breaking bad 5x03

Quattro stagioni. Quarantasei episodi. E tutto per arrivare a questo momento esatto. Sin dal pilot, sin dalla prima scena della prima puntata. Abbiamo raggiunto il Bad di Breaking Bad e da qui non si torna indietro. Finalmente. Non sono un grande fan delle prime due stagioni: non ho mai apprezzato (né me lo sono mai bevuta) la storia del “pover’uomo che si trova in situazioni più grandi di lui e per il bene della famiglia inizia a produrre metanfetamine”. A posteriori però mi sono reso conto che si trattava di un passo fondamentale del processo narrativo, tassello insostituibile per entrare nel vivo del racconto. Perché Breaking Bad non è la storia di quel pover’uomo, ma quella di un male che si insinua nella vita quotidiana alla ricerca della crepa da cui fuoriuscire, da cui esplodere. Walter White è ciò che è uscito da quella crepa. Walter White ci è esploso addosso.

Hazard Pay

Scritto da Peter Gould. Diretto da Adam Bernstein.

Il male abbiamo detto. O meglio un male che nel suo presentarsi ne scatena subito un altro. Perché il male fisico (il cancro) in Walt si è fatto strumento e canale di espansione del male interiore, il male morale, tanto che eliminato il primo il secondo ha potuto impossessarsi del corpo e della mente poi guariti. Walter White adesso è il male, puro e semplice. Dopo un lungo letargo, a quel male bastava soltanto un pretesto per liberarsi e imporsi al guscio d’uomo che una volta era il professore di chimica. Walter White ha raggiunto ormai la piena accettazione di quel male morale. Non si fa più scrupoli di coscienza, è in pace con se stesso, con le sue azioni e le inevitabili conseguenze. Walt è dove vuole essere, è l’uomo che vuole essere. Non ha problemi infatti a consigliare a Jesse che per migliorare la sua relazione di coppia basta confessare l’omicidio a sangue freddo di un uomo. Non ha problemi a mettere alla berlina “l’amore della sua vita” (le virgolette sono d’obbligo) davanti alla sorella imputandole la responsabilità del tradimento e degli annessi problemi di coppia solo per coprirsi (più facilmente) le spalle. Non sente alcun disagio a stare seduto accanto al bambino che ha avvelenato. In un anno il male ha preso il controllo di Walt, o meglio Walt è in controllo di quel male, un male che stavolta non mette in pericolo lui, ma le persone che gli sono attorno, persone che lui pretende gli rimangano vicine per lo stesso principio egoistico che ora governa le sue azioni. E risuona potente quella sua considerazione su Victor che alle orecchie di Jesse risuona come una velata minaccia, Jesse che al contrario di Walt decide di allontanare le persone che ama pur di proteggerle.
Sempre riguardo la trattazione del male, ho trovato geniale e puntuale lo stratagemma narrativo per porre fine alla ricerca della nuova sede del laboratorio. È una soluzione che si ricongiunge e si lega a doppio filo alla malattia e al cancro, incidente scatenante della serie stessa. Perché la disinfestazione, proprio per la sua natura (si eliminano i parassiti che infestano la dimora di qualcuno attraverso l’utilizzo del veleno pesticida), sembra la metafora perfetta e neanche troppo sottile proprio del trattamento chemioterapico, concetto che stavolta però si complica inglobando quello di casa, di privato e di famiglia. È come se d’ora in avanti ogni volta che produrrà metanfetamine Walt celebrasse la sconfitta del proprio male fisico e l’ascesa di quello morale, la nascita del nuovo Walt, che non ha più bisogno di Heisenberg come controparte malvagia a cui addossare qualunque responsabilità. Non ci sono più filtri, non c’è più differenza tra padre e marito e criminale. Ora Walt è tutte queste cose assieme.

La chiara enunciazione dell’essenza malvagia, “maligna” se vogliamo, di Walt, non presenta più tratti chiaroscurali (e anche la regia lo sottolinea presentando spesso Walt tramite inquadrature sghembe, di quinta o di spalle, che pongono perciò una certa distanza tra noi e lui) e ci colpisce direttamente con la stessa forza che colpisce Skyler, divenuta veicolo privilegiato di identificazione dello spettatore. Perché così come avvenuto per lo spettatore, anche Skyler ha prima abbracciato il nuovo Walt (riciclando denaro sporco) per poi comprendere appieno la portata delle sue azioni e rimanerne terrorizzata. E se lo sfogo con Marie non bastasse a esporre al meglio il suo disagio (quel suo “SHUT UP” reiterato e disperato rimarrà sempre tra i momenti più alti della serie), Skyler si trova faccia a faccia con ciò che l’aspetta: davanti all’intera famiglia riunita a guardare la celeberrima scena madre di Scarface, la donna fissa negli occhi il suo stesso futuro, con l’unica differenza che l’uomo che impugnerà il mitra probabilmente sarà lo stesso che tiene in braccio sua figlia.

Riguardo i momenti eccellenti dell’episodio (la ricerca di Saul, Mike & co. della nuova base, la preparazione dei cristalli di metanfetamine, la presenza di Jesse Plemons di Friday Night Lights, e potrei continuare a lungo) lascio spazio ai commenti. Perché questa puntata è sorprendente più che per picchi di scrittura e regia impressionanti (che ormai non sono una novità) per il modo in cui riprende temi sviluppati nel corso delle passate stagioni e li proietta in avanti, nella fase successiva, quella finale. Walter non ha più il cancro, è lui stesso il cancro. Sarà debellato o infetterà di morte la sua stessa casa?

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino (aka Rei) nasce qualche tempo fa da qualche parte. Ora, come un qualunque altro laureato italiano ex-corsista del RAI Script di sceneggiatura, complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. Ha scritto un libro che si intitola La marcatura della regina in uscita a luglio 2012 in libreria e in ebook. PS Qualcuno di nome Alice dice che assomiglia a Jason Ritter. blog - tumblr - twitter.

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Commenti
40 commenti a “Breaking Bad – 5×03 – Hazard Pay”
  1. Andrè scrive:

    Ho visto le prime 3 puntate della quinta stagione tutte filate. Che dire, questa serie non ha limiti: quando vedi l’ultima puntata e la giudichi sempre la migliore mai vista c’è poco da commentare. Lost bello eh, ma sta roba qui non si supera.

  2. Gaetano scrive:

    Bellissima recensione, complimenti! hai centrato secondo me perfettamente l’essenza di Breaking Bad, un telefilm innovativo e coinvolgente (probabilmente penalizzato dal fatto che le persone -me compreso – inizialmente leggono la trama, vedono i riferimenti al cancro e decidono di non guardarlo perchè lo etichettano come “telefilm triste”) che non perde mai un colpo grazie alle sceneggiature ottime ed alle interpretazioni fantastiche di Walt (si riesce a percepire chiaramente la sua metamorfosi da sottomesso ed anonimo professore frustrato a boss della droga) e Jesse (il conflitto costante in cui annega il ragazzo fa da perfetto contraltare alla freddezza di Walt).

