special

Vi siete sempre domandati chi ha scelto quel dannato attore per una parte a cui palesemente non è adatto, o come mai i vari network sembrano riciclare sempre le stesse facce?

Il 2 febbraio di due anni fa Ken Levine, sceneggiatore americano, ha postato sul suo blog un articolo molto interessante. Lo scopriamo solo adesso perché, mentre spesso ci sfuggono gli articoli molto interessanti, seguiamo con preoccupante interesse gli account Twitter della gente famosa, e si dà il caso che James Van Der Beek abbia linkato il pezzo pochi giorni fa.

Levine è uno sceneggiatore piuttosto noto. Ha scritto, tra le altre cose, episodi di M*A*S*H, Cheers, Frasier, The Simpsons, Wings, Everybody Loves Raymond, Becker e Dharma and Greg. Sul suo blog, segnalato anche dal New York Times, parla di tv, cinema e spettacolo con una prospettiva da insider ma grande modestia, dà consigli ai giovani sceneggiatori e racconta un po’ di cose che per “noi del popolo” non è facilissimo scoprire.

Gli abbiamo chiesto di poter tradurre in italiano il suo articolo, che parla di come avvengono (proprio in questo periodo dell’anno) le selezioni degli attori per le nuove serie televisive che saranno proposte ai network. Ci ha detto di sì (yay! Grazie Ken!), ed ecco a voi l’articolo. Ovviamente, a chi di voi è pratico con l’inglese consigliamo di andarsi a leggere il post originale, ché il senso del nostro sito è più o meno questo.


«Gli uomini non se la vorranno scopare» – di Ken Levine

Il mio cuore è sempre vicino agli attori durante la stagione dei pilot (cioè questa). Ecco quanto è difficile diventare membro del cast di una serie di successo:

Quando un autore/produttore riceve la buona/cattiva notizia che il suo pilot è stato approvato, la prima cosa che fa è assumere un direttore di casting con cui prepara una lista di candidati validi per ogni singola parte. Poi incontrano il responsabile di casting del network. Che risponde alla loro lista in questo modo: «No, no, questo lo odio, uch, no, no, no, uch, no.» Se tu, attore, sei uno di quei uchs, sei finito.

Il responsabile di casting del network procede quindi a presentare la sua lista. Un nome viene notato subito. L’autore/produttore spiega che non vuole quel tipo nel cast perché ha ucciso sua nonna. Il responsabile di casting prova a obiettare: «Beh, non ti ha ucciso proprio un parente strettissimo, fagli comunque un provino.» In pratica ci si aspetta che autori e produttori scelgano gli attori esclusivamente dalla lista del network. Se tu, attore, non sei già stato eliminato, ti trovi ora in enorme svantaggio rispetto ai nomi presenti in quella lista. (E comunque, è facilissimo passare dalla lista magica del network all’elenco dei vari uch, l’anno dopo. State in guardia.)

Inizia ora il processo dei reading. Tra tutti i pilot ci sarà un numero molto ristretto di ruoli per cui sei adatto. Ce ne sono anche un po’ per cui non sei proprio perfetto, ma ci provi comunque. Puoi interpretare un asiatico se devi, nessun problema.

Il tuo agente inserisce il tuo nome. Il direttore di casting potrebbe pensare che vai bene, oppure potrebbe non essere un tuo fan e sei fuori. Presumendo che tu riesca a superare questa prima selezione, vieni invitato a fare un provino. Solitamente si presentano cento o più attori per ogni parte. Ottime probabilità, no? In queste fasi iniziali sei chiamato a provare davanti a un piccolo comitato – l’autore/produttore, i pod producers, un paio di rappresentanti della casa di produzione. Basta che a uno di loro non piaccia la tua performance e sei andato. E con «performance» posso intendere «troppo alto», «bravo ma l’abbiamo visto da qualche parte», «l’ho avuto come cameriere la scorsa settimana al Daily Grill ed era tremendo», e «non fa venire voglia agli uomini di scoparsela».

