Luck – 1×04 – Episode Four

luck 1x04

Dice Dustin Hoffman, parlando della sua prima esperienza televisiva: in TV ormai si possono fare cose che Hollywood non permetterebbe mai, c’è più libertà creativa, per questo ho accettato Luck e ora spero di fare televisione fino a 80 anni.
Tradotto: siamo sulla HBO, ci sono Mann e Milch, ci rinnovano anche se non ci guarda quasi nessuno, quindi facciamo un po’ quello che ci pare.
Questo quarto episodio porta all’estremo questi concetti, sotto tanti punti di vista. I tasselli alle diverse storie continuano ad arrivare col contagocce, e vengono aggiunti con una regia, passatemi il termine, molto self-pleasure: primi piani in tutte le salse, scene al rallentatore, immagini riflesse in specchi, vetri e qualsiasi superficie lucida, a marcare la sensazione di auto-compiacimento.
Che questo sia un bene o un male, ognuno può farsi la sua idea: la mia è che in questo episodio sia stato tutto un po’ troppo debordante. Più estetica che sostanza, insomma.
La regia è affidata a Phillip Noyce, che tra le altre cose ha diretto il Pilot di Revenge. Sarà la coincidenza, apprendiamo che Ace Bernstein sta architettando una complessa vendetta verso Mike, di cui finalmente vediamo il volto, che come anticipato da Giulio nella precedente recensione è quello di Michael Gambon.
Negli sguardi di Mike, passati al microscopio dalla regia, abbiamo la conferma di quanto era ed è potente Ace. Mike appare intimidito ed impaurito, sa perfettamente di essere responsabile del carcere di Ace: mette le mani avanti farfugliando qualche scusa, abbozza una reazione ma accetta le condizioni per entrare in società nell’ippodromo. Scopriamo anche che c’è di mezzo un nipote di Ace, che ha pagato le conseguenza di ciò che ha fatto Mike.
Lo sguardo di Ace resta impenetrabile: sicuro di sé e intimidatorio, irridente tanto davanti a Mike, quanto davanti al ragazzino arrogante Nathan Israel cui affiderà una parte fondamentale del suo piano a noi ancora oscuro. Lo vediamo sciogliersi solo nel consueto punto finale con Gus, e soprattutto con Claire Lachay: uno sguardo dolce e rasegnato, dove le rughe amplificano le sue parole di rimpianto per una fase della vita che non tornerà.
Se lo scopo di Ace, per usare le parole di Hoffman, è vivere una vita migliore possibile (e probabilmente farla pagare a un po’ di persone), l’ippodromo è un formicaio dove si lotta per sopravvivere. E’ il suono che segna un Hoffman per ora avulso dal resto della storia: un frastuono generale rotto solo dal silenzio delle “stanze” di Ace.

L’altro viso che segna l’episodio è quello di Jerry: occhi serrati stravolti dalle nottate al tavolo da Poker, incapace di trovare da solo qualsiasi barlume di lucidità. Perso in una disperata ed autodistruttiva corsa all’adrenalina del gioco, facile preda di un Leo che ne sfrutta, impietoso, le debolezze psicologiche; incapace di trovare una ragione nello sguardo tenero e pietoso di Naomi. Il rapporto umano e l’amicizia lo salveranno ad un passo dal baratro: Marcus, Lonnie e Renzo lo prendono per i capelli proprio un attimo prima di rovinarsi nei bassifondi di Chinatown.
I personaggi con cui si crea la maggiore empatia restano loro: smarriti a casa propria! Nel modo sprezzante con cui vengono liquidati da Escalante c’è tutto un ambiente che continua a snobbarli: un mondo che non sembra conceder loro molto di più che dare le carotine al cavallo di cui pure sono proprietari. Storie di solitudini e legami recisi: quant’è dolce/amara la telefonata di Renzo con la madre, che non esita a buttar giù il telefono una volta ottenuti i soldi per giocare a bingo?
Di Nick Nolte e di quanto la sua presenza sia sempre illuminante, si è già scritto ampiamente nelle precedenti recensioni.
Ci sono i nostri 3 fantini.
Rosie, è il suo giorno di gloria. La sua cavalcata vincente nonostante l’errore iniziale la proietta verso la fragile gloria: ma lei, unica donna in un ambiente quasi totalmente maschile, pare abbia un approccio assai diverso e più equilibrato rispetto ai colleghi uomini. Da una parte Ronnie ormai perduto, dall’altra Leon messo da parte dai suoi (probabili) problemi di salute e dai successi di Rosie: i due, come prevedibile, li ritroviamo in camera da letto, nel ritorno del nudo dopo ben 3 puntate di assenza.
Ultimo ma non meno importante: finalmente un po’ di spazio in più a Joey. Pochi secondi per un monologo, solitario al bar, che danno il giusto risalto a Richard Kind: per me un gigante del piccolo schermo.

