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Downloading the dream – Spot

c’è un fraintendimento molto comune quando si parla di pubblicità. si pensa cioè che l’efficacia di uno spot si misuri su quanto è bello/convincente/riuscito. per sé. lo si guarda e ci si sente di dire chi si farebbe convincere da una cosa del genere? dopo una pubblicità simile non comprerò mai quel prodotto, chi è il cretino che ci può cascare? etcetera.

non funziona così. lo scopo principale di chi costruisce un messaggio pubblicitario è di farvelo vedere, poi il quanto ed il come quello spot funziona è un automatismo percentuale. certo, ci sono spot più riusciti ed altri meno riusciti, ma grossomodo se uno spot lo vedono in cento la percentuale dei persuasi all’acquisto è quasi una costante. è quindi più importante che lo spot lo vedano in mille che riuscire a convincere lo zerovirgola in più di quei cento lì.

il mantra non importa come se ne parli purché se ne parli ha lo stesso identico fine, uno spot ben fatto, o anche una provocazione, hanno l’obiettivo di fare vedere un messaggio pubblicitario a più persone possibile, non di convincerne più che si può.

è una semplificazione, ma mi pareva utile sgomberare in campo da uno dei grandi equivoci della pubblicità televisiva. al netto degli indici che misurano il quanto ognuno vede uno spot o dopo quanto se ne stufa, lo sforzo maggiore è quello di non far cambiare canale al telespettatore, non di convincerlo del prodotto. la persuasione segue altre più subdole strade della nostra mente e funziona spesso ben al di là del messaggio, allo stesso modo per cui in libreria i clienti tendono naturalmente ad acquistare da un bancone i libri posti in una pila più alta fino a pareggiare le altre.

come ho accennato qualche settimana fa, nella programmazione televisiva statunitense la pubblicità è tanta, tantissima. a seconda del tipo di programmazione [premiere, repliche, fiction, diretta, documentari] la quantità di spot varia fra i quattrodici ed i ventisette minuti all’ora [!!!]. una cosa salta però immediatamente all’occhio, mai e poi mai un blocco pubblicitario viene avvertito come una interruzione [né tantomeno qualcuno si sognerebbe di chiamarla così in onda, come accade in italia]. il blocco pubblicitario è una delle variabili del processo creativo, la televisione, che sia diretta o differita, è pensata, costruita in funzione degli spot. mad men ha rischiato di chiudere due anni fa anche perché matthew weiner si rifiutava di perdere tre minuti ad episodio [passando da 47 a 44] per consentire alla rete di inserire tre minuti in più di pubblicità. in italia avrebbero semplicemente infilato un blocco a caso e fatto sforare l’ora canonica di messa in onda, una soluzione negli stati uniti semplicemente inimmaginabile. per ragioni artistiche, per ragioni tecniche [qui lo sforare non può esistere], per ragioni di punteggiatura televisiva, grammatica del mezzo.

mediamente lo schema orario per quel che riguarda la fiction è abbastanza semplice. non c’è mai pubblicità fra due programmi, ma ogni serie è scritta in modo da avere un incipit di un minuto al massimo prima della sigla, poi un blocco pubblicitario, l’inizio vero e proprio dell’episodio, dalle quattro alle sei interruzioni, un blocco finale prima dell’epilogo. insomma, una valanga di spot che sui programmi di venti minuti [animazione e sit-com] incide ancora di più, non tanto per la durata che in percentuale è la medesima, ma perché le interruzioni son davvero ravvicinate. in particolare per le sit-com si hanno spesso i trenta secondi iniziali ed i trenta secondi di epilogo separati dal resto dell’episodio da interruzioni lunghe fino a quattro minuti.

mentre in italia siamo abituati ai tradizionali tre blocchi dalla durata pressoché omogenea e quasi sempre alla stessa ora, cosa che ci consente di andare in bagno o in frigorifero sapendo che non ci si perderà nulla, negli stati uniti i blocchi sono irregolari in durata. molto irregolari. ce ne sono mono-spot, da trenta secondi, ce ne sono di lunghi fino a sei minuti. lo spettatore di serie tivì inoltre ama vedere i trailer di altre serie. ci sono dunque blocchi composti da soli trailer o teaser di altri programmi con uno ed un solo spot commerciale nel mezzo, per aumentare la percentuale di quanti lo vedranno.

