prime 3 stagione, HIMYM che strizza l’occhio a Friends ma non ti entra altrattanto nel cuore, anzi…
    Le comedy migliori in circolazione adesso sono a mio parere, almeno tra quelle che seguo, Parks and Rec che adoro sempre di più, che è riuscita a creare personaggi borderline (Ron f*****g Swanson, la nostra Leslie Knope) ma a renderli umani, a farci provare empatia per loro, a differenza dei 2 sopracitati. Poi ovviamente Community, che adoro, il 7 febbraio non arriverà mai troppo presto.

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  7. Giulio D'Antona 14 novembre 2012 at 11:46

    Ragazzi, grazie mille di questo caloroso benvenuto alla mia modesta colonnina.

    Raccolgo con piacere tutte le vostre segnalazioni, tra l’altro azzeccatissime. Il senso dell’articolo è quello di fare un po’ il punto della situazione sulla comedy al 2012, partendo dai capostipiti. Avrei potuto includere centinaia di altre serie che adoro (o che odio, perchè no?), ma ne sarebbe uscito un saggio in dodici volumi. Quelle che avete citato sono tutte ottime serie, ma rientrano nella scia di altre prima di loro (magari meno appassionanti, ma venute prima). Parks and Recreation: bella, ma il piede nello stile lo ha messo The Office; It’s always sunny… , così come Modern Family (e una a cui vorrei dedicare uno speciale da sola è Flight of the Concord) rientrano abbastanza nel nuovo formato di sit; The League per esempio è una sit vera. Insomma questo è un volo d’aquila, e la scelta di citarne alcune piuttosto che altre non deriva da simpatia o antipatia, quanto dalla necessità di sintesi. Comunque non preoccupatevi, che le esploreremo una per una!

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  8. Complice anche le continue repliche delle tv italiane, si può anche pensare a due sit-com “classiche” come “Tutto in famiglia” e “La vita secondo Jim”, che pur riprendendo tutti i clichè delle sitcom tradizionali, reggono comunque il confronto.

    La prima si salva per il fatto che i due genitori hanno dei comportamenti atipici per quel tipo di personaggi (i figli presi in giro e derisi), mentre la seconda campa su un superlativo Jim Belushi, accompagnato da attori comunque bravi.
    Per il resto, credo che le sit-com famigliari basate sul conflitto genitori/figli abbiano perso il loro appeal… tranne,appunto , quando si inserisce il giusto grado di scorrettezza, da “Malcolm in the middle” a “The middle” (quanti middle).

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  9. però mi dolgo profondamente nel non vedere citata quella che per me è la migliore comedy degli anni ’90, cioé Frasier.

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  10. Giulio D'Antona 14 novembre 2012 at 12:40

    Daniela G. ha scritto:

    però mi dolgo profondamente nel non vedere citata quella che per me è la migliore comedy degli anni ’90, cioé Frasier.

    Qui si apre un altro capitolone, ci sarebbe da fare un pezzo solo per le sitcom anni ’90 (e magari…). Frasier, Roseanne, The fresh Prince, Seinfeld, Home improvement. Potrei andare avanti mesi.

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  11. Velocemente e ancora più banalmente, che non ho il tempo di approfondire: un 10 al D’Antona per l’immagine che fa da recap al suo articolo.

    La vera Comedy – quella che non è solo in grado di farti divertire, ma che ti fa davvero affezionare ai personaggi, al loro mondo, tanto che vorresti essere lì con loro, sul quel loro divano (un po’ com’è successo, per i drama, con “Lost”, che molti di noi hanno amato soprattutto perchè volevamo essere in quell’isola lì con loro) – per me è morta con “Friends”, di cui con la mia compagna faccio un rewatch salutare almeno una volta all’anno. Va bene che poi ci sono stati 30 Rock, Community, Parks & Recreation e compagnia bella, capaci anche loro d’intrattenerci per motivi diversi ma… tutto quello che è venuto e che verrà dopo, solo pallide imitazioni.

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  12. Complimenti per l’articolo! Davvero molto completo a mio parere per introdurci nel mondo delle comedy (sempre troppo poco esplorato e, in alcuni casi, è un peccato…mi ci metto in mezzo soprattutto io: ne seguo pochissime quindi se posso avere un’apposita rubrica per farmi qualche idea e scoprire perle che finora mi sono sfuggite sono solo contenta :D)

    Se posso permettermi solo un appuntino per tutti coloro che hanno avanzato dei suggerimenti: io davo per scontato che questo fosse solo il primo articolo di una nuova rubrica, è chiaro che non sono stati inseriti TUTTI i titoli delle sit-com e comedy uscite in tutta la storia dell’umanità, è solo introduttivo, e sicuramente tutte le serie nominate da voi troveranno spazio nei prossimi numeri, quindi abbiate fede! ;)

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  13. Friends la riguardo ogni tanto e fa sempre ridere come la prima volta…l’ultima puntata, troppo triste e quanti pianti!!!

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  14. Che tristezza l’ ultima puntata di Friends, ma anche tutta l’ ultima stagione…perchè si sapeva che sarebbe appunto stata l’ ultima (presa dalla nostalgia ho provato a guardare Joey…bleah!)!!!!! Da allora non sono più riuscita ad affezionarmi allo stesso modo ad una comedy e ai suoi personaggi, anche se devo dire mi piace molto Happy endings, ma non è la stessa cosa…
    P.S. bravo Giulio, bell’ esordio :-) !

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  15. Namaste ha scritto:

    La vera Comedy – quella che non è solo in grado di farti divertire, ma che ti fa davvero affezionare ai personaggi, al loro mondo, tanto che vorresti essere lì con loro, sul quel loro divano (un po’ com’è successo, per i drama, con “Lost”, che molti di noi hanno amato soprattutto perchè volevamo essere in quell’isola lì con loro) – per me è morta con “Friends”, di cui con la mia compagna faccio un rewatch salutare almeno una volta all’anno.

