downloading_the_dream_productplacement

un buon piazzamento

ho raccontato proprio qui, su serialmente, di come mi fossi imbattuto in alcune riprese del finale di stagione di alcatraz. una settimana di produzione del tutto imprevista per una serie i cui esterni erano stati interamente girati fin dall’anno prima, a san francisco. dopo la messa in onda di quell’episodio si capì quel che in realtà ci fosse dietro. si era dovuti tornare in california perché la ford aveva pagato circa un milione di dollari per un inseguimento in cui fosse coinvolta la nuova versione della mustang. l’omino della produzione che si occupa di queste cose poi nel comunicato stampa ha scritto ‘abbiamo rifatto l’inseguimento di bullit’, uno degli inseguimenti più famosi della storia del cinema. nella realtà si trattava non di un rifacimento ma di poco più che una citazione, del tutto inutile nell’economia della serie. se parliamo di economia in senso lato.

si tratta di un esempio di come la pubblicità possa influenzare la scrittura di televisiva ben al di là del semplice product placement come lo conosciamo noi, o di quello che percepiamo razionalmente durante la visione riconoscendo questo o quel marchio.

si tratta invero di processi molto più invasivi di quanto ci si renda conto.

ovviamente non tutte le serie televisive li subiscono allo stesso grado, ci sono prodotti pensati quasi esclusivamente come strumento di promozione commerciale o funzionali ad altri prodotti della rete, ci sono programmi in tal senso neutri ma che a seconda del successo che ottengono presso il pubblico che più conta [quello che compra e spende tanto], possono subire più o meno pressioni in tal senso. ci sono poi autori il cui peso contrattuale è tale che gli è permesso dire “I can say here and now, never again”. ma stiamo parlando di matthew weiner, quello che scrive mad men.

il caso più clamoroso del ‘primo tipo’ è stato las vegas, in cui oltre a essere un gigantesco spot della pro-loco, ogni episodio era il promo di un artista, di un film, di un singolo musicale, di un attore. una specie di talk show dentro la fiction la cui funzione negli anni ottanta era ricoperta da love boat. serie che guardavamo senza la malizia necessaria e soprattutto anni dopo la messa in onda originale, quanto bastava per far passare in secondo piano che straordinario mezzo di promozione televisivo fosse.

grey’s anatomy ed il csi dei tempi d’oro sono stati una vera e propria miniera d’oro per le rispettive produzioni e per ogni marchio coinvolto. negli anni dei picchi di ascolto ogni episodio di csi las vegas veniva utilizzato per lanciare sul mercato due dischi in uscita nella settimana della messa in onda e restando nell’ambito musicale grey’s anatomy riesce a mandare nella top ten qualsiasi singolo incluso nella colonna sonora di un episodio. una artista fino ad allora sconosciuta da queste parti, lenka, è entrata in questo modo nel mercato discografico americano, la canzone giusta in un momento emotivo della serie.

sfogliando l’ovvio, ci sono casi di ‘creatività’ eclatante, esemplare l’uso delle lenti di ingrandimento in csi, sempre ‘abbandonate’ in luoghi assai convenienti per il marchio di turno. immagino sia inutile dire che le auto usate in csi –miami sono lì per un motivo ben preciso, così come le immagini di transizione, degne in genere del videocatalogo di una agenzia di viaggi. minuti interi per ogni episodio di riprese aeree che sì, servono a promuovere il turismo come spesso vi siete domandati. il tornaconto sono i sostanziosi sconti sulle tasse dovute per girare all’aperto a san francisco o a new york o a miami.

ci sono poi quei casi in cui mi immagino più resistenza da parte di chi scrive, perché più intrusivi, ma che fanno registrare anche clamorose rese. csi ha reso più volte un marchio determinante ai fini della trama, che si trattasse di uno spettacolo del circo, di dinosauri meccanici, di auto e motociclette. in un esilarante momento della stagione passata, laurence fishburne ha un improvviso bisogno di vedere la scena del crimine ‘con gli occhi del motociclista’ e per tre minuti ed otto secondi se ne va in giro su una moto europea appena presentata oltreoceano.

