The-Newsroom-recensione

The Newsroom – 1×01 – We Just Decided To

Quando è esplosa la Deepwater Horizon, una piattaforma petrolifera al largo del Golfo del Messico, io lavoravo nella redazione di un quotidiano online. Certo, siamo in Italia e non negli Stati Uniti, dovevamo basarci più su ciò che si trovava su internet che su fonti dirette – lo so, grande delusione, nessuno di noi aveva una cugina di primo grado alla BP pronta a prendere il telefono e offrirci informazioni riservate di sua spontanea volontà –, ma se ridimensionate tutto su una scala molto minore la concitazione che segue l’arrivo di una notizia, prima apparentemente piccola, poi più grande, poi capace di travolgerti con gli aggiornamenti successivi, è proprio quella descritta dal pilot di The Newsroom.

Anzi, diciamo, dalla parte buona del pilot di The Newsroom. Perché il resto non funzionava, o funzionava male, o faceva acqua qui e lì.

Scusate, dimenticavo il solito riassunto preventivo per gli alienati sociali, quella gentaglia che pretende di avere una vita e che non sta su internet 24/7: The Newsroom è la nuova serie di Aaron Sorkin, uno sceneggiatore alfa che ha fatto cosette tipo The West Wing, Studio 60 e che ha recentemente vinto un Oscar con The Social Network. Uno di quegli uomini capaci di seminare un po’ di fanatismo in giro, per intenderci. Tornando in tv dopo la dolorosa cancellazione di Studio 60 Sorkin, notoriamente appassionato di politica, attualità, gente che parla e cammina ma, soprattutto, i dietro le quinte di qualsiasi cosa, decide di mostrarci come funziona un notiziario via cavo. La storia: Will è un anchorman che è riuscito a costruire la sua notorietà rinunciando a idealismi e qualità per non schierarsi mai e allargare così la sua fetta di pubblico, ma durante un dibattito ha un cedimento e si lancia in un lungo monologo che viene bollato come sconvolgentemente antinazionalista, bollino che gli americani mettono a tutto ciò che non ha un orgasmo alle parole “Stati Uniti”. Al rientro in ufficio scopre che la sua vecchia squadra ha approfittato del momento per abbandonarlo visto che, a quanto pare, è un capo insopportabile. Torna quindi la sua executive producer di qualche anno prima, un’idealista appena diventata eroina del giornalismo sul campo, che puntando un po’ su trascorsi personali, un po’ su dolenti tasti professionali, riesce a fargli fare il notiziario del secolo battendo tutti gli altri canali nel parlare del disastro della BP. Anf. Ora commentiamo.

Cosa non funzionava?

Il monologo iniziale. Sarà che non sono americana e non mi interessa esserlo, quindi quella sconcertante dichiarazione sugli Stati Uniti che non sarebbero il paese più grande al mondo, seguita da sguardi sconvolti del pubblico manco guardasse uno che schiaffeggia dei gattini, non è riuscito a dare la propulsione iniziale alla mia visione. Anzi, ha come ucciso l’entusiasmo, la curiosità. Il protagonista si sente braccato, sconvolto dalla sua incapacità di difendersi col paraculismo che gli è solito; io mi sono sentita annoiata, perplessa, un filo delusa da questa becera esposizione di banalità come fosse la verità rivelata. Ciò che doveva sembrare un insulto alla nazione assomigliava più a un pippone nazionalista mascherato da cinismo e disillusione. È il grande evento che scuote l’anima di Will, mi rendo conto, ma doveva scuotere anche la mia. E non l’ha fatto.

Regia e musichine di sottofondo. So che non è stata solo una mia impressione, quindi ve la butto lì: in almeno due o tre scene mancava poco che partisse il tema di Titanic. La musica contribuisce, insieme a una regia che, per cordialità verso il regista (lo stesso di Superbad, Adventureland e Paul), mi limiterò a definire poco ispirata, a dare al prodotto un retrogusto estetico di vecchio. Certo, è tutto più splendente e patinato rispetto a Sports Night, ma in più punti sembra di guardare la stessa cosa.

È tutto troppo spiegato, che da un lato ci sta, è pur sempre un pilot, dall’altro un po’ meno: lasciateci immaginare qualcosa! Nello scambio tra Mackenzie e Will viene detto con una certa decisione che ritenere i cittadini americani stupidi è un errore, eppure l’episodio talvolta sembra sostenere il contrario. Perché far dire subito a Mackenzie che Jim vorrà provarci con Maggie? Perché mostrarci che era proprio lei la donna che, dal pubblico, mostrava a Will la risposta? Senza contare le mille volte in cui viene sottolineato che il pubblico di Will è numeroso (perché lui non prende posizione), che lui e Mackenzie hanno avuto una storia, o le continue allusioni più o meno esplicite con cui ci viene spiegato che Mackenzie è la più coraggiosa giornalista di guerra dell’universo conosciuto e anche di Pakistan e Afghanistan, su cui facciamo ancora un po’ di confusione. Aaron, con affetto: dacci il beneficio del dubbio, e se non agli Stati Uniti almeno al pubblico HBO. Sappiamo mettere in ordine le dodicimila trame di True Blood nonostante i continui tentativi di Alan Ball di far suicidare il nostro cervello, possiamo tollerare che lasci elementi di ambiguità nelle tue trame.

Siamo tutti molto bravi. Tipo, voi l’avreste stimata di meno Mackenzie se non le avessero dato una coltellata alla pancia? Io no, e temo di aver appena detto qualcosa di antinazionalista. Ok, va bene, lamentarsi perché i personaggi di Sorkin sono bravissimi nel loro lavoro è come lamentarsi dei dialoghi veloci: se sai chi è lui, sai anche a grandi linee cosa ti troverai davanti. Il mio timore è che questa volta si sia scelto un ambito di discorso che lascerà poco spazio alle sue già rare zone grigie. La Casa Bianca era una sparata talmente alta da permettere di trattare il tema quasi con leggerezza; Studio 60 era ambientato pur sempre dietro le quinte di un varietà comico, e questo aiutava a non prendersi troppo sul serio. Ma col giornalismo è possibile? Quotidianamente sotto gli occhi di tutti, con un’influenza diretta sulle nostre vite e troppo spesso piegato al cliché del giornalista eroe che sfida potere e avversità, temo che pur comunicando cause giuste si tracci di quel mondo, attraverso la scrittura di Sorkin, un quadro o bianco o nero. È forse la ragione per cui il personaggio che ho apprezzato di più è stato quello di Don: arrogante, ottuso, antipatico incarna alla perfezione ciò che diventi quando devi seguire imprevedibili aggiornamenti per ore di fila, dormendo poco e mangiando male, con la pressione costante dell’errore dietro l’angolo e la consapevolezza che ascolti in meno (o lettori in meno) possono costare il posto a te o ai tuoi colleghi. Don non stava facendo lo stronzo come la sceneggiatura sembra farci credere, stava facendo il suo lavoro. E spesso, spessissimo, una notizia che sembra niente è semplicemente quello: niente.

