Black Mirror - Miniserie

Quand’è che la tecnologia smette di esserci utile e di migliorare le nostre vite e inizia a diventare seriamente dannosa? Black Mirror, l’ultimo progetto televisivo di Charlie Brooker (Dead Set, How TV Ruined Your Life), cerca di rispondere a questa domanda, o meglio, di metterci di fronte al “lato oscuro” della tecnologia odierna, e a quello che la tecnologia ci ha fatto o potrebbe farci diventare come singoli individui e come collettività. Tre episodi, ambientati in tre “realtà” differenti (differenti storie, differenti cast), ognuna più o meno vicina alla nostra, ognuna tremendamente inquietante, che come uno specchio, ci mettono di fronte alla nostra esistenza, portandoci a molteplici “riflessioni” – amarissime – sull’attuale modo di vivere, soprattutto in termini di rapporti interpersonali.


The National Anthem [SteWii]

Attenzione: nei primi cinque minuti di The National Anthem, Black Mirror mette in scena quello che per me è il più grande “WHAT THE FUCK?” della stagione televisiva. Se non hai ancora visto l’episodio, il mio consiglio è quello di guardarlo sulla fiducia prima di leggere queste righe. 

Il primo ministro inglese Michael Callow (interpretato da Rory Kinnear) viene svegliato con delle pessime notizie: la principessa Susannah (Lydia Wilson) è stata rapita. Come se non fosse già di per sé una cosa terribile i rapitori hanno una richiesta incredibilmente particolare: il primo ministro deve fare sesso in diretta televisiva con un maiale.

Si, avete letto bene. Come reagisci tu, spettatore, di fronte a una cosa del genere? Riavvolgi per vedere se hai capito bene? È una cosa talmente fuori dal comune, talmente lontana dagli schemi televisivi a cui siamo abituati che la nostra mente fatica a processarla. Io personalmente, a quella battuta ho riso un sacco. Se non riusciamo a processarla noi una notizia del genere figuriamoci i personaggi: non c’è un protocollo da seguire in questi casi e nessuno nello staff del PM sa bene cosa fare. Il video della richiesta è stato inviato su youtube, è rimasto online per 9 minuti e nel giro di un’ora tutta l’Inghilterra ne era a conoscenza. L’episodio segue il PM con i suoi tentativi di trovare la principessa, la stampa che cerca in tutti i modi di ricevere informazioni e la gente comune che si domanda cosa farà il primo ministro. Il tutto in un crescendo continuo di tensione all’avvicinarsi all’ora fatidica. Vi assicuro che della risata iniziale alla fine dell’episodio non ne rimane assolutamente niente.

Questo episodio vuole essere una critica al mondo moderno della comunicazione: come cambiano in fretta le idee delle persone dall’avvento dei social network e come le porti a uniformarsi, di come siano incontrollabili e innascondibili le informazioni e di come sia disperata la stampa tradizionale che a differenza della rete ha delle regole da rispettare. Devo dire che questo tema non mi ha convinto molto, o meglio l’ho trovato sviluppato bene ma arriva con almeno un paio di anni di ritardo per risultare interessante; non so voi ma da persona che passa tutto il giorno su internet io ormai sono abituato a sapere le notizie prima da twitter che dal telegiornale e a vedere come si formano i trend sui social network.

Dove The National Anthem mi ha colpito è nel mostrare la reazione della gente comune, in cui è impossibile non riconoscersi visto che è ambientato in un presente quasi identico al nostro, ad una notizia del genere: “i know people, we love humiliation” dice la moglie del PM al marito, si ma fino a che punto possiamo spingerci? Ma non solo: quanto è libero il PM di scegliere rispetto al volere della massa? The National Anthem mette l’umanità in una condizione estrema per testarne i limiti, e proprio perché lo fa in un contesto molto simile al nostro riesce a sconvolgere lo spettatore. Il tutto con una tecnica pressoché perfetta: recitazione, regia e soprattutto scrittura sono a livelli altissimi. Se nonostante l’avvertimento iniziale avete letto comunque la recensione e vi siete spoilerati tutto, guardatelo.

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15 Million Merits [Dextha]

Con 15 Million Merits possiamo già parlare tranquillamente di fantascienza. Un futuro dove – per una non meglio specificata ragione – la gente è costretta a vivere all’interno di una sorta di prigione collettiva, confortevole e tecnologicamente avanzata, con il solo compito di pedalare ogni giorno su delle cyclette (a dinamo?), guadagnando punti da spendere in viveri o in oggetti virtuali privi di valore.  L’episodio è costruito interamente su una riproposizione parodistica e agghiacciante di prodotti spiccatamente odierni, contemporanei, nonché estremamente familiari. I rimandi non sono solo evidenti, ma vengono urlati in ogni modo possibile. Ritroviamo gli “sparatutto” più idioti e beceri (con i controlli in stile Kinect), gli avatar personalizzabili (stile Wii), i canali pornografici, le pubblicità ultra-invadenti, i menù multimediali in stile Apple, i talent show in stile X-Factor, tutto a corredo di una realtà svilente, un meccanismo vuoto creato ad uso e consumo di una massa di individui ormai drogata, ipnotizzata, spiritualmente morta.

Si instaura subito un binomio – già visto, già sentito, eppure efficace – tra realtà e menzogna, tra purezza e falsità, col ragazzo protagonista deciso a spendere i suoi soldi per comprare alla ragazza di cui si è innamorato un biglietto per il talent show più in voga.
Anche in questo caso il finale non può che essere negativo, pessimista. La ragazza anziché essere scelta per le sue doti da cantante, viene usata per fini pornografici, mentre il ragazzo, dopo aver tentato di farsi sentire e di risvegliare le coscienze di tutti gridando il suo odio per il meccanismo sociale, diventa un “intrattenitore” asservito al sistema.
La distruzione dell’amore e la corruzione delle speranze dei due giovani giunge in tutta la sua poetica drammaticità, grazie anche una canzone (Anyone who knows what love is) ripresa in più occasioni e contrapposta alle vicende narrate.

