henry v

The Hollow Crown – 1×04 – Henry V

Thea Sharrock non finge di ignorare che in “Henry V” dirige l’uomo che è riuscito a sottrarre a gattini e forme femminili il predominio sul tumblr, dal canto suo Mr. Hiddleston è sufficientemente intelligente, talentuoso e grato per le conferme che riceve sul suo fascino da non cadere nella trappola del senso di colpa evitando ruoli che sottolineino tanta avvenenza. Tale stato di cose è perfettamente sintetizzato dalle parole della regista:

” I’ve got Tom Hiddleston playing Henry V. I don’t want a bowl haircut, I want him looking good! So, you know, I want him in delicious, kind of tight fitting leather jackets. Yeah! That’s what I want. Because I want people to look at it and want to keep watching. I don’t need him in tights. We can still make the point!

E noi, sentitamente, ringraziamo. Ma l’immortale Bardo può stare tranquillo, l’ultimo capitolo dell’Enriade rende giustizia al testo trasmettendo l’epicità, la poesia del grande re cristiano a cui ha regalato da proferire alcune tra le parole più memorabili della sua opera, anche se le scelte operate dalla regista sono discutibili in più di un punto. La sequenza d’apertura ci mostra quello che nel testo shakespeariano è l’inizio dell’ Henry VI. Visivamente l’impatto è notevole, il carico emotivo posto fin dalle prime inquadrature si ricongiunge istantaneamente al Let’s talk about graves and epitaphs di Richard II sottolineando la lezione che Henry apprenderà conversando – sotto mentite spoglie – con i suoi uomini, ovvero l’essere egli stesso uomo tra gli uomini. Ma racchiudere l’intera vicenda con le esequie che segnano non solo l’inizio ma anche la fine del racconto sottrae pathos a quello che c’è nel mezzo lasciando una sensazione di vaga inutilità.

Anche in questa trasposizione lo spettatore è preso per mano e condotto all’interno della narrazione dal Coro. Di nuovo, scelta opinabile: per quanto sia un piacere ascoltare la voce di John Hurt risultano fuori luogo le esortazioni formulate specificatamente per il pubblico del teatro, o per il lettore. La trasposizione televisiva è tale quando il testo viene adattato, declinato secondo le opportunità che il mezzo offre e poi, perché mai dovrei sentire esortata la mia immaginazione a collaborare quando in realtà le immagini del racconto scorrono effettivamente davanti ai miei occhi? John Hurt sarebbe stato impiegato meglio se avesse fatto parte degli “happy few”.

Sir Laurence Olivier e Kenneth Branagh, i termini di paragone ricorsi con maggiore frequenza, scelsero di rivolgere il celebre monologo di San Crispino all’intero esercito. Thea Sharrock e Tom Hiddleston hanno preferito rendere il momento più intimo attenendosi in modo letterale  al “we few”. Ma il punto della scena è la capacità di Henry V di muovere gli animi verso la battaglia come se andassero incontro al perfezionamento del volere di dio. La battaglia che stanno per affrontare legherà tutti loro per sempre, il più umile soldato sarà al pari dello stesso re in nome del sangue versato: sono in numero più che sufficiente per procurare un doloroso lutto all’Inghilterra, ma sono anche in numero bastante per non desiderare di condividere la gloria con nessun altro se l’impresa sarà compiuta. Tom Hiddleston convince e commuove quando sembra affidare le parole direttamente al volere di dio, meno quando si rivolge ai band of brothers: in quel momento nessuno degli attori è in grado di mutare significativamente la propria espressione a sottolineare il cambiamento prodotto dai versi del re, ogni cenno di consenso dei vari York, Exeter, Westmoreland non restituisce forza emotiva alla carica di Henry, piuttosto ne sottrae.

