awake 1x03

Awake – 1×03 – Guilty

Uno dei punti di forza di una serie con un’idea di base tanto ambiziosa quanto da maneggiare con cura deve risiedere  nella capacità di coinvolgere, impegnare il pubblico nell’elaborazione di teorie e ipotesi. Da questo punto di vista Awake raggiunge l’obbiettivo, prova ne sono le questioni sollevate nella precedente recensione e ripresi nei commenti a seguire: in questa puntata riceviamo una prima risposta e aggiungo un “per fortuna” perché dal versante drama la noia inizia a fare capolino.

Capisco la reazione improntata all’adattamento anziché alla comprensione di Michael Britten nel ritrovarsi a vivere due realtà distinte separate dai momenti sonno/veglia. Pur non potendo vivere l’unità famigliare può ancora vivere e prendersi cura di moglie e figlio, ma in ciascuna delle due realtà è necessario che almeno moglie e figlio trasmettano il senso di perdita: questo avviene solo in parte per di più in modo poco convincente, soprattutto nell’universo rosso in cui Hannah continua a sembrare più una sorella maggiore che una madre in lutto.

Non è solo una questione di poca credibilità nel vedere Michael e Hannah come moglie e marito, ma è proprio Laura Allen a difettare di qualsiasi espressione riconducibile alla sofferenza interiore. In quello che dovrebbe essere il momento più toccante della sua realtà di appartenenza, rimanda l’impressione di essere impegnata a ricevere un premio a nome del figlio impossibilitato a ritirarlo di persona perché a letto con la varicella, piuttosto che a presenziare una commemorazione in onore della memoria del figlio scomparso.

Nella realtà verde in cui Michael è vedovo le cose vanno un po’ meglio. Il rapporto padre e figlio viene approfondito e pian piano in Rex il sentirsi in dovere di apprezzare gli sforzi del genitore viene sostituito da una sincera comprensione di quanto Michael si stia effettivamente impegnando nel prendersi cura di lui. Questa nuova consapevolezza viene conquistata con una storyline che non brilla certo per originalità ma è poco più al servizio del mostrare l’interconnessione tra le due realtà. Come già visto nelle puntate precedetti Michael trova in una realtà gli elementi chiave per dirimere un caso analogo dall’altra parte.

La storyline di Cooper arrestato 10 anni prima e condannato perché incastrato dall’ex partner di Michael non regala particolari emozioni – nessuno credo abbia pensato che Rex potesse davvero morire una seconda volta – ma se non altro soddisfa una nostra curiosità: il ritmo sonno/veglia che determina il passaggio da una realtà all’altra non deve essere necessariamente naturale, può essere indotto o alterato con famaci, come accade proprio in questa puntata.

Purtroppo lo spazio dedicato ai due analisti è meno incisivo rispetto ai primi due episodi e questo è un male sia perché l’aspetto procedurale è decisamente poco interessante svincolato dal diverso approccio psicoanalitico di cui è oggetto all’interno delle sedute stesse, sia perché il cast di contorno è poco più che dignitoso: sono proprio il dr. John Lee e la dottoressa Evans gli unici personaggi a risultare meritevoli di contendere lo screentime con Jason Isaacs.

Note

  • Escludendo coma e morte, ipotizzo una situazione simile a quella mostrata nel film Source Code.
  • La maestra di tennis, oltre a fare il paio in quanto a recitazione con la Allen, mi ricorda pericolosamente Lori di TWD.
  • Non fatemi sentire sola e ditemi che anche tra voi c’è qualcuno che continua a chiamare Britten, Lucius Malfoy.

Mara R.

Whedonverse.

34 Comments

  1. Concordo su tutto e quindi aggiungo solo un “O EM GI! Non mi ero accorta fosse Lucius! Come ho potuto?”, vado in ginocchio sui tomi di HP a piangere la mia stoltezza…

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  2. L’ho trovata la puntata peggiore finora. Non c’è stato nulla che mi abbia particolarmente colpita in positivo, d’altro canto tante cose mi hanno proprio dato fastidio.