Come nel primo episodio, il climax più alto è rappresentato da una scena fatta apposta per provare lo spettatore, per solleticare le sue pulsioni più basse e crudeli. Se nel primo episodio, lo spettatore (reale e fittizzio) veniva incuriosito dalla possibilità di assistere alla scena di sesso tra il primo ministro e il maiale, stavolta si trova di fronte alle richieste oscene e degradanti fatte alla bella ragazza (togliersi la maglietta e mostrare le tette e in seguito di accettare il lavoro nel campo pornografico). In entrambi i casi non si mostra niente di scabroso, ma – e in questo sta il colpo di genio – lo spettatore ha già avuto modo di mettersi alla prova, e di porsi nei panni degli spettatori e dei giudici, e di chiedersi: lo vorrei vedere?


The Entire History Of You [Giulio]

L’ultimo universo di Black Mirror è l’unico che non è stato scritto da Charlie Brooker (l’autore è infatti Jesse Armstrong), ma è certamente quello che mi è piaciuto di più.

Immaginate di passare una serata tra amici, dove a un certo punto qualcuno nomina un’esperienza fatta molto tempo fa. Normalmente basterebbe ripetere qualche frase, mostrare un paio di foto (o di video) per riaccenderne il ricordo. Ma cosa fareste se aveste la possibilità di mettere mano al vostro cervello e ripescare un determinato ricordo, per riprodurlo su un qualunque dispositivo multimediale? Nell’ultimo episodio di Black Mirror questo è possibile, grazie all’impianto di un microchip immediatamente dietro le orecchie. Basta un piccolo telecomando per spulciare tra gli archivi della vostra vita, catalogati per mesi, persone o eventi (per esempio, una cartella con tutti i rapporti sessuali avuti). Il protagonista della storia è Liam, che ha appena sostenuto un colloquio di lavoro e non è convinto di aver fatto una buona impressione. Lo stesso giorno, ad una cena, comincia ad accorgersi che sua moglie Ffion ha ristabilito una certa intimità con un suo vecchio fidanzato, Jonas (Tom Cullen, semi-esordiente protagonista di uno dei film più apprezzati del 2011, Weekend).

The Entire Story Of You parte in modo lento, mantenendo uno stile lineare e pulito fino al punto di rottura, alimentato dal classico seme del dubbio; da lì in poi la scrittura – salvo qualche faciloneria – costruisce con cura la tensione, arrivando al climax finale disseminando fin da subito non pochi calci allo stomaco. Il finale, di cui non vi anticipo nulla, è poi una di quelle cose che difficilmente si dimenticano (chi ha visto l’episodio, potrebbe addirittura trovare quest’ultima frase un po’ ironica). Resta solo un sacco d’angoscia e quel senso di pesantezza che ci costringe a ciondolare in giro per un quarto d’ora buono. E per questa volta a me va benissimo così.

NOTE: Nel ruolo di Lucy c’è Amy Beth Hayes, la Maxine del povero Sirens e la giovane-vecchia di un episodio di Misfits.

Giulio

Brutto, cattivo e antipatico. Sì, un criticone.
Conflitti interiori e menti disturbate sono di casa.

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Commenti
51 commenti a “Black Mirror – Miniserie”
  1. esquela scrive:

    finalmente l’avete recensito! :D il primo episodio per me resta il migliore. potrebbe accadere anche domani e questo forse lo rende ancora più forte. bello anche lo spunto di riflessione dato nel finale: considerare quell’evento come un’opera d’arte.

  2. giobatta scrive:

    premetto che per il momento ho visto solo i primi 2 episodi..

    il secondo mi è piaciuto parecchio, mi ha coinvolto molto la storia che ho trovata molto ben riuscita e l’immedesimazione nel protagonista è stata forte. la metafora è chiara e il tempo è volato durante la visione!

    il primo episodio invece non mi è piaciuto per niente: l’ho trovato troppo irreale per provare empatia verso il primo ministro. dopo i primi 5 minuti, per me personalmente altro che wtf, avrei spento il mac e ripreso a guardare qualcos’altro.. beato chi ha riso perchè io proprio non ci sono riuscito.. senz’altro mi è sfuggito qualcosa, però il presupposto su cui gira l’episodio l’ho trovato (e ripeto) troppo irreale e demenziale..

    ora aspetto con ansia di riuscire a vedere il terzo episodio per farmi un’idea complessiva della serie!

  3. helly scrive:

    A mani basse la migliore serie british dell’anno. Ho adorato ogni singolo episodio, anche se il terzo mi è sembrato quello più debole. Sarebbe stato più interessante e d’effetto IMO, se Ffion non avesse veramente tradito il marito e lui si fosse immaginato tutto.
    Si sa qualcosa di un’eventuale seconda serie?

  4. rmk scrive:

    Ragazzi, questa miniserie mi è piaciuta come poche. Davvero da vedere, tutti dico. Anche perchè i tre episodi sono effettivamente parecchio distanti tra loro, e credo possano solleticare tutti i palati.

    Ep. 1. E’ quello che ho apprezzato di meno. Concordo con la recensione sull’apparente “ritardo” sulla realtà del plot. Tuttavia il risultato è un prodotto crudo, parzialmente disturbante e complessivamente solido. Capiamoci, il gigantic WTF iniziale condiziona tutto quel che segue, ma lo squallore di cui il dipanamento della trama è intriso a me sembra molto verosimile. Umano.