e se in questo caso si è scaduti nel ridicolo, esistono tecniche assai meno grossolane, in cui nessuno paga nessuno, ma ci si affida al cosiddetto ‘cambio merce’. io ho bisogno di questo, tu me lo dai ed io lo metto in tivì. un sistema che viene utilizzato soprattutto prima del lancio di nuovi prodotti se non addirittura per testarne l’eventualità futura.

non so se vi siate mai chiesti se gli schermi flessibili o quelli olografici rispettivamente di csi –miami e new york esistano. sia che ve lo siate chiesto che no, la risposta c’è ed è affermativa. sono di solito prototipi in cui il ‘cliente’ non ha bisogno che si veda il marchio. servono per valutare attraverso decine di focus group come il pubblico reagisce a determinate innovazioni, un po’ per vedere come vengono percepite, un po’ per creare un mercato ipotetico per prodotti che non verranno commercializzate che anni dopo, abituare le persone, inventare un desiderio dal nulla, creare addirittura una aspettativa.

è un procedimento in alcuni casi essenziale per la produzione industriale ed è sicuramente il più utilizzato in csi – new york. feste dai temi azzardati, mode stravaganti, tendenze ‘impossibili’ sono in realtà commissionati per specifiche ricerce di mercato volte a studiare se un certo prodotto potrebbe funzionare o meno. e l’operazione è andata a buon fine con due prodotti, il lattice spray e la miracolina, che in questo momento stanno vendendo centinaia di migliaia di pezzi negli stati uniti e che quando erano protagonisti, tre anni fa, in specifici episodi di csi – new york avevano generato aspettative, traffico internet, chiavi di ricerca a sufficienza per convincere l’investitore di turno che in quel prodotto si potesse investire, che c’era, appunto, un potenziale mercato.

chiudo segnalando due collateral d’eccezione, prodotti che una volta alimentavano un indotto strettamente legato al marchio attraverso il tradizionale merchandising, ora si spingono ben oltre. la linea di moda ispirata a mad men è valsa alla catena banana republic il miglior primo trimestre economico della propria storia, e proprio mentre sto scrivendo a new york è stata annunciata una linea di abiti maschili ispirata a suits.

UPDATE. piccola chiosa sugli aspetti legali del product plament negli stati uniti. come avrete certo imparato dai legal drama, negli stati uniti nelle aule di tribunale ci si rifà soprattutto ai precedenti. in tema di product placement non c’è una specifica normativa, quel che fa testo è il caso payola [da pay + victrola, una marca di riproduttori audio degli anni '50].

si scoprì che un diggei si faceva pagare per mettere in onda determinati brani musicali, seguirono scandali, processi, multe salatissime e bando dalle trasmissioni radio per il cattivo di turno, tal alan freed.

in base a quella sentenza ci si è regolati negli anni successivi, seppur con molti tentativi, soprattutto recenti, di mettere un freno a certe esagerazioni. lo spirito generale è fate quello che vi pare ma il telespettatore, il lettore, l’ascoltatore deve essere informato di ogni caso in cui c’è stato un ‘passaggio di denaro’. la parte debole di questo approccio è che non è specificato il come deve essere informato.

nei fatti tutto ciò è molto poco incisivo, in genere ce la si cava con delle ‘frasi di circostanza’ nei titoli di coda, frasi comunemente accettate dalla giurisprudenza. la formula di rito è  promotional consideration given/provided by, frase che si usa quando non si può negare l’evidenza. anche se i casi di evidenza-non-così-evidente si sprecano.

ad esempio, se la città di miami ti fa lo sconto in cambio delle riprese da cartolina, non c’è denaro che passa di mano, non c’è un marchio visibile. si scrive grazie a e son tutti contenti.

