
Arrivare a parlare per ultimo del pilot di Luck, la nuova serie di prestigio della HBO, è quantomeno sconveniente, perché tutto il dicibile è già stato detto: bello, bellissimo; il meglio della stagione; milchiano; manniano; HBOiano e qualsiasi altra derivazione vi venga in mente. E a onor del vero, questo primo episodio è davvero bello: in periodi di magra una preda succosa viene divorata in fretta.
È così che la serie ha già assunto, a furor di critica, lo status di divinità dei palinsesti televisivi.
Cavalli
Potrebbe capitare anche a voi di seguire ammaliati ciò che accade in questo primo episodio con una domanda che rotea in testa: “cosa sta succedendo?”, che è poi quello che si chiede uno dei personaggi davanti all’imminente esito di una corsa di cavalli.
Il che è tutto sommato comprensibile, perché immagino che davvero pochi di noi siano accaniti scommettitori; ma con l’aiuto di questa fantastica guida del New York Magazine (che risponde a domande quali “perché è importante l’intestino dei cavalli?” e “cos’è un pick six?”) anche i punti più indecifrabili della storia sono chiari. E, a una seconda visione obbligata, il quadro inizia a emergere.
Siamo a Santa Anita, nei dintorni di Los Angeles, nell’ambiente delle corse dei cavalli: ci sono un ex-detenuto (Dustin Hoffman, che è, come si dice in questi casi, in grande spolvero) e il suo autista Gus; quattro scommettitori veraci e incalliti; un giovane fantino; i cavalli (grandi, grossi, grandiosi), i loro allenatori, i loro medici, i loro proprietari; un poliziotto; un ricco imprenditore e… siamo solo al primo capitolo, ma ho il sospetto che il meglio debba ancora arrivare. Di sicuro, quando iniziano a muoversi i soldi, si muove tutto il resto.
David Milch
Indubbiamente identificabile come una delle quattro colonne portanti della moderna televisione americana (non è difficile capire quali ritengo siano le altre tre), Milch abbandona il misticismo vendicativo di John from Cincinnati e si avventura in una storia più personale e, forse, più controllata. Ma non rinuncia (e come potrebbe?) alla narrazione veicolata da un linguaggio proprio, con una sceneggiatura pregna e… tosta.
I suoi personaggi e tratti più tipici ci sono tutti: i monologhi di un vecchio, gli spettatori marginali, il messaggero del cambiamento, dialoghi da un altro pianeta (“Okay.” “How you doing, Ace?”).
Il risultato è un lavoro di atmosfera appassionato e carico di promesse, ma a tratti ermetico e se c’è qualcosa che Milch dovrà fare nel corso della stagione è permettere anche a noi spettatori di godere della storia appieno.
Ciò che cambia rispetto al passato è l’ambiente, ma il brav’uomo ci ha già dimostrato di poter plasmare e piegare qualsiasi ambientazione alle proprie intenzioni. E la speranza è che l’esperienza televisiva lo aiuterà ancora una volta nell’insegnare allo spettatore il proprio linguaggio.
Michael Mann
Tuttavia c’è qualcos’altro di diverso, e più importante, rispetto al passato: la presenza di Michael Mann, un polo opposto con cui Milch deve fare per forza i conti [1] e che probabilmente smusserà i suoi maggiori angoli, dando vita a un’opera risultato di mediazione, con più possibilità di rivelarsi duratura.
Michael Mann non è, però, soltanto una parte della bilancia. Il suo apporto è significativo e riesce a validare ancora di più quanto fatto da Milch.
Le scene che seguono i cavalli in corsa sono tecnicamente ineccepibili: sfrenate, ma pulite, emozionanti e di grande impatto visivo. Il montaggio è virtuoso, la colonna sonora è la spina dorsale che permea di atmosfera i momenti più significativi, rimarcandone la portata: i Massive Attack in apertura e chiusura [2]; i Sigur Ròs, ecc.
Se ne parla a gennaio
Tutto perfetto? Non proprio.
Di qualcosa si può non essere soddisfatti, forse: la scelta un po’ bizzarra di programmare questo primo episodio a dicembre, per far partire poi la prima stagione di 9 episodi [3] il 29 gennaio, creando un’attesa per il prossimo episodio inedito di circa DUE MESI.
