That '70s Show - Serie Completa

[Flashback] That ’70s Show – Serie Completa

Non credo possa esserci momento migliore di questo per ripescare That ’70s show, ora che Mila Kunis e Ashton Kutcher si sono messi insieme. Personalmente, non riesco a non immaginarmi la loro relazione esattamente identica a quella che avevano i loro personaggi, Kelso e Jackie, nella sit-com in onda dal 1998 al 2006 originariamente su Fox e da noi su Jimmy (defunto canale di SKY) e Mtv.

Ma non divaghiamo. Dicevamo, That ’70s show. Sit-com iniziata nel 1998, incentrata sulle vite di sei adolescenti negli anni settanta. Tra questi Eric Forman, forse non il personaggio più brillante, ma l’effettivo protagonista, del quale si approfondisce anche la situazione famigliare. Un’operazione molto simile (o forse addirittura nata come omaggio, visto che la nonna di Eric è impersonata da Marion Ross, già mamma di Ricky Cunningham) a quella di Happy Days, ma ambientata un paio di decenni più tardi.
Per quanto mi riguarda, è stata una delle prime serie a cui mi sono realmente affezionata, e che ho ripescato anni dopo la sua conclusione per rivedere. Tutta. Otto stagioni. 200 episodi. 73,3 ore della mia vita, escludendo gli extra, sono state spese tra tempi comici non sempre azzeccati, imprecisioni cronologiche, gratuiti e sgradevoli inframmezzi psichedelici e idiozia adolescenziale. Ma mi sento di affermare con fierezza che ne è valsa la pena. Di più, che That ’70s Show è la sit-com più ingiustamente sottovalutata dal pubblico italiano ever.

Vediamo perché.

Un primo, ovvio motivo, è che That ’70s Show è una serie molto pucci. Non solo perché guardare le puntate è come frequentare il gruppo di amici del liceo (e infatti le stagioni migliori sono quelle in cui loro erano piccoli e tutto andava come doveva andare: Donna ed Eric stavano insieme, Kelso e Jackie stavano insieme, Hyde era un bad boy e Fez poteva ancora tranquillamente essere solo in attesa di fare il suo coming out) ma anche perché le prime stagioni erano basate su quelle che chiamerò “variazioni sul tema”. Esattamente come ero solita fare con le mie Barbie da piccola, il gruppo con cui avevo a che fare (tra Barbie, Ken, Skipper, Midge e Alan), era più o meno sempre quello, si trattava solo di mettere i medesimi personaggi in differenti contesti e situazioni: ecco quindi la bionda e la sua combriccola in piscina, sulle piste da sci, in discoteca, al cenone di capodanno ma anche in palestra, al supermercato o alla centrale di polizia (è una lunga storia). Esattamente lo stesso accade in That ’70s Show, in cui, almeno fino alla quarta stagione (fatta eccezione per la storyline di Eric e Donna che si mettono insieme e attraversano tutte le tappe delle relazioni adolescenziali), è quasi del tutto assente uno sviluppo lineare, mentre si sprecano le circostanze svariate con cui vediamo misurarsi i ragazzi. Naturalmente questo fa sì che i ruoli restino stereotipati e poco evoluti, ma forse anche per questo osservare questi giovinetti nelle diverse situazioni fa lo stesso effetto “awwwww” dell’osservare dei cuccioli nella vetrina di un negozio di animali. E non mancavano esperimenti e citazioni per sopperire alle lacune della trama: puntate in stile horror, esperimenti di viaggi nel tempo, narrazione non lineare e via dicendo — che goduria.

Inoltre, sebbene a volte (va bene, spesso) gli sketch fossero un po’ troppo demenziali (e sebbene lo fossero tout court alcuni personaggi, come Leo o Midge) per risultare credibili, con il risultato che l’intera serie assumeva a volte un aspetto del tutto surreale (e per la verità anche un po’ deficiente), c’è tutta una serie di motivi che la candidano a serie tv che costringerei un mio ipotetico figlio adolescente a vedere.

