
Non so quanti di voi lettori hanno seguito questa serie, ma se avete letto la splendida recensione del pilot scritta da Francesco, ci sono buone possibilità che queste parole non restino qui a fare mobilio sul sito di Serialmente. Per quanto mi riguarda dico subito la mia senza peli sulla lingua: Boss è stato uno dei gioielli di quest’anno.
Tirando le somme di questa breve stagione (appena otto episodi), che impressione ne ricaviamo? L’impostazione della narrazione e dei personaggi è di quelle solide, composite e “fredde”; a qualcuno potrà non piacere, ma è una scelta stilistica stabilita sin dal pilot e portata avanti con ammirabile coerenza fino all’episodio finale. Protagoniste assolute sono le macchinazioni della politica cittadina, al cui centro c’è il City Hall, un pachiderma amministrativo nelle cui viscere si decidono le sorti di città e cittadini come fosse un gioco di ruolo.
Epicentro di tutto è chiaramente Tom Kane. Kelsey Grammer ha fatto un lavoro sopraffino col suo personaggio, talmente riuscito da farci dimenticare – sin dal primo minuto di ogni episodio – le sue (indimenticabili) performance in commedia di Cheers e Frasier. Questo sindaco di Chicago affetto da una malattia degenerativa simile al Parkinson, che dovrebbe condurlo alla morte entro cinque anni al massimo, è una sorta di vecchio leone solitario, arroccato con gli artigli e i canini sul suo fortino di potere, capace di distruggere qualsiasi cosa o persona (anche la figlia) pur di mantenere i privilegi della propria carica. Il nome di Tony Soprano non salta fuori a sproposito e, per quanto banale possa sembrare, il titolo stesso evoca un mondo mafioso più che politico. Perché è così che si fa la politica a Chicago (o a Baltimora, o a New York, o in qualsiasi altro grande megalopoli), tra intrallazzi e concessioni, tra intimidazioni e corruzioni.
La gestione della cosa pubblica è un gioco di troni, un continuo fare e disfare alleanze sull’onda del più puro cinismo politico. C’è però un limite alla deriva che avrebbe rischiato di trascinare questo mondo in uno stereotipo al negativo: negli ultimi anni cinema e televisione ci hanno raccontato più volte che il mondo è pieno di personaggi oscuri e che i più oscuri tra questi non sono i cosiddetti criminali etichettati, ladri, assassini, ma coloro che dovrebbero vigilare perché questo grappolo infettivo non inquini la società. Battaglia persa in partenza, visto che la cancrena parte dai palazzi del potere. L’antidoto al facile sensazionalismo immorale è allora l’ambiguità, vero e proprio gene di riconoscimento di tutti i drama (migliori) prodotti negli ultimi anni dalla televisione americana.
Prendiamo, in proposito, il discorso di commiato del braccio destro di Kane, Ezra, quando vuole prendere le distanze dall’ultimo periodo di governo del suo Signore solo perché i fini non giustificano più i mezzi: You got sick… Your judgments wavering,your decisions no longer justifiable. You began to act out of a sense of pure personal preservation… Stay in place at any cost. I could no longer see the end justifying our means, because the only end that matters to you now is you, your personal survival. I can’t abide by that. Ovvero: anche nell’agire politico più spregiudicato bisogna sempre tenere ben distinto l’obiettivo pubblico da quello privato.
Ma le parole di Ezra restano inascoltate e la sua esecuzione viene proprio a sancire la definitiva strada (perduta) presa dall’amministrazione Kane (o per meglio dire, dal solo Kane) e il diverso sviluppo del serial finale: se la prima parte modula magistralmente in parallelo il personaggio di Kane e la corsa alle primarie dei candidati al seggio di Governatore dell’Illinois, il finale si libera di ogni fiancheggiatore per stringersi intorno al nostro anti eroe solitario, chiuso nel suo palazzo di cristallo in preda a un delirio di potenza scaturito dalla consapevolezza di essere stato tradito e raggirato da chi avrebbe dovuto essergli più vicino. Il “figlioccio” cui ha promesso la carica a governatore e la sua stessa moglie. Questo Cesare decadente si trova dunque a fare pulizia nel proprio impero e lo vediamo agire senza scrupoli in un impeto di ritrovata forza. E non ce ne stupiamo. Per tutta la stagione miss Kane, mentre tramava alle sue spalle, non faceva che avvertire i suoi nemici sulle sue nefaste capacità di vendetta e ritorsione. E i suoi strali non si fanno attendere, nel più puro galateo della politica. E qui Boss somiglia ancor più a quelle dinamiche “mafiose”, a quei diktat che erano già di don Vito: keep your friends close, and your enemies closer. Zajac otterrà la sua poltrona, ma è ben conscio di essere in pugno al suo non più tanto favorevole mentore: è solo un pupo, tanto per restare nel clima evocato nella frase precedente. E tutti quelli che hanno appoggiato il cavallo giovane, tentando di sottrarlo all’influenza di Kane e di metterglielo contro, subiranno l’onda d’urto.
