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The Big C – Stagione 3

Per cercare di comprendere questa problematica e a tratti caotica terza stagione di The Big C, dobbiamo innanzitutto provare ad inquadrarne le tematiche fondanti e i vari messaggi che gli autori hanno voluto lanciare. Lo spunto narrativo della serie, il cancro diagnosticato alla protagonista, è servito non solo ad affrontare il tema della morte e della malattia, ma in generale a parlare di quello “strano gioco chiamato vita”. Nelle prime due stagioni, l’impianto dramedy era riuscito a pennellare perfettamente una visione della vita dolceamara, a tratti assurda e surreale, fatta di risate come di pianti, di ricerca della felicità, di nuovi incontri e di perdite devastanti.

La seconda stagione ci aveva lasciati in sospeso con una scena altamente simbolica: la maratona di Cathy fatta in onore del suo “compagno di neo” si era conclusa poco prima del traguardo finale, dove i morti erano venuti ad attenderla assieme ai vivi. E tra le “anime” dei morti vi era anche quella di un Paul sperduto, che in quel preciso istante era a terra, in seguito ad un arresto cardiaco.

Questa terza stagione inizia facendo un deciso passo indietro, in maniera piuttosto furba ma anche intelligente. Nelle primissime sequenze gli autori ci prendono un po’ in giro, mostrandoci Cathy bere alcolici in un locale, facendo finta di chiamarsi Alexis e e di essere rimasta vedova. Ma al suo ritorno a casa scopriamo che in realtà Paul è vivo e vegeto, con un defibrillatore cardiaco impiantato sottopelle e dotato di telecomando in caso di emergenza (che nel corso dell’intera stagione sarà al centro di alcune scene assurde e spassose). Paul è effettivamente morto, ma solo per una manciata di secondi, durante i quali ha visto la “classica” luce bianca, e un suo vecchio e defunto amico che lo ha “rimandato idietro” sulla terra. Potrà sembrare una anche piuttosto banale scelta di comodo – e lo è – ma credo che alla fine sia stata la mossa migliore possibile. Eliminare Paul avrebbe comportato una perdita troppo grande per lo show, e tornare ad un nuovo equilibrio sarebbe stato molto difficile. Il finale della scorsa stagione, inoltre, non perde eccessivamente in termini di impatto, in quanto la questione dell’infarto diviene fondamentale per lo sviluppo della trama e delle tematiche.

Seguendo lo schema che vede corrispondere ad ogni stagione una delle cinque fasi dell’elaborazione del dolore – abbiamo già visto la fase della “negazione” (quando Cathy rifiuta di sottoporsi a delle cure e non rivela alla famiglia di avere il cancro) e della “rabbia” (vista più come una “lotta” di Cathy contro la malattia) – questa terza stagione dovrebbe affrontare la fase della “contrattazione”. Il cancro di Cathy è in remissione, e ciò la porta a pensare al futuro in maniera più vasta, fin troppo direi. Dopo essersi ricordata in un momento epifanico di quanto era stata felice da neo mamma, Cathy decide – in maniera del tutto irresponsabile – di adottare un bambino. Finora la ricerca della felicità della protagonista era stata – per quanto mi riguarda – molto ben realizzata, ma stavolta gli autori si sono lasciati decisamente andare, forse in mancanza di idee forti (o idee in generale). Cathy inizia a staccarsi da Adam – giustamente contrariato – e da Paul – non troppo convinto – per rincorrere questo sogno egoistico e sciocco, finendo per farsi illudere e truffare da una coppia che fingeva di aspettare un bambino e accettava con falsa reticenza di farsi aiutare economicamente. L’idea di far allontanare Cathy dal resto dei personaggi, in maniera anche fisica nel finale di stagione, è decisamente rischiosa, soprattutto senza la certezza di avere in mano una quarta stagione. Nel caso di un probabile rinnovo, potrebbe preparare a sviluppi interessanti, introducendo bene la fase della “depressione”, ma nel caso della cancellazione ci troveremmo tra le mani un finale fin troppo problematico.