Cosa funzionava?

I dialoghi. Veloci, brillanti, magari non sempre (o mai) credibili ma di grandissimo intrattenimento, gli scambi di battute promessi dallo stile Sorkin sono sempre una garanzia. Ci sono anche un paio di scene in cui la gente parla e cammina, roba da far avere un orgasmo simultaneo a tutti i fan in platea.

Il ritmo. Che no, non è (solo) una conseguenza dei dialoghi e, a parte inizio e fine episodio, regge a meraviglia tutto l’apparato. Pur consapevole di tutti i difetti descritti sopra, sono rimasta incollata allo schermo per l’ora e un quarto di durata del pilot, e un’ora e un quarto è tantissimo. Troppo, forse: ha permesso qualche ridondanza che con un quarto d’ora in meno si poteva evitare. Ma è innegabile che la scrittura di Sorkin sa reggere una scena come poche altre al mondo.

Il cast. Attenzione: gli attori, non i personaggi, che ancora scricchiolano di quella bidimensionalità tipica degli episodi pilota. Ho adorato rivedere Alison Pill (In Treatment) e Dev Patel (Skins), sono già innamorata dell’insopportabile Jim Harper (sarà forse per l’assonanza con il Jim Halpert di The Office?) e sia Jeff Daniels che Emily Mortimer hanno fatto un lavoro grandioso. Unico appunto: un Sam Waterson ancora troppo macchiettistico, per i miei gusti. Lavoriamoci, che il materiale c’è tutto e se questa serie non saprà regalarmi personaggi memorabili pretenderò indietro i miei soldi!

Riassumendo.

Uno sceneggiatore come Sorkin, su un canale come la HBO, doveva darmi tutto. Ma proprio tutto! Sorpresa, esaltazione, ansia, tifoseria scatenata, colpo di fulmine istantaneo con personaggi estremamente tridimensionali. Sono delusa in primo luogo perché questo non è successo, ma dire che boccio completamente il pilot o che molte sue parti non mi abbiano dato di cui pensare sarebbe una drammatica menzogna.

Chi crede nel rapporto diretto tra la qualità di un popolo e la qualità di ciò che consuma, in termini di cultura, società, intrattenimento, attualità, ma anche cibo e aria, non può che dare per scontato il messaggio di The Newsroom. Infondo è ciò che ci diciamo sempre dell’offerta televisiva italiana: anni di qualità al ribasso hanno impigrito il pubblico che ora, di fronte a un prodotto innovativo o qualitativamente superiore allo stacchetto della velina di turno, si spaventa e cambia canale, incentivando quella brutta spirale che spinge i produttori a investire poco e in roba brutta.

Mi pesa di più ciò che The Newsroom non dice, e che mi auguro venga approfondito nei successivi episodi. Sembra che si debba passare, senza vie di mezzo, dal prodotto di informazione integerrimo a quello paraculo e pieno di fregnacce. La verità, per chi cerca di stare a galla offrendo un prodotto decente, è che i servizi sui gattini salvati dai pompieri servono a pagare gli approfondimenti sulle piattaforme petrolifere in fiamme, che alla maggior parte dei cronisti non diverte dare notizie del cazzo, siano o meno appena tornati dal Medio Oriente, ma devono perché sono quelle che ti mettono il pane in tavola e ti danno il respiro necessario per poterti occupare di temi più complessi.

La grande notizia ti salva la giornata, è vero, ma non sono tante le grandi notizie: se un uragano devasta gli Stati Uniti tutti vogliono sapere cosa sta succedendo e offrendo un servizio completo e puntuale (soprattutto puntuale), ricco di informazioni affidabili e ben documentate, riuscirai forse a ritagliarti una fetta importante di pubblico. Ma cosa succede quando non c’è l’uragano? Quando la notizia importante è che stanno ammazzando bambini in Nigeria e al 90% non del pubblico, ma del tuo pubblico, non importa affatto? Puoi farci sopra un servizio coi controcazzi, ma se la gente cambia canale che succede del tuo tg di qualità? Direte: c’è sempre una notizia da raccontare. Vi rispondo: no, non sempre, o non grossa abbastanza. Non significa che improvvisamente si debba smettere di fare giornali e telegiornali bene, ma che talvolta per fare i numeri richiesti da un malvagio editore o produttore, i numeri concessi per stare a galla, ci si ritrova a sperare che un terremoto colpisca il Giappone. Per fare un esempio.

Il pilot è stato concitato e divertente nella parte di montaggio del servizio, e capisco la necessità di aprire col botto, ma mi auguro che i prossimi episodi si occupino anche di quelle giornate estive che sembrano morte, in cui sei lì lì per pagare uno stragista pur di avere qualcosa da scrivere: non è grande spettacolo, mi rendo conto, ma se l’obiettivo enunciato nel pilot è che basterà la qualità a salvarci mi aspetto, proprio dal punto di vista narrativo, che si affronti anche il suo più grande ostacolo.

Visto che inizialmente questa recensione doveva scriverla Giovanni e visto che non concordiamo sul giudizio generale gli ho chiesto di scrivere qualche paragrafo da incollare in coda a questo articolo, in modo che possiate scegliere in quale opinione rispecchiarvi di più.

Il mio veloce commento a quanto visto nel pilot può riassumersi in 3 semplici punti:

  1. Sorkin scrive di supereroi. I suoi personaggi vivono nel mondo reale, ma non sono persone comuni, sono superumani, e ciò che li rende superumani non è tanto il lavoro che fanno ma come lo fanno. Lavorare al meglio delle proprie possibilità è ciò che ti rende un supereroe, è questa la filosofia dietro ogni opera di Sorkin, da The West Wing a Studio 60 on the Sunset Strip, e come in tutte le storie di supereroi c’è sempre di mezzo il potere: politico, mediatico. Come in tutte le storie di supereroi i grandi difetti della sfera personale e privata vengono colmati dai superpoteri professionali. Come in tutte le storie di supereroi a volte il realismo è sacrificato per il bene del racconto. Will McAvoy è un supereroe, Mackenzie MacHale è una supereroina, il loro mantello il giornalismo e la loro Metropolis è l’America. È un approccio alla narrazione che può non piacere, che si può rifiutare, ma che è assolutamente legittimato dal punto 2.
  1. Sorkin sa scrivere, cazzo. Perché riuscire a tenere il ritmo alto e a infondere spettacolarità a 72 minuti filati di gente chiusa in una stanza che parla in un crescendo di suspance che manco un film d’azione, beh, per farlo devi saper scrivere, cazzo. E Sorkin sa scrivere. Battute già sentite? Può darsi. Dinamiche riciclate? Anche. Presentazione di eventi non credibile? Possiamo discuterne. Ma se sai tessere i fili del racconto in modo da ipnotizzare lo spettatore per l’intero arco della puntata, allora hai vinto. E poi dall’esplosione del pozzo di petrolio in poi si parla di alta televisione. Punto.
  1. Sorkin scrive un prodotto mainstream per un pubblico di nicchia. Questo si ricollega direttamente al punto 1: The Newsroom è una serie che potrebbe benissimo andare in onda sulla NBC, con le sue ingenuità, la sua retorica, ma anche con la sua grande apertura al pubblico e la sapienza del grande sceneggiatore di presentare personaggi e conflitti in una sola scena. È un approccio particolare a un prodotto per un canale via cavo tuttavia coerente con lo stile di racconto Sorkiniano, in grado di rendere uno scambio di battute più cruento di una sparatoria. Non mi sarei aspettato nulla di diverso da Sorkin e sono molto contento che la HBO non gli abbia forzato la mano imponendogli quote tette o quote fuck varie, abbracciando invece lo stile Sorkin. “Let Sorkin be Sorkin”, parafrasando il motto di Leo McGarry per Jed Bartlet in The West Wing.