su tutti, emblematico è il caso di apple i cui prodotti la maggior parte delle volte sono piazzati in modo che la mela non sia visibile. ciò di cui si avvantaggia apple è un prodotto dalla immediata riconoscibilità a prescindere dal marchio. non c’è bisogno di veder la mela per sapere che quel coso bianco è certo un ipad, oppure un macbook. il che consente, banalmente, di scrivere nei credits non la frase di rito di cui sopra, ma un più semplice e meno compromettente products provided by apple.

la stessa interfaccia dell’iphone è stata studiata in modo che ‘venisse bene’ in televisione. l’ottica è la stessa, precisa. mentre spesso si è costretti ad usare software immaginari nella fiction, per fare in modo che una chat o una mail risaltino nelle riprese, uno scambio di sms su di un prodotto apple è immediatamente riconoscibile per quello che è.

infine, non dimentichiamo che molto spesso i prodotti che si vedon in tivì fanno parte di gruppi di cui fan parte i network televisivi stessi. così non è considerata pubblicità occulta, ad esempio, quella che la columbia pictures, gruppo sony, fa dei marchi vaio o bravia.

e con questo vi prometto che però con il parlar di pubblicità ho finito.

cristiano valli

regista/conduttore radiofonico, bebisitter d’alto bordo, autore, conceptualizer, giornalista. non necessariamente tutto assieme, non necessariamente nell'ordine vive a san francisco, scrive con le minuscole, ha un twitter, un blog e un podcast. Potete scrivergli a c@coserosse.net

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Commenti
34 commenti a “Downloading the Dream. Product placement”
  1. pemf.bolloso scrive:

    Per non parlare di Glee dove qualsiasi dispositivo elettronico utilizzato da un qualsiasi personaggio ha il marchio Apple grande tipo 3 volte quello normale e anche il ragazzo che ha comprato le scarpe al fratellino facendo il male stripper ha l’iPhone. O sempre in Glee quando nella seconda stagione facevano episodi tributo a Lady Gaga o a Justin Bieber (“What’s more rock than Justin Bieber?” direi qualunque cosa da Caterina Caselli in su).

    Ma in America non esistono leggi che vietano la pubblicità all’interno di un tv show?

  2. Giulio scrive:

    Grey’s Anatomy ha avuto – e forse ce l’ha tuttora – il pregio di far conoscere al grande pubblico il meglio della musica indie o in generale poco conosciuta (non pensate solo ad How To Save A Life e Chasing Cars, ma anche Tegan and Sara, Ingrid Michaelson, Grace Potter e, appunto, Lenka).

    Non sapevo però nulla delle lenti d’ingrandimento, che genialata!
    E dire che ero rimasto ai bicchieri o ai portapenne strategicamente piazzati davanti al logo Apple in Veronica Mars..

  3. Johnny scrive:

    Per non parlare di tutte le volte in cui, dai computer e dai laptot, risulta ben visibile la mela della Apple, che invece potrebbe essere facilmente coperta.
    Da notare che, invece, non si vede MAI la schermata di un programma Microsoft. A memoria, l’unica volta che è successo, è stato durante una puntata di Firefly, in cui compare la schermata di Win 98 (e trattandosi di un telefilm ambientato nel futuro, la cosa è abbastanza ironica)

  4. Johnny scrive:

    Ahahahh….in un attimo, tre commenti postati contemporaneamente, in cui si cita la Apple…

  5. Athanasius Pernath scrive:

    Giulio ha scritto:

    il meglio della musica indie

    ossimoro :)

  6. skorpio scrive:

    Johnny ha scritto:

    Da notare che, invece, non si vede MAI la schermata di un programma Microsoft. A memoria, l’unica volta che è successo, è stato durante una puntata di Firefly, in cui compare la schermata di Win 98 (e trattandosi di un telefilm ambientato nel futuro, la cosa è abbastanza ironica)

    mi pare invece che in Fringe il logo di Windows e di Bing apparisse un po’ ovunque nella stagione passata…
    per non parlare delle auto della Ford, a momenti sembrava di essere in un autosalone… :-D

  7. sara881 scrive:

    Tra le serie che seguo quella che mette prodotti in una maniera che non puoi non accorgerti che è pubblicità è The Vampire Diaries con la pubblicità alla Ford Fiesta e ad un android della samsung stra pubblicizzato nella terza stagione. Oltre ovviamente a Bing.
    Di casi clamorosi rispetto alle colonne sonore mi ricordo il caso di Hide and seek degli imogen Heap che divenne famosa tipo per tutti dopo il finale della season 2 di The O.C.