Tanto per cominciare il modo in cui viene trattato il sesso. Raramente si è visto tanto realismo su questo tema. E’ chiaro che nelle prime stagioni che si tratta di uno dei temi fondamentali su cui è incentrata la serie. Se ne parla in continuazione, ma non nei toni melodrammatici e tediosi con cui l’avrebbero fatto Dawson Leery e Joey Potter. Lo si fa (parlarne, cosa avete capito?) su due livelli molto credibili: in modo puramente cretino (Kelso qui ovviamente porta il suo maggiore contributo), per scherzare, come davvero si fa tra amici alle superiori; e poi ne parlano Donna e Eric quando si tratta davvero di farlo (sì, questa volta intendo dire proprio quello), in modo molto impacciato ma anche molto tenero. Adolescenti di tutto il mondo, udite udite: si può essere dei gentleman (per i ragazzi) e si possono rispettare i propri tempi (per le ragazze) senza diventare per questo degli sfigati agli occhi dei propri amici. Amen.

Si collega a questo il modo in cui viene presentato il tema del femminismo, sul quale si fa un discorso tutt’altro che stereotipato. La questione è esplicitata dal personaggio di Midge, la madre di Donna, che sembra aderire in modo un po’ incosciente all’ondata di liberazione della donna in stile Erica Jong. Il suo aspetto sexy non la aiuta ad emanciparsi, anzi (ricordiamo ad esempio la scena in cui il suo terapista tenta di convincerla a partecipare a un’orgia) e nonostante a un certo punto fugga in California piantando capra e cavoli (aka marito e figlia – o figlie? Visto che la sorella minore di Donna scompare dalla sceneggiatura dopo i primi episodi… A discolpa degli sceneggiatori, va detto che la stessa Midge ironizza sulla cosa in una delle ultime stagioni), sua figlia Donna non si perde d’animo: sicura di sé, determinata e molto intelligente, positiva a tutto tondo, Donna riesce a conciliare la sua voglia di libertà e indipendenza con la relazione profonda che ha instaurato con Eric, e sembra la perfetta mediazione tra sua madre, che rappresenta in questo senso un “femminismo estremista”, programmatico ma anche un po’ superficiale nel suo radicalismo, e la sua amica Jackie, conservatrice e soddisfatta nel suo ruolo di “tipica ragazza” frivola, vanitosa, dipendente. Anche Kitty Forman è un personaggio splendido, ed è geniale che nonostante sia la tipica madre saggia e affettuosa non difetti di aspetti un po’ anticonvenzionali per un simile ruolo come la mai nascosta voracità sessuale (sebbene pur sempre monogama).

A proposito di Kitty, un altro aspetto molto ben costruito della serie è il modo in cui viene illustrato il rapporto tra i genitori e i ragazzi. Finalmente una serie tv in cui i diciassettenni si comportano da tali! Merce rara in tv. E in quanto tali hanno (o non hanno, ma ne sentono la mancanza, come Hyde) dei genitori. Non solo gli adulti riescono spesso ad avere una loro storyline indipendente dai ragazzi senza fare vergognare i loro figli scadendo come spesso accade nell’immaturità cronica (due nomi a caso Julie e Jimmy Cooper), ma non eccedono nemmeno nell’effetto opposto da idillio alla Genitori in blue jeans. Gli adulti di That ’70s Show sono gli adulti come li vedono dei ragazzi di 17 anni. Il rapporto tra Eric e i suoi genitori è emblematico della “famiglia tipo”, o almeno di quella degli anni 70 in un posto tranquillo come l’ “America’s dairy land”, ovvero il Wisconsin. Red è rigido e inflessibile, Kitty dolce e accomodante. Entrambi agiscono per il bene di Eric. Red intende insegnare a Eric come cavarsela quando la vita “will kick him in the ass” mentre Kitty, convinta che visto che ci penserà già la vita a farlo, ritiene importante invece crescere suo figlio in un ambiente comprensivo e accogliente. L’affrontarsi delle due strategie pedagogiche non è mai banale ed è esso stesso pedagogico per voi che vi chiedete come sarà crescere il famoso ipotetico figlio adolescente.

Dicevamo, diciassettenni che si comportano da tali. E infatti uno dei motivi che rende questa serie un caso purtroppo isolato è la rappresentazione della noia. Io ho amato questo telefilm perché è la versione americana dei pomeriggi al parchetto sotto casa in periferia. Anche qui al massimo si va in giro a pomiciare di nascosto sulla Vista Cruiser, altrimenti si sta nel vialetto dei Forman o nel seminterrato a farsi le canne. Com’è giusto che sia. Del resto, lo dice la sigla stessa: “Hanging out/ down the streets/ the same old things/ we did last week/ not a thing to do/ but talk to you./ We’re all allright!/ We’re all allright!”. Ecco un inno per le nuove generazioni, ecco la novità: we are all allright. Va tutto bene, se avete diciassette anni e dopo scuola state ad annoiarvi con i vostri soliti quattro amici. Non che questo voglia dire che Eric abbia poi fatto male a andare in Africa, o che Donna avrebbe fatto meglio a sposare Eric e vivere in una roulotte, solo for the good ol’ times sake. E però è importante rincuorarti, ipotetico futuro figlio adolescente: anche se la tua vita non è quella di Chuck Bass che marinava la scuola per andarsene in giro in limousine a fondare locali di burlesque, va tutto bene!