    Mi occupo anche io di cinema e serie TV, ti segnalo il mio sito web: http://www.oasidelcinema.net

    Ciao

  3. berimbao scrive:

    Noon ho capito una cosa della scena finale, Mr White sta davvero pensando di segare Mike? :|

  4. Johnny scrive:

    Faccio notare il colpo di genio!
    Mike è tornato in attività, ma vuole arricchirsi. Anche perchè abbiamo visto che lui mantiene uno stile di vita molto sobrio ed essenziale, preferendo fare il nonnino. Lui vuole solo per poter pagare le tangenti alle persone della lista, in modo che tengano la bocca chiusa.
    A differenza di Walter e Jesse, a lui non interessa accumulare soldi, ma vuole solo creare una situazione che metta al sicuro il conto intestato alla nipote (e che sappiamo non è praticamente mai stato toccato). Pertanto è probabile che stia facendo tutto questo, non per se stesso, ma per la nipotina a cui è evidentemente molto legato .

    Quindi, mentre Walter sta prendendo il posto di Gus, Mike sta diventando come il Walter delle prime stagioni: un criminale con delle “nobili” motivazioni e che pensa a proteggere la sua famiglia.

  5. mefmef scrive:

    C’è poco da dire…. splendidamente meraviglioso! :-)

  6. E scrive:

    Un’ottima recensione complimenti

  7. Namaste scrive:

    D’accordo col recensore nel volere dimenticare tutto il resto (e di cose non menzionate ne sono successe) per porre invece l’accento sul “male” di Walt. Uccidere Pablo Escobar non fa (ancora) di lui Pablo Escobar o chi per lui, ma quello che emerge chiaramente da questo episodio è che il nostro “wanna be a gangster” è ormai diventato un fottutissimo bad guy. E non uno di quei cattivi in chiaroscuro alla Tony Soprano, perché Walter nel suo male, nel suo essere egli stesso il male, senza ripensamenti, senza compromessi, ormai ci sguazza alla grande, tanto che per la prima volta da quando vedo Breaking Bad non riesco più a provare empatia con quello che sta diventando o, a questo punto, è già diventato il suo personaggio. Non c’è più un’azione o un dialogo che lo riguardi in cui Walter White risulti naturale, e lo vediamo per esempio nella scena in cui è seduto sul divano con Pinkman, nel suo finto interesse per la nuova “situazione” del ragazzo, c’è tutto il mio dispiacere per un uomo le cui azioni o anche le semplici chiacchierate con la moglie, col suo avvocato, col nuovo partner o con un figlio putativo sono state in verità già freddamente calcolate. Stando così le cose, ho paura che allo spettatore non rimarrà altra scelta se non schierarsi dalla parte dei cattivi ma in fondo buoni, e quindi Pinkman ma anche Mike. Perché un Walter White così cattivo, così amorale, lo dico subito, a me non piace. O forse gli autori volevano proprio questo?…

    Chiudo con l’unica nota stonata dell’episodio, visto che è cosa assai rara: in una serie che fa del non detto e del suggerito il suo punto di forza, la scena di “Scarface” alla TV, mi è sembrata abbastanza scontatella.

  8. pibe scrive:

    Controllo prima di guardare la puntata se c’è la recensione, non c’è, appena finita la puntata, tah dah! Recensione! Tempismo perfetto! :)

    “Listen Walter, just because you shot Jesse James, doesn’t make you Jesse James”. (Mike)

    Anche se in questo episodio la tensione sembra calare (visto che raramente si riuscirà ad arrivare a quella di “Madrigal”), in realtà stanno emergendo aspetti di Walt sempre più inquietanti e oscuri: la naturalezza con cui sta accanto al bambino che ha quasi avvelenato a morte qualche mese prima, la scena di Scarface guardata quasi con divertimento insieme alla prole (tra l’altro la scena immediatamente successiva, quella della spartizione dei soldi, inizia con una macchinetta contasoldi, e a me è venuta subito in mente un’altra scena proprio di Scarface con un primo piano quasi identico), la sicurezza con la quale paragona velatamente Mike a Victor, nel senso che “chi vola troppo vicino al Sole alla fine la paga”. A sconvolgermi però è la tranquillità, il distacco e la freddezza con i quali compie questi gesti, a tratti l’ho trovato quasi irritante.
    Fatto sta che il Walt delle prime due stagioni ce lo possiamo dimenticare, anche se qualche avvisaglia di “follia criminale” c’era già stata (indimenticabile nella prima stagione l’esplosione nell’ufficio di Tuco), solo che quelle azioni erano dettate dalle emozioni e dall’improvvisazione, mentre adesso a farla da padrone è la freddezza di un uomo sempre più calcolatore.

    Per quanto riguarda l’episodio, mi sarebbe piaciuto un eventuale avanzamento sul fronte della “11 men black list” e di Lydia, ma le cartucce bisogna spararle con calma, soprattutto visto che Marie ci fa notare che…si avvicina il compleanno di Walt!

    Trovo poi geniale la nuova sistemazione del laboratorio della magic blue, e la scena in cui Walt e Jesse tornano a lavorare mi ha stampato un sorriso gigante in faccia! :D

    Fin qui pienamente soddisfatto da questa season 5!

  9. Gaetano scrive:

    Non so se Walt White sia il male ma capisco l’inquietitudine che lo ha portato a diventare ciò che è. Dopo una vita da sottomesso, sfruttato, consapevole delle proprie capacità ma giudicato da persone peggiori di lui. Dopo essersi sentito una nullità pur sapendo di non esserlo, ed aver inghiottito troppi rospi, Walt riceve dal cancro la forza per abbattere la barriera delle sue paure e debolezze (la forza che spesso manca a molti di noi) ed esondare. E se inizialmente lo fa maldestramente, dopo “averci preso la mano” lo fa alla grande, perchè vedete, Walt ha dalla sua qualcosa che gli altri criminali non hanno. E’ uno studioso, uno scienziato, uno che pianifica, analizza ogni più minimo dettaglio, un genio, ed una volta capito come funziona il “processo” diviene inarrestabile (è proprio ciò che la genialità fa se gliene si dà l’occasione, diviene inarrestabile, ma qui in italia non possiamo capire poichè le occasioni alla genialità le togliamo invece che concederle). Walt è il male? forse, ma concedetemi di dire che se Walt è il male, la società nella quale è vissuto è la dannata causa principale di questo male!

