Sherlock 2x02 The Hounds of Baskerville

Mr. Holmes, they were the footprints of a gigantic hound!

È difficile immaginare oggi, in un’epoca in cui lo strano ed il sensazionale hanno ormai invaso il campo del quotidiano, la reazione del pubblico vittoriano a queste parole, pubblicate in chiusura della prima puntata de The Hound of the Baskervilles, apparsa sullo Strand Magazine nell’agosto del 1901. Gli appassionati, che attendevano una nuova storia del consulting detective dal 1894, dovettero aspettare un mese intero prima di poter leggere il capitolo successivo e le cronache dell’epoca ci raccontano di una trepidazione quasi senza precedenti. Nel suo imponente The New Annotated Sherlock Holmes, Leslie S. Klinger giudica che “[these] immortal words conjure fear as few other in the twentieth-century canon” e Kyle Freeman, nell’introduzione al primo volume del The Complete Sherlock Holmes curato per i tipi di Barnes & Noble, nota: “Readers had a whole month to savor the salutary thrill of that horror. I imagine thousands of them reading the line over and over, recapturing that pleasurable shudder before they bought the next chapter the following month.

Davanti a questo “The Hounds of Baskerville,” il cui gioco di plurali, rispetto al titolo originale, già aiuta ad orientarne la comprensione, dobbiamo dunque chiederci se Mark Gatiss, aiutato dal regista Paul McGuigan, sia riuscito non tanto a restare fedele alla lettera del canone, quanto, piuttosto, a ricreare quel senso di mistero, di terrore e di suspense che accompagna ogni pagina del capolavoro di Conan Doyle. La risposta è… in parte.

The Problem

Paragonato ad “A Scandal in Belgravia,” questo episodio – soprattutto quando si considera che Gatiss aveva firmato il capitolo forse più stratificato, nonché, per quanto mi riguarda, il più riuscito, della prima stagione – corre il rischio di apparire persino semplicistico nella sua seppur relativa essenzialità. L’attacco, in cui la quotidianità domestica di Holmes e Watson viene interrotta dal sopraggiungere di un cliente, è fra i più classici del canone ed anche l’indagine successiva prosegue senza troppi scossoni sui binari ben oliati della tipica detection holmesiana, fra sopralluoghi ed interrogatori, esperimenti scientifici e folgoranti deduzioni. E, diciamolo subito, questo è un bene. Se, infatti, la sceneggiatura di Moffat scivolava a volte in un cervellotico quanto compiaciuto bizantinismo, quella di Gatiss è più solida e coesa, benché senz’altro meno flamboyant, e la linearità giova all’episodio, il cui ritmo, meno survoltato e più circospetto, si amalgama alla perfezione non solo con il passaggio dalla metropoli londinese all’atavica brughiera del Devon, ma anche con l’incertezza gnoseologica che permea la narrazione. Mi spiego: nella sospensione, tipica della letteratura fantastica, fra strano (l’evento inspiegabile ricondotto ad una soluzione scientifica) e meraviglioso (l’evento sovrannaturale accertato in quanto tale), il romanzo di Conan Doyle insinua al lettore un costante dubbio sulla reale natura del mastino che terrorizza Sir Henry Baskerville e, allo stesso modo, la cifra più interessante dell’episodio di Gatiss è proprio il modo in cui si accosta alla storia di Henry Knight (interpretato da un Russell Tovey in grado di dare contegno e spessore ad un personaggio che, in altre mani, sarebbe potuto risultare sopra le righe) e dei suoi incubi di cani infernali dal pelo color carbone e gli occhi di brace. La sceneggiatura, muovendosi, almeno per la prima ora, in equilibrio perfetto fra i due poli della spiegazione scientifica (la base militare e gli esperimenti sugli animali) e di quella psicologica (la paranoia delusionale di Henry), ricalca la dicotomia già presente nel romanzo originale e, ponendo di continuo la questione della veridicità degli avvenimenti, amplifica la dimensione orrorifica del racconto.

The Hound of the Baskervilles

Purtroppo, però, la soluzione non è all’altezza della costruzione drammatica che la precede. In primo luogo, l’esito finale è largamente prevedibile fin dal momento in cui assistiamo agli sproporzionati effetti di agitazione e paura che la vista del mastino ha avuto sulla mente, solitamente così razionale, di Sherlock. Secondariamente, la spiegazione del mistero – una droga aerea diffusa attraverso placche a pressione nascoste nel sottobosco di Dewer’s Hollow – non riesce a convincere fino in fondo. Se, infatti, è apprezzabile, da un lato, il tentativo di Gatiss di fondere originalmente, con la trovata di una sostanza psicotropa,  i due poli di cui sopra, dall’altro il Dr. Frankland (Clive Mantle, visto recentemente in Game of Thrones) è un villain piuttosto scialbo ed inconsistente, i cui motivi per continuare clandestinamente il progetto H.O.U.N.D. non vengono mai approfonditi al di là di un certo stereotipo da scienziato pazzo. Certo, il modo in cui Sherlock arriva alla soluzione, decriptando l’oscuro indizio offerto dalle due parole che ricorrono negli incubi di Henry, “Liberty” ed “In,”  ci offre una delle scene più belle dell’episodio, ma non è abbastanza per sostenere un’ultima mezzora che difetta sia di ritmo sia di autentica suspense