Per quanto riguarda poi l’ambientazione e i riferimenti anni ’70 non fatemi neanche cominciare, non escludo che sia questo l’unico reale motivo per il quale mi sono sorbita tutta questa serie… Citerò solo tre cose: STAR WARS! BIGODINI ELETTRICI (e tutta la camera piena di unicorni e arcobaleni di Jackie)! LA SCENA CON CUI TERMINA IL PILOT!

E scusate se è poco.
Solo per questo si merita un sonoro FUCK YEAH. Con un occhio anche al “remake” (non veramente collegato se non per la presenza di alcuni degli stessi autori) ambientato negli anni ottanta — That ’80s show – ma solo perché quello delle decadi è un mio feticismo. In realtà è stato un fiasco clamoroso cancellato quasi subito. Non dite che non vi avevo avvertito.

Elisa Cuter

Non ama parlare di sé in terza persona. Vi basti sapere che è nata a Brescia nel 1987, ha fatto una triennale in filosofia a Torino, dove ha lavorato per il Museo del Cinema, mentre adesso studia Filmwissenschaft a Berlino e scrive, tra le altre cose, anche su filmidee, effettonotte, Mondo Niovo, softrevolution e ilMitte. Da grande vuole diventare Pauline Kael.

15 Comments

  1. ne ho visti pochissimi episodi su MTV, però in effetti era molto carina e divertente (almeno gli episodi che ho visto io, che credo fossero delle prime stagioni).

    peccato come al solito per il flashback, che:
    1) per carità, non andavano più fatti;
    2) se fatti, dovevano essere fatti in periodo di stanca (pausa estiva/invernale), altrimenti “si ruba spazio ad altre serie” (roba da chiodi, come si dice dalle mie parti);
    3) solo sulla serie completa.

    Vabbè, ne avete rispettati uno su tre, non è male dai… :-)

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  2. OH MIO DIO!!!! Adoravo ma che dico, Amavo, VENERAVO questa serie!! la guardavo tutte le sere su Jimmy con mio papà e caspita!! Mi piaceva tantissimo la coppia Hyde(di cui avevo una cotta tremenda) e Jackie.. ci sono rimasta malissimo quando hanno rotto!! ero al limite della depressione!! che poi dopo quell episodio ricordo che era ripartito tutto da capo e ho docuto aspettare millemila anni per sapere cosa sarebbe successo dopo!! Adoravo anche i siparietti idioti tra Red e il padre di Donna! Quasi mi è scesa la lacrimuccia mentre leggevo!! :)

    Hello Wisconsiiiiiiiiiiiiiiiiiiin!

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  3. Mi prendo la responsabilità, avrei dovuto mandare il pezzo in estate infatti, ma per problemi personali (si, tipo non è colpa mia signora maestra è che il cane mi ha mangiato il quaderno) sono arrivata a mandarlo solo ora. Invoco perdono.

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  4. Evviva That ’70s Show! Evviva Hyde che colpiva sempre Kelso sull’occhio! Evviva il nome lunghissimo di Fez che non sapremo mai! Evviva la risata di Kitty! Evviva THE basement!

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  5. Io la ADORAVO anni fa quando la madavano su mtv… poi ci sono rimasta malissimo quando hanno interrotto gli episodi,volevo vedere anche il resto! infatti la sto recuperando giusto i questo periodo e devo dire che ear adavvero innovativa come sit-com per le’epoca(anche rispetto a molte di adesso è più creativa),con tutte le scenette,l’immaginazione dei personaggi,le trovate assurde,gli split screen etc.
    se anni fa la vedevo perchè mi diveritva devo dire che ora ne sto apprezando il valore complessivo come prodotto.

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  6. Elisa Cuter ha scritto:

    Mi prendo la responsabilità, avrei dovuto mandare il pezzo in estate infatti, ma per problemi personali (si, tipo non è colpa mia signora maestra è che il cane mi ha mangiato il quaderno) sono arrivata a mandarlo solo ora. Invoco perdono.