Morale della favola: The Newsroom per me è un sì. Se poi si sputtana nel giro di quattro episodi amen, ma di certo è l’appuntamento televisivo dell’estate 2012.

Nota: la pubblicazione di questo articolo è stata ritardata dal precariato, quindi non prendetevela con me ma con la società tutta, con la crisi economica e, se siete quel genere di persone, con le cavallette.

Chiara Lino

Ero Bab, poi ho cambiato idea. Nervosa, indisponente e spesso gratuitamente crudele, ama la fotografia e la tortura psicologica. Ah, e gli elefanti. Adesso scrivo anche qui, sempre di tv americana ma in un modo un po' diverso.

40 Comments

  1. Io dico che è presto per dare un giudizio completo,ma il pilot mi è piaciuto.
    L’inizio col botto ha forse voluto dare un segnale forte già dall’inizio,dove, sinceramente, nemmeno a me fregava un granché del fatto che gli Usa non sono il più grande Paese del Mondo,ma mi ha preso.
    Poi ottima gestione della storia del disastro ambientale:mi ha catturato al punto che mi sembrava di viverlo in diretta,con tutto quel susseguirsi di notizie.
    Come dici tu,bisognerà vedere cosa accadrà quando le notizie non arriveranno:sicuramente ci saranno delle puntate in cui nel Mondo non succederà nulla.A quel punto forse riusciremo a capire il vero potenziale di questa serie.

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  2. Se Chiara ha messo la sua asticella della aspettativa sulla luna penso non sia colpa di Sorkin. Se Chiara ha una esperienza di una newsroom differente non è detto che tutte le newsroom siano uguali.
    A me è piaciuto tutto e sono pronto a scommettere su nine seasons.
    Rispetto l’opinione di Chiara ma non la condivido.

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  3. Concordo in parte.
    Ho riscontrato alcuni dei tuoi stessi problemi guardando questo pilota.
    Punti in accordo, la colonna sonora onnipresente e quasi fastidiosa, gli spiegoni su Mackenzie buona, brava, bella ma sopratutto “hey ha anche beccato una coltellata”, grande gigantesco NO.

    Per il resto secondo me funziona più o meno tutto, mi ha preso, il monologo iniziale c’era, forse non ha la stessa presa su un pubblico europeo ma per una grossa fetta di pubblico americano, sentirsi dire che “l’America non è il miglior paese del mondo” ha un certo impatto.
    Sono curiosa di vedere come gestiranno la stagione, come hai detto tu, fare un telegiornale ad effetto quando hai la big news è un conto, mantenere un livello qualitativo alto quando c’è magra è tutt’altro, promosso con riserva per quanto mi riguarda.

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  4. Io invece concordo. Il discorso iniziale e tutta l’atmosfera creata l’ho trovata al limite del comico involontario. I personaggi tranne il protagonista piatti (vogliamo parlare del personaggio che dovrebbe essere buffo e simpatico e quindi fa il suo ingresso inciampando a terra, ovvio !!!). Non vi sono sfumature, sottotesti, i dialoghi non sono mai stati in serie di Sorkin così pretenziosi. Senza contare alcune inesattezze storiche evidentissime sulla vicenda del petrolio.
    I persoanggi intelligenti e arguti sono un’altra sua caratteristica, ma in West Wing risultavano veri, questi risultano solo finti, delle figurine messe lì per pronunciare la Sorkin-idea della settimana sul caso di cronaca. Questa era “ecco cosa pensa Sorkin della tragedia del golfo del Messico” , la prossima sarà “ecco cosa pensa Sorkin della situazione egiziana”. Che va pure bene se non ti scordi che sei anche sceneggiatore e che tutto il resto va reso appetibile e ci sono altre cose da curare. A sto punto che scrivesse un bel documentario!
    Per concludere mi sembra scritto da un fan di Sorkin che imita Sorkin esasperandone tutte le sue caratteristiche. Se guardate i talk show delle tv via cavo americane (john stewart per dire uno) di cose coraggiose, vere e intelligenti ne dicono a palate, senza tutto la retorica patriottica che questo prodotto cerca di nascondere (male). Per me bocciatissimo.

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  5. Angelo ha scritto:

    Se Chiara ha messo la sua asticella della aspettativa sulla luna penso non sia colpa di Sorkin.

    Se Sorkin si fosse risparmiato quel certo numero di sceneggiature che, pur con tutti i se e i ma stilistici del caso, rasentavano la perfezione, io non avrei messo l’asticella così in alto. Quindi sì, per me è colpa sua :D

    Angelo ha scritto:

    Se Chiara ha una esperienza di una newsroom differente non è detto che tutte le newsroom siano uguali.

    Verissimo, infatti mi pare di aver sottolineato tutti i distinguo del caso. Eppure:
    – che sia la fonte stessa a contattarti (non una, ma due!) è a dir poco improbabile a meno che non ci sia un interesse specifico a far trapelare una notizia. Due esponenti di due aziende in un momento di grandissima crisi che contattano un reporter è fantascienza fatta male.
    – le notizie sono notizie per tutti, le agenzie di stampa quelle sono e se tu non hai nulla di interessante sul tuo monitor è improbabile che a venti come a mille km di distanza ci sia invece una notizia bomba al giorno. Io ho provato a trasmettere una certa atmosfera trasversale, non volevo certo dire che tutte le newsroom sono uguali.

    Il rispetto è reciproco, ma ci credo di più se non parti subito dicendo che le basi del mio ragionamento sono assurde. Parliamone, siamo qui per questo.

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  6. sara881 ha scritto:

    Senza contare alcune inesattezze storiche evidentissime sulla vicenda del petrolio.

    Ho voluto evitare di aprire quel capitolo per questioni di lunghezza della recensione e mio estremo ritardo, ma ottima annotazione: possiamo parlarne nei commenti.

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  7. Qua c’è tutto
    http://swampland.time.com/2012/06/26/hey-aaron-sorkin-your-lame-show-got-the-bp-spill-backwards/?iid=sl-main-mostpop1

    Ma da questo punto di vista Sorkin ha sempre detto che non vuole che le sue opere vengano prese come scienze esatte, ma che si tratta solo di sue visioni e di come vorrebbe che funzionassero le cose. E che quindi per arrivare ad esprimere tali concetti e idee spesso si può forzare anche un po’ la realtà.
    Il punto è certa gente che dopo aver visto questa puntata “Oh mio Dio!, questo è giornalismo, altro che Barbara D’urso e Bruno Vespa”. Cioè Grazie al cavolo!
    Hai fatto bene tu a far notare l’utopismo di certi passaggi. Che però ripeto lo stesso Sorkin e il primo a riconoscerli come tali.