Death on the Moor

Ciò che invece non manca mai all’episodio è l’atmosfera. La regia di McGuigan e la fotografia Fabian Wagner catturano una brughiera inglese che, seppur accantonando gli accenti più gotici del romanzo, risulta insieme bucolica – gli scorci diurni, il ristorante dall’aria antica, il paesaggio rurale verde e dorato – e spettrale, soprattutto nelle scene notturne, che valgono da sole la visione, complice una colonna sonora che, sfruttando con intelligenza i rumori della natura, dal bubolare dei gufi allo scroscio dell’acqua, amplifica il senso di sottile inquietudine e di pericolo. Parimenti efficaci anche le scene ambientate nel laboratorio della base militare, dove il bianco accecante delle pareti, le fredde luci al neon ed i corridoi asettici disegnano un ambiente che è, per la nostra sensibilità odierna, insieme affascinante e minaccioso, proprio come la Baskerville Hall descritta da Conan Doyle, con il cancello in ferro battuto, la facciata ricoperta di edera, le finestre a colonnine e le torri merlate, scenario ideale per una ghost story dal sapore vittoriano.

The Man on the Tor

Sherlock Holmes è in larga parte assente dal romanzo di Conan Doyle, segno forse di quella stanchezza nei confronti del personaggio (da cui pure non riuscirà mai a staccarsi, a causa delle pressioni editoriali ma, credo, anche di un affetto sincero) che il suo autore, desideroso di essere ricordato per i suoi più seri romanzi storici, aveva iniziato a provare sul finire dell’Ottocento. Il detective compare all’inizio – impartendo ad Watson una di quelle lezioni di ragionamento deduttivo che costituiscono uno dei suoi tratti più genuinamente divertenti – e ricompare solo in chiusura, lasciando per tutta la parte centrale campo libero al suo assistente, spedito da solo a Dartmoor per indagare. In realtà, Holmes lo ha seguito nel Devon e lascia che il suo vecchio e caro amico lo scorga una notte, nella brughiera, stagliato contro la luna sulla cima di una roccia. Il cuore dell’autentico appassionato sherlockiano non può non sussultare quando lo Sherlock di Cumberbatch – sempre gigantesco nella sua performance – replica quella scena, fra le più memorabili del canone, e basta questa piccola, ma sentita, citazione per fugare i dubbi che avevano accompagnato la scelta di Gatiss, già nota da qualche tempo, di coinvolgere maggiormente Holmes nel racconto. Scelta che, a posteriori, si rivela vincente, soprattutto perché, a fronte di un cast di supporto, con la sola eccezione di Henry e, in parte, della divertente dottoressa Stapleton, piuttosto incolore, permette di approfondire le dinamiche fra i due protagonisti, centro nevralgico della serie televisiva come di quella romanzesca. In tal senso, il “I don’t have friends. I’ve just got one” di Sherlock è un momento forse piccolo nell’economia narrativa dell’episodio, ma è senz’altro fra i migliori.

A Retrospection

Benché alcuni difetti – in particolare i comprimari poco ispirati, la dottoressa Mortimer su tutti, ed una risoluzione piuttosto prevedibile – ne minino la riuscita complessiva, impedendogli di raggiungere l’eccellenza di “The Great Game,” “The Hounds of Baskerville” è un episodio solido e appassionante, che ha nell’atmosfera appropriatamente inquietante e nel rapporto fra Sherlock e Watson i suoi punti di forza, e conferma, nel caso ci fossero ancora dei dubbi, che Sherlock è una delle serie migliori dell’anno. E forse di sempre.

Nota: Fra le molte citazioni presenti nell’episodio, voglio ricordarne almeno tre. Innanzitutto, la ciabatta intravista in apertura, quella in cui Sherlock cerca il suo pacchetto di sigarette, richiama la pantofola in cui la sua controparte cartacea conservava il tabacco. Nelle stesse scene, compare l’arpione de “The Adventure of Black Peter,” dove Holmes provava di persona l’arma sul cadavere di un maiale per comprovare la sua teoria. E, ovviamente, non è possibile non menzionare la battuta “Once you’ve ruled out the impossible, whatever remains, however improbable, must be true,” quasi del tutto identica a quella, famosissima, che compare in The Sign of the Four.

Andrea Morstabilini

Introdotto al culto telefilmico in giovanissima età da Twin Peaks, che ancora considera fra le espressioni più alte del genere (insieme a Battlestar Galactica e Buffy the Vampire Slayer), The Headmaster adora le serie televisive a base di soprannaturale, fantasy, sci-fi, i family drama, la HBO e, non si capisce bene perché, i teen drama più brainless del tubo catodico.

