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Nel lontano 1932 uscì Freaks, pietra miliare della storia del cinema firmata dal controverso regista Tod Browning. Il film (di cui la versione integrale è ormai bruciata perduta) raccontava storie ordinarie, storie d’amore e storie di vendetta vissute dai membri di un circo. I protagonisti non erano tuttavia persone ordinarie come le loro storie, bensì degli scherzi della natura: gemelle siamesi, famiglie di nani, donne barbute, creature androgine e così via. E la cosa che più scioccò il pubblico all’epoca è che non c’erano trucchi, perché gli attori – quasi tutti emergenti – erano davvero dei freaks. Tod Browning si faceva dunque portavoce di una realtà a quei tempi ancora inesplorata o confinata a strumento di guadagno e di risate. Ho ripensato a Freaks (che tra parentesi è ancora uno dei film più romantici e al contempo disturbanti che abbia mai visto) più e più volte mentre guardavo il pilot di The New Normal. E, credeteci o meno, in senso positivo.

Negli anni ’30 c’era Tod Browning, nel 2012 c’è Ryan Murphy. Popular, Glee, American Horror Story e questo The New Normal. Il suo percorso (lasciamo perdere i risvolti fallimentari) di autore è sempre stato focalizzato sulla normalizzazione del diverso, o dell’insolito. I protagonisti delle sue storie sono persone molto spesso lasciate in disparte, con delle personalità bizzarre, a volte prese in giro. E in una delle scene iniziali del pilot di The New Normal viene riassunto lo spirito della sua nuova creatura: se al giorno d’oggi tutti (dai sordomuti ai nani) possono avere un figlio senza troppi problemi, perché non una coppia di uomini gay? Facciamo un passo indietro: David e Bryan sono una coppia che conduce una vita tranquilla, quando un bel giorno Bryan si innamora di un vestitino da neonato e, per estensione, chiede al compagno se ha voglia di averne uno. Dopo un’accurata selezione, i due conoscono incontrano Goldie, una ragazza che ha bisogno di un po’ di soldi ma che ha due zavorre grosse così: una figlia (Shania) e una nonna che non vuole farsi chiamare tale (Jane). E poi, forse, completerebbe il quadro Rocky, l’assistente di Bryan.

Iniziamo da quello che potrebbe non andare: praticamente tutto. Non c’è una situazione che non sia già vista (iniziando dalla coppia gay composta dall’etero-gay e dal gay-gay per finire al personaggio della nonna, l’ENNESIMO rip-off di Lucille Bluth di Arrested Development – e per favore non fatemi parlare della sassy black woman che piomba all’improvviso in ospedale), così come non ci sono veramente battute memorabili, ma è un pilot talmente innocuo che alla fine ti fa tenerezza. Andrew Rannells (che probabilmente avrete visto cinque minuti in Girls e altri cinque minuti in Bachelorette) e Justin Bartha (chissene di The Hangover, lui è Riley e basta) funzionano bene insieme e, se non altro, a interpretare Lucille Bluth 2.0 c’è Ellen Barkin (e scusate se è poco). Tuttavia uno show come The New Normal, con tutti i suoi difetti, è una boccata d’aria rispetto al ventaglio di personaggi omosessuali attualmente in onda (dagli adolescenti depressi ai mariti in the closet passando dalle fashion victims, siamo sempre là): qui stiamo parlando di persone adulte che hanno superato le fasi d’insicurezza e paura, conducono una vita all’aperto e si danno da fare per il passo successivo: avere una prole.

Il punto è: tutto carino, tutto – ripetiamolo di nuovo – così innocuo. Ma supponendo che alla fine della prima stagione nasca questo benedetto bambino, poi dopo che succede? Una cosa è certa: tutte quelle comedy il martedì sera non dureranno a lungo. Vediamo se The New Normal meriterà di essere risparmiata.

NOTE

  • Simpaticissimi i cameo di Gwyneth Paltrow e Leslie Grossman, indimenticata Mary Cherry di Popular.
  • We need more people like you walking around in the world. E là è subito partito l’awww.

Stiamo parlando di pilot e premiere anche su twitter, con l’hashtag #episodi01. Seguite @Serialmente(se siete parte di quei cattivi che ancora non lo fanno) e scriveteci cosa ne pensate!

Giulio

Brutto, cattivo e antipatico. Sì, un criticone.
Conflitti interiori e menti disturbate sono di casa.

