sherlock 2x03

Must admit I’m amused by the notion of spoilers for a story published in 1893” (Mark Gatiss)

Il titolo della puntata indicava una e una sola cosa ma gli autori hanno deciso di non giocare proprio quella carta: comportandosi come se tutti fossero a conoscenza delle sorti dello Sherlock letterario, eliminato da Arthur Conan Doyle in The Final Problem e riportato in vita dallo stesso in The Empty House sotto la pressante richiesta di editore e ammiratori, The Fall non ci lascia in attesa della prossima serie per sapere quello che già sappiamo – Sherlock Holmes non muore – ma punta tutto sull’evoluzione del personaggio che sopravvive allo scontro con Moriarty e riesce a sopravvivere proprio perché diversamente da quanto il genio del crimine crede, Sherlock non è più il suo opposto, la nemesi perfetta, e non lo è più grazie all’amicizia di John Watson. La forza della puntata non è infatti nel cosa accadrà, sappiamo che l’investigatore in qualche modo tornerà in vita, ma nella partecipazione emotiva del dolore di Watson solo e disarmato di fronte alla perdita dell’amico perché lui, al contrario di noi, non può saperlo.

Sono trascorsi diciotto mesi – effettivi anche per gli spettatori – dall’ultima seduta di John con la terapista la cui prestazione professionale era stata resa inutile dalla presenza di Sherlock. Al 221B di Baker Street Watson ha trovato un motivo per alzarsi ogni mattina, riempito pagine del suo blog quando poco più di un anno prima era l’uomo a cui non accadeva mai nulla, abbandonato il bastone, ripreso confidenza con la sua ottima mira e soprattutto trovato il suo migliore amico.  Nella reciprocità di influenza in questi diciotto mesi Sherlock Holmes è passato dall’essere il brillante genio che morirebbe pur di dimostrare di essere il più intelligente di tutti – il gioco psicologico con il tassista – alla persona che morirebbe facendo credere di non essere il brillante genio che tutti credevano pur di salvare la vita delle persone a lui care.

I owe you

Nel momento di maggior fama di Holmes ribattezzato dai tabloid The Reichenbach Hero, Moriarty realizza il suo rientro in scena: il tema musicale – incalzante e ironico – di Michael Price e David Arnold cede il passo alla Gazza Ladra di Rossini e Sinnerman di Nina Simone. Sulle note del primo brano Moriarty disabilita contemporaneamente i sistemi di sicurezza dei ttre luoghi più protetti d’Inghilterra, sulle note del secondo assistiamo alla preparazione del faccia a faccia in tribunale tra i due consultant. La cattura, il processo da cui Moriarty uscirà non colpevole, sono a beneficio di telecamere e giornali, l’inizio della manipolazione dell’opinione pubblica arma di creazione e distruzione per eccellenza nell’epoca in cui il controllo dell’informazione e della comunicazione sono la risorsa più potente a cui  poter aspirare. Il confronto tra i due avviene a Baker Street, Moriarty contravviene all’invito di Holmes di accomodarsi nella poltrona opposta a quella del detective: non è un cliente con un caso da esporre, lui è il portatore della soluzione di quello che definisce the final problem. La sopraggiunta impossibilità della coesistenza tra i due: Sherlock è ormai più causa di danno che di soddisfazione intellettuale, deve essere eliminato così come era già stabilito prima dell’arrivo di una certa telefonata. Ma  troppo scontata e poco appagante la mera eliminazione fisica, il detective è ormai un’idea di detective per le persone, è necessario quindi distruggere quest’ idea per rimpiazzarla con un’ altra: Sherlock Holmes è un impostore, nessuno può essere talmente superiore agli altri e al contempo così poco bisognoso dell’aiuto degli altri. E visto che siamo più portati a credere all’esistenza dei peccatori che a quella dei santi, per l’abilità di Moriarty si rivela piuttosto facile seminare il dubbio nel terreno più volte calpestato da Sherlock a forza di battute sferzanti.