    Ep. 2. Il mio preferito, in termini di scenario e dinamiche. Mi sembra girato benissimo a fronte di un budget che non dev’essere stato sconfinato. La realtà che rappresenta mi pare verosimile come deriva o degenerazione dello stile di vita della generazione dei Social Network, dei Reality, della perdita di contatto con la comunità (reale) e il territorio a vantaggio di un surrogato sterile e tragico.
    Non mi ricorda – come suggeriva qualcuno – ambientazione cyberpunk alla Blade Runner, quanto mi sembra più verosimilmente la rappresentazione di un imbroglio di sè, un’allucinazione collettiva, un’agonia drammatica ma comunque autoimposta.

    Ep. 3. Questo lo reputo il più ansiogeno dei tre, soprattutto per l’ambientazione assolutamente ballardiana (sono l’unico ad aver fatto questa associazione?). Le dinamiche umane qui non sono (imho) soltanto condizionate dall’invasione della tecnologia nella sfera emotiva, dalla destabilizzazione e in parte disabilitazione della personalità: io percepisco un “nodo” a monte; come se i protagonisti della vicenda fossero dei sopravvissuti (un residuo vestigiale di specie), legati a prescindere ad un’esistenza precaria e incerta sul piano più intimamente umano.

    Forse che dovrei farmi vedere da uno bravo?

  5. grillovoce scrive:

    Bravi davvero per la recensione.
    Quando vedo queste miniserie mi vengono subito due domande: sarebbe possibile farle in Italia, qualcuno le trasmetterebbe?
    BM sono tre fulmini, che su di me hanno avuto un grande impatto.
    Il primo episodio altro che finzione, è tremendamente realistico, seppur come giustamente sottolineato in ritardo sui tempi. Ma quello che più mi ha colpito è stato senza dubbio il secondo: claustrofobico, gioca con il reale e con la fantascenza mescolandoli al punto da farli diventare indistinguibili: ho ancora gli incubi al pensiero di trovarmi lì dentro.
    Il terzo ho fatto fatica ad arrivare a metà: ma poi è stato un precipitare continuo in un pozzo nero.
    tutti e tre comunque mi hanno riproiettato in un filone di letteratura cyberpunk molto in voga negli anni 90, che già evidenziava le possibili distorsioni di una tecnologia di cui allora non stavamo neppure annusando il profumo.
    Certo, BM ha la possibilità di giocare con quello che già c’è e di portare all’estremo le distorsioni che di fatto già stiamo vivendo. Ma l’estremizzare comporta rischi se non è ben fatto, ma secondo me non è questo il caso.
    Da non vedere se siete facilmente suggestionabili: potreste buttare il pc sotto il primo treno.

  6. il Silvano scrive:

    Molto bello! Il secondo un po’ troppo “classico” come fantascienza, il primo è un capolavoro perché potrebbe succedere fra due minuti, ed è importante il messaggio (“non sarebbe successo nulla se non fosse stati tutti attaccati a vedere l’evento in tv”).

  7. grillovoce scrive:

    rmk ha scritto:

    soprattutto per l’ambientazione assolutamente ballardiana (sono l’unico ad aver fatto questa associazione?).

    colpito in pieno!!

  8. il Silvano scrive:

    Aggiungo che a dimostrazione che la serie è un capolavoro c’è il fatto che ognuno ha messo sul suo personale podio i tre episodi in ordine differente, segno che gli autori hanno colpito tutte le corde possibili.

  9. tony clifton scrive:

    Visto per ora solo il primo episodio che definisco grottesco nella sua plausibilità.
    richiamo a ian curtis non solo ballard, in un gioco di citazioni letterario musicali nella società dello spettacolo debordiano.
    non è un caso che il canale che mandava in onda misfits( simon era la trasposizione iniziale del frontman dei joy division)sia lo stesso che ha creduto in questa miniserie.
    reazione iniziale al primo episodio: risata verde, che scema fino alla riflessione amara: potrebbe accadere oggi e in realtà accade già.
    Disturbante e stimolante nell’analisi degli effetti della mediatizzazione politico-sociale.
    La recensione segnala altri titoli ad opera di Brooker.
    Terminata la visione dei rimanenti due episodi devo recuperare” How tv ruined your life.”

  10. helly scrive:

    tony clifton ha scritto:

    Terminata la visione dei rimanenti due episodi devo recuperare” How tv ruined your life.”

    se non l’hai visto guarda anche dead set. è assurdo!

  11. Ratio scrive:

    Secondo me il primo è quello che funziona meno, perchè nel suo voler essere realistico tralascia dettagli non indiferrenti che vanno a fare a botte con questo realismo. Diciamo che l’idea alla base è ottima ma poteva essere sfruttata meglio.

    Gli altri due invece trovo che funzionano perfettamente e trattano temi interessanti (l’ultimo poteva essere giusto un pò allungato, perchè essendo breve potrebbe venire a meno l’emotività e l’immersione nei personaggi che per un racconto del genere è necessaria, per me funziona benissimo lo stesso però).

    Nel secondo c’è Rupert Everett che è immenso, sarebbe da vedere anche solo per la sua performance (ma tutto l’episodio funziona alla perfezione, dall’inizio alla fine e la realizzazione tecnica è ottima).

  12. Lucan scrive:

    Il primo episodio non lo considero in ritardo con i tempi, semplicemente è l’unico episodio non-fantascientifico,ambientato in una realtà che ci appartiene già, in linea teorica il fatto potrebbe accadere oggi stesso. A livello di sceneggiatura e di messaggio è quello che ho preferito.
    Il secondo è l’opposto: banale il messaggio ma l’impianto scenografico e il setting lo fanno diventare di gran lunga l’episodio più angosciante e viscerale.
    Il terzo episodio è un po’ la somma: retro-estetica, un deus ex machina non proprio originalissimo ma che grazie alle implicazioni sociali ed una storia forse un po’ troppo da telenovela ci fa riflettere su un fenomeno al quale stiamo assistendo dal vivo.
    Veramente stupendo Black Mirror.

