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Treme – 3×04 – The Greatest Love

Questo show ha fatto della frammentarietà la sua sintassi, riversando il ritmo sincopato del Jazz sulla narrazione e coinvolgendo decine di personaggi nella sua forza centripeta, la quale crea armonia nel caos di volti e situazioni.  Se la struttura narrativa ricorda il jazz, i suoi personaggi, grondanti di vibrante passione, creano un parallelo col blues, persino nella reiterazione, nelle formule e progressioni melodiche che si intrecciano sfociando nell’esuberanza delle emozioni.

Essendo, questo, il punto di partenza del racconto iperrealistico di Treme, la terza stagione mostra il passo successivo: il tentativo dei personaggi di superare i propri limiti. La reiterazione, dunque, cede spazio ad un principio di cambiamento. Lasciati in balia delle forze della natura, persi nel caos successivo al disastro, i cittadini di New Orleans smettono di aspettare Godot e di appigliarsi, dunque, ad una speranza tanto fallace quanto necessaria e tentano attivamente di riprendere le redini della propria vita.

L’opportunità di evoluzione cambia a seconda dei personaggi: Toni porta avanti la sua inchiesta sulla NOPD, raggruppando possibili testimoni contro l’agente Wilson. Antoine, musicista decadente, costretto a guadagnare insegnando, è sempre più coinvolto nelle vite dei suoi studenti. Delmond sembra davvero propenso a collaborare alla creazione di un Jazz center che monetizzi la cultura del posto. Annie scrive ossessivamente in attesa di registrare un album (mentre la sua relazione con Davis si raffredda). Janette, seppur portando indietro il suo rapporto col deluso Jacques alle dinamiche da chef e sous-chef, si rimette in gioco nella sua città mettendo su il ristorante rustico-sperimentale dei suoi sogni. A questo proposito è rappresentativa la sequenza incalzante che mostra i colloqui per lo staff del ristorante montata in parallelo alle ricerche di Ladonna per una nuova casa: il fervore del nuovo. Persino Terri decide di cambiare aria e lascia la sua squallida roulotte per qualche momento di passione, mentre Hidalgo medita di portare le sue truffe altrove (deo gratias).

La comunità e la ricostruzione sono il nucleo di questa serie, basata su una coralità altmaniana che trova i suoi picchi nel far convergere le passioni, gli individui, la tradizione e il rinnovamento. Lo script agguanta queste tensioni umane generando un racconto seriale ineccepibile.

In questo episodio troviamo uno dei momenti più intensi e nostalgici della stagione: la metafora poco sottile, ma efficace, della rappresentazione di “Aspettando Godot” (tenutasi davvero sulle rive devastate di New Orleans nel 2007) con Everett, Sofia e Toni spettatori. Grazie allo stridere dei temi di Samuel Beckett con lo stato attuale della città, Toni scova quella sensazione di catarsi che aspettava da tempo e che potrà infonderle l’energia necessaria a rimboccarsi le maniche, dato che “the man…that motherfucker ain’t coming”. “The man”, ovvero la promessa, la risoluzione, un agente salvifico o il governo, non verrà mai: non resta che salvarsi da soli. Così si fa più limpida che mai la necessità di ricostruzione, emotiva e materiale, mentre tramite lo sguardo più distaccato alla distruzione si comincia a percepire l’occasione di rinnovamento che ne può scaturire.

New Orleans, tra i suoi nickname, vanta quello semi-dispregiativo di “City that care forgot”, dati i suoi eccessi e l’apparente lassismo. Una città che fa fatica a preservare il passato, come la sfilata di celebrità sottopagate ed edifici storici diventati lavanderie che ruotano attorno a dj Davis stanno a testimoniare, ma che mostra una nuova attitudine al progresso. Progresso sempre idealmente intrecciato alla tradizione. Il ristorante di Janette, l’album e i nuovi progetti culturali di Delmond, l’opera di Davis sono tutti dei tentativi di ricollegare un passato indimenticato ad un futuro incerto: non abbiamo più un’attesa a vuoto, ma un recupero indispensabile della forza vitale della città attraverso la sua cultura. Perché le uniche armi in mano ai cittadini di New Orleans sono proprio la cultura e la comunità.

A ridosso di questa ritrovata energia costruttiva, infatti, incombe sempre la minaccia; che sia un linfoma (Lambreaux), una tempesta o un’istituzione corrotta non importa, la minaccia incombente è quella che può uccidere ma allo stesso tempo sprona a vivere. Ciò che i personaggi sembrano più decisi a fare, infatti, è combatterla. C’è chi lo fa attraverso la preservazione della musica e del suo potere catartico e unificante (arma=cultura), c’è chi lo fa tramite l’inchiesta. Everett e Toni, infatti, sono sempre più coinvolti nelle ricerche di prove contro la polizia di New Orleans. Quello della brutalità della polizia è un tema che serpeggia nella serie dall’inizio, ma su cui si sta focalizzando l’attenzione con maggior pressione. Si tratta di una minaccia pervasiva, che genera paranoia e demotivazione, tant’è che Toni si ritrova a confortare Everett, pesce fuor d’acqua, rassicurandolo del fatto che è l’inchiesta stessa a proteggerli: non essendo regolari civili, essi trovano protezione nello stesso pericolo della loro occupazione, ovvero nella possibilità di testimoniare, riportare, scrivere, denunciare e raggruppare le ingiustizie e gli abusi (arma=comunità).

