
The Great Game ci aveva lasciati con la sensazione che un black out elettrico ci avesse impedito di ultimare la visione di quella che era già diventata la nostra serie preferita, ma era solo la personale visione del cliffhanger di Moffat a cui è corrisposto una ripresa della narrazione che più che risolvere la situazione ne ha spezzato la tensione, rinviato lo scontro tra Sherlock e Moriarty e introdotto il personaggio del canone che più di ogni altro, a fronte della presenza attiva in poche pagine di racconto, ha stimolato la fantasia degli appassionati di Sherlock Holmes.
La scelta di affidare tutto questo alla più classica delle telefonate provvidenziali lì per lì non mi ha entusiasmato ma ha acquistato un peso diverso nel corso dell’episodio, quando iniziamo a capirne l’importanza. Certo la scelta della suoneria, lo scambio di cortesie tra i due consultant ci riacclimatano subito con l’ironia spregiudicata che permea la serie, e ha un senso che proprio attraverso il cellulare, assicurazione sulla vita della protagonista, Sherlock e Watson abbiano salva la loro vita.
La Donna di Sherlock Holmes
Irene Adler non è solo La Donna per Sherlock Holmes è La Donna soprattutto per i lettori di Sherlock Holmes. Non c’è studio critico, trasposizione, rivisitazione, pastiche o semplice discussione tra appassionati che non ponga la Adler come figura predominante del canone. Per molti versi più di Moriarty. A renderla speciale è senza dubbio l’essere riuscita a battere su tutti i fronti Sherlock – in astuzia, gioco d’anticipo, travestimento – impartendo una lezione di stile e onore al cliente, ma anche l’unico personaggio che fornisce appigli per tentare di andare oltre la parola scritta e (voler) leggere, intravvedere, qualcosa che in realta non c’è: la vita privata, e per privata intendo sentimentale, del detective. Sherlock Holmes è un personaggio letterario senza fine e volerlo affrontare significa andare incontro all’umano desiderio di cercare di conoscerlo più a fondo ma spesso questo meccanismo anziché portare noi stessi verso il personaggio, fa sì che siamo noi ad attrarre il personaggio verso il nostro mondo perché è senz’altro più facile utilizzare noi stessi come punto di partenza o termine di paragone per arrivare a comprendere qualcosa di estraneo alla nostra esperienza. E invariabilmente sembra che l’unico modo per conoscere davvero una persona sia quello di riuscire a definirla in una relazione sentimentale, cosa comune per non dire aspirazione scontanta del nostro quotidiano, o inquadrarne l’orientamento sessuale come se questo definisse univocamente ogni aspetto di un individuo. Così anche se Holmes è “sposato con il suo lavoro” l’attesa per la Adler di Moffat era altissima e prima ancora che fosse noto un qualsiasi particolare si erano gia formate le fazioni love interest si/love interest no.
La Donna di Moffat
La Adler di Moffat è una dominatrix che ama il potere e i giochi di potere. I suoi clienti sono potenti e illustri, il suo cellulare è un archivio di materiale riservato e compromettente. Entra nella vita di Sherlock chiamato a recuperare immagini scabrose che la ritraggono con un membro femminile della famiglia Reale, ma ben presto si rivela ferale per la sicurezza nazionale e internazionale. Mycroft – e quindi il Governo Britannico – la Cia e non ben specificati nemici le danno la caccia, ma la sua partita è soprattutto con Sherlock Holmes che per la prima volta si trova di fronte a una persona immune alle sue deduzioni.
L’irritante fascino di una moltitudine di punti interrogativi, la perspicacia di Irene Adler, il corteggiamento di quest’ultima, fanno sì che Sherlock senta a tal punto la minaccia di essere raggiunto da privarsi di quello che più ama: evidenziare sagacemente l’inferiorità intellettuale degli altri. Ingaggiare un botta e risposta con Irene Adler porterebbe solo all’ammirarla ancora di più e Sherlock non può compromettere il suo freddo distacco. Tanta accortezza non lo rende però impermeabile all’alienazione della perdita quando crede nella prima morte di Irene, né lo mette al riparo dalla bruciante delusione di essere stato manipolato, per di più seguendo il più classico degli schemi, come evidenzia Mycroft. “In the end you’re really so obvious?”. Passo indietro: Irene Adler è un serie di cliché di femme fatale. Le unghie laccate di rosso, la scelta del rosso sangue per le labbra, l’entrata senza veli ad effetto, il farsi trovare indifesa nel letto del lui di turno da sfruttare. Ma lei aveva anticipato tutto questo nel dire: ogni travestimento in ultima analisi è sempre e comunque un autoritratto, e lei si è presentata passo per passo per quella che è. Una donna pericolosa di cui non ci si dovrebbe mai fidare, soprattutto nel momento in cui ti fa sentire speciale, quindi vulnerabile. Tutto, prevedibilmente, da manuale.
Per una volta è stato Sherlock a vedere senza osservare, e per meglio dire a non accontentarsi dell’ovvio, ma si tratta di una situazione temporanea. L’attrazione tra due individui carismatici ed egomaniaci quali Sherlock e Adler non può essere univoca, e la reciprocità ha portato Irene a tradire la sua debolezza: I’m Sherlocked. Come tutti noi, del resto. La Adler di Moffat è quindi la Donna che batte Holmes, ma solo con il frustino. Se vittoria c’è, è emotiva: l’aver portato Sherlock ad ammettere di poter provare dei sentimenti. Il banalissimo – ma solo per il resto del mondo – messaggio di augurio di buon anno ne è la testimonianza.