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Commenti
24 commenti a “The New Normal – 1×01 – Pilot”
  1. Mars scrive:

    Oddio, sarà difficile abituarsi al nuovo modo di votare :)

    Il pilot mi è piaciuto, ma non mi ha fatto impazzire. Per adesso la metto in pausa e la recupero nel vuoto del natale.

  2. Little Hill scrive:

    C’è poco da fare… Ryan Murphy i pilot li sa fare.
    Resta da vedere come si reggerà la serie sul medio-lungo periodo, ma il pilot, sì, lo promuovo in pieno.
    Niente di particolarmente originale (e d’altronde, who cares…), ma fresco e ha assolutamente colto nel segno nel tratteggiare “normal” situazioni viste da molti come “abnormal”.
    Ellen Barkin immensa, e per tutti i personaggi si empatizza immediatamente.
    Simpatico anche il cameo di Gwyneth Paltrow… anche se… magrissima! Spero fossero solo il trucco e le luci, perchè sembrava quasi anoressica!

  3. Starless scrive:

    Tra i pilot che ho visto (The Mindy Project, Go On, Animal Practice e TNN) quest’ultimo mi è sembrato il più divertente. Nulla di nuovo o particolarmente originale, ma lo stile Murphy secondo me si adatta bene al formato sit-com.

  4. Marco scrive:

    Boh, come pilota è stato alquanto bruttino; un predicozzo dopo l’altro dimenticandosi quasi totalmente di far ridere. Spero che migliori…

  5. Tanti cuori, cuoricini e arcobaleni, ma io non ci vedo una serie da quanto ho visto. Quale sarebbe il fulcro comico, lo spunto serializzabile all’infinito? Una coppia gay decide di avere un figlio e usa come surrogato una mamma single? HILARIOUS. Non solo non ci vedo una seconda stagione come te Giulio, ma nemmeno un secondo episodio!
    Poi ormai Ryan Murphy scrive sempre i soliti personaggi. No, non dico che personaggi si assomigliano, ma che sono proprio gli stessi! C’è la versione più sopportabile di Kurt di Glee e la solita vecchia-repubblicana-che-non-le-manda-a-dire che manca tanto così ricicli i discorsi antigay di Jessica Lange in AHS.

    Sì, è un episodio che scorre in maniera simpatica e innocua, lasciando però il tempo che trova. Il problema è che se già non c’è materiale per una seconda puntata non voglio neanche immaginare cosa si inventerà Ryan Murphy, noto per aver sputtanato e sabotato le sue stesse serie.

  6. Jo3y scrive:

    Il problema di Ryan Murphy (e so che per questo commento prenderò tante di quelle critiche che neanche Rosenthal per l’ultima season delle Gilmore) è la sua ostinata opera di evangelizzazione che “gay is the new normal” (toh, me ne sono accorto dopo..). Sicuramente la realtà gay merita una scrittura che non la ghettizzi nel genere “l’amico fashion victim di Sex and the City”, ma, voglio dire, penso di aver visto di gran lunga qualcosa di questo tipo in quei due episodi random che beccai di “Queer as Folk” che in tutte le serie di Murphy (di cui invece ho seguito decisamente un bel pò di episodi di ognuna, tranne “Popular”). Insomma, o sei per una cosa o per l’altra, e poi il sottotesto gay che applica a TUTTI i suoi personaggi, anche quelli che, palesemente non lo sono (per scrittura del personaggio come da lui presentato intendo) e penso alla scena oramai famosa di McMahon/Lopez nella quarta di “Nip/Tuck” oppure alle brevi esitazioni di McDermott con il compagno di Quinto in “American Horror Story” recentemente. Spero che il mio discorso venga recepito nel modo giusto, comunque in conclusione quello che non apprezzo di Ryan Murphy (e che penso prima o poi gli si volgerà contro) è il fatto di voler vedere del “gay” ovunque, piazzandolo laddove palesemente non c’è e perpetrando degli stereotipi dove invece vorrebbe sfatarne altri (il giocatore di rugby omofobo che però, sorpresa!, è GAY!), questo mi da molto fastidio dei suoi serial che infatti, nonostante premesse interessanti, finisco sempre per abbandonare lungo la strada quando mi si palesano questi escamotage.