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Commenti
49 commenti a “Sherlock – 2×02 – The Hounds of Baskerville”
  1. Holmes scrive:

    Beh, sicuramente il più “normale” degli episodi di Sherlock finora usciti: uno sviluppo della vicenda abbastanza lineare con un “cattivo” tutto sommato previdibile e pochi virtuosismi (il mastino in CGI era bruttarello, eh), ma è un telefilm fatto così bene che anche quando non va a mille, fa mangiare la polvere a buona parte del materiale che passa in tv di questi tempi.

  2. close to me scrive:

    La conclusione è stata piuttosto prevedibile ma la costruzione/adattamento che l’ha preceduta ben congeniata. Un piacere vedere Russel Tovey, ma soprattutto ben condotta l’evoluzione del rapporto tra John e Sherlock. Un minuto di silenzio per il povero Bluebell.

  3. Kiki May scrive:

    Personalmente avevo intuito che il colpevole fosse lo scienziato (dopo anni a seguire e leggere gialli, qualche cosa si impara!) ma l’episodio mi è piaciuto lo stesso, moltissimo, ed ho anche apprezzato l’ultima mezz’ora, che secondo me è stata girata e recitata benissimo. Lodi a Mark Gatiss, per tutto. Questo telefilm è una bomba.

  4. crazy diamond scrive:

    Ottima recensione!
    concordo in buona parte. Non sarà al livello sfarzoso di A Scandal in Belgravia, ma l’ho trovato un ottimo episodio comunque, soprattutto per l’atmosfera un po’ da film horror e l’ambientazione molto bella. Per me superiore al secondo della scorsa stagione.
    Oltre ai soliti Cumberbatch e Freeman, ho apprezzato molto anche la recitazione di Russel Tovey, molto credibile.
    Per me 4 1/2.

  5. Altair scrive:

    Stupenda lo screencap scelto per l’articolo.
    Quella citazione mi ha fatto davvero sussultare.

  6. SeQuestoE'UnUomo scrive:

    Quando assisti a qualcosa di incredibile (parlo di A Scandal in Belgravia) poi ti vizi, a torto, e credi che tutto debba rimanere su quel livello.

    Una puntata godibilissima dalle punte horror ben riuscite.

    L’unico difetto che ho trovato è stato nello Sherlock in astinenza da tabacco “sopra le righe”, non certo colpa dell’immenso attore (da Oscar l’interpretazione dello Sherlock spaventato davanti al camino) quanto dalla direzione del regista che gli ha detto di recitarla così, suppongo.

  7. Holmes scrive:

    A proposito dell’astinenza di tabacco, notare il richiamo al “7 per cento” della soluzione che usava la controparte letteraria nei momenti di noia…piccoli tocchi di classe :D

  8. Sonicale scrive:

    close to me ha scritto:

    Un minuto di silenzio per il povero Bluebell.

    Ahahaha sei un genio. E comunque perfida la mamma che ruba il coniglio alla figlia XD. Anche se tutti quanti avremmo voluto un coniglio fosforescente. Se non tutti, io di sicuro.

    Episodio non al livello del precedente ma è vero, una certa semplicità di ragionamento, un pò più “classico”, è da apprezzare, come l’evolversi del rapporto tra Sherlock e Watson.

    Scusate, ma qualcuno mi darebbe delucidazioni sul finale? Mycroft lascia andare Moriarty?
    Si, sarò una ciofeca, ma un c’ho capito nulla!!! XD XD XD

  9. Pixie_blue_eyes scrive:

    Mah io più che allo Sherlock in astinenza delle scene iniziali ho trovato un po’ fuori luogo la scena alla Minority Report di Sherlock ed il Mind Palace! Finora i testi in sovraimpressione che esprimevano visivamente i suoi pensieri erano stati una trovata geniale, invece quelle scene mi hanno dato la sensazione che si è voluto strafare…

  10. Thiliol scrive:

    ormai mi sembra di ripetere sempre le stesse cose a proposito di questa serie, ma anche questo episodio è stato a dir poco sublime e il fatto che il caso fosse abbastanza prevedibile (ma poi nemmeno tanto, io ci sono arrivata solo alla fine assieme a Holmes) non lo sminuiscono. Punto di forza, come al solito, i due interpreti principali e la dinemica Sherlock-John è sempre di una forza e di un coinvolgimento emotivo impeccabile. Fantastico anche Russell “Alonso” Tovey.

    P.S. menzione d’onore per la crisi d’astinenza di Sherlock a inizio episodio

  11. Will Gaiman scrive:

    Secondo me è la puntata che per onestà con il pubblico, atmosfera, scelte narrative e rispetto del Canone è superiore all’episodio di Moffat.
    Puntavo su Gatiss e non mi ha deluso. Speriamo per il finale.