    Lascia perdere, davvero. Ti assicuro che la questione non ti riguarda affatto.

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  7. Questa per me è la serie dei record:

    – la prima comedy che ho seguito per conto mio, staccandomi dalla programmazione televisiva;
    – la prima serie che mi ha fatto odiare il doppiaggio italiano (cambi di doppiatori imbarazzanti);
    – la prima (e unica) serie che ho spacciato agli amici trovando riscontri positivi;
    – la prima serie che ho interrotto causa calo della libido (sono fermo alla quinta);
    – la prima serie che mi ha spinto ad essere una persona migliore, ad essere come RED FORMAN.

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  8. OH MIO DIO!! una delle prime serie che ho visto su Sky! d’estate mi alzavo presto apposta per guardarla (immagino non ci fosse ancora l’opzione REC ;) ah che bei tempi… la conservo amorevolmente nel mio hard disk esterno, tutte le 8 stagioni in lingua originale. La cosa che mi ha subito attratta della serie era appunto la rappresentazione della noia, che ,c’è da dire, era tipica di quegli anni, come hai detto nella recensione, si passavano ore ed ore a farsi le canne e fantasticare su Star Wars buttati sul divano. Quando lo guardavo pensavo sempre che erano una rappresentazione più o meno verosimile dei miei genitori adolescenti -LOL. Deve essere stato bello, un altro tipo di svago, secondo me mi sarei divertita di più a vivere nei 70′, specialmente in Wisconsin, con Fez :)

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  9. Ahahaha ricordate la scena in cui Jackie convince Kelso a truccarsi, e il povero tipo viene beccato dal padre di lei mentre balla sul letto truccato come una vecchia baldracca? :D

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  10. io non ho visto le ultime stagioni, prima o poi devo recuperarla.
    memorabili alcune puntate fra cui quella in cui Hyde che allaccia la tv a quella via cavo dei Forman per vedersi i pornazzi, Red lo costringe a vedere il tg e lui per trovarlo divertente si fa un cannone mega… salvo poi a fine puntata salire in casa e beccare Kitty che si vede la tv a luci rosse.
    e poi Fez che dice a Eric: “non ti ho visto in chiesa oggi” e Eric che risponde: “Uhm, no. Da quando non sono più vergine non ho più nulla per cui pregare”.
    Kelso era l’unico che non mi piaceva.

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  11. un altra cosa che amavo di questa serie erano i titoli degli episodi dalla quinta stagione in avanti: nella quinta serie gli episodi hanno lo stesso titolo di alcune canzoni dei led zeppelin, nella sesta lo stesso nome di alcune canzoni degli who, nella settima dei rolling stones e nell’ ultima stagione dei queen.

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  12. Boss ha scritto:

    Questa per me è la serie dei record:
    – la prima comedy che ho seguito per conto mio, staccandomi dalla programmazione televisiva;
    – la prima serie che mi ha fatto odiare il doppiaggio italiano (cambi di doppiatori imbarazzanti);
    – la prima (e unica) serie che ho spacciato agli amici trovando riscontri positivi;
    – la prima serie che ho interrotto causa calo della libido (sono fermo alla quinta);
    – la prima serie che mi ha spinto ad essere una persona migliore, ad essere come RED FORMAN.

    Quoto ogni singolo punto.
    Red Forman best carachter EVER.

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  13. Quoto tutto, purtroppo quando la facevano su MTV ero classificata come “l’unica sfigata” che si vedeva una serie del genere, un po’ come “coupling” del resto.

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  14. Ho finito giusto oggi di vedere l’ottava e ultima stagione! Che dire, sono d’accordo con te sulla serie! L’unica pecca è che le ultime due stagioni (in particolare l’ottava con l’aggiunta di un personaggio inutile sotto ogni punto di vista) sono un po troppo fiacche rispetto alle precedenti. Questa è diventata la mia Sit-Com preferita (a pari merito con I Robinson) e devo dire che mi ci sono affezionato. Quasi mi spiace non sapere come le vite dei protagonisti andranno avanti dopo quell’ultimo capodanno degli anni 70

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  15. […] in generazioni di una discendenza eterna, ma non è un duro alla Red Forman (il padre burbero del That 70′s Show), è il prodotto di un’educazione fuori dalla norma quanto quella impartita da lui e Frankie […]

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