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  8. sara881 ha scritto:

    Che però ripeto lo stesso Sorkin e il primo a riconoscerli come tali.

    Lo stesso Sorkin ha detto, rispondendo alle critiche di scarso realismo, «Il mio liceo non era esattamente come Glee». Ho evitato di inserirlo nella recensione perché mi pareva un colpo basso, ma Aaron, dai, dev’essere quello il termine di paragone? Glee? Davvero?

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  9. Chiara Lino ha scritto:

    Lo stesso Sorkin ha detto, rispondendo alle critiche di scarso realismo, «Il mio liceo non era esattamente come Glee». Ho evitato di inserirlo nella recensione perché mi pareva un colpo basso, ma Aaron, dai, dev’essere quello il termine di paragone? Glee? Davvero?

    Era una risposta ironica a una domanda (ancora più ironica) di Stephen Colbert. Non la si può prendere troppo sul serio dai.

    A me questo The Newsroom è piaciuto un casino comunque.

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  10. @ Chiara Lino:

    Invece ti dirò lo trovo intelligente come paragone. Glee rappresenta una realtà scolastica che concordiamo tutti è completamente fuori dai reali canoni di un liceo americano. Ed è lampante e lo comprendiamo tutti.
    Sorkin fa una serie tv ambientato in una Newsroom e tutti fanno di ogni frase l’analisi grammaticale non considerando nemmeno per un secondo che possa trattarsi comunque anche in questo caso di messa in scena. Però sono aspettative che crea lui alla fine e là cantano e ballano e certo no nti aspetti nient’altro, se scegli di fare una serie così ancorata alla realtà di questi tempi, ambientata nel mondo del giornalismo, se forzi molto la realtà ovvio che hai una attenzione e una pretesa diversa da parte di pubblico e critico.

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  11. sara881 ha scritto:

    Sorkin fa una serie tv ambientato in una Newsroom e tutti fanno di ogni frase l’analisi grammaticale non considerando nemmeno per un secondo che possa trattarsi comunque anche in questo caso di messa in scena. Però sono aspettative che crea lui alla fine.

    verissimo, io infatti non critico lo stile Sorkin in sé. Temo solo, come ho scritto, che abbia scelto un ambiente che non gli dà l’occasione di bilanciare quella sua tendenza al supereroismo.

    Shonenbat ha scritto:

    Era una risposta ironica a una domanda (ancora più ironica) di Stephen Colbert. Non la si può prendere troppo sul serio dai.

    Infatti l’ho detto che sarebbe stato un colpo basso :)

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  12. fuckthemummies 30 giugno 2012 at 14:34

    Un pilot di una bruttezza e di un vecchiume sconcertanti, a partire dalla musica, credò che non farò neanche lo sforzo di proseguire con il secondo episodio. Ma non poteva restarsene alla NBC o dov’era, invece di occupare palinsesto prezioso?

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  13. Per me è sì a spaccare. Chiaramente il monologo iniziale, per noi europei che sappiamo da sempre che l’America non è il miglior paese del mondo, non ha lo stesso effetto che può avere sugli americani cresciuti a pane, stelle e strisce e “location location location”, ma devo dire che vedere un americano dire ciò che io sostengo da sempre mi ha dato molta soddisfazione. Ci sta anche la seconda parte più retorica e patriottica perchè McAvoy è un idealista disilluso, la cui ripresa dipende da un’altra idealista che però non rinuncia alle sue idee ed è effettivamente convinta che gli USA possano ritornare il più grande paese del mondo. Non si tratta di retorica, gli Americani sono fatti così, sono dei fomentati con la bandiera a stelle e strisce nel cervello, è ciò che gli ha permesso di diventare i migliori praticamente in tutto ed è anche ciò che li rende ciechi ai propri difetti e arroganti fino a farsi odiare da tutti. Poi come avete già detto, nei lavori di Sorkin, sono tutti supereroi, lo sappiamo e quindi amen.
    Riguardo al colpo di culo del nuovo assistente di produzione, lo ha detto lui stesso, è semplicemente il più grosso colpo di culo della sua vita, ma lui è stato abbastanza bravo da sfruttarlo, non mi sembra un buco nella trama o qualcosa su cui ci sia bisogno di discutere.
    La colonna sonora onestamente non l’ho nemmeno notata tanto ero avvinto dalla narrazione, quindi io mi schiero con Rei e dico che questo pilot è veramente una cosa grossa.

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  14. A me questi pilot è piaciuto. Da fan di Sorkin ho amato il ritmo e i dialoghi e la gente che cammina e parla e onestamente ci vedo del potenziale. Ovviamente ho notato anche io alcuni dei difetti citati nella recensione, in particolare riguardo ad alcuni dialoghi fin troppo didascalici, ma credo che tali difetti siano stati amplificati dalla durata dell’episodio, che se fosse stato più corto di 10 o 15 minuti forse sarebbe stato meglio.
    Io sono comunque fiduciosa, anche se le reazioni della critica ai prossimi episodi non sono incoraggianti, perchè non posso non dare fiducia ad uno come Sorkin, e spero non mi smentisca.
    Riguardo ai personaggi, volevo spendere due parole su Maggie, quella che forse mi è piaciuta di meno: troppo, troppo stereotipata, la sua caratterizzazione l’ho trovata la più forzata di tutte (ed è dire molto, visto che comunque i personaggi al momento sono tutti decisamente bidimensionali).
    Nonostante tutto comunque, questo pilot mi ha tenuta interessata ed attenta dall’inizio alla fine e non vedo l’ora di andare avanti.

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  15. Molto d’accordo sul problema non irrilevante dell’estetica e delle (orrende) musichette di sottofondo. Anche la stessa sigla è moscia non poco. In generale la mancanza di Schlamme si fa sentire (ma perchè hanno smesso di lavorare assieme quei due?).
    Quanto al resto, invece, non vedo i margini per grandi critiche, di là da ciòche può piacere o meno. Il fatto che non sia troppo realistico, per quanto mi riguarda, non è altro che un bene. il punto interessante, più che la scelta delle notizie,mi pare il modo in cui si sceglie di darle. Il treno su cui salta Sorkin alla fine è quello della differenza tra fare informazione e riportare una notizia; rispetto a quello che dice Chiara io ci vedo comunque la possibilità di bilanciare la tendenza al supereroismo dei personaggi, perchè quello del “fare informazione” sembra più un limite a cui avvicinarsi faticosamente, e questo può prevedere un sacco di variabili, di dubbi morali etc. I personaggi devono essere fighi nelle serie di Sorkin, ma lo sono per la loro intraprendenza, per la capacità di osare e ragionare con la propria testa piuttosto che lasciarsi masticare dal corporativismo, per la lealtà che antepongono alla carriera. La coltellata nella pancia può essere un mezzo passo falso ma non compromette tutto il resto. Personalmente adoro Sorkin perchè (opinabilissimo lo so) trovo che incarni l’ideale liberal epurato dal disincanto cinico e dalla rassegnazione postmodernista. Ci sono ancora dei valori, una tensione etica possibile, ed è bello vederlo in televisione.