  8. Chiara Lino scrive:

    skorpio ha scritto:

    mi pare invece che in Fringe il logo di Windows e di Bing apparisse un po’ ovunque nella stagione passata…

    microsoft ha investito un sacco in product placement per bing, ma anche per il windows phone o come diamine si chiama.

  9. sara881 scrive:

    Vabè nel lancio della musica Glee ovviamente è avanti a tutti. Basta pensare ad una delle hit mondiali del momento We Are young dei Fun che prima che la cantassero loro aveva circa 36.000 views e ora ne ha 78 milioni. Ma anche Cough Syrup dei Young the giant dopo Glee le radio americane l’hanno messa in rotazione ed è diventata una hit mondiale . Opuure Tongue Tied degli sconosciuti Grouplove passata da appena 8.000 views pre-glee ai quasi 3 milioni di oggi dalla puntata di glee del 15 maggio. I casi che ricordo di questa terza stagione.

  10. Johnny scrive:

    skorpio ha scritto:

    mi pare invece che in Fringe il logo di Windows e di Bing apparisse un po’ ovunque nella stagione passata…

    Mmm…sei sicuro? Non che voglia mettere in dubbio le tue parole, però spesso (soprattutto quando si vuole simulare un motore di ricerca) nei telefilm usano schermate che ricordano programmi noti, ma differenziati quel tanto che basta da non incappare nel PP.

    Ma qualcuno si ricorda quel “capolavoro” intitolato “Il piccolo grande mago dei Videogames”? Un mega spottone al Nintendo Entertainment System, con i personaggi che gareggiavano con giochi tipo Super Mario Bros 3 (la cui partita media dura 2-3 ore…)

  11. Mara R. scrive:

    Ricordo, tra le tante, una particolarmente lunga e inutile video chiamata tra Peter e Astrid a promozione del WindowsPhone7 o più di recente, nella 4×21, lo Sprint Galaxy Nexus utilizzato per pagare tramite il servizio google wallet.

  12. Arianna scrive:

    Articolo interessante, anche se il tema della pubblicità nelle serie tv (così come in moltissimi film) non è proprio una novità o qualcosa di cui ci si possa stupire, e soprattutto non è prerogativa esclusiva degli us. Per creare prodotti televisivi servono soldi, molti dei quali provengono dagli sponsor, la scoperta dell’acqua calda :D

    Piuttosto trovo divertenti i modi in cui le promozioni vengono introdotte nelle storie: la lenti d’ingrandimento in csi è bellissima! I loghi Apple che compaiono ovunque ormai neanche li noto più. Ancora più interessanti sono gli studi di mercato su potenziali prodotti su cui investire in futuro: credo che siano un utilizzo piuttosto arguto del mezzo seriale e televisivo in generale dal punto dell’innovazione, inoltre per noi spettatori/consumatori possono diventare una piccola finestra su alcuni futuri possibili a livello tecnologico.

  13. Daniela G. scrive:

    io ricordo il marchettone di Bobby che usa l’iPad in Supernatural, e poi il MITICO product placement al contrario in The IT crowd: “Vista means death”.

  14. rampion scrive:

    La cosa inquietante è che il product placement occupa circa il 25% di tempo sullo schermo nei maggiori film e nelle maggiori serie (non cable). Un quarto di ciò che vediamo che non è pubblicità, è comunque pubblicità.