I personaggi si trovano a vivere in un mondo sempre più grande e bizzarro, soprattutto Sean e Paul. Il primo si trova casualmente a condurre, con sorprendente successo, una linea telefonica “hot” per soli uomini, appropriandosi dell’identità fittizia di Willy (Victor Garber), da cui sarà stalkerato. In seguito deciderà di uscire con un suo cliente, facendo conoscenza della moglie e instaurando una piccante relazione a tre, prima di essere scaricato. Paul, invece, comincia a tenere un blog dove parla della sua vita e della sua esperienza “mistica”, incontrando un forte riscontro di lettori solo grazie alla spinta promozionale di Joy, una “life coach” diabolica e tentatrice, che non mancherà di sedurlo e di portarlo con sé in tour puntando sulla catch phrase (carina ma dopo un po’ abbastanza tediosa) “Flip that switch!”

Tutta la stagione è un gioco di identità, di ruoli, di ricerca personale e sperimentazione. Andrea, dopo aver riscoperto le sue radici africane in Ghana, inizia a farsi chiamare Ababou, e in seguito diventa l’assistente di Paul, salvo poi licenziarsi rabbiosamente. Adam, dopo aver scoperto sul blog del padre delle varie relazioni extra-coniugali dei suoi genitori, aderisce ad un gruppo cristiano, dove incontra una ragazza dalle strane regole in fatto di sessualità. In seguito trova la fede e con essa la convinzione di ritrovare i suoi genitori in paradiso, qualunque cosa accada. Cathy, vestendo i panni di Alexis, prova ad essere una donna forte e senza paura. Paul, dopo aver visto la “luce”, non ha più alcuna paura di morire. 

Purtroppo, probabilmente anche in relazione al numero limitato di episodi (ridotto a dieci), sembra spesso di assistere ad un “calderone di idee” (quasi tutte potenzialmente buone, tranne quella del bambino), buttate un po’ alla rinfusa. Anche la morte di Joy (investita da un autobus), per quanto in linea con lo spirito della serie (casualità, humor nero), ma appare forzata e “conveniente”. Potremmo dire che il tono della serie, da leggermente surreale e dark, diventa in certi momenti inverosimile e confuso, quasi cartoonesco, anche se per fortuna rimangono momenti più riusciti e poetici.

I due episodi finali della stagione sono ambientati a Puerto Rico, dove Paul  sostituisce la defunta Joy nel suo tour. Paul rivela a Cathy di conoscere la sua doppia identità e di aver pensato ad andare a letto con Joy, segnando così la definitiva separazione tra i due. Durante un’escursione subacquea, Cathy – che aveva da poco ricevuto notizie poco confortanti riguardo al suo cancro – si allontana dal gruppo (così tanto da far gridare alla forzatura) e viene raccolta dalla rete di Angel, un pescatore dal buon cuore. Mentre Sean (suo “dive buddy”) inizia a preoccuparsi e a sentirsi in colpa per non averla tenuta d’occhio, Cathy prova a comunicare con il pescatore, e finisce per legare con lui. Le loro scene servono anche per far fare a Cathy una sorta di monologo esplicativo, fornendo una blanda giustificazione per la sua successiva decisione: una volta tornata sulla terraferma – infatti – Cathy vede un mucchio di famiglie frustrate e pensa bene di sparire insieme ad Angel, partendo verso l’isola di Esperanza.

Un finale forzato e confuso per una stagione altrettanto caotica, dove a fallire è principalmente il personaggio di Cathy, le cui motivazioni sono espresse in maniera molto altalenante. Ma il vero punto debole è di natura emozionale: anche se non mancano alcuni passaggi intensi, non si riescono a creare, come in passato, dei veri e propri momenti “strappalacrime”. In generale la stagione funziona molto meglio come comedy, e viene salvata dalle ottime interpretazioni di tutto cast. A questo punto non posso fare altro che sperare in una continuazione, poiché questa serie – dopo due ottime stagioni iniziali – non merita una fine del genere.