A questo punto c’è una nuova difficoltà. I network insistono perché i provini vengano registrati e spediti a loro per un’analisi accurata. Diciamo che stavi partecipando a un provino per una parte per cui non eri adatto. O semplicemente non sei andato bene. Non solo vieni escluso da quella parte, ma ora il network vede il tuo pessimo provino e ti mette nella lista dei «no, uch» per i futuri progetti. Quindi per i sette pilot per cui stai facendo il provino, una singola audizione te ne è costati quattro.

Sei già pronto a tornare nel Michigan a insegnare ai bambini di quinta?

Diciamo che hai superato il taglio, e vieni richiamato. Non sai cosa di te è piaciuto così tanto? Potresti rifarlo, qualunque cosa sia?

Ma hai successo, fai un secondo provino meraviglioso, ora sei un finalista. Il tuo agente firma un accordo che dipende dall’approvazione di studio e network.

Fai un provino per lo studio. Altro comitato, composto più che altro da non creativi. Basta che tu non piaccia a uno di loro per essere tagliato.

Non ti odiano. Passi al provino del network. Tu e altri quattro candidati venite condotti, uno alla volta, in una screening room dove fate il provino per il presidente del network (e un altro comitato, ma quando c’è il presidente il comitato non conta nulla).

Immaginate la pressione. Diciamo che te la stai tentando per il ruolo di tale Rachel in questo pilot chiamato FRIENDS. Quanto potrebbe cambiare la tua vita, a seconda che tua ottenga o meno la parte?

Potresti fare meraviglie e comunque non farcela. Il presidente del network potrebbe preferire a te un nome della sua lista personale. Potrebbe non avere la capacità di giudicare il talento. Potrebbe non volerti portare a letto.

Poniamo che per un miracolo tu gli piaccia. Ma c’è un ultimo problema: vogliono comunque un nome più grosso. Quindi trattieni il fiato mentre tentano un corteggiamento dell’ultimo minuto a Paula Marshall. Lei rifiuta. Loro si accontentano… Voglio dire, scelgono te.

Sei dentro, quindi, giusto? Non così veloce.

Durante la settimana di produzione ci sono altre prove e letture con il network. Puoi essere licenziato in ogni momento, e non necessariamente per colpa tua. Il materiale potrebbe essere orrendo, il regista potrebbe averti dato le indicazioni sbagliate, o non gli eri piaciuto fin dal principio.

Sopravvivi la settimana di produzione e giri il pilot. Ora è il momento delle ricerche di mercato e delle proiezioni di test. Ho osservato questi focus group. Una donna dice che ti detesta. Perché? Non può credere che tu stessi indossando quelle scarpe. (Questa è una storia vera.) Il network decide che, se la serie verrà realizzata, dovrai essere rimpiazzato.

E questo SE lo show viene realizzato. Potresti offrire la performance migliore della tua vita, ma se la serie non viene prodotta sei punto e a capo. E, ancora una volta, c’è una lunghissima serie di fattori che interverranno in quella decisione e che non hanno… anche se da quello dipende il resto della tua vita.

Dio esiste! La serie verrà portata avanti. I tuoi test sono andati bene. Sei al sicuro.

Uhm, no.

Potrebbe esserci l’attore, preso per il pilot di una serie che non verrà prodotta, che il network ha amato tantissimo. Potrebbero voler fare posto per lui. E potrebbero dargli il tuo ruolo. Ancora una volta, sei fuori.

Ma diciamo che questo non succede. Non in questo caso. Riesci ad andare in onda. Ho visto rimpiazzare attori dopo tre o quattro episodi (anche se è piuttosto raro), ma è probabile che tu sia salvo…

SE la serie fa buoni ascolti. Quante serie vengono cancellate? Circa il 90%.