La Ruota Gira
A monte di tutto ritroviamo Moriarty. Irene aveva un codice da decifrare fondamentale per la sicurezza nazionale, una di quelle informazioni che sai essere di enorme importanza ma non sai come sfruttare. Ecco quindi che Moriarty è la mente che idea il piano per trarne beneficio e Sherlock è la mente necessaria a rendere intellegibili le informazioni, altrimenti inutili. Il centro di tutto è la questione di Coventry: durante la Seconda Guerra mondiale gli alleati riuscirono a decifrare un codice nemico ma per non perdere questo vantaggio decisero di non impedire l’attacco aereo su Coventry. Mycroft, basandosi sullo stesso principio d’azione, non intende impedire l’abbattimento di un boeing che volerà – per evitare vittime – con un carico di morti. Sherlock, mettendo insieme i dati che riguardano il volo in questione, è indirettamente responsabile del passaggio di questa informazione da Irene Adler a Moriarty. L’intero, meticoloso piano di Mycroft è distrutto. Un punto non è chiaro: non viene spiegato come e perché una delle finte vittime del precedente volo dirottato si trovasse nel bagagliaio di un’auto. Al contrario capiamo dalle parole di Mycroft che i clienti che lamentavano un qualcosa di strano con la sparizione del corpo dei loro congiunti, erano avvertimenti inviati al fratello per metterlo indirettamente al corrente del piano Coventry.
L’Altra Donna
Mrs Hudson. Senza di lei a Baker street l’Inghilterra cadrebbe. La Adler avrà anche fatto breccia nella sfera dei sentimenti attigua alla passione, ma Sherlock non è davvero la macchina disinteressata al resto del genere umano. Alcuni fortunati esemplari della razza umana godono del suo affetto e della sua stima. Mrs Hudson e Watson formano ormai una famiglia allargata. I sentimenti verso la Signora sono facilmente riconducibili all’affetto e all’istinto di protezione che si provano nei confronti di una cara zia, e per quanto sia Mycroft che Holmes sostengano che “preoccuparsi” è un’intralcio inutile all’efficenza, il controllo costante, la rete di protezione che Mycroft tende con l’aiuto di Watson e Mrs Hudson ogni volta che Sherlock corre il rischio di cadere o ri-cadere denotano un deciso prendersi cura.
Più semplice la relazione tra Watson e Holmes. Watson non è gay, né è attratto sessualmente da Sherlock. Guardate, per esempio, la scena in cui viene avvicinato dalla segretaria della Adler, sentite l’inflessione del suo “Hell-O” nel guardare una perfetta sconosciuta con cui lui trascorrerebbe seduta stante l’ultimo dell’anno così, alla prima appagante occhiata. Ma le relazioni sentimentali di Watson sono tutte destinate a fallire nel confronto con ciò che il detective ha da offrire: con un’altra persona Watson può vivere una relazione sentimentale, ma Sherlock Holmes ha da offrire un intero avventuroso mondo che bussa ogni giorno al 221B Baker Street.
Non al Cinema
Sherlock è di una bellezza e di un valore cinematografico che la tv ne viene solo nobilitata nell’esserne mezzo di diffusione in luogo del grande schermo, ma più che la conoscenza del canone, dell’amore per lo stile di Moffat, dell’apprezzamento per la regia con le ali ai piedi di McGuigan, la fotografia ricercata ed elegante (una gioia per gli occhi le scene a Buckingham Palace) e l’ammirazione per Benedict Cumberbatch, i più grandi alleati per godersi appieno questo Sherlock sono il tasto pausa e rewind. Non è solo un problema di lingua. Per cogliere appieno la bellezza dell’insieme ma anche la bravura degli interpreti – Benedict Cumberbatch sa essere frastornante nella sua agilità e mimica facciale – sono necessarie più visioni e un passo indietro in più di un’occasione. Quindi, per favore, se questo Sherlock deve approdare sul grande schermo, che sia solo in seconda visione.
Cinque meno. Messo da parte il disappunto per una Adler incapace di gareggiare intellettualmente alla pari con Sherlock soprattutto a causa di quell’avidità che la Adler letteraria non conosce, il finale che ci rivela il salvataggio in extremis della Donna risulta posticcio e apre la possibilità a un ritorno della stessa che credo abbia esaurito tutta la sua funzione. Questo, unitamente al fatto che è impensabile uno Sherlock beffato dal falso cadavere della Adler in obitorio.
meno
Note
- Moriarty nella versione originale è sconosciuto quasi a chiunque, autorità incluse, perfino all’apice delle sue attività criminali. Anche in questo consiste il suo genio. Qui, il genio, è tutto di Watson che ne palesa l’esistenza e l’attività criminale a tutti tramite il suo blog.
- Il rendersi conto che il blog di Watson procura infinitamente più attenzione e clienti del suo con l’elenco dei 243 tipi di tabacco, porta Sherlock a cancellare cancellare dispettosamente il materiale da lui pubblicato. Avrei voluto vedere la sua espressione nel premere “delete”.
- Riferimenti: The Speckled Blonde è un chiaro riferimento a The Speckled Ban, The Geek interpreter a The Greek Interpreter (il primo e unico raconto in cui Mycroft compare con una parte attiva, verrà però menzionato in altri) e i pollici che Mrs Hudson trova nel frigorifero sono in riferimento a “The Adventure of the Engineer’s Thumb”.

(47 voti, media: 4,74 su 5)










Per me è stato troppo. Troppo cervellotica la trama, troppo serrato il ritmo, persino troppo umano Sherlock. Non è una macchina? Lo so. Non sono così imbecille da pensare che Sherlock sia una macchina completamente priva di sentimenti, e per questo motivo non ho bisogno che me lo ripetano assiduamente per novanta minuti… Che è quanto hanno fatto con questo episodio.
Irene? L’ho trovata grandiosa fino alla fine, nel senso che alla fine mi è scaduta da morire. Avrei preferito veder fregato Sherlock, eventualmente, piuttosto che veder capitolare lei (che dovrebbe essere pure lesbica, se il mio inglese non m’inganna).
Il finale? Lì per lì l’ho trovato quasi un colpo di genio, poi ho pensato che Sherlock dev’essere rimasto costantemente informato sulla Adler, quindi ancora più sentimentale di prima, ed ho preferito immaginarlo pure io come un what if. Con scarse speranze, però.
Per me sono quattro stelle.