Danilo Conti

Alias Dextha. Nato a Palermo, vive a Roma, perennemente distratto e con la testa tra le nuvole. Gli piace leggere e scrivere, ascoltare musica e vedere dozzine di film e serie tv. Ama il modo di fare televisione negli Stati Uniti, motivo per cui è costantemente "sintonizzato" oltreoceano. Ha scritto un romanzo di fantascienza, dal titolo Dio 2.0.

24 Comments

  1. Questa stagione non è piaciuta molto, ho trovato Cathy a tratti insopportabile, le sue azioni mi sono sembrate guidate completamente dal caso e dalla follia. Per non parlare del finale che ho odiato quasi interamente. Intanto mi ha dato un fastidio tremendo l’assurdità delle premesse nella parte di Cathy, praticamente lei, che non ha mai fatto sub, si allontana dal gruppo di circa 12 miglia e incappa in un pescatore in mezzo al mare, sulla cui barca non c’è una radio vhf?! E come se non bastasse è stronzissima con lui, ma del resto lo è stata per tutta la stagione.
    Spero che col ritorno della malattia di Cathy, la quarta stagione torni ai fasti delle prime due.

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  2. Io non sono d’accordo. a me la serie è piaciuta come le altre due. intensa drammatica e folle.Ma come pensate si possa reagire davanti alla notizia di morire? Elaborando con ragionevolezza? ma per favore. Cathy è grande proprio perchè contraddittoria e vitale, fino all’ultimo: perchè l’ultimo sta per arrivare, non c’è scampo a un melanoma al quarto stadio. va bene la scelta dell’adozione sarà egoistica ma è anche un disperato tentativo di restare aggrappati alla vita e di dare ancora qualcosa a qualcuno. E anche l’incontro col pescatore Angel è simbolico, non va cercata la concretezza logica: un angelo, una sorta di angelo custode e la speranza ( illusoria), sono quello che ti rimane se non vuoi farti fuori tu prima che lo faccia la malattia.

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  3. Paola ha scritto:

    va bene la scelta dell’adozione sarà egoistica ma è anche un disperato tentativo di restare aggrappati alla vita e di dare ancora qualcosa a qualcuno.

    Nello specifoco, un probabile grosso trauma infantile per il povero bambino adottato! Perché non restava aggrappata alla sua di vita?

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  4. Concordo, terza stagione assolutamente inferiore alle prime, splendide, due.
    Poco emozionante e, cosa peggiore, zeppa di storyline senza senso che nemmeno convergono nel finale.
    Finale tremendo, raramente ne ho visto uno più insipido.

    Super delusione (anche se alcuni episodi mi sono piaciuti e gli attori sono bravissimi) per quello che mi riguarda visto che è uno dei miei show preferiti.

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  5. Perchè Danilo, quando stai per morire non credo fai cose molto logiche. hai avuto degli amici malati? I miei Si autoconvincevano che stavano bene, che sarebbero guariti, ti aggrappi a un delirio,a un’illusione..quindi ti dico anche come psicoanalista, che nella pulsione di Cathy c’è la fantasia di vivere attraverso la vita di qualcun altro. e magari questo bambino sarebbe comunque stato accolto da Paul, dal fratello dalla ragazza nera, da chissà quali e tante famiglie che per fortuna ci costruiamo nella vita.
    E il finale io non lo trovo affatto tremendo..come potevano chiudere? Con la vita? no perchè Cathy muore..con la morte? No, perchè abbiamo diritto a illuderci finchè siamo vivi..

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  6. Paola ha scritto:

    Perchè Danilo, quando stai per morire non credo fai cose molto logiche. hai avuto degli amici malati?

    Tra parenti e amici di famiglia, purtroppo sì. Alcuni sono morti, altri sono ancora in vita. Ma non mi va di parlarne.
    Al massimo si può comprendere (nel senso di capire razionalmente) il comportamento di Cathy in questa stagione, ma io non mi sognerei mai di giustificarlo per via della malattia.
    Che fine avrebbe fatto il bambino non lo so (ricordiamoci che neppure Paul se la passa molto bene in quanto a salute), ma di sicuro il gesto di Cathy è da irresponsabili. Un figlio lo aveva già, poteva aggrapparsi alla sua di vita.