Potete capire perché il mio cuore è vicino agli attori. Non posso immaginare cosa significhi affrontare quel livello di costante rifiuto. Quindi congratulazioni a tutti quelli che ce la fanno! Assaporate ogni momento. Andate alle feste. Partecipate alle parate. Fate i servizi fotografici. Volate sugli aerei della società. Avete vinto la lotteria. Inoltre, stampate questo articolo e leggetelo tra tre anni, quando comincerete a chiedervi se la serie sta ostacolando il vostro successo.

Buona fortuna, attori!

Serialmente Special non è una rubrica fissa, verrà aggiornata con periodicità rigorosamente casuale quando abbiamo qualcosa di interessante da condividere con voi. 

Altre cose interessanti da leggere: Cos’è il Dawson Casting

Chiara Lino

Ero Bab, poi ho cambiato idea. Nervosa, indisponente e spesso gratuitamente crudele, ama la fotografia e la tortura psicologica. Ah, e gli elefanti. Adesso scrivo anche qui, sempre di tv americana ma in un modo un po' diverso.

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Commenti
29 commenti a “La selezione del cast, spiegata da uno sceneggiatore vero”
  1. Raffa scrive:

    Temo che la vita degli attori (bravi) sia questa e anche peggio. A meno di non avere super-raccomandazioni o botte di culo pazzesche (che pure ci sono e ci vogliono, nella vita) l’iter è più o meno questo, a quanto leggo, salvo nei casi in cui sei famosissimo (e quindi ti prendono anche “a scatola chiusa”) o, al contrario, un perfetto sconosciuto (e allora spesso il provino è una mera formalità… “le faremo sapere”).

    Dev’essere terribile, sicuramente quello di attore è uno dei mestieri con più alto indice di rifiuti e porte sbattute in faccia.

  2. Will Gaiman scrive:

    E’ traumatico. Comincio ad apprezzare tutti gli attori cani di tutti i telefilm di questo mondo per quello che affrontano.
    Sono curioso ora di sapere l’iter per la creazione di una serie televisiva.

  3. Pogo scrive:

    Tutto vero quanto emerge da ciò che ha scritto Bab.
    C’è una sola variante che Ken Levine non ha spiegato: il regista/produttore/sceneggiatore/runners “potente”.
    In quel caso, il suo parere conta più di ogni altro fattore.
    A Steven Spielberg nessuno si sognerà mai di negargli la sua scelta. Anche quando non è il produttore.

    Raffa ha scritto:

    Dev’essere terribile, sicuramente quello di attore è uno dei mestieri con più alto indice di rifiuti e porte sbattute in faccia.

    Sì, ma mai quanto quello dello sceneggiatore. ;-)

    Will Gaiman ha scritto:

    Sono curioso ora di sapere l’iter per la creazione di una serie televisiva

    In Italia non c’è nessun iter ripetitivo nel tempo. Ogni “serie” (?!) segue un suo iter personale.
    Negli USA uno sceneggiatore inizia a progettare la serie durante l’estate e entro aprile dell’anno successivo presenta alla rete l’idea. Detto in parole povere, in modo superficiale. Valevole solo per le serie standard (da 13 episodi in su con inizio a settembre).
    Per approfondire meglio, ti consiglio il libro di Pamela Douglas. Se non ti va di leggerlo in inglese, in Italia lo trovi edito da Dino Audino.

  4. helly scrive:

    Pogo ha scritto:

    ti consiglio il libro di Pamela Douglas

    qual è il titolo?
    Comunque quest’articolo mi piace un sacco. Io.. wow.

  5. Psi scrive:

    Ok, però con tutta la compassione che posso nutrire per questi attori continuo a credere che il maggior tasso di porte sbattute in faccia ce l’abbiano quelli che vendono assicurazioni sulla vita…

  6. Rabb-it scrive:

    Inoltre, stampate questo articolo e leggetelo tra tre anni, quando comincerete a chiedervi se la serie sta ostacolando il vostro successo.