  7. Little Hill scrive:

    Che molte serie di Murphy siano andate in vacca, non ci piove.
    Il massimo è in Nip/Tuck, che passa dalla bellezza e dalla perfezione delle prime due stagioni al puro delirio trash della quinta/sesta. E anche Glee mi sembra sulla “buona” strada.
    Però, fatta questa premessa, i pilot li ho sempre trovati accattivanti, o quanto meno ben fatti.
    Ho sempre trovato che Murphy fosse molto bravo nello scrivere ottime sceneggiature. Che poi non sia stato in grado di gestire il materiale fra le mani nel medio-lungo periodo, è pur vero anche questo.
    Nip/Tuck, Glee, AHR, una serie non realizzata, Pretty/Handsome (con Joseph “Mark Benford” Fiennes!), hanno tutti in comune ottimi pilot, secondo me naturalmente.
    E lo stesso dicasi per questo TNN.
    Pilot non perfetto, eh! Troppo didascalico in alcuni punti con qualche spiegone di troppo, e troppo spinto nel farci capire che “freak” is the new normal, e “gay” is the new straight, ok.
    Però i personaggi mi sono piaciuti. La nonna e la nipotina, ad esempio. O la coppia gay protagonista. E pure l’assistente drag queen. E anche le “dinamiche” relazionali mi sembrano molto aperte a varie possibilità, data la diversificazione “sociale” e anche “anagrafica” dei diversi personaggi. Mi sono piaciuti i dialoghi, le battute, il tono fresco, e il montaggio fluido e veloce.
    Lo promuovo per questo.
    Francamente ci vedo le potenzialità per andare anche oltre il secondo episodio, nel raccontare alla fine come tema di fondo quello di una famiglia disfunzionale.

  8. Alberto scrive:

    Visto adesso… Carino, secondo me il pilot manca un po’ di ritmo (i promo erano molto più centrati, in questo senso), ma mi ha fatto ridere più di una volta (Gwyneth Paltrow! Mariah Carey / Barack Obama! Simon and Garfunkel “are these the doctors you work with?”)… E commuovere / emozionare pure…
    Gli attori sono bravi e hanno una buona intesa, ADORO la bambina, ma in generale tutti (tranne forse la tizia che insegna ballo sincronizzato in Glee – palesemente lo STESSO personaggio che fa in Glee!!).

    Non sono così critico sulla sua possbile evoluzione nel tempo perchè la serie non è solo relativa alla gravidanza di una madre surrogata, ma è proprio tutto il discorso del ” nuovo normale” il focus che penso la serie voglia avere: com’è per un bambino avere genitori gay? Com’è per un coppia gay avere un figlio?

    Se gestita bene, può diventare un’ottima serie. Il problema è che temo il “mandarla in vacca” delle serie di Ryan Murphy…

  9. Chiara Lino scrive:

    Giulio, se ti interessa l’argomento e i possibili sviluppi di una storia del genere ti consiglio di leggere il libro di Claudio Rossi Marcelli, columnist di Internazionale che documenta la nascita dei suoi tre figli avuti da madre surrogata col suo compagno. Il libro si chiama Hello Daddy! ed è la (bella) storia vera del nuovo normale. Sì, anche in italia. (ma i figli li hanno dovuti fare in america). ovviamente lo consiglio a chiunque sia interessato all’argomento!

    la tua recensione mi ha incuriosita, credo proprio che guarderò questo pilot :)

  10. Marco scrive:

    Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    Poi ormai Ryan Murphy scrive sempre i soliti personaggi. No, non dico che personaggi si assomigliano, ma che sono proprio gli stessi! C’è la versione più sopportabile di Kurt di Glee e la solita vecchia-repubblicana-che-non-le-manda-a-dire che manca tanto così ricicli i discorsi antigay di Jessica Lange in AHS.

    E sono io l’unico che ha notato che David, il personaggio di Justin Bartha, è una versione senza odio per se stesso e rabbia di un altro David (Karofsky, per intenderci)?

    In conclusione, vado controcorrente e dico che il pilota era davvero bruttino, troppo deciso a dare il messaggio invece che a divertire. Sono d’accordo con lui, ma ‘sto evangelicare proprio non mi è andato giù, soprattutto quando in Glee (HA!) elogia lo stereotipo. Però credo che migliorerà; ora il sassolino dalla scarpa se l’è tolto (spero). Ora di godersi una bella prima stagione, tanto ci sarà tempo (fra una stagione o due massimo) per tirarsi i capelli dalle fregnacce che RM inventerà per distruggere anche questo…