si usano voiceover degli stessi protagonisti delle serie o loro imitatori durante la serie stessa per indurre chi guarda ad indugiare prima di rendersi conto che è partito un blocco. quei secondi di incertezza son tutti secondi di pubblicità che si seguono con attenzione. non dico che a questo punto funziona come una sorta di suggestione subliminale ipnotica che ti costringe ad acquistare un determinato prodotto, ma se una pubblicità non vi fa un effetto alcuno probabilmente non eravate nel target. nemmeno vi si contava all’inizio, quando si è cominciato a pensare quello spot lì. insomma, la pubblicità non solo funziona, ma vi stupireste nel vedere l’elenco di cosa meglio funziona rispetto ad altro.

ci sono poi esperimenti sempre più vari per cercare di tenere attaccato il pubblico al divano senza soste. ci sono canali che realizzano una sorta di spin-off delle serie, pochi secondi con i protagonisti di ciò che si stava guardando nascosti fra uno spot e l’altro in modo che non si cambi canale nella speranza di intercettarne si nuovi. sono brevi promo spesso fatti in collaborazione con gli autori stessi delle serie e sono un ulteriore motivazione a non sfiorare il telecomando.

a tutto questo si aggiunga che qui i canali come li immaginiamo e cui siamo abituati noi non esistono. non ci sono la abc, la nbc, la cbs, etcetera. ci sono canali locali, reti consociate che ritrasmettono un numero prestabilito di ore di programmi di un network. questo comporta tutta una serie di complicazioni altre, come il fatto che le tivì locali vendano pubblicità locale che deve stare all’interno dei blocchi della pubblicità nazionale. tutto fila abbastanza liscio finché non si tratta di sport, con durate cioè che non sempre possono esser prestabilite al secondo. accade quindi che allo strazio della pubblicità a ripetizione si aggiunga quello di spot tagliati ciascuno dei cinque secondi finali, così, a vanvera, pur di farceli stare tutti [sempre a dimostrazione che non serve che vi convincano, basta che siate lì a guardare il marchio].

e per non subire tutto questo si deve pagare. si paga la tivì di amazon, si paga itunes, si paga il famigerato tivo e gli assimilati, quei videoregistratori cioè che consentono di guardare la tivì senza gli spot. con un canone mensile che a seconda dello stato in cui ti trovi varia dai diciannovedollarienovanta ai ventinovedollari, semprenovanta, registri quello che ti pare e l’aggeggio fa da solo il taglia&cuci. e la pensata non la han certo avuta gli inventori del tivo, è che quando è stato lanciato tutte le reti si son messe assieme e gli han fatto causa sostenendo che togliere la pubblicità è illegale. nel dubbio che potesse davvero esser così deciso e poco propensi a sfidare gli uffici legali più pagati del nordamerica ci si è messi d’accordo per un canone da cui mangian tutti un pochetto. ed è solo per quello che puoi avere una tivì commercial-free. certo, in differita.

insomma, è uno sfinimento, ve lo assicuro, mi è capitato di cronometrare diciassette secondi fra un blocco pubblicitario e l’altro. e diciassette secondi sono un attentato alla pazienza di giona, sempre che fosse davvero lui il tipo quello molto paziente. quel che stupisce, devo ammetterlo, è che dopo qualche mese subentra una qualche forma di assuefazione/rassegnazione/adattamento. non saprei nemmeno come chiamarlo. non so se sia una resa, se in fondo la qualità media degli spot, che è altissima, abbia un suo peso, se il percepirla non come oggetto estraneo ma connaturata alla tivì stessa modifichi la fruizione del mezzo televisivo. fattostà che da un certo punto in poi i blocchi li percepisci anche quando non ci sono, quando hai preso un programma da amazon o hai usato il tivo per toglierla tutta. vedi una serie, un programma, e sai dove avrebbero dovuto stare e non dico che ti manchino, ma è la dimostrazione di come si sia riusciti a farli diventare parte integrante del ritmo narrativo, del racconto. ed a suo modo, posto che no commercial, no party, è anche questo un indice di qualità.

cristiano valli

regista/conduttore radiofonico, bebisitter d’alto bordo, autore, conceptualizer, giornalista. non necessariamente tutto assieme, non necessariamente nell'ordine vive a san francisco, scrive con le minuscole, ha un twitter, un blog e un podcast. Potete scrivergli a c@coserosse.net

30 Comments

  1. Giobbe, per il resto articolo come sempre magnifico e illuminante.

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  2. curioso quello che dici sull’integrazione con il programma, so che qui le telepromozioni o gli spot legati a un programma sono obbligati se usano lo stesso studio ad avere conduttori diversi, se usano lo stesso conduttore a metterlo in un altro contesto proprio perché altrimenti sarebbe ingannevole: essendo così slegate è proprio per questo che risultano delle vere e proprie interruzioni fastidiose e nient’altro.