  10. Atregliu scrive:

    La recensione è ottima e trovo la teoria di mr Di Giambernardino valida e galante nella metafora riguardante il cancro e la disinfestazione. Tuttavia io non l’ho vista così e ne sono ancora poco convinto, avendo elaborato una teoria parallela che prende in considerazione i grandi rischi dello spostarsi in continuazione in case varie, tutte di perfetti sconosciuti. Mettersi sotto il naso degli altri per non farsi vedere. Sinceramente la cosa mi mette ansia, e l’ho trovata come l’ennesima riprova della convinta superpotenza di Walt. I suoi deliri di onnipotenza che prendono forma nel rischio e nella convinzione di passarla liscia; l’ennesimo tassello di un Hesienberg che non ha più freni e che vuole mettersi pubblicamente in mostra, sprezzante dei tanti, forse troppi pericoli sottintesi nell’ultima bravata. Ancora non è successo niente, ancora non sono state disposte le parti, Mike e Walt sono ancora neutrali, per quanto ognuno penda in una direzione diversa ad esclusione, forse, del buon vecchio “re di Albuquerque” (Hey, hey, hey!), in equilibrio precario sulla punta di una piramide che lo vedrà, prima o poi, scivolare da uno dei due lati.
    Da una parte c’è Mike che si preoccupa di mantenere l’anonimato giuridico del nostro fortunato (per ora) trio e cercherà di recuperare di volta in volta i soldi che servono, oltre che per far andare l’attività, anche per pagare un silenzio che potrebbe costare decisamente molto di più se infranto; dall’altra c’è Walt, che fa il capriccioso. E’ vero, se ci pensate bene non c’è altro da dire, Walt fa il capriccioso. Vuole essere rispettato anche su termini e punti che non lo riguardano ed infine, viziato come solo lui ha imparato a viziarsi nell’ultimo anno di vita ( a proposito, happy birthday to you) osa rivedere la metafora nemmeno troppo velata insita in Box Cutter per rigirarla a sua necessità; si riscopre in grado di potersi mettere allo stesso piano di Gus, ora per la prima volta apertamente, e cerca di dare un senso nuovo alla gola tranciata di Victor, un significato da boss (un significato che vuole farci entrare a forza, perché ovviamente il senso è quello preso in considerazione fin’ora).
    Ma questi sono tutti meccanismi troppo alla luce del sole, troppo poco velati, che non fanno parte della voglia di stupirci che ha caratterizzato tutte le stagioni del telefilm. Se c’è una cosa che Vince Gilligan mi ha insegnato (oltre alla ricetta per la blue meth) è che prima o poi succede qualcosa, e di quel qualcosa sono stati gettati i semi lungo tutta la stagione, solo che, come al solito, vengono fatti sembrare delle inezie in confronto a quanto capita, finché tutte quelle inezie si ammucchiano ed esplodono nel(l’ormai) classico cataclisma (tanto per dirne una, in quanti hanno pensato, in un anno di attesa, che le telecamere del laboratorio potessero essere un problema come lo sono effettivamente state?). E, se è vero che tre indizi fanno una prova, la somma delle equazioni da Skyler come vincitrice. Si lo so, sono tre puntate che porto avanti questa teoria, ma secondo me Sky è la rotella debole dell’ingranaggio; se prima (quarta stagione) è stata rapita dal sapore acre del “lato oscuro”, ora ne ha visto le conseguenze negli occhi di un Beneke paralitico e nell’esplosione di una casa di riposo per mano del suo compagno di vita (o di quel che, moralmente parlando, ne rimane). Ed approfondendo ancora il discorso, sarebbe anche una conclusione degna al serial più bello che abbia mai visto (devo ammetterlo, si) considerando che BrBa poggia le sue origini sulla volontà di un pover’uomo malato di voler aiutare la propria famiglia. Ora di quel Walter e di quel desiderio non rimane più nulla, e la “famiglia” reclama, magari con una chiacchierata con un Hank qualunque, ma così, tanto per dire, eh.

    3.5/5 alla puntata per me, niente di eccezionale insomma, ma doverosa.

    P.s. Secondo me è ovvio, ma lo sottolineo lo stesso: da quel che ho dedotto già alla fine della quarta stagione (che mi ha visto partecipe in un bel dibattito qui sul forum) Walter è il male assoluto, ormai. Gli sceneggiatori non solo non provano più a non farcelo andare di traverso, ma sono invece estremamente consapevoli del messaggio che stanno veicolando con un protagonista che non suscita ormai più l’empatia di nessuno ed, anzi, rivolge le affezioni dello spettatore verso i propri avversari. E secondo me, legandomi a quanto ho scritto poche righe in alto, è questo il senso della serie, ed è una conclusione intelligente, non impegnata nell’inutile e scontata attrazione della malvagità. Od almeno mi piace vederla a questo modo.

    P.s. 2 (comunico con il mio sistema nervoso in morse, ma nessuno dei due conosce il codice, quindi ci mettiamo un pò ad intenderci l’un l’altro) 3a stagione, 10a puntata. Fly. Walt che rimane chiuso due giorni nel laboratorio perché vi è entrata una mosca. 5a stagione, 3o episodio. Hazard Pay. Walt che incita e convince tutti (Jessie sopratutto) a lavorare in mezzo agli scarafaggi (ok, tirano su di volta in volta una camera sterile, ma se in un laboratorio sotterraneo con una porta di chissà quante tonnellate è entrata una mosca, vi pare che in questo caso non si presenteranno intrusioni?). Per voi ha un significato? Quale? Io mi sono fatto un’idea, ma è ancora un pò troppo fumosa per presentarla, in qualsiasi caso è ovviamente legata all’”immondizia morale” di Heisenberg, se me la passate. :D

  11. Daniela G. scrive:

    Episodio che mi è piaciuto moltissimo. Walter che consiglia a Jesse di confessare i suoi peccati ad Andrea giusto per ricordargli che è inutile illudersi di poter avere una vita normale, è meravigliosamente crudele.
    E com’è contento Mr.White, del fatto che sua moglie sia a pezzi. Basta che stia lì, come una bambola di pezza. Un problema in meno.
    “Everybody dies, in this film”, eh già. Ma indietro non si torna.
    Bellissima la scelta musicale sulla scena nel laboratorio, ma BB su questo sbaglia molto di rado. Impara, o tu che scegli le musiche per Mad men, come si fa a non essere banali.

  12. Pepkins scrive:

    Stupendo. E mi gira la testa pensando a quante teorie ho in mente per gli eventi futuri. Ho solo una certezza. Sarà un bagno di sangue. Walter oramai è veleno allo stato puro. E Skyler è quella che può esplodere da un momento all’altro. E’ sull’orlo ci manca veramente poco. E’ tutto così imprevedibile e adoro tutto ciò.

  13. Dextha scrive:

    berimbao ha scritto:

    Noon ho capito una cosa della scena finale, Mr White sta davvero pensando di segare Mike?

    Secondo me la scena serve ancora ad una volta a rivelare in maniera agghiacciante il modo di pensare di Walter. È come se avesse detto “ora capisco quelli che sgozzano le persone”, ma in una maniera più oscura e inquietante. Non credo abbia realmente in mente di eliminare Mike, ma sicuramente ha preoccupato il povero Jesse.

    La puntata a mio avviso è stata straordinaria, anche meglio della precedente. Confrontate alle prime tre della quarta stagione, queste prime puntate sono complessivamente superiori. Skyler che cede ai suoi nervi è qualcosa di fantastico, ed è bellissimo come stiano insistendo nel delineare la figura orrorifica di Walter (scarafaggio, infestazione, diavolo, cancro). E come nell’episodio precedente, è fantastico vedere come si riescano a collegare organicamente molti pezzi della trama (Broke, Ted, l’accenno a Victor).
    Bravo Giovanni per il collegamento tra la malattia di Walter e la disinfestazione, ma credo che gli autori avessero
    in mente solo quello Walter/scarafaggio.

    Azzardo, la puntata migliore di Breaking Bad dai tempi di Crawl Space. Scene magistrali una dietro l’altra.

  14. pemf.bolloso scrive:

    Episodio superbo, tanto per cambiare :D
    Il ritmo è molto molto più elevato a quello di una qualunque altra puntata di BB, che al massimo ci ha abituati a brusche accelerate con 5 minuti di apnea, ma non ha mai proposto 42 minuti a questa velocità. La scelta è stata secondo me molto azzeccata perchè ha unito molte questioni che se prese singolarmente o anche a 2 a 2 avrebbero a) rubato troppo tempo b) probabilmente annoiato perchè è tutta roba già trattata (dove cuciniamo? Dove prendiamo il materiale? Nonchè le varie questioni di soldi), qui era importante vedere come il nuovo Walt affronta adesso questi problemi.
    Walt che sembra sempre più un personaggio di Pirandello, perennemente in maschera nel suo atteggiamento baldanzoso e arrogante nei confronti di Mike e Saul (più per cercare di “intimidirli” che per effettiva convinzione secondo me), nella tortura psicologica che attua nei confronti di Skyler, nella rete di bugie in cui attira Marie (e quanto l’ho odiato durante quelle pause così studiate e così perfette e nella finta esitazione che spingeva la cognata a trarre le conclusioni che LUI voleva). Più viscido ancora il lavoro con Jesse e qui non mi dilungo perchè già se n’è parlato nella recensione. L’unico momento in cui Walter White è davvero se stesso, quasi vulnerabile, è quando si trova con i figli, ma lì indossa la maschera più finta di tutte: la sua vecchia faccia, quella di uomo per bene e padre di famiglia.
    Incredibile Bryan Cranston, qui anche più che in episodi come Crawl Space a mio parere.