    Il rapimento mi sembra il solito espediente esagerato e facilotto per cercare di far affezionare il pubblico a Rex, quando non serviva affatto creare una situazione così assurda ed è stato anzi contropproducente. Il comportamento del ragazzo davanti alla morte (una morte atroce, tra l’altro) mi sembra troppo sereno e rassegnato per essere credibile. E’ anche troppo sdolcinato il fatto che, in una situazione simile, l’unica cosa a cui abbia pensato sia stata creare un video “sole cuore amore”. Tra l’altro, perché il rapinatore era disposto a fare qualsiasi cosa pur di veder riconosciuta la propria innocenza (anche macchiarsi di un reato forse ancora peggiore)? Probabilmente, siccome doveva morire per la malattia, voleva prendersi quest’ultima soddisfazione, però mi sembra che le sue motivazioni non siano state rese in modo efficace. Poco prima della confessione del poliziotto colpevole, quando il protagonista va alla porta per uscire, c’è un rallenty che, invece di creare tensione, rende l’evento successivo ancora più scontato di quello che è.

    2,5/5

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  3. massimo alberti 21 marzo 2012 at 17:34

    Quoto Arya, anche per me è stato l’episodio meno brillante.

    E questo perchè casca in pieno in alcuni rischi emersi nei primi due epsiodi:
    troopo spazio all’elemento procedurale e poco al resto della storia.
    Fin qui “il caso del giorno” è servito a dimostrare la connessione tra le due realtà. 3/4 dell’episodio dedicati a questo sono quindi inutili. Insomma, non si aggiunge nulla e non facciamo passi avanti: attesa delusa, dopo il finale del precedente episodio che comunque non mi aveva entusiasmato per gli scenari troppo fantascientifici e poco psicologici che apriva.
    Spero che il poco spazio agli psicologi in questo episodio non sia un’altro sintomo, confido in un episodio di passaggio necessario ad allungare la stagione.
    Fin qui è un One Man Show: vero che fin qui sono scarsine, ma alla sorella di Lori e alla Madre-poco-Affranta bisognerebbe almeno dare una possibilità!
    Resto fiducioso, ma fin qui non sta andando nella direzione che speravo.

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  4. pemf.bolloso 21 marzo 2012 at 17:43

    A me continua a piacere molto, ma sono d’accordo che questa puntata sia di un livello inferiore rispetto alle prime due. Il momento migliore è probabilmente la confessione di Rex all’allenatrice, mentre il resto è più banalotto rispetto alle prime due puntate, anche se ho molto apprezzato il cattivone della settimana.

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  5. Episodio pessimo.
    La serie è soporifera finora, ma almeno non era stata così banale. L’unica cosa di grande rilievo su cui valeva la pena concentrare gli sforzi è passata senza colpo ferire: cioè, come si riflettono i comportamenti di Micheal dalla realtà rossa alla realtà verde e viceversa? Ne abbiamo avuto un assaggio quando Micheal ha scelto di andare alla prigione anziché con la moglie, poi puff, come una nuvoletta di fumo in pieno vento.
    Per il resto concordo con la recensione.
    Mi dispiace per Killen (che reputo un genio), ma finora ha toppato. Magari la serie si riprende. E lo spero. Per questo supererò i proverbiali 4 episodi.

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  6. A me la serie piace e sono d’accordo con voi sul rischio di sacrificare lo spazio dato agli psicanalisti per vedere più casi d’indagine, preferirei si approfondisse l’aspetto della cura e della percezione della realtà.
    Comunque solo io continuo a confondermi tra le due realtà? immagino sia voluto, ma la questione braccialetti che sembrava così chiara è scomparsa nel nulla (chi li ha più visti?) e non riesco ancora ad avere sempre chiaro l’abbinamento dei partner e dei dottori con il figlio o la moglie – quello che chiamate rosso e verde. Siete tutti più svegli di me e per la prossima mi faccio uno schemino, o mi sono persa qualcosa?

    Rispondi

  7. pemf.bolloso 21 marzo 2012 at 18:35

    robba ha scritto:

    A me la serie piace e sono d’accordo con voi sul rischio di sacrificare lo spazio dato agli psicanalisti per vedere più casi d’indagine, preferirei si approfondisse l’aspetto della cura e della percezione della realtà.
    Comunque solo io continuo a confondermi tra le due realtà? immagino sia voluto, ma la questione braccialetti che sembrava così chiara è scomparsa nel nulla (chi li ha più visti?) e non riesco ancora ad avere sempre chiaro l’abbinamento dei partner e dei dottori con il figlio o la moglie – quello che chiamate rosso e verde. Siete tutti più svegli di me e per la prossima mi faccio uno schemino, o mi sono persa qualcosa?