Un altro paio di considerazioni:
) e che poi così si ricollegano anche alla scena finale, il volo Bond che poi ritorna alla fine, Moriarty che non si vede ma di fatto agisce in maniera determinante per tutto l’episodio, lo spiegone di Mycroft sull’aereo sul comportamento di Sherlock che però ci dà la possibilità di passare di nuovo in rassegna l’episodio nella nostra testa, l’enigma della password che attraversa l’episodio passando dal contavisite bloccato più volte ribadito all’inizio e termina con la genialata “Sherlocked” e anch’esso va preparando la scena finale, lei che dice più volte di “sapere cosa piace agli uomini”, attraversa l’episodio, fino al penultimo che è il tizio della difesa che poi si ricollega a sorpresa al fatto che sapeva pure cosa piaceva a Sherlock… e chissà quante altre cose che ora non mi vengono in mente! Insomma, si potevano togliere delle cose forse, ma avrebbero senza dubbio finito col rendere l’episodio molto meno denso, e trovo che sia questa forma di densità, di continuo richiamo al già visto, che lo rendono così meraviglioso, per certi versi così unico nel panorama della televisione attuale.
-Certo, la Adler di Moffat npn ha la stessa portata “rivoluzionaria”; ma come avrebbe potuto averla? I tempi sono cambiati…
-Guardando l’episodio per così dire nella sua “totalità”, tendo a convincermi che non sarebbe potuto essere stato fatto meglio, o diverso, nel senso che mi pare impossibile che un miglioramento qua e là, un dettaglio tolto in qualche modo lo avrebbe potuto rendere migliore, ad esempio:
1)Il finale: è vero che è quello che è, ma se la Adler fosse morta sarebbe stato un qualcosa di radicalmente anticlimatico; il che non sarebbe stato forse male (ma credo che tantissimi glielo avrebbero contestato), ma, semplicemente, non lo vedo proprio nello stile del Moff.
2)La trovata che è stato Moriarty ad architettare quasi tutto: comesarebbe potuto essere altrimenti? La Adler non avrebbe potuto sapere che Sherlock la sarebbe venuta a trovare (cosa che ovviamente è accaduta perché Moriarty ha fatto avere per vie traverse l’informazione a Mycroft), e in generale tutta la trama si sarebbe basata su una quantità inaccettabile di coincidenze, assolutamente imprevedibili dal personaggio Adler.
3)Lei che si dichiara lesbica non era probabilmente essenziale, ma di fatto rende tutta la trama più intessuta della componente sentimentale (qualunque cosa voglia dire questo termine in relazione a Sherlock); poteva non esserci, ma in quel caso il tutto sarebbe stato meno “denso”, e di riflesso pure Watson, ad esempio, in qualche modo ne avrebbe risentito. Piccola parentesi: secondo me la grandezza del Moff in questo episodio è stata anche nell’averlo reso incredibilmente denso di continui richiami a cose viste in precedenza: i cadaveri, Mycroft che dice che solo Sherlock lo avrebbe potuto fregare, la questione delle ragazze di Watson che poi si allacciano con la Adler, la suoneria che è come un filo che attraversa tutto l’episodio dandogli consistenza, la telefonata iniziale a Moriarty che poi evidentemente viene dalla stessa Adler, i sicari che si mostrano due volte ed entrambe si associano a un personaggio femminile, i messaggi che si sentono in continuazione e poi si scopre di cosa trattano ( ps: li avete letti?
Questa serie è fantastica!
Sono d’accordo nel dire che sarebbe eccessivo accusare Moffat di sessismo se fosse solo per la Adler. Purtroppo Moffat ha dei seri problemi in generale nella rappresentazione delle figure femminili. Digita su Google “Doctor who” e “sexism” e saprai di cosa parlo. Mi piacerebbe pensare che si tratta di analizzare troppo cose insignificanti e di essere paranoica, ma in generale le donne sono rappresentate nella pop culture in generale in maniera orribile, quindi quando ne ho la possibilità mi sembra giusto far notare la cosa anche ad altri. Poi a me Sherlock e Doctor Who piacciono, e anche tanto, però mi piace essere cosciente di quello che sto guardando.
Se a qualcuno dovesse interessare (ancora xD) posto il link per una serie di video che mi hanno aiutata a togliermi un po’ le fette di salame dagli occhi quando si tratta di serie TV/film e donne: http://www.youtube.com/user/feministfrequency
Ok, ora ho finito di fare propaganda e posso ritirarmi nel mio angolino
Possibile che il primo gennaio abbiamo già visto la migliore ora e mezza televisiva del 2012? Molto probabile, non essendo dotato al momento di TARDIS aspetterò (invano) i prossimi dodici mesi per vedere cosa può essere meglio dello Sherlock di Moffat e Gatiss. Una trama densa e costruita con precisione, con la meravigliosa prerogativa Moffattiana di incastrare alla perfezione tutti i pezzi, una prova monstre di tutti gli attori, del regista, di chiunque abbia anche solo portato il caffè sul set. Sorvolando sulle ossessioni (omo)erotiche di tanti commentatori (alla fine, stiqaatsi se The Woman è etero o no), c’è da dire che Irene Adler era una femme fatale già nel racconto di ACD. E le cantanti d’opera non godevano una reputazione migliore di quella che godrebbe (inserire SMS ansimante) una dominatrix oggi. Geniale la risoluzione dell’angosciante cliffhanger tenuto in piedi per più di un anno, sciogliendo tutta la tensione in una sonora risata, ottima la trama tutta nuova sul Bond Air. Davvero, criticare quest’episodio vuol dire spulciare le minuzie..
Ah, quello sul sessismo di Moffat è un falso clichè, la miopia delle femministe da serie TV è francamente irritante. Rivedetevi il suo Jekyll o lo speciale di Natale di quest’anno del Dottore, poi ne riparliamo. Ma anche no.
Ottima puntata, ottima recensione, niente altro da aggiungere.
Questa cosa del sessismo di Moffat la trovo ridicola.
E’ il creatore di River Song, di Amy Pond e lo trovano sessista? Ma per quale motivo, fatemi capire bene.
Non che non ci sia del sessismo nella rappresentazione generale delle donne in televisione. Ce n’è, certamente. Basta guardare la fine che fanno tutte le donne in Supernatural, ma proprio il Moff no, dai!
poche parole, questo episodio è stato di una perfezione assoluta, bravissimi tutti ma soprattutto grandioso Ben Cumberbatch.
Appigliarsi alle minuzie più miuziose mi sa tanto di intellettualoide, per non parlare sui commenti a proposito della sessualità di Sherlock e della Adler, inutili giri di parole.