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  16. concordo sulla questione monologo iniziale: siamo europei e certe cose ci fanno ridere moltissimo, ma gli americani ci credono davvero per cui credo che la retorica di quel pezzo sia altamente scusabile.
    Per il resto io l’ho trovato un gran pilot, ritmo intenso al cardiopalma fino alla fine e il piattume dei personaggi non mi ha dato eccessivamente fastidio un po’ perchè ero talmente presa dalla storia da non far caso a nient’atro, un po’ perchè Will sovrastava tutti totalmente. Certo, bisognerà vedere se tiene sulla lunga distanza!

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  17. Ragazzi ci siamo fatti SEI stagioni di Lost.
    A mio parere se le cose non sono aderenti la realtà non è che poi me ne importi un granché, per quello uso wikipedia o altre e più autorevoli fonti.
    Ora che mi viene in mente mi sono anche fatto una stagione di Flash forward. Voglio dire: devo confrontare FF con The Newsroom? Per me è stato un ottimo pilot anzi un grande pilot. La prossime due o tre saranno le più dure.
    @ Chiara
    Non mi permetterei di dire che le basi del tuo ragionamento sono assurde perché in materia sei di gran lunga più competente di me e questo è oggettivo, volevo solo dire che io non ci ho trovato tutti questi difetti e che la tua aspettativa era settata estremamente alta. Peró ho avuto la tentazione di commentare con solo “Chiara ha sbroccato di brutto” ma non l’ho fatto :D

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  18. Angelo ha scritto:

    Voglio dire: devo confrontare FF con The Newsroom?

    No, non devi. Ma puoi confrontarlo con West Wing, Studio 60, The Social Network… giusto per citare i tre titoli di Sorkin più noti. Ed è su quelli che basavo le mie aspettative. Poi, ovvio, lavorare nel mondo del giornalismo mi ha spinta a notare cose diverse che (sono sincera) mi fa piacere scoprire che il “grande pubblico” non ha notato.
    Angelo ha scritto:

    “Chiara ha sbroccato di brutto” ma non l’ho fatto

    beh grazie, saperlo mi rincuora :D

    pemf.bolloso ha scritto:

    Riguardo al colpo di culo del nuovo assistente di produzione, lo ha detto lui stesso, è semplicemente il più grosso colpo di culo della sua vita, ma lui è stato abbastanza bravo da sfruttarlo, non mi sembra un buco nella trama o qualcosa su cui ci sia bisogno di discutere.

    Mettiamola così: c’è un terremoto terribile, tu per salvarti corri sul balcone, fai un triplo salto mortale e durante la caduta acchiappi al volo un neonato che sta cadendo dal palazzo di fronte. Alla fine commenti che è stato il colpo di culo più grosso della tua vita: questo lo rende un gesto credibile?
    Sono stata sollevata nel notare che la scrittura rilevasse quella piccola assurdità di trama, ma non è bastata a giustificarla. se quel quarto d’ora in più l’avessero usato per farci vedere Jim che si sbatteva a cercare una fonte, invece di ripeterci dodicimila volte le cose che già avevamo capito dall’inizio, avrebbero aggiunto punti credibilità senza togliere punti eroismo.

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  19. Jeanne ha scritto:

    Quanto al resto, invece, non vedo i margini per grandi critiche, di là da ciòche può piacere o meno. Il fatto che non sia troppo realistico, per quanto mi riguarda, non è altro che un bene. il punto interessante, più che la scelta delle notizie,mi pare il modo in cui si sceglie di darle. Il treno su cui salta Sorkin alla fine è quello della differenza tra fare informazione e riportare una notizia; rispetto a quello che dice Chiara io ci vedo comunque la possibilità di bilanciare la tendenza al supereroismo dei personaggi, perchè quello del “fare informazione” sembra più un limite a cui avvicinarsi faticosamente, e questo può prevedere un sacco di variabili, di dubbi morali etc. I personaggi devono essere fighi nelle serie di Sorkin, ma lo sono per la loro intraprendenza, per la capacità di osare e ragionare con la propria testa piuttosto che lasciarsi masticare dal corporativismo, per la lealtà che antepongono alla carriera. La coltellata nella pancia può essere un mezzo passo falso ma non compromette tutto il resto. Personalmente adoro Sorkin perchè (opinabilissimo lo so) trovo che incarni l’ideale liberal epurato dal disincanto cinico e dalla rassegnazione postmodernista. Ci sono ancora dei valori, una tensione etica possibile, ed è bello vederlo in televisione.

    Sono estremamente d’accordo con te, su tutto, ma non vedo contraddizione tra ciò che dici e le mie critiche. L’intenzione è ottima (altro motivo per cui le mie aspettative erano così elevate) e la serie può diventare grande, anche se avrà il coraggio di riconoscere gli ostacoli meno mitologici della professione, ma secondo me il pilot non ha funzionato.

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  20. Secondo me l’approccio non realistico poteva essere apprezzato se la serie avesse raccontato fatti non realmente accaduti. Per dire West Wing trattava appunto fatti verosimili con un presidente verosimile ma inventati (o al limite liberamente ispirati a fatti veri). Invece questa serie è strettamente ancorata al mondo che ci circonda e questo sinceramente mi farà stare molto attenta su come tratteranno le cose. Come se in Homeland anzichè mettere nel ruolo di nemico il più pericoloso terrorista islamico un tizio fittizio avessero messo Bin Laden in persona. Ovvio che la critica è più attenta a come tratti certi argomenti e le libertà che ti prendi nel raccontare i fatti hanno più peso.
    Secondo me l’idea di “come deve essere il giornalismo” e tutti i concetti legati ad esso che la serie voleva trasmettere potevano benissimo essere resi anche con fatti fittizi. C’era veramente bisogno di inserire fatti reali e combinare alcuni pastrocchi per poi difendersi con “Si, però non prendetemi alla lettera, è sempre una fiction!”.

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  21. Per me… proprio no. Non mi è piaciuto e il realismo non c’entra niente con questo.

    Vedendo tutte le recensioni negative, speravo di poter dire “secondo me è bello, ma non si mettono nella prospettiva giusta per apprezzarlo”, come a volte accade. Invece no, anche per me è una delusione. Poi magari nemmeno io riesco a cogliere l’impostazione mentale giusta, infatti spero di ricredermi e sono contenta per quelli che l’hanno apprezzato.