    Mi sono venute un paio di interviste in cui ex volti noti telefilmici si lamentavano di come quel telefilm avesse loro impedito di fare altro… lamentela comprensibile, ma un bel po’ antipatica nei confronti di tutti quelli che avrebbero voluto essere al posto loro.

    Mi ricorda altro che non nomino, non voglio guastarmi le risate che mi sono fatta leggendo il pezzo.
    Grazie della traduzione.

  7. Rabb-it scrive:

    Eh… era venute in mente.
    maledetto vizio di non rileggere!

  8. Raffa scrive:

    Pogo ha scritto:

    Raffa ha scritto:
    Dev’essere terribile, sicuramente quello di attore è uno dei mestieri con più alto indice di rifiuti e porte sbattute in faccia.

    Sì, ma mai quanto quello dello sceneggiatore. ;-)

    Anche questo è vero, specie se si considerano, fra le altre cose, i ritmi incalzanti (spesso pazzeschi) a cui sono costretti a lavorare, e il fatto che raramente (specie in ambito televisivo) raggiungono la cosiddetta “gloria” (almeno gli attori a quello possono ambire un pelino di più ;-) ) A meno di non diventare relativamente famosi (mi vengono in mente Jane Espenson, David Greenwalt… ma anche Joss Whedon e Vince Gillian, che però già sono creatori / sceneggiatori / registi etc.), il loro lavoro può essere molto ma molto duro e assai poco remunerativo non solo a livello economico (leggasi: lavoro immane e soddisfazioni pochissime)… so di semplificare un po’ troppo, ma qualche tempo fa lessi qualche cosuccia a riguardo e il quadro non era entusiasmante, specie per gli “esordienti”… naturalmente ci sono le dovute eccezioni e di sicuro non è così per tutti…

    Psi ha scritto:

    Ok, però con tutta la compassione che posso nutrire per questi attori continuo a credere che il maggior tasso di porte sbattute in faccia ce l’abbiano quelli che vendono assicurazioni sulla vita…

    Insieme ai venditori porta a porta e agli operatori di call center :-P

  9. Pogo scrive:

    helly ha scritto:

    qual è il titolo?

    “Writing the tv drama series”.
    Nell’edizione italiana “Scrivere le Grandi serie TV”. Dino Audino.

    @Raffa
    Beh, non sarebbero proprio quelli i nomi che mi vengono in mente. ;-)
    Avrei pensato più a Chase, Milch, Weiner… :-)

  10. Bab scrive:

    Psi ha scritto:

    Ok, però con tutta la compassione che posso nutrire per questi attori continuo a credere che il maggior tasso di porte sbattute in faccia ce l’abbiano quelli che vendono assicurazioni sulla vita…

    Mi sa che ci sono tante categorie messe uguali, ognuno si sceglie la sua porta contro cui sbattere… :)

    Pogo ha scritto:

    Sì, ma mai quanto quello dello sceneggiatore.

    vero. vero anche, però, che lo sceneggiatore di norma non viene respinto per inezie fisiche, perché il suo naso “sembra corto se visto dal profilo destro”. insomma, tutti i mestieri artistici e creativi, soprattutto nel mondo dello spettacolo, presentano pressioni assurde, ma quello dell’attore ha molti più candidati e molte più ragioni di rifiuto. Credo che Levine, da sceneggiatore, si riferisca a questo quando dice che pensa agli attori.

  11. Raffa scrive:

    E’ improbabile, in effetti, che attori e sceneggiatori (seri) intraprendano carriere simili aspettandosi la strada tutta in discesa (cosa che forse non sarebbe nemmeno giusta)… anzi spesso sono proprio la gavetta, le difficoltà, il non poter dare tutto per scontato a formare le personalità migliori (non solo in questi campi)…

    Certo checché se ne dica, il cosiddetto “physique du rôle” tante volte non è una cosa né crudele né trascurabile… un attore non può essere adatto per tutti i ruoli possibili e immaginabili (e già lì lo sa che un po’ di cernita viene fatta), così come uno sceneggiatore (salvo rari casi immagino) sarà più portato a scrivere di una certa cosa o un certo genere piuttosto che di altri…

