
Anche se non privo di buone premesse, The River continua a non convincere, navigando in acque sempre più stantie, senza riuscire a crescere e a diventare qualcosa di più di un Paranormal Activity – mediocre cugino – serializzato e ambientato in Amazzonia. I difetti della produzione sono molti, e ormai iniziano a superare abbondantemente i pregi, molti dei quali potevano inizialmente essere riscontrati nella peculiarità – in ambito televisivo – della formula, diventata vecchia dopo soli cinque episodi.
Il fatto stesso di doversi aspettare l’evento paranormale della settimana, più che mettere tensione, fa sorridere (la maledizione dell’iphone, poi, è stata del tutto RIDICOLA), anche perché non si è riusciti a creare nessun legame concreto tra pubblico e personaggi. Quest’ultimi – per quanto a tratti discretamente carismatici – rimangono abbozzati e superficiali, nonché abbastanza stereotipati, e non si arriva mai né a tenere per le loro sorti, né a identificarsi con loro, limitando di gran lunga la riuscita della componente horror, cuore del prodotto.
La trama orizzontale. La ricerca di Emmet e della fantomatica Fonte non è per nulla intrigante. Oltretutto, i passi in avanti fatti durante le varie puntate sono stati piccolissimi, certuni persino fasulli. Il ritrovamento dei membri (il cameramen, il padre di Lena in questo episodio) della vecchia ciurma di Emmet non porta ad alcuna vera rivelazione. Avevamo capito già da un pezzo (dal pilot) che Emmet era ossessionato dalla magia, e stava cercando il luogo da dove essa trae origine, con l’aiuto di popolazioni indigene. Ci sarà qualche rivelazione sconvolgente ad aspettarci? Non credo proprio. Ci sarà più “magia”, probabilmente, ma questa magia non è interessante e neppure paurosa. “There’s magic out there”, la frase-slogan detta da Lincoln, suona in maniera sempre più ridicola e infantile, e se paragonata alla storica “The truth is out there” di X-Files, impallidisce. Gli autori sono stati onesti nel palesare la paranormalità del prodotto fin dal pilot, ma ora non c’è nessun reale mistero a fare da sostegno alla trama e a creare la giusta tensione. Se Lost è riuscito a tenere col fiato sospeso per sei stagioni, e X-Files per nove, The River già al quinto episodio provoca più sbadigli che altro. Che fine ha fatto Ennet? A chi importa?
L’evento paranormale della settimana. Non mi sento di condannare la formula “caso della settimana“; può essere un modo per arricchire la narrazione principale e sviluppare meglio i personaggi. Purtroppo, però, anche da questo punto di vista The River delude. In questa puntata ci si concentra sul personaggio di Lena (che mi ricorda molto, per fisico e alcuni tratti caratteriali, la Kate di Lost) e del padre scomparso, costruendo un rapporto tra i due abbastanza piatto e intangibile (emblematica la scena in cui Lena non riesce a pensare a nulla in particolare riguardo al padre).
La Magus, in viaggio nel cuore della notte per ordine di Tess, rischia di fare la fine della Costa Concordia quando, per evitare una nave fantasma, finisce per urtare uno scoglio. Si è costretti ad una nuova sosta, come d’altronde è giusto che sia. Peccato però che la storia della nave fantasma Exodus e del suo equipaggio, potenzialmente gustosa, si riveli anch’essa priva di mordente. Non sorprende che rinchiuso nella nave ci sia proprio il padre di Lena, come non è soprendente o emozionante l’addio finale tra i due. Straziante sì, ma in senso negativo. Nemmeno il resto dell’equipaggio della Exodus è caratterizzato in modo da creare interesse, e la loro storia personale – corredata dall’immancabile maledizione – è spiegata malissimo. Troppo il tempo speso per attirare gli incauti personaggi all’interno della Exodus, in un goffo tentativo di creare tensione nello spettatore che si traduce solo in noia.