    Io sto guardando per l’ennesima volta lle repliche di Scrubs (anche se le ultime tre stagioni le ho viste solo una volta) e trovo che sia una serie sempre fresca e valida. Sia nell’umorismo, sia nelle storie personali dei vari personaggi e nelle riflessioni finali di J.D. Alcune puntate riescono a farmi commuovere come i tempi in cui le ho viste la prima volta.

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  16. dopo averti letto (non solo qui) già so che attenderò con ansia i prossimi articoli!

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  17. Complimenti!
    Un ottimo articolo.
    Mi ha fatto pensare. Perché si, io non vedo più una commedy da quando è finito Friends (e con vedo intendo dire che non ne seguo più una con l’ansia di veder ela puntata successiva. Ovvio che se becco Jim Belushi in giro per la tv mi fermo a ridacchiare).
    Perché come ha detto qualcun altor dopo di me, con Friends la commedia è finita (salvo giusto Scrubs e Chuck, che non ho visto nominata nei commenti ma per me è comedy pura): non ne guardo altre con lo stesso trasporto e devozione perché, semplicemente, non ce ne sono state altre così belle. E non ce ne saranno più, perché come dici giustamente, i tempi sono cambiati: ma ciò non toglie che ormai è andata.

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  18. Articolo interessante e che ben dispone verso l’attesa per i successivi!

    Spero che nei prossimi ci sia modo di toccare anche il tasto “studio 60 on the sunset strip”, il quale forse meriterebbe menzione a parte :)

    Solo su di una cosa non sono molto d’accordo, cioè sull’impatto del finale di friends:
    serie nel suo genere molto bella e rilevante, ma l’impatto emotivo del finale è stato nel mio caso fortemente mitigato dalla riproposizione pari pari dell’escamotage utilizzato da “genitori in blue jeans” (la casa che si chiude così come un capitolo della vita dei protagonisti – proprio il capitolo da noi osservato – e laddove ci sono state le chiavi prima vi fu la fotografia di famiglia, così stranamente abbandonata e lasviata dietro).

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  19. Jabba the Hutt 14 novembre 2012 at 16:18

    Concordo in pieno con l’elevazione dello standard degli ultimi anni e proprio per questo trovo paradossale che la più brutta di tutte le comedy in giro ha un successo strepitoso (Two and a Half Men, of course) mentre una serie qualitativamente eccelsa come Community debba strappare ogni volta il rinnovo con le unghie e con i denti.

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  20. Questa rubrica mi piacerà moltissimo, lo so già!!
    Complimenti allo scrittore!! :)

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  21. Nathan ha scritto:

    Solo su di una cosa non sono molto d’accordo, cioè sull’impatto del finale di friends:
    serie nel suo genere molto bella e rilevante, ma l’impatto emotivo del finale è stato nel mio caso fortemente mitigato dalla riproposizione pari pari dell’escamotage utilizzato da “genitori in blue jeans” (la casa che si chiude così come un capitolo della vita dei protagonisti – proprio il capitolo da noi osservato – e laddove ci sono state le chiavi prima vi fu la fotografia di famiglia, così stranamente abbandonata e lasviata dietro).

    Io non ho mai guardato Friends, quindi non ho presente la scena, tantomeno il suo impatto emotivo. Ma il secondo posso immaginarlo, sapendo come ci si sente quando termina una serie a cui ci si era affezionati e i cui personaggi sono entrati nel cuore degli spettatori (nel mio caso posso citare Scrubs, Chuck, ma anche My Name’s Earl e Firefly, sebbene fossero incomplete).
    Il finale del tipo “casa vuota – porta che si chiude – luci che si spengono – inquadratura su un oggetto particolare” è sicuramente molto d’impatto, soprattutto quando lascia intendere che i personaggi hanno chiuso un ciclo della loro vita e ne stanno iniziando un altro (idem per gli spettatori: la serie è finita, voltate pagina).

    Ma credo che, visto con gli occhi degli addetti ai lavori, sia una sorta di clichè usato e abusato in quel genere di produzioni. Mi ricordo un finale quasi identico in “Willy il principe di Bel Air” (casa completamente svuotata, con Willy che entra un ultima volta per dargli uno sguardo) e sicuramente l’ho visto altre volte, anche se al momento non mi sovvengono i titoli. Scrubs, in parte, riprende questo clichè, con le luci dell’ospedale che si spengono e J.D. che esce dalla porta principale.

    Forse noi italiani siamo poco avvezzi a questo genere di finali perchè le sit-com, storicamente, sono considerate dei riempitivi nei palinsesti italiani, da trasmettere completamente ad-minchiam senza alcuna soluzione di continuità, interrompendole quando non servono più. Pertanto è molto difficile per gli italiani intercettare un “series finale” di una sitcom, soprattutto prima che arrivassero sit-com con trame orizzontali, come Friends.

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  22. Giulio D'Antona 14 novembre 2012 at 17:02

    Il finale di Friends in realtà è molto tipico, come sono tipiche (anzi ciclicamente riutilizzate) la maggior parte delle situazioni proposte nelle sitcom. La filosofia è: funziona, usiamolo! L’impatto emotivo di Friends è dato più che altro dal rapporto personaggi/pubblico, per la prima volta così affettuoso e sentito per un prodotto “leggero”. Poi è giusto che ognuno lo viva alla sua maniera, l’ho utilizzato come esempio più che altro per rappresentare la svolta emotiva del periodo.

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  23. @ Namaste:

    Per me la comedy è morta con Scrubs.
    Ho visto qualche episodio di How I met your mother, 2 Broke Girls e The Big Bang Theory e sinceramente non reggono nemmeno lontanamente il confronto con gli sketch brillanti di scrubs o friends.
    Voglio dire, ci sono alcune battute carine, sì, ma non da uccidermi dalle risate come capitava con le seghe mentali di JD o con le cazzate di Joey. Non capisco chi paragona queste serie a quelle degli anni 90 (leggi: scrubs e friends). A mio parere, l’unica sitcom attuale in grado di tenere testa a un passato così ‘pesante’ è Don’t trust the bitch in apartment 23

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  24. Davvero bizzarro considerare i più grossi successi di pubblico del decennio (Two And a Half man, The Big Bang Theory, How I Met your Mother) come semplici eccezioni… bel modo di leggere al contrario i dati.