  12. skorpio scrive:

    mah, io di empatia verso gli attori ne provo proprio poca, spesso l’unico motivo per cui fanno (o tentano di fare) quel mestiere è perchè hanno un bell’aspetto…

  13. Pogo scrive:

    Bab ha scritto:

    vero. vero anche, però, che lo sceneggiatore di norma non viene respinto per inezie fisiche, perché il suo naso “sembra corto se visto dal profilo destro”

    Vero, ma il numero degli aspiranti sceneggiatori è superiore, di gran lunga, agli aspiranti attori. Per diversi motivi, ma il primo e più importante è fondato sul luogo comune che sia “facile” scrivere una sceneggiatura perché basta raccontare una storia e poi ci vuole solo talento. L’idea che si insegni e impari a scrivere è una cosa difficile da far entrare nelle teste di molti.
    Non ricordo bene (è passato un po’ dai libri letti ;-) ) ma forse a Hollywood ogni anno scartano qualcosa come 10000 sceneggiature. O, forse, ricordo male e sono molte di più.
    Questo per quanto riguarda gli “aspiranti”.
    Diverso discorso per chi è già dentro ma non si chiama Tom Cruise o David Chase…
    Anche se, ti sorprenderà sapere che, almeno in Italia a volte non si produce un film da una sceneggiatura perché quella sceneggiatura è buona… ma solo perché il protagonista per quella sceneggiatura è Tizio o Tizia, lo “sponsor” è Caio e/o la sceneggiatura è di Sempronio… :-D

  14. Pogo scrive:

    skorpio ha scritto:

    spesso l’unico motivo per cui fanno (o tentano di fare) quel mestiere è perchè hanno un bell’aspetto…

    Non è neanche vero, Skorpio…
    Sicuramente non per un Elio Germano.
    E anche quando uno/una è bella, la bravura o la passione possono essere il vero motivo.
    Prendi Yvonne Strahovski, per esempio, che definirei bella da far paura. Nella mie preferenze è seconda solo a Charlize Theron.
    Eppure non è certo la bellezza la sua qualità migliore, direi. Ammirala in “Chuck” (episodio S2E03 nella parte finale è sconvolgente!), vedrai che hai di fronte un’attrice che avrebbe dovuto vincere il golden globe almeno un paio di anni.
    E che se passa al grande schermo, esattamente come successe per Charlize Theron, prima o poi vincerà l’Oscar.

  15. jule scrive:

    Nell’ultima produzione alla quale ho lavorato, la mia “performance” è stata la seguente: misurata da collo a tallone e da “punta a punta” (…lo spiego?). Presa. Sono molto piaciuta.

    Questo articolo è notevole :) vi assicuro che non essere scelti è frustrante e demoralizzante, ma essere scelti per la tua misura da “punta a punta”….insomma, chiaro no?

    jule

  16. AryaSnow scrive:

    jule ha scritto:

    Nell’ultima produzione alla quale ho lavorato, la mia “performance” è stata la seguente: misurata da collo a tallone e da “punta a punta” (…lo spiego?). Presa. Sono molto piaciuta.

    Questo articolo è notevole vi assicuro che non essere scelti è frustrante e demoralizzante, ma essere scelti per la tua misura da “punta a punta”….insomma, chiaro no?

    jule

    Mi fai tornare in mente “Chiedimi se sono felice”, dove Giacomo viene scelto come doppiatore per tossire.

  17. Cilone scrive:

    Bello questo articolo. Ma mi spiace, non provo nessuna pena per loro. Esistono professioni ben più incasinate ed umili e con certo meno prospettive di guadagno. Il fatto stesso che, se fallisci, torni a fare il maestro elementare… manco fosse un lavoro in miniera.
    Una puntina di empatia in più per gli sceneggiatori. Scrivere è faticoso.