  13. Griff scrive:

    Per me è stato diverso invece, il primo mi ha proprio sconvolto O_O ed è il mio preferito. 4,5/5
    Il secondo non mi ha detto assolutamente nulla, è stato piuttosto banale compreso il finale (mi aspettavo una carneficina ^_^) La canzone che canta la ragazza però mi piace un casino, continuavo ad ascoltarla *_* 4/5
    Il terzo era troppo lento all’inizio e non riuscivo a capire dove voleva andare a parare. anche se non ho capito molto bene il finale ( alla fine lui l’ha uccisa? ) in ogni caso 4,5/5

  14. Lucan scrive:

    Griff ha scritto:

    alla fine lui l’ha uccisa?

    Credo che semplicemente si siano lasciati.

  15. tony clifton scrive:

    dettagli ininfluenti ma che non ho potuto ignorare nella metatelevisione:
    nel primo si cita downtown abbey in riferimento alla signora ospite del tg e nel cast compare l’attore che interpreta l’autista della serie citata.
    nel secondo la crowley” pankurst” di downton abbey(o la vergine di misfits)

  16. Luca scrive:

    Assolutamente straordinaria! Il primo episodio sembra partorito da joe dante, il secondo ricorda per l’idea il film gamer, il terzo strizza l’occhio a strange days. La squadra di dead set ha colpito ancora, con un prodotto vinissimo come arguzia a i confini della realtà: english do it better ;)

  17. CaptainSpaulding scrive:

    Ottima miniserie (anche se mi manca ancora il terzo episodio).

    Il primo episodio mi ha attirato proprio per il suo incipit, possibile solo in Inghilterra. Ma la manipolazione da parte dell’opinione pubblica, consumata nella virtualità, e l’ “arte” della censura mi hanno colpito un po’ meno della claustrofobia angosciante del secondo episodio, dove anche il “ribelle” si ritrova ad essere merce, pur di guadagnarsi una fetta di semi-libertà.

    Il creatore, come noi, sembra ossessionato dallo Schermo: non mi sorprende che sia lo stesso del bellissimo Dead Set.

  18. Fabio Ares scrive:

    Molto bello. Tutti e tre a loro modo originali. Magari il secondo paga pegno al film “Quinto Potere”, almeno per quanto riguarda il finale. Comunque una bella dimostrazione di qualità che resterà ancora una volta fuori dalla nostra televisione.

  19. helly scrive:

    Okay, lo so che è un po presto ma propongo ufficialmente il filmato del primo episodio come candidato per il “BEST WTF” ai serialemmys. Altro che true blood e game of thrones, il maiale è tutto un altro livello.

  20. CaptainSpaulding scrive:

    Visto anche il terzo, quasi agghiacciante (soprattutto nella scena di sesso/memoria).

  21. tony clifton scrive:

    Visti tutti e grato al sito per averlo segnalato a tradimento in altra recensione per poi godere della nota critica di qualche ora dopo.
    Ho apprezzato tutte e tre le declinazioni del soggetto: mediatizzazione della società o società dello spettacolo aggiornata per dirla alla Debord. Ma anche Homo videns di Sartori sarebbe perfetto per definire questo lavoro di Brooke. Adesso non mi resta che recuperare le altre produzioni sull’argomento di Mr Black Mirror.
    Grazie ancora per i suggerimenti.
    I rischi, gli effetti collaterali di una manipolazione dei media arriva dopo una produzione editoriale abbondante sull’argomento. Romanzi distopici e saggistica insieme. Inutile dire che l’uso di uno dei medium oggetto di critica, nel descrivere l’arma a doppio taglio che può ed è diventata è un’ cortocircuito interessante.
    Che il il medium tv si sia prestato all’autocritica è da tenere in considerazionesopratutto per il periodo programmazione scelto dall’emittente.. A dicembre a ridosso di Natale.
    E il secondo episodio in onda dopo la fine della puntata di xfactor UK ( anche se in un altro canale ) rendeva il cortocircuito ancora più potente.

  22. Lucan scrive:

    tony clifton ha scritto:

    I rischi, gli effetti collaterali di una manipolazione dei media arriva dopo una produzione editoriale abbondante sull’argomento. Romanzi distopici e saggistica insieme.

    Sapresti consigliarmi qualcosa di attuale e meritevole?

  23. tony clifton scrive:

    rmk ha scritto:

    Ragazzi, questa miniserie mi è piaciuta come poche. Davvero da vedere, tutti dico. Anche perchè i tre episodi sono effettivamente parecchio distanti tra loro, e credo possano solleticare tutti i palati.
    Ep. 1. E’ quello che ho apprezzato di meno. Concordo con la recensione sull’apparente “ritardo” sulla realtà del plot. Tuttavia il risultato è un prodotto crudo, parzialmente disturbante e complessivamente solido. Capiamoci, il gigantic WTF iniziale condiziona tutto quel che segue, ma lo squallore di cui il dipanamento della trama è intriso a me sembra molto verosimile. Umano.
    Ep. 2. Il mio preferito, in termini di scenario e dinamiche. Mi sembra girato benissimo a fronte di un budget che non dev’essere stato sconfinato. La realtà che rappresenta mi pare verosimile come deriva o degenerazione dello stile di vita della generazione dei Social Network, dei Reality, della perdita di contatto con la comunità (reale) e il territorio a vantaggio di un surrogato sterile e tragico.
    Non mi ricorda – come suggeriva qualcuno – ambientazione cyberpunk alla Blade Runner, quanto mi sembra più verosimilmente la rappresentazione di un imbroglio di sè, un’allucinazione collettiva, un’agonia drammatica ma comunque autoimposta.
    Ep. 3. Questo lo reputo il più ansiogeno dei tre, soprattutto per l’ambientazione assolutamente ballardiana (sono l’unico ad aver fatto questa associazione?). Le dinamiche umane qui non sono (imho) soltanto condizionate dall’invasione della tecnologia nella sfera emotiva, dalla destabilizzazione e in parte disabilitazione della personalità: io percepisco un “nodo” a monte; come se i protagonisti della vicenda fossero dei sopravvissuti (un residuo vestigiale di specie), legati a prescindere ad un’esistenza precaria e incerta sul piano più intimamente umano.
    Forse che dovrei farmi vedere da uno bravo?