    Articolo fortemente diseducativo.

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  25. Concordando in toto per Frasier che adoro, vorrei ricordarne altre due… facciamo tre, che mi sono rimaste nel cuore: Cin Cin, Casa Keaton e Innamorati Pazzi.
    Li ho rivisti che non è molto, Casa Keaton purtroppo risulta parecchio datata (ma non Alex, quando fa il ballerino russo è una favola ancora adesso), ma Cheers e Mad About You, almeno le prime stagioni, sono incantevoli.

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  26. GiuliaM ha scritto:

    A mio parere, l’unica sitcom attuale in grado di tenere testa a un passato così ‘pesante’ è Don’t trust the bitch in apartment 23

    Ecco perchè prima ho messo le mani avanti spiegando che non avevo il tempo di analizzare, da una considerazione banale come la mia a quella un po’ più estremizzante, come rischia di essere la tua, il passo è breve.

    La Bitch è sicuramente un prodotto carino, quanto però può esserlo una comedy o una serie UK da 6-8 episodi a stagione: te la puoi giocare senza fretta, senza la mannaia degli ascolti, e soprattutto senza gli assilli della macchina produttiva che obbligava il reparto creativo Crane & Co a sfornare ogni anno, per 10 anni, 24-25 episodi a stagione (tranne l’ultima, e sappiamo per quali motivi), in cui si doveva dimostrare di sapere essere sempre all’altezza.

    Sono paragoni inconcludenti, che quasi mai danno un’idea dei reali valori in campo. Nel caso di “Friends” (come per “Lost”), contano anche le condizioni astrali, ovvero la presenza contemporanea di eventi fortuiti o se vogliamo di condizioni favorevoli e non più replicabili: gli anni in cui ebbe la fortuna di andare in onda, sei personaggi azzecatissimi ognuno dei quali avrebbe potuto tranquillamente avere il suo spin-off personale, attori stratosferici a cui quei personaggi calzavano a pennello e degli autori tv in perenne stato di grazia.

    Ma questo non significa necessariamente che tutto quello venuto dopo sia da buttare. Ogni generazione ha il suo “Friends”, i nostri padri avevano “Happy Days”, i nostri figli, se saranno fortunati, ne avranno un altro. E purtroppo non possiamo permetterci, in questo particolare momento, di fare gli snob, anche perchè abbiamo avuto la fortuna, da spettatori, di vivere la cosiddetta “golden age dei telefilm”, quella in cui le idee della tv erano davvero molto più belle e molto più originali di quelle che proponeva il grande schermo. E questo vale per le serie drama quanto per le serie comedy. Se adesso sarà vero declino questo ancora non lo sappiamo, se penso che quest’anno finisce Fringe e l’anno prossimo Breaking Bad a me personalmente verrebbe da dire di sì, ma per fortuna la situazione, anche in ambito comedy, non è ancora cosi catastrofica.

    Ripeto, basta solo saper prendere le cose con lo spirito giusto, senza urlare ogni volta allo scandalo se “Modern Family”, che fa comunque il suo dovere, fa il botto agli Emmy, e senza vedere scatafasci ad ogni nuova stagione di TBBT, che comunque è sempre stata quella da 6 anni a questa parte. Ma di serie carine e che fanno ridere ce ne sono ancora, penso per esempio a “Raising Hope”, “2 Broke Girls” e molte altre che non ho mai il tempo di vedere. E’ che per 10 anni siamo stati abituati davvero troppo bene, e così adesso siamo diventati tutti degli odiosi radical chic che “io vedo solo Mad Men e Community” perchè nel nostro profilo Facebook fa molto fico. Quello mio su “Friends” era solo un discorso nostalgia, che è un po’ diverso:-)

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  27. luta44 ha scritto:

    Concordando in toto per Frasier che adoro, vorrei ricordarne altre due… facciamo tre, che mi sono rimaste nel cuore: Cin Cin, Casa Keaton e Innamorati Pazzi.

    Di innamorati pazzi ho un bellissimo ricordo ed altrettanto nebuloso, in parte per il tempo passato da allora ma soprattutto per la programmazione improba dell’epoca (comedy a tarda notte?! Italia1 attuò il medesimo nonsense che anni dopo coinvolse il già citato studio 60… mah :S).

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  28. Io adoro le comedy e le prendo “sul serio” si si dai tempi di Will&Grace passando per CurbYE e The Office fino a Louie, Park&Rec, Community…le ho sempre attese nella stessa misura con cui attendo i miei favorites drama.
    Ero troppo piccola quando davano Friends in tv e so che dovrei recuperarlo, quindi non ho termine di paragone per i 90′, ma le comedy sul gruppo di amici a Ny non mi ha mai ispirato tanto, non ho mai dato una chance nemmeno a HIMYM per dire. Comunque sono entusiasta della rubrica! :)

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  29. @ Namaste:

    No, guarda, non si tratta di essere snob. Il tuo ragionamento mi affascina perchè io stessa ho sempre mal sopportato gli adulti che guardano le passioni delle nuove generazioni con occhio eccessivamente critico.
    Però io non sono mica vecchia! E soprattutto sono apertissima al cambiamento!
    Quando ho iniziato a guardare scrubs avevo vent’anni e mi sono appassionata come era successo per friends dieci anni prima. Ho iniziato a vedere Don’t trust the bitch quest’anno, e anche qui mi sono appassionata, ma non mi sembra certo un prodotto di nicchia. E considerando che seguo Gossip Girl e The Vampire Diaries, sono tutto tranne che snob.
    Il discorso è molto più semplice: l’ironia di How I met & Big Bang è grossolana, stereotipata, banale, mi fa venire voglia di dormire. Forse sono io che mi sono evoluta e voglio uno scambio di battute più sagace, ma non credo sia questo il problema. Pensavo lo stesso di Otto Sotto un Tetto e avevo 10 anni.