    Pogo ha scritto:

    a Hollywood ogni anno scartano qualcosa come 10000 sceneggiature

    E come mai, nonostante questo, la maggior parte dei film sono comunque una m…a? :D
    A già. Gli esordienti. Molto meglio una cagata scritta da qualche parruccone…

  18. helly scrive:

    Cilone ha scritto:

    E come mai, nonostante questo, la maggior parte dei film sono comunque una m…a?
    A già. Gli esordienti. Molto meglio una cagata scritta da qualche parruccone…

    Mica ce li abbiamo solo noi i raccomandati!

  19. Bab scrive:

    Cilone ha scritto:

    Bello questo articolo. Ma mi spiace, non provo nessuna pena per loro. Esistono professioni ben più incasinate ed umili e con certo meno prospettive di guadagno. Il fatto stesso che, se fallisci, torni a fare il maestro elementare… manco fosse un lavoro in miniera.
    Una puntina di empatia in più per gli sceneggiatori. Scrivere è faticoso.

    Anche recitare è faticoso, se lo fai bene. È un lavoro sfiancante.
    E le prospettive di guadagno esistono solo in una percentuale ridottissima di casi: la maggior parte degli attori continuerà a fare “maschio bianco sullo sfondo”, quando va bene.
    Non sottovalutiamo: abbiamo spesso quest’idea di giovani californiani che tentano la fortuna tra una surfata e l’altra, realtà che sicuramente esiste ma che si accompagna a quella di migliaia di persone che studiano e provano da una vita, che spesso lavorano da quando sono bambini e che comunque passeranno una vita a tentare. Vale per tanti altri lavori, non è che l’articolo lo escluda: semplicemente parla di quello.
    Fare il maestro elementare non è un lavoro umiliante, ma se non è il tuo sogno e la cosa per cui hai talento è limitante come qualsiasi altro impiego alternativo a quella che speri sarà la tua professione.

  20. Cilone scrive:

    @ Bab:
    Certo. Non volevo offendere nessuno. Ma parliamo pur sempre di una categoria privilegiata.
    Anche fare il calciatore è fisicamente faticoso. Ma comunque tu la metta si tratta sempre di giocare a rincorrere e dar pedate ad una palla… ;)

  21. Bab scrive:

    @ Cilone:
    ma non metto in dubbio che i nomi conosciuti, per gli attori come per i calciatori come per tante altre categorie, abbiano una vita follemente privilegiata, talvolta in modo francamente offensivo. ma per tutti quelli che “ce l’hanno fatta” ci sono milioni di persone che continuano a provare e non ce la faranno mai. Per questo trovo superficiale (in generale, non mi riferisco a te) parlare di “prospettive” per mestieri la cui riuscita non è per forza legata alle proprie capacità.

  22. Rei scrive:

    “eh, il lavoro in miniera servirebbe agli attori, signora mia” “altroché!”

    Cerchiamo di essere un pochino meno qualunquisti, non dico tanto eh, poco meno, sennò presto arriveremo anche a dire che rispetto alla fame nel mondo parlare di serie tv è una perdita di tempo, cosa che è pure vera ovviamente, però cerchiamo di mettere tutto nel giusto contesto. Altrimenti non si discute più. DI NIENTE. :D

  23. Rabb-it scrive:

    Rei ha scritto:

    “eh, il lavoro in miniera servirebbe agli attori, signora mia” “altroché!”
    Cerchiamo di essere un pochino meno qualunquisti, non dico tanto eh, poco meno, sennò presto arriveremo anche a dire che rispetto alla fame nel mondo parlare di serie tv è una perdita di tempo, cosa che è pure vera ovviamente, però cerchiamo di mettere tutto nel giusto contesto. Altrimenti non si discute più. DI NIENTE.

    Leggendo gli ultimi commenti mi stava prendendo lo scoramento:
    “Oddio ma è un sito sulle serie TV? di cosa si dovrebbe parlare nominando gli attori e le attrici?”
    Poi ho letto l’ultimo.
    Grazie mi stavo spaventando.