5 stelline son troppo poche
Per prima cosa complimenti per la bella recensione.Puntata a mio parere splendida. Per quanto mi riguarda la migliore delle quattro, anche superiore alla 1×01. Sono poi ancor più convinta dei miei voti ai Serialemmy. Adoro sempre più il personaggio di Mycroft e il modo in cui Gatiss lo interpreta.
Questione Irene Adler e sessismo.
L’articolo del Guardian volevo suggerirlo anch’io. Non tanto per l’articolo in sé, con cui non mi trovo neanche minimamente concorde, ma per il bel dibattito cui ha dato vita. Mi pare ci fossero un po’ più di 750 commenti sull’argomento, quindi se qualcuno ha un po’ di tempo, è interessante.
Qui invece vi riporto la risposta di Moffat al suddetto articolo, che invece mi trova totalmente concorde.
“I think it’s one thing to criticise a programme and another thing to invent motives out of amateur psychology for the writer and then accuse him of having those feelings. I think that was beyond the pale and strayed from criticism to a defamation act. I’m certainly not a sexist, a misogynist and it was wrong. It’s not true and in terms of the character Sherlock Holmes, it is interesting. He has been referred to as being a bit misogynist. He’s not; the fact is one of the lovely threads of the original Sherlock Holmes is whatever he says, he cannot abide anyone being cruel to women – he actually becomes incensed and full of rage.”
Le storie di Holmes negli anni le ho lette tutte e più volte; questo per dire che il canone lo conosco.
Personalmente ho trovato l’Adler di Moffat un personaggio splendido, una donna forte, indipendente, autonoma ed intelligente, che non ha nulla da invidiare a quella di ACD, anzi, per quanto mi riguarda sceglierei 10 volte su 10 quella di Moffat. Concordo con chi ha detto che la Adler di ACD è più un ideale, il risultato di decenni e decenni di studi analisi, riproposizioni televisive, cinematografiche e letterarie. Perché è forse l’unico personaggio femminile degno di nota del canone e perché è uno dei pochi che riesce a battere Holmes. Ecco anche su questo ultimo punto: ho letto varie critiche al fatto che lei qui non ne uscisse vincitrice rispetto al racconto. Anche qui… io mi trovo concorde con quello che ha scritto Moffat sulla sua pagina twitter:
@Meunda She outsmarts him TWICE- kept photos, derailed Mycroft’s plan. He outsmarts her ONCE, and by saving her admits he’s equally smitten.
@JonathanAngwin And that Sherlock is played for a fool thoughout the episode and has to be TOLD what’s going on by his big brother.
@Meunda Ah, we shall agree to differ. Cos if needing rescued makes you a damsel, I’m one too. And Sherlock certainly is. Twice in that show.
Si prende gioco di lui per tutta la puntata. Fa in modo che lui, senza nemmeno rendersene conto, mandi all’aria un progetto di CIA e servizi segreti britannici elaborato per anni e del valore di diversi milioni di dollari. Alla fine lo umilia anche (Not you, Junior, you’re done now; I should have him on a leash). E’ evidente per tutto l’episodio che è intellettualmente una sua pari. Ed è questo il punto. Quello che avviene in Uno Scandalo in Boemia è quello che vediamo nei primi 30 minuti. E anche qui Irene se ne esce vincitrice, con le foto, avendo battuto Holmes. E nel racconto di ACD le cose finiscono lì. Quando lei si accorge di avere alle calcagna Sherlock Holmes decide fuggire per non farsi mai più rivedere. E’ la sua unica soluzione, sceglie di non affrontarlo. L’unica interazione tra lei ed Holmes durerà al massimo dieci minuti, più la famosa lettera. Nulla più. Lei lo batte è vero. Ma poi se ne va senza lasciargli possibilità di rivincita.
Nella versione di Moffat le cose sono diverse. Quello che accade nel canone anche qui viene presentato e nella stessa maniera. Ma si sceglie di andare oltre. Si prende questo personaggio, così come Mycroft, Moriarty e anche Wotson per esplorare la personalità di Sherlock.
Se Moffat e Gatiss hanno deciso di buttarsi su questo progetto non è certo per fare l’ennesimo semplice adattamento dell’opera di ACD. Questo è già stato fatto, e in maniera oltremodo egregia. Se uno vuole vedere una bella trasposizione di Uno Scandalo in Boemia può tranquillamente recuperarsi The Adventures of Sherlock Holmes con Jeremy Brett. Che senso ha farne un’altra identica quando una perfetta è già stata fatta. Non credo la loro intenzione fosse quello di fare una serie crime, con il caso della settimana da risolvere. I due è evidente che si ritengano due artisti e abbiano scelto di affrontare questo progetto con l’idea di rivisitare i personaggi, approfondendoli. Qualcosa che non è mai stato di primaria importanza per ACD.
Questa è l’Irene Adler di Moffat e non di ACD. Assolutamente. Ma lo stesso vale per Mycroft. Per Moriarty, e per Holmes stesso. Non ho visto in giro molte lamentele al fatto che questo Holmes abbia la maturità emotiva di un bambino di 3 anni, che mette il broncio e si accuccia sul divano o frigna perché viene condotto a Buckingham Palace e si rifiuta di vestirsi.
E per fortuna in questa versione non si da alcun valore rivoluzionario al fatto che ad essere sullo stesso livello intellettuale di Holmes sia una donna. Capisco la portata che poteva avere nel ‘800, ma per fortuna qui non è stato fatto. Perché se si fosse presentato come straordinario che ad umiliare e fregare Holmes non fosse semplicemente un’altra persona con le sue medesime abilità ma che questa fosse un donna, beh allora sì, ad oggi 2012, avrei detto che sarebbe stato sessista. Per fortuna non è stato questo il caso.
Alice Springs ha scritto:
Personalmente neanch’io parlerei d’innamoramento, però il primo twitt di Moffat che ho postato sopra (che tra l’altro conferma che la scena finale è realmente avvenuta) e questa risposta di Freeman all’Empire mi danno l’idea che quella è l’indicazione che Moffat ha dato quando ha consegnato la sceneggiatura.