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  3. applauso.
    ho avuto modo di vedere la tivì liggiù: è proprio come dici tu, ma dirlo come lo hai detto tu è un dipinto.
    bravo (ti meriti la b maiuscola ma per omaggiarti non la metto).

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  4. Qui in Italia è tutto molto più semplice: gli spot si mettono quando vogliono…anche a metà di una scena…anche a metà di una frase…e non è detto che il film/telefilm debba riprendere dove è stato interrotto.
    Senza contare che, quando vengono trasmessi più episodi di una stessa serie, sovente viene eliminata la scena introduttiva e la sigla del secondo episodio.
    E i trailer? Perchè prendere quelli originali, quando si possono creare da zero con un taglia e cuci e spoilerare ai telespettatori che il personaggio a cui hanno sparato a fine episodio è sopravvissuto?

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  5. “si usano voiceover degli stessi protagonisti delle serie o loro imitatori durante la serie stessa per indurre chi guarda ad indugiare prima di rendersi conto che è partito un blocco”: ricordo che quando (ah, beata ingenuità!) seguivo House su Italia 1, per un po’ hanno provato a fare anche qui la stessa cosa, col doppiatore di House che doppiava delle miniclip per pubblicizzare… boh, forse orologi.
    Ricordo che la cosa mi faceva imbestialire tutte le volte, mi sentivo preso in giro!

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  6. Articolo molto interessante. L’assuefazione a spazi pubblicitari così ampi mi mette un po’ i brividi, considerando che io non riesco a vedere più le serie su Sky proprio per via della pubblicità. In America credo che sarei disposta a pagare anche 40 dollari (enovanta) pur di non averla. Il fatto che poi diventino addirittura parte del modo di raccontare è qualcosa di incredibile per me, ma mi fido di quello che dici! Ben tornato ;)

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  7. il Silvano ha scritto:

    “si usano voiceover degli stessi protagonisti delle serie o loro imitatori durante la serie stessa per indurre chi guarda ad indugiare prima di rendersi conto che è partito un blocco”: ricordo che quando (ah, beata ingenuità!) seguivo House su Italia 1, per un po’ hanno provato a fare anche qui la stessa cosa, col doppiatore di House che doppiava delle miniclip per pubblicizzare… boh, forse orologi.
    Ricordo che la cosa mi faceva imbestialire tutte le volte, mi sentivo preso in giro!

    Sì, era uno spot di orologi. Il fatto è che è abbastanza ridicolo usare questa tecnica con dei doppiatori (anzichè la voce originale di un attore italiano): fin quando un attore ci mette la sua voce/faccia, è lui che si accolla il rischio di critiche. Quando invece lo si fa col suo doppiatore, è una sorta di forzatura. Non so come negli Usa possano percepire l’uso degli imitatori. Gli attori originali sono d’accordo? Non rischia di essere uno spot ingannevole? Non so se vi ricordate di Josè Altafini che, anni fa, denunciò uno spot dove si sentiva un suo imitatore che faceva una telecronaca calcistica.

    robba ha scritto:

    curioso quello che dici sull’integrazione con il programma, so che qui le telepromozioni o gli spot legati a un programma sono obbligati se usano lo stesso studio ad avere conduttori diversi, se usano lo stesso conduttore a metterlo in un altro contesto proprio perché altrimenti sarebbe ingannevole: essendo così slegate è proprio per questo che risultano delle vere e proprie interruzioni fastidiose e nient’altro.

    Qualcuno si ricorderà che, una ventina di anni fa, ci fu una bufera riguardo gli spot all’interno delle trasmissioni, che qualcuno definiva “non esplicite”. Per assurdo, tutti i conduttori delle trasmissioni Mediaset (alora Fininvest) iniziarono a fare delle televendite durante i loro programmi, proprio per esplicitare ad alta voce che stavano facendo uno spot. E da lì si è diffusa l’abitudine.

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  8. Bell’articolo, complimenti.
    E bella anche la citazione della Brianair.

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  9. Il tutto mi sembra abbastanza inquietante, non penso che riuscirei a guardarla una tv così….già la tv la guardo poco, ma se decido di vedere qualcosa in diretta, nella pubblicità leggo un libro o uso il pc…se fossero improvvise, di durata variabile, e più frequenti penso che spegnerei! Infatti anche quando non avevo l’adsl e guardavo più televisione, di solito registravo tutto per saltarla…Però immagino che funzioni per evitare che la gente cambi canale…

    La pubblicità con la voce di House me la ricordo, insopportabile, dava proprio fastidio.