    Se guardi attentamente i braccialetti ogni tanto spuntano ancora :D
    Comunque per orientarti tra le due realtà, oltre ai filtri rossi e verdi ci sono sempre vari “indizi” che ti permettono di orientarti: nella realtà rossa c’è il partner giovane, che indossa sempre una cravatta o una camicia rossa, nella realtà verde c’è il vecchio partner, che invece indossa sempre qualche capo d’abbigliamento verde. Inoltre nella realtà verde (in cui è morta la moglie) lo psichiatra è donna, mentre nella realtà rossa (morte del figlio) lo psichiatra è uomo.

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  8. L’episodio è indubbiamente il più debole ben – troppo – lontano dalla qualità del pilot, ma Isaacs porta bene sulle sue spalle i 45 min, la premessa mantiene ancora il suo fascino e il fatto che Britten possa saltare da una realtà all’altra a seconda dell’evenienza è un particolare non da poco.
    Però sì, la noia inizia ad affacciarsi e per quel che mi riguarda il periodo di garanzia termina con questo episodio: dal prossimo o si fa sul serio, o saremo di fronte all’ennesima grande occasione sprecata.

    @Robba
    oltre a ciò che ti ha già suggerito Pemf., guardati semplicemente intorno: troverai numerosi dettagli (abiti, oggetti, insegne, pennarelli) del colore di riferimento della realtà in cui ti trovi. Schematicamente:
    Rosso-moglie-psicanalista asiatico
    Verde-figlio-psicanalista donna.

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  9. A me non è dispiaciuta affatto, e anche se concordo in parte con alcuni difetti evidenziati (non ritengo però improbabile il video di Rex, quanto narrativamente scontato) il caso del giorno mi è parso molto interessante nell’ottica della serie, e credo abbiano fatto benissimo a mettere un po’ da parte le sedute psicologiche (non sarebbe stata affatto credibile, in questa situazione limite, che “Lucius” si fermasse a discutere con loro). Inoltre mi piace che stiano giocando consapevolmente con le meccaniche narrative, tra sonniferi e casi problematici del passato (e qui la teoria del coma prende piede). Per me sono ancora 4 stelline.

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  10. robba ha scritto:

    Comunque solo io continuo a confondermi tra le due realtà?

    In realtà anche se sei distratta, ci sono accorgimenti sonori o visivi tra un passaggio e l’altro.

    Mara R. ha scritto:

    la noia inizia ad affacciarsi e per quel che mi riguarda il periodo di garanzia termina con questo episodio

    Per me, invece, la noia c’è dal pilota, ma andrò fino in fondo perché voglio vedere l’opera di Killen nella sua totalità.
    Concordo sulla Allen (che io reputo una buona attrice): non è nella parte e – come ripeto dal primo episodio – non sembra la moglie, né la madre.
    Peggio è la maestra di tennis.

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  11. Sì, la maestra di Tennis finora non mi è piaciuta per nulla. Non volevo dare giudizi particolari perché mi sembrava prematuro.

    Quanto a Rex, la mancanza di credibilità non è tanto nel fatto che abbia deciso di fare un video per suo padre, ma nel fatto che prenda così con filosofia l’idea di morire di sete (un comunissimo quattordicenne!) e non abbia altre particolari reazioni oltre alla creazione del video. Ma anche ammettendo che ci possa essere una spiegazione psicologica per questo insolito atteggiamento, essa non è stata impostata.

