Person of Interst 2x01

Person of Interest – 2×01 – The Contingency

Se dovessi usare una sola parola per definire la premiere della seconda stagione di Person of Interest non avrei dubbio alcuno: senziente. Fin troppo facile, viene da pensare, l’intero episodio gronda letteralmente di sequenze il cui solo scopo è illustrare prima l’evoluzione in essere senziente del macchinario di Finch e poi la sua regressione forzata a mero strumento di calcolo a cui è stato obbligato. E invece no, quel senziente non si riferisce a The Machine, ormai co-protagonista a tutti gli effetti, bensì alla serie stessa.

Proprio come un essere in grado di sentire l’ambiente intorno a se e sviluppare una sensibilità capace di pilotarne le azioni come conseguenza, la serie ormai si muove sicura, forte degli apprezzamenti ricevuti per la prima stagione, e dopo messo bene a fuoco i suoi punti di forza non ha remore nel farne il perno della sua struttura.

Consapevole dunque dei limiti che un impianto narrativo eccessivamente votato al procedurale porta con se, la serie introduce l’ennesima variazione sul tema. In un episodio in cui la person of interest del caso non può necessariamente essere il centro dell’interesse per lo spettatore, la serie ricorre a una vicenda estremamente lineare sia nei presupposti che nello svolgimento, che tuttavia funziona come piacevole intermezzo in grado di allentare la tensione rispetto alle scene che coinvolgono Finch senza tuttavia abbassare il ritmo dell’episodio. Leon in sostanza ricopre il ruolo di spalla comica di Reese, in un gioco delle coppie che richiama grandi classici della comedy poliziesca della Hollywood degli anni ’90, su tutti il volo dalla finestra del locale, e non mi stupirebbe per nulla un suo ritorno nel corso della stagione, come già avvenuto in passato per diversi altri personaggi segnalati dalla macchina.

L’episodio tuttavia segna una netta svolta, in termini di attenzione e di tempo concessi, verso la trama orizzontale, destinata ad essere la colonna vertebrale dello show almeno finché Finch e Reese rimarranno separati. E proprio questo punto suggerisce la portata della presa di coscienza operata da Person of Interest, tale da consentire la seprazione – seppure temporanea, anche se non necessariamente breve – dei due elementi la cui chimica ha costituito la linfa vitale della sua riuscita. Non era per nulla scontato che la sottotrama del rapimento sarebbe esplosa al punto da divenire la storyline principale della seconda stagione – sto azzardando, ma gli elementi per ritenere che il ricongiungimento tra Finch e Reese non avvenga in tempi brevi ci sono già tutti – andando di fatto a sostituire lo schema procedurale.

Ci saranno ancora “person of interest” da salvare o da fermare in ogni episodio, perché queste fanno parte del patto raggiunto tra Reese e il macchinario, e implicitamente tra la serie e lo spettatore. Quando Reese parla alla telecamera di sorveglianza dà voce alla serie stessa che prende coscienza di se e si rifiuta di procedere incessantemente alla messa in scena del medesimo meccanismo perpetrato di settimana in settimana senza che questo assuma un senso, un scopo che gli dia un senso che non sia la semplice ripetizione di una regola formale da seguire per dovere di aderenza a uno schema (televisivo) imposto.

Così il caso della settimana è ora esplicitamente un tributo che Reese e la serie pagano – rispettivamente alla macchina e al format che la serie si è imposta – per poter perseguire interessi propri. Il macchinario non può concedere a Reese aiuti espliciti per trovare il suo amico – definizione quella di “amico” che arriva spiazzante, pronunciata con un accenno di rabbia nella consueta, glaciale espressione di Caveiziel che mi ha dato i brividi – ed è costretto a trovare un escamotage per aggirare le restrizioni auto-imposte, allo stesso modo la serie che per logiche televisive non può abbandonare d’improvviso l’intelaiatura procedurale ricorre a un espediente narrativo come giustificazione per il suo mantenimento all’interno di una cornice che ambisce da qualche tempo a una narrazione di più ampio respiro.

In The Contingecy insomma quanto di buon è stato mostrato nella prima stagione ritorna elevato a potenza, compresa la metafora sul controllo che oggi non è più un elemento del mosaico di cui tenere conto, quanto un giocatore che si muove insieme a tutti gli altri sulla scacchiera della modernità. Pur con qualche pecca – non ho apprezzato del tutto l’interpretazione un po’ troppo sopra le righe della follia di Amy Acker nei panni di Root, e la decifrazione quasi immediata del codice usato dalla macchina compiuta da Reese – l’episodio supera appieno l’esame, fatto non scontato per una serie che ha potuto godere di una partenza quasi in sordina, nonostante i nomi coinvolti, sfruttata per allestire un processo di maturazione che ha dato i suoi frutti sul lungo periodo.

Stiamo parlando di pilot e premiere anche su twitter, con l’hashtag #episodi01. Seguite @Serialmente(se siete parte di quei cattivi che ancora non lo fanno) e scriveteci cosa ne pensate!