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  10. Credo che in america la situazione benche forse gestita meglio sia andata un po troppo oltre… La abc usa una tecnica chiamata time compression in molti episodi che va a ridurre in alcuni punti un pezzettino di video in modo di ridurre la durata dell’episodio per poterci mettere una pubblicità in piu… Non è un po troppo eccessivo?
    In italia invece il problema principale è che fanno le cose prpr a caso.. ci sono dei posti appositi per le pubblicita all’interno dell’episodio con cambi di scena e sfumate nere.. perchè devon metterli dove capita? magari tagliando anche l’audio? non ci vuole molto a trovare il punto giusto..

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  11. @eema la abc usa il time compression in casi molto particolari e solo per rispetto della serie, dell’inserzionista e dello spettatore. meglio così che uno spot tagliato o un pezzetto di serie tagliata. ed a quanto mi risulta lo fa in casi eccezionali, quando c’è un episodio un filo più lungo della media o qualche spot in più che non è stato calcolato. non dico di esserne entusiasta, ma fra le soluzioni possibili è quella che fa meno danni

    ed attenzione, in italia gli spot si mettono a vanvera non per sciatteria o poca attenzione, è che mentre negli stati uniti è la pubblicità ad esser centrale, in italia è l’auditel. quindi i blocchi non si possono mettere al loro giusto posto perché ci si ‘marca’ fra rete e rete. l’obiettivo è di ritornare in onda prima della concorrenza in modo da trattenere chi sta facendo zapping mentre il programma che stava vedendo prima è ancora in pubblicità.

    in italia, sempre per la stessa ragione, usano una serie di trucchetti disfunzionali al contenuto che qui non starebbero né in cielo né in terra, tipo quella prassi abominevole chiamata ‘scaricare la fascia’ per cui se un programma parte prima che un altro finisca su un canale differente, fino a quell’ora il programma lo intitoli ‘aspettando quel programma’. in modo che poi gli ascolti vengano calcolati esattamente per quelli che erano dal momento in cui arriva chi ha finito su un altro canale. qui cose del genere nemmeno ce le si sogna [né c'è necessità di farle, non esistono programmi che partono alle equaranta, alle menodieci, e così via].

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  12. Beh però in Italia la durata canonica,almeno sulle reti mediaset,la Rai non la guardo mai, delle pubblicità e di 4-5 minuti e grosso modo si percepisce quando arriva e puoi comodamente andare in bagno e fare tutti i tuoi comodi. Quando invece guardo qualche diretta,tranne la prima che arriva dopo 12-13 minuti e ne dura un paio,le altre sono imprevedibili e o durano poco oppure,ed è la cosa più fastidiosa,alternano,verso gli ultimi 20 minuti di trasmissione, 2 minuti di episodio a 2 di pubblicità!

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  13. eema ha scritto:

    non ci vuole molto a trovare il punto giusto..

    forse il punto giusto a livello narrativo non corrisponde all’orario giusto per gli inserzionisti.

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  14. eema ha scritto:

    perchè devon metterli dove capita? magari tagliando anche l’audio? non ci vuole molto a trovare il punto giusto..

    Se non ricordo male è perchè negli USA possono mettere le pubblicità ogni 9 minuti, mentre in Italia ogni 12 (ora non ricordo i minuti precisi), quindi i tagli dei telefilm alla fine non corrispondono. Questo non vieta, però, di fare un po’ più di attenzione, cercando di non tagliare bruscamente le battute.

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  15. Bella Donna ha scritto:

    Se non ricordo male è perchè negli USA possono mettere le pubblicità ogni 9 minuti, mentre in Italia ogni 12

    non mi risulta. in europa si regolamenta il massimo di minuti di pubblicità all’ora, in molti paesi è 12 di massimo con 9 come media. in italia è 12 ma si calcolano su un monte-ore quotidiano, quindi si sfora a piacere, mentre “the US does not restrict the broadcasting of commercials, except during children’s programming”.

    se vi interessa approfondire un po’, è datato ma nelle linee generali ancora valido, http://www.virginia.edu/economics/Workshops/papers/anderson/tvadreg081705.pdf

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  16. cristiano valli ha scritto:

    @eema la abc usa il time compression in casi molto particolari e solo per rispetto della serie, dell’inserzionista e dello spettatore. meglio così che uno spot tagliato o un pezzetto di serie tagliata. ed a quanto mi risulta lo fa in casi eccezionali, quando c’è un episodio un filo più lungo della media o qualche spot in più che non è stato calcolato. non dico di esserne entusiasta, ma fra le soluzioni possibili è quella che fa meno danni