    @rmk: Assolutamente No! Anzi è interessante e ti inviterei ad approfondire il tuo punto di vista, perchè non sono certo di aver capito il senso di quei sopravvissuti cui ti riferisci.

  24. rmk scrive:

    tony clifton ha scritto:

    ti inviterei ad approfondire il tuo punto di vista, perchè non sono certo di aver capito il senso di quei sopravvissuti cui ti riferisci.

    Mi riferisco al secondo e terzo episodio, in quanto in entrambi i casi non abbiamo una visione precisa del “quadro più ampio”, ovvero del contesto sociale in cui gli avvenimenti sono collocati.

    Nell’ep. 2 è facile immaginare un mondo in declino (mi vengono in mente varie ipotesi, ma di fatto vivere in loculi e condividere ambienti lavorativi asettici e monitorati mi fa pensare direttamente o a un drammatico sovraffollamento del pianeta o – più probabile – a uno stato avanzato di decadimento ambientale, con poche risorse ormai a disposizione e ristrettissime aree antropizzate), in cui le ridotte forme di approvvigionamento energetico sono concepite e utilizzate per cercare di cristallizzare l’entropia di una società di fatto prossima alla fine (se l’energia elettrica prodotta tramite propulsione umana viene utilizzata per baloccare la gente, la conclusione che traggo è che si sia rinunciato ad utilizzarla per scopi più concreti e impattanti sullo stile di vita, altrimenti non mi spiegherei come la popolazione si lasci assoggettare a un sistema così poco efficiente di autosostentamento).
    In effetti non ci viene mai mostrato alcun esterno in grado di darci un’idea delle condizioni ambientali circostanti. Quindi immagino che “là fuori” non rimanga più praticamente niente, non ci sia modo di cambiare verosimilmente le cose e l’umanità abbia scelto di vivere quel che resta con la testa sotto la sabbia, in un limbo virtuale creato per cullare le ultime generazioni verso la fine.

    Nell’ep. 3 le cose sono un po’ diverse. Ci viene mostrato qualche ambiente urbanizzato (all’inizio della puntata), ma in seguito vediamo come gli ambienti “quotidiani” offrano uno scenario differente. Gli spazi sono dilatati in un’ambientazione brulla e quasi eterea. I nostri protagonisti vivono nel lusso in mezzo al niente, coltivando ancora uno stile di vita che si rifà alle eccellenze di una società i cui segni sembrano in larga parte cancellati dal tempo. Convivono elementi futuristici (la tecnologia chiave della sceneggiatura) e nostalgici (penso ad es. alle automobili) come a non lasciare andare la memoria di una società che, nel suo vigore, ha sfiorato il cielo con un dito. Questo era il rimando a Ballard che ho letto tra le righe.

    Si aggiunga che in entrambi gli episodi Mialmeno mi sembra!) vengono mostrati soltanto giovani e adulti. Il che potrebbe significare sia una consistente riduzione delle aspettative di vita media, sia che quel che non viene mostrato è celato altrove. Ma anche che io abbia lavorato troppo d’immaginazione e le cose non stiano assolutamente così! ;-)

  25. tony clifton scrive:

    Grazie RMK Quindi, secondo te, l’appartamento nuovo del protagonistai, quello con vista su foresta amazzonica dell’episodio 2 è una visualizzazione tecnologica come le precendenti nei loculi claustrofobici.
    Avevo creduto che quell’angolo di natura fosse destinato ai pochi fortunati vincitori dell’Hot shot, i fortunati prescelti(come dimostra la penuria di “frutti” del distributore automatico) che possono accedere al poco rimasto.
    La tua interpretazione è plausibile e concordo anche sulla chiave nostalgica di alcuni elementi.Ci avevo fatto caso anche io.
    Piuttosto il riferimento alla memoria tecnologica può essere associato a internet? Con la sua tendenza all’archiviazione e la perenne accessibilità di qualsiasi materiale grazie all’onniscienza del Dio Google?

  26. rmk scrive:

    tony clifton ha scritto:

    secondo te, l’appartamento nuovo del protagonistai, quello con vista su foresta amazzonica dell’episodio 2 è una visualizzazione tecnologica come le precendenti nei loculi claustrofobici.
    Avevo creduto che quell’angolo di natura fosse destinato ai pochi fortunati vincitori dell’Hot shot, i fortunati prescelti(come dimostra la penuria di “frutti” del distributore automatico) che possono accedere al poco rimasto.

    Anche io ho avuto questo dubbio (non ancora risolto, anche se me quelli sembrano altri monitor piuttosto che finestre), ma la cosa funzionerebbe in ogni caso. Se fosse un’immagine digitale, confermerebbe che il mondo è plausibilmente finito. Se fosse una “ricompensa per pochi”, immaginerei che sia rimasta intatta una piccolissima oasi (diciamo grande quanto un parco metropolitano) appannaggio di una stretta elite.
    Se invece ci mostrassero un paradiso in cui i “vip” possono passeggiare serenamente, sdraiarsi su prati soffici e sconfinati e mangiare i frutti copiosi dagli alberi, allora il quadro diverrebbe improvvisamente dickiano, e forse mi piacerebbe anche più di così! ;-)

    In ogni caso dubito che la frutta dei distributori fosse autentica!