  12. Bruce scrive:

    Noto che capita spesso nelle serie sublimi come Sherlock di commentare “puntata inferiore alla media ma rispetto al resto che gira è oro puro”. Non so se voglia necessariamente dire qualcosa, ma lo trovo divertente :)

  13. Pixie_blue_eyes scrive:

    Per il finale, che cosa ci faccia Mycroft con Moriarty lo scopriremo nella prossima puntata…
    Io non ho ben capito una cosa: chiaramente John nel laboratorio non ha visto il mastino ma è stato solo suggestionato da Sherlock, il quale credeva di averlo drogato con lo zucchero nel caffè (vabbè che si capiva subito che il caffè non era una gentilezza x farsi perdonare… però in quella scena erano tutti e due troppo divertenti!!!), ma se non era sotto l’effetto allucinogeno allora perchè nel dialogo chiarificatore alla fine Sherlock dice a John “non sapevo che eri già sotto l’effetto della droga” quando quest’ultimo lo accusa di essersi sbagliato? Quando Henry e Sherlock vedono il mastino a Dewer’s Hollow John non c’era, quando sarebbe stato esposto alla nebbia?
    Ho adorato John quando dice a Sherlock che fa tutto il figo con gli zigomi ed il colletto del cappotto alzato!!!;)
    Menzione speciale a Lestrade tutto bello abbronzato! e finalmente scopriamo che si chiama Greg!

  14. cordelia scrive:

    Menzione d’onore a:
    - Sherlock che entra in casa ricoperto di sangue annoiato e scocciato che non l’abbiano fatto salire sul taxi
    - Cluedo, in cui la vittima e l’assassino sono gli stessi, e se non è così è perchè le regole sono sbagliate
    - I millemila modi in cui Sherlock insulta costantemente l’intelligenza di Watson
    - Watson preso all’amo con una semplice foto della psicologa
    - Il cappellino, ADORO come continuino a farci vedere quella foto di Sherlock con il cappellino!
    Buona puntata, ottima recitazione (i protagonisti, Henry, e anche la Hudson, che ad ogni apparizione mi fa morire), inferiore alla prima, ma cerchiamo di essere onesti, la prima è stata talmente sublime che qualsiasi cosa vedrò quest’anno non potrà mai eguagliarla!

  15. Kript96 scrive:

    Pixie_blue_eyes ha scritto:

    Per il finale, che cosa ci faccia Mycroft con Moriarty lo scopriremo nella prossima puntata…
    Io non ho ben capito una cosa: chiaramente John nel laboratorio non ha visto il mastino ma è stato solo suggestionato da Sherlock, il quale credeva di averlo drogato con lo zucchero nel caffè (vabbè che si capiva subito che il caffè non era una gentilezza x farsi perdonare… però in quella scena erano tutti e due troppo divertenti!!!), ma se non era sotto l’effetto allucinogeno allora perchè nel dialogo chiarificatore alla fine Sherlock dice a John “non sapevo che eri già sotto l’effetto della droga” quando quest’ultimo lo accusa di essersi sbagliato? Quando Henry e Sherlock vedono il mastino a Dewer’s Hollow John non c’era, quando sarebbe stato esposto alla nebbia?
    Ho adorato John quando dice a Sherlock che fa tutto il figo con gli zigomi ed il colletto del cappotto alzato!!!;)
    Menzione speciale a Lestrade tutto bello abbronzato! e finalmente scopriamo che si chiama Greg!

    watson entra nella stanza dove c’è scritto che se non vuoi un raffreddore di non entrare,e se ti ricordi,quella stanza piena di una certa nebbia, deve essere quella la droga

  16. alessia scrive:

    john non ha visto nulla nel laboratorio ha solo sentito anche se tenta di convincere sherlock di averlo visto non ha visto nulla.
    alla fine lo vede anche lui perché snasa la nebbia pure lui! XD

  17. Alice Springs scrive:

    Sarò la voce fuori dal coro, ma questa puntata mi è piaciuta molto di più rispetto alla prima, vuoi perchè si è scavato ancora nei sentimenti di Sherlock, vuoi per Russell Tovey, vuoi per la scenografia mozzafiato e i contrasti bianco/nero.
    Mi è piaciuto molto come Gatiss abbia reinventato il giallo di Doyle, del quale non ricordo molto e che dovrei rispolverare. Sì, forse il finale è un po’ ovvio, però ho davvero apprezzato la linearità dell’episodio, l’ho trovata davvero elegante. Magistrale la recitazione di Cumberbatch, Freeman e di Russell Tovey, un “licantropo” nei panni di un uomo perseguitato da un mastino gigante.

    Strepitosa la lamentela di Sherlock sul Cluedo; per non parlare della scena di Watson che va a scoprire che cosa si Umqra. xD
    Geniali le strizzatine d’occhio agli altri racconti holmesiani e la citazione da “Il Segno Dei Quattro”.
    Per me sono cinque stelline senza se e senza ma.
    Io non riesco a trovare qualcosa che non va in questo serial, davvero.

  18. alessia scrive:

    Essendo paurosissima ho visto l’episodio con un occhio chiuso e uno aperto…si lo so faccio pena.
    Credo che il focus di questa seconda stagione ma forse anche della prima sia statto quello di far vedere lo Shrlock inumano che fredda tutti con le sue geniate contrapposto allo Sherlock umano ed emotivo.
    Sherlock qui ha paura ma come nell’episodio precedente, dove sperimenta l’amore più da vicino per la prima volta, lo fa a modo suo cercando di metterci tutta la razionalità possibile dove non sembra esserci.

    Bellissime le scene da documentario naturalistico con Sher sulla roccia, le foreste nebbiosa e i prati dorati.

