Politicalanimals103

Political Animals – 1×03 – The Woman Problem

Sul rapporto expectation/reality tragicamente sbilanciato in Political Animals si è già detto molto e non c’è molto altro da aggiungere. Annunciato come un The Good Wife che incontra The West Wing, deve essersi perso per strada tutta la complessità, lo spessore e la carica innovativa che caratterizzavano entrambe le serie; quello che rimane è un goffo spottone elettorale dal sapore di soap segnato da livelli produttivi infimi e, ciò che è peggio, uno spreco pazzesco di attori eccellenti.

Manca di fantasia e di originalità, ogni cosa è prevedibile e ipersemplificata in modo che anche un bambino possa capirla, appiattisce argomenti che meriterebbero di essere trattati con ben altro registro e fallisce miseramente nel tentativo di creare personaggi a cui sia possibile affezionarsi (l’unico che si riesce a tollerare è, per contrasto, il più sgradevole di tutti, l’ex marito ed ex presidente Bud) o anche solo in quello di dichiarare i propri intenti (ricordiamo come in molti abbiano faticato anche solo a capire che i protagonisti sono dei democratici, dal momento che nulla, a parte il fatto di ripetere con una certa insistenza DONNE & GAY, lo fa sospettare).

Questa settimana il Perfido Prestidente Peter Petrelli, descritto continuamente come un debole e un incapace nella speranza che ripetendolo abbastanza volte diventerà vero e non ci sarà bisogno di mostrarlo, ha intuito che Elaine intende candidarsi alle prossime elezioni e mette in atto una serie di contromosse FINISSIME per farla uscire allo scoperto che comportano il coinvolgimento di Vanessa Redgrave (alla faccia del cazzo), mentore di Elaine e primo giudice della Corte Suprema apertamente gay, dettaglio assolutamente inutile ai fini della trama ma necessario per ricordarci, sottilmente come sempre, che i nostri sono DESINISTRA (curiosamente l’unico nero che ho contato finora è la guardia del corpo di Elaine. Va bene liberal, ma c’è un limite a tutto!).

Nel frattempo, Bud porta i ragazzi — ancora un po’ interdetti dalla decisione della madre di ricandidarsi — a pescare e a incontrare un esperto di non so che cazzo (e ho il sospetto che non lo sappiano nemmeno loro) che vive in una baita in mezzo al bosco senza un computer o un televisore ma che a quanto pare sa TUTTO di politica, il quale “darà un’occhiata ai numeri” e ci saprà dire se Elaine ha qualche possibilità di vincere (indovinate? ne ha!).
Per il reparto “flashback con le lucine smarmellate tipo Star Trek di J.J. Abrams”, unico vero marchio di fabbrica stilistico e narrativo della serie, approfondiamo il rapporto tra Bud e Douglas (il figlio noioso), che incolpa il padre di aver mandato in vacca la campagna elettorale di Elaine anni prima dicendo “pene” e “vagina” in televisione. Ok. Scopriamo inoltre che la famiglia Hammond-Barrish è noiosa pure quando si droga e fa le ammucchiate (notare Douglas che SOTTO L’EFFETTO DELL’ECSTASY non trova niente di più trasgressivo da fare che chiedere alla sua ragazza di sposarlo), ma non è esattamente una sorpresa.

Infine Lois Laine Carla Gugino si tromba il capo ma non ci torna assieme, dopodiché dà preziosi consigli alla Giornalista Più Giovane Con Cui Il Capo L’Ha Tradita Ma Non Ti Serbo Rancore Perché Siamo Tutte Sorelle, Sorella, Sono I Maschi Che Sono Dei Porci. Girl power! Decide poi di non scrivere un articolo che creerebbe a Elaine qualche problema ma anzi la mette in guardia del pericolo imminente (quale pericolo? mi ero distratto) perché è stato messo in chiaro abbastanza presto in questa serie che scopo di un giornalista è stare simpatico ai potenti, e infatti Carla rimedia grazie a questa mossa uno yogurt magro e un invito, qui cito, “a una delle famose power walk” della Segretaria.

La politica, il giornalismo e, in generale, il mondo degli adulti sono trattati con una sciatteria che fa rimpiangere le banalizzazioni di cui mi lamento quando guardo The Newsroom: il consiglio di Carla Gugino, premio Pulitzer, per essere un buon giornalista è “get the story and write the hell out of it”..? Beh, wow.
E il guru dei numeri, e il “sacrificio” di Bud (prendersi la colpa delle sconfitta di Elaine in modo che lei potesse candidarsi di nuovo? sono sicuro che funziona proprio così), e la tossicodipendenza di TJ, e gli scazzi tra Elaine e la madre (“non venivi a vedermi ai saggi di danza” o qualcosa del genere)… Tutto è così superficiale, una declinazione sul tema anche i ricchi piangono (perché l’unica cosa che ho capito è che questa gente ha troppi soldi) tra figli che litigano coi padri, madri che litigano con le figlie, gente che scopa e intrighi a palazzo. Continuare a ripetere cose come “media” e “politics” non sposta di una virgola il baricentro di qualcosa che sarebbe assolutamente identica in qualunque altro tempo e contesto.

L’unica possibilità di redenzione per Political Animals è che a partire dal prossimo episodio arrivino gli alieni. The Good Wife incontra Independence Day, ecco cosa ci vuole.

Andrea D.

Ex artista, ex supereroe, ex allenatore dei Los Angeles Lakers. Scrive su Serialmente da parecchio tempo.

23 Comments

  1. Devo ancora guardare il primo episodio ma sono una shipper convintissima di Ciaràn Hinds quindi credo lo amerò a prescindere… sono un caso grave :D :D

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  2. Vogliamo parlare delle motivazioni per cui la Barrish vuole candidarsi a presidente, motivazioni che convincono la Redgrave a sbattersene della compagna malata? “Perché ci credo in quello che penso, perché io ci tengo, perché io valgo”: in pratica la Redgrave si sacrifica per lo slogan di uno shampoo. Complimenti.

    E la sassy vecchia spero che muoia al più presto.

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  3. ‘political animals’ è una ‘glossy nighttime soap’, strepitosa. non capisco il criticare una serie di genere criticando i pilastri di quel genere. è come dire ‘mi fan cagare le ferrari perché sono basse’. liberissimo, fan cagare pure a me. ma le auto veloci hanno da esser basse.

    inoltre, ‘annunciato come un The Good Wife che incontra The West Wing’ non è un argomento, è la didascalia di un comunicato stampa. è una mediocre pratica giornalistica mischiare le pere con le mele, la stessa di chi l’anno scorso riusciva a metter nello stesso posto ‘the west wing’ e ‘boss’, come se una serie eccellente non possa essere abbastanza eccellente senza un paragone all’altezza, non importa quanto a vanvera.

    da ‘the good wife’ e ‘the west wing’ c’è un abisso, ma ‘political animals’ resta una serie brillante.

    registro che quando le donne fanno bella figura i maschi trovano inadeguati gli uomini [vi risparmio la metafora sportiva, fa tanto sessismo all’incontrario].

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  4. Però sono tre recap che spieghiamo con precisione cosa c’è che non va in questa serie e non è solo nel confronto con The Good Wife e The West Wing, è proprio una questione alla base. I personaggi non sono interessanti, la storia non è interessante, i problemi di concept sono vari e gravi (la figura della Clinton, la questione maschile), e soprattutto proprio in quanto soap non è affatto divertente né appassionante. Nessuno qui ha dei pregiudizi verso il genere soap, su questo stesso sito quest’anno abbiamo tessuto le lodi (io per primo) di Revenge, quella sì soap divertente che usa i pilastri del genere in modo nuovo e sapiente. Political Animals non lo fa, è un prodotto nato stanco e vecchio.

    Per la questione femminile: tutti i maschietti di Serialmente sono cresciuti con Buffy e Joss Whedon, perciò le donne forti che ci piacciono, stimiamo e non ci intimidiscono le riconosciamo bene. Queste non lo sono. La Barrish è forte e migliore di tutti PERCHE’ CI VIENE DETTO COSI’, perché tutti i personaggi maschili o sono gretti o sono incapaci PERCHE’ CI VIENE DETTO CHE LO SONO (l’incompetenza del presidente in carica è data per assodata in base al nulla, perché sì). Questo non è femminismo, è semplicemente scrittura sciatta.