    Nota finale: che bella la scena in cui Mike dice ai “minions” che i nomi dei 2 cuochi sono “Yes, sir and No, sir” e Jesse e Walt sghignazzano sotto i baffi.

  15. AryaSnow scrive:

    Molto interessante e divertente tutta la riorganizzazione del buisness di Walter.
    Anche per quanto riguarda il resto, tutte le scene singolarmente sono molto ben fatte. Però io al contrario trovo meno interessante il Walter White di questa stagione, che ormai ha raggiunto il punto d’arrivo nel processo di incattivimento. Il personaggio è diventato meno sfaccettato e, malgrado l’eccellenza delle singole scene, nel complesso vedo una certa ripetitività nel farci capire quanto ormai è diventato cattivo.
    A livello di trama però questa stagione ha ingranato alla grande fin da subito, molto meglio della stagione scorsa.

    4/5

  16. Ste'!!! scrive:

    la crisi di nervi di skyler esplicita la straordinarietà di questa serie e sottolinea come non dipenda solo da bryan cranston

  17. Dextha scrive:

    @ AryaSnow:
    Ho pensato la stessa cosa per la premiere di questa stagione, poi però nelle due puntate successive ho semplicemente spostato l’attenzione sugli altri personaggi. Ok, Walter ormai è quello che è, una sorta di diavolo megalomane e calcolatore, molto meno “grigio” e forse (non ne sarei tanto sicuro) meno interessante come personaggio. Però è molto interessante adesso vedere la sorte dei personaggi di contorno, specie Skyler e Jesse. Se da una parte è diventato difficile empatizzare col protagonista (al massimo credo possa suscitare simpatia nel modo in cui è scritto e interpretato) il focus è stato volutamente spostato altrove. E credo sia una scelta, oltre che obbligata, riuscita e interessante.
    Poi ovviamente c’è anche l’interesse nel seguire lo svolgersi della storia, quest’anno molto più ricca rispetto all’avvio della scorsa stagione.

  18. pibe scrive:

    AryaSnow ha scritto:

    Però io al contrario trovo meno interessante il Walter White di questa stagione, che ormai ha raggiunto il punto d’arrivo nel processo di incattivimento. Il personaggio è diventato meno sfaccettato e, malgrado l’eccellenza delle singole scene, nel complesso vedo una certa ripetitività nel farci capire quanto ormai è diventato cattivo.

    Io lo definirei “diversamente” interessante. Ci eravamo abituati a vedere un Walt sempre più broken bad, e l’abbiamo seguito lungo tutto questo suo percorso, fino all’apice raggiunto in Face Off. Adesso che ha toccato il fondo (o il punto più alto, a seconda dei punti di vista) e non ci sono più margini di cambiamento, a quel che mi sembra di vedere finora, questo nuovo Mr. White non fa che suscitare la mia curiosità.

  19. Psi scrive:

    pibe ha scritto:

    non ci sono più margini di cambiamento

    Nonono. Non sono d’accordo.
    Sono convinto che la faccenda possa diventare decisamente peggiore di quanto non è ora.
    Tutto sommato ancora vuole bene a Jesse, tiene ai figli e in qualche modo contorto alla moglie.
    Oserei dire che ha ancora qualche scrupolo.
    Verso la fine della stagione sono piuttosto sicuro che vedremo robe abbastanza allucinanti…

  20. Raffa scrive:

    pibe ha scritto:

    AryaSnow ha scritto:
    questo nuovo Mr. White non fa che suscitare la mia curiosità.

    Psi ha scritto:

    Tutto sommato ancora vuole bene a Jesse, tiene ai figli e in qualche modo contorto alla moglie.
    Oserei dire che ha ancora qualche scrupolo.

    D’accordo con tutti e due :-D

    Ovvero, forse da un lato sono la solita inguaribile ingenua che, sebbene affascinata in modo malsano dal cambiamento graduale e inesorabile di Walt (è come una di quelle cose orribili che non vorresti vedere ma non riesci a distogliere lo sguardo), in fondo ancora spera e crede che Walt ABBIA dentro di sé briciole (o intere montagne) di scrupoli e rimorsi. Del resto ha vissuto 50 anni della sua vita schiacciato da essi, non è così sorprendente che sia “esploso” – broke bad – così in quello che nella finzione è un annetto scarso).
    Nella scena del divano, seduto accanto a Brock, non l’ho visto in preda al panico o a lancinanti sensi di colpa ma neppure così a suo agio, anzi. Per un secondo ho quasi pensato che si sarebbe tradito (volontariamente). Perfino mentre preparava la provvidenziale sigaretta da piazzare nel roomba di Jesse mi è parso di scorgere sul suo volto (sarà la bravura di Cranston?) qualcosa che poteva essere frainteso come turbamento ed esitazione, come se stesse pensando (e l’avrà pensato) “devo farlo, ormai non posso più tornare indietro”… diciamo che non è divorato dai rimorsi, però tante volte non sembra per nulla fiero di ciò che fa (e no, non mi è sfuggita la sua espressione sorniona e trionfante alle varie reazioni dell’ignaro Jesse, sempre più pedina nelle sue mani).

    Un Walt come personificazione del Male potrebbe comunque reggere la stagione (non manca molto alla fine ahimé), ma si sa che i “flat villain” alla lunga stancano (persino Gus aveva un lato per così dire “umano”). Voglio sperare che almeno all’ultimo Walt si ravveda, ma se non lo farà, forse potrei arrivare a capirlo. Neppure adesso riesco a dimenticare la persona che era prima di diventare un “mostro”, e sempre a livello puramente astratto potrei arrivare a giustificare i suoi deliri di onnipotenza e le sue malefatte, specie dopo aver visto gli avvilenti e dolorosi scorci della sua vita passata.

    Anch’io spero che la sua “evoluzione” non sia finita qui, che manchino dei tasselli nel puzzle di una personalità più complessa di quel che poteva sembrare alle prime battute (il mite e remissivo prof di chimica, brav’uomo, marito un po’ sottomesso ma premuroso, gran lavoratore che per la famiglia subiva le peggio umiliazioni… vi ricordate Bogdan, l’alunno scemo all’autolavaggio…?), e che gli autori non manchino di fornirci le motivazioni delle sue scelte (il cancro, come avete detto, è lontano anni luce, e direi che anche la brama di potere e l’averci “presto gusto” potrebbe svanire rapidamente ora che Walt è arrivato “in cima”).