Il problema non è tanto nella strategia, un nuovo esperimento della rete, quanto nel contesto: i prodotti di Milch sono tra i meno adatti a una visione eccessivamente segmentata e due mesi di distanza tra un’anteprima e la trasmissione regolare della serie sono davvero troppi perché si possa parlare di una strategia per catturare un po’ di pubblico aggiuntivo. Tanto che alla critica professionista verranno inviati tutti gli episodi in blocco unico (decisione ha soltanto due illustri precedenti tra le serie HBO — la quarta stagione di The Wire e Band of Brothers — e che in genere tende a stimolare giudizi molto più positivi del solito).
In sostanza, per una serie come Luck, questa scelta sembra più un disservizio che altro. E le perplessità sono rafforzate dalla gestione un po’ sottotono della pubblicità.
Niente di cui preoccuparsi davvero, però, perché la serie è praticamente già rinnovata [4].
Per fortuna.
Note
- L’Hollywood Reporter ci racconta degli scontri sul set tra David Milch e Michael Mann: alla fine i due hanno accettato di dividere compiti e ruoli per il bene della produzione. Durerà l’idillio?
- È doveroso menzionare la sigla di apertura della serie: elegante e ipnotica, grazie a Spitting the Atom dei Massive Attack (che è in loop nel mio cervello da giorni), ma non davvero al livello dell’imbattibile capolavoro che è la sigla di True Blood. Autentico caposaldo del genere, ha generato negli ultimi anni infiniti derivati (American Horror Story, Justified, e così via). Al punto che avere una sigla con una certa estetica è ormai d’obbligo anche per serie come Happy Endings. Ma l’unica che è riuscita a eguagliarla è quella di How to Make It in America. Nel caso di Luck, come di molte altre, purtroppo, manca una vera spontaneità.
- Inizialmente erano previsti 10 episodi per la prima stagione, ma a causa dei tempi di lavoro di Milch ne sono stati prodotti solo 9. Già in passato Milch è stato accusato di non essere una persona facile e puntuale con cui lavorare.
- Milch ha firmato con la HBO un accordo lavorativo della durata di più anni per continuare a lavorare su Luck e per adattare i lavori di William Faulkner (per gli interessati, un’intervista sull’argomento). Inoltre, sta sviluppando una serie con Steven Bocho (che aveva già affiancato in Hill Street Blues e NYPD) per la NBC.

(56 voti, media: 4,77 su 5)










Quella guida del NYMag è una vera e propria manna dal cielo. Grazie mille!
Sono un profano di David Milch (Deadwood è lì che mi aspetta, quest’estate avevo messo gli occhi su John From Cincinnati ma non trovavo gli HD e ho lasciato perdere) e ho vissuto emozioni contrastanti durante il pilot: ho seguito tutto con un’attenzione più religiosa dei miei standard, pur non trovando dei veri punti d’interesse verso qualsiasi cosa. Ho trovato Dustin Hoffman terribilmente fuori posto rispetto alla compattezza e alla ‘tranquillità’ di tutti gli altri protagonisti. Forse non mi è piaciuta tantissimo l’introduzione del personaggio di Ace, ma magari potrei ricredermi con gli altri episodi. La regia di Michael Mann è pulitissima e ben calibrata, anche se non sono uno dei suoi fan più sfegatati (invece amo Gus Van Sant, ma il primo episodio di Boss è stato il più debole rispetto ai successivi). In ogni caso sono curiosissimo di vedere come si svilupperà, e spero di non rimanere deluso da aspettative che non riesco neanche ad inquadrare.
Concordo con le perplessità, ma non posso negare che questo è un signor pilot, persino per gli standard della HBO.
Davvero bellissima questa premiere utilissimo l’articolo del NYM. Quando l’HBO ci si mette non c’è n’è per nessuno. E io che già mi sentivo orfano di Boardwalk Empire.
Bellissimo Pilot.
Comunque la sigla di GoT è più bella di quella di True Blood a mio parere.
bello è bello. ma se abbisogniamo di una guida per capire un pilot direi che l’accessibilità ne risente. giusto un pochino eh.
La critica è entusiasta, Deadwood è tre le mie serie preferite e ovviamente la HBO è il mio canale preferito.