You look sad

Moriarty è in realtà lo Sherlock che il sergente Donovan crede di avere fastidiosamente intorno durante le indagini. Il genio per cui il crimine è un gioco necessario a intrattenere la sua mente. Ma un’altra differenza sostanziale tra i due risiede nella visione che Moriarty ha degli altri esseri umani e delle loro vicende: per lui tutto ha valore solo in proporzione al grado di intrattenimento e sfida intellettuale per interrompere i momenti di noia. Sherlock si è emancipato da questa mono dimensionalità di visione del prossimo e ha iniziato a trovare fonte di sorpresa anche i sentimenti delle persone. Se in The Great Game è Watson intenzionato a sacrificarsi a toccarlo, adesso è Molly a spiazzarlo. La ragazza non sarà brillante e arguta nel dedurre con l’osservazione lo stato delle cose, ma la delicatezza e profondità del suo affetto per Sherlock la porta comunque a vedere, oltre l’apparenza, lo sconforto dell’amico offrendogli quell’aiuto che Sherlock, probabilmente, non chiederebbe a nessun altro.

The Fall

Moriarty prende le fiabe come esempio del saper raccontare: le favole prendono spunto da esperienze e credenze popolari, le leggende – si dice – hanno sempre un fondo di verità e, partendo da una base di verità, la bravura nel raccontare qualsiasi cosa diverga da essa ha come effetto la presa sul pubblico che si trasforma inevitabilmente in una audience disposta a credere, soprattutto se il racconto soddisfa un bisogno emotivo: “nessuno può essere intelligente come Sherlock” è più consolatorio da accettare rispetto al “nessuno di noi può essere intelligente come Sherlock”. Uccisa così l’immagine pubblica dell’investigatore, l’ultimo passo è l’eliminazione fisica.

Il saper raccontare partendo da alcune verità ha fatto sì che Moriarty sfruttando la notorietà e la credibilità già acquisita nell’ambiente criminale, abbia potuto ingannare tutti facendo verosimilmente credere di avere elaborato un codice di poche stringhe grazie al quale poter accedere in ogni sistema criptato. La spettacolarità dell’irruzione nella Torre di Londra ha fatto il resto. La rivelazione è messa all’asta al miglior offerente e nella posta in gioco rientra la vita di Holmes: solo il suicidio di quest’ultimo potrà salvare la vita di Watson, Mrs Hudson e Lestrade tenuti sotto tiro dai cecchini agli ordini di Moriarty. Finché quest’ultimo è in vita esiste la possibilità per Sherlock di arrivare ai cecchini, ma Moriarty si toglie la vita proprio per lasciare a Holmes l’unica alternativa possibile per salvare i suoi amici: il suicidio.

Ma se Moriarty, con la certezza dell’eliminazione del suo oppositore, perde ogni interesse nel restare in vita, Sherlock di motivi per restare in vita ne ha. La telefonata a Watson ne è la prova, ed è una prova di affetto talmente tenera nella rinuncia ideale alla propria intelligenza, che il sapere che tornerà, che la caduta – contrariamente a quanto affermato da Moriarty – non avrà l’impatto a terra come punto di non ritorno, non ammorbidisce l’impatto emotivo della scena nè rende meno serrata la stretta al cuore nell’assistere alla reazione di Watson di fronte al viso bianco e gli occhi vitrei senza vita di Sherlock.

I Owe You

Mycroft, un Gatiss in grado di farsi magistralmente odiare in questa puntata, vive il suo dolore nel silenzio del Diogenes club. A piangere Holmes davanti alla sua lapide Mrs Hudson e Watson.
Moriarty doveva a Sherlock la sua morte, John deve a Sherlock la sua vita: You were the best man the most human…human being that I’ve ever know. I was so alone, and I owe you so much. But please there’s just one more thing, one miracle Sherlock for me. Don’t be dead.

E Sherlock non lo è. Ci viene mostrato incolume mentre osserva Watson da lontano. Gli autori hanno intelligentemente evitato una inutile e inverosimile suspence sulla sua possibile morte, ma nonostante questo The Empty House non arriverà mai abbastanza presto, ma non per noi. Per John.