    Non riesco a dimenticare che, almeno fino alla stagione passata, sia pure in un modo contorto e deviato, Walt agiva così PER LA FAMIGLIA, per il denaro che avrebbe dovuto garantire una vita dignitosa ai suoi cari (in primis neonata e figlio disabile) dopo la sua morte… mica per scappare nei paradisi tropicali a spendere tutto in donnine e sale da gioco… poi sono sopraggiunte altre motivazioni, certo, ma questa rimane. Walt sta ancora cercando di guadagnare il più possibile, e non mi sembra faccia vita mondana ;-) , per cui si presume intenda ancora RISPARMIARE PER LA FAMIGLIA… Non so, questa cosa non riesco a levarmela dalla testa. Sarà che non conosco nessuno (né persona reale né personaggio fittizio) che di fronte a un cancro inoperabile penserebbe in modo così RAZIONALE alla FAMIGLIA… è certo una forma distorta e malata di affetto, ma forse anche l’unica che Walt conosce (apparte quella di farsi trattare da zerbino e sottostimare da gente gretta e cialtrona per cinquant’anni).

    Se mai per lui ci sarà una speranza, sarà connessa alla sua famiglia o comunque a Jesse…

  21. Raffa scrive:

    Infine: chissà mai che Walt non abbia allontanato con tanta sottile e calcolata crudeltà Andrea e Brock da Jesse non solo per una questione di comodo (Brock è pur sempre una pedina scomoda, la “prova vivente” – sopravvissuta – di una cosa abominevole che, se scoperta da Jesse, per lui segnerebbe la fine) ma anche per non dover avere sempre davanti agli occhi la cosa orribile che ha fatto a un bambino prima ancora che a Jesse (per quanto ne sappiamo sia noi che lui, Brock poteva tranquillamente morire avvelenato, un chimico non è un medico no…?). Poi è chiaro, più gente sa di loro e più c’è il rischio che salti tutto (la segretezza a tutti i costi ha dominato le prime due stagioni e mezza, Walt faceva le capriole per tenere nascosta la sua doppia vita… e suo cognato lavora per la DEA, è tutto dire).

    Restando in tema di citazioni… ma Saul che in veste di avvilito “agente immobiliare” in macchina dice “Try to keep an open-mind” non è una citazione del Padrino? Giusto per non farsi mancare niente :-)

  22. pibe scrive:

    Psi ha scritto:

    Sono convinto che la faccenda possa diventare decisamente peggiore di quanto non è ora.
    Tutto sommato ancora vuole bene a Jesse, tiene ai figli e in qualche modo contorto alla moglie.
    Oserei dire che ha ancora qualche scrupolo.
    Verso la fine della stagione sono piuttosto sicuro che vedremo robe abbastanza allucinanti…

    Si scusami, intendevo sottinteso cambiamento in positivo, ma in ogni caso mi stupirei se peggiorasse ancor di più nel proseguire della season (anche se sarebbe manna dal cielo, non so voi ma questo Mr. White sempre più villain mi piace troppo), pur aspettandomi sempre nuove mosse e atteggiamenti sulla linea delle ultime puntate. Ma Breaking Bad non è certamente uno show annoverabile nella categoria dei “prevedibili”, quindi non si può mai dire.

    Più che altro non vedo l’ora che si arrivi al momento in cui tutto diventerà più chiaro circa il cold open della stagione, con Walt sotto mentite spoglie costretto a comprare un fucile d’assalto e in fuga. Io spero con tutto me stesso che la causa della sua fuga alla fine sia Hank, ma soprattutto che gli autori ci regalino il fatidico momento che io personalmente aspetto fin dalla prima stagione: il momento in cui Hank scoprirà chi è davvero l’Heisenberg a cui ha dato la caccia per tutto questo tempo, e sarebbe ancora più epico se a dirglielo fosse Walt stesso. A maggior ragione pensando che se Hank è rimasto quasi paralizzato, se non addirittura spappolato dai gemelli, rischiando di compromettere la sua carriera e la sua famiglia, è proprio per l’ingresso di Walt nel mondo della criminalità. Sarebbe davvero interessante vedere la sua reazione. Nel caso si verificasse ciò, non avrei dubbi nell’inserire l’ipotetica conversazione tra i due tra i migliori momenti di BB.

  23. Atregliu scrive:

    Psi ha scritto:

    pibe ha scritto:
    non ci sono più margini di cambiamento
    Nonono. Non sono d’accordo.
    Sono convinto che la faccenda possa diventare decisamente peggiore di quanto non è ora.
    Tutto sommato ancora vuole bene a Jesse, tiene ai figli e in qualche modo contorto alla moglie.
    Oserei dire che ha ancora qualche scrupolo.
    Verso la fine della stagione sono piuttosto sicuro che vedremo robe abbastanza allucinanti…

    Cito te perché il tuo commento è la sintesi di quelli successivi. Non sono d’accordo con il vostro punto di vista. Secondo me Breaking Bad parla del decadimento della percezione morale di un uomo che, piano piano, è riuscito con mezzi sempre peggiori a garantirsi un potere che gli ha dato alla testa e, sempre secondo me, nelle ultime due stagioni (la 4a e la 5a) gli sceneggiatori vogliono sottolineare come questo processo sia arrivato alla conclusione, con la definitiva mancanza di scrupoli del protagonista troppo innamorato di se stesso e troppo autoriferito per rendersi conto che sta per distruggere quanto ha di più caro. Ormai sono convinto che i compromessi che lo vedevano “combattere una battaglia sbagliata per un fine giusto”, la famiglia, siano ormai completamente evaporati, e che il soggetto in questione non si renda più assolutamente conto di essere interessato esclusivamente a se stesso. Secondo me il concetto è quello espresso da pemf.bolloso:

    “L’unico momento in cui Walter White è davvero se stesso, quasi vulnerabile, è quando si trova con i figli, ma lì indossa la maschera più finta di tutte: la sua vecchia faccia, quella di uomo per bene e padre di famiglia.”

    Ormai i momenti di sincerità sono presenti soltanto quando lui ha a che fare con scagnozzi, sicari e partite di droga, e non riesco a capire come si possa dire che “nonostante tutto tiene ancora a Skyler”. Non solo la ha velatamente (ma nemmeno troppo) minacciata nella prima puntata con quel serpeggiante “I forgive you”, come a voler dire “hai sbagliato, lo sai tu e lo so io. Entrambi sappiamo come dovrei reagire ma, siccome sei mia moglie, questa volta la passi liscia, tesoro”; non solo nella seconda, mentre vaneggiava parlando di valori che ormai non lo riguardano più nel modo più assoluto (la “famiglia”) si è imposto fisicamente introducendo un rapporto fisico che lei evidentemente stava rifiutando, in questa terza puntata è arrivato addirittura ad usarla come scudo, facendola passare per infedele (nonostante tutto il nucleo familiare di casa White/Schrader sembri decisamente tradizionalista sotto il profilo morale, non dimentichiamoci la tragedia greca quando si è scoperto che probabilmente un componente della famiglia faceva uso di Marijuana, oppure la fantastica riunione su “come Walt deve affrontare il cancro”, come se in realtà non fosse una scelta esclusivamente sua) agli occhi della sorella (che se ne va imbarazzata senza continuare il discorso) e, cosa più importante di tutte, una volta bypassato il problema non si preoccupa minimamente in maniera concreta della crisi di nervi che ha visto protagonista Skyler, prefendo piuttosto mettersi vedere un film con il figlio e ridacchiare nel momento in cui lei si presenta nella scena. A Walt non interessa assolutamente più nulla della moglie, è “la famiglia” la sua nuova convenzione, non è più un concetto da vivere liberamente e senza scheletri nell’armadio, ma soltanto ormai una copertura alla sua vera vita, alla quale dedica tutto se stesso.