I personaggi e le dinamiche di gruppo. Il lavoro svolto sui personaggi e sulle loro dinamche è anch’esso mediocre. Ne è un perfetto esempio questa puntata, dove viene introdotto goffamente un triangolo amoroso tra Lincoln, Lena e il nuovo cameramen. Questi ultimi due, poi, finiscono per vestire i panni dei ragazzi in cerca di guai tipici dei film horror, andando ad esplorare la Exodus, scherzando sulla possibilità – remotissima, giusto?? – di imbattersi in qualcosa di pauroso. Spoiler: ci si imbattono. I personaggi, se usati in questo modo, rimangono macchiette, c’è poco da fare.
The River, in definitiva, non funziona: non fa paura, non intrattiene a dovere e non crea interesse per la trama. Sarebbe auspicabile che nei prossimi episodi si proceda ad uno sviluppo concreto dei personaggi (senza che quei “lampi di maturità” vengano rimangiati a partire dall’episodio successivo), delle dinamiche di gruppo (senza fottuti triangoli amorosi) e della trama orizzontale (senza stare lì a rimestare troppo sulle solite quattro cavolate).
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Note:
- L’episodio è “dedicato” al padre di Lena, diventato parte dell’equipaggio fantasma della Exodus, assieme alla quale sceglie di bruciare.
- A proposito, anche secondo voi l’attrice che interpreta Lena è scarsissima?
- Un sacco di inquadrature all’interno della Exodus sono del tutto implausibili. Il ragazzo cameramen sta zitto per interi minuti quando dovrebbe essere nel panico totale, e molti stacchi che riesce a fare sono impossibili. Si, meglio dei mal di pancia, però…














Recensione perfetta, Danilo. Mi trovi d’accordo praticamente su tutto. Poi c’è un’altra cosa che da settimane, da quando cioè è iniziata questa ciofeca, mi pone in dubbio: ma dov’è il mistero? che bisogno c’è di avventurarsi nel profondo verde della natura misteriosa se gli eventi paranormali saltano fuori a ogni metro di fiume? Fanno quasi a gara a presentarsi, sempre ovviamente senza il benché minimo sospetto di terrore o anche solo di ambiguità.
“- A proposito, anche secondo voi l’attrice che interpreta Lena è scarsissima?”
Quoto tutto il resto della recensione però qui proprio no eh, Eloise Mumford è brava, molto più sicuramente di quella cagna abissale di Evangeline Lily visto che le hai paragonate. Anzi secondo me il momento della separazione dal padre e il cazzeggio con la visione notturna a bordo dell’Exodus sono gli unici due momenti riusciti della puntata.
Certo va detto che finora non è che abbia avuto tutte queste opportunità di dimostrare le proprie capacità, ma basta vedere i due episodi del mai abbastanza compianto Lone Star per vedere che è un’attrice meritevole.
Amico pemfigo, Sulla Lily hai tanta tanta ragione…..però la sua cagnagine era bilaciata da tutto il resto.
In The river avrebbero potuto metterci Maryl Streep ma non si risolveva gran che….è brutto e noioso
boss1984 ha scritto:
Ah vabbè questo è sicuro, mi limitavo a paragonare le due attrici, tra i due show la differenza di qualità è così palese che non c’è neanche bisogno di dirlo
La serie si sta ingarbugliando intorno ad un dedalo di luoghi comuni triti e ritriti. La tecnica è quella di utilizzare per ogni puntata una magia sempre più spettacolare: maledizioni, piaghe d’Egitto, impiccati risorti, bambole assassine, spiriti dannati intrappolati nell’iPhone,navi erranti (siamo solo alla 5ª e si sono già giocati metà del repertorio horror ), a discapito di una struttura narrativa che valorizzi i personaggi e il racconto. Di questo passo non mi meraviglierei di ritrovare Emmet molto distante da un carismatico Kurtz e più vicino ad un Dr Manhattan dai poteri semi-divini, con l’effetto di procuraemi una fragorosa risata. Spero che la situazione cambi nelle prossime puntate, spero di sbagliarmi.
A me il pilot era piaciuto un sacco, pribailmente perchè non essendo una fan dell’horror, per me era una vera novità. Adesso invece mi tocca concordare con la recensione, già dal terzo episodio la serie è diventata spaventosamente ripetitiva, molto meno inquietante (nel secondo episodio le bambole erano veramente creepy) e i personaggi non hanno avuto un briciolo di sviluppo. Peccato.