Certo, l’atto conclusivo di The Hollow Crown definisce la figura di Henry quindi è Tom Hiddleston a dover reggere il peso dell’intero film. No King of England, if not King of France: è questa la sfida. Nella prima parte dell’ Henry IV è Hotspur l’antagonista da battere per riaffermare il diritto di successione non solo per nascita ma anche per valore, nella seconda parte è Henry IV, il re padre, a essere metaforicamente l’antagonista: il nuovo re deve togliere la corona al vecchio. Nella chiusura del ciclo non c’è più una persona fisica a definire Henry, così come non c’è un attore a confrontarsi con Tom Hiddleston: la conquista della Francia è la forma materiale dell’idea di grandezza a cui è chiamato ad adempiere Henry, i “mostri sacri” contro i quali deve misurarsi la bravura di Tom Hiddleston non hanno più la forma fisica di attori della caratura di Jeremy Irons ma la consistenza volatile dei monologhi di Shakespeare. Come Henry V riesce ad avere ragione dell’esercito francese così Tom Hiddleston riesce  a toccare le corde giuste in ogni momento chiave: dal “once more unto the breach, my dear friends, once more” che porta all’infervorante “cry God for Harry, England and St.George!” fino all’atto conclusivo con Kate quando la vittoria è assicurata e il piglio del condottiero cede il passo all’impaccio del corteggiamento, passando per ogni singolo confronto con l’araldo Montjoy che incontro dopo incontro muta l’attegiamento di sufficienza in deferenza trovando le parole del re espressione di grandezza e valore.

Quattro stelle e mezzo a un’opera che sicuramente non si esaurisce in un paio di visioni ma che avrebbe dovuto beneficiare di un cast maggiormente incisivo sul versante inglese. Al contrario perfetto il casting per i cugini d’Oltremanica, così come ottima è la resa dei contrasti tra la corte britannica e quella francese: la prima austera, dinamica e improntata all’azione –  Tom Hiddleston è sempre in movimento impegnato a cavalcare, incitare, brandire spade e scagliare frecce, perfino quando prega non riesce a tener ferme le mani – la seconda rimanda a un’idea di mollezza in un contesto reso con toni delicati e pastello in cui è l’immobilità, soprattutto quella del monarca Carlo VI sul trono, a regnare compiaciuta.

Si parla già di un altro ciclo Shakespeariano prodotto dalla BBC, se la linea continua a essere questa non c’è che da sperare.

  

Note

  • Coro apocrifo: “Take that, Odin.”
  • Lambert Wilson, il Merovingio di Matrix, interpreta Carlo VI.
  • Insieme a Wilson altri due attori francesi ricoprono il ruolo dei cugini: Edward Akrout è il Delfino, Melanie Thierry è Kate.
  • Caro duca di York interpretato da Peter Joseph, io ti capisco, davvero, ma avresti dovuto preparare almeno un’espressione di riserva oltre al “guardo Tom a occhi spalancati“.

Mara R.

Whedonverse.

9 Comments

  1. Ottima recensione, complimenti!
    Ho apprezzato quest’ultimo capitolo della saga shakespeariana targata BBC, che ha saputo attualizzare l’Enrico V e dargli un’identità più dinamica, eroica, senza eccedere nella pomposità (Mi è piaciuto il discorso di San Crispino fatto proprio a quattro persone contate e anche più commosso, triste)
    L’anno prossimo Hiddleston va nell’angolo della carampana di corsa! Con la scusa di questa bellissima quadrilogia, possiamo inserire anche lui, grande attore dal fascino magnetico.

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  2. finalmente è arrivata! adesso puoi leggere la mia :):
    http://firstimpressions86.blogspot.it/2012/07/the-hollow-crown-1×04-henry-v.html
    http://serietv.cinefilos.it/enrico-v-hollow-crown-1×04-recensione-16054
    come noterai siamo un po’ in disaccordo stavolta, perché la scelta di aprire subito col funerale del re come a segnarne l’inevitabile mortalità a dispetto delle sue grandi imprese mi è piaciuta molto e poi la voce di John Hurt(per quanto effettivamente sia un peccato averlo a disposizione e utilizzarlo off screen) è da brivido :)
    ho apprezzato la scelta di puntare tutto sull’umanità del re, ha dato all’opera un approccio nuovo e meno celebrativo del solito, per quanto io sia DEVOTA all’Enrico V di Branagh…
    sul Duca di York ci sono state parecchie polemiche, non legate alle sue qualità recitative( discutibili è vero, il mio amore va al Duca di Exeter)ma al fatto che abbiano scelto un attore di colore per un ruolo e un periodo storico inappropriato,cosa già successa con richard II…

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  3. … è “once more unto the *breach*” :-)
    Per il resto, grazie per la copertura di questo ciclo, che ha conosciuti momenti alterni come sottolineato anche da voi, ma che in generale, direi, ha convinto e portato magari qualcuno in più a confrontarsi con questi testi, abbastanza poco rappresentati qui da noi.