    Rispondi

  12. A me continua a piacere. E anche questa puntata, certo un po’ più deboluccia delle altre due, non mi è affatto dispiaciuta. Ho apprezzato il fatto che abbia portato alle estreme conseguenze l’uso da parte di Britten dell’interconnessione tra le due realtà al fine di risolvere i vari casi (qui per salvare il figlio). In fin dei conti, è questo meccanismo la cosa che mi intriga di più della serie, ritenendo tra l’altro che ruoti tutti attorno ad un più ampio e complesso puzzle che Britten deve risolvere grazie ai vari indizi sparsi proprio nelle due realtà.
    A questo proposito, non so se sto diventando paranoica io, ma il fatto che il vecchio e il nuovo partner di Britten si conoscessero non vi ha insospettito? Anche se hanno detto di essersi conosciuti al funerale di Hannah, non so perchè, ma mi è suonato strano.
    Per il resto, ho trovato toccante il discorso di Rex alla sua allenatrice, mentre l’attrice che interpreta la moglie continua ad essere fuori ruolo in una maniera che incomincia a diventare irritante. Capisco la fase della negazione, ma credo che il lutto per la perdita di un figlio potesse essere reso decisamente meglio. Non pretendo i livelli di Michelle Forbes in The Killing (tutto si può dire su quella serie, ma non che i momenti di lutto della famiglia non fossero strazianti), ma qualcosina di meglio sì!

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  13. A me invece piace moltissimo la resa del lutto da parte della madre, anche se questa puntata non fa molto altro oltre che ribadire ciò che è stato detto nella precedente. E preferisco decisamente questa visione parzialmente “positiva” allo spettacolo del dolore offerto da The Killing (anche se la Forbes è formidabile).
    Anche la scelta dell’attrice mi sembra mediamente azzeccata, quella sua aria “fresca” e quasi fanciullesca rende bene l’idea di una fragile speranza (in generale di fragilità), e non mi da particolari problemi in termini di realismo (anche perché la televisione, specie quella americana, ci ha abituati a madri giovani e belle, vedi Modern Family).

    Rispondi

  14. Dextha ha scritto:

    E preferisco decisamente questa visione parzialmente “positiva” allo spettacolo del dolore offerto da The Killing (anche se la Forbes è formidabile)..

    Su questo sono d’accordo :D Io ero quella rompipalle che criticava The Killing alle prime puntate proprio per le continue scene “strazianti”, ma so di essere in minoranza.

    La giovinezza della madre non mi dà tutto questo gran fastidio, ma capisco che ad altri possa darne di più.

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  15. La mia impressione è che manchi un bel po’ di tensione narrativa. La parte degli psicanalisti alla fin fine è la migliore dello show perché ogni volta che compaiono quei due almeno abbiamo il senso dell’urgenza di Michael di non perdere nessuno dei due mondi. Per il resto del tempo, boh, lo show sembra una sorta di Sliding Doors con delle realtà sin troppo simili per giustificare tutto lo sbattimento di averle costruite.

    Concettualmente, Awake mi ricorda più di ogni cosa Life On Mars, anzi direi proprio che è una specie di Life On Mars raddoppiato al quale però mancano l’atmosfera di estraniamento (che c’è solo durante le sedute psicanalitiche), il mistero dell’anomalia esistenziale nella quale è gettato il protagonista e tutti quegli ostacoli narrativi che nell’uno e nell’altro universo (dipendendo dall’assenza della moglie o del figlio) renderebbero la quotidianità di Michael avvincente.

    Inoltre, rispetto a quel poco che si è visto di Lone Star (l’altro show di Killen, per chi non lo sa), in Awake è quasi del tutto assente (almeno per ora) lo sdoppiamento controllato del protagonista, che era cosa assai interessante e che qui lo sarebbe ancor di più. Michael è sempre tediosamente Michael nonostante diversi contesti e diversi personaggi.

    Lo show rimane intrigante ma deve accadere qualcosa perché, abbastanza rapidamente, l’inerzia del bellissimo concetto si sta smorzando.

    Rispondi

  16. Per me il problema evidenziato in questo terzo episodio è che si tenda a usare il passaggio tra le due realtà come pretesto per risolvere il caso della settimana, portando così allo svilimento di una premessa di per sé intrigante. Inoltre dal punto di vista psicologico non mi capacito del perché Michael non metta al corrente la moglie dell’esperienza che sta vivendo: credo che la trama se ne gioverebbe non poco, almeno per quanto riguarda il rapporto tra i due. Probabilmente ci potrebbe essere un qualche sviluppo imprevedibile che a questo punto ritengo urgente per vivacizzare il tutto.

    Rispondi

  17. @Rampion
    In Life on Mars la realtà post incidente era la realtà predominante a livello narrativo ma i tentativi di Sam erano volti a trovare il modo di tornare alla realtà pre-incidente: puntualmente la risoluzione del caso – in cui riecheggiavano elementi del presente che aveva lasciato – veniva visto come un modo per risolvere una situazione lasciata in sospeso nella speranza che questa fosse la chiave per tornare a “casa”.