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  5. Personalmente sono daccordo con Cristiano. Non avevo mai commentato prima, ma sebbene le mie attese dopo il pilot siano un pò scemate trovo questa soap godibile e non così terribiole come leggo da vari commenti. Certo non è Mad Men ma questo lo si sa a prescindere e poi secondo me vale la pena di essere vista solo per il “palmares di attori che vi partecipano, ma volete mettere? Da soli valgono la pena della visione, anche perché se a me facesse così pena io non la guarderei proprio. Insomma in questa estate afosa e intermibile è una delle cose che guardo volentieri.

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  6. «l’esperto di non so che cazzo» è un sondaggista, come annunciato nei dialoghi e comprensibile dalle cose che dice sui distretti elettorali in cui la candidatura sarebbe più forte; la giornalista non evita di scrivere la storia per sisterhood ma – come evidente a chiunque capisca una ‘nticchia di giornalismo, o di potere, o delle scene in cui ella lo esplicita prima al suo capo poi al portavoce della futura candidata, scene create apposta per i dummies che non capiscano né di giornalismo né di potere – si tiene in saccoccia la notizia per non bruciarsi la fonte e avere poi la storia quando la storia varrà e lei avrà quel che è più prezioso per chi faccia quel lavoro: l’accesso. sei righe che, se io avessi il dono della sintesi, avrei limitato a una sola frase: non dovresti guardare serie in lingue che non conosci, non ci capisci un cazzo e poi ti tocca dar la colpa agli autori.

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  7. pemf.bolloso 3 agosto 2012 at 08:52

    sonc ha scritto:

    non dovresti guardare serie in lingue che non conosci, non ci capisci un cazzo e poi ti tocca dar la colpa agli autori.

    E soprattutto, caro kaw, devi smetterla di diffondere la falsa voce che gli alieni rendano le cose migliori: qui servono i dinosauri, o al limite i ninja.

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  8. @ [c]*: beh cristiano, potrai non essere d’accordo, potrà non fati piacere il paragone con The Good Wife (del resto non gliel’ha ordinato il medico a quelli di P.A. di raccontare una storia identica) ma fin qui abbiamo spiegato quali sono secondo noi i difetti di Political Animals, che vanno bene al di là dei limiti del “genere”. Tu dici che per essere una soap è addirittura strepitosa (!), ok, spiega.

    @ DWAddicted, @ Grimilde: discorso attori: io non riesco a vederla così, quando vedo un attore che mi piace impantanato in un progetto senza arte né parte (e Ciaràn Hinds qui è davvero sprecato) mi innervosisco soltanto. poi ci casco anch’io, ma guardare qualcosa solo perché “c’è tizio” non si è mai rivelata una buona idea XD (Summer Glau, quanta monnezza hai fatto!)

    @ pemf.bolloso: cowboy contro alieni contro ninja contro politici

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  9. Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    Però sono tre recap che spieghiamo con precisione cosa c’è che non va in questa serie e non è solo nel confronto con The Good Wife e The West Wing, è proprio una questione alla base. I personaggi non sono interessanti, la storia non è interessante, i problemi di concept sono vari e gravi (la figura della Clinton, la questione maschile), e soprattutto proprio in quanto soap non è affatto divertente né appassionante.

    A mio avviso proprio non lo fate.
    Dite che non sono interessanti, non dite come mai. Se io lo trovo interessante/appassionante, then what? Non avete argomentato. Certo, argomentare una cosa soggettiva come l’interesse non è facile. Questo non toglie che se uno fa una recensione e dice che è interessante, dicendo che ad essere interessanti sono le stesse cose che voi dite che non lo sono, questa persona non avrà argomentato né più né meno di quanto non abbiate fatto voi.

    Solo la mia impressione -generale- sulle rece che ha letto, ovviamente.