  11. Eus scrive:

    Il compitino pseudo-rassicurante è fatto. Dalla prossima puntata magari si ricordano almeno di divertire.
    Ciò che comincio a malsopportare dell’universo Murphy è che la normalizzazione del diverso non è altro che l’appiattimento del “diverso”, in modo da renderlo innocuo e accettabile (vedi i personaggi di Glee, ormai indistinguibili tra loro). In questo caso avrei preferito di gran lunga il coraggio nella valorizzazione del diverso, anziché questo surrogato di “modern family”. Ma certo, se la premessa è il narcisismo della riproduzione e l’idea di “fare casetta” come persone “normali”, allora non si può che viaggiare su strade sicure a bordo di stereotipi malandati ma riconoscibili.
    Paraculi pure i personaggi di supporto, dalla sassy assistente alla ragazzina perspicace, per non parlare di Ellen Barkin, il cui personaggio sarebbe potuto essere esilarante. Lucille Bluth tutta la vita.

    p.s. Giulio “uno di noi”!

  12. Giulio scrive:

    Marco ha scritto:

    E sono io l’unico che ha notato che David, il personaggio di Justin Bartha, è una versione senza odio per se stesso e rabbia di un altro David (Karofsky, per intenderci)?

    Mah, a me non ha dato quest’impressione. Non sappiamo ancora nulla sui personaggi (beh, qualcosa con cui riempire gli episodi la dovranno pur trovare) e comunque io ho pensato più a una versione leggera di a straight dude who likes dudes, à la Happy Endings per intenderci. Poi boh.

    Ad ogni modo i vostri discorsi sul riciclo degli stereotipi da parte di Murphy sono condivisibili, solo che qua mi son sembrati, come dire, meno.. invasivi? Magari è colpa della durata, o del numero di episodi, però in generale gli stereotipi sono molto più urlati e sbattuti in faccia in Glee. Bryan è sicuramente un riflesso di Kurt (magari tra una dozzina d’anni, dopo che avrà finito di fare la diva), però non dà TANTO FASTIDIO come Kurt. Non so se mi spiego.

    Chiara Lino ha scritto:

    Giulio, se ti interessa l’argomento e i possibili sviluppi di una storia del genere ti consiglio di leggere il libro di Claudio Rossi Marcelli, columnist di Internazionale che documenta la nascita dei suoi tre figli avuti da madre surrogata col suo compagno. Il libro si chiama Hello Daddy! ed è la (bella) storia vera del nuovo normale. Sì, anche in italia. (ma i figli li hanno dovuti fare in america). ovviamente lo consiglio a chiunque sia interessato all’argomento!

    Conoscevo già il titolo da un po’ (grazie, Twitter) e ora mi hai ricordato che devo darci un’occhiata – certo, uno si compra il Kindle per risparmiare e poi il problema sta sempre lì :D Grazie!

    Eus ha scritto:

    p.s. Giulio “uno di noi”!

    Spiegati, tu. :)

  13. Eus scrive:

    Giulio ha scritto:
    Eus ha scritto:

    p.s. Giulio “uno di noi”!
    Spiegati, tu.

  14. sara881 scrive:

    Sinceramente non ho trovato i personaggi così stereotipati. O meglio non meno di quanto non lo sia qualunque personaggio delle comedy americane, secondo me le comedy americane vivono dello stereotipo dei loro personaggi. Poi al limite nel corso delle puntate (spesso delle stagioni!) possono venire fuori delle sfaccettature e dei piccoli cambiamenti.
    Detto questo ho visto questa prima puntata senza sapere che era di Murphy, l’ho letto nella recensione quindi non sono stata lì a fare confronti coi personaggi di Glee o delle altre serie e le possibili somiglianze non mi hanno disturbata. In ogni caso credo che ogni serie vada valutata per sèm ovvero se i personaggi di questa serie funzionano e no se funzionano in rapporto a quelli di Glee o AHS. Anche perchè in un autore con uno stile personale e unico nel bene e nel male come quello di Murphy delle similitudini o tempi portanti e ricorrenti sono normali e ad un certo punto diventano anche le firme di riconoscibilità. Lo abbiamo visto recentemente con Sorkin e il suo newsroom. Ciò che alla fine fa la differenza tra chi è un autore e chi un semplice sceneggiatore anonimo e intercambiabile con un altro a caso.
    La prima puntata è stata carina, i personaggi sono ben delineati. Concordo che però si è riso poco.

  15. Giulio scrive:

    @ Eus:
    Immaginavo c’entrasse qualcosa. :P

  16. Alice scrive:

    sara881 ha scritto:

    Anche perchè in un autore con uno stile personale e unico nel bene e nel male come quello di Murphy delle similitudini o tempi portanti e ricorrenti sono normali e ad un certo punto diventano anche le firme di riconoscibilità. Lo abbiamo visto recentemente con Sorkin e il suo newsroom. Ciò che alla fine fa la differenza tra chi è un autore e chi un semplice sceneggiatore anonimo e intercambiabile con un altro a caso.
    La prima puntata è stata carina, i personaggi sono ben delineati. Concordo che però si è riso poco.