“I think it makes Sherlock a bit more human in John’s eyes, although he happens to be falling in love with someone who’s as insane as he is. So for John it’s, “Oh Christ, there’s two of them now.” Irene is not the girl next door – she’s brilliantly analytical and clever and cold and ruthless. It’s interesting watching these two people, who are essentially the same animal, attract and repel each other.”
dreden ha scritto:
Esattamente quel che intendevo io per “troppo magnificata”. Posso concordare con Headmaster e Close to me, con cui sono praticamente sempre d’accordo, peraltro, ma credo che gran parte del fascino “perso” da questa Irene Adler sia dovuto al fatto che quella originale risaltava per via dell’ambientazione e dell’epoca in cui una donna tendeva piuttosto a restare nell’ombra (come dice giustamente anche Psi).
L’impatto della Adler è minore perché da una donna oggi si sa che può arrivare dove vuole – e io ho trovato azzeccato che questa Irene televisiva usasse il corpo a suo vantaggio. Che poi alcune figure siano rendibili meglio, nel loro mistero, sulla carta e non sullo schermo in novanta minuti, è indubbio. Non credo c’entri col sessismo… che poi, metà commenti di quelli che descrivono Moffat sessista vanno oltre e, casualmente, puntano tutto su “impossibile che Irene fosse attratta da Sherlock, è lesbica”, e così via. Per prima cosa,
il club asessuali del mondo vi direbbe: oh, quindi non esiste amore senza sesso? E noi chi siamo?
In secondo luogo, non vedo tutto questo criticismo quando arriva il mitico “eroe bianco salvaneri” in ogni maledetto film o telefilm. Cos’è, la solita doppia morale?
Le critiche “moraliste” con accuse di sessismo, razzismo, fascismo, comunismo ecc mi hanno sempre fatto un po’ alzare gli occhi al cielo. Anche a me piacerebbe qualche donna più forte, ma è solo un desiderio dato dal gusto personale. Non significa che altrimenti l’autore è maschilista (e anche se lo fosse, amen. Mica un prodotto “artistico” deve avere lo scopo di educare).
La puntata l’ho trovata bella, anche se non straordinaria.
Irene Adler non è niente di speciale, ma nemmeno da buttare. Il problema però è che non risulta abbastanza credibile come “La Donna” per Sherlock.
Il salvataggio finale è troppo esagerato. In parte l’inquadratura sugli occhi di Sherlock pone rimedio al fastidio… ma non del tutto.
Ma soprattutto, è una puntata troppo difficile da seguire (non l’ho rivisto per la seconda volta). Non sempre questo fatto mi dà fastidio, ma in questo caso sì. Ah, solo io non ho capito bene la storia del boomerang? Qualcuno mi illumina?
Detto questo, è comunque un bell’episodio, pieno di momenti divertenti e brillanti, con qualità abbastanza costante.
4/5
PS: Sherlock, così come Dexter, non mi sembra affatto un vero sociopatico. Non hanno il coraggio di creare un protagonista sociopatico per davvero, probabilmente perché avrebbe il forte rischio di essere troppo antipatico agli spettatori.
Dreams ha scritto:
Alla fine tweet o non tweet di Moffat e l’intervista di Freeman, secondo me, l’innamoramento/infatuazione/affinità elettiva tra Sherlock e Irene va lasciata anche un po’ alla sensibilità e all’interpretazione dello spettatore, la differenza poi è molto sottile e così piena di sfumature che potremo stare a parlarne fino ad anno nuovo.
Comunque, complimenti per l’analisi delle due Adler.
AryaSnow ha scritto:
Anche io ho avuto lo stesso pensiero, in alcuni punti bisogna stare davvero attenti, alla seconda visione personalmente ho capito molto meglio alcuni particolari che mi erano sfuggiti.
Per quanto riguarda il boomerang, se non ho capito male, l’uomo ha tirato il boomerang e lo stava guardando tornare verso di se’; allo scoppio della marmitta (???) del cliente di Sherlock, la vittima si è girata e proprio in quell’istante si è beccato il boomerang sul capo.
Non conosco Dexter, però Sherlock è sociopatico. Non sarà di livello borderline, ma lo è; che non sia del tutto estraneo alla società e pur avendo degli affetti “anticonvenzionali” (Watson, Mrs Hudson), risponde a qualche sintomo del disturbo antisociale. Ad esempio non è empatico e molto spesso è indifferente ai sentimenti altrui, vedi come tratta Molly oppure le ripetute stranezze presenti in frigo; ha un leggero disprezzo delle regole, senza farsi molti problemi butta dalla finestra l’americano, si intrufola nelle case altrui, si finge guardia giurata; e non si cura della sicurezza propria o altrui, nell’episodio 1×03 Sherlock ha una discussione con Watson riguardo al fatto che secondo quest’ultimo egli non pensa alle vite in gioco.
Per me Sherlock non è un sociopatico al 100%, però lo è in parte altrimenti non aiuterebbe Lestrade, non accetterebbe casi per mettere in luce la verità e si chiamerebbe Moriarty.
La teoria comune (pure di Uta Frith, una delle mie insegnanti) è che la creazione di Conan Doyle fosse ispirata a qualche persona afflitta da un disturbo simile a quelli dello spettro autistico, ma altamente funzionante.
E’ una teoria che, secondo me, vale più di quelle su sociopatia et similia (giusto citata da questo Sherlock, forse per innervosire Anderson), e spiega perché Sherlock tenga, obiettivamente, ad alcune persone, a prescindere dalla qualità del loro intelletto.
La psicopatia non c’entra nulla e, cacchio, Dexter non è sociopatico, se non per mancanza di ulteriori indicazioni.
Possono descriverlo in questo modo per renderlo più sopportabile e giustificabile quando uccide, ma Dexter non potrebbe esistere nella realtà, quel poco che si è visto di lui in senso clinico indica come minimo una personalità psicopatica e al contempo la schizofrenia, comprese allucinazioni uditive e visive. Insomma, un casotto.
Alice Springs ha scritto:
Ma che cazzata
E come hanno fatto a scoprirlo? A cosa serve tutta quella questione nella trama?
Mah, secondo me non esiste che un sociopatico si affezioni a un estraneo (Watson) che conosce da così poco. Già è difficile che si affezioni ai parenti con cui ha passato tutta la vita (di solito vede come oggetti anche quelli).