Così Kane vince, ma è una vittoria di Pirro. Tutto resta in piedi, ma cos’è rimasto in concreto? La palizzata e la facciata, il trono, ma dietro, nelle quinte, ci sono solo macerie, ci sono solo spuntoni grezzi a reggere l’apparenza sulla pelle (spesso letterale) dei sottoposti e delle persone più care. Ha senso, dunque, conservare il potere per perdere tutto il resto? Il ruggito di potenza che ha schiacciato i nemici rappresenta anche l’ultimo gesto autoritario di questo Re Lear. La scena finale dell’ottavo episodio ce lo mostra steso sul pavimento, in preda agli spasmi della malattia (evidentemente facendo mettere in galera sua figlia per motivi di pubblicità politica e riguadagno d’immagine ha perso il canale privilegiato per procurarsi le medicine sottobanco). Una malattia i cui segni erano quasi svaniti negli ultimi episodi: forse un po’ troppo rapidamente? Ma bisogna ricordarsi della cura cui si stava sottoponendo. Dopo le tempeste politiche, dopo gli scandali e gli attacchi dei nemici per sottrargli la poltrona, dopo aver vinto tutte le battaglie riuscendo a restare insediato e garantendosi, probabilmente, anche il secondo mandato, Kane deve fare i conti con se stesso, con la propria debolezza fisica, con la demenza da corpi di Lewy, l’unica su cui non può avere il controllo totale che riesce a imporre sull’agone politico. Una malattia che è simbolo della decadenza del protagonista, e viceversa.
Nelle ultime sequenze l’aria diventa quasi mefitica, il tono sempre più cupo è rivolto all’interno della sala del trono più che all’esterno dell’opinione pubblica (cui comunque spetta di lanciare, tramite il giornalista e neo-direttore del Sentinel, Sam Miller, il cliffhanger per la prossima stagione: il rischio che la malattia del sindaco diventi pubblica). Perché è in quelle stanze che si è deciso lungo tutta la stagione, appalti, connivenze, manovre, spregiudicate azioni politiche, spesso feroci, per mantenere in fondo ognuno al proprio postro in una gerarchia di potere. Questo avvicina Boss a uno spaccato moderno delle antiche manipolazioni del potere dinastico, care anche alla televisione, sia in versione di ricostruzioni storiche che in rielaborazioni epiche.
Più che uno staff democratico sembra di avere di fronte una dinastia. Tom in fondo succede al suocero nella conduzione della città. E non è l’unico elemento di contatto tra i due: l’ex mayor di Chicago è infatti ridotto a vivere come un semi-vegetale, inchiodato alla sedia a rotelle dopo un ictus. Non parla, non esprime emozioni, ma solo evacuazioni corporali. Quasi il memento mori, il destino prefigurato di Tom Kane. Se il potere politico si acquisisce per eredità, essa porta con sé – quasi una maledizione – anche il destino di morte e solitudine. Nella sequenza finale Kane e sua moglie sono separati da una porta, due individui che “condividono solo la stessa gabbia”, e non una casa, due solitudini: come il celeberrimo omonimo wellesiano, il nostro sindaco di Chicago sembra aver polverizzato tutto intorno a sé, in un’ansia di vendetta e rivalsa che l’ha lasciato solo, col suo potere certo, ma da solo, in una casa buia, con pareti che hanno murato fuori affetti e legami.
Boss è uno spaccato spregiudicato sulla decadenza politica di una metropoli e sulla decadenza di un uomo. Bandito ogni sentimentalismo, ciò che resta è la pura forza di autoconservazione dell’individuo. Termini come moralità, etica, politica stanno lì a fare tappezzeria sulle bandiere. Il gioco vero è altrove, oltre i soldi, il graal è il potere. Tutti ne vogliono un pezzo. Perché il potere logora chi non ce l’ha. Il potere è la barca di salvataggio (illusoria) che dovrebbe preservare un uomo dalla sua stessa fine, con la sola enfasi di una carica.
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Note
- Ai Golden Globe 2011 Boss ha ricevuto due nomination: come Best Drama Series e Kelsey Grammer come Best Actor – Television Series Drama.
- Il 27 settembre 2011 Starz ha confermato la seconda stagione che dovrebbe andare in onda nel 2012. Sarà interessante vedere come procederanno le linee narrative, specie dopo le ecatombi (reali e politiche) viste in questi otto episodi.
- Ovviamente tutti speriamo che la storyline di Kitty O’Neill guadagni sempre più punti. Il personaggio è interessante, anche se in questa prima stagione a volte ha rischiato di essere etichettata troppo facilmente: in sei episodi su otto l’abbiamo vista con le mutandine calate, e solo una volta semplicemente per andare in bagno. Per carità, non nascondiamoci dietro falsi moralismi: gli amplessi veloci tra lei e Zajac hanno fatto la felicità di tutti noi maschietti e ce ne auguriamo altrettanti per il futuro; speriamo solo non la si incastri con questa situazione gravidanza sì gravidanza no. Certo la ragazza ne ha fatta di strada dalla Claire un po’ sciapa di Beverly Hills.












Concordo in pieno con la recensione.
Nonostante gli amplessi gratuiti di Kitty e di suor Emma ,
“Boss” è di gran lunga la migliore novità di questa stagione.
Tocca esporsi, qua, che rischiamo di non essere in tanti…
Grande, grandissimo ritorno al dramma politico, di cui personalmente sentivo la mancanza. Almeno di uno fatto con i controfiocchi come questo. complesso, mai facilissimo da seguire per gran parte della stagione.
Leggevo di recente una recensione in cui si accusava Boss di non essere mai partito veramente: beh, direi che gli ultimi due episodi demoliscono questa affermazione.
Certo, deve piacere questo tipo di stile, come dicevi giustamente nella recensione. Ma sommato alle grandi prove degli attori e a quelle in regia (Mario Van Peebles, che firma anche l’ultima puntata, ne sa qualcosa di drama politici: il meglio di damages porta la sua firma) il risultato mi pare da podio della stagione.