    Invece a me risulta che lo fanno quasi regolarmente se gli episodi usa sono troppo lunghi… cosa che difficilmente si nota qui da noi perche per fortuna i video in rete quasi sempre provengon da ctv o altre emittenti e non abc (tra l’altro usan questa tecnica anche con abc family)… Le altre emittenti di sicuro non tagliano pezzi di serie tv per farli stare (almeno non in usa) ma semplicemente tagliano piu possibile i neri e nel caso tagliano uno spot

    cristiano valli ha scritto:

    quindi i blocchi non si possono mettere al loro giusto posto perché ci si ‘marca’ fra rete e rete. l’obiettivo è di ritornare in onda prima della concorrenza in modo da trattenere chi sta facendo zapping mentre il programma che stava vedendo prima è ancora in pubblicità.

    Questo è vero.. Non ci avevo pensato.. Ma comunque questo è sempre indice di poco rispetto del telespettatore..Tagliare una scena a metà solo per tornare prima non è di gran rispetto visto che comunque ci sono ad ogni episodio almeno 5 sfumate nere piu almeno altrettanti cambi di scena senza sfumate dove potrebbero metterceli..

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  17. eema ha scritto:

    Invece a me risulta che lo fanno quasi regolarmente se gli episodi usa sono troppo lunghi

    sì, diciamo che semplicemente abbiamo usato due unità di misura differenti. è la prassi nelle premiere ed in prime-time, su di una giornata di palinsesto se ne fa un uso trascurabile.

    il rispetto del telespettatore in italia non esiste, peraltro, a gran parte dei telespettatori va bene così. in italia c’è un grosso problema in generale nei consumi. in francia e germania certe cose non le fanno perché sanno che sarebbero rifiutate dal pubblico [in francia c'è addirittura una legge che vieta di interrompere le serie o di mandarle in onda saltando degli episodi o di mandare in onda gli episodi a vanvera nelle repliche. non mi ricordo se vale solo per la tivì pubblica o per tutti i canali].

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  18. non ho mai amato così tanto i “quadrupedi” e i “corsi d’acqua” come dopo aver letto questo articolo… :-)

    io sono ormai totalmente disabituato a vedere gli spot alla tv, per una scelta abbastanza radicale fatta 7/8 anni fa (in pratica, ho tolto il cavo dell’antenna dall’apparecchio tv…) e che non rimpiango affatto…

    sono arrivato al punto che, se mi trovo in casa d’altri, c’è una tv accesa e parte uno spot, provo un fastidio indescrivibile… probabilmente anche perchè gli spot, in barba a qualunque regolamento in proposito, vengono sempre trasmessi a volume più alto dei programmi che interrompono…

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  19. Se anche in una rubrica che dovrebbe aprire gli occhi su quanto il mondo fuori dall’italia non sia così meravglioso come lo si dipnge si continua a sputare sul nostro paese… bè, siamo davvero messi male.

    Quando questa moda passerà non sarà mai troppo tardi.

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  20. Albo ha scritto:

    Se anche in una rubrica che dovrebbe aprire gli occhi su quanto il mondo fuori dall’italia non sia così meravglioso come lo si dipnge si continua a sputare sul nostro paese… bè, siamo davvero messi male.
    Quando questa moda passerà non sarà mai troppo tardi.

    Certo. Siamo messi male. Non dimentichiamoci che se arriviamo a commentare le modalità di trasmissione americana è perchè quello è il mondo a cui facciamo riferimento e che ci fornisce tanto bel materiale audiovisivo che allieta le nostre serate.
    Poi, il fatto che negli USA i network abbiano degli atteggiamenti discutibili non può servire a giustificare gli atteggiamenti discutibili dei network italiani. I quali, a parte patetiche fiction italiane su famigliole, personaggi storici/religiosi, producono ben poco e campano sulle produzioni estere. Inoltre devono fronteggiare un continuo calo di spetttatori, ormai disaffezionati a seguire le serie in tv, fatta eccezioni per i grandi nomi come Dr.House, Grey’s Anatomy, CSI, Castle…mentre tutte le altre serie sono state relegate ai canali del DDT che gran parte degli italiani vede solo da pochi mesi.