L’essere estranei alla società non c’entra molto, perché anzi ci sono molti sociopatici che imparano a fingere e adattarsi molto bene (infatti secondo degli studi tra i manager c’è una percentuale di sociopatici più alta della media). E’ che Sherlock mi sembra fin troppo capace di provare empatia/affetto. Sarà sicuramente più freddo e insensibile della media, ma non mi sembra a quei livelli.
Buttare dalla finestra il tizio e intrufolarsi nelle case… sarò strana io, ma non mi sembra nulla di così speciale, e tra l’altro lo fa per un fine giusto. Credo che nemmeno io mi farei grandi problemi al suo posto, se per questo
La mia impressione è che abbiano preso diversi stereotipi del profilo del sociopatico e li abbiano annaquati per renderlo più simpatico. (Un discorso simile vale per Dexter, che per certi versi ha delle dimostrazioni di altruismo e senso della giustizia che contraddicono le premesse iniziali…). In questo non c’è niente di male, è una scelta legittima.
PS: Il disturbo borderline non è un livello della sociopatia, ma proprio un disturbo diverso.
Hot Right Now!
XD
Chi è il genio a cui è venuto in mente?
Ma dite che la Adler non ha quella carica rivoluzionaria rispetto ai libri.
E’ una dominatrix, mette quasi in scacco una nazione, ha un’intelligenza superiore a tutti (tranne Sherlock e Moriarty) che altro dovrebbe essere?
Mi parlate di sessismo? Ma qui c’è un elogio nei confronti della donna: l’intelligenza, la nuova frontiera del sexy!
SeQuestoE’UnUomo ha scritto:
Solo per il nick ti abbraccerei.
Fuori dalla questione Adler e dentro la probabile/improbabile terza stagione. Benedetto ha dato la sua disponibilità, Martin Freeman pure da Graham Norton (giusto qualche giorno fa), il punto è, a parte quel che decideranno di fare Gatiss e Moffat, ovviamente, che entrambi saranno oberati di lavoro nel prossimo anno, e all’uscita de Lo Hobbit, per diverse ragioni, non potranno avere un attimo di respiro. Quindi, o programmano la terza stagione ed iniziano le riprese appena il secondo film di Del Toro/Jackson è finito, oppure nisba. Magari riprenderanno Sherlock tra qualche anno.
Nel frattempo, chi ha visto Reichenbach falls è rimasto impressionato, la compagna di Freeman ha pianto (ma vabbè, sarà orgogliosa di lui), ergo so già come finisce. Ciò non mi impedirà di attendere l’ultimo episodio col fiato sospeso.
AryaSnow ha scritto:
Serve per introdurre e delineare il personaggio della Adler ancora meglio, è lei che ci dice come è successo il fatto, è lei che trae le conclusioni partendo dalle considerazioni di Sherlock.
Comunque mi trovo d’accordo con chi dice che la puntata è un elogio alla donna, sia con la Adler che con Mrs Hudson.
Rendere nel 2012 rivoluzionaria una figura femminile non è cosa da poco, il rischio è elevatissimo: o la si rende un oggetto o diventa un maschio travestito da donna.
Se a qualche femminista convinta ha dato fastidio che fosse una dominatrix, un’ entreneuse, dovrebbe pensare che ha sabotato una nazione e ha messo in crisi i fratelli Holmes.
antarctica ha scritto:
Io ho parlato di sociopatia non di psicopatia, è diverso non sono sinonimi i termini. Se già parliamo di disturbi dello spettro autistico, posso già farci un pensiero sopra e darti ragione.
AryaSnow ha scritto:
Bè se dobbiamo stare qui a vedere tutta la casistica dei soggetti sociopatici non finiremo mai; comunque non è impossibile che un soggetto affetto da sociopatia abbia dei legami.
Io non ho parlato di essere estranei alla società, ma di “disprezzo delle regole/norme sociali”, basta vedere come tratta Molly, una qualsiasi persona mentalmente stabile non si comporterebbe come lui. Sherlock non è empatico con tutti, Molly, le ragazze di Watson, i suoi clienti stessi vengono spesso messi in imbarazzo o “lievemente” insultati perché lui non riesce a sintonizzarsi con gli altri.
Inoltre, siccome quello che Sherlock fa, lo fa per cercare la verità, per aiutare gli altri, il personaggio risulta meno problematico di quello che è; poi, ricordiamoci comunque che è un personaggio fittizio quello che vediamo quindi potrebbe avere anche cinque diversi tipi di disturbi mentali diversi tra loro e comunque sembrarci plausibile.
Con borderline, intendevo organizzazione borderline, quindi il limite tra nevrosi e psicosi non il disturbo, errore mio.
uscito il mastinoooo!
Alice Springs ha scritto:
No, un attimino, non ho nominato io psicopatia e sociopatia ritenendoli sinonimi, ho nominato i termini che vengono tirati in ballo su Sherlock – a caso – e su Dexter – altrettanto a caso, ma Dexter è davvero una chimera psichiatrica impossibile e un po’ ridicola se lo guardo con gli occhi della professionista e non da telespettatrice. Quindi grazie ma anche no.
E come ti ha detto Arya, hai usato il termine borderline a sproposito, e la tua specifica su “organizzatore borderline” non toglie che sia scorretto. E sul disturbo dello spettro autistico, non è che puoi farci un pensiero: Sherlock non è sociopatico (non fosse altro perché è altamente capace di pianificare e anche di provare rimorso), affatto, non è nemmeno lontanamente autistico ma mostra alcuni tratti dello spettro per via di come è cresciuto, evidentemente – questo è lasciato all’immaginazione del lettore, mentre nel telefilm vi si accenna perché Sherlock è uno show off, anche nel suo volersi diagnosticare da sè… e perché si vuol portare il telespettatore fuori strada.
E su questo, rimando all’ “Asperger” di Watson nell’ultima puntata.
Alice Springs ha scritto:
Certo che non è empatico con tutti (tra l’altro, penso che molte persone normali non siano empatici con tutti), ma la mia impressione è che sia fin troppo empatico/propenso ad affezionarsi per un sociopatico.
Tra l’altro a Molly chiede subito scusa e non mi sembra nemmeno che abbia commesso chissà quale crudeltà (ad essere sincera, a me la ragazza sembra troppo suscettibile, ma vabbè…).