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  30. @ GiuliaM:

    Quando io avevo 10 anni, la Golden Age era quella dei Cartoni, mentre se volevi vedere un telefilm appena decente dovevi per forza andare di Kiss Me Licia, Super Vicky e Primi baci. Ecco perchè dico che, riguardo ai telefilm, sono molto più fortunati i bimbi e gli adulti di adesso.

    PS: Scusa per lo snob, ero stato tratto in inganno dall’immagine del tuo gravatar…

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  31. @ Namaste:
    Bè, di sitcom anni 80 non me ne intendo..ma non c’era Cheers all’epoca? Mi ricordo che il mio ex aveva tutte le stagioni e diceva che era fighissimo

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  32. Buongiorno a tutti innanzi tutto complimenti per l’articolo molto bello ed appassionante, ho solo un piccolo appunto da fare, essenzialmente di carattere “storico”, dovuto forse alla giovane età dell’autore dell’articolo, la comedy di oggi passata attraverso Friends Scrubs ecc affonda le sue radici nella sit-com anni 70 anni 80; anni in cui è essenzialmente nato il genere, o meglio dove i canoni del genere sono stati gettati, la durata temporale (20/25 minuti), la location (appartamento, bar, supermercato ecc.) la caratterizzazione dei personaggi. Credo che un accenno a serie come -perdonate il mio non filologismo, ma cito a memoria serie della mia infanzia che ho conosciuto haimè solamente in traduzione- Sanford and Son, il mio amico Arnold, i Jefferson, 3 cuori in affitto, casa Keaton, Cin Cin ecc, hanno veramente gettato le basi per i futuri Friends Scrubs TBBT HIMYM ecc. Hanno cioè creato la grammatica della commedy …
    Ma forse per un’analisi della sit-com anni 70/80 ci vorrebbe un articolo dedicato… Scusate lo sproloquio.

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  33. Uhm, sottolineando il fatto che quello di Giulio è stato solo un articolo introduttivo a cui tutti abbiamo da fare degli appunti per svariati motivi (d’altronde lo dice anche lui), dai commenti sembrerebbe che la commedy non sia poi così tanto snobbata e, soprattutto, abbia per moltissimi di noi una grande importanza. Ad essere sincero aspetto la prossima mossa della rubrica!

    @ Namaste, @ GiuliaM:
    Come dice corifeo, le sitcom negli anni ’80 c’erano, ed erano molto più interessanti della stragrande maggioranza dei prodotti odierni. Anche io avevo solo dieci anni all’epoca e, com’è già stato detto, ricordo benissimo che gli orari delle comedy erano assurdi e la sequenza degli episodi senza filo logico (di questo dobbiamo ringraziare la tv generalista italiana e la fortuna che la trama orizzontale non avesse ancora così importanza) per cui, gli unici trasmessi in maniera decente per noi pargoli erano sottoprodotti tipo Kiss Me Licia (che è italiano), Primi Baci (che è francese) ed ancora prima Beside School. Tra venti anni i bimbi di oggi diranno che di questi tempi trasmettevano solo Il Mondo di Patty e roba simile perché la programmazione non è cambiata. Io devo ringraziare mia nonna, grande appassionata di comedy, se mi permetteva di stare davanti la tv negli orari più improbabili per guardare quello che è veramente un prodotto degno del nome che porta. La passione per la comedy purtroppo, secondo me, deve essere costruita dall’infanzia e allontanata da questi terribili “cosi” che si vuole far passare “per bambini”.

    Poi, se vogliamo andare ancora più indietro, dove vogliamo mettere Happy Days? La lista comincia a farsi lunghissima… quindi, forza Giulio, produci produci produci e non ci fare aspettare troppo! Ti attende un compito difficilino a quanto si capisce dai commenti.

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  34. “Certo, è impossibile che nel 2012 più di due serie del genere coesistano per dieci anni.”

    Ma perché, prima c’erano così tante serie che duravano almeno dieci anni? Mi sembra che pure nell’epoca d’oro delle sit-com il traguardo dei dieci anni fosse qualcosa di epocale pure per le serie di grandissimo successo.
    Questo per tante ragioni: i personaggi invecchiano, gli intrecci possibili sono finiti, gli attori se ne vanno (ricevono buone offerte, o non ottengono gli aumenti sperati).

    @ corifeo: quanto hai ragione.
    @ Namaste: “i nostri padri avevano Happy Days”: mi fai sentire vecchio.

    Rispondi

  35. cialtrone ha scritto:

    Ma perché, prima c’erano così tante serie che duravano almeno dieci anni? Mi sembra che pure nell’epoca d’oro delle sit-com il traguardo dei dieci anni fosse qualcosa di epocale pure per le serie di grandissimo successo.

    Torniamo indietro nel tempo, a quando non c’era internet. Anzi, in teoria basterebbe tornare indietro di 7-8 anni, quando ancora internet non veniva usata per vedere le serie tv “in diretta” (oserei dire che questa abitudine probabilmente nasce in concomitanza con l’arrivo di Lost).

    Prima di internet, tutti noi guardavamo le serie tv esclusivamente sulle reti italiane e dipendevamo dalla loro programmazione. Non distinguevamo una stagione dall’altra, perchè queste venivano trasmesse in maniera discontinua oppure venivano replicate all’infinito; il concetto stesso di “stagione” era qualcosa che non ci toccava minimamente.
    Pertanto la durata di una serie, per noi, coincideva con i tempi di trasmissione e di replica.