    Ci sarà un motivo se negli Usa la gente paga per seguire la serie in diretta, mentre in Italia si preferisce guardarla in streaming anzichè su una generalista.
    E non centra il fatto che le generaliste trasmettano le stagioni con mesi/anni di differita (anche se negli ultimi 2 anni questo divario è stato molto ridotto), perchè chiunque può beccare su Rai2 o Italia1 un telefilm che ai tempi non si ha avuto tempo/voglia di seguire, ma che ora guarderebbe volentieri. Il fatto è che se io becco Ugly Betty o Chuck su Italia 1 al pomeriggio, vorrei avere il diritto di seguirla con le interruzioni al posto giusto, senza che vengano tagliate le scene. E vorrei pure con la possibilità di seguirla con l’audio originale; il fatto è che le -poche-volte in cui il viene utilizzato il secondo canale audio per la lingua originale, difficilmente ci sono anche i sottotitoli.
    Non parliamo della Rai, che invece non utilizza mai il secondo canale audio (presente, peraltro, solo sulle generaliste).

    L’unica tv free che si contraddistingue positivamente dalle altre è Cielo.

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  21. Albo ha scritto:

    Se anche in una rubrica che dovrebbe aprire gli occhi su quanto il mondo fuori dall’italia non sia così meravglioso come lo si dipnge si continua a sputare sul nostro paese

    innanzitutto non è una rubrica ‘che dovrebbe aprire gli occhi su quanto il mondo fuori dall’italia non sia così meravglioso come lo si dipnge’, è una rubrica che racconta quanto sia diversa la tivì iuessei e, non so se hai colto [non è nemmeno troppo fra le righe], quanto è più professionale sotto ogni punto di vista. in secondo luogo l’italia non è il mio paese. per finire una oggettiva e circostanziata critica ad alcuni aspetti della tivì italiana non significa in alcun modo ‘sputare su un paese’. qui non si fa il tifo per la nazionale di lippi, si parla di tivì.

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  22. Caspita, le pause di durata variabile potrebbero uccidermi: io ho guardato per lungo tempo le serie in tv, e utilizzavo le pausa per preparare la cartella, andare in bagno, lavarmi i denti, etc!! Così da almeno sfruttare le pause!!! Così invece, mi sentirei proprio preso per i fondelli, ti fanno perdere 20 minuti per i loro sporchi comodi… Mah…

    Cmq ottimo articolo! Grazie! :)

    Rispondi

  23. Johnny ha scritto:
    … devono fronteggiare un continuo calo di spetttatori, ormai disaffezionati a seguire le serie in tv, fatta eccezioni per i grandi nomi come Dr.House, Grey’s Anatomy, CSI, Castle…mentre tutte le altre serie sono state relegate ai canali del DDT che gran parte degli italiani vede solo da pochi mesi.

    mi permetto di dissentire, nel senso che nemmeno i grandi nomi sono al riparo, anzi.
    per lavoro io leggo tutte le settimane tutti i palinsesti di tutte le tv non a pagamento che trasmettono serie (sì, questo mio intervento è volto esclusivamente a raccogliere la vostra solidarietà :)). le tv generaliste italiane non hanno nessun rispetto nè per lo spettatore nè per il prodotto: le serie tv sono viste solo come tappabuchi di palinsesto, fino a quando non fanno il botto d’ascolti. se fanno il botto di ascolti le si sfrutta all’inverosimile, strizzando lo spettatore finchè non ne può più (ricordate qualche anno fa canale 5 che trasmetteva una puntata dell’ultima stagione di house seguita da una di una stagione vecchia? o l’abitudine diffusa di non trasmettere i finali di stagione per non lasciare gli spettatori col cliffhanger, e mandare in onda (se si ricordano) il finale di stagione come primo episodio della stagione successiva?). rai2 si fa degli spottoni ogni due per tre definendosi ridicolmente “the house of series”, nel frattempo sposta regolarmente le sue serie (molte delle quali in prima assoluta, mai viste neanche su sky) da una sera all’altra, da un orario all’altro (povera the good wife), oppure le interrompe perchè non sta dietro al doppiaggio, oppure le interrompe e basta perchè non ottiene i risultati sperati (desperate housewives è stata pompata per settimane per poi sparire dai palinsesti dopo soli due episodi). la verità è che a loro non frega proprio nulla di nulla, chè comunque in italia non c’è il pubblico, e le serie sono, tutto sommato, roba di nicchia. e infatti, lo spettatore italiano amante delle serie che non vuole/può rifornirsi via internet, ha una sola possibilità: sky. quindi pagare, nonsoesattamentequantoenovanta al mese.
    non si tratta di sputare sul proprio paese (sport che comunque io personalmente pratico molto volentieri, e tra l’altro non mi è familiare il concetto di “fedeltà alla bandiera”), è che *culturalmente* l’italia e le serie tv sono due rette parallele. non è che ci sia granchè da farci.