  15. klatu scrive:

    rampion ha scritto:

    La cosa inquietante è che il product placement occupa circa il 25% di tempo sullo schermo nei maggiori film e nelle maggiori serie (non cable). Un quarto di ciò che vediamo che non è pubblicità, è comunque pubblicità.

    Mi sembra una percentuale esagerata. A che serie in particolare fai riferimento?

  16. Chiara Lino scrive:

    klatu ha scritto:

    Mi sembra una percentuale esagerata. A che serie in particolare fai riferimento?

    Leggila in questo modo: il 25% del totale di oggetti o marchi presenti sul set, vestiti, musiche e riferimenti a prodotti esistenti sono lì per intervento di uno “sponsor”. considerato che quasi ogni scena contiene elementi del genere, immediatamente la proporzione diventa più credibile.

    (preciso: non è proprio la stessa cosa, è giusto per spiegare meglio la proporzione)

  17. rampion scrive:

    @klatu

    Perché ti sembra alta? A me sembra persino bassa. Product placement non è solo l’istante in cui il brand viene mostrato, anzi è soprattutto il tempo successivo, lo spot occulto durante il quale il prodotto permane sullo schermo. Cristiano citava un inseguimento in automobile all’inizio, e quello è un esempio di quanto a lungo un determinato prodotto possa stare sullo schermo. Un inseguimento è ancora product placement anche se il brand non si vede più e la storia va avanti. Nel frattempo puoi avere una bella panoramica della carrozzeria e degli interni di una determinata auto, una dimostrazione della sua manovrabilità, robustezza, efficienza e così via. Lo stesso vale per qualsiasi altro prodotto: oggetti elettronici, telefoni cellulari, abiti, scarpe, gioielli, bar e ristoranti, cibo, musica, ecc.

    @ Chiara

    No, quello che dici è un’altra cosa. Io parlo proprio del tempo in video.

  18. Chiara scrive:

    (sloggata)
    @rampion: lo so, era per dire che se pensi alla quantità di elementi riconoscibili come prodotti sono presenti in una serie, la percentuale del tempo che dai tu non sembra eccessiva, anzi :)

  19. Stizzofrenica scrive:

    Bè, di eclatanti ce ne sono a bizzeffe in White Collar, mi pare per la Volvo, in cui i due protagonisti mostrano ogni volta le varie caratteristiche della macchina.

    E non dimentichiamoci Beehl che gioca a golf con la wii.

    Comunque spesso sono incappata in scene in cui usavano bing… forse i vampiri, supernatural e fringe… ma non ricordo con chiarezza.

  20. rampion scrive:

    @ Chiara

    Avevo capito ma avevo anche il timore che il tuo esempio invece di chiarire facesse fare più confusione a chi è scettico. E’ difficile digerire il fatto che un quarto del tempo che passiamo a rilassarci di fronte allo schermo sia relax di fronte alla pubblicità.

    Fra l’altro, la pubblicità indiretta o occulta rischia di diventare ancora più invasiva, visto che la TV prima o poi dovrà cambiare modello di business e fra le varie opzioni per una televisione senza interruzioni pubblicitarie c’è l’aumento del product placement.

  21. [c]* scrive:

    mi son reso conto che manca un po’ di parte ‘normativa’ nel pezzo. magari più tardi posto un commento o aggiungo un paio di paragrafi… e magari spiego meglio perché a volte ci son prodotti veri [soprattutto per quel che riguarda l'informatica] ed ogni tanto finti, o riconoscibili ma con il marchio nascosto.

    per quanto riguarda le ‘percentuali’, teoricamente non c’è limite… in fondo, pensate a ‘cast away’. se non vi fate distrarre dalla stucchevole storiella di tom hanks e del suo pallone, trattasi di 134 minuti di spot della fed-ex, con tanto di piano sequenza finale sulla flotta di aerei del famoso spedizioniere. hanno fatto finta di fare un film per dire in realtà ‘fed-ex consegna sempre e comunque un pacco’.

    una nota. scrivere ‘gray’s anatomy ha avuto comunque il pregio …’ implica il retropensiero ‘nonostante si tratti pubblicità’. nessuna polemica, ma in realtà il punto sta tutto lì. la pubblicità non è il male ‘in sé’, almeno finché l’utente si riserva il diritto di scegliere ed ha la possibilità di farlo.

    i ‘trucchi’ del marketing possono esser disinnescati da una cultura in cui il consumo è più consapevole. per dire, in germania la maggior parte di queste cose non funzionano, è il paese in cui funzionano meno. italia, filippine, messico quelli al mondo in cui il consumo è in assoluto più passivo.