A proposito di ex-sciapi:Jeff Hephner passa da ex allenatore di football in Hellcats a candidato governatore: non male!
A questo proposito, devo dire che non condivido molto il giudizio su Kathleen Robertson: non ho trovato ne gratuite ne ridondanti le sue scene di sesso, così come non ho trovato il suo personaggio troppo etichettabile: il contesto morboso e decadente ha tolto un bel po’ di “scontato”. Tra i due per una volta il ruolo un poco più stereotipato l’ho trovato nell’uomo, visti i gusti assai vari di Zajac. Ma anche qui la morbosità di fondo stempera un po’: la scena di “sesso” che più mi è rimasta impressa, non è tanto una di quelle con Kitty, ma nell’ascensore quando accarezza i capelli alla moglie di Kane.contemporaneamente da brivido e da mordersi le labbra.
Ultimo, ma fondamentale: finalmente dopo Frazier gli hanno dato un ruolo decente. Questi sono i risultati. Un mostro sacro della serialità televisiva, uno straordinario attore.
Bella serie e bella recensione.
Mi piace il parallelismo tra la malattia nascosta di Kane, i rifiuti tossici nella città, il marcio interiore di Kane e quello nella politica del mondo esterno, i complotti sotterranei dei nemici, la muffa malcoperta sulle pareti della scuola… Tutta la serie mi dà un’impressione particolarmente sgradevole (in senso positivo) per il modo in cui trasuda marcio e putrefazione sotto la superficie fredda e “ordinata”. Concetto abbastanza comune, ma qui ha una forza sua.
Sono riuscita a inquadrare la serie solo dopo metà stagione, prima continuavo ancora a chiedermi cosa avesse di speciale. Le ultime due puntate sono le migliori. Quando Kane sceglie di far arrestare la propria figlia, fa qualcosa di persino più viscido di quanto di solito ci si aspetta da questo genere di personaggio.
Kitty è un personaggio un po’ trashotto
Cavoli, non avevo riconosciuto la Claire di BH 
Che poi… nelle serie TV rimangono tutte incinte proprio nelle situazione più scomode? Ma gli anticoncezionali non esistono?
Una storia di violenza raccontata con il massimo dell’eleganza, toni peculiari e personali, Kelsey Grammer maestoso. L’ho adorata ma non mi sentirei di consigliarla indiscrinatamente a chiunque. Felicissimo per il rinnovo.
E se posso citare 30 Rock: FRAJEEEER!
@AryaSnow
Be’ se ha l’abitudine di farsi le sveltine sul tavolo o nei corridoi…. immagino non ci sia tempo per i preservativi… ammesso che Zajac se li porti appresso!
Concordo in toto. Serie veramente pregevole e solida come poche altre. Da vedere però con enorme concentrazione.
l’avevo lasciata indietro, perché mi ero ripromessa di guardarla tutta di seguito durante le vacanze, perché volevo guardarla con attenzione… mi sembrava interessante il soggetto, avevo letto la recensione del pilot e mi aveva incuriosito la regia di Gus Vas Sant del pilot stesso… dopo questa recensione, lo farò con rinnovato entusiasmo!
vado di fretta: serie che mi è piaciuta molto e di cui in questa stagione drama così scarsa si sentiva proprio il bisogno; Kelsey Grammer (che ho sempre amato) mi ha resa felice con questa interpretazione maestosa. Ho sempre pensato che come attore potesse avere un grande potenziale drammatico.
Ho solo una parola per definire Boss: mastodontico.
Ho recuperato la serie quasi due settimane fa, in fretta e furia (nonostante non sia esattamente una serie leggerissima non riuscivo a fermarmi) e non riesco a ricordare una singola cosa che non mi sia piaciuta*. Tra l’altro vorrei spezzare una lancia a favore di Ezra Stone, che senza se e senza ma è uno dei migliori personaggi televisivi visti quest’anno (Martin Donovan, finché c’eri tu Weeds era divertentessimo). Ho letto un’intervista a Farhad Safinia in merito allo sviluppo della prossima stagione e per farla breve ho un hype che lèvati. Non ho mai visto né Frasier né Cheers (capiterà, prima o poi) e quindi Tom Kane è diventato il biglietto da visita per Kelsey Grammer, che mi è piaciuto tantissimo. Bravi anche tutti gli altri, soprattutto Kathleen Robertson (che ricorderò sempre come la-porcona-di-Scary-Movie) e Hannah Ware. Ho apprezzato, come altri sopra ben scrivono, il parallelo tra la malattia fisica di Tom e la degenerazione di Chicago con lo scandalo dei rifiuti tossici.
Nonostante non abbia apprezzato molto la regia di Gus Van Sant (un regista che amo e odio a giorni alterni), devo dire che Boss è una serie che parla tantissimo attraverso la fotografia. Non mi riferisco solo ai soliti primi piani su occhi e orecchie, ma in particolare a tre inquadrature:
- Nel terzo episodio, quando Cullen è assillato dai giornalisti e si ritrova accerchiato e sbattuto al muro del bar in cui si trova.
- Sempre nel terzo episodio, quando Cullen dice che non concederà mai un blow-job al sindaco pur di ottenere qualcosa e cinque minuti dopo lui è seduto di fronte a Kane, che invece sta in piedi.