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  10. Psi, l’unico consiglio che posso darti è rileggerti con attenzione i tre, TRE, recap che abbiamo scritto finora in cui ci dilunghiamo a dire cosa c’è che non va, e in cui lo ripetiamo non una, non due, ma TRE VOLTE. E se ancora non ti è chiaro quanto detto non credo di poterti aiutare, forse semplicemente non sei d’accordo con le nostre critiche. Al contrario di quanto gli scrittori della serie fanno con il presidente Garcetti, noi qui non diciamo che la serie non vi deve piacere PERCHE SI’. Le nostre critiche le abbiamo fatte e ci siamo anche un po’ stancati di ripeterle. Se qualcuno non è d’accordo amen, ma qui i difetti li abbiamo evidenziati chiaramente PIU’ E PIU’ volte. La cosa bella è che nessuno ha mai risposto davvero alle nostre critiche PRECISE finora.

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  11. @ Giovanni Di Giamberardino:
    Una delle ragioni è che se mi mettessi a fare una cosa del genere dovrei passare tipo un’ora a prendere ogni singola frase che non mi torna -e sono molte- e spiegare nel dettaglio perché non mi torna. E’ roba lunga da fare, e francamente non ne ho voglia, quindi riassumo il mio punto di vista, ma non lo argomento. Questo non vuole essere cogente, vuole solo essere la mia impressione sui vostri recap.
    La cosa utile di questo approccio è che non credo di essere l’unico a notarlo, quindi forse qualcun’altro dirà “hei, mi pare anche a me che sia così”, e forse lui argomenterà in breve. O forse no. Se sì si continua. Se no, pace…

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  12. valli, pure te che non argomenti. mica penserai basti dire che non ha molto senso criticare i pilastri del genere: ti servirebbe un interlocutore che sappia quali siano. per esempio che, quando vede un legal drama che prende spunto da un procuratore in galera la cui moglie tradita si rimette a lavorare nello studio in cui c’è il suo ex, lo distingua da una soap che racconti il tentativo di ricandidarsi alla presidenza dell’ex moglie di un presidente puttaniere la quale già perse le primarie la volta precedente. ci vorrebbe uno che neanche dopo parecchi brandy trovi le storie «identiche» – se non nell’accezione che tutte le cornute sono uguali, che è in effetti un’accezione che ti rende perfetto per fare il recensore: dopotutto quante storie di corna potrai mai dover recensire nella vita? valli, ho già detto che dovrai spiegarmi come cazzo sei finito in ‘sto algonquin?

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  13. @ Psi: Quindi io dovrei dar retta all’impressione vaga di qualcuno che non ha tempo né voglia di argomentare il suo pensiero nei rispetti di recensione scritta da qualcuno che invece ci ha sacrificato del tempo riguardo un prodotto che non si sa nemmeno se la persona in questione ha davvero visto? Certo, ha senso.

    Facciamo così. Torniamo a parlare di cose concrete come Political Animals, perché finora l’unica argomentazione a difesa della serie è che noi puzziamo.

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  14. Andrea D. ha scritto:

    @ Grimilde: discorso attori: io non riesco a vederla così, quando vedo un attore che mi piace impantanato in un progetto senza arte né parte (e Ciaràn Hinds qui è davvero sprecato) mi innervosisco soltanto. poi ci casco anch’io, ma guardare qualcosa solo perché “c’è tizio” non si è mai rivelata una buona idea XD (Summer Glau, quanta monnezza hai fatto!)

    Non è esattamente quello che ho detto, a me la serie piace, seppure con i suoi limiti, a prescindere dall’ottimo cast.

    @Givanni di Gianberardino Non posso dilungarmi a dare chissà quali spiegazioni perché in realtà non ho cose profonde da dire in merito. E’ una cosa leggera piacevole e ben recitata. La guardo volentieri. Stop. Voi la trovate terribile, lo accetto ma non lo condivido, non saprei che altro rispondervi in merito. Non critico le critiche (scusate il giro di parole) mosse dai vari recensori e utenti, solo soggettivamente la penso in maniera differente :)

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  15. @ Grimilde: Guarda, Grimilde, ognuno alla fine guarda e si diverte con ciò che vuole, e guai se non fosse così. Noi mica ce l’abbiamo con chi guarda PA e lo trova piacevole, ci mancherebbe! E noi non siamo certo i depositari delLA VERITA’. Offriamo il nostro punto di vista che ci auguriamo possa essere uno spunto per dibattiti interessanti come avviene per esempio con The Newsroom. Perché sì, ci piace parlare di serie tv, sennò Serialmente non esisterebbe. Ma le discussioni fruttuose non vanno da nessuna parte quando qualcuno inizia a risponderti a pernacchie o dicendo “hai torto, perchè sì!”.