    Michael si muove in direzione opposta: non vuole risolvere il conflitto, desidera mantenere entrambe le realtà e si adopera per questo. Per noi che guardiamo, però, inizia a non essere più una strada percorribile: mantenere le cose come sono significherebbe avere episodi fotocopia con piccoli colpi alla struttura portante, e questo annullerebbe il fascino della premessa che non è l’avere due realtà perfettamente bilanciate, ma lo scoprire cosa abbia prodotto le due realtà vissute da Michael.

    Rispondi

  18. @Mara

    La tua precisazione è assolutamente precisa. Però rimane che sia in LOM sia in Awake il concetto è quello di un personaggio gettato senza spiegazioni in una realtà estraniante (nel caso di Awake doppia, anche se singolarmante doppia dal punto di vista di Michael). E’ vero poi che qui le analogie finiscono e i due protagonisti vanno in direzioni sostanzialmente opposte.

    La cosa che mi interessava sottolineare (come peraltro mi sembra suggerisca anche tu) è come in LOM lo sforzo per capire la nuova realtà da parte di Sam Tyler fosse giustamente faticoso e pieno di conflitti interiori, interpersonali o con l’ambiente, mentre Michael in Awake sembra una specie di piccolo Buddha che prende tutto quello che viene e lo porta flemmaticamente a casa. Anche il protagonista di Lone Star aveva una certa flemma ma era quella di una gioiosa follia chiaramente gravida di imminenti disastri. Michael è un personaggio per ora passivo e se tutto il suo sforzo cognitivo si esaurisce con l’analisi, Awake è destinato a diventare rapidamente noioso.

    Rispondi

  19. rampion ha scritto:

    ……
    Michael in Awake sembra una specie di piccolo Buddha che prende tutto quello che viene e lo porta flemmaticamente a casa. Anche il protagonista di Lone Star aveva una certa flemma ma era quella di una gioiosa follia chiaramente gravida di imminenti disastri. Michael è un personaggio per ora passivo e se tutto il suo sforzo cognitivo si esaurisce con l’analisi, Awake è destinato a diventare rapidamente noioso.

    Totalmente d’accordo. Hai risposto indirettamente alla mia perplessità: Michael sta costruendosi un precario equilibrio in due realtà distinte: se informasse la moglie l’equilibrio andrebbe a farsi friggere. Solo che questa situazione con un personaggio che sembra crogiolarsi in una sorprendente serenità improbabilmente acquisita non funziona dal punto di vista drammaturgico.

    Rispondi

  20. AryaSnow ha scritto:

    La giovinezza della madre non mi dà tutto questo gran fastidio

    Ma lei non è “giovane” in proporzione al figlio (nella vita reale ci starebbe benissimo, ha 40 anni) e che quindi l’abbia avuto a 25 (ma anche l’avesse avuto a 20). Il problema (chiamalo problema) è che sembra averne 30; il bello è che sembra ancora più giovane quando è con Isaacs.
    Un problema proprio di casting. Sarebbe andata bene come maestra di tennis, dove avrebbe avuto anche l’apparenza giusta per “insidiare” le certezze di Micheal in quella realtà (al contrario della ventiseienne maestra di tennis).

    @Klatu e Rampion
    Il mio – per alcuni versi – stesso pensiero. In questo episodio, ad esempio, si è aperta la strada per un conflitto interiore di vaste proporzioni, che è stato tranciato di netto con una risoluzione facilona. Io nei primi 20-25 minuti ho guardato l’orologio tre o quattro volte, per dire.

    Rispondi

  21. A me pare che distinguere le realtà sia anche troppo semplice, grazie ai filtri, però in quest’ultima puntata c’è stata una cosa che mi ha confuso: Britten usa il Cooper ancora vivo della realtà Rossa per trovare il figlio, riuscendo pure a scagionarlo e a liberarlo. Ma quando assiste al rilascio di Cooper, il filtro è verde! Qualcuno me lo spiega?