  24. Pogo scrive:

    Uurrcaaa… Io d’accordo con Rei è come la Terra in pericolo per un meteorite e salvata dagli Alieni… eppure, è successo!

    Cilone, bisognerebbe fare un po’ di chiarezza.
    Come i calciatori, anche gli attori sono in serie A o in serie D… e ti sarà facile concordare che non è proprio la stessa cosa.
    Tralasciando subito gli attori delle “categorie inferiori”, che spesso lavorano in altri contesti per poter recitare e occupandoci di quelli della categoria massima, bisogna fare un’ulteriore distinzione: tra la vita privata e il lavoro.
    La vita privata di alcuni è veramente “fuori dal mondo” nel senso lato: contratti milionari e tutto ciò che ne consegue (non giudico la loro vita e non mi interessa). Per questo, se gli appartenenti a questa categoria si lamentano di cose “futili” della loro vita, concordo con la tua visione.
    Il lavoro, però, è altra cosa. E non vuol dire che siccome si firmano contratti milionari non ci si affatica, o la fatica è minore.
    Gli attori bravi, cioè quelli che recitano davvero e rispettano il lavoro e il contratto che firmano, posso assicurarti che sono sottoposti a forti tensioni emotive e stressanti. Ci sono attori che riescono a piangere davvero sul set, oppure che conoscono tutta la sceneggiatura, tutte le sfumature anche degli altri personaggi così da interpretare bene il loro ruolo; studiano cosa sono, che vuol dire quel ruolo, fanno ricerca e si informano. Questa dovrebbe essere la norma di ogni bravo/a attore/attrice.
    Poi ci sono quelli che usano la sceneggiatura come un canovaccio, la sfogliano al trucco e non azzeccano un tempo, un dialogo. Improvvisano credendosi Totò o Manfredi e in questo modo fanno prestazioni da cani, indipendentemente dal talento. Ecco, a questi, se appartengono alla serie A, non ti dico come darei il benservito io…

  25. Bab scrive:

    sempre restando sugli attori, ecco la risposta di Eric Stonestreet (modern family) all’articolo che avete appena letto:
    http://kenlevine.blogspot.com/2012/01/great-letter-from-eric-stonestreet.html

  26. Cilone scrive:

    Giusto per straparlare e continuare sul qualunquismo. Mi chiedevo una cosa. Come mai in questo articolo non viene nemmeno preso in considerazione il “costo” dell’attore? O quanto sia “famoso”? O chi abbia come “sponsor”? Pare sia, magari fosse così, solo un discorso di puro merito o, all’opposto, di antipatia/simpatia. Vabbè.
    Poi mi piacerebbe proporre un’altra riflessione: come mai i serial tv americani sono letteralmente invasi da attori britannici (e canadesi e australiani…)? Sono più bravi? Costano meno? Hugh Laurie, Tim Roth, l’intero cast di Rome e (quasi) di Games of Thrones. E potremo continuare per un pezzo. Sayd e Mr Eko di Lost, Apollo e Gaius di BSG…
    Da noi son sempre i soliti quattro… e se non sei almeno stato al GF…

  27. Nyconator scrive:

    Sbaglio o si tratta di un assurdo caso di omonimia tra questo sceneggiatore e il Ken Levine, geniale autore (nonchè sceneggiatore) di alcuni tra i videogiochi più folli e innovativi degli ultimi anni ( tra cui la serie Bioshock)? :)

  28. Antonio scrive:

    Io sono un attore, o meglio, ho studiato per fare quello e un film uscito al cinema l’ho pure fatto.
    Da quello che leggo il mito della meritocrazia in America è sfatato..la realtà è che ci sono troppi attori e quindi di conseguenza succede questo ed altro in America ed in Italia ( dove chiunque è attore..” la vita è un palcoscenio” e cagate del genere). In un altra vita vorrei essere un attore di serie tv americane..no! di nuovo attore? Voglio essere quello che fà UCH!
    baci

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