    Sono assolutamente d’accordo! Spero di ridere nelle prossime puntate (ammetto che durante il pilot ho fatto ”aaww” più volte di quante possano essere accettate in una persona)

  17. Sanji scrive:

    Veloce, simpatico, leggero. A me è piaciuto molto. Al contrario di Glee non ho trovato per nulla sfacciati i predicozzi, zero fastidio (che è una delle cose che peggio sopporto in Glee).

    Quanto alla potenzialità della trama… è la stessa di qualsiasi altra sitcom familiare. Non capisco lo scetticismo. Se in Modern Family Claire avesse fatto accettato di fare da surrogato a Mitch e Cam, avremmo lo stesso telefilm.

  18. Marco scrive:

    @ Giulio:

    Beh, Dave senza rabbia e self-hate è proprio un ‘dude who likes dudes’, ma vari dettagli (il fatto di essere dotato in matematica, l’attitudine in generale, il modo in cui reagisce a Bryan) mi fanno propendere per ‘Dave Karofsky 10 (o 20) anni dopo0.

    Apparentemente, bRyan è lo showrunner di un telefilm dal titolo ‘Sing’, da quanto è stato detto al Paley. E’ mica una brutta cosa se ho pensato ‘Ommamma, ‘sto qua ha scritto una fanfic con sè stesso (e il suo fidanzato, guarda caso, si chiama proprio DAVID) come protagonista’… XD

  19. Gatto Nero scrive:

    Premesso che devo ancora vedere la seconda puntata dello show, quindi domani potrei anche aver scoperto di aver pensato un fracco di fregnacce, dico un paio di cose random su “The new normal” e sui commenti che ho appena letto.

    1. Principalmente, mi chiedo come sia possibile non fare dei “pistolotti morali” (fra virgolette) su un tema del genere: anzi, allo stato attuale raccontare la storia di due omosessuali che decidono di adottare un figlio ignorandone completamente i conflitti morali sarebbe probabilmente offensivo.

    2. Alla fine, come giustamente sottolineava qualcuno, non ci sono estreme differenze con “Modern Family” se non una spiccata propensione di “The new normal” verso la comedy (con personaggi molto più estremizzati e meno sottili)

    3. A leggere questo mi sono un filo infastidito: “Il problema di Ryan Murphy (e so che per questo commento prenderò tante di quelle critiche che neanche Rosenthal per l’ultima season delle Gilmore) è la sua ostinata opera di evangelizzazione che “gay is the new normal” (toh, me ne sono accorto dopo..).”. È un po’ sempre quel solito discorso lì, ecco.

    4. Non è detto che la tipa rimanga incinta subito dopo il pilot. Prevedo una stagione dedicata ai tentativi di restare incinta, una stagione dedicata alla gravidanza, una al primo anno del bambino e la quarta, in pieno stile Muprhy, dedicata al bambino che vuole esordire alla NATO come contorsionista.

  20. Xander81 scrive:

    Giulio ma un recap sul finale di big love mai??? :(

  21. cinzia scrive:

    Ho chiuso dopo i primi 10 minuti, non mi faceva proprio ridere, nè piangere, nè niente di niente… Forse potevo dargli un chance in più, ma proprio non mi ha conquistata!!!

  22. pemf.bolloso scrive:

    Resuscito questo post per dire che nel corso degli episodi la serie è molto cresciuta. I personaggi sono tutti ben delineati e onestamente adorabili (ok Shania è un po’ una Mary Sue, ma riesce a non stare antipatica) e col passare del tempo è venuta fuori un’ironia che non farà scompisciare dalle risate, ma qualche sorriso lo strappa sempre. Tranne per l’episodio di ieri.
    The Godparent Trap è un FOTTUTO CAPOLAVORO, fa un sacco ridere e riesce ad affrontare diversi temi importanti (religione, morte, educazione dei figli) in maniera per niente banale.

  23. mariotto scrive:

    Ho visto tutta la serie e devo dire che è un crescendo, le prime puntate un po’ noiose, poi però trova una sua linea, diventa comico ed ironico, non da risate ma da sorrisi, in definitiva la trovo una bella favola dei tempi moderni, da vedere, un po’ patinata ma originale.

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