    Rispondi

  22. Non concordo che l’attrice madre sembri sorella più che madre, la trovo piuttosto credibile anzi, anche nell’interiorizzazione del dolore. E’ l’insieme che sta sempre meno in piedi, forse ha troppe pretese. la cosa non è semplice, e il rischio di noia è in agguato. Carina la nuova insegnante di tennis, ma prevedibilmente finiranno a letto? Discreto modo di elaborare il dolore, ma come si può credibilmente elaborare la morte di un figlio? Davvero tema difficile.
    Questa volta non mi ricordo neppure cosa dicono quei due che dovrebbero fare il mio stesso mestiere, cioè l’analista; vagamente ricordo che lei mi convince più di lui, perchè affronta la realtà psichica del protagonista come di per sè valida e significativa senza cercare di “correggerlo”, cosa che non mi sembra faccia l’altro. però ripeto, il fatto stesso che non mi ricordi è significativo.
    E non riesco a ricordarmi nè come si chiama il protagonista nè l’attore che lo interpreta.Difetta un po’ di carisma, e questo dipenderà dall’atmosfera depressiva relativa alla morte, certo, ma come se ne esce? Ma forse è una serie che si farà amare poco a poco, anche se questa pacata attrazione non è nelle mie corde. Buono l’avvicinamento padre figlio ma forse un po’ già visto, no? Concordo che la parte più interessante sarebbe con gli psycho, ma comincia già diventare scipita..non so, vediamo. Forse per quanto riguarda serie del giovedì, mi sa che vado prima a vedere cosa succede in Touch..peccato. Ah, cosa succede in Source Code, Mara? Scusate la mia ignoranza, ma io vedo poche serie ( in realtà sempre meno poche), ma appunto i pazienti sono quasi sempre più interessanti ( ma dico quasi..). Rampio, direi che ti quoto. Ciao

    Paola

    Rispondi

  23. @ Paola:
    Source Code è un film del 2011, non spiego perché mi è venuto in mente per non spoilerare la storia a chi non ha visto il film, ma qui trovi un riassunto dettagliato http://it.wikipedia.org/wiki/Source_Code

    Rispondi

  24. Quindi nessuno mi sa dire perché Cooper viene rilasciato nella realtà verde (dove dovrebbe essere morto) e non nella rossa? E’ un errore? Mi sono perso qualcosa io?

    Rispondi

  25. @ Rizar:
    Cooper viene rilasciato nella realtà rossa, non verde. Hai confuso i filtri :D

    La puntata mi è piaciuta, anche se credo che risolvere crimini da una parte e dall’altra a lungo andare possa essere stancante.

    Rispondi

  26. luis88 ha scritto:

    Hai confuso i filtri

    Dici? riguardati meglio il filtro che c’è nella scena del rilascio. Spiegazioni?

    Rispondi

  27. @ Rizar:
    Hai ragione, ho visto la puntata 2 settimane fa, quindi non ricordavo bene.
    Potrebbe essere un errore o ci potrebbe essere una spiegazione, non saprei :)

    Rispondi

  28. Questa cosa mi sta seriamente facendo impazzire, soprattutto perché non trovo spiegazioni. Se fosse solo un errore sarebbe davvero macroscopico (oltre che deludente). Chiedo pareri a tutti, ma ancora nessuna spiegazione sensata (così come nessuno che abbia chiarito che, sì, è un errore)…

    Rispondi

  29. @ Rizar:
    Non sono sicura di aver compreso bene ma è evidente che il rilascio di Cooper avviene nella realtà rossa: al minuto 36 circa, Britten è a colloquio con la terapeuta che gli dice più o meno “per alleviare il tuo senso di colpa hai creato una realtà in cui riesci a scagionare e far liberare Cooper” ed è a questo punto che si inserisce la sequenza in cui si vede Britten assistere al rilascio.

    Ora è vero che il filtro non è evidente come nelle occasioni in cui si assiste al passaggio dall’una all’altra realtà ma può darsi A- sia solo meno evidente in fondo la sequenza dura pochi secondi e l’ambiente si presta meno a essere colorato (l’ho visto di nuovo adesso sul telefono e quindi non saprei dire come sia la resa in HD) B- una dimenticanza C- il rilascio viene descritto dalla terapeuta e quindi “filtrato” dalle sue parole.
    Quale che sia il caso, anche dimenticanza, non credo ci siano dubbi sul fatto Cooper venga rilasciato nell’universo rosso.

