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nelle serie tivì scorrazzano affamati appena ci scappa il morto. son quei furgoncini con l’antennona sopra, quelli de ‘il circo mediatico’. e tutti noi che alla fine l’immaginario degli stati uniti ce lo siam formato soprattutto con la televisione ci siam fatti questa idea di un popolo che si nutre di cronaca e dolore a reti unificate. ed invece proprio no.

il pregiudizio forse più profondo che si ha nei confronti di questo paese è quello di considerarlo una nazione, perché poi, simboli a parte, nel quotidiano si vive entro i rigidi confini del proprio stato. e quando vedete una serie tivì o un film e pensate che dopo un po’ la quantità di omicidi, serial killer, stragi minacciate o reali vada a discapito della credibilità, state invece mettendo in discussione forse l’elemento meno discutibile dell’equazione. nel senso che qui ogni giorno accade di tutto, ma quel che esce dalle pagine locali, quel che supera le giurisdizioni o l’oceano addirittura, è davvero poca roba.

il fatto è che il circo mediatico inteso come interrompiamo le trasmissioni e sedetevi tutti sul divano che per tre giorni non si parla che di questo, non esiste, è qualcosa di più unico che raro ed in genere avviene quando la notizia tocca prima che le persone un qualche simbolo fondante degli stati uniti, qualcosa che li incarna nel profondo. o che in questo modo può esser raccontato.

le ragioni della natura quasi esclusivamente locale del quotidiano, anche nell’informazione, sono due. l’approccio alle fonti ed una questione di fondo ovvero l’etica giornalistica ed il rating di una notizia.

la quinta stagione di the wire raccontava magistralmente il giornalismo iuessei nella prassi quotidiana, anche se in fondo ogni volta che in tivì compare una redazione fatta di tanti reporter, ognuno a dir la sua al caporedattore, noi si sorride. sembra una cosa tanto d’altri tempi e lo è senz’altro rispetto a quel che è diventata la giornata di un giornalista medio in italia, giornata fatta di lanci di agenzia e di redattori che li ricopian male cambiando le parole, sempre che non si faccia direttamente copia&incolla. qui invece non si parla di nulla se non lo si è visto con i propri occhi. l’andare in onda con in mano un lancio ansa non è nemmeno immaginabile. le agenzie si usan per decider dove mandare i redattori e finché non si ha una propria fonte diretta sul posto non ci si sogna di raccontar nulla se non ciò che è ufficiale, attribuibile con nomecognome ed in ogni caso tutto avvolto nei condizionali. presunto è la parola più usata nel giornalismo iuessei e non è un’iperbole.

in questo momento in california c’è un sospetto serial killer, ci ha anche un soprannome ad effetto, craiglist killer, perché attirerebbe le sue vittime con falsi annunci su craiglist. poi ci son due minorenni scomparse con tanto di week-end in cui la comunità tutta a turno si presta per le ricerche. e per comunità tutta si intendono centinaia a volte migliaia di persone ogni sabato/domenica, roba che la vita in diretta ci sguazzerebbe per un anno intero se solo a)lo sapessero b)conoscessero qualcuno che sa l’inglese. poi hanno trovato il luogo in cui due celeberrimi serial killer, loren herzog e wesley shermantine, hanno sepolto le loro vittime, luogo cui si è risaliti dopo una rocambolesca vicenda in cui son coinvolti un agente dell’fbi in pensione ed un cacciatore di taglie [di loro, dei killer e delle vittime mai trovate, si è parlato anche in alcuni episodi di criminal minds. un caso di 'cazzoneria' tanto eclatante che magari un giorno ve lo racconto nel dettaglio, così, per fare la tara ai procedural]. eppure, di tutto questo avete sentito parlare? s’è visto il b.a.u. da qualche parte? difficile che accada se non quando un caso diventa nazionale. che è anche uno dei modi in cui in italia, in europa, lo si viene a sapere, cioè quando finisce sulle agenzie e quindi a milano un redattore da seduto ricopia, cambiando le parole.

che cosa trasformi una notizia locale in una notizia a carattere nazionale è spesso, semplicemente, l’orario. quando tre mesi fa un ragazzo ha sparato ed ucciso sette persone in una scuola di oakland e repubblica ed il corriere ci hanno aperto le loro edizioni online per un giorno intiero, qui in onda c’era oprah. e non si interrompe oprah. e mentre i furgoni si recavano sul posto non c’era ancora nulla che si potesse dire [sempre per la questione delle fonti] e quando c’è stato qualcosa da dire c’era il basket e poi ora di sera non c’era ancora nulla di nuovo da dire, ché ormai era finito tutto e sui canali all-news faceva più notizia ed ascolto obama-allenatore-per-un-giorno [si era in piena march-madness]. sui canali generalisti la programmazione era la consueta, con gli ancora più consueti flash dalle reti locali alle dieci di sera, quelli che quando non c’è un assassino son capaci di aprire con un temporale o con un incidente domestico buffo, ché di notizie altre non se ne son trovate.