Note

  • Naturalmente non sono a conoscenza del titolo della prossima puntata della confermata terza serie, ho semplicemente utilizzato il titolo del racconto di Arthur Conan Doyle The Empty House per indicare il ritorno di Holmes.
  • The Reichenbach Fall porta la firma di Steve Thompson autore che con questa puntata conquista una luminosissima rivincita dopo le critiche negative per la puntata più debole della prima serie “The Blind Banker” .
  • I’ve got a theory: il morirà Sherlock? è spazzato via dal come è risucito a inscenare la sua stessa morte? E’ proprio Sherlock a cadere dal tetto ma noi, come Watson, non assistiamo all’impatto. Nei secondi mancanti tra lui che cade nel vuoto e il corpo che impatta, possiamo presumere che sia atterrato sul camion della lavanderia. La mia idea è che nei secondi mancanti abbia assunto una qualche sostanza per provocare una morte apparente ufficializzata come reale poi da Molly. Alcuni penano che la pallina di gomma utilizzata con cui Sherlock “gioca” in laboratorio sia stata utilizzata dall’investigatore per perdere il battito del polso, come alcuni illusionisti usano fare. A me sembra un po’ tropo macchinoso. Il ciclista che impedisce a Watson di arrivare tempestivamente sul luogo della caduta, le persone intorno al corpo che sembrano più interessate a fermare John che occuparsi del corpo a terra sembrano tutti istruiti per la realizzazione di un piano.
  • Trivia il difensore di Moriarty è Ian Halard il marito di Mark Gatiss. Il membro del Diogenes Club inorridito dal comportamento socievole di John è Douglas Wilmer, Sherlcok Holmes per una serie BBC negli anni ’60.
  • Lo scambio che porterò nel cuore: “Thank you, John” “Molly” “Yes.” Il momento che porterò nel cuore: Sherlock e Watson in fuga mano nella mano.

 

Mara R.

Whedonverse (Close to me nello stesso Universo ma differente Timeline)

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Commenti
58 commenti a “Sherlock – 2×03 – The Reichenbach Fall”
  1. Etto scrive:

    LordSimon ha scritto:
    Inspiegabile ed ingiustificabile (se non per la follia mentale) il gesto di Moriarty, Sherlock avrebbe solo due possibilità per salvare gli amici: o far si che Moriarty dia l’ordine di fermarsi ai killer o suicidarsi.
    Perchè, nel suo essere così ipersicuro, Moriarty si suicida ? Lasciando come unica possibilità il suicidico di Sherlock ? Perdendosi lo spettacolo che tanto lo avrebbe fatto godere ?

    Perché la “vittoria” di Moriarty, come lui stesso la intendeva, sarebbe consistita nel far suicidare Sherlock facendolo così passare per un truffatore, distruggendone la reputazione.
    Finché Moriarty avesse continuato a vivere, Sherlock non si sarebbe convinto a buttarsi continuando a vedere una speranza alternativa per salvare gli amici.
    Moriarty aveva chiaramente previsto anche questo, motivo per il quale si era portato un’arma nonostante sapesse che non sarebbe servito a nulla minacciare Sherlock per farlo buttare.
    Se gli avesse puntato la pistola contro infatti, non avrebbe comunque potuto sparargli perché il suo piano avrebbe funzionato solo con il suicidio e Sherlock lo sapeva.
    Quindi Moriarty, ovviamente folle, è salito su quel palazzo ben sapendo che con tutta probabilità non sarebbe tornato.
    Alla fine, in un certo senso, ha “vinto” lui, non Sherlock.

  2. adler scrive:

    Etto ha scritto:

    LordSimon ha scritto:
    Inspiegabile ed ingiustificabile (se non per la follia mentale) il gesto di Moriarty, Sherlock avrebbe solo due possibilità per salvare gli amici: o far si che Moriarty dia l’ordine di fermarsi ai killer o suicidarsi.
    Perchè, nel suo essere così ipersicuro, Moriarty si suicida ? Lasciando come unica possibilità il suicidico di Sherlock ? Perdendosi lo spettacolo che tanto lo avrebbe fatto godere ?

    Perché la “vittoria” di Moriarty, come lui stesso la intendeva, sarebbe consistita nel far suicidare Sherlock facendolo così passare per un truffatore, distruggendone la reputazione.
    Finché Moriarty avesse continuato a vivere, Sherlock non si sarebbe convinto a buttarsi continuando a vedere una speranza alternativa per salvare gli amici.
    Moriarty aveva chiaramente previsto anche questo, motivo per il quale si era portato un’arma nonostante sapesse che non sarebbe servito a nulla minacciare Sherlock per farlo buttare.
    Se gli avesse puntato la pistola contro infatti, non avrebbe comunque potuto sparargli perché il suo piano avrebbe funzionato solo con il suicidio e Sherlock lo sapeva.
    Quindi Moriarty, ovviamente folle, è salito su quel palazzo ben sapendo che con tutta probabilità non sarebbe tornato.
    Alla fine, in un certo senso, ha “vinto” lui, non Sherlock.