    Avanti: quanti di voi sono in grado di sapere quante stagioni sono durati I Robinson, La Signora In Giallo, Hazzard, Il Principe Di Bel Air? Quanti di voi lo sanno solo dopo averlo letto su Wikipedia o IMDB? A volte si scopre che sit-com che ci sembravano infinite, sono durate solo 3-4 stagioni (o che da noi ne sono arrivate una minima parte), ma essendo state replicate per anni, ci sono sembrate “eterne”.

    Rispondi

  36. @ Johnny:
    La Signora in Giallo!!!E’ sempre stata infinita! Ricordo che mi angustiavo perché la trasmettevano prima di pranzo ed io facevo in tempo a vedere solo la fine al rientro da scuola! Qualche anno fa, quando si vociferava di un rinnovo/ritorno per un’ulteriore stagione dopo dieci anni dalla conclusione ho pensato: “ma come, non la producono ancora?! Quando si è conclusa?!”
    Del Cosby Show riuscivo a distinguere gli episodi solo dalla crescita dei figli e dal cambio di moda, per il resto era una nebbia fitta fitta.

    Diciamo che è dall’avvento di Rai4 che la tv generalista italiana ha cominciato ad utilizzare termini come episodi, stagione, serie etc. ed a creare l’attesa in stile yankee; ed ancora lo scempio non è finito. Neanche la buonanima di Tele+, profumatamente a pagamento, aveva la decenza di trasmettere le serie in logica sequenza.
    Ne ha sofferto qualsiasi prodotto, non solo le comedy, e qui Serialmente avrebbe talmente di quel materiale da poter tenere un’altra rubrica come corollario a Italians do it later: Italians do it bad!

    Rispondi

  37. Johnny ha scritto:

    Torniamo indietro nel tempo, a quando non c’era internet. [...]
    Pertanto la durata di una serie, per noi, coincideva con i tempi di trasmissione e di replica.
    Avanti: quanti di voi sono in grado di sapere quante stagioni sono durati I Robinson, La Signora In Giallo, Hazzard, Il Principe Di Bel Air? Quanti di voi lo sanno solo dopo averlo letto su Wikipedia o IMDB? A volte si scopre che sit-com che ci sembravano infinite, sono durate solo 3-4 stagioni (o che da noi ne sono arrivate una minima parte), ma essendo state replicate per anni, ci sono sembrate “eterne”.

    Appunto, era proprio questo il punto del mio commento: nell’articolo si dà per scontato che qualsiasi serie comedy di successo sia durata dalle 10 stagioni in su, mentre il format stesso – se si escludono serie tv talmente di successo da diventare un fenomeno di costume – tende a esaurirsi nell’arco di un lustro o poco più (ai due di solito si arriva allungando il brodo, aggiungendo o cambiando personaggi, insomma i soliti trucchi per provare a riconquistare audience).
    Riepilogando, un po’ con Wiki un po’ no: Happy Days 11 stagioni (così a memoria, le stesse di Cheers, Frasier e Friends), di cui metà peggio che tragiche, Seinfeld 9, i Jefferson 11, Arnold e i Robinson 8 (queste sono andato a controllare).

    Rispondi

  38. @Johnny
    La signora in giallo <3 <3 <3 <3

    Rispondi

  39. Sal G. ha scritto:

    Diciamo che è dall’avvento di Rai4 che la tv generalista italiana ha cominciato ad utilizzare termini come episodi, stagione, serie etc. ed a creare l’attesa in stile yankee; ed ancora lo scempio non è finito.

    Parlo per me, ma a me sembra che per gli italiani il concetto di “serie orizzontale” sia un concetto arrivato solo recentemente.
    A parte il caso di Dallas (che fece epoca), per gli italiani le serie tv -o meglio: i TELEFILM- erano prodotti con episodi autoconclusivi. Certo, anche Friends o Ally Mc Beal avevano trame orizzontali, ma se ti perdevi una puntata, non succedeva niente.

    Poi però è arrivato Lost, ma quelli di Rai 2 non avevano idea di cosa fosse; non per niente, dopo 3 stagioni, lo relegarono a riempitivo estvo.
    Poi è arrivato Heroes, che ha mostrato l’incapacità di Italia 1 nel far fruttare un prodotto (ai tempi) estremamente valido. Nello stesso periodo c’era anche Prison Break e poco dopo sarebbe arrivato Dexter. Ma a quel punto la gente era già migrata su internet, sia per impazienza, sia perchè stufi di sopportare i palinsesti ballerini.
    E ancora oggi, chi rimane inchiodato alla tv (perchè non ha internet o non lo usa) pensa che i “telefilm” siano solo polizieschi, medical drama o sit-com dove ogni episodio vale come un altro.

    Addirittura pensate l’assurdità: dopo che Canale 5 ha sospeso la nuova serie di Dallas, sia i titoli dei giornali, sia le persone comuni, dicevano che “Canale 5 ha cancellato Dallas”, ignorando che invece la serie va avanti indipendentemente da quello che succede da noi.

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  40. A nio avviso Negli anni settanta e ottanta le sit com americane (discorso diverso per quelle inglesi) riflettevano una società che voleva ridere senza troppe elucubrazioni mentali. I costi di produzione erano bassi e tra quei dieci ebrei di cui si parla nell’articolo forse ce n’erano un paio davvero bravi. Gli italiani peraltro in tv vedevano gli attori USA e le voci doppiate, sempre quelle. I riferimenti venivano cambiati tanto che potevi sentire Bill Cosby fare riferimento a Mike Bongiorno e non come era nell’originale a Carson o a a Ed Sullivan. Alla fine, almeno per me era una tale pena che ho smesso di vederle. Mi sono riappassionato negli ultimi dieci anni, perchè Big Bang Theory, Raising Hope, The Exes, Louie, The last man standing, 30 Rock ascoltati finalmente in lingua originale, magari con i sottotitoli se proprio si fatica a capire,sono davvero il lavoro di dieci ebrei dieci talmente bravi che appena uno da segni di cedimento o viene sostituito o cancellano la serie. Non si ride e basta. Spesso si sorride o si ride con amarezza o si provano vari altri sentimenti. Gli inglesi che già negli anni settanta erano caustici (Georhe e Mildred) con Ricky Gervais (The life is short ecc) sono diventati terribili o (Rev) assolutamente impermeabili al bon ton che in Italia impedisce per esempio la satira religiosa. In ogni caso argomento da approfondire.