certo, poi a volte intervengono altri fattori a far si che una notizia di cui qui si parla a stento faccia il giro del mondo. contano il caso, la ‘viralità’ di certe news, paradossalmente, il fuso orario di new york, ché i corrispondenti esteri son quasi sempre tutti là e se una notizia arriva all’ora giusta ecco che tutti quanti s’affrettano a diffonderla. anche a vanvera, come nel caso appunto dello shooter di oakland in cui tutta italia ne ha parlato per un giorno ed una notte e qui a stento se ne è avuta contezza nel sud della california.

altra genesi ha avuto la notizia del massacro del virginia tech che effettivamente è stato l’unica notizia per quasi una settimana. questione, cinicamente, di numeri. è stato un vero massacro, prima di tutto. e la notizia era ancora ‘in corso’ in prime-time. fatti i conti del rating il circo mediatico è diventato quello che ci siamo immaginati da sempre. hanno anche fatto saltare una serie tivì quella sera, cosa rara, anche se ci si sente di dire in caso di tragedie nostrane, a sproposito, ‘negli stati uniti avrebbero già fatto saltare il palinsesto’. in quel caso era stata una coincidenza più che una eccezione. criminal minds avrebbe riguardato proprio uno shooter all’università e non è parso opportuno mandarla in onda [una puntata che, a tranci, è stata mirabilmente recuperata la stagione successiva, era l'episodio in cui jason gideon ha salutato tutti quanti].

insomma quel che si vede in tivì è la pura verità, quel che non si coglie è il contesto. ci sono sì le conferenze stampa del capo della polizia, gli allarmi per la scomparsa dei minori, gli identikit sui cartelloni pubblicitari e le foto dei bimbi sui cartoni del latte. ci sono gli incontri di politici e forze dell’ordine con le comunità, ci sono le interviste agli avvocati sui gradini delle corti di giustizia. ma tutto ciò è dannatamente locale. in oregon, che è qui sopra, non hanno la più pallida idea di quel che accade in california, la costa est e la costa ovest son tenute assieme dal campionato di football, lo stato, qui, è lo stato in cui vivi e da cui probabilmente non ti muovi per il resto della vita. la stampa è locale che più locale non si può e quando non c’è qualcosa di locale è politica interna [se si tratta di economia] o più probabilmente estera. spesso le news stanno in contenitori in cui c’è l’intervista alla signora che ha visto un fulmine cader nel suo giardino o il pompiere che ha salvato un micio. e nemmeno questa è un iperbole. il numero dei gattini salvati è riportato nella conferenza stampa quotidiana del capo dei pompieri. e capita pure che finisce in tivì se quel giorno di gattini ne han salvati tanti. anche se in oregon c’era un serial killer.

cristiano valli

regista/conduttore radiofonico, bebisitter d’alto bordo, autore, conceptualizer, giornalista. non necessariamente tutto assieme, non necessariamente nell'ordine vive a san francisco, scrive con le minuscole, ha un twitter, un blog e un podcast. Potete scrivergli a c@coserosse.net

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Commenti
16 commenti a “Downloading the Dream – lo share dello shooter”
  1. Billy scrive:

    Grazie Cristiano, solito articolo interessantissimo. Sfata diversi luoghi comuni ed è veramente interessante capire come funzionano le cose li

  2. rugio80 scrive:

    veramente interessantissimo. noi ci stupiamo tanto del fatto che in america i tg diano notizie “stupide” tipo i gattini salvati sull’albero, ma effettivamente ci manca il contesto. che è fatto di orari di messe in onda, di rating, e di un nazionalismo relativo al proprio stato che noi proprio non attribuiamo all’america e che mi ha stupito molto. sappiamo magari qualcosa di più sui texani, come caratterizzazione, ma poco altro.

    e a pensarci bene, nelle serie tv quest’ultimo aspetto è quasi impercettibile. siamo abituati a giovani che per studio o lavoro di punto in bianco cambiano stato (quasi sempre per andare a new york…) facendosi magari qualche migliaio di km… e a dire la verità iniziavo a pensare che l’attitudine a questi grandissimi cambiamenti fosse una peculiarità loro… leggere che invece spesso non si esce dal proprio stato per una vita intera è proprio una novità…!

  3. Ivy scrive:

    Ma quante cose che non sapevo della TV americana. Soprattutto la questione che no, non si cambia palinsesto se non per notizie che coinvolgono tutto l’insieme di stati, o perchè in quel momento non c’è Oprah in tv insomma.