    P.S. Chi sarebbe il “fratello della ragazza nera”?

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  7. Che cagata!

    Scusate il franesismo ma ci voleva. Ho adorato le prime due stagioni ed ho sperato fino a l’ultimo che questa risalisse, invece niente.

    Vai Cathy, vai. Vai con Angeal e non tornare più!

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  8. Il bambino sarebbe restato con Paul col fratello, con la ragazza nera (scusa deve esserci stato un lapsus). se stai per morire hai il diritto anche di esagerare. Anzi, per la verità ce l’hai sempre.
    Spero forse non ci sia una quarta serie perché veder morire cathy mi darà molto dolore. E credo sia anche difficile per laura l. Interpretare ancora una parte cosi’ traumatica. Per cui anche io concordo con chi dice vai kathy addio vai e non voltarti indietro, fino a quando volerai via.

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  9. paola ha scritto:

    se stai per morire hai il diritto anche di esagerare. Anzi, per la verità ce l’hai sempre.

    Dipende. Se in questo esagerare coinvolgi altre persone, devi stare molto attento/a. E il fatto di stare per morire non ti autorizza/giustifica a fare quello che ti pare.

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  10. Ho atteso con smisurata ansia questa terza serie, davvero,contavo i giorni quasi,non vedevo l’ora di riprovare quelle emozioni fantastiche delle prime due stagioni,quelle puntate memorabili, come il finale della prima stagione, dove passavi dal ridere a crepapelle al piangere disperata senza neanche accorgertene! Questa maledetta malattia che mi ha portato via la mamma, trattata in maniera quasi ironica,davvero un capolavoro…poi è arrivata la prima puntata…e ho pensato..va beh..sarà l’inizio,aspetta…così la seconda,la terza..alla quinta ci speravo ancora,ma il finale di stagione ho aspettato tipo due settimane prima di vederlo..io che di solito dopo un giorno ero già li a guardare la puntata!
    Delusissima davvero,di tutta la stagione salvo solo Paul alle prime puntate con Andrea che per sbaglio fa partire la scarica elettrica, le telefonate hot di Sean e…mmmm..vediamo…..BASTA!
    Spero davvero non finisca qua,xchè cmq se lo merita un finale di serie degno dell’inizio!

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  11. E allora Dexta, io penso che in questo caso non avrebbe nuociuto a nessuno, e ho già spiegato perchè. meglio un bambino in orfanotrofio di uno che sperimenta una buona madre, che lascia dietro di sè qualcosa di grandioso almeno per un periodo della propria vita? Non credo, anche perchè il bambino avrebbe comunque avuto una famiglia per sempre..Paul e zio, e fratello e “sorella”. Ovviamente, that’s my opinion, personale ma anche lavorativa. Certo, anche come psicoterapeuta infantile, non tutti sono d’accordo con me, ci sono colleghi miei che sicuramente lo sarebbero con te..

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  12. Paola ha scritto:

    E allora Dexta, io penso che in questo caso non avrebbe nuociuto a nessuno, e ho già spiegato perchè. meglio un bambino in orfanotrofio di uno che sperimenta una buona madre, che lascia dietro di sè qualcosa di grandioso almeno per un periodo della propria vita? Non credo, anche perchè il bambino avrebbe comunque avuto una famiglia per sempre..Paul e zio, e fratello e “sorella”. Ovviamente, that’s my opinion, personale ma anche lavorativa. Certo, anche come psicoterapeuta infantile, non tutti sono d’accordo con me, ci sono colleghi miei che sicuramente lo sarebbero con te..

    Ma il ragionamento di Cathy non era quello – positivo – che fai tu; lei era pronta a mettersi in “gara” con una (inesistente) giovane coppia. Non è che il bambino sarebbe rimasto in un orfanotrofio altrimenti, anzi, metteva in pericolo il bambino per eventuali problemi di salute di Paul (che aveva appena avuto un serissimo infarto).