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  41. Johnny ha scritto:

    E ancora oggi, chi rimane inchiodato alla tv (perchè non ha internet o non lo usa) pensa che i “telefilm” siano solo polizieschi, medical drama o sit-com dove ogni episodio vale come un altro.

    Polizieschi leggasi Ispettore Derrick, medical drama leggasi Diagnosis:Murder, sit-com leggasi “quello che c’è nella prima cassetta”…
    A parte l’ironia, sono d’accordo con te, ma debbo comunque dar atto che Rai2 prima e Rai4 dopo hanno cercato di introdurre il concetto di serialità; devo ringraziare loro se ho potuto seguire Desperate Housewives per bene, Six Feet Under e qualche comedy senza aver notato differenze nel momento in cui ho deciso di riprendere tutta la serie; poi, è ovvio che non tutte le ciambelle escono col buco, vedi il caso di Lost. Ripeto, credo (e spero continui così) che qualcosa stia cambiando. Ormai non guardo più le serie in tv, ma quando incrocio qualche puntata mi accorgo che stanno tenendo la logica anche in serial tipo Criminal Minds che non necessitano di averne molto.

    Lo stesso non si può dire di Mediaset… sono rimasto sconvolto quando ho scoperto che certi episodi di Nip/Tuck corrispondevano alla 3a stagione e non alla 6a come ho sempre creduto grazie a loro. Senza considerare le notti insonni perché le più interessanti le relegano tuttora ad orari improbabili. Io (come altri) la mattina lavoro, come glielo devo fare capire?

    @ maurizio:
    il cambio di riferimenti lo posso capire perché si tratta di cose che non fanno parte della nostra cultura. Logiche di doppiaggio poco criticabili purtroppo, soprattutto in quanto legate ai dettami della rete che li ordina. Finché non diventeremo americani (per quanto mi riguarda spero mai) avremo sempre culture diverse. Il bello della lingua originale è l’approccio con un altro ambiente culturale; io preferisco seguire le serie in originale ed in italiano e divertirmi a capire le differenze, ma continuo a trovare il doppiaggio non incriminabile.
    p.s. gli inglesi sono sempre stati caustici, lo dimostra anche il loro sense of humor.

    Comunque penso proprio che con questa discussione stiamo andando OT; magari speriamo che ci sia una rubrica anche su questo così da poter approfondire.

    Rispondi

  42. Sal G. ha scritto:

    Lo stesso non si può dire di Mediaset… sono rimasto sconvolto quando ho scoperto che certi episodi di Nip/Tuck corrispondevano alla 3a stagione e non alla 6a come ho sempre creduto grazie a loro. Senza considerare le notti insonni perché le più interessanti le relegano tuttora ad orari improbabili. Io (come altri) la mattina lavoro, come glielo devo fare capire?

    E che dire di quando hanno fatto la genialata di trasmettere un episodio nuovo di Dr. House seguito da una replica? Così avevano due episodi a sera, ma non erano costretti bruciarsi tutti gli episodi nuovi. Solo che se uno non era avvezzo al concetto di “stagione” non capiva perchè da un episodio all’altro cambiava lo staff del dottore.

    Rispondi

  43. Johnny ha scritto:

    E che dire di quando hanno fatto la genialata di trasmettere un episodio nuovo di Dr. House seguito da una replica?

    Nooooooooooooooo!

    Rispondi

  44. Sal G. ha scritto:

    Johnny ha scritto:
    E che dire di quando hanno fatto la genialata di trasmettere un episodio nuovo di Dr. House seguito da una replica?
    Nooooooooooooooo!

    Solo una considerazione per non farla troppo lunga. Credo che le nuove generazioni, io purtroppo non ne faccio parte, abbiano imparato a seguire le serie, e non solo, attraverso altri “canali o scaricandole quasi in contemporanea. Aspettare che una tv generalista o satellitare arrivi a dare un senso cronologico e rispettoso beh è un atto di fede che io non mi sento di fare, Quanto al doppiaggio sono un po’ talebano. Distrugge la bellezza delle voci originali e l’adrenalina se ne va. Ho visto due minuti di big bang theory in italiano e ancora adesso ho degli incubi notturni.

    Rispondi

  45. Johnny ha scritto:

    Sal G. ha scritto:
    E che dire di quando hanno fatto la genialata di trasmettere un episodio nuovo di Dr. House seguito da una replica? Così avevano due episodi a sera, ma non erano costretti bruciarsi tutti gli episodi nuovi. Solo che se uno non era avvezzo al concetto di “stagione” non capiva perchè da un episodio all’altro cambiava lo staff del dottore.

    Ahah vero, l’hanno sempre fatto con Dr House…infatti i miei genitori andavano sempre in confusione, delle volte da una all’altra House aveva cambiato tutti i collaboratori, e quindi tutte le volte io che l’avevo già visto dovevo andar lì e spiegargli qual era l’episodio della stagione giusta.

    Io alle comedy ho iniziato ad affezionarmi da quando uso internet, perchè prima seguendo la programmazione italiana non erano il mio genere, e le trovavo o insopportabili o carine ma tappabuchi…a parte Scrubs, la prima che mi è veramente piaciuta, e Arrested Development, la prima di cui mi sono innamorata…mi ricordo che la trasmettevano di notte in estate. Poi con internet ho scoperto che c’erano un sacco di comedy che si adattavano ai miei gusti ma che avevo poche probabilità di trovare in tv.