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  16. No, no quello hi ragione. Io sono stata brava pernacchie non ne ho fatte. Vero? :D

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  17. Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    @ Psi: Quindi io dovrei dar retta all’impressione vaga di qualcuno che non ha tempo né voglia di argomentare il suo pensiero nei rispetti di recensione scritta da qualcuno che invece ci ha sacrificato del tempo riguardo un prodotto che non si sa nemmeno se la persona in questione ha davvero visto? Certo, ha senso.

    ?
    Che è ‘sta storia del “non si sa se la persona in questione ha davvero visto”?

    Che vuol dire dar retta?

    Devi solo prendere atto che la penso diversamente. Stop. Mica devi essere d’accordo. Se avessi voluto che tutti fossero d’accordo con me avrei argomentato. Di cosa stai parlando?

    Ho solo detto che non ho voglia di far partire una discussione dettagliata. Che diamine ho detto di male?

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  18. Non sarei così impietosa neppure io, Andrea. Sarà che sto per partire per gli States e mi devo pacificare per le prossime tre settimane, sarà che in fondo è sempre di un ambiente Democratico che si parla, sarà che ci sono grossi attori ( e la grande grandissima Redgave), ma una sufficienza gliela lascerei . Non è The god wife di cui io sono grande fan, e per cui sono stata disposta a litigare ( in questo caso no, potete dire quello che vi pare), ma il prodotto è scorrevole. In realtà si capisce che si tratta dei democratici da subito, perchè ci riferiamo all’Illinois, notoriamente feudo democratico ( Obama docet), e perchè è vero si parla di gay e di dipendenze, e di donne al potere. Beh, non è tutto, ma non è neppure poco, se ci riferiamo a un paese ( il nostro) dove anche a sinistra si fa fatica ad accettare che esistano le coppie gay, e abbiano dei diritti. io sono sempre contenta di vedere le fiction americane, quando le cose vanno diversamente. Una donna Presidente da noi? Nell’anno 3000 forse, scommetto che alle prossime primarie del centro sinistra non ne vedremo mezza. perchè sono liberal sì, non ricca, ma liberal; e perchè in fondo continuo a pensare che questi Stati Uniti, con tutte le loro contraddizioni, sono ancora un paese in cui mi piacerebbe vivere, almeno per un po’. infatti domani ci vado. Buone vacanze. Ah, un po’ troppo rifatta la giornalista e mi ricorda troppo Californication, e un po’ patatoso il fratello buono con compagna anoressica..ma simpatico e irritante the President, e strarifatta come uno zombie la madre di lei..e triste grandiosa Vanessa. Inutile è vero l’esperto dei numeri ma serviva per ricordare che Ohio virginia e texas sono feudi repubblicani. Ciao

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  19. A me la serie piace. Se interessano gli argomenti politici, le dinamiche politiche, le strategie etc. la serie le racconta abbastanza bene. E’ all’interno di D.C., come dire una serie sui meccanismi di potere a Roma (se qualcuno avesse il coraggio di farla da noi in Italia, per dire), con dei personaggi che non sono mai solo luce o solo ombra ma mescolano caratteristiche positive a caratteristiche negative. Gli attori non mi sembrano fuori luogo e la serie mi sembra ben scritta. Ad ogni modo, è una mini-serie, finirà presto – il 19 agosto – (e tra l’altro sul vostro sito mancano ancora le recensioni agli ultimi due episodi), quindi chi non l’apprezza potrà impegnarsi a vedere qualcos’altro.