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  13. E poi gli orfanotrofi non esistono più!

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  14. paola ha scritto:

    Spero forse non ci sia una quarta serie perché veder morire cathy mi darà molto dolore. E credo sia anche difficile per laura l. Interpretare ancora una parte cosi’ traumatica. Per cui anche io concordo con chi dice vai kathy addio vai e non voltarti indietro, fino a quando volerai via.

    Su questo concordo, devo dire che da una parte penso che la quarta stagione servirebbe per concludere la serie che se parla di cancro deve arrivare fino in fondo, insomma per complettezza, però sotto sotto spero che lo lascino così, con questo come finale.

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  15. Cara bella donna, gli orfanotrofi esistono eccome. Si chiamano solo in un altro modo..ma signori vi rendete conto che state contestando i comportamenti di una persona che sta per morire? paul poi sopravvive sicuro e si sarebbe tenuto il bambino, o il fratello con nuova compagna, o qualcun altro di una affettiva se pur sballata famiglia..ma non è che ci stiamo attaccando a sto fatto per non parlare della morte? Per non parlare cioè del fatto veramente traumatico della serie, ossia l’affrontare il tabù della morte in una maniera così diretta?

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  16. Paola ha scritto:

    ma signori vi rendete conto che state contestando i comportamenti di una persona che sta per morire?

    Te lo ripeto: non è che se una persona sta per morire è (moralmente) legittimata a fare quello che le pare. Se poi stai parlando in termini di credibilità del personaggio, quello è un altro paio di maniche (ma il tuo sembrerebbe un discorso generale).

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  17. Ma andiamo avanti ancora molto? Mi sembra di aver espresso chiaramente il mio punto di vista. Non siamo d’accordo, amen. Mi sembra abbastanza sterile come polemica alla fine, anche perchè credo distragga dal tema principale della serie: la morte.

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  18. Paola ha scritto:

    Ma andiamo avanti ancora molto? Mi sembra di aver espresso chiaramente il mio punto di vista. Non siamo d’accordo, amen. Mi sembra abbastanza sterile come polemica alla fine, anche perchè credo distragga dal tema principale della serie: la morte.

    Non sono d’accordo! XD Per me il tema della serie sta nell’elaborazione della morte e – conseguentemente – della vita (con annessa ricerca di senso, di “pienezza”, di “radici” e di felicità), le scelte che si fanno in vita contano eccome, e visto che grandissima parte della stagione ha visto Cathy impegnarsi in questo progetto dell’adozione, non credo sia affatto sterile o fuori luogo starne a parlare.

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  19. La morte non è elaborabile. E’ un fatto misterioso e terribile, e basta.Almeno la propria ( ma anche quella delle persone molto molto vicine). E dobbiamo per forza essere d’accordo sul fatto che la scelta di vita , questa scelta di vita, non fosse adeguata? per me lo era, per le ragioni che ti ho già detto, e con ciò direi che basta. non tanto perchè sia fuori luogo quanto perchè avrei anche altre cose da fare. Almeno finchè sono in vita, tra cui organizzarmi le vacanze, finchè le avrò. E penso che passerò proprio per il Missisipi. Non è ambientata lì questa fiction? In effetti di questo non sono sicura..

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  20. Salve ragazzi!
    Scusate, ma dove avete visto la terza stagione? Io ho concluso la seconda questa settimana su foxlife!
    Grazie infiniteee

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  21. La quarta stagione di The Big C chiuderà la serie e sarà composta da 4 episodi di un’ora (l’equivalente di otto episodi normali). Vedremo se sarà una mossa azzeccata o meno.

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  22. Buonasera, ma è in programma una quarta stagione o tutto rimane sospeso così?

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  23. Alexis ha scritto:

    Buonasera, ma è in programma una quarta stagione o tutto rimane sospeso così?

    Sì è prevista una quarta e ultima stagione formata da quattro episodi di un’ora

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  24. Concordo dalla prima all’ultima parola!
    (Ad eccezione di “intelliggente”…)

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