    Rispondi

  46. maurizio ha scritto:

    Credo che le nuove generazioni, io purtroppo non ne faccio parte, abbiano imparato a seguire le serie, e non solo, attraverso altri “canali o scaricandole quasi in contemporanea. Aspettare che una tv generalista o satellitare arrivi a dare un senso cronologico e rispettoso beh è un atto di fede che io non mi sento di fare

    Anche questo è vero. E infatti, se le generaliste hanno abbandonato la programmazione delle serie tv (a parte i vari House, NCIS e procedurali vari) è proprio perchè la gente si è spostata su internet o sulle pay tv, in modo da non dover dipendere dai palinsesti ballerini, da orari impossibili e idiozie varie: es. pubblicità al centro delle scene, tagli dei cold-open, episodi trasmessi a gruppi di tre per volta (Heroes e Lost), serie che si spostano da un canale all’altro…
    Molti di noi hanno rimosso il periodo pre-internet; molti altri non l’hanno vissuto per motivi anagrafici (beati loro) oppure perchè, per i motivi da te citati, era impossibile affezionarsi ad una serie tv: oggi c’era, domani non c’era più (oppure si vedevano gli attori incredibilmente più giovani, perchè nel frattempo era ricominciata da capo)

    Ed è qui che entra in gioco la principale differenza tra noi e i paesi d’origine delle serie tv: da noi, le serie tv sono quasi sempre andate in onda quotidianamente. Pertanto venivano/vengono considerate come una parte della routine giornaliera, da seguire come si segue un telequiz o la fascia pre-serale di cartoni animati. E molte serie del passato sono “senza inizio” e “senza fine”; non ci si è mai posto il problema che una serie, ad un certo punto, possa aver chiuso per carenza di pubblico o perchè si era chiuso il suo ciclo.

    Rispondi

  47. Johnny ha scritto:

    Ed è qui che entra in gioco la principale differenza tra noi e i paesi d’origine delle serie tv: da noi, le serie tv sono quasi sempre andate in onda quotidianamente. Pertanto venivano/vengono considerate come una parte della routine giornaliera, da seguire come si segue un telequiz o la fascia pre-serale di cartoni animati. E molte serie del passato sono “senza inizio” e “senza fine”; non ci si è mai posto il problema che una serie, ad un certo punto, possa aver chiuso per carenza di pubblico o perchè si era chiuso il suo ciclo.

    Verissimo, però questo è accaduto principalmente con le comedy e meno con i drama che, poiché il popolo italiano è più incline a trovare interessanti i problemi altrui, sono riusciti ad avere una certa collocazione più o meno omogenea. Che poi siano state mischiate le puntate (vedi House MD) o spostati i canali (vedi Heroes) o addirittura eseguiti orrendi taglia e cuci (vedi il recente misfatto di Downton Abbey) fa parte della politica di ascolti che tengono anche in America. Solo che lì vengono cancellate magari intere serie, da noi semplicemente eclissate non essendo un prodotto nostrano. Cambiando il rapporto tra il mezzo, la tv, e l’utente, noi poveretti, muta anche la tipologia di trasmissione; le puntate di ogni serie sono programmate soprattutto in funzione della pubblicità che in America è tantissima anche sulle tv a pagamento che tanto vengono decantate, mentre da noi questo si riduce a tremende pause in momenti clou. L’adattamento non è così semplice per cui, ripeto, finquando non diventeremo americani (ed io continuo ad augurarmi mai) sarà in questo modo. La comedy poi, essendo sviluppata su 20 minuti e trasmessa anni dopo la messa in onda americana, si è prestata molto meglio all’adattamento pomeridiano e per questo ne ha sofferto: dura quasi quanto un cartone animato!

    maurizio ha scritto:

    Quanto al doppiaggio sono un po’ talebano. Distrugge la bellezza delle voci originali e l’adrenalina se ne va. Ho visto due minuti di big bang theory in italiano e ancora adesso ho degli incubi notturni.

    Qui potremmo aprire un discorso infinito, che non voglio fare, ma mi sento di dire solo una cosa: io il doppiaggio lo trovo utile e molte volte gradevole; le serie le possiedo comunque tutte in italiano (possibilmente con doppio audio ITA/ENG in verità). A mio avviso sta a noi capire quando è meglio l’originale e quando è indifferente; le comedy, soprattutto TBBT o Suburgatory, hanno riferimenti alla cultura americana che il doppiaggio italiano fa ovviamente scomparire. Per questo preferisco vederle in entrambi i modi, così apprezzo i riferimenti diretti e comprendo il modo in cui questi sono stati adattati; ci sono serie che guardo esclusivamente in italiano quando reputo che il doppiaggio non faccia la differenza ed altre in inglese perché altrimenti è terribile. Questa è la mia esclusiva visione però.

    Rispondi

  48. Sal G. ha scritto:

    Verissimo, però questo è accaduto principalmente con le comedy e meno con i drama che, poiché il popolo italiano è più incline a trovare interessanti i problemi altrui, sono riusciti ad avere una certa collocazione più o meno omogenea.

    IMHO il motivo è diverso.
    Una serie tv che va in onda a cadenza quotidiana, può avere due funzioni:
    1 – va in onda in orari importanti per gli investitori (es. pomeriggio e pre-serale) quindi deve essere selezionata in base alle diverse tipologie di pubblico.
    2 – puro riempitivo. E’ il caso delle serie trasmesse di notte o (se esistono ancora) quelle mattutine. In questo caso, servono solo a coprire dei buchi di palinsesto con il minor costo possibile.

    Nel secondo caso, la scelta della serie da trasmettere è alquanto ininfluente, trattandosi di pubblico casuale: non a caso, in quegli orari potete beccarvi serie orizzontali, magari bistrattate alla loro prima trasmissione (Heroes, Nip & Tuck) così come procedurali o sitcom, mischiando tranqullamente i generi (action, drama, comedy).