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  24. Alice Cucchetti ha scritto:

    mi permetto di dissentire, nel senso che nemmeno i grandi nomi sono al riparo, anzi. [...]

    Pensavo che il tuo intervento dovesse smontare il mio, invece hai detto sostanziamente le stesse cose (scendendo maggiormente nei dettagli). :D
    Certo, nemmeno i grandi nomi sono al riparo, ma si può dire che al momento “reggono” gli ascolti richiesti, tanto da diventare dei punti di riferimento del palinsesto. Dr House è stata addirittura scippata a Italia 1 e, nell’ultima stagione, trasmessa in controprogrammazione della Champions League (e qui qualcuno si ricorderà “Medical Dimension” di Renè Ferretti :D ) perchè evidentemente poteva permetterselo.
    CSI Las Vegas viene trasmesso al lunedì sera, per di più dopo una replica di CSI Miami (e per un certo periodo andava in onda dopo una replia dello stesso CSI L.V.). Non seguo Rai Due, ma mi pare che Castle, Law & Order e NCIS reggano bene.
    E allora le reti le sfruttano, le mettono negli orari migliori o contro programmi importanti…mentre tutte le altre serie finiscono al mattino, pomeriggio, tarda serata o relegate nelle reti “minori”. Pensate a Fringe, sbolognata a Italia 2…

    Questo ovviamente succede perchè si parla di procedurali (credo che al pubblico di canale 5 interessi poco la trama orizzontale di Dr House, soprattutto se lo ha iniziato a seguire dalla sesta stagione). Sono ormai lontani i tempi in cui Canale 5 aveva il coraggio di proporre in prima serata -seppur in estate- una serie come Invasion.

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  25. Alice Cucchetti ha scritto:

    non si tratta di sputare sul proprio paese (sport che comunque io personalmente pratico molto volentieri, e tra l’altro non mi è familiare il concetto di “fedeltà alla bandiera”), è che *culturalmente* l’italia e le serie tv sono due rette parallele. non è che ci sia granchè da farci.

    Concordo in tutto ciò che hai detto, tranne per quest’ultima frase. Volenti o nolenti siamo italiani, e saremo pure una percentuale irrilevante per l’interesse della tv generalista (e lo siamo? Sky, che tu citi, punta moltissimo “su di noi”, e credo sia un ottimo investimento per il futuro) ma siamo abbastanza per invalidare la teoria di differenza culturale. Come esseri umani abbiamo la narrazione seriale nel dna, il problema è più generale del rapporto che ha la tv nazionale con la fiction. anche i film affogano nella logica dell’auditel, lo notiamo meno perché non hanno secondi episodi da aspettare.

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  26. Chiara Lino ha scritto:

    Concordo in tutto ciò che hai detto, tranne per quest’ultima frase. Volenti o nolenti siamo italiani, e saremo pure una percentuale irrilevante per l’interesse della tv generalista (e lo siamo? Sky, che tu citi, punta moltissimo “su di noi”, e credo sia un ottimo investimento per il futuro) ma siamo abbastanza per invalidare la teoria di differenza culturale.

    Infatti, mentre le serie tv sono completamente bistrattate/ignorate dalle tv generaliste, sono la gallina dalle uova d’oro per le pay-tv, al punto da essere utilizzate come principale attrattiva per spingere la gente ad abbonarsi. In maniera minore, sono la programmazione di punta delle nuove reti del DDT, come Rai4/5, Italia 2 e, soprattutto Cielo, che si stanno accaparrando tutte le serie ormai che, pur avendo grandi potenzialità, sono state ignorate dalle generaliste (una su tutte: Dexter, intravista e mai più vista su Italia 1 nel 2008).

    Chiara Lino ha scritto:

    il problema è più generale del rapporto che ha la tv nazionale con la fiction. anche i film affogano nella logica dell’auditel, lo notiamo meno perché non hanno secondi episodi da aspettare.