PS: Sociopatia diversa dalla psicopatia? Mi risulta che non ci sia un accordo a riguardo (nè sulla presenza di differenze, nè sulle eventuali differenze in sè). Forse la cosa più comoda è parlare di ASPD in generale, solo che mi sembra un termine troppo poco usato nel linguaggio comune.
Ecco, mettiamola così: si ritiene che la percentuale di individui affetti da ASPD siano tra l’1% e il 4%. Sherlock non mi sembra che abbia un livello di empatia/capacità di provare affetto tale da farmi dire “il 96-99% dell’umanità ne ha di più”. (Anche perché penso che una fetta non indifferente di persone “normali” si finga più sensibile verso gli altri di quanto sia realmente, mentre Sherlock è molto schietto).
Certo, non lo metto in dubbio
credo che benedict abbia appena “firmato” per la terza stagione…*W*
alessia ha scritto:
Link della notizia? Perchè mi pare proprio che fin’ora abbiano fatto di tutto per non confermare nulla proprio in virtù di quello che sarà l’episodio della prossima settimana, e di cosa vanno ad adattare. Fino a ieri hanno continuato ad essere tutti molto vaghi.
Arrivo un po’ in ritardo, ma volevo lanciare una piccola provocazione. Posto che la puntata è bella e tutto quanto e le ho dato 5 stelle fondamentalmente per i motivi già spiegati nella recensione, e che la questione pseudofemminista sulla Adler mi sembra tirata per i capelli, e premesso che non ho visto altre cose di Moffat perciò non conosco il suo MO di caratterizzare i personaggi, insomma: ma c’è qualcuno che ha avuto la mia stessa impressione che la psicologia di questo Sherlock sia stata in qualche modo influenzata da, o comunque sia per certi versi molto similea a, quella di un’altra grande e famosa reimmaginazione sherlockiana contemporanea?
Sto parlando di Gregory House.
Lo giuro, quando Sherlock dice quegli iniziali boring boring boring ai casi presentati (per inciso, alcuni dei quali erano bellissimi giochi di parole da racconti del canone per la gioia degli appassionati, The Greek Interpreter –> The Geek Interpreter, la banda maculata che diventa la bionda maculata, the Naval Treaty che diventa il trattato dell’ombelico LOL), dicevo quando dice boring boring ho sentito in stereofonica l’eco di House che rifiuta le diagnosi facili facili perchè aspetta che gli sceneggiatori gli servano il not-lupus della settimana.
Idem la scena dei capricci alla reggia, resta nudo col lenzuolo, frega il posacenere eccetera, lo Sherlock canonico non l’avrebbe mai fatto, ma ok questa è una reimmaginazione quindi ci sta, però sono proprio cose da House.
Sia chiaro che non sto dicendo che questo Sherlock copia House e dunque è brutto. A me è piaciuto molto e poi non è che se un protagonista è intelligente misantropo e fico allora è per forza una copia di House. Però la somiglianza ce la vedo, mi chiedo perchè, e vorrei sapere se sono io che mi faccio i film in testa o qualcun altro ha avuto il mio stesso vago sentore.
@ ClaudioLXXXI:
In realtà è il contrario: è proprio House che è stato concepito prendendo Sherlock Holmes (il personaggio letterario) come fonte di ispirazione ma le similitudini si fermano alla superficie.
raga scusatemi perche in hot right now ci stanno quattro sherlock
perché è quattro volte hot
Siete dei trolloni!
Comunque oh, l’episodio devo ancora vederlo. XD Mi sa che a ‘sto punto aspetto il season finale e mi faccio una maratona come per la prima stagione.
Fantastico! All’inizio, concordo, il rapido scioglimento della situazione di tensione nata sul finale della prima serie mi ha fatto sentire una sensazione stranissima tra il divertimento e, lo ammetto, la delusione. Ma poi ho cambiato idea: il tutto acquista un senso nello sviluppo della vicenda.
La Donna… non male. Personalmente odio quasi sempre i personaggi femminili perché non mi sembrano mai “abbastanza”… abbastanza fichi, abbastanza universali, (tranne alcune eccezioni naturalmente) tuttavia diciamo che non è sotto alla media questa Irene. Certamente non ci vedo maschilismo.
Della prima serie avevo apprezzato soprattutto il primo episodio, da tagliarsi le vene, e il terzo assolutamente ben fatto, Con questa seconda serie sono ripartiti assolutamente confermando le mie più rosee aspettative e non sembrano voler calare, come nella defaillance del 1×02, nel secondo episodio. Spero solo che l’ultimo non deluda le mie aspettative.
Tuttavia ho delle critiche. Il rapporto tra Holmes e la Addler è troppo esplicito e troppo fisico. Un po’ troppo sopra le righe l’affezionamento di Holmes… cioè l’ammirazione e l’attrazione per lei sono più che comprensibili, ma ho trovato un po’ eccessivo il modo in cui le mostra: da lui, sempre così fiero della sua presunta insensibilità, c’era da aspettarsi che cercasse di dissimulare un po’ di più i suoi sentimenti, pur provandoli. E invece mi sembra che quasi neanche ci provi, che non lotti nemmeno un po’ per contrastare questo crollo della razionalità, quel “pericolo” come lui stesso definisce l’amore alla fine dell’episodio.
E poi: provare cosa? Penso sia sciocco criticare la sostanza dei loro sentimenti perché Irene è lesbica e, non scordiamocelo, Sherlock gay (o almeno io non posso interpretare altrimenti il dialogo da Angelo nell’ 1×01), perché qui si parla di rapporti di confronto intellettuale, anche di amore, perché no, ma che dal cervello partono, non dal corpo. Per ciò però mi è sembrato un po’ eccessivo quell’accentuare l’aspetto del fisico, nella nudità e nell’eccessiva erotizzazione dei modi di lei. Capisco che a livello di pubblico possano interessare, ma l’ho trovato poco in linea col personaggio.
PS: Mha… sociopatico. Io direi che questo Sherlock è asperger, assolutamente, mi sembra talmente il tipico asperger che non mi ero proprio posto il dubbio anche se aveva detto “sociopatico”…
GT ha scritto:
Sì, anche io credo sia affetto decisamente da sindrome di Asperger, ma alla fine anch’essa contiene buona parte della sociopatia, quindi non mi sembra del tutto scorretto che si definisca lui stesso “sociopatico”, no?