    Secondo me la situazione non potrà far altro che peggiorare, e la vera novità rispetto alle serie precedenti è che, se di solito la “famiglia” è sempre stata presentata come un’oasi tranquilla in un mare di pericoli, questa volta è l’opposto, con i parenti più stretti del protagonista che, per la prima volta, diventano il vero, unico pericolo.

    Forse, ma non ne sono sicuro, l’unico rapporto “sano” che ancora gestisce, seppure a modo suo, è quello con Jesse, per la prima volta assolutamente in linea con il pensiero del “Boss” (se si esclude l’ipotesi ventilata di far fuori Hank).

    Ormai Walt sa fare quello che fa, e sa di farlo bene, è fiero del suo operato, e quell’ “I won” mormorato con un orribile sorriso riecheggia ancora in ogni puntata. Ormai lo sapete, io ho una tremenda paura di Skyler, ma alla fine credo che accetterò con sollievo il momento in cui tutto si incrinerà per l’ultima volta perché ormai Walter è una figura tremenda e potenzialmente pericolosa (Parlo con obiettività del personaggio, ciò non vuol dire che non ami il percorso che ha fatto tanto quanto la conclusione alla quale è arrivato, per quanto non riesca più ad approvarne i comportamenti).

  24. Psi scrive:

    @ Atregliu:
    Capisco il punto di vista.
    Ad ogni modo, è passato molto poco da quando ha avvelenato Brock, (e con lui proprio a suo agio non mi sembrava).
    Ricordo bene che ha tirato un deciso sospiro di sollievo quando ha saputo che non lo aveva ucciso, il che vuol dire che ancora ha dei sentimenti, e da quella puntata sono passati (correggetemi se sbaglio) pochi giorni. Ora, una persona non passa da “persona che è contenta di non aver fatto più male del necessario” a “male assoluto” in pochi giorni. Questo semplicemente non accade a un essere umano. Non perdi la tua umanità in poche settimane, non esiste. Il controargomento ovviamente è che l’ha persa poco a poco nel corso dell’anno, e che questo è solo il punto di arrivo, aggiungendo che magari aveva fatto finta di essere sollevato, stava solo mostrando le enormi qualità recitative di Walter White viste nel faccia a faccia con Jesse.
    A questo punto il discorso si fa più ampio.
    Ad esempio, capita che in certe parti della vita una persona si comporti in maniera completamente insensibile, poi qualcosa cambia e l’umanità repressa torna a galla. Capita di ignorare la famiglia per poi pentirsi di averla persa. Capita di comportarsi in maniera delirante per un x periodo di tempo e poi ritornare in sé stessi. Ho visto persone molto belle comportarsi in maniera simile a quella di Walt per poi cambiare. Non è una questione di perdere l’umanità e poi ritrovarla; è che dipendentemente da un numero enorme di fattori a volte certe parti della personalità vengono a galla, poi tornano giù, poi fanno capolino in alcuni momenti, poi si stabilizzano, poi un altro misto mi manifesta, e così via. Insomma, sto affermando che, a prescindere da ciò che fanno passare gli autori, il male assoluto non fa parte della natura di un essere umano, quindi nemmeno di quella di Walt. E, detto questo, ci possono essere comunque dei momenti in cui certe parti della personalità sono in secondo piano. Questo è tutto quello che vedo in questa stagione: un maturare di aspetti negativi della personalità, in una progressione che non è lineare né tantomeno irreversibile, e che ovviamente non distrugge quanto di buono ci può essere in lui -semplicemente, lo mette in secondo piano e lo tinge in maniera disturbante-.

  25. Cercare qualcosa di buono o positivo in Walter White in questo momento mi sembra soltanto il processo consolatorio di chi non vuole ammettere di tifare o essere affascinato da un personaggio malvagio che ha scelto di essere tale (ricordando ovviamente l’aurea regola della scrittura che vuole che ogni personaggio si senta l’eroe del proprio racconto chiamato vita, e infatti Walt si crede l’eroe e il “buono” della sua). Gli autori di Breaking Bad hanno fatto l’esatto opposto di quelli di Dexter, cioè hanno preso un personaggio blandamente positivo e lo hanno trasformato in uno totalmente negativo, e io li ringrazio per questo.

  26. Grimilde scrive:

    Sono daccordo con questa ultima affermazione di Giovanni Di Giamberardino, a proposito ottima rencensione complimenti.

    “Cercare qualcosa di buono o positivo in Walter White in questo momento mi sembra soltanto il processo consolatorio di chi non vuole ammettere di tifare o essere affascinato da un personaggio malvagio “.

    Io lo odio Walter, spero che muoia e che a farlo fuori sia Jesse. Lo so non è così originale come pensiero e sicuramnete la fine non sarà così banale, ma vorrei tanto che Jesse sapesse tutte le malefatte del suo “amico” Walt. Non ha solo avvelenato Brock, nella scorsa stagione ha fatto morire soffocata nel suo stesso vomito per omissione di soccorso, l’allora compagna di Jesse. Vorrei davvero che lui lo sapsse.
    E’ un uomo meschino la cui cattiveria nasce da una profonda frustrazione dovuta alla sua mancanza di carattere. Un uomo che si sa affermare solo attraverso la violenza fisica e psicologica è un uomo debole che si fa forza sulle debolezze altrui. E’ incapace di portare a frutto i suoi talenti se non nella maniera più facile (cucinare) e scegliendo questa scorciatoia delinea ancora una volta la sua debolezza che in questa ultima parte della serie esplode in delirio d’onnipotenza arricchita, se così si puà dire, da una malvagità ormai conclamata che lo fa sentire finalmemnte quello che non è mai stato: forte esicuro. E io lo ripeto: spero che muoia il bastardo!
    Comunque pure se lo arrestasse Hank non mi dispiacerebbe.

  27. Psi scrive:

    Grimilde ha scritto:

    E’ incapace di portare a frutto i suoi talenti se non nella maniera più facile (cucinare)

    Oddio, credi davvero che cucinare sia così facile? Quello in cui si è messo, quello che ha fatto, a me pare tutto fuorché “facile”.
    Trovo che ci sia una certa grandezza in quello che sta facendo. Il fatto che vada di pari passo con una certa dose di insicurezza, debolezza e via discorrendo mi pare sia semplicemente parte della natura umana…

  28. Grimilde scrive:

    Psi ha scritto:

    Grimilde ha scritto:

    E’ incapace di portare a frutto i suoi talenti se non nella maniera più facile (cucinare)

    Oddio, credi davvero che cucinare sia così facile? Quello in cui si è messo, quello che ha fatto, a me pare tutto fuorché “facile”.
    Trovo che ci sia una certa grandezza in quello che sta facendo. Il fatto che vada di pari passo con una certa dose di insicurezza, debolezza e via discorrendo mi pare sia semplicemente parte della natura umana…

    Il facile è riferito al fatto che sceglie la via criminosa piuttosto che mettere a frutto legalmente il suo genio. Non intendevo dire che è facile cucinare, ma è facile almeno dal punto di vista lucrativo scegliere quella strada.
    Non ci trovo assolautamente niente di grande nel produrre droga sintetica i cui effetti sono devastanti. Non ci ho mai ravvisato una benchè minima giustificazione già dall’inizio della serie, ora meno che meno.
    La natura umana è anche dotata di intelleto e capacità di distinzione fra cosa è giusto e cosa non lo è e si sceglie sempre la stada che si vuole intraprendere, non riesco proprio a trovare un solo motivo di empatia con Walter. Credo che gli sceneggiatori stiano facendo un ottimo lavoro proprio nel mettere in evidenza che chi è marcio lo è, purtroppo, senza nessuno scrupolo morale e molto spesso senza nessuna traccia di pentimento, ma anzi che si esalti e si compiaccia della propia natura e modo di agire, quasi da farlo sentire un semi/dio. Così la vedo io.