- Nel settimo episodio, quando Zajac viene costretto ad inginocchiarsi di fronte a Kane: la telecamera scende (un po’ ondeggiando) insieme a lui.
* forse si può accusare la serie di essere stata un pochino caciarona in alcuni punti (la sonata di Beethoven in chiave acustica prolungata per quasi dieci minuti, gli inutili nudi della badante del vecchio sindaco, la stessa esecuzione di Stone – della quale ci hanno mostrato anche troppo) può aiutare a comprendere tutte quelle C date dall’AV Club, ma in sostanza una pacca sulla spalla a Farhad Safinia ci sta tutta. Voglio dire, questo tizio aveva scritto Apocalypto.
felice di leggervi entusiasti come lo sono stato io di questa produzione.
Ho amato il giornalista da inchiesta e la strizzatina al Bernstein cinematografico di Redford. Sembrava di rivedere il figlio di Hoffman con il passaggio di testimone.
Ho amato profondamente il personaggio di Stoney( come lo chiama Kane)e il suo monologo finale sul contrappasso Dantesco che poi ha “punito” uno per uno tutta la corte dell’imperatore.
Non ho notato affatto i dettagli di inquadrature cui si riferisce Giulio, ma LOL anche per questo serialmenteguys! Qualcuno ha detto che l’arte è un po’ come il sesso, nel tempo si diventa esigenti in finezze. In questo sito aiutate i frequentatori come me a goderne.
La manipolazione dei media attraverso Kitty e Stone nello scandalo dei rifiuti tossici, è stato passaggio che ho trovato più “coraggioso” e interessante perchè la narrazione emotiva che spostava il focus dal responsabile dell’inquinamento alla comunità in emergenza, spiegava chiaramente quanto cavalcare l’emotività possa incidere nel formare l’opinione pubblica sottraendo i responsabili alle loro colpe.
Ho adorato in questo senso anche il passaggio di Miller che contestava ai colleghi giornalisti, intenti a seguire lo scandalo omo-Cullen,l’inutilità del lavoro di inchiesta e verifica di notizie e fonti, se bastava che una notizia finisse in rete per poter essere data come tale.
Mi associo agli elogi.
L’ho iniziata spinto sia dalla curiosità di vedere a cosa aveva dato il titolo il mio nick, sia per l’astinenza da Chicago.
Non conoscevo Grammer e ora lo ammiro, una prestazione davvero sublime. Bella scrittura e ottima trama: solida, sensata, scura e maledettamente sporca.
Concordo sul parallelismo tra la malattia di Tom Kane e la degenerazione di Chicago, ma voglio lanciarmi in una piccola critica: non ho apprezzato l’uso visivo e ai fini dello sviluppo narrativo del fattore “allucinazioni”.
Lasciano, nello spettatore così come nel protagonista, quel leggero senso di confusione, che da un lato può risultare apprezzabile, ma dall’altro scombina alcuni cardini in scene chiave. Mi riferisco al finale, dove personalmente non sono convinto che la confessione di Ezra fosse “reale”.
Come il doppiogiochismo nel rapporto tra Kane e la badante: lo spogliarello (chiaramente illusione), la scelta della cravatta… Non lo so, non mi lasciano convinto.
Ultima cosa: spero che Starz non si faccia intimorire dai bassi ascolti e che non metta mano allo stile della serie.
@ Boss:
Farhad Safinia ha confermato (l’intervista contiene qualche vaghissimo spoiler sulla seconda stagione) che Ezra Stone è morto davvero, essendoci una regola precisa per le allucinazioni di Tom: lui è sempre presente.
Quindi nessun trucchetto narrativo, per fortuna.
Una serie immensa…. fantastico Grammer in un ruolo drammatico, fantastico tutto il resto (e anzi dirò, come già spartacus anche qui il pilot è l’episodio meno convincente – ma straordinario anche quello). Non so quanto mi piaccia l’anticipazione sul tema della redenzione, a me Kane piace sporco e cattivo… manco con Lost ci sono state, da parte mia, reazioni come quella di una delle ultime puntate con l’arresto di (…spoiler…)
Bellissima recensione, complimenti Noodles.
Anch’io ho apprezzato molto questa serie, ma non me la sento di sperticarmi in lodi perchè non tutto mi ha convinto.
Innanzitutto le prime puntate sono state un po’ fiacche, cosa che di per sè non è necessariamente un male, molte delle migliori serie (The Wire su tutte) hanno impiegato un po’ di tempo a ingranare, solo che qui si parla di 5 puntate su 8, più di metà stagione.
Non sono nemmeno troppo convinto, inoltre, della parte riguardante i giochi di potere, che dovrebbe essere il tema portante della serie. Alcuni passaggi mi sono sembrati un po’ troppo cervellotici, inutilmente complessi. Il miglior esempio che mi viene in mente è quello del video del pestaggio che vedeva Zajac implicato e di come fosse tutto un piano articolatissimo per far esporre pubblicamente Cullen e fargli perdere consenso. Ecco, sarà che posso fare il confronto solo con la politica italiana che vive di insulti e accuse, ma davvero in America puoi perdere tutti quei consensi con una semplice frase? Come dice un altro personaggio nell’ultima puntata: “non viviamo nella Firenze del XV secolo” e questi piani machiavellici mi sembrano un’esagerazione degli autori per alimentare il senso di complessità della serie.