    Diciamo che il pubblico delle fiction è diverso da quello delle serie tv: più “anziano”, meno smaliziato, meno avvezzo alla tecnologia…più “rassegnato”.
    Allo stesso modo, quando si segue un film, si è consapevoli che si tratta di un evento “unico”, che dura 2 ore. Il fatto che ci taglino a metà una scena o che si inventino la furbata dei film divisi in 3 PARTI anzichè 2 tempi, in modo da inserire più blocchi (per legge, ogni tempo può essere interrotto solo due volte) è qualcosa che ci disturba, ma che sopportiamo…in quanto non sappiamo se, fra una settimana esatta, saremo lì a guardarci un altro film (cosa che invece sappiamo che accadrà con una serie tv).
    Del resto, anche la programmazione dei film sulle generaliste è drasticamente diminuita, sia come numero che come tipologia delle proposte. Con tutti i film che escono ogni anno, come mai veniamo sommersi da film con Hugh Grant o Jennifer Lopez che nemmeno loro sapevano di aver realizzato? Perchè “Ti presento i miei” o “Bugiardo Bugiardo” vanno in onda 2-3 volte all’anno, mentre “Tenacious D” è andato in onda addirittura su Mtv?

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  27. Johnny ha scritto:

    Diciamo che il pubblico delle fiction è diverso da quello delle serie tv: più “anziano”, meno smaliziato, meno avvezzo alla tecnologia…più “rassegnato”.

    fraintendimento: uso il termine “fiction” in opposizione a “reality”, tv di finzione vs tv di realtà. Quindi nella fiction rientra tutta la narrativa di finzione: film, serie tv ecc…

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  28. @ Chiara Lino:
    ma io infatti parlavo di grandi numeri, ovviamente. per constatare che “quelli come noi” sono ancora una nicchia. sky punta su gente come noi, e infatti ha una programmazione totalmente diversa dalle generaliste, si può dire che l’unico canale di sky che abbia una programmazione generalista sia skyuno. ma comunque gli abbonati a sky sono pochissimi in confronto al pubblico di rai e mediaset. rai1 non programma nemmeno una serie americana, canale 5 solo dr. house (che pure in passato ha trattato malissimo). la percentuale di spettatori che guarda nuovi canali del digitale terrestre (da rai4 a cielo) è miserrima: il canale del digitale terrestre che fa più ascolti è real time. anche i film sono spariti dalle prime serate delle reti generaliste in chiaro, a parte qualche volta italia 1 o rete 4. ora, io in queste cose non sono molto brava, nel senso che faccio sempre un po’ fatica a capire se nasca prima l’uovo o la gallina: sono gli spettatori (la maggioranza degli) che non vogliono vedere serie e film, oppure sono le reti (cattive!) che non vogliono farglieli vedere? forse la verità sta nel mezzo, ma in ogni caso io credo che il pubblico italiano, in grandissima parte, non sia abituato al format serie tv, salvo qualche procedurale qua e là. ma forse cristiano può illuminarci meglio anche su questa questione. (io sono ancora tramortita e incredula da quando ho scoperto l’esistenza di “squadra speciale copra 11 sezione 2″ :) ). naturalmente non dico che questi dati non possano cambiare in futuro (è ovvio che prima o poi conquisteremo il mondo), fotografavo una situazione attuale. e purtroppo, rispetto a qualche anno fa, l’attenzione per le serie del pubblico generalista è pure calata, tanto che non fai fatica a trovare dirigenti rai e mediaset pronti a dichiarare, candidamente, che le serie tv americane sono morte. :(

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  29. Alice Cucchetti ha scritto:

    e purtroppo, rispetto a qualche anno fa, l’attenzione per le serie del pubblico generalista è pure calata

    beh, ovvio, ma non vuol dire che agli italiani non interessano le serie tv. secondo me significa che quelli a cui interessano davvero, tormentati dalla folle programmazione delle reti generaliste, o scaricano o fanno sky. E questo porta le serie tv su rai e mediaset ad avere ancora meno ascolti. Seriamente, tu ti guarderesti the good wife su rai due? no, e non certo perché non ami le serie.

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  30. doctorwho10th 26 maggio 2012 at 10:24

    Ottimo articolo.
    Io però continuo a non capire qual è il processo mentale che spinge lo spettatore a comprare il prodotto dopo aver visto la pubblicità. Ti viene in mente la pubblicità quando vedi la marca? Per me può capitare in presenza di frasi chiave che rimangono nella testa (alcune giocano su questo effetto).

    Sulla questione delle tv, direi che chi ha Sky non può lamentarsi dell’offerta (purtroppo non conosco i canali di Mediaset Premium), in particolare modo apprezzo la visione in lingua inglese con i sottotitoli ‘del giorno dopo’. E’ ottima, penso che aiuti tutta quella fascia di appassionati che non sa aspettare e che vuole vedere una serie tv in lingua originale.
    Sto apprezzando comunque anche Rai 4 ed Italia 2, ma quest’ultima ha pubblicità che non sembrano finire mai.

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