    Interessante il continuo gioco tra vero e non vero sull’esistenza del mastino e posso capire il povero henry che non sa più dove sbattere la testa.

    Divertentissimo il siparietto domestico iniziale e adorerei vedere S. e W. giocare a Cluedo…whahaha.
    Certo che vedere Sherlock in pieno stile coccoloso delle fanficiton con John mi ha fatto molto strano!.

    Note NO oltre al mini horror sono i poveri animaletti. Non posso proprio vedere quei beagle in gabbia. E povero Bluebell siamo davvero senza compassione.

    Rimane da capire che diavolo ci faceva Moriarty nella cella e come mai Mycroft l’abbia lasciato andare…soprattutto dopo che aver visto la cella piena di scritte!

    p.s mitico mycroft anche se in una sola scena! XD

  19. alessia scrive:

    ps2 desiderei avere qui sherlock ostiare dietro a certe bimbeminchia

  20. Maria scrive:

    Pixie_blue_eyes ha scritto:

    Mah io più che allo Sherlock in astinenza delle scene iniziali ho trovato un po’ fuori luogo la scena alla Minority Report di Sherlock ed il Mind Palace! Finora i testi in sovraimpressione che esprimevano visivamente i suoi pensieri erano stati una trovata geniale, invece quelle scene mi hanno dato la sensazione che si è voluto strafare…

    Sono d’accordissimo, nemmeno io ho apprezzato la storia del mind palace. :S
    http://data.whicdn.com/images/21012545/Ai3ztAJCEAEg8ED_large.jpg

  21. SeQuestoE'UnUomo scrive:

    alessia ha scritto:

    ps2 desiderei avere qui sherlock ostiare dietro a certe bimbeminchia

    Che tradotto sarebbe?

  22. Panic Moon scrive:

    La mia unica perplessità è la seguente: quale genio di assassino commette i suoi omicidi indossando la T-shirt del progetto governativo supersegreto che sta cercando di coprire?

  23. Bella Donna scrive:

    Allora, mi mettono Russel Tovey e Shelock insieme, come possono pretendere che io possa dare un giudizio oggettivo?! E’ ovvio che entro in una vasca del proverbiale brodo di giuggiole per 90 minuti! E tra l’altro, nella scelta di Russel Tovey ho visto anche una frecciatina a lupo mannaro/mastino infernale.
    A me è piaciuto più del primo, sarà perchè un po’ ce l’ho con Moffat per via di un certo Dottore…

  24. AryaSnow scrive:

    Secondo me non è inferiore all’episodio precedente. Una maggiore semplicità è benveuta, dopo un virtuosismo cervellotico un po’ esagerato Mi è anche piaciuta molto l’ambientazione e sono contenta che per una volta ci si distacchi dalla solita atmosfera urbana. Ho apprezzato quell’essere al confine con l’horror, senza però arrivarci veramente.
    Anche qui ci sono svariati dialoghi simpatici e trovo molto riusciti anche i momenti introspettivi di Sherlock (più riusciti di quelli relativi alla “love story” della scorsa puntata).

    Sarò ingenua, ma non avevo previso il finale (sarà che io durante la visione non faccio nemmeno ipotesi sui finali).

    4/5

  25. mary scrive:

    A me è piaciuto anche più del primo, vi dirò. Il peggiore (se di peggiore si può parlare con Sherlock) a parer mio resta l’1×02. Farei scrivere a Gatiss la sceneggiatura della mia vita.

  26. Cilone scrive:

    Ottima analisi Head, non conosco il canone, ma la trovo ugualmente davvero ben scritta e articolata. Bravo davvero.

    Su questo però non sono affatto d’accordo:

    Se, infatti, la sceneggiatura di Moffat scivolava a volte in un cervellotico quanto compiaciuto bizantinismo, quella di Gatiss è più solida e coesa, benché senz’altro meno flamboyant

    ma qui, presumo, si entra nella sfera del gusto personale. Viva il flamboyant (se ne ho correttamente interpretato il significato… :D )
    Insomma, se questa puntata è da 4 stelle allora la precedente ne merita almeno 10.

    Domandina: ma la citazione di The Sign of the Four non era anche stata pronunciata da House in un qualche episodio? Boh! Forse no.

  27. vaaal scrive:

    <
    Maria ha scritto:

    Sono d’accordissimo, nemmeno io ho apprezzato la storia del mind palace. :S
    http://data.whicdn.com/images/21012545/Ai3ztAJCEAEg8ED_large.jpg

    hahahahaha fantastico!!!

    Comunque anche io come voi ho trovato un po’ esagerata la scena del mind palace. La puntata è ben fatta, senza dubbio di buon livello, ma quella precedente mi sembra tutta un’altra storia.

  28. Alessia scrive:

    straordinario, bellissimo, terrorizzante episodio. Sono saltata dalla sedia almeno un tre quattro volte(la scena di John nel laboratorio…PAURA). Sicuramente meno ricco e più lineare rispetto a Belgravia, ma a suo modo anch’esso straordinario. Voglio ancora, ancora, ANCORA!