Infine trovo pessima la scelta degli attori per Emma e Darius. Lei è troppo snob e sprezzante, con tanto di accento posh inglese. Sembra un’intellettuale misantropo più che un’ex tossica introversa in cerca di redenzione come dovrebbe essere Emma. Lui invece non mi dà neanche poco l’impressione dell’uomo di strada, non ha il carisma di Michael K. Williams o Idris Elba o semplicemente la faccia tagliata di una Felicia Pearson o di un Jamie Hector. Non che gli attori non siano bravi, semplicemente non li trovo adatti per il ruolo.
Nonostante i difetti, comunque, Boss è un’ottima serie, sia dal punto di vista della regia sia per i personaggi, in particolare Tom Kane e Ezra Stone, ma anche la moglie di Zajac che si è scoperto essere colei che comanda le azioni del nuovo candidato governatore e sicuramente nella prossima stagione ci riserverà qualche sorpresa. Anche se finora il mio preferito è il giornalista Miller.
Francesco ha scritto:
Bada bene, non mi riferivo all’omicido, mi riferivo alla confessione vera e propria: c’è un passaggio, durante il voice over, nel quale Tom Kane è inquadrato davanti ad una poltrona vuota nel suo ufficio.
Tutte le allucinazioni sono chiaramente “illustrate” come tali, ad esempio la confessione della malattia alla moglie e lo spogliarello (anche la cravatta, riflettendoci), ma la confessione no. Non sono sicuro che sia stata reale, anche se non ho elementi forti per dire il contrario, a parte quell’inquaratura.
Poi oh, felice di farmi dei viaggi mentali per niente!
pemf.bolloso ha scritto:
Sui loro personaggi sono d’accordo. li trvo i più deboli e stereotipati, e inoltre soffrono del fatto di essere fuori dsal contesto dell’agone politico per cui le loro storylines finiscono per essere – a volte – un po’ riempitive e pure quando interagiscono con la trama principale lo fanno solo di sguincio e sempre nello stesso modo (pericoli di immagine per la politica di Kane)
pemf.bolloso ha scritto:
Ecco, il deus ex machina della moglie di Zajac che tiene il marito col guinzaglio non mi è andato giù per niente. Potrebbe riservare sorprese per l’anno prossimo, ma ciò non toglie che ha subito un ribaltamento per nulla credibile.
@ Boss:
Ah, avevo capito male.
In effetti c’è quell’inquadratura in cui è solo, ma non mi ero neanche posto il dubbio perché sarebbe un po’ troppo giocare in questo modo con le allucinazioni e squalificherebbe quei fantastici 20 minuti finali.
@ Francesco:
Perfettamente d’accordo ed è proprio per questo che sono (ero?) preoccupato.
ciao a tutti,
questo è il mio primo commento su serialmente. vi leggo spesso da qualche mese ma aspettavo uno spunto per registrarmi. ed eccolo, la recensione di “boss”. che ho divorato la scorsa settimana. concordo sul fatto che non sia una serie per tutti: personalmente l’ho consigliata solo a chi aveva apprezzato “the wire” e/o “i soprano” ma anche “kings” e “west wing”, e i motivi li potete intuire facilmente.
inizio col dire che concordo quasi totalmente con la recensione (mi piace questo stile, e noodles e dexter rappresentano due capisaldi per me, quindi ora inizierò a seguire) e con la maggior parte dei commenti.
se devo esporre una “critica”, però, quella principale che mi viene in mente non è che alcuni personaggi sono stati fatti interpretare ad attori probabilmente non adattissimi (ed è vero, anche secondo me) quanto il fatto che alcuni personaggi invece sono troppo legati ai cliché. mi spiego meglio.
non siamo dei ragazzini, lo sappiamo che il mondo è corrotto, che le amministrazioni e la politica non sono pulite. in questo contesto, l’interpretazione del sindaco (di cui ho apprezzato tantissimo la scelta del cognome wellesiano) è esattamente come sarebbe dovuta e potuta essere. il suo fidato consigliere, stoney/richelieu, è uomo, con gli occhiali, colto, non perde mai la calma. da contraltare una ragazza, apparentemente impassibile ma che col tempo inizia a fare scelte dettate dall’emotività (che solo una donna può provare, l’esperienza della gravidanza nel momento in cui si trova ad affrontare la vicenda dei bambini malati che, solo a quel punto, per lei diventa un dramma). aggiungo: la moglie del sindaco, altrettanto potente e macchinatrice. il bello figliol prodigo che prova ad avere successo e, chinandosi, ci riesce (chi ha detto tommy carcetti?). sua moglie, troppo ingenua e macchinatrice al tempo stesso. addirittura il killer vecchio, bianco, silenzioso (mike di breaking bad per citare l’ultimo, ma anche in damages c’era un ruolo identico.
insomma, purtroppo (per me) i personaggi sono esattamente come me li aspettavo. non ho avuto grosse sorprese da loro, qualche voltafaccia era intuibile, anzi forse l’unica vera sorpresa è stata che nessuno, nemmeno uno, è rimasto coerente fino in fondo nelle proprie scelte (nemmeno il sindaco stesso, che sceglie prima di riavvicinarsi alla figlia e poi la tradisce).
che dite?
@ rugio80:
il fatto di non rimanere coerenti lo trovo uno dei punti forti del serial, nel senso che in politica lo stravolgimento è di casa, e fa il paio con quello che scrivevo nella recensione: pur di mantenere il potere i politici e affaristi di Boss cambiano tranquillamente idea e agire. In fondo anche Carcetti che tu citavi parte con tante belle speranze per poi finire, una volta occupata la poltrona di sindaco, a non mantenere nessuna delle promesse, spesso ancheb suo malgrado, e decidere infine di puntare solo ad acquisire maggiore potere, candidandosi a governatore.