Esauriti i protagonisti umani, veniamo alla nostra rubrica preferita.

 

L’ANGOLO DEL CAVALLO

in pista la regia mette un po’ da parte l’adrenalina e sceglie un taglio diverso. Personalmente non l’ho gradito. L’uso del rallentatore, la scelta musicale, l’indugiare sui primi piani, secondo me hanno depotenziato, e tanto, il vittorioso inseguimento di Gettin’Up Morning. Che si merita comunque lo screencap.
Il nostro Campione, al termine della corsa, sanguina dal naso. E’ quella che si chiama Emorragia Polmonare da Sforzo, patologia piuttosto frequente nei cavalli da corsa. Qui trovate le necessarie informazioni. La veterinaria Jo suggerisce la cura antibiotica, col Lasix. Il Lasix è sostanzialmente un diuretico che facilita l’espulsione di liquidi, è a base di Furosemide, una sostanza potenzialmente dopante, il cui uso a scopo veterinario va dichiarato. Qui trovate un interessante dibattito. Vediamo se è solo un’incidente, o se la questione doping diventerà una potenziale storyline.

In definitiva. Puntata ancora molto frammentata, con tante piccole storie che per ora marciano parallele, sfiorandosi ma ancora senza interagire fino in fondo. Passi avanti: pochi. Tanto approfondimento dei personaggi attraverso i loro volti.
Premesso che ho preferito concentrarmi sulla visione, lasciando da parte la ricerca di significati tra le righe, credo che Luck si possa vedere in due modi: uno più analitico, e uno più fanciullesco, tipo: papà, andiamo a vedere i cavalli? Nel complesso, questa puntata mi ha un po’ deluso su entrambi i fronti. Ma resta pur sempre grande tv.

Commenti
11 commenti a “Luck – 1×04 – Episode Four”
  1. Lucan scrive:

    Un pochino più sottotono rispetto alle altre puntate, vero, ma comunque bellissima. Personalmente ho apprezzato anche il super-ralenty-che-indugia-sui-volti nella scena della gara, Nick Nolte è Dio. In conclusione Luck è passata in brevissimo tempo ad essere la serie che attendo con più ansia durante la settimana, amo qualsiasi aspetto di questo serial: i personaggi, la regia, l’immagine, l’atmosfera, il sapore ultra-particolare che permea tutto (considerate che è la prima opera di Milch che vedo) e adoro anche il fatto che sia così poco esplicativa.

  2. Alex94 scrive:

    Bellissiima corsa, emozionante.

  3. AryaSnow scrive:

    Questa volta non conocordo molto con la recensione, per me è la puntata migliore dopo la prima.

    Le scene più belle: tutta quella della corsa (al contrario, è uno dei pochi casi in cui mi sono piaciuti i rallenty), quasi tutti i dialoghi con Ace (che finora rispetto agli altri è rimasto un po’ ai margini del mio interesse, ma ora ha iniziato ad emergere di più. Dico “quasi tutti” perché la faccenda del ragazzino non l’ho capita bene, quindi non mi esprimo), quando gli amici vanno a prendere Jerry per riportarlo a casa (immagino che il gioco, come qualsiasi “droga”, provochi un distacco dalla realtà, e quando si torna violentemente in contatto con essa c’è una sensazione di smarrimento. Ecco, attraverso quei pochi istanti è stata trasmessa un’intera condizione).
    Mi sembra che adesso le cose stiano iniziando a prendere vita e che tutte le storyline stanno riacquisendo una drammaticità che nelle due puntate precedenti ho trovato un po’ ho trovato offuscata.
    E poi, lo so che l’ho già detto tante volte, è ammirevole che questo show riesca a farmi interessare a un argomento come la corse dei cavalli e le scommesse.

    4,5/5

    Ah, comunque il nudo è tornato dopo una sola puntata di assenza, perché nella seconda c’erano le tette di quelle tipe pazze in albergo :P

  4. Boss scrive:

    D’accordo con Arya su tutto.
    Riesce sempre a farmi interessare ad un argomento del quale “fottesega”.
    Le storyline e le sfaccettature dei personaggi crescono, un premio particolare ad Escalante che è il mio personaggio preferito assieme a Joey.

    L’unico neo resta il poker. Ogni scena sembra sempre essere fuori luogo. Prevedibile e non-sense quella ambientata nel ristorante del Jappo, che non ha di meglio da fare che spennare un Jerry a random.
    Sembrano tutti vani tentativi di infilare un po’ di gioco d’azzardo in una serie che, secondo me, avrebbe campato tranquillamente con solo i cavalli.

  5. Pogo scrive:

    Io la regia l’ho trovata a tratti proprio pacchiana, altro che autocelebrativa.
    Una caduta di stile per un prodotto così, in casa poi dell’HBO.
    Questo 4° episodio ha dei momenti di grande scrittura, come il caso di Jerry e la tentazione di giocarsi tutto al poker dal “nemico” Leo…
    Per il resto, confermo l’impressione: Milch ha una penna meno incisiva del solito. O forse se la sta prendendo calma, semplicemente (cioè, molto più del solito… ;-) ).