  29. Atregliu scrive:

    Psi ha scritto:

    Grimilde ha scritto:
    E’ incapace di portare a frutto i suoi talenti se non nella maniera più facile (cucinare)
    Oddio, credi davvero che cucinare sia così facile? Quello in cui si è messo, quello che ha fatto, a me pare tutto fuorché “facile”.

    Credo che Grimilde si riferisse all’immediatezza con la quale il comportamento scelto avrebbe portato un buon compenso al protagonista. Bypassando difatti determinate convenzioni morali, la scelta che ha fatto diventa la più “facile”, perché vende la sua professionalità (e si è dimostrat brillante) ad un fine che comporta la sofferenza di molte persone (fra gli acquirenti della droga e chi, standogli accanto, soffre per il pericolo che corre, consapevole od inconsapevole e, comunque sia, si ritrova sormontato da una serie di inevitabili bugie da parte di Walter).

    Psi ha scritto:

    @ Atregliu:
    Capisco il punto di vista.
    Ad ogni modo, è passato molto poco da quando ha avvelenato Brock, (e con lui proprio a suo agio non mi sembrava).

    Il fatto che sia cambiato in negativo e che ora per approssimazione lo si indica come “il male assoluto”, non vuol dire che non sia umano. Si è ritrovato davanti il bambino al quale ha causato un avvelenamento (ci tengo a precisare che non c’erano probailità, agli occhi di Walt, che il bimbo morisse, è andato tutto secondo i piani senza margini di errore) ed inevitabilmente qualcosa gli si è smosso dentro. Non c’è stato un atteggiamento particolarmente aperto verso una lettura piuttosto che un’altra; l’unico indizio lampante era il suo imbarazzo.

    Ricordo bene che ha tirato un deciso sospiro di sollievo quando ha saputo che non lo aveva ucciso, il che vuol dire che ancora ha dei sentimenti, e da quella puntata sono passati (correggetemi se sbaglio) pochi giorni.

    Come dici poco dopo (se ho capito bene) Lui non tira un sospiro di sollievo perché è contento di non averlo ucciso, lui era convinto di non ucciderlo perché sapeva che il composto utilizzato avrebbe simulato un avvelenamento da ricina, salvo poi svanire senza ripercussioni; lui stava a sua volta simulando la felicità, perché è Jesse stesso che gli va a dire che il bambino è salvo, ed è davanti a Jessie che deve rispondere in maniera emotiva; certo non avrebbe potuto dirgli “lo so”, quella è l’unica espressione, di conseguenza, che avrebbe dovuto avere per non destare sospetti e per bypassare la questione.

    Ora, una persona non passa da “persona che è contenta di non aver fatto più male del necessario” a “male assoluto” in pochi giorni. Questo semplicemente non accade a un essere umano. Non perdi la tua umanità in poche settimane, non esiste.

    Ovviamente sarebbe stato “out of character”, ma dal mio punto di vista non è così, il percorso che lo ha portato a “perdere la sua umanità”, per dirla in parole povere, è quello descritto dalla serie, ed anche nel caso in cui l’espressione di felicità in risposta alla notizia che Brock non è morto fosse stata reale, non può un solo sorriso parlare del personaggio più di quanto non abbiano fatto 4 (ora 5) stagioni.

    Il controargomento ovviamente è che l’ha persa poco a poco nel corso dell’anno, e che questo è solo il punto di arrivo, aggiungendo che magari aveva fatto finta di essere sollevato, stava solo mostrando le enormi qualità recitative di Walter White viste nel faccia a faccia con Jesse.
    A questo punto il discorso si fa più ampio.
    Ad esempio, capita che in certe parti della vita una persona si comporti in maniera completamente insensibile, poi qualcosa cambia e l’umanità repressa torna a galla. Capita di ignorare la famiglia per poi pentirsi di averla persa. Capita di comportarsi in maniera delirante per un x periodo di tempo e poi ritornare in sé stessi. Ho visto persone molto belle comportarsi in maniera simile a quella di Walt per poi cambiare. Non è una questione di perdere l’umanità e poi ritrovarla; è che dipendentemente da un numero enorme di fattori a volte certe parti della personalità vengono a galla, poi tornano giù, poi fanno capolino in alcuni momenti, poi si stabilizzano, poi un altro misto mi manifesta, e così via. Insomma, sto affermando che, a prescindere da ciò che fanno passare gli autori, il male assoluto non fa parte della natura di un essere umano, quindi nemmeno di quella di Walt.

    Secondo me è sopratutto questo concetto ad essere sbagliato perché non puoi osservare un’opera, qualsiasi essa sia, e coinvolgerla in una considerazione che prescinde dal concetto che vogliono esprimere gli autori. Quelli che vedi non sono esseri umani e non si devono inevitabilmente comportare come tali, sono il frutto di una storia che probabilmente ha l’intento di insegnare qualcosa anche con allegorie e metafore (una su tutte è Gus che, dopo l’esplosione e con mezzo corpo carbonizzato, si rimette a posto la cravatta prima di crollare esanime). Dicendoti che “non sono esseri umani” non la voglio portare nè sul filosofico nè sull’ovvio, dico però che è importante il concetto che scaturisce dalle vicende che collegano tutta la trama e non la trama stessa. Un autore non può arrischiarsi a considerare una statistica od un atteggiamento preciso, è lui che decide il comportamento del personaggio che ha creato, insindacabilmente. Intendo dire che se è la “non umanità”, ricercata attraverso specifici atteggiamenti ed un percorso peculiare, il messaggio che vogliono far passare, non lo si può rifiutare a prescindere perché “non fa parte dell’essere umano” (e comunque anche questo è un punto di vista soggettivo).

    E, detto questo, ci possono essere comunque dei momenti in cui certe parti della personalità sono in secondo piano. Questo è tutto quello che vedo in questa stagione: un maturare di aspetti negativi della personalità, in una progressione che non è lineare né tantomeno irreversibile, e che ovviamente non distrugge quanto di buono ci può essere in lui -semplicemente, lo mette in secondo piano e lo tinge in maniera disturbante-.

    Secondo me, per concludere, è l’irreversibilità il fattore cardine della metamorfosi che ha portato Walter a diventare Heisenberg, e questa irreversibilità è descritta proprio nei rapporti familiari, ora evidentemente artefatti (nel caso dei bambini, nella prima puntata di questa stagione c’è Walt Jr. che chiama in continuazione il padre per vedere insieme il notiziario che da in onda la morte di Gus e Walt che gli ripete “un attimo ed arrivo” per poi mettersi a fare altro) oppure ignorati (Skyler); tutte cose che nella prima stagione avremmo bollato come “assurde”. E, sempre secondo me, l’unico epilogo che si prospetta è tragico e vede la famiglia come punto fondamentale della conclusione di un personaggio ormai troppo negativo per venire riconsiderato.