@ Noodles:
intanto grazie della replica
sì è vero, nella politica soprattutto a certi livelli gli stravolgimenti sono all’ordine del giorno. cerco di spiegare meglio il mio punto di vista: non essendo un “novellino” come spettatore, ed avendo aspettative abbastanza alte (come non averle da una serie così?) mi è un po’ dispiaciuto aver “pronosticato” la caratterizzazione dei personaggi, sapendo (temendo?) che tutti, nessuno escluso, avrebbe cambiato idea nel corso della stagione. cioè, in un mondo del genere, è possibile che non ci sia veramente nessuno coerente fino in fondo con le proprie idee e la propria morale? la risposta più veritiera è probabilmente no, e “boss” ce lo rappresenta bene. la vera sorpresa, per me, sarebbe stata trovare qualcuno così, integerrimo, duro e puro. non necessariamente nel bene (insomma, di mcnulty ce n’era uno tanto per citare nuovamente “the wire”, ed anche lui ha ceduto a istinti umani)… ecco, sam miller ad esempio l’ho trovato veramente troppo arrendevole nel cambiare idea, avrei voluto vederlo combattere di più per i suoi ideali… cavolo, sembra avere addirittura meno spina dorsale di dan vasser (“journeyman”, serie sfortunatamente sottovalutata)… uno, chiedo un solo personaggio che non cambi idea o modo di agire…! cmq ci tengo a ribadire che capisco se il mio punto di vista non è condiviso, di serie ne vedo tante e quindi a volte è anche facile prevedere cosa succede… sicuramente la consiglio a gente scafata ma credo che sarebbe ancor più apprezzata da persone intelligenti che hanno meno esperienza sulle serie… boh!
In realtà se rcordi Miller è proprio quello che da il là per il cliffhanger. Non ha mollato, ha solo messo in pausa la questione a dopo le elezioni (altro elemento tipico dei serial sulla politica: il gioco di alleanze e favori e tempistiche). Lui non ha cambiato affatto idea e anzi per come finisce questa stagione sarà proprio la spina nel fianco di Kane il prossimo anno.
e a non cambiare idea c’è anche Ezra, che infatti soccombe e non perché sia un novellino o un puro, ma perché cerca di mantenere una demarcazione tra pubblico e privato, quindi agendo ancora una volta su un ragionamento opuramente politico, seppure ispirato da una certa… etica.
“Una malattia i cui segni erano quasi svaniti negli ultimi episodi”. Ma anche no, considerando ciò che dice Tom a Stoney durante l’allucinazione . Semplicemente non erano più mostrate. La serie è la migiore della stagione, una delle poche che si può confrontare con il cinema senza uscirne perdente. Sono contento delle (poche ma) ottime critiche di cui sta godendo. Anche le piccole imperfezioni di cui qui e altrove leggo, più o meno condivisibili, vengono spazzate via se si giudica globalmente il prodotto, considerando sopratutto l’offerta media di prodotti seriali, raramente a questi livelli.
@ Noodles:
giusto, in fondo hai ragione… speriamo che miller mantenga i propositi di battaglia… e su stone hai ancora più ragione, è coerente al punto da dire al sindaco che gli è stato offerto un lavoro… coerente con la sua idea di politica, effettivamente… volta le spalle al sindaco ma non alla sua concezione di politica intesa come miglior cosa per la città… beh, grazie della riflessione, è sempre costruttivo il confronto
@ rugio80:
Figurati. Il bello del sito è proprio questo
@ forza italia:
infatti i difetti sono piccoli, marginali. non offuscano per niente la grandezza del serial
Secondo voi la delusione mista a stupore di Kane nello scoprire il tradimento politico della moglie non è quantomeno dubbio? E’, la loro, una unione di facciata e non sembra li leghi la minima stima. Il personaggio di Meredith è stato semplicemente il Ponte, come lei stessa si definì a Stone, tra il vecchio( suo padre) e il nuovo imperatore della città. Il rapporto tra loro è paragonabile ai matrimoni prima e post Restaurazione.Quelli che servivano per stringere alleanze tra famiglie e nazioni.
Davvero Kane si fidava di sua moglie al punto da cadere dal pero quando Kitty riferisce il suo nome tra i traditori? Pare proprio il contrario nel corso di questa stagione. Una distanza e un odio manifesti.
A questo punto vi domando, il cambiamento cui aspira Meredith, quando ne parla a Kitty e a Zaijac, quale sarebbe? E’ legato alla scoperta/ sospetto del marito malato? O è una rivalsa personale?
Che intendeva secondo voi quando abbracciata al padre in lacrime dice: cosa ti abbiamo fatto? Parte da lì il cambio di rotta o quel passaggio è ininfluente?
@ tonyclifton:
ciao… intanto complimenti per il nick…
personalmente, ho interpretato lo stupore di kane non tanto perché vede nella moglie una persona con cui c’è amore ma forse perché, visto appunto il legame/ponte, la considerava il suo primo alleato politico…
dal punto di vista di lei, sempre secondo me, il cambiamento nasce lentamente ed è dovuto alla voglia di rivalsa, al fatto di essere sempre stata solo la figlia/moglie del sindaco, dalla voglia di acquisire una credibilità propria e dalla frustrazione del non riuscirci causa le mille difficoltà… è consapevole che la vendetta di kane può essere tremenda, eppure lo tradisce. e quando rischia di perdere tutto decide che pur di rimanere attaccata a quella posizione di potere, seppur secondaria, è disposta addirittura a concedersi al vecchio…
Grazie,tutto si tiene rugio, hai ragione! Mi ha confuso quella allucinazione nel bagno dell’ufficio di Kane, con sua moglie che prima lo sorprende in preda alla disperazione e poi lo conforta per la malattia. Quel passaggio mi ha portato a credere che l’autore volesse in qualche modo suggerire un sentimento non più corrisposto per il quale Kane soffre. Così come quella risposta alle domande della moglie sulla dottoressa :” da quando ti importa chi mi faccio?”