  22. _klaus_ scrive:

    Aggiungo alla lista Hawaii Five-0, in cui si fa uso massiccio del marchio windows, della ricerca Bing e dei windows phone. Oltre ovviamente alla vetrina dedicata alla chevrolet…

  23. Ratio scrive:

    _klaus_ ha scritto:

    Aggiungo alla lista Hawaii Five-0, in cui si fa uso massiccio del marchio windows, della ricerca Bing e dei windows phone. Oltre ovviamente alla vetrina dedicata alla chevrolet…

    Volevo citarlo io, è il massimo del product placement penso.
    Cioè nella s1 (che è l’unica che visto) arrivano addirittura a dire “BING IT” ed è evidentissimo una pubblicità nascosta perchè credo nessuno al mondo usi BING.

  24. Chiara Lino scrive:

    cristiano, ti riporto qui le domande che ti ho fatto via mail MA NON MI HAI RISPOSTO.
    (scherzo, le avrei riportate comunque)
    - è possibile basare un intero network sugli introiti del product placement? Perché la cw sembra fatta apposta.
    - come mai tutti coprono la mela dei computer apple, ma si ostinano a usare computer apple?

  25. Andrea scrive:

    Stizzofrenica ha scritto:

    Bè, di eclatanti ce ne sono a bizzeffe in White Collar, mi pare per la Volvo, in cui i due protagonisti mostrano ogni volta le varie caratteristiche della macchina.

    non ho idea di quale sia la macchina ma, sì, White Collar è senza vergogna! XD
    c’è una scena in un episodio, ma proprio una roba di 4-5 minuti, eh, in cui Peter guida distrattamente per tutto il tempo perché sta bisticciando con Neal, ma evita continuamente di fare incidenti grazie al sensore dell’auto che lo avvisa quando si avvicina troppo alle altre!! e quando pensi che non potrebbe essere più sfacciata di così Peter esclama quasi guardando in macchina “accidenti, quest’auto è davvero un portento!”. credodi essere morto dal ridere

  26. avantgarde scrive:

    esempio di marchettona gigante è l’ultima stagione di fringe con olivia e peter che abbandonano la classica berlinona americana e se ne vanno sempre a spasso con una nissan leaf, un’automobile elettrica. ottimo product placement per un prodotto che sicuramente interessa di più il pubblico sci-fi e geek rispetto a quello tradizionale:
    http://www.youtube.com/watch?v=s4fY1_NSxF0

  27. Rabb-it scrive:

    @ Andrea:
    Era la prima serie… la marca? ero distratta da altro penso. ;-)
    Non che nella seconda e nella terza si siano fatti mancare smaccati spot, però… visto che a me White Collar diverte un sacco, non dico niente su Bomer sarei prolissa ripetitiva e ridondante, per me possono continuare ad essere senza vergogna quanto vogliono.
    Tanto non prenderò mai una macchina solo perché la fanno vedere in TV, il fatto che io non abbia nemmeno la patente è un dettaglio irrilevante.