    Piuttosto il riferimento alla memoria tecnologica può essere associato a internet? Con la sua tendenza all’archiviazione e la perenne accessibilità di qualsiasi materiale grazie all’onniscienza del Dio Google?

    Mi sembra un caso diverso: qui si parla di “backup su memoria esterna”, piuttosto che di una “cache”. Inoltre apparentemente i ricordi stoccati non sono (fortunatamente, almeno quello!) violabili, se non attraverso la sottrazione forzata del dispositivo (c’è anche un’interessante parentesi a riguardo, nell’episodio).
    Non escludo che un parallelismo con Google possa esistere, considerando le (fondate) accuse al motore di ricerca circa le modalità di acquisizione e conservazione di dati sugli utenti: potremmo immaginare che chi distribuisce i dispositivi di memorizzazione li abbia dotati di una qualche backdoor per intrufolarsi in qualsiasi momento nel “girato” degli utenti, oppure che il dispositivo realizzi brutalmente una copia remota di ogni singolo fotogramma. Mi auguro solo, per i protagonisti già indubbiamente sfortunatelli di questo episodio, che l’apparato non funzionasse in cloud! :-)

  27. Dextha scrive:

    The National Anthem è evidentemente legato all’informazione di massa, quindi i vari giornali e telegiornali, ma anche e soprattutto quella “velocissima”, come youtube e twitter – entrambi apertamente citati – ma anche facebook o i giornali e blog online.

    15 Million Merits critica i prodotti spiccatamente di consumo, come 1) le varie “applicazioni” (per gli smartphone, ma non solo) inutili – come quella che ti mostra “come saresti se fossi un lupo mannaro” – 2) gli avatar virtuali personalizzabili, riferimento al Wii, ma anche a tutti i giochi dove puoi comprare – o sbloccare – oggetti perfettamente inutili per il tuo personaggio virtuale, insomma una perdita di tempo che potrà gratificarti in qualche maniera, ma che rimane una perdita di tempo 3) la pornografia, il sesso esibito dappertutto, la volgarità gratuita, riferimento non solo ai siti o canali pornografici, ma anche alla televisione che usa il sesso come arma, e fa del corpo maschile e soprattutto femminile un oggetto per ipnotizzare il pubblico. 4) i videogiochi idioti e violenti, dove devi sparare in continuazione 5) in generale la pubblicità, che ti entra in testa e si insinua dappertutto, forzandoti a guardare e a desiderare, plasmando il tuo modo di pensare 6) i talent show dalle logiche commerciali, dove i concorrenti sono prodotti industriali da usare senza il minimo rispetto per la loro dignità e interiorità, e – conseguentemente – tutto quel mercato musicale senz’anima fatto di finzione, lustrini, e falsità.

    The Entire Story Of You mi fa pensare molto a facebook, e più in generale alla comune abitudine di spiattellare la propria intera vita a tutti, cosa che su facebook è all’ordine del giorno. Ovviamente c’è un risvolto doppiamente morboso, con la storia delle corna del tizio, che si spinge alla paranoia. Questo mi ha fatto pensare sia agli “stalker” che ai “gelosoni”, che possono sbiricare ossessivamente nelle tue vite e nei tuoi ricordi (una semplice foto o un semplice commento su facebook può portare a discussioni infinite in una coppia).

  28. tony clifton scrive:

    Il mio riferimento a internet e l’archvio era in relazione alla facilità di consultazione del passato di chiunque sia balzato agli onori della cronaca, anche ingiustamente o colpevolmente e esserne indelebilmente segnato.
    mentre la memoria umana riporta alla luce facendo una cernita di quel che “serve” e ciò che va rimosso.
    Un ricordo apparentemente dimenticato riaffiora attraverso stimoli legati ai sensi per esempio.
    la memoria umana funziona per associazione di immagini e sensazioni.
    la memoria oggi è affidata alla tecnologia( la tendenza a dover filmiare tutto, fotografare tutto quello che si vive piuttosto che viverlo e basta e affidarlo al ricordo, per poterlo rivedere e documentare/mostrare nei social network,il girono stesso.
    Quando si parla di innalzare lo standard della potenza cerebrale collettiva, non si può non prendere in considerazione il fenomeno della realtà virtuale, intesa come un mix di tecnologie che costruiscono un medium nuovo nel quale il processo di esteriorizzazione delle facoltà cognitive e corporee dell’homo sapiens raggiungono il loro apice.
    La riproduzione della realtà a questo proposito e la sua necessità di condivisione, ha superato nella “domanda” a livello sociale, la fascinazione di quella artistica per esempio, che è più attiva e meno passiva.
    RMK mi sa che abbiamo lo stesso pusher ;)

  29. FAR WEST scrive:

    io credo che Orwell abbia non poco influenzato tutti noi. Sempre sia lodato 1984

  30. Irahapeti scrive:

    Ho visto da poco l’ultimo episodio. E vorrei usare l’apparecchio del terzo episodio per rivedermeli tutti come se fosse la prima volta… spero in una seconda stagione, in un futuro non troppo lontano…

  31. Al scrive:

    Dextha ha scritto:

    The Entire Story Of You mi fa pensare molto a facebook, e più in generale alla comune abitudine di spiattellare la propria intera vita a tutti, cosa che su facebook è all’ordine del giorno.