  4. splendido articolo, cristiano. Mi rendo conto di quante cose do per scontate sugli USA e che invece poi si rivelano del tutto errate.

  5. antonio sofia scrive:

    Ti seguo con assoluto interesse. Grazie per i contributi dalla tua esperienza!

  6. anguria scrive:

    Ma io sapevo che gli americani invece cambiano casa e/o stato spesso. Su un forum ‘meregano che frequentavo la cosa era abbastanza comune…

  7. aaalex scrive:

    Articolo bello interessante, peccato solo per le minuscole che rallentano troppo la lettura, ma a parte questo è bello.

  8. [c]* scrive:

    anguria ha scritto:

    Ma io sapevo che gli americani invece cambiano casa e/o stato spesso. Su un forum ‘meregano che frequentavo la cosa era abbastanza comune…

    quantifica ‘gli americani’. è vero che c’è una grande mobilità abitativa, ma accade per ragioni di studio dopo le high-school, accade fino a che non si ‘metton radici’. in termini numerici la percentuale di chi una volta sistematosi cambia stato è abbastanza limitata, i loro orizzonti diventano il quartiere che si son scelti, le scuole dei bimbi, il posto dove andare nei week-end. la comunità di cui fan parte. e soprattutto non si viaggia, non si hanno ferie, ci si consente qualche spring-break da giovani, parchi e disneyland da neo-genitori, il ‘viaggio della vita’ in europa dopo la pensione.

    e se non dici il nome delle città seguito da quello dello stato ti guardano come se non sapessero di che posto parli. se dico tucson, senza poi dire arizona subito dopo, si chiedono dove diavolo stia in california un posto che si chiama tucson [pronuncia, tussson. senza c. se no ti guardano ancora più strano].

  9. Rabb-it scrive:

    Su Tucson/Arizona mi sento di spezzare una lancia per il semplice fatto che magari ce ne stanno diverse.
    Portland ad esempio sta nel Maine ed anche in Oregon, e non dico niente delle 15/16 Springfield :-D
    Ora vado a vedere e scopro che di Tucson ce ne sta una sola e la mia teoria va a farsi benedire.
    Pazienza.

    (Sì lo so che potrei controllare prima di commentare. Ma poi se controllo come lo scrivo il commento ironico?)
    ^_^

    Edit…
    Eh sì, pare proprio che ce ne sia una sola.
    Potevo risparmiare la lancia.

  10. [c]* scrive:

    Rabb-it ha scritto:

    Su Tucson/Arizona mi sento di spezzare una lancia per il semplice fatto che magari ce ne stanno diverse.

    no, no, è proprio una questione di ‘attitude’, non li sfiora nemmeno il pensiero che uno prenda e vada in arizona e quindi il primo pensiero che hanno è ‘devo aver capito male il nome di una città qui vicino’.

  11. kusanagi scrive:

    Interessantissimo articolo.
    A me soprattutto questa cosa del “non si viaggia, non hanno ferie” lascia sempre basito quando la sento … ma come fanno ? io senza ferie o viaggi diventerei isterico dopo un anno ….
    Hanno qualche altro sfogo o hanno ritmi di lavoro molto più blandi?

  12. doctorwho10th scrive:

    Ottimo articolo, l’ho apprezzato davvero molto.

  13. anguria scrive:

    @ [c]*
    Sissì, il ragionamento fila…

  14. Giulia scrive:

    “il numero dei gattini salvati è riportato nella conferenza stampa quotidiana del capo dei pompieri.”
    Fantastico. e viva i gattini.

  15. marcovalpe scrive:

    ora capisco perchè robin scherbatsky dia tutte quelle notizie ridicole.. XD

  16. Fra scrive:

    Scusate ma non capisco cosa ci sia di sensazionale in questo articolo! Si sa benissimo che gli americani sono localofilo, che esiste il loro stato ed è un eccezione parlare delle notizie nazionali o andare a vivere in città esterne al proprio orto….
    Ed è x questo che quando sono andata in america più volte, data la mia abitudine italiana a guardare tg che parlino di una nazione e non tg regionali, metto sempre e SOLO sulla CNN o al massimo su FOXNEWS (per farmi 4 risate sull’accento dei loro ospiti e x la “qualità” delle loro interviste)…mai mi sognerei di guardare una delle migliaia di reti locali…perchè sono completamente pointless per me.
    Ma io davvero pensavo lo sapessero tutti sta roba della localofilia….e prima che dai miei viaggi l’ho capito guardando i telefilm (vi stupirà, ma Glee in primis mi ha fatto notare che la magg parte dei teenager non lascia l’Ohio nella loro intera vita)…ma anche in tutti i film NON ambientati a Los Angeles o NY si capisce benissimo!

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