Arrivo tardi a commentare perchè spesso commento solo sul forum di Serialmente e mi dimentico di passare di qua, i commenti sono tantissimi quindi non li ho letti tutti, ma una cosa voglio dire, non è affatto vero che Irene prende in giro Sherlock per tutta la puntata e lui “si sveglia” solo alla fine. Sarà vero quello che dice Moffat che lei lo batte due volte e lui batte lei una sola volta, sarà anche vero che è Mycroft sull’aereo a spiegargli come sono andate le cose. Però essere preso in giro per tutto l’episodio non lo trovo giusto perchè nella scena in cui lei, chiaramente innamorata, gli chiede prima se ha mai avuto qualcuno e poi di cenare con lei e lui ne approfitta per prednerle le pulsazioni e controllare le pupille, il rapporto è inverso, forse Sherlock non sa dove lei andrà a parare, però è abbastanza nel controllo di se da assicurarsi un importante vantaggio studiando una debolezza dell’avversaria, dimostrando che sa benisismo che non si può fidare e che è semrpe una partita, io questo non lo chiamerei essere preso in giro per tutto l’episodio.
visto che non ho mai letto sherlock holmes mi tiro fuori dalla discussione sul paragone tra le due irene e visto che non ho ancora preso il caffè mi tiro fuori anche da quella sul sessismo…
…però ecco come ho interpretato le due cose che sono risultate un po’ fastidiose
1) il riconoscimento del corpo di irene all’obitorio
), quindi sapendo che tipo è non poteva certo sperare di ingannarlo presentando un altro corpo… a mio avviso il suo ragionamento è stato:
come ha detto anche laz (nel primissimo commento) sherlock ha capito eccome che quella NON era irene, secondo me questa è stata per lei la prova del nove del poter coinvolgere sherlock sapendo di poter contare su di lui. mi spiego: si è presentata nuda e si è assicurata che lui l’avesse vista bene (lui le ha proprio preso le misure
lui afferma che si tratta del mio cadavere –> sta al mio gioco –> gli eventi proseguono come abbiamo visto
lui afferma che non si tratta del mio cadavere –> non sta al mio gioco –> tutto finisce lì
l’essere addolorato a quel punto non era dovuto al crederla morta, ma semplicemente all’interruzione dei contatti.
2) il finale
anche se ho adorato l’interpretazione di kaw
kaw ha scritto:
il mio primo pensiero vedendo l’ultima scena è stato “ma che bellini, hanno organizzato una bella messa in scena per fregare mycroft e fare entrare irene in un programma protezione testimoni DAVVERO sicuro”. il messaggio spedito da irene in (falso) punto di morte è stato un tocco di classe aggiunto per (quel tenerissimo gelosone di) watson.
detto questo, aiutatemi! ma solo io urlavo “rispondile TWICE! rispondile TWICE!” quando irene ha chiesto a sherlock “are you expecting me to beg?” XD
jenny ha scritto:
oh no! L’ho subito pensato anche io!!! “Dì’ TWICE, dillo!”
Questo episodio per me è cinque stellette +.
Una sola cosa ho da dire: chi parla di sessismo in come viene descritta Irene Adler secondo me è il primo ad avere seri problemi in proposito. Irene non usa il suo corpo per distrarre Sherlock, lei si presenta nuda perché solo da nuda sarebbe stata una tela bianca dalla quale l’investigatore nulla avrebbe potuto intuire, l’unica cosa che in questo modo poteva capire è che lei è una dominatrice e questo Sherlock già lo sapeva. Qui sta il vantaggio della donna che sfrutta a pieno l’intuito del Nostro per farsene poi beffa. Il bello è che in questa puntata nessuno è realmente vincitore: entrambi si fregano l’un l’altro con l’attrazione che provano in virtù del fatto che finalmente qualcuno è al loro stesso livello, il fatto che uno lo faccia prima e l’altro dopo ha poca importanza. Loro giocano continuamente e si vede, sta qui il bello, niente è come sembra e tutto è fatto pensando a un secondo fine per entrambi.
Altra cosa che mi conferma che Moffat è tutto fuorché sessista: la persona che Mycroft dice di voler salvare dallo scandalo è essa stessa una donna. Qui i sessi sono tutti alla pari.
Anche io urlavo “rispondile TWICE! rispondile TWICE!”… ma non l’hanno fatto… era troppo facile… per questo il +
PS: a proposito di gay, sono maliziosa io oppure davvero Sherlock, nel primo episodio, dà praticamente della “checca” al fratello?
paola ha scritto:
grazie mille per lo spoiler, le altre non le avevo ancora viste! T_T
che gusto ci sarà a rovinare la visione agli altri, non lo riesco proprio a capire………
CaptainSpaulding ha scritto:
cito e mi associo!
aggiungo però che alcune serie le ho ri-guardate dopo che mi è successo qualcosa in qualche modo simile a ciò che viene raccontato nella serie stessa… una cosa del genere dovrebbe avere una categoria a parte, che non saprei come chiamare… capitano cose strane, quando si fa parte di questa categoria, tipo riguardare lost ed rendersi conto che è un accuratissimo documentario! XD
@ francobis:
mi dispiace, mi sono fatta prendere dall’entusiasmo. Davo per scontato che ormai tutti avessero imparato tutta la serie a memoria.
E’ stata una leggerezza imperdonabile, scusa tanto
@Paola
Purtroppo nel cancellare solo la parte spoiler devo aver eliminato per intero il tuo commento: spero di riuscire a recuperarlo.
@francobis
ho eliminato il tuo quote visto che riportava lo spoiler, ma vorrei rassicurarti: sarai comunque sorpreso – in bene – dalla conduzione dell’episodio.
Più in generale ricordo a tutti che si discute sempre e solo della puntata in oggetto senza riferimenti alle successive.
@ Mara R.:
va bene, grazie. Ho ancora i rimorsi per la cazzata, chiedo di nuovo scusa a tutti
@ paola:
Mi scuso ma non sono riuscita a recuperare il tuo commento, se ne hai voglia riproponilo.