    L’inizio e il finale li ho trovati orribili. Proprio nell’area dell’inguardabile. Non so che effetto avrebbe su un americano l’inizio (mi auguro che nemmeno loro siano messi così male, ma chissà), ma io devo dire l’effetto che fa a me, altrimenti non sarebbe la mia opinione. La rivelazione finale manco la commento. Ho abbastanza detestato anche tutto il bel discorsone che Mackenzie fa a Will circa a metà. Dire “non mi piace perché è ingenuo” sarebbe riduttivo, perché non è solo questo il punto. Ci però vedo proprio un insieme di difetti e limiti non compensati a sufficienza dai pregi. Oltre all’ingenuità*, ci vedo anche banalità, vaghezza, discorsi troppo espliciti e con troppa intrusione dell’autore, musichette tremende. Lo stato delle notizie prima della “rivoluzione” e la portata innovativa di quest’ultima non mi sembrano resi in modo abbastanza efficace.
    La patina zuccherosa che permea tutto non aiuta, ma non è quello il punto.
    Non mi è piaciuto nemmeno il tempismo con cui è arrivata la notizia del grande disastro (proprio mentre Mackenzie stava facendo quel discorso) e il culo incredibile di Jim. Le coincidenze improbabili sono molto diffuse nella fiction, in questo caso però mi sembra che, come aggravante, semplifichino ulteriormente un tema trattato già così in modo semplicistico.

    Mi è piaciuto il fatto che abbiano mostrato come nelle discussioni Don tende a cercare l’appoggio di un terzo. Forse è il momento più sottile nella caratterizzazone di un personaggio che ho visto nella puntata. In generale, la parte più riuscita sono i dialoghi su questioni lavorative non strettamente politiche. Peccato che Mackenzie mi sembri fastidiosamente Mary Sue, quindi le scene in cui lei è un elemento centrale non mi piacciono, visto che cercano con troppa insistenza di dirmi che lei è una Donna Strafiga e Perfetta. Il problema non è che tutti i personaggi sono eroi, ma che in un contesto già eroico di suo lei è di un supereroismo del tutto sbilanciato anche rispetto agli altri personaggi.
    Ho trovato carina la scena della messa in onda della notizia, probabilmente anche per la sua natura stessa.
    In generale, qualche battutina qua e là mi è piaciuta.

    E’ un po’ come se fosse venuto a mancare quella dose di ispirazione e di equilibrio in più che invece mi rende piacevole la visione di The West Wing. (Preciso che comunque non sono particolarmente fan di Sorkin).

    *Per “ingenuità” nell’accezione negativa del termine non intendo l’ottimismo. Quello, in un contesto di show cupi e cinici come quelli della HBO, poteva anche essere una variazione piacevole. L’ingenuità di cui parlo è il dire cose scontatissime come se si stesse facendo un’acutissima rivelazione. Ma come ho già detto, il problema non è nemmeno solo lì.
    Per rispondere a un pezzo di una recensione positiva di Matt Zoller Seitz…

    polemic about what’s wrong with America and American media and how they could be fixed if we’d just find our moral compass, or what’s left of it, and quit being slaves to ratings, profits, and cheap cynicism.
    If you rolled your eyes at that last sentiment, The Newsroom isn’t worth your time.

    No, non sono tra quelli che alzano gli occhi al cielo davanti a queste cose. Non è questo il punto.

    Ammetto però che non mi sono particolarmente annoiata (a volte perché certe cose le ho trovate talmente brutte da non annoiarmi, ma a volte anche per altri motivi) e che il ritmo c’è.

    2,5/5

    Rispondi

  22. Chiara Lino ha scritto:

    Mettiamola così: c’è un terremoto terribile, tu per salvarti corri sul balcone, fai un triplo salto mortale e durante la caduta acchiappi al volo un neonato che sta cadendo dal palazzo di fronte. Alla fine commenti che è stato il colpo di culo più grosso della tua vita: questo lo rende un gesto credibile?
    Sono stata sollevata nel notare che la scrittura rilevasse quella piccola assurdità di trama, ma non è bastata a giustificarla. se quel quarto d’ora in più l’avessero usato per farci vedere Jim che si sbatteva a cercare una fonte, invece di ripeterci dodicimila volte le cose che già avevamo capito dall’inizio, avrebbero aggiunto punti credibilità senza togliere punti eroismo.

    Sì vabbè dai il tuo esempio non c’entra nemmeno poco :D
    Quello che accade nell’episodio è improbabile, una serie di casi fortuiti che si incastrano ancora più fortuitamente, ma è qualcosa che potrebbe succedere. L’esempio che porti tu è una cosa impossibile, tanto valeva dicessi: “metti caso stai passeggiando da solo e ti rapiscono gli alieni e diventi famoso per essere stato il primo uomo ad aver contatti con gli extraterrestri e poi dichiari che è stato solo culo”. Ok capisco che possa non esserti piaciuta come trovata, ma non mi sembra la cosa più incredibile del mondo, nè si tratta del passaggio fondamentale dell’episodio.

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  23. sara881 ha scritto:

    Secondo me l’approccio non realistico poteva essere apprezzato se la serie avesse raccontato fatti non realmente accaduti. Per dire West Wing trattava appunto fatti verosimili con un presidente verosimile ma inventati (o al limite liberamente ispirati a fatti veri). Invece questa serie è strettamente ancorata al mondo che ci circonda e questo sinceramente mi farà stare molto attenta su come tratteranno le cose. Come se in Homeland anzichè mettere nel ruolo di nemico il più pericoloso terrorista islamico un tizio fittizio avessero messo Bin Laden in persona. Ovvio che la critica è più attenta a come tratti certi argomenti e le libertà che ti prendi nel raccontare i fatti hanno più peso.
    Secondo me l’idea di “come deve essere il giornalismo” e tutti i concetti legati ad esso che la serie voleva trasmettere potevano benissimo essere resi anche con fatti fittizi. C’era veramente bisogno di inserire fatti reali e combinare alcuni pastrocchi per poi difendersi con “Si, però non prendetemi alla lettera, è sempre una fiction!”.

    Io su questo posso anche sospendere l’incredulità e far finta che si tratti invece di fatti inventati.
    Quindi no, questo specifico aspetto non mi dà particolarmente fastidio.

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  24. AryaSnow ha scritto:

    *Per “ingenuità” nell’accezione negativa del termine non intendo l’ottimismo. Quello, in un contesto di show cupi e cinici come quelli della HBO, poteva anche essere una variazione piacevole. L’ingenuità di cui parlo è il dire cose scontatissime come se si stesse facendo un’acutissima rivelazione. Ma come ho già detto, il problema non è nemmeno solo lì.
    Per rispondere a un pezzo di una recensione positiva di Matt Zoller Seitz…

    No, non sono tra quelli che alzano gli occhi al cielo davanti a queste cose. Non è questo il punto.

    Sei riuscita ad esprimere perfettamente quello che io non avrei mai saputo scrivere, che per me è un po’ il sunto di perchè ho trovato questa prima puntata abbastanza scadente.
    Non so se sei interessata, ma è arrivato il momento che tu inizi a scrivere qualche recensione ufficiale. Se su Serialmente non è possibile potresti aprire un blog. Io ti seguirei con piacere.