L’apparente sbilanciamento di sentimenti legato a questi episodi poteva giustificare l’ amara espressione di Kane davanti alla rivelazione di Kitty?era un po’ debole e non mi convinceva per le ragioni cui facevo riferimento prima.Credo che la tua interpretazione invece sia molto più a fuoco e anzi chiarisca perfettamente le ragioni di Meredith.
Quanto allo spiegone ad opera dell’ex poliziotto, quel flashback nell’ascesa di Tom Kane politico in chiave macchiavelliana, davanti al quartiere risanato e diventato parco,ecco quello m’è sembrato forse l’unico momento in cui l’utore tenta in maniera didascalica di redimere i metodi del Boss davanti al pubblico. In quell’incontro, fino all’accordo con la dottoressa per una retifica della sua dichiarazione sui rifiuti tossici, ho creduto nella volontà di offrirci le prime giustificazioni alla figura del “monster”, come si definisce lui stesso in quel passaggio.L’intero blocco compreso si chiude con un paragone ad opera del vecchio poliziotto tra le responsabilità della dottoressa e quelle del suo amico sindaco.E se la dottoressa ha sulla coscienza quei bambini per difendere il fratello è kane stesso ad ammettere di stimarla per il passo che ha fatto rispetto a se stesso che pare non abbia attenuanti cui appellarsi.
Questa ammissione di colpevolezza o consapevolezza del mostro che è, di contro all’amico che ne traccia meriti e giustificazioni m’è piaciuta meno. Forse perchè abusata nei falling down dei protagonisti e infilata così,out of blue,i dopo tanto “Monosterggiare” sfrenato. Lo stratagemma del tuffo nel passato, attraverso un vecchio amico che ti conosce e ti fa da analista proprio quando ti trovi davanti a un bivio è onestamente telefonatissima.E il preludio al ritorno davanti alla platea più Kane di prima, non senza aver fatto prima mea culpa con amico e pubblico per i fini che hanno giustificato i suoi mezzi a partire dall’incendio a quella casa.
Nei trascurabili s’intende. Io ho adorato questa serie.
@rugio: grazie kaufman un mito! e per la serie “who cares” complimenti per il tuo che lo stesso con il quale chiamiamo mio fratello in famiglia anche se con dittongo completo
@ tonyclifton:
assolutamente trascurabili, nel senso che molte sono diverse interpretazioni o possibili spiegazioni. molto probabilmente diverse cose saranno riprese nella stagione 2, quindi si capirà meglio il senso che il creatore voleva dare… serie che merita ampiamente l’8.3 di imdb!
ps: non ho ben capito come chiamate tuo fratello, ma di certo so che tu non sei il mio
Una serie assolutamente grandiosa. Shakespeare in piena regola. Magnifico.
Secondo me c’è una falla grossa come una casa nella sceneggiatura, ovvero Ezra Stone. Non si capisce perchè lo mette nei guai coi documenti della discarica e poi lo aiuta ad uscire dalla brutta situazione. Un’incoerenza che in uno script in tutto il resto assolutamente ferreo risalta ancora di più.
Lieto del premio a Grammer ai golden globes di ieri.
Miglior attore per i tv drama, scavalca mr white( eccellente come) Bushemi e il Brody di Homeland
Premio meritatissimo.
Boss per me avrebbe meritato il golden globe per the best drama, giocandosela con Treme e Breaking bad.
Homeland, seppure una buona produzione, sta 5 tacche sotto rispetto a loro.
Peccato i colleghi siano stati così freddini.
Questo è il terzo golden globe per Grammer. E ha vinto già 5 Emmy, tutti strameritati.
Assolutamente meritato per boss come per frasier, daphne.
ottimi gli attori in lizza per il premio( tutti quanti) ma cranston e bushemi avevano già ricevuto un riconoscimento e per quanto lewis si difenda egregiamente in homeland, grammer ha giganteggiato quest’autunno. E la serie deve la sua eccellenza anche alla sua intepretazione.
I premi lasciano il tempo che trovano, come le classifiche legate a share e vendite, ma già che ci sono, come dice qualcuno, è meglio vincerli!
L’ho trovato particolarmente emozionato e teso.
Best Performance by an Actor in a Television Series
ciao a tutti. Ho finito di vedere la serie ieri sera (tre episodi di seguito) ma ero a metà quando Grammer ha ricevuto il golden globe e perfino io mi sono emozionata pensando alla sua, di emozione. L’avevo cominciata dopo aver iniziato (e subito interrotto) a dicembre la lettura di questa recensione di Noodles. Anche lettura della recensione del pilot, di Francesco, mi era piaciuta moltissimo ed era stata il mio viatico.