    Ben fatto voi, e ben fatto loro :-)

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  4. @ Kiki May:
    Grazie! Sabato sera mi sono sentita orfana di Shakespeare e dei tweet da signorina buonasera di Tom…

    @ Giulia:
    Bellissima, è proprio nello spirito del coro apocrifo!

    @ziadada
    grazie mille, ho corretto subito :)

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  5. @ Alessia:
    Il funerale del re è stato un momento emozionante e non c’era necessità di riproporlo anche nel finale. Per il resto sono d’accordo, ho apprezzato anch’io la scelta intimista, in più di un punto ho avvertito il nodo alla gola e sono contenta che la Sharrock si sia staccata dal tradizionale Enrico arringatore delle truppe.
    Ps ho letto – finalmente – la tua recensione che ho apprezzato soprattutto per le differenze.

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  6. L’ho adorato. Punto. E Tom Hiddleston, divino in tutte le sue forme, fa un lavoro perfetto nel caratterizzare un Enrico V (probabilmente il più epico tra i personaggi di Shakespeare) in maniera meno epica (appunto)del solito.

    Tra l’altro ho visto quest’ultimo episodio di The Hollow Crown dopo aver visto l’Henry V interpretato da Jaimie Parker al Globe, qui a Londra. E devo dire che mi sono piaciuti tutti e due immensamente poichè sono entrambi riusciti a sfruttare appieno i punti di forza del proprio mezzo rappresentativo. Ho apprezzato tantissimo che il discorso di San Crispino sia state reso più intimamente sullo schermo, quanto il fatto che invece l’Henry V del Globe si rivolge costantemente a tutto il pubblico, in mezzo al pubblico, il quale si ritrova a urlare “God for Harry, England and Saint George” manco fosse veramente alla battaglia di Agincourt (be’, io perlomeno ^^). In conclusione, se vi è piaciuto questo Henry V e foste di passaggio a Londra, vi consiglio di andarlo a vedere anche al Globe (va in scena fino al 26 Agosto). Sono certa che ne apprezzerete le differenze.

    Quanto al ciclo di The Hollow Crown in generale, a me è piaciuto tantissimo, compreso Richard II, nonostante sia considerato quasi unanimemente il più debole dei 4 episodi (d’altra parte è anche il più difficile da rappresentare). Quindi applausi a tutti quanti: registi, attori (mostruosi) e, ovviamente, al grande Bardo ;)

    P.s. Solo un piccolo appunto alla recensione, per il resto impeccabile. E’ “Cry God for Harry, England and Saint George”, non Henry. Lo so che è una cavolata, ma è una cosa che ho sempre notato perchè Harry è il modo affettuoso con cui vengano chiamati gli Henry della famiglia reale inglese, tra cui l’attuale Principe Harry (il cui vero nome è appunto Henry) ;)

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  7. @ Bow Tie:
    Grazie per la precisazione e per la testimonianza di prima mano – che ti procura la mia invidia! – dell’HenryV di Parker.

    Il ciclo di THC è stata un’esperienza televisiva bellissima. RicharII è il momento in cui viene chiesto di più allo spettatore in termini di concentrazione, tempo, conoscenza della lingua (non è risultato facilissimo da seguire neanche per molti madre lingua) e culturale personale, ma questo testimonia solo quanto rispetto e stima ci sia stato per il pubblico.

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  8. @ Mara R.:
    Perfetta anche l’analisi del Riccardo II.
    E comunque, per chi superava quello scoglio c’era poi in premio Tom Hiddleston! Il che mi sembra un buon incentivo ;)

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