  30. Psi scrive:

    Atregliu ha scritto:

    Secondo me è sopratutto questo concetto ad essere sbagliato perché non puoi osservare un’opera, qualsiasi essa sia, e coinvolgerla in una considerazione che prescinde dal concetto che vogliono esprimere gli autori.

    E, ciononostante, ognuno vede la serie con i propri filtri. Per me è completamente folle pensare a una persona irrimediabilmente cattiva, quindi dò per scontato che non stia accadendo nemmeno a Walt.
    Quello che devo ammettere è che, per come si vede ora Walt, è più probabile che esploda piuttosto che a un certo punto torni indietro. In questo senso sono d’accordo sull’irreversibilità.

    Rifiuto l’idea che questa sia solo un’interpretazione soggettiva; lo è nel senso che è mia, ma non è qualcosa su cui ammetterò di potermi sbagliare tanto facilmente, non fosse altro che non credo che nessuno di noi, nella nostra vita, abbia trovato una persona cattiva al 100%. [Tra l'altro, il mito della persona malvagia vs persona normale è crollato nella seconda metà del '900, con un mucchio di divertenti esperimenti di psicologia sociale]

    Poi c’è il fatto che personaggi che cavalcano allegramente verso la dannazione sono sempre stati scritti (credo), e questo non toglie niente all’opera in sé.

    E ciononostante, non vedo nemmeno particolari prove all’interno della narrazione in favore dell’irreversibilità; certo, non cambierà di certo, ma quello che intendo dire è che, se fosse una persona reale non è che la cosa mi sconvolgerebbe più di tanto, non è che penserei di lui come qualcuno particolarmente, irreversibilmente malvagio o chissà cosa; semplicemente, non vedo le basi per una cosa del genere.

    E che ve ne frega di quello che penserei io nella vita normale? Probabilmente niente, ma ve lo beccate lo stesso :)

    Sulla questione Jesse: dicevo che la mia idea era che non stesse fingendo (mi pare se ne sia parlato nei commenti alla puntata), ma ovviamente non ci sono prove né di questo né del contrario.

    Atregliu ha scritto:

    Intendo dire che se è la “non umanità”, ricercata attraverso specifici atteggiamenti ed un percorso peculiare, il messaggio che vogliono far passare, non lo si può rifiutare a prescindere perché “non fa parte dell’essere umano” (e comunque anche questo è un punto di vista soggettivo).

    Mmm… alla fine comunque ti devo dare ragione.

    Il punto è che per me è una faccenda abbastanza personale. E’ che sono fermamente convinto che la convinzione che certe persone siano cattive crei molta più sofferenza delle azioni cattive delle persone, quindi se qualcuno dice che un tizio è diventato il male assoluto a me la cosa proprio non piace, soprattutto se io tutta questa cattiveria poi non la vedo.

  31. crazy diamond scrive:

    Vince Gilligan è riuscito a stravolgere quella che solitamente è una convenzione narrativa. Il protagonista deve essere l’eroe buono della storia, spesso può trovarsi in errore o agire male, ma in qualche modo è colui che riesce infine a venire a capo dei propri sbagli e ad avviare un processo di redenzione. Questo solitamente perchè il protagonista è il personaggio della storia con cui è più facile identificarsi per lo spettatore (o il lettore nel caso di un romanzo) e quello che veicola il messaggio morale che l’autore vuole rivolgere al pubblico.

    In questo caso invece il protagonista della storia è allo stesso tempo l’antagonista, il cattivo. Il percorso che ha svolto è esattamente il contrario di quello che svolge il protagonista classico: parte sufficientemente bene, suscitando compassione nello spettatore per la sua condizione misera di vita a cui viene ad aggiungersi la malattia, e adducendo motivazioni in fondo comprensibili per quelle che di fatto sono azioni criminose. Ma arriva infine a questo punto, dove di fatto tutte queste motivazioni che inizialmente sembravano essere spinte da ideali moralmente corretti come la famiglia, erano in realtà solo dei pretesti per poter finalmente far uscire la vera personalità di Walter White, da troppo tempo repressa e rinchiusa nel personaggio di un uomo debole e mediocre, ma formalmente corretto agli occhi della società.
    Credo che sia questo che sconvolge lo spettatore, ritrovarsi a “tifare” per il cattivo della storia, per colui a cui in fondo nelle scorse stagioni ci eravamo anche affezionati, quando ancora era l’uomo malato di cancro che cerca di far venire finalmente allo scoperto il suo genio e a turno si scontrava con quelli che allora erano i “cattivi”, Tuco, i gemelli, Gus. Adesso che i nemici sono stati fatti fuori, è Walt/Heisenberg il cattivo e non c’è più niente che possa permetterci di simpatizzare per lui. Le sue azioni sono crudeli e malvagie e tutte finalizzate a ottenere dei vantaggi personali che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quella giustificazione che lui stesso si era dato all’inizio, “la famiglia”.

    Walter per me non ha più nemmeno uno spiraglio di morale o di coscienza, è un pazzo in preda a deliri di onnipotenza, un criminale che meriterebbe l’ergastolo. Ormai l’unica cosa che apprezzo di lui è Bryan Cranston, per il resto ogni sua azione è ripugnante e mi provoca spesso un senso di disturbo e fastidio. Ma è proprio questo del resto che fa del personaggio di Walter White uno dei migliori che siano mai stati scritti in una serie televisiva a mio parere. E’ uno di quei criminali di cui spesso si sente parlare nei telegiornali, quando intervistano i vicini di casa e la loro risposta è sempre: “Non ci posso credere che abbia fatto una cosa del genere, sembrava tanto una brava persona”. Quelli che ti fanno più rabbia e disgusto, perchè proprio una giustificazione non gliela riesci a dare.

  32. Saru scrive:

    Ottima recensione, complimenti davvero! Perfetta l’analisi sul cancro!

  33. Cilone scrive:

    Voglio un spin-off con Saul e Mike.

  34. Fabio scrive:

    Splendida come al solito anche la colonna sonora!!!
    Chi sa dirmi qual’è il pezzo suonato mentre loro cucinano??
    Grazie

  35. Davide scrive:

    The Peddlers – On A Clear Day (You Can See Forever)

  36. DaphneMoon scrive:

    Sì, grande scelta musicale, BB è probabilmente lo show che ha la colonna sonora migliore. Comunque una menzione la merita anche skinny Pete al piano. Chi l’avrebbe mai detto.

  37. Davide scrive:

    E ti stupirà la vita del buon Skinny Pete, ossia Charles Baker:
    Born February 27, 1971 in Washington, DC and raised in Hawaii, Charles has lived a life most people write books about. The son of an army colonel, whose father was written up in the Los Angeles Times in 1994 by Robin Wright, Charles traveled the world by the time he was 17. He’s lived in England, Israel, and all over the US. He went to high school for a short time in Fort Worth (Southwest) then to London Central (High Wycombe, England). Charles had a vocal scholarship at Tarrant County Junior College and then attended the University of Texas at Arlington. Originally a music major, Charles took up theatre as a means to improve his singing career. Shortly thereafter, the acting bug took over. Charles began his professional career on stage, working at some of the best theatres in Dallas/Fort Worth – Circle Theatre, Stage West, and The Hip Pocket Theatre – where he met and performed with his soon-to-be wife, Rachel.

  38. Lorenzo scrive:

    Complimentissimo. To sei superato con questa recenzione. Dovresti tradurla in inglese e pubblicarla su IMDB, per esempio. Straordinaria.

  39. Angelo scrive:

    Io avrei chiamato il team “the pelatos” :)

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