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  20. Margot ha scritto:

    sul vostro sito mancano ancora le recensioni agli ultimi due episodi […] chi non l’apprezza potrà impegnarsi a vedere qualcos’altro

    beh direi che ti sei risposta da sola

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  21. Leggendo le ultime recensioni e non solo questa di questa serie mi sto facendo l’opinione (e più ne leggo e più si radica) che i recensori stiano diventando degli “stronzetti” (ok, non è personale.. chiaro.. solo per incasellare) con la puzza sotto il naso
    A loro volta i commentatori (in linea generale) sono divisi in due: pro e contro.
    Nello specifico: o mi aspetto molto poco io dalle serie (tutte, estive e non) o si aspettano troppo i recensori (estive e non). Questo uso eccessivo del bisturi mi sta dando un po di noia.
    Prevengo chiunque sta già pensando “smetti di leggere”: scrivo ciò perché ho larga stima di quello che i recensori hanno fatto in passato, di come abbiano migliorato questo sito e dell’approccio più professionale che è stato messo. In particolare sull’ultimo punto mi pare davvero si stia eccedendo nella critica. Magari voi (recensori) vedete una puntata di una serie più di una volta ma io sono un semplice consumatore: guardo, se mi piace continuo. Così è stato per Political Animals.
    Di recente ho cominciato ad usare solo quella barra laterale in home con l’elenco dei pilot: leggo, vedo, continuo o scarto.
    Spero con tutto il cuore che questa mia sia intesa nel senso che vuole essere ovvero la possibilità di rivedere meccaniche che forse non sono percepibili dall’interno del gruppo dei recensori.
    Se poi continuerà a non mi piacermi più ciò che scrivete posso sempre non leggere più ma sarebbe un vero peccato perché fino a 6 mesi fa mi divertivo.

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  22. Caro Angelo, noi non facciamo nulla di diverso da quello che facevamo un mese fa, sei mesi fa, un anno fa o tre. Vediamo una serie e ne parliamo liberamente, dicendo quello che pensiamo. Ci sono prodotti che ci piacciono, prodotti che non ci piacciono, prodotti che piacciono ad alcuni di noi e fanno schifo ad altri. Voglio entrare nel merito dell’uso della “stronzetti” perché manifesta un’incomprensione di fondo molto frequente in questo periodo: mi accorgo sempre più spesso che chi apprezza questa o quell’altra serie che a noi non è piaciuta (e non perché ci gira così, ma per le ragioni che spieghiamo molto dettagliatamente in ogni recap) si ritrovi a prendere sul personale le critiche come se fossero rivolte direttamente a lui o a un suo famigliare. A meno che non siate tutti parenti degli autori delle serie in questione, mi sembra un approccio fallimentare. Qui si critica “qualcosa” non “qualcuno”, mentre i commentatori inaciditi invece di rispondere su quel “qualcosa” (nel caso di Political Animals nessuno finora in risposta alle nostre perplessità ha espresso un pensiero più complesso di un “mah, a me comunque piace”) mette in mezzo “qualcuno”, cioè i sottoscritti, scrivendo invece di “secondo me la serie non è scritta male per questo, questo e quest’altro motivo” qualcosa del tipo “secondo me non è la serie a essere scritta male siete voi che puzzate”. Ora, noi possiamo pure puzzare, ma questo con i difetti di Political Animals c’entra poco, a meno che la nostra puzza non abbia dato alla testa di Greg Berlanti, ma io non lo becco più alle partite di calciotto da qualche annetto ormai quindi me ne tiro fuori.

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  23. Giovanni,
    chiedo scusa a te o a chiunque altro si possa essere sentito offeso dall’uso della parola da me utilizzata in modo improprio anche se non inteso. Ho cercato di specificare, pur volendo essere breve, che non era da intendere in modo personale ma se così è stata intesa è di certo una colpa da addebitare allo scrivete e me ne assumo la responsabilità. Pur cui, ancora una volta, vi chiedo scusa.
    Se il lavoro che facevate in passato non è cambiato rispetto a come lo fate ora, è evidente che ho preso un abbaglio colossale. Forse sono cambiato io e non mi piace più quello che mi piaceva sei mesi fa: il mondo non gira intorno a me ma nella mia percezione si.
    Ancora una volta chiedo scusa per l’uso della parola offensiva.
    Vi auguro buon lavoro.

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