Io ho poche persone, fra le mie conoscenze, a cui penso di poter consigliare Boss, e lo farò, ma perfino io, in tutti gli episodi, ho fatto largo uso del tasto pausa, perché trovavo insostenibile il livello di tensione, e lo schifo che mi montava dentro. Quindi penso che sia una serie magnifica
Mi pare di non aver letto nessun riferimento alla colonna sonora, che io ho trovato più che un accompagnamento, anzi proprio come uno dei personaggi protagonisti. A partire dalla sigla, perfetta.
Sono fondamentalmente d’accordo con il tono generale di quello che si è detto tranne per un dettaglio: a me sembra che la storia sia assolutamente chiusa. Mi ha sorpreso leggere che ci sarà un seguito. Abbiamo visto già, fra le righe, a partire dal primo episodio e per tutto il resto della narrazione, quello che succederà. Da subito lo vediamo con le foto dei malati di Corpi di Lewy e la descrizione dell’evoluzione della malattia, e poi nei primi piani che fanno presagire ogni possibile regressione e altalenamento da un piede all’altro. Uno degli ultimi personaggi a dare corpo a questa serie infinita di voltafaccia è l’avvocato, figlio del ricco fan della moglie del sindaco. Una storia nella storia che esemplifica tutte le altre, poi, è quella che, attraverso due soli personaggi!, racchiude le condizioni della comunità messicana di Chicago. La comunità con il più alto tasso di crescita in città, dice qualcuno, per non parlare del resto del Paese. Noi, come italiani, conosciamo questi risvolti che hanno accompagnato la scalata nella presa del potere negli Stati Uniti, e la comunità italiana è di quasi quarant’anni, direi, avanti a quella messicana, nella progressione di coscienza sociale e politica. Quindi sappiamo già come andrà a finire, anche lì.
Dico che non serve una seconda serie perché la struttura è quella di una tragedia classica, e le parabole delle tragedie sono perfette così, non bisogna trasformarle in sinusoidi che inevitabilmente sarebbero di ampiezza ridotta.
Questa storia mi accompagnerà a lungo, e inevitabilmente ci penserò nel sentire i commenti alle vicende di questo anno elettorale per gli Stati Uniti.
@ tony clifton:
Il lato buono è che ha imparato a recitare fra Roma e la scuola del Piccolo di Milano.
Continuo a dedicare questa domenica di neve, al nord, alle mie riflessioni post Boss.
Ho scoperto che il giornalista, il “figlio” di Hoffman, Troy Garity, è il realtà figlio di Jane Fonda e di un politico noto attivista della “sinistra” USA. Quindi aveva anche altri modelli a disposizione oltre la coppia Redford/Hoffman per il suo personaggio!
Poi ho scoperto che l’algida e raffinata lady-mayor, Connie Nielsen, è sposata con il batterista dei Metallica, ed ha pure recitato in Vacanze di natale ’91, con Boldi e DeSica, dove interpretava, lei, danese, il fantasma [sigh!] della moglie defunta di Ezio Greggio…
Di nuovo ciao a tutti, e scusate i pettegolezzi.
Con molto ritardo – ho finito di vederla giusto ieri sera – mi accodo all’esaltazione collettiva. Unico argomento discutibile, forse, rimane la costruzione della stagione. Ci ho messo settimane per metabolizzare i primi episodi, mentre la tripletta finale è andata giù d’un fiato. E sappiamo bene che questa strategia spesso non premia. Anzi, sembra più adatta ad un’opera di letteratura, come strumento di selezione del pubblico destinato ad arrivare in fondo – selezione che sullo schermo forse rischia di far passare l’intera produzione come trastullo intellettuale e un tantino snob: ma tant’è, vediamo che succede ora.
Ezra vincitore morale di questa particolare ed esclusiva edizione del Gioco dei Troni.
A me questa serie è piaciuta molto e pur condividendo un’iniziale incertezza, credo che a posteriori l’andamento in crescendo me la faccia apprezzare ancora di più.
Tutti i personaggi hanno una carica drammatica raramente rappresentata nei prodotti per la televisione. La corruzione non attiene solo al mondo politico, ma diventa corruzione delle relazioni, ambivalenza, conflitto interiore. E mi pare che ogni personaggio esprima una propria modalità di vivere questo conflitto e contemporaneamente una simile fragilità di fronte alla “banalità del male”. Burattini e manovratori si scambiano i ruoli di continuo.
Le apparenti incoerenze sottolineate da qualcuno in precedenza (scusate se non quoto precisamente, ma sono niubba e anche un po’ pigra), in particolare per quanto riguarda la relazione tra Tom e Meredith, secondo me sono tanto più realistiche proprio per la complessità di una storia fondata su un’ambigua e conflittuale complicità. Il finale – direi “grottesco” – di Meredith è semplicemente agghiacciante ed emblematico proprio per l’evoluzione del personaggio fino a quel momento.
Ezra splendido.
Attendo la seconda serie!
ezra magnifico sono d’accordo!
Un peccato non ci sia nella seconda!
Quoto in toto il tuo intervento.
Io questa serie me la sono stragoduta come the hour e enlightened tra le “novità”
margherita leggo solo ora i tuoi interventi
lol !
ho vissuto lo stesso entusiasmo!
agosto è vicino!
per i pettegolezzi o per la serie in se stessa?
comunque io sto seguendo settimanalmente The Firm, adesso, e Martin Donovan / Ezra me lo sto godendo ancora ogni lunedì…
per tutto !
Rivevevo il tuo stesso entusiasmo per cast e produzione.
Sigla compresa. Robert plant è incollato da quest’anno a quel montaggio di chicago made in stark.