    Nel primo caso, invece, il genere è molto importante, perchè si tratta di un target ben definito, ma che allo stesso modo è un pubblico che deve poter seguire la serie anche se la seguisse tre giorni a settimana oppure anche mentre sta facendo altro. In questo contesto, diventano perfetti i polizieschi (che però non sono opportuni in fascia pomeridiana), le già citate sit-com o le serie a stampo giovanilistico (ma non troppo…perchè sennò gli adulti cambiano canale).
    Perchè CSI, nonostante sia costellato di immagini violente, va in onda all’ora di cena? Perchè, se uno è disposto a guardare autopsie durante l’ora di cena, CSI è un ottimo sostituto del telequiz: si può seguire mentre si parla d’altro, si può “giocare” a indovinare la risposta e, anche se ti perdi qualche pezzo della putnata, l’importante è vedere i 5 minuti finali…che diventano un ottimo traino per il programma successivo. E chi se ne frega se Warrick ieri è morto e oggi ricompare con 10 anni di meno…

    Per ovvi motivi, le serie tv che si guadagnano la prima serata non hanno mai cadenza quotidiana.

    [Questo discorso ovviamente vale solo per le tv generaliste. Infatti, sulle reti del DDT non c'è nessun problema nel trasmetterer "The Sheld" o "Prison Break" al mattino, tantomeno vedere una serie tv trasmessa quotidianamente in acces prime time]

    Rispondi

  49. Ciao, complimenti per l’articolo, scrivi molto bene!
    Mi piace questa nuova rubrica, ma volevo chiederti, ti occuperai di comedy solo in generale o verranno fatte recensioni settimanali anche di questo genere?
    Grazie

    Rispondi

  50. @ Johnny:
    Sante parole… la tv in Italia è principalmente rumore di fondo. Sarà per questo che i principali show sono corredati da tantotantotanto baccano (Antonella Clerici docet). Il problema non è tanto l’offerta ma, come cercavo di far capire prima, la domanda (casalinghe annoiate e nonnine addormentate) totalmente diversa dall’America e, ad essere sincero, se c’è gente disposta a guardare CSI vuol dire che proprio non sa cosa sta seguendo.
    Però ho l’impressione che le cose stiano cambiando sulle tv generaliste (parlo però soprattutto di Rai2, che a causa del presunto target giovanilistico sta cercando di adeguarsi per non perdere ascoltatori) anche grazie alle tv semigeneraliste (vedi Rai4 o Cielo) che stanno dimostrando più sensibilità. Magari, tra qualche anno potremo dire se è vero.

    [Per questo dobbiamo ringraziare il DDT se qualcosa si sta muovendo. Un sondaggio di questi giorni (non ricordo chi l'ha fatto, ma se interessa vado a cercare sui vecchi giornali) ha evidenziato che la gente sarebbe disposta a pagare pur di poter avere una decenza nelle trasmissioni delle serie tv (cioè doppio audio, trasmissione in leggera differita, filo logico nelle stagioni) che attualmente è presente solo in alcune emittenti satellitari ma in anch'esse a saltello]

    p.s. ora siamo decisamente OT, chiedo venia agli amministratori.

    Rispondi

  51. E’ difficile parlare di crisi delle sit-com quando le tre comedy più seguite sono di questo genere.
    E poi aspetterei prima di decretare la sua morte di vedere il nuovo lavoro di Dan Harmon :slurp:

    Rispondi

  52. Giulio D'Antona 19 novembre 2012 at 10:33

    @ Holly:
    Grazie mille per il complimento (immeritato).

    Allora, l’idea era quella di parlare di comedy in generale, toccando i capisaldi, la storia e le novità. Uscirà anche qualche recensione (retrò), ma non nell’ambito di questa colonna. La prima che vorrei scrivere è quella di Seinfeld, citato da pochi!

    Rispondi

  53. No, mi spiace, non è decisamente il mio genere, o meglio, non è il genere che scarico o decido volontariamente di vedere. Se m’imbatto in HMYM o Will&Grace li guardo, come per le altre, ma non è un piacere che ricerco: sono dei tappabuchi.
    Ma questo è un mio limite, io sono più incline all’emozione, intesa come suspance, sesso selvatico (anche solo proposto da addominali in prima vista), trash grondante e lacrima facile (eh, qualcuno ha detto True blood?). Le commedy sono un ottimo genere e come dici tu, non si notano ma ci sono: sicuramente ho più rivisto friends, la tata e hmym di quanto abbia rivisto grey’s anatomy o the walking dead e forse se l’unico procedurale che seguo davvero assiduamente è Castle, che è il poliziesco più cazzone temo di sempre.

    Quindi, viva le commedy!

    Rispondi

  54. @ Giulio D’Antona:

    Grazie della risposta!!Sembra interessante, soprattutto perchè io sono appassionata di comedy relativamente recenti (Friends a parte) e mi farebbe piacere saperne un pò di più sulle altre! :)

    Rispondi

  55. A volte penso che Friends finisca per essere idealizzato perché serie di successo negli anni in cui noi siamo cresciuti. Un po’ filone nostalgia dell’adolescenza/giovinezza. Un po’ vantaggio da primogenitura, essendo stata la prima comedy sui giovani negli anni ’90 dopo le grandi famiglie delle sit-com anni ’80. Se parliamo di qualità non era niente di trascendentale. Ad esempio, la scrittura di TBBT supera di gran lunga le gag sempre uguali di Chandler, Rachel e co. Siamo tanto affezionati ai 6 newyorkesi – e al ricordo di noi piccoli che li guardavamo sognando un’amicizia, un’emancipazione, un’allegra vita in città irreali da ottenere nel nostro quotidiano – da perdere l’obiettività nel giudizio.
    Jennifer Aniston fa ridere? Davvero? No.

    Rispondi

  56. si puo passare ogni santo giorno a vedere csi new york miami los’angeles ttzzz friends forever

    Rispondi

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