  6. Massimo Alberti scrive:

    @ Pogo:
    Non volevo calcare troppo la mano, visto che comunque stiamo parlando del top.
    Ma in effetti ho trovato le scelte della regia un bel po’ fuori contesto.

    @ AryaSnow:
    @ Boss:
    Che ci faccia interessare di un tema poco accessibile per i non addetti ai lavori, è la dimostrazione di quanto questa serie sia grandiosa (credo che sarei andato ad approfondire l’emorragia polmonare da asforzo a prescindere dal recap). Ma detto questo, sull’episodio in questione continuo a pensare che la regia sia stata determinante, in negtivo.
    Mi sono rivisto la corsa di questa puntata, poi quella del pilot. Per me non c’è paragone quanto ad adrenalina.
    E’ vero che stavolta era più “vista da fuori”, piuttosto che in pista, con l’accompagnamento meraviglioso di Nick Nolte. Ecco, mi veniva da gridare “vai, vai” più quando vedevo Nolte che quando vedevo il cavallo!!

    @ AryaSnow:
    me le ero già scordate, le due pazze!! si vede che non mi piacevano così tanto… Rosie assai più di classe! ;)

  7. AryaSnow scrive:

    Massimo Alberti ha scritto:

    E’ vero che stavolta era più “vista da fuori”, piuttosto che in pista, con l’accompagnamento meraviglioso di Nick Nolte. Ecco, mi veniva da gridare “vai, vai” più quando vedevo Nolte che quando vedevo il cavallo!!

    Questo è vero, in effetti a me è piaciuta più da questo punto di vista (mentre nella prima puntata era più la corsa in sè a emozionarmi).

  8. zulietta scrive:

    Bellissima la scena della corsa col sottofondo musicale. Questo telefilm è IL telefilm della stagione.

  9. klatu scrive:

    Mi è piaciuto certamente più del precedente, in particolare nella trattazione del quartetto così squinternato eppure così umanamente adorabile, fanciullescamente perso nell’amore per il cavallo cui timidamente offre carote. Questo amore per la bestia ha il suo culmine nel personaggio di Nolte, cui sembrano dedicati i momenti più lirici e toccanti.
    Ma se il personaggio di Gambon è già un monumento di perfidia e minaccia (a proposito, siamo già a due transfughi da Harry Potter), devo ammettere che ancora non sono convinto del personaggio di Hoffman, anzi è proprio la sua interpretazione a lasciarmi perplesso. Lo vedo con un mezzo sorriso perennemente stampato in viso che non combacia affatto col ricordo che avevo di attore duttile e sottile .

  10. Lucan scrive:

    Massimo Alberti ha scritto:

    Mi sono rivisto la corsa di questa puntata, poi quella del pilot. Per me non c’è paragone quanto ad adrenalina.
    E’ vero che stavolta era più “vista da fuori”, piuttosto che in pista, con l’accompagnamento meraviglioso di Nick Nolte. Ecco, mi veniva da gridare “vai, vai” più quando vedevo Nolte che quando vedevo il cavallo!!

    Credo che in una serie dove viene mostrata una corsa a puntata sia controproducente e monotono girarle tutte allo stesso modo. Trovo anche io che la regia nella gara del pilot sia stata incredibile ma non per questo una visione un po’ più “romantica” è per forza fuori luogo, l’immagine di Nick Nolte che batte le mani mi rimarrà impressa negli anni a venire.

    Non sono nemmeno d’accordo con i giudizi negativi su Dustin Hoffman, l’unico pecca del suo personaggio è che è poco presente e molto esterno alle altre vicissitudini ma ogni volta che compare buca lo schermo, al contrario, invece, penso che qualche scena con Nick Nolte (che, pure lui, eccezionale) sia troppo impregnata di facile sentimentalismo.

  11. klatu scrive:

    Lucan ha scritto:

    Non sono nemmeno d’accordo con i giudizi negativi su Dustin Hoffman, l’unico pecca del suo personaggio è che è poco presente e molto esterno alle altre vicissitudini ma ogni volta che compare buca lo schermo, al contrario, invece, penso che qualche scena con Nick Nolte (che, pure lui, eccezionale) sia troppo impregnata di facile sentimentalismo.

    Mi sembra che il giudizio su Hoffman negli Usa sia più che positivo (non che abbia seguito molto, sinceramente), mentre per es.quello su Buscemi in BE piuttosto controverso. Ecco, a me sembra che Buscemi sia molto più in parte rispetto a Dustin, che, ripeto, è un attore che amo moltissimo. E, tra parentesi, la bravura di Buscemi non mi ha impedito di mollare BE.

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