  29. C&B scrive:

    ogni volta che leggo le vostre recensioni di Sherlock mi pento di non conoscerne a memoria la versione di Doyle, ‘ché ogni puntata mi perdo tutte le citazioni… grazie per svelarle. Sarà che Doyle uomo e la sua faciloneria nel credere all’occulto… (se si pensa poi il quasi-bromance/scontro con Houdini…) appiattisce la voglia di leggerlo.
    La serie è di un livello quasi troppo alto per noi comuni mortali. Recensioni bellissime.
    Black Mirror? This is England?

  30. C&B scrive:

    ps. anche per me puntata più fiacca della prima (capolavoro e Moriarty che lancia l’sms con la pernacchia).. ma anche nella prima serie la seconda era la più debole delle tre.

  31. Psi scrive:

    Considerato quello che fanno fare a Sherlock la scena del mind palace (che poi quella tecnica di memoria esiste davvero) mi è parsa estremamente realistica, anzi, forse pure un po’ troppo lenta (pensate che è stato calcolato che Kasparov calcolava 3 mosse al secondo, ovvero in un secondo sei spostamenti di pezzi); le deduzioni hanno veramente dell’impossibile a volte, ma una velocità di pensiero come in quella scena è facilmente raggiungibile con un po’ di allenamento…

  32. Bluebell scrive:

    Ottima recensione e ottimo episodio!!!
    Ho una domanda da fare sullla pista u.m.q.r.a. che poi si è rilevata un buco nell’acqua: era solo un espediente per tenere watson separato dagli altri due; serviva per dare una dimostrazione della “normalità” della mente di watson che trova una pista sbgliata oppure c’era qualcos’altro?? Io nn ho letto i libri è per questo che chiedo

  33. FreakyScaryM scrive:

    Per quel che mi riguarda, la puntata è stata emotivamente meno coinvolgente di “A Scandal in Belgravia”, ma mi è piaciuta ugualmente un sacco per l’atmosfera inquietante e la raffinatezza con cui è stata portata avanti. Tante piccole citazioni, dettagli di gran classe e trama lineare e pulita – anche se un po’ prevedibile -. E’ stata indubbiamente meno densa e “barocca” della prima, ma trovo che abbia il suo da dire.
    Adorabile l’evoluzione del rapporto tra Sherlock e Watson, sceneggiatura in molti punti veramente brillante, e a me Russel “Alonso” Tovey (aaaah, Moffat qua c’è il tuo zampino secondo me! xD) è piaciuto molto, nella sua interpretazione.
    La scena “Mind Castle” per me è stata efficace, in un certo senso ha “portato in scena” in modo teatrale ciò che avviene nella mente di Sherlock. Per non parlare della crisi di astinenza, che sì, forse è stata un tantino OOC, ma alla fine ci sta, ed è stata – oltre che magistralmente interpretata da Cumberbatch e Freeman – spassosissima. Sono stata l’unica a rotolarmi sul pavimento dalle risate durante il dialogo tra Sherlock e Henry, in cui il nostro Mr. Holmes “sniffa” il fumo della sigaretta del poveretto? :D “Thanks for smoking.”, poi, mi ha fatta scompisciare!

  34. close to me scrive:

    @ Bluebell:
    E’ una libera citazione: nel romanzo alcuni personaggi si servono del movimento codificato delle candele accese per comunicare a distanza. In quel caso l’intuizione di Watson, però, si rivela corretta.

  35. FreakyScaryM scrive:

    C&B ha scritto:

    Black Mirror? This is England?

    Non conosco This is England ma Black Mirror è assolutamente ANGOSCIANTE. Geniale, completamente spiazzante… mi ci vuole il sacchetto di carta antipanico e un tavor tutte le volte che finisce una puntata! Meraviglioso.

  36. Lily scrive:

    Nella banalità del mio giudizio, posso solo dire che amo questa serie, amo i protagonisti (sono curiosa di vedere lo hobbit!), e ho amato questa puntata. Tuttavia non ho capito come è potuto succedere che Moriarty sia rinchiuso? quando è successo? mi sono persa qualcosa?!?!?

  37. Cheshire scrive:

    Mi trovo in larga parte d’accordo on la recensione: qualità media sempre eccelsa, focus sul rapporto fra i protagonisti – e di nuovo l’esplorazione in parte del ‘lato oscuro’ di Sherlock – e caso un po’ sottotono con un villain sottosviluppato, in cui più che il caso in sè importava quello che innescava nell’analisi di Sherlock&Watson. Poi boh, il personaggio di Tovey era tenero ma lui per me era fin troppo sopra le righe. Certo, ormai i plot twist da trolling dell’audience vanno avanti (povero Bluebell davvero) e si vede che la premiata ditta di sceneggiatori si diverte a metterli. Comunque vediamo come affronteranno Reichenbach a questo punto.

    Tra l’altro mica l’avevo notato che il dr. Frankland era l’attore che faceav Greatjon Umber, splendido.

  38. neverletgo scrive:

    alessia ha scritto:

    ps2 desiderei avere qui sherlock ostiare dietro a certe bimbeminchia

    AHHAHAH :D probabilmente non riuscirebbero a capire l’ironia di Holmes! Meglio lasciar perdere!

    Episodio per me molto bello,mi è piaciuto tanto quanto gl’altri! Forse l’unico che non mi aveva particolarmente attirato era nella prima stagione, 1×02 “il banchiere cieco” decisamente banalotto. Ecco rispetto a quell’episodio questo numero due nella seconda stagione è decisamente migliore!

  39. Dreams scrive:

    Per prima cosa volevo fare i complimenti a Headmaster, è sempre un piacere leggere le sue recensioni, così attente ai dettagli e curate nei particolari.
    Ottima puntata come sempre, ma personalmente ho preferito l’episodio a scorsa, che si è andato a posizionare tra le cose più belle che ho visto negli ultimi due anni, insieme a The Suitcase e One Minute. Quindi già in partenza mi aspettavo che non sarei riuscita ad apprezzarla quanto l’altra.
    Il mastino dei Baskerville è stato il primo romanzo di ACD che ho letto nella mia vita, quindi ci sono anche molto affezionata. Mentre però del romanzo ho sempre amato l’ambientazione e la quasi assenza di Holmes, qui ho sentito la mancanza di Londra, di Mrs Hudson, di Mycroft, etc… Sono tutti elementi che a mio parere in questa serie, dato anche lo scarso numero di episodi, sono divenuti essenziali, molto di più di quanto lo siano nel canone. Mycroft aveva avuto, per me, le battute più belle di ASIB e qui se ne è sentita la mancanza. Gusti personali naturalmente.
    Ed ora aspettiamo l’atto finale…

  40. poochie scrive:

    Alice Springs ha scritto:

    Sarò la voce fuori dal coro, ma questa puntata mi è piaciuta molto di più rispetto alla prima, vuoi perchè si è scavato ancora nei sentimenti di Sherlock, vuoi per Russell Tovey, vuoi per la scenografia mozzafiato e i contrasti bianco/nero.
    Mi è piaciuto molto come Gatiss abbia reinventato il giallo di Doyle, del quale non ricordo molto e che dovrei rispolverare. Sì, forse il finale è un po’ ovvio, però ho davvero apprezzato la linearità dell’episodio, l’ho trovata davvero elegante. Magistrale la recitazione di Cumberbatch, Freeman e di Russell Tovey, un “licantropo” nei panni di un uomo perseguitato da un mastino gigante.
    Strepitosa la lamentela di Sherlock sul Cluedo; per non parlare della scena di Watson che va a scoprire che cosa si Umqra. xD
    Geniali le strizzatine d’occhio agli altri racconti holmesiani e la citazione da “Il Segno Dei Quattro”.
    Per me sono cinque stelline senza se e senza ma.
    Io non riesco a trovare qualcosa che non va in questo serial, davvero.

    stra-quoto! Non che la precedente non mi si piaciuta, ma questa mi è piaciuta davvero di più. ^^

  41. antarctica scrive:

    A me è piaciuta, meno della prima ma brillante comunque, mi è piaciuta l’atmosfera da Sherlock in vacanza (e mi ha riempito il cuore sentire sentir dire “ta”, ricordi infantili *_*) e l’aver alleggerito, anche se di pochissimo, l’atmosfera. Ho trovato Tovey bravissimo ma, come a volte gli capita, un po’ sopra le righe in certi punti. Il vero problema sono stati i comprimari, e ho sentito l’assenza di Mycroft come non mai.

    In altre news, provengo da una nottata insonne e sì, non è furbo, ma “il diavolo mi tenta” come dice la mia dolce metà ogni volta che vuole mettere a riposo la sua coscienza e fare qualcosa di rischioso, quindi ho visto la 3×03 1 ora dopo la messa in onda. Aspetto con ansia la recensione ma vi sconsiglio lo streaming: se si bloccasse nel momento sbagliato potreste urlare. Mettetevi comodi e godetevi 1:28 di puro delirio.

  42. FB scrive:

    Forse la serie sta cominciando a tirare le cuoia…

    Sempre piu’ esagerata mi piaceva piu’ l’atmosfera della prima

    Sembra sempre si debba aumentare il pathos

    Vedo il declino a breve…

  43. SeQuestoE'UnUomo scrive:

    @ FB:
    Non direi, anzi.
    Le uniche puntate, sempre nell’ambito dell’eccellenza, meno incisive sono state il Banchiere Cieco e questa e sempre per colpa del solito sceneggiatore.

    Se a scrivere Sherlock fosse sempre Moffat non oso pensare a quali nuove punte di eccellenza ci abituerebbe la TV inglese.

  44. Pixie_blue_eyes scrive:

    Piccola precisazione: questa puntata è scritta da Mark Gatiss mentre l’autore di The Blind Banker è Steve Thompson, che è l’aurore di The Reichenbach Fall, con la quale direi che si è fatto ampiamente perdonare! Credo però che questo episodio risulti piuttosto diverso dagli altri anche perchè è lo stesso romanzo che ha atmosfere diverse dagli altri racconti essendo più un horror che un giallo… inoltre credo che l’abbia penalizzato non aver avuto un cattivo abbastanza incisivo ma piuttosto monodimensionale.