    ^_^

  28. klatu scrive:

    @ rampion:
    in effetti non avevo pensato al “dopo”, forse perché le serie qui più citate non le seguo… :)

  29. alessandra scrive:

    in case histories (serie british) proprio ieri ho visto un computer Apple, non si vede il logo, ma lui che l’accende e si vede la schermata, seguita da Google; in più guida un’Alfa, ma sembra piuttosto vecchiotta. D’altra parte se la scena prevede l’uso di un’auto qualcosa devono pur far vedere – nella stessa puntata usano una nissan micra, citata, prima serie! ricordiamoci che sono british…
    in fairly legal c’è spudoratamente una fiat 500 nuova blu per un paio di puntate, non male per una serie in cui prevalentemente si vedevano cab. poi c’è il gioco World of Warcraft.
    ci sono miriadi di apple e dell ovunque e quella della miracolina me la ricordo, ma non riesco a collocarla, erano forse due bambini o forse era su u.s. of tara, ma in realtà non mi sono posta il dubbio se esistesse o meno.
    forse anche in un libro di nicholas sparks il protagonista si avvicina spesso ad un distributore di bibite e compra la coca cola,non una bibita qualunque, solo che se nei filmati la pubblicità è pressochè fulminea, in un libro devi descrivere tutta l’azione ed usare più parole ed espressioni.

  30. [c]* scrive:

    alessandra ha scritto:

    forse anche in un libro di nicholas sparks il protagonista si avvicina spesso ad un distributore di bibite e compra la coca cola,non una bibita qualunque, solo che se nei filmati la pubblicità è pressochè fulminea, in un libro devi descrivere tutta l’azione ed usare più parole ed espressioni.

    ma il libro lo hai letto in originale? perché sparks se non sbaglio vien dal nebraska, in nebraska, in florida e non mi ricordo più dove, con ‘coke’ si intende genericamente ‘soda’, parola che indica qualsiasi tipo di softdrink [sulla costa ovest. nel sud invece si dice 'pop'. a new york 'tonic']. magari chi ha tradotto in italiano mica che lo sapeva che qui ti sposti di cento miglia e devi aggiornare tutto il vocabolario [a tutte le altre domande rispondo in modo più organico poi, aggiornando il pezzo].

  31. alessandra scrive:

    @ [c]*:
    no no, era tradotto, sebbene corto quel libro non l’ho neanche finito, non mi piaceva, me l’aveva prestato qualcuno.

    ora che mi ricordo in un telefilm spagnolo che aveva come protagonisti i proprietari di un panificio o qualcosa del genere, sugli scaffali del negozio erano esposti dei prodotti di un discount tedesco, così come nella miniserie british single father la numerosa famiglia consuma prodotti dello stesso discount. ora di solito i prodotti di genere alimentare vengono camuffati (a parte i kellog’s); mi suona strano che il discount abbia promosso i suoi prodotti così.
    c’era un’altra soap opera francese andata in onda lo scorso anno su rai3 dove nel solito negozio tenuto da italiani sui soliti scaffali erano esposti dei panettoni viola, senza marca scritta, ma sempre viola erano, come per evocare la marca reale

  32. Un Tale scrive:

    Johnny ha scritto:
    Da notare che, invece, non si vede MAI la schermata di un programma Microsoft.

    SMALL
    VILLE
    .
    http://www.youtube.com/watch?v=Bl_0kN6UrWI

  33. Rizar scrive:

    _klaus_ ha scritto:

    Aggiungo alla lista Hawaii Five-0, in cui si fa uso massiccio del marchio windows, della ricerca Bing e dei windows phone. Oltre ovviamente alla vetrina dedicata alla chevrolet…

    Sì tra l’altro non solo alla Camaro, ma in generale nella serie tutti i “buoni” hanno delle Chevy (credo che se contiamo tutte le varie auto che usa la HPD ci sia tutta la gamma Chevrolet), mentre i “cattivi” hanno sempre altre macchine (di solito col logo oscurato).

  34. pemf.bolloso scrive:

    No raga non ci siamo, non siete stati attenti.
    La novità più importante è sicuramente il finto musical su The Wire con la partecipazione di alcuni dei veri attori di The Wire
    http://www.youtube.com/watch?v=O_vQozw4N0o

    Cioè Michael K Williams è più inquietante quando ride che non quando guarda storto.

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