A mio parere il climax dell’episodio è la pratica degli Indiani al bar di Ladonna: incontro di tribù ed esempio di costume in estinzione. La regia di Ernest Dickerson travolge con euforia senza necessità di spiegare quello che sta succedendo e noi spettatori, come Antoine, ci ritroviamo coinvolti e fomentati da quella linfa vitale che è la performance. Come ogni settimana.

 

La sceneggiatura dell’episodio è firmata da Mari Kornhauser e Chris Yakaitis, da un soggetto dello stesso David Simon.

Wendell Pierce (Baptiste) partecipò al “Waiting for Godot” del 2007.

Le guest star d’onore sono John O’Neal (attore teatrale ed attivista per i diritti civili), che parla di Godot alla commossa Toni; Anthony Anderson, che interpreta una parte nella stessa rappresentazione e si umilia settimanalmente inGuys with Kids e James “Sugar Boy” Crawford, l’artista che ha abbandonato la musica secolare dopo un pestaggio da parte della polizia nel 1963 (Sugar Boy è deceduto il mese scorso; ennesima prova che Treme è un palcoscenico che aiuta a preservare la cultura che racconta).

Eus

Figlio illegittimo di John Waters e Tina Fey.

8 Comments

  1. “Le guest star d’onore sono John O’Neal (attore teatrale ed attivista per i diritti civili), che parla di Godot alla commossa Toni; Anthony Anderson, che interpreta una parte nella stessa rappresentazione e si umilia settimanalmente in “Guys with Kids“ e James “Sugar Boy” Crawford, l’artista che ha abbandonato la musica secolare dopo un pestaggio da parte della polizia nel 1963 (Sugar Boy è deceduto il mese scorso; ennesima prova che Treme è un palcoscenico che aiuta a preservare la cultura che racconta).”

    Grazie Eus recensione goduriosa per una serie capolavoro che meriterebbe di non essere snobbata. Parlare di cultura all’interno di una narrazione tv non è affatto una consuetudine.David Simon la sviscera e la rappresenta in tutte le sue declinazioni.

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  2. Ho ben poco da aggiungere a quanto detto: Treme è una di quelle serie e di quelle storie che vanno viste, seguite e che è difficile commentare (e complimenti a Eus). Io abbasso subito il livello della conversazione e dico che il crossover Fringe-Treme in cui l’Osservatore è il nuovo manager di Annie mi fa esplodere il cervello EVERY. SINGLE. TIME. :D

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  3. Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    Io abbasso subito il livello della conversazione e dico che il crossover Fringe-Treme in cui l’Osservatore è il nuovo manager di Annie mi fa esplodere il cervello EVERY. SINGLE. TIME.

    ahahah può essere. Speriamo che l’album di Annie non esca solo “over there”.
    Comunque è vero, Treme va vissuta passo passo ed è un peccato che venga snobbata a sangue. It’s a “big fine thing”.

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  4. massimo alberti 21 ottobre 2012 at 14:25

    uh! finalmente sono riuscito a vederla!
    che puntata, è stata una di quelle che più mi sono piaciute in assoluto.
    C’è tutto di Treme, condensato in quel minuto della sequenza iniziale: empatia, voglia di riscatto attraverso la musica, una comunità che può abbandonarti o aiutarti,e una bonaria strafottenza che fa prendere ogni sventura con un sorriso… la faccia da schiaffi di quel bambino è un’icona.
    Continuo a stupirmi della capacità che ha questa serie di farmi stare dentro i personaggi, vivere quello che vivono loro.

    Qui, sul Telegraph, un bel ricordo di James “Sugar Boy” Crawford.
    http://www.telegraph.co.uk/news/obituaries/9551319/James-Sugar-Boy-Crawford.html

    e questo sul Lousiana Weekly
    http://www.louisianaweekly.com/music-icon-james-%E2%80%98sugar-boy%E2%80%99-crawford-dies-at-age-77/

    Bella recensione, Eus.

    P.s: in questa puntata non c’è traccia di Sonny. Ormai la sua storyline era diventata talmente estranea a tutto il resto che la sua sparizione sembra del tutto naturale.

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  5. Peccato che manchi una recensione della 3×02, che finora è la mia preferita in assoluto della stagione. Questa però non ci va tanto lontana.

    Sì, c’è chiaramente questo senso di provare a prendere la situazione in mano e avventurarsi attivamente in qualcosa di nuovo e costruttivo. Nonostante questo, ho comunque avuto una sensazione di attesa (attesa degli sviluppi di queste iniziative) e impotenza, nel senso che ci sono tanti particolari qua e là che fanno pensare che la speranza si rivelerà, appunto, in qualche modo fallace. Quindi tutto sommato l’ho trovato un episodio più deprimente che stimolante, di cui mi sono rimaste più impresse le “nubi all’orizzonte”.
    Proprio la scena conclusiva mi è sembrata emblematica in tal senso e mi ha lasciato questo sapore.

    5/5

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  6. Splendido episodio, la coralità come viene gestita qui, a ritmo di jazz, è una cosa che andrebbe insegnate nelle scuole.
    Complimenti, Eus, per la recensione. ci ho trovato un sacco di integrazioni di informazioni e spunti di riflessioni nuovi.

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  7. Grazie ragazzi, però ho dimenticato i Goatwhore! Gravissimo.

    http://www.youtube.com/watch?v=OLFtQ90H6O4

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  8. Sto apprezzando particolarmente Sofia e Desiree, la moglie di Antoine, che già mi immagino in prima linea nelle proteste per la spinosa questione case, pronta a fare a tutti un culo così.

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