    ho pensato esattamente la stessa cosa. Il terzo è quello che mi ha colpito di più proprio per la sua attinenza a quella che è la nostra vita; ormai su fb, in un modo o nell’altro, vengono registrate talmente tante cose da far risultare quasi impossibile un “cheating” di qualsiasi tipo.
    Ora, che sia meglio o no questo è un dilemma che c’è da sempre (vivere felicemente nell’ignoranza o tristemente conoscendo la verità), fatto sta che quello che è successo in questo episodio, che si può classificare come “fantascienza”, avviene ogni giorno nei suddetti social media. Troppe coppie ho visto lasciarsi a causa di Facebook…

  32. Marklin scrive:

    assolutamente deliziosi ! pura creatività e audacia. Tutti 3 episodi o mini storie sono 3 veri capolavori del cinema, sissi, ho scritto cinema, importo poco la durata o la fama degli attori o la distribuzione quanto lo scenario è cosi forte, nuovo, coinvolgente. Spero solo che non si fermano lì.
    Marklin

  33. Matteo scrive:

    Il secondo episodio parla del nostro presente. Della mercificazione e della mediocritá culturale dell’oggi. Della musica che mandano alla radio e dello schifo che ci propinano sulla tv generalista. Di come i vari Murdoch e Berlusconi abbiano plasmato una generazione di rincoglioniti, evocando mostri Maria de Filippici o Barbara d’Ursici dai peggiori inferni lovecraftiani. Di come le avanguardie vengono digerite e sterilizzate dal mainstream, per essere poi vendute un tanto al chilo.

  34. tonyclifton scrive:

    Matteo ha scritto:

    Di come le avanguardie vengono digerite e sterilizzate dal mainstream, per essere poi vendute un tanto al chilo.

    esatto anche le rivendicazioni di Bing diventano Merce.
    “La sua autenticità-dice uno dei giudici-è una MERCE rarissima al giorno d’oggi”.
    Capolavoro.
    Vi ringrazio ancora per averlo segnalato l’anno scorso.

  35. Salvo Bzero scrive:

    anche io ho visto da poco questa miniserie grazie e Sky, e l’ho molto gradita per i temi affrontati. in generale non mi ha convinto qualche leggerezza delle sceneggiature, almeno guardando gli episodi là per là per la prima volta, ma passano decisamente in secondo piano rispetto alla potenza del messaggio.
    pur esendo a suo modo più “improbabile” ho gradito più degli altri il terzo episodio, mentre il primo per quanto eccellente nel fare quel che deve fare, a livello di ricostruzione della macchina politica (e quindi di immersività nell’universo stesso del dramma, fondamentale per contestualizzarlo e avvicinarlo a noi) mi ha convinto fino a un certo punto, un po’ come Torchwood Children of the Earth. Ad ogni modo quello che conta è quello che questa serie vuole veicolare, e ci riesce perfettamente, colpendo nel segno nel lasciare la sgradevole certezza che tutto questo non solo sia plausibile ma sia anche già oggi in pieno svolgimento.

  36. Fede scrive:

    3 e tutti eccezionali. Nn vedo l’ora che esca la 2a serie

  37. Claudia scrive:

    Ho appena finito di vedere tutti e tre gli episodi: quello che sinceramente mi ha lasciato più angosciata e più scossa è stato il primo. A differenza degli altri due che sono comunque ambientati in un futuro più o meno prossimo – pur facendo riferimento a realtà e a situazioni purtroppo contemporanee – The National Anthem sembra proprio essere il nostro presente, la nostra attuale società (io, sinceramente, mi sono rivista nel pubblico che assiste attonito e anche quasi divertito alla spettacolo, sorseggiando una birra, come se assistesse ad una partita di pallone).
    Tutto ciò che accade potrebbe tranquillamente accadere domani; ci sono molti spunti nell’episodio, il giornalismo più sfrenato che cerca in ogni modo di accaparrarsi le notizie migliori, la velocità di diffusione delle notizie attraverso i social network e youtube, l’opinione pubblica che riesce a cambiare improvvisamente e in modo assolutamente incontrollabile (che sarà poi il vero motivo per cui il Primo Ministro verrà costretto a sottostare al ricatto). La cosa più interessante credo che sia il fatto che la principessa venga liberata mezz’ora prima della diretta, e che nessuno però se ne accorga, tutti troppo impegnati davanti alle televisoni.
    Va notato anche il suicidio di colui che ha organizzato tutto, quasi a voler sottolineare l’assoluta mancanza di speranza, l’assoluto declino che attende questa società, che ha come colpa – sempre che di colpa si possa parlare – non tanto quella di mostrare costantemente la violenza e le mostruosità che fanno parte del mondo, quanto di renderle normali, di farci abituare a loro, di farle convivere con la nostra quotidianità. Ce le mostra e, poco dopo, riesce a farcele dimenticare con la stessa velocità con cui ce le aveva presentate.

  38. J scrive:

    Serie autorevole, e ottima la vostra recensione. Dalla qualità dei commenti si capisce anche quando un prodotto è buono. Apporto solo un piccolo contributo, già molto è stato detto. I tre episodi sembrano avere un ordine proporzionale all’invasività della tecnologia a livello personale: il primo su larga scala, il secondo su scala larga ma su cui partecipiamo a livello personale, dove smettiamo di essere solo massa ma siamo anche protagonisti e nell’ultimo episodio la tecnologia prende il ruolo invasivo nella sfera personale, dove solo l’interessato può accedere direttamente.

    Contento di aver saputo che la serie ha un seguito; se la progressione dell’invasività della tecnologia del futuro distopico immaginato nella prima serie viene mantenuta ne vedremo delle belle… e chissà che non sia un modo wachowskiano di metterci in guardia rispetto qualcosa che sta già prendendo piede in noi…

  39. Marco scrive:

    Questa serie mi ricorda “Ai confini della realtà” (The Twilight Zone) anche se è tutta in chiave teconoliga e futurista.