Claudio Magistrelli

"Sono sempre stato, e rimango, una spaventosa testa di cazzo, un uomo cattivo, che gode nel vedere quelli migliori di lui trascinati nella polvere." Sono parole di Mordecai Richler, messe in bocca al suo memorabile Barney Panofsky. Ma se non le avesse già usate lui ne richiederei il copyright per farne la mia biografia. Invece mi limito a citare.  
Claudio "Clod" Magistrelli

12 Comments

  1. Vogliamo parlare di Amy Acker, per la quale valeva la pena in più punti mettere il fermo immagine e gustarsi le sue espressioni?
    Per non parlare dell’ in-joke “She’s an hacker”…o meglio: voglio credere che fosse voluto :)

    Per il resto grande episodio e grandi premesse. Spero solo che non insistano troppo sulle scenette esageratamente ironiche: divertenti, ma vanno dosate con attenzione,.

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  2. e manca ancora Elias!!!

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  3. Lo ripeto ancora: per me, probabilmente per sensibilità “personale”, POI è il drama più interessante attualmente in circolazione.
    Se proprio devo trovare dei difetti direi che le scenette ironiche e l’eccessiva “batmanità/invincibilità” di Reese potrebbero alla lunga stufare. Preferirei un personaggio si cazzuto ma più umano come nella prima serie.
    Aggiungo anche che personalmente Amy Acker in questo ruolo non mi piace, non mi pare azzeccato né come casting né come background che le hanno costruito. Ma magari cambierò idea più avanti.
    Per il resto promosso a pieni voti. Trama avvincente con Finch e Fusco grandiosi come sempre. Yeah!

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  4. Mannaggia a voi! Ho recuperato tutta la prima stagione di POI a settembre, anche sulla scorta delle vostre recensioni, dopo averlo bocciato senza appello ai tempi del pilot…
    Che dire, serie fatta benissimo. La prima stagione è stata una stagione di “costruzione”. Ora possono benissimo anche scompigliare le carte, avendo costruito una solida base.

    @ Cilone, invincibilità di Reese fino ad un certo punto. In questa premiére le stava prendendo di santa ragione dall’armadio ariano, che se non fosse stato per la Carter probabilmente avrebbe fatto una brutta fine.
    Questo giusto per farci capire che da “giustiziere solitario” si sta passando ad un lavoro di squadra.
    E Amy Acker nei ruoli da “cattiva”, come in Alias e Dollhouse, funziona decisamente meglio rispetto ai ruoli da santa.

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  5. Little Hill ha scritto:

    @ Cilone, invincibilità di Reese fino ad un certo punto. In questa premiére le stava prendendo di santa ragione dall’armadio ariano

    Ok, ma, da novello San Francesco, prima si era pure messo a parlare con il cane… ;)

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  6. Root fantastica,Reese incazzato al bar che spara a tutti alle ginocchia e se ne va,la macchina che nel 2002 era desiderosa di aiutare il suo admin..fantastica puntata

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  7. Cilone ha scritto:
    Ok, ma, da novello San Francesco, prima si era pure messo a parlare con il cane…

    insomma,reese mica è un uomo della polizia preso a caso,è un ex addestrato della CIA,e mi pare si fanno riferimenti al fatto che nella sua squadra usavano proprio quella razza

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  8. Non male come serie, convincente la prima stagione, convincente anche l’inizio, nonostante i “bug” segnalati dalla recensione. Continuerò a seguirla con piacere

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  9. Ok, ho riso tantissimo quando parla al cane e quando si vede il tizio volato dalla finestra; cioè, c’è in quel volo anche una sorta di autoironia: come dire, “tanto lo sapete che lui spacca tutto, non c’è nemmeno bisogno di farvi vedere come…” LOL

    L’idea della tizia che vuole liberare la macchina per me è allettante, oltre al fatto che Root è ben dipinta con poche e decise pennellate; capolavoro per me il “I don’t enjoy killing people, but I don’t feel too bad about it either”.

    E poi dio mio, i primi 20 secondi della puntata sono stati di una tenerezza semplicemente infinita…

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  10. Ma da dove l’avete vista lanuova sereie?

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  11. Davvero buono l’inizio di questa seconda stagione, concordo appieno con la recensione.
    Aggiungo solo uno dei miei momenti preferiti dell’episodio: L’arrivo degli ariani al parcheggio, completamente secondario rispetto alla trama orizzontale, ma la scena del gigante in moto mi ha, non so perché, ricordato un amore di gioventù: Akira

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  12. Bellissima questa premiere, mi è piaciuta tantissimo.
    Io amo Mister Reese e Mister Finch, amo vedere il primo ruleggiare in giro e sono in tremenda ansia per il secondo!
    Il cane già lo amo anche lui, comprimari ottimi come sempre e la Machine pucci che vuole salvare il papà mi fa troppa tenerezza ecco.
    Ho amato Person of Interest dall’inizio e non mi ha mai deluso.

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