    beh avrebbe vinto lui se Sherlock fosse morto….ma qui è un pò come un gioco di specchi,Moriarty per ora vince ma Sherlock segretamente,il che rende tutto tremendamente più eccitante,ha vinto…ma lascia credere a tutti che lo sconfitto è lui…ecco questo è incredibile…il saccente e arrogante Sherlock che finge di essere stato sconfitto quando in realtà è il vincitore…la sola spiegazione per un comportamento simile da parte di un uomo che si sente quasi un dio,eheh,è che la sua vittoria dovrà essere di tale portata da lasciare senza fiato…un ritorno veramente in grande stile…il 2013 non arriverà mai abbastanza presto

  3. Etto scrive:

    adler ha scritto:
    il saccente e arrogante Sherlock che finge di essere stato sconfitto quando in realtà è il vincitore…la sola spiegazione per un comportamento simile da parte di un uomo che si sente quasi un dio,eheh,è che la sua vittoria dovrà essere di tale portata da lasciare senza fiato…un ritorno veramente in grande stile…il 2013 non arriverà mai abbastanza presto

    Credo che ormai un po’ tutti abbiano letto le avventure di Sherlock Holmes “originali”, quindi prova un po’ a pensare a cosa succede nei libri: Sherlock e Moriarty vicino ad una cascata e spariscono entrambi, così che Watson crede che siano entrambi morti.
    Poi però Sherlock torna… Ok, in quel caso è tornato solo perché (confermato eh) il successo è stato tale che l’editore voleva fare altri soldi e ha convinto sir Doyle a farlo “resuscitare”, ma il concetto è assolutamente identico.
    Quindi, se questa cosa succede nei libri in modo più o meno identico, come scritto dall’autore originale, perché dovrebbe essere incoerente in una versione riproposta al giorno d’oggi? :)
    Comunque ottima puntata, mi è piaciuta parecchio, non capisco come altri “lidi” possano definirla “bruttina”.
    Misteri dei gusti personali, suppongo :)

  4. antarctica scrive:

    Etto ha scritto:

    Comunque ottima puntata, mi è piaciuta parecchio, non capisco come altri “lidi” possano definirla “bruttina”.
    Misteri dei gusti personali, suppongo

    Perché in alcuni casi la fissazione di essere sempre al di là della barricata e fare il saccente è forte.
    E’ la reazione che hanno gli hipster quando 10 persone di più comprano il disco della loro band preferita.
    Se piace anche ad altri ed è fruibile, nonostante sia fatto bene e sia intrattenimento intelligente, non mi piace più.
    Detto questo, credo che il voler assegnare una motivazione logica e razionale per il gesto di Moriarty sia assurdo, sia perché come dici tu anche nei libri si getta pur di trascinare Holmes (cambiano i modi, ma l’intento del gesto è identico – e non sapendo che Sherlock ha pianificato una via d’uscita Moriarty muore certo di aver vinto) sia perché tentare di capire uno folle come Moriarty (è la stessa persona che ha fatto saltare in aria una donna anziana e cieca, messo bombe addosso ad un bambino, non uno che da un giorno all’altro si sveglia e diventa uno spree killer) è impossibile. L’imprevedibilità del suo gesto non è fuori carattere anzi, dimostra la sua mancanza di timore per tutto ciò che un altro riterrebbe normalmente doloroso e spaventoso.
    In conclusione: meno pippe e sursum corda, mancano solo altri due anni (forse), poi ci sveleranno tutto e sarà quello a cui non abbiamo pensato. XD

  5. Minerva scrive:

    S U B L I M E

    Non bastano più nemmeno le stellette *_*

  6. Claudia2 scrive:

    L’ho vista solo da qualche giorno e ci sto ancora dentro di brutto. Ho pianto come una bambina al suono della voce spezzata di dolore di Watson, e ancor più di fronte alle sue spalle singhiozzanti. Quest’ultima puntata è la summa di tutto ciò che, secondo i miei gusti, può essere definita l’eccellenza di una serie tv.

  7. Assolutamente meravigliosa. Questa miniserie è un assoluto capolavoro. Sono toccato e affascinato allo stesso tempo. Stupenda. E questo episodio… magistrale, assolutamente magistrale.

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