  40. Banjo scrive:

    Il primo episodio l’ho trovato “furbo” (noi che guardiamo il pubblico che guarda – quindi la gente nell’episodio fa solo da tramite emozionale e siamo noi i veri protagonisti); purtuttavia non l’ho trovato plausibile. Nella realtà il primo ministro NON si piegherebbe alla volontà del ricattatore, e in questo avrebbe l’appoggio di tutte le forze politiche nazionali ed internazionali. Non si può sottostare a ricatti di questo tipo, io lavoro per diversi organi governativi internazionali e lo so. Quindi l’episodio è surreale nella sua falsa contemporaneità.
    —————–
    Il secondo episodio è invece perfettamente coerente e attuale, pur avendo una trasposizione fantascientifica. Che dire, è la realtà ATTUALE, baby! Difetti: 1) forzatura finale (statua del pinguino) 2) La mia dolcissima Jessica Brown Findlay ridotta a prostituta, sono arrabbiatissimo!!! ;-)
    —————–
    Terzo episodio, da molti considerato “fiacco” è in realtà il più disturbante. Mi son piaciuti gli “assaggi” iniziali delle implicazioni che una distopia del genere può comportare (il colloquio di lavoro, ma soprattutto il controllo all’aeroporto). Il protagonista alla fine si riduce a vivere la sua vita già vissuta. Benvenuto cloud! Un giorno lasceremo talmente tante tracce che qualcuno potrà vivere la NOSTRA, di vita. (Spunto per un prossimo episodio, lo propongo agli autori?)

  41. WIJH scrive:

    Vista un anno fa in lingua originale e in questi giorni doppiata, tutto sommato bene.
    Il terzo episodio, quello che più mi ha colpito, potrebbe essere in realtà quello più vicino ad avverarsi, se pensiamo ai Google Glass che ora sono ancora ad uno stadio prototipale, ma che potrebbero evolversi rapidamente a qualcosa di simile agli innesti di BM.
    Pensate ad un processo dove vittime, imputati e testimoni abbiano indossato un dispositivo del genere…

  42. Johnny scrive:

    Ho finito di vedere ieri la prima magnifica stagione e inizierò al più presto la seconda.
    L’episodio che maggiormente mi ha fatto riflettere è stato il terzo. Alcuni di voi hanno citato Google e l’onniscenza della rete, ma siccome il Grain raccoglie ricordi privati e personali di ognuno di noi, io credo l’episodio facesse riferimento ad altri tre temi, tristemente attuali:

    - INUTILE ACCUMULO DI DATI: tutti noi abbiamo paura di perderci per strada dei ricordi, come quello di una vacanza, un viaggio, un concerto. Da quando esistono i supporti di memoria digitale, torniamo a casa con centinaia di foto e decine di video. Tutta roba che poi viene riversata su qualche dvd che poi non guarderemo mai. Da un lato ci manca l’interesse nel farlo (tante foto non le avremmo mai scattate, se avessimo avuto un rullino da 36 foto anzichè una scheda da 1000), dall’altro il tempo necessario potrebbe superare la stessa vita che ci rimane. Pensate solo a quanta roba avete registrato su VHS e non avete MAI guardato (e che oggi giace in qualche scatolone).

    - PRIVACY: in un mondo dove tutto è memorizzato digitalmente, la privacy non esiste più. Gli stessi datori di lavoro si permettono di spulciare la tua vita dando per scontato che “se non ce la fai vedere, hai qualcosa da nascondere” (e non è fantascienza: oggi ci sono aziende chevogliono sapere se hai un account facebook e vogliono che tu renda loro visibili i tuoi post). Durante la cena, infatti, Jonas parla tranquillamente di faccende private e scabrose…e nessuno si sente a disagio: ormai la vita privata non esiste più. Questo è un chiaro riferimento al fatto che ormai, con i social network, la gente racconta a cani e porci i propri fatti privati, mostra le foto della propria casa e quelli dei propri figli.

    - FURTO DIGITALE: non trovate strano che un database così “personale” sia così poco protetto dal furto? Si trova in un punto scoperto, è facilmente espiantabile (senza nemmeno creare gravi conseguenze al derubato) e, a quanto pare, non è nemmeno criptato. Non è molto diverso da quello che succede oggi: basta rubare un account FB o “materialmente” il notebook di una persona per accedere a tutta la sua vita, che lui stesso ha memorizato lì sopra.

    Sul lato puramente cinematografico, a me sembra di aver notato una trovata di stampo “hitchcockiano”: un pretesto iniziale per raccontare una storia totalmente diversa (tipo “Psycho”). Non so voi, ma io per tutta la puntata ho ripensato alla scena del colloquio, pensando che fosse qualcosa di importante: della serie “fino a oggi la tua vita era immacolata, eri disposto a fornire il replay ai tuoi futuri datori di lavoro, ma nel giro di due giorni hai perso tutto”. Invece si trattava di un puro mcguffin. E la cosa non mi è dispiaciuta!

    Vorrei solo chiedere un chiarimento sulla frase

    Il finale, di cui non vi anticipo nulla, è poi una di quelle cose che difficilmente si dimenticano (chi ha visto l’episodio, potrebbe addirittura trovare quest’ultima frase un po’ ironica). Resta solo un sacco d’angoscia e quel senso di pesantezza che ci costringe a ciondolare in giro per un quarto d’ora buono.

    Non so…di tutto l’episodio, ho trovato la scena finale la più “prevedibile”, ma forse mi è sfuggito qualcosa; e mi farebbe molto piacere se qualcuno mi fornisse altri spunti di riflessione :)

  43. Trolls de Troy scrive:

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