    Rispondi

  25. @ Chiara Lino:
    Uhm, sarà che ormai mi sono abituata alle stelline, ma non ho capito bene che voto daresti e quanto ti ha delusa questo pilot. Nello specifico la tua critica al fatto che prendere un ambiente giornalistico e fare quello che fa sempre Sorkin non offre grandi modi per smorzare il supereroismo, se ho capito bene, mi sembra si possa disinnescare in questo modo: lasciando perdere il botto del pilot in cui non si sbaglia un colpo, tutti i personaggi presentati mi sembrano potenzialmente soggetti a errori, magari dettati dal loro stesso idealismo o dalla difficoltà nel gestire rapporti personali (anche in studoi60 come in sports night solo per prendere questi due c’erano grandi capacità intellettuali lavorative etc, ma accompagnate da immaturità sentimentale, o all’incapacità di gestire i rapporti in generale etc.). Le altre critiche che muovi (eccesso di spiegazioni, troppe coincidenze, banalità del monologo inziale, etc.) non mi sembrano così pesanti da giustificare un giudizio negativo, o almeno non completamente.

    Rispondi

  26. pemf.bolloso ha scritto:

    Ok capisco che possa non esserti piaciuta come trovata, ma non mi sembra la cosa più incredibile del mondo, nè si tratta del passaggio fondamentale dell’episodio.

    Quindi ritieni che due persone, nell’ambito della crisi più grossa che le rispettive aziende abbiano mai attraversato, plausibilmente pensino di chiamare un loro amico/parente che FORSE dopo due settimane inizia un nuovo lavoro per dargli la volata che farà svoltare il notiziario? Non è diverso da quei medical drama in cui arriva un paziente con una forma sconosciuta di tumore e casualmente, durante la crisi cardiaca che sta per ucciderlo, l’infermiere incaricato di sistemargli i cuscini trova la cura miracolosa e lo salva.
    Ripeto: il problema non è avesse la sorellona da una parte e il college buddy dall’altra, ma che siano stati loro a cercarlo. Non è più credibile del triplo salto mortale e sì, è uno dei passaggi fondamentali dell’episodio, perché ci lasciano intendere che senza quelle informazioni non avrebbero mai dato credito alla notizia.

    Rispondi

  27. BELO BELLO BELLO. Un pilot capolavoro. Non capisco come si possa disprezzare una cosa del genere…. poi tutti super condizionati dalla critica americana! Ma chissene frega della critica, che ha dato 59 a Ringer e 57 a TSC seriously??? Magari forse non hanno apprezzato la “scorrettezza” politica che c’è dietro, oppure come ha ridimensionato l’ego americano?
    Vi ricordo che Smash ottenne 79 da metacritic, non c’era una recensione su serialmente che gli dava 2 stelle? Allora lì si sbagliavano però U.U
    Mi è piaciuto dall’inizio alla fine, ottimo cast… ottimo ritmo, e cazzo Sorkin SA scrivere. Condivido in toto quello che ha scritto Rei e sinceramente Chiara, non so cosa ti aspetti da una serie tv. La luna? Bo…
    Il monologo iniziale sono stati 6 minuti da incorniciare, mi ha emozionato! E sono EUROPEO. Come si fa a riderci sopra O.O O.o per me resta un mistero… scusate l’attitudine polemica, ma certe volte quando sono totalmente in contrasto con quello che leggo, non riesco a non esprimere la mia opinione, sinceramente molto diversa

    Rispondi

  28. Ah dimenticavo, aggiungo che ADORO la sigla. Musica e immagini veramente azzeccate, era ora che tornassero gli Opening come si deve. Dopo anni di aperture alla Lost/Heroes, quest’anno Homeland e Newsroom ci hanno regalato delle sigle come si deve! Sono contento :D

    Rispondi

  29. Kar ha scritto:

    BELO BELLO BELLO. Un pilot capolavoro. Non capisco come si possa disprezzare una cosa del genere…. poi tutti super condizionati dalla critica americana! Ma chissene frega della critica, che ha dato 59 a Ringer e 57 a TSC seriously??? Magari forse non hanno apprezzato la “scorrettezza” politica che c’è dietro, oppure come ha ridimensionato l’ego americano?
    Vi ricordo che Smash ottenne 79 da metacritic, non c’era una recensione su serialmente che gli dava 2 stelle? Allora lì si sbagliavano però U.U

    Sì, la recensione era mia :D
    Kar, ci sono volte in cui si è d’accordo con la media e volte che no: si chiama farsi un’opinione propria. Non leggo mai recensioni altrui prima di scrivere la mia proprio per avere la certezza di non farmi condizionare da uno specifico articolo, ma che la critica fosse poco convinta dai primi episodi lo si sapeva da giorni prima che uscisse il pilot. Poi ragazzi, tutto il pilot di The Newsroom è un pippozzo unico sul fatto che bisogna pretendere il massimo per se stessi, da se stessi, per gli altri e dagli altri: perché io non posso applicare la stessa regola a questa serie? Perché non devo avere il diritto di aspettarmi tanto? Dammi una motivazione razionale, dimmi perché i difetti che ho trovato non potevano essere sistemati con poco, ma proprio poco.

    Rispondi

  30. Io è da un annetto che vado avanti a pane e Daily Show with Jon Stewart. Vi giuro che visti in questo contesto sia la scena iniziale che il discorso di Mackenzie non solo suonano veri quasi da far male, ma sono anche – il primo specialmente – crowning moments of awesomeness. Guardando il pilot, che mi è strapiaciuto, mi sono ritrovato più volte a pensare di stare assistendo a una versione “seria” del Daily Show per il modo in cui viene dipinto il mondo del giornalismo statunitense (una polarizzazione che esite a tutti gli effetti e si è esacerbata tantissimo negli ultimi anni). Ripeto, per me è una promozione a pienissimi voti, e spero che i prossimi episodi si manterranno sul livello qualitativo del pilot.

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  31. Non mi è piaciuto affatto. Ho trovato il monologo iniziale piatto e privo di un effettivo peso antinazionalista (ma appunto, non sono americano). Non nascondo inoltre che quando si accenna ad argomenti di attualità e/o politica le mie palpebre iniziano magicamente ad appesantirsi e gli unici modi per rimediare a questo problema possono essere:
    – Una sceneggiatura ben calibrata e capace di presentare la vicenda attraverso i personaggi e non descrivendo prima una cosa e poi di fila l’altra.
    – Un buon comparto tecnico, che qui manca: la regia di Mottola è moscia, discontinua, per nulla attenta al ritmo; il direttore della fotografia (oltre a detestare i verdi) non ha ancora deciso se adottare la tecnica del mockumentary o della ripresa classica; la colonna sonora è fastidiosa, dozzinale, quasi inutile (e va a braccetto con una sigla che nel mostrare tutto il cast intento a fare qualcosa ricorda tantissimo quella di ER).
    – Un buon cast con un lead carismatico, e sotto questa voce non me la sento di mettere una foto di Jeff Daniels. La sua interpretazione di Will McAvoy è quasi insufficiente, sembra messo lì ad urlare e sbraitare contro chiunque giusto per mettere in evidenza il suo caratteraccio. Emily Mortimer ha bisogno di una seria rispolverata.