Le mie attese nei confronti di questo pilot dovrebbero essere altissime… ma cerco di tenerle a basa per non falsare troppo il giudizio. Sceglierò un giorno in cui potermi gustare con calma questo pilot. O forse mi conviene aspettare la fine di gennaio? Vedremo…
Il fatto che ci sia bisogno di una guida e di un rawatch per capire non è proprio un aspetto positivissimo. Ma non è nemmeno detto che la cosa per me sia un problema.
Vedrò il pilot a gennaio e quindi non commento il valore della recensione ma complimenti per l’equilibrio. In rete c’è chi gridava al Capolavoro strappandosi i capelli solo per aver visto il teaser, fa piacere leggere un commento senza iperboli gratuite.
il golden globe 2012 è già assicurato
magari si troverà un leak prima di febbraio (come era successo con la quarta di the wire)
il pilot concedeva troppo poco materiale per una dipendenza a presa rapida, purtroppo però ho visto il trailer a fine episodio e non vedo l’ora che arrivi febbraio.
@ Giulio: non ti arrendere con john from cincinnati, in hd non esiste, ma ne vale la pena, dura anche poco. see god.
Sono gasatissimo. La sequenza della sesta corsa è davvero una meraviglia, alla fine avevo i brividi.
Mi pare solo che il fantino professionista che fa Ronnie non abbia lo stesso talento per la recitazione..
AryaSnow ha scritto:
In realtà è proprio uno degli aspetti più positivi di Milch. Niente spiegazioni e niente esposizione. Uno può informarsi e leggere (come poteva essere necessario anche con Deadwood) ma la grandezza e bellezza delle opere di Milch sta nel suo linguaggio mistico, ermetico per usare la felice parola di Francesco. E’ entrando pian piano, più che nel significato delle parole, nel linguaggio inteso come mistero che Milch ti avvolge di racconto. Dopo un po’ sei talmente proiettato nell’essenza della storia che anche se non capisci tutto quello che si dicono i personaggi comunque capisci.
NYPD e Hill Street Blues mi annoiano anche solo a sentirli nominare. Non vorrei che l’ermetismo e i dialoghi al contrario sia la cifra stilistica del prodotto cool, altrimenti diamo subito l’oscar a Enrico Ghezzi. Tra una fiction telefonatissima come una qualsiasi serie italiana e questo pilot, che per 40′ non si capisce cosa voglia raccontare, vi sono anni di studi di metodologia del linguaggio da dover affrontare (oltre agli articoli del NYM)… non abbiatene a male, ho apprezzato le riprese e il pathos della gara, ho pure capito – quasi – il piano di Hoffman e dall’anteprima sul seguito (quella sì particolarmente gustosa) si sa che ci saranno molti criminali e morti acide (non che quella nel pilot fosse un bicchiere di latte), ma parlare già di capolavoro? nn sentite anche voi l’esigenza dopo aver visto un pilot di aver almeno inquadrato la metà dei personaggi e di entrare in empatia con qualcuno di essi? nn vi piacerebbe qualche personaggio femminile anche solo vagamente interessante in mezzo a una dozzina di uomini dall’età media intorno ai 60? così, dico, tanto per iniziare…
PS per me la sigla di Trono di spade è quasi irragiungibile (come la serie, per ora)
rampion ha scritto:
In effetti forse mi sono espressa un po’ male. Non credo che sia necessario che per forza si capisca tutto tutto, il problema è quando la mancanza di comprensione intralcia l’apprezzamento (e nella maggior parte dei casi secondo me avviene così). In Deadwood la cosa non mi ha creato (quasi mai) problemi… ma ovviamente parlo solo per me.
Inoltre, parlando più in generale, non metto in dubbio che si possa preferire correre il rischio di non farsi capire piuttosto che sacrificare la naturalezza con delle spiegazioni. Resta però il fatto che intralciare l’apprezzamento con la difficoltà di comprensione lo considero comunque di per sè un difetto (magari comprensibile, giustificabile o difficilmente evitabile). L’ideale per un’opera è comunicare al fruitore da sola, senza richiedere aiuti esterni.
Devo ammettere che il fatto di non aver capito quello che succedeva non mi ha fatto apprezzare appieno questo pilot. Ho trovato, invece, che “se la tirasse” un po’, con alcune sequenze e inquadrature pretenziose. Magari proverò a dare un’occhiