
Nella sventurata ipotesi che voi siate interessati a vedere il pilota di Work It, riconosciuto da tutta critica americana come il peggior episodio d’esordio del mese (e forse dell’anno), sappiate che non avete bisogno di alcun aiuto per la comprensione. Anche se non siete delle cime in inglese. Infatti Work it, basato su una premessa imbarazzante realizzata con quattro lire da ABC, è anche così incredibilmente fiacco e prevedibile che non vi consentirà nemmeno per un secondo di non “vedere cosa stia arrivando” con largo anticipo.
2012, l’economia americana stenta a riprendersi dalla crisi e la disoccupazione morde anche a Saint Louis. Da questa premessa realistica e non del tutto inesplorata, i creatori dello show Ted Cohen e Andrew Reich (che farebbero bene a togliere i loro nomi dall’insulsa sigletta iniziale) hanno scelto di impostare la loro comedy con un taglio particolare. Dove per particolare intendo campato per aria e misogino.
La tesi di cui discutono al baretto Lee e Angel, ovvero i due protagonisti coadiuvati dall’immancabile amico umorista grassoccio è questa: noi uomini siamo senza lavoro perché le donne non ci vogliono far lavorare e tra poco finiremo per fare i loro schiavi sessuali.
Sì, ABC ha avuto il coraggio di mandare in onda una roba del genere nel duemiladodici.
Lee, stretto tra le visite mediche da pagare e la figlia adolescente senza contratto telefonico, decide di travestirsi da donna e cercare lavoro presso una compagnia farmaceutica che assume solo donne. Dopo una scena di vestizione tra le più goffe mai viste, Lee diventa un uomo che scimmiotta una parvenza femminile, rimanendo cafone al 100%. Non è possibile scambiarlo nemmeno per una drag. Eppure film di decenni fa come Tootsie e Mrs. Doubtfire hanno provato ampiamente le possibilità del make up in questo settore.
Così conciato, il protagonista maschilista se ne va al colloquio e qui viene assunto senza batter ciglio. La puntata prosegue a ritmo spedito, ignorando completamente il problema e richiedendo non una sospensione dell’incredibilità, ma proprio uno stop delle attività cognitive per riuscire a credere che qualcuna delle sue colleghe possa non aver smascherato la sua identità fittizia.
D’altronde è proprio nel ritratto delle sue nuove “amiche” che lo show dà il peggio di sé. Sono un branco di stereotipi messi lì per coadiuvare battute e svolte narrative ormai oltre il cliché. Kelly è la stupidina bionda, Kristin la sfigata divorziata mezza isterica e per finire la stronza Grace, interpretata da Rebecca Mader. Le frecciatine tra colleghe, l’assunto che tra loro debbano combattersi senza tregua, i tritissimi luoghi comuni su vestiario e accessori… è quasi istintivo inarcare le sopracciglia al grado massimo consentito dalla fronte o afferrare lo schermo, scuoterlo e urlare “Rebecca, perchèèèè!?”.
Se pensate che non sia abbastanza, sappiate che anche la spalla di colore troverà lavoro nello stesso modo, con sottofondo musicale dei Black Eyed Peas a coronare una parte tecnica che dal sonoro alla semplice ricostruzione dei set è tanto economica e trasandata da risultare patetica. Dimenticavo. Ovviamente i due riescono a tenere segreta la situazione alle rispettive famiglie, ovvio no?
Come se non bastasse tutto questo, arrivano le considerazioni al limite degli assiomi da casalinga di voghera di Kristin a risolvere l’episodio. Solo così Lee capisce che ops, andare fuori tutte le sere a bere qualche birretta coi suoi amici mollando a casa da sola la moglie che si fa un mazzo così al lavoro forse è il motivo per cui lei sembra arrabbiata con lui. Quindi Lee decide di riparare all’errore spacciando come un suo regalo la borsetta che ha ricevuto in dono dalla collega, preoccupata per la sua mancanza di stile. Com’e’ romantico!
Chiudendosi con una battuta su una donna che va nel classico baretto man-friendly senza mutande addosso, Work It conclude questa ecatombe di buonsenso e buongusto, che stupisce solo per il coraggio necessario per mandarlo in onda.
Mi rimane una curiosità: quante puntate resisteranno prima di inserire la storyline della moglie gelosa perché lui è sporco di rossetto al ritorno dal lavoro? Ho deciso che me la terrò, perché questa comedy è troppo immonda persino per essere un guilty pleasure molto, molto vergognoso.
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spero che abbiano il buon gusto di cancellarla quanto prima…
Alla fine di tutto guarderò il Pilot solo per avere un riferimento per il termine “pilot immondo”…
io ho visto solo il trailer perchè il coraggio di vedere il pilot dopo non l’ho trovato… fosse solo brutto è un conto,ma è proprio pacchiano,prevedibile e offensivo sia per gli uomini che per le donne.Quando vedo che la ABC decidere di mandare in onda roba così dopo avere tagliato l’ordine di episodi a cougar town(che porello ha già la mid-season) mi chiedo in hce razza di mondo viviamo…
mamma mia prima su Metacritic ho trovato perfino degli 0! E ora qui lo demolite ulteriormente… ma io non ci voglio credere che esiste qualcosa di così orribile… ho quasi paura a vederlo!
L’ho visto! Mi ha lasciato indifferente, che è già una cosa positiva pensando al fatto che mi aspettavo mi avrebbe fatto schifo. In ogni caso, per rifarmi mi guarderò “A qualcuno piace caldo”!
A qualcuno piace Rivoltante.
Aridatece Tootsie.
Non saprei, dopo una recensione del genere e pareri del genere che si trovano in rete, è difficile, veramente difficile non guardarlo. No, non posso resistere, lo farò.
ma la parte divertente di questa comedy quale sarebbe?ma come hanno fatto a riuscire a mandarla in onda?
@ TheMyx: assolutamente d’accordo, adesso DEVO vederlo!
Io da quando ho finito di vedere sto coso, una roba che manco il peggior “Don Matteo”, sto aspettando che un dirigente ABC suoni alla porta di casa mia e mi dica:” Scherzone!! Ci avevi creduto eh, mica siamo così irrimediabilmente pirla da ridurre gli episodi di Cougar Town per produrre sta schifezza, ste cose le fa l’ NBC.”
@ Mario:
quoto!