    Rispondi

  30. Mara R. ha scritto:

    Quale che sia il caso, anche dimenticanza, non credo ci siano dubbi sul fatto Cooper venga rilasciato nell’universo rosso.

    Questa è l’unica cosa chiara. Il mio dubbio infatti non è in quale realtà venga rilasciato (nella verde è morto, quindi non potrebbe essere). Il problema è che il filtro è palesemente verde, non mi pare ci sia possibilità di confusione visto che la definizione dei filtri è sempre molto marcata (cosa che un po’ mi infastidisce). In secondo luogo, i filtri non rappresentano punti di vista diegetici (nemmeno quelli di Britten, figuriamoci quelli della psichiatra), ma esterni, ovvero servono allo spettatore a delineare le dicotomia rosso-verde (e la rendono anche troppo esplicita). D’altronde questo è anche esemplificato dalla conversazione della capa “killing his whole family”, che si svolge nella realtà rossa nonostante non sia una scena in cui Britten è presente, né è raccontata da qualcuno. Questo significa che, almeno narrativamente, le due realtà sono delineate così a beneficio dello spettatore. Se fossero dipendenti da punti di vista intercambiabili sarebbe praticamente impossibile seguire lo show. I filtri perciò sono oggettivi ed extra-diegetici. Ormai propendo seriamente per un blooper, però cavolo, è bello grosso.

    Rispondi

  31. @ Rizar:
    Allora non capisco il tuo punto. Se è chiaro che il rilascio è avvenuto nella realtà rossa e qualsiasi altra spiegazione – oltre a una leggerezza – è per te implausibile, non capisco esattamente cosa fosse oggetto del tuo dubbio.

    Rispondi

  32. @ Mara R.:
    Bé le cose sono due o 1) è un errore, ma non una leggerezza, è un abbaglio colossale, dato che confonde uno dei meccanismi narrativi principali (a Fringe una cosa così non è mai capitata ad esempio…) oppure 2) c’è qualche spiegazione che ci sfugge, non sul caso Cooper, ma sulla funzione dei filtri in sè e sulla vera natura della “doppia realtà” (sono reali? Proiezioni mentali? Sogni? Sono entrambe vere?) e qui sta il mio dubbio o, più precisamente la mia curiosità. Mi interessa soprattutto capire se la doppia realtà sia un mistero che la serie intende esplorare o dobbiamo solo prenderlo come dato di fatto e vedere come Britten affronta la cosa e risove i casi. Se fosse il secondo, mi metto l’anima in pace, ma se davvero Awake cercherà di dirci pian piano qualcosa in più sul mistero dello sdoppiamento di Britten (à la Lost e simili), allora magari questo di Cooper non è stato un errore ma magari un qualche tipo di indizio.

    Sono paranoico? :-)

    Più che altro, nel caso sia un errore, mi pare lo prendiate piuttosto bene. A me pare madornale.

    Rispondi

  33. prugna mirabelle 30 marzo 2012 at 17:15

    cooper viene rilasciato nella realtà rossa, ma michael lo racconta all’analista della realtà verde, che lo vede come un sogno da collocare nella realtà verde per scioglierlo dal senso di colpa. oppure è uno sbaglio.

    vi riferite a life on mars u.s. o u.k.? perchè la spiegazione della versione u.k. è da trovare nell’ultima puntata di ashes to ashes. chissà che non ci sia nel finale di awake qualcosa di simile.

    mi sono rifiutata di vedere la versione u.s.

    laura allen è scialbetta, come del resto lo era in terriers, ma il percorso che fa dopo la morte del figlio è molto vicino alla realtà vera.
    ciao

    Rispondi

  34. La cosa secondo me prematura è che, almeno per quanto mi riguarda, si sta già creando una preferenza per la realtà verde, quella del figlio Rex. Forse l’insipidezza della moglie non è un caso. Forse la cosa ci sta spingendo inconsciamente ad apprezzare di più Tara, la maestra di Tennis sicuramente una figura più carismatica, in previsione del flirt che già aleggia nell’aria.
    Secondo me ha anche molto significato questo prediligere la realtà dove il figlio è vivo. Significativo dell’importanza che nella vita di tutti noi ha un figlio rispetto ad un compagno. Ci porta a capire come, sebbene sia drammatico, tra le due perdite forse quella del compagno è la meno tragica.

    Rispondi

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