  45. stupy scrive:

    FB ha scritto:

    Forse la serie sta cominciando a tirare le cuoia…

    Sempre piu’ esagerata mi piaceva piu’ l’atmosfera della prima

    Sembra sempre si debba aumentare il pathos

    Vedo il declino a breve…

    Quanto non hai idea…

  46. Dreams scrive:

    SeQuestoE’UnUomo ha scritto:

    @ FB:

    Le uniche puntate, sempre nell’ambito dell’eccellenza, meno incisive sono state il Banchiere Cieco e questa e sempre per colpa del solito sceneggiatore.

    Lo sceneggiatore non è lo stesso, in un caso è Thompson, che quest’anno ha scritto la 2×03 (splendida, ci sarà modo di parlarne) mentre questa è stata scritta da Gatiss, che l’anno scorso aveva scritto la 1×03.

    FB ha scritto:

    Forse la serie sta cominciando a tirare le cuoia…

    Sempre piu’ esagerata mi piaceva piu’ l’atmosfera della prima

    Sembra sempre si debba aumentare il pathos

    Vedo il declino a breve…

    Non mi pare proprio, anzi direi l’esatto contrario: qualità assoluta.

  47. Alice Springs scrive:

    Cheshire ha scritto:

    . Poi boh, il personaggio di Tovey era tenero ma lui per me era fin troppo sopra le righe.

    Per me non va confuso il personaggio con l’interpretazione. Voglio dire, il personaggio è fuori dalle righe: una persona che dalla sua infanzia è perseguitato da un mastino gigante, che è sotto l’uso costante di droghe e a cui nessuno crede. Ovvio che il personaggio ha un determinato spessore e che l’attore deve renderlo tale.
    Comunque Tovey è sempre al limite quando recita ma non è quel troppo che rende ridicolo il personaggio o lo banalizza, a me piace molto e non l’ho trovato sopra le righe.

    vaaal ha scritto:

    <
    Maria ha scritto:

    Sono d’accordissimo, nemmeno io ho apprezzato la storia del mind palace. :S
    http://data.whicdn.com/images/21012545/Ai3ztAJCEAEg8ED_large.jpg

    hahahahaha fantastico!!!

    Comunque anche io come voi ho trovato un po’ esagerata la scena del mind palace.

    A me non sembra esagerata la scena, anzi, ci hanno dato l’accesso diretto alla mente di Sherlock e hanno cercato, magistralmente, di farci vedere come si muove durante il ragionamento. Tra le altre cose la tecnica del palazzo della memoria esiste veramente e se non erro questa tecnica era stata creata da Giordano Bruno.

    Aspetto la recensione dell’ultimo episodio, ci sarà molto da dire!

  48. Minerva scrive:

    Per me sono tre stellette e solo per come vengono approfonditi i personaggi di Sherlock e Watson e per l’attore che interpreta il povero allucinato.
    Sinceramente: puntata purtroppo noiosetta, preciso che io non ho mai letto Conan Doyle quindi mi limito a parlare del telefilm, sono rimasta un poco delusa.
    Ho adorato la prima puntata ma questa seconda è davvero scialba a confronto: ho capito che il cattivo era il dottore (come da recensione troppo poco approfondito come personaggio e troppo molle l’attore) dal momento in cui entra in scena il suo personaggio; ho capito che la droga era nella nebbia dal momento della prima allucinazione di Sherlock e quando lui ha pensato allo zucchero mi sono detta che dovevo essermi sbagliata io perché sarebbe stato troppo facile.
    La parte peggiore per me è stata la mezz’ora centrale, dall’entrata in scena del dottore fino all’esperimento di Sherlock du Watson compreso per non parlare che il nostro investigatore ci ha messo troppo a trovare il dottore nella foto delle persone collegate all’esperimento.

    Ovviamente voglio precisare che le tre stellette sono rispetto a quello cui siamo abituati ad avere da questa serie che io credo abbia uno metro tutto suo che non può minimamente andare a confondersi con il metro di giudizio che utilizzo per qualsiasi altra.

    cordelia ha scritto:

    Menzione d’onore a:
    - Sherlock che entra in casa ricoperto di sangue annoiato e scocciato che non l’abbiano fatto salire sul taxi
    - Cluedo, in cui la vittima e l’assassino sono gli stessi, e se non è così è perchè le regole sono sbagliate
    - I millemila modi in cui Sherlock insulta costantemente l’intelligenza di Watson
    - Watson preso all’amo con una semplice foto della psicologa
    - Il cappellino, ADORO come continuino a farci vedere quella foto di Sherlock con il cappellino!

    Concordo in pieno! :D

    P.S. il Mind Palace esiste eccome: ognuno di noi ha il suo luogo ideale per questo genere di lavoro che praticamente si effettua in una sorta di stato di trance ipnotica, non è nemmeno assurdo che si compiano gesti come quelli di Sherlock, ho visto farlo da alcuni amici che hanno usato la medesima tecnica. A ognuno il suo modo.

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