    Ho fatto fatica ad arrivare alla fine di questo pilot, ma per assecondare il mio spirito masochista che guarda tutto fino alla fine proverò ad andare avanti. Il fatto è che spero davvero con tutto il cuore che questo The Newsroom non si trasformi subito in quella serie così così che seguo giusto per la mia Allison Pill.

    Il pilot è stato concitato e divertente nella parte di montaggio del servizio, e capisco la necessità di aprire col botto, ma mi auguro che i prossimi episodi si occupino anche di quelle giornate estive che sembrano morte, in cui sei lì lì per pagare uno stragista pur di avere qualcosa da scrivere: non è grande spettacolo, mi rendo conto, ma se l’obiettivo enunciato nel pilot è che basterà la qualità a salvarci mi aspetto, proprio dal punto di vista narrativo, che si affronti anche il suo più grande ostacolo.

    Esattamente. Ho amato la quinta stagione di The Wire anche per l’approccio utilizzato nei confronti delle redazioni giornalistiche. C’era il grande caso/fuffa della stagione (chi ha visto, sa), ma la maggior parte delle volte Simon mostrava i personaggi che faticavano a riempire una colonnetta.

    Rispondi

  32. sara881 ha scritto:

    Sei riuscita ad esprimere perfettamente quello che io non avrei mai saputo scrivere, che per me è un po’ il sunto di perchè ho trovato questa prima puntata abbastanza scadente.
    Non so se sei interessata, ma è arrivato il momento che tu inizi a scrivere qualche recensione ufficiale. Se su Serialmente non è possibile potresti aprire un blog. Io ti seguirei con piacere.

    Ehm, ho recensito per Serialmente la 1×06 di Girls, solo che mi sono firmata col nome vero.
    Comunque grazie, troppo buona :D

    Rispondi

  33. @ AryaSnow:

    Ah ok. Girls ancora non l’ho visto quindi non l’ho letta.

    Rispondi

  34. Io mi trovo un po’ a metà strada da Chiara e Giovanni, con una punta di Giulio.
    Mi aspettavo un pastrocchio retorico (perciò non mi ritengo “deluso” non avendo avuto alte aspettative), ma il ritmo della serie è invidiabile, i dialoghi sempre accesi e coinvolgenti e le questioni che solleva decisamente di peso.
    Ciò che non mi piace di Sorkin è la tendenza ai sermoni; è lui a trasparire dalle parole di ogni singolo personaggio. E’ come se Sorkin discutesse con sé stesso e questa cosa mi sa di pretenzioso. C’è da dargli il merito, però, di una sua personale poetica e uno stile riconoscibile che fanno di lui un Autore e non uno scribacchino qualsiasi. Non denigro il suo stile, semplicemente non è proprio my cup of tea.

    Ciò che non mi piace per nulla è la regia e il gusto estetico della serie, che sembra uscita dal 1993. Poi il cast non è sensazionale e non considero Jeff Daniels particolarmente carismatico. Continuerò a vederla per seguirne il percorso, anche se le storielle d’amore sembrano appiccicate tanto per fidelizzare un paio di spettatori in più e farla sembrare una “serie” invece di un’invettiva contro la disonestà intellettuale.

    Per quanto riguarda il monologo iniziale, ci vedo molto più patriottismo rispetto a quelli che urlano a gran voce la grandezza dell’America, solo più onestà e nessuna ombra di negazione.

    Poi non ho ancora capito bene l’accanimento della critica americana, probabilmente sarà più chiaro dopo i quattro episodi che hanno già visto.

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  35. Sono rimasto un po’ così così dal pilot e mi ritrovo nelle osservazioni di sara881. Tuttavia seguirò i prossimi episodi prima di mollare. Non avendo esperienza dei passati lavori di Sorkin non sapevo bene cosa aspettarmi, però quello che ho visto non mi ha convinto.I dialoghi, che dovrebbero essere il punto di forza, mi sono sembrati in più di una occasione telefonati al massimo e purtroppo ho delle riserve sul protagonista, che mi pare tutto fuorché carismatico.
    Non avevo apprezzato The Social network neanche un po’, quindi qualche riserva iniziale l’avevo, tuttavia, data l’importanza di Sorkin, aspettiamo qualche episodio prima di fasciarci la testa.

    Rispondi

  36. Ewan ha scritto:

    Io è da un annetto che vado avanti a pane e Daily Show with Jon Stewart. Vi giuro che visti in questo contesto sia la scena iniziale che il discorso di Mackenzie non solo suonano veri quasi da far male, ma sono anche – il primo specialmente – crowning moments of awesomeness. Guardando il pilot, che mi è strapiaciuto, mi sono ritrovato più volte a pensare di stare assistendo a una versione “seria” del Daily Show per il modo in cui viene dipinto il mondo del giornalismo statunitense (una polarizzazione che esite a tutti gli effetti e si è esacerbata tantissimo negli ultimi anni). Ripeto, per me è una promozione a pienissimi voti, e spero che i prossimi episodi si manterranno sul livello qualitativo del pilot.

    Idem con patate
    Ragazzi se guardaste un mesetto di Fox news, vi rendereste conto di come siano tirati su un certo tipo di americani. Una roba come il monologo iniziale gli farebbe veramente ESPLODERE IL CERVELLO.
    Mi è anche piaciuto tantissimo il “siamo riusciti a fare cose fantastiche perché eravamo informati, poi abbiamo smesso di informarci e ora sta andando un po tutto a puttane, perchè non si risolvono i problemi che non si conoscono” perché descrive benissimo uno dei grandi problemi della nostra società, un mondo sempre più connesso dove tenersi informati non è mai stato così facile, ma in cui gran parte delle persone quando va bene ha la sua fonte di informazioni sul mondo dalla Gazzetta dello sport.
    Per me voti altissimi e spero rimanga su questo livello.

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  37. L’apertura non mi è dispiaciuta come a Chiara, mi ha dato solo fastidio il fatto che fosse un’idea auto-riciclata

    http://www.youtube.com/watch?v=5zyOhZsvIzI

    Per il resto i difetti elencati ci stanno tutti ma devo dire che (come al solito) mi ha tenuto incollato allo schermo con vivo interesse. E’ una serie che, più di altre, ha bisogno delle visione delle altre puntate per essere giudicata, il setting è stato impostato, le potenzialità ci sono e potrebbe evolversi in mille maniere. Stiamo a vedere.

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  38. P.S. Rendersi conto a posteriori che il protagonista è lo scemo più scemo mi ha mandato in pappa il cervello.

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  39. Quanto mi mancavano le recensioni con cui non sono mai d’accordo.

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  40. […] che – per citare Rei – “sa scrivere, cazzo!”, chi ci “crede fortissimo”, malgrado gli aspetti negativi e chi – oltre a riconoscerle il “primato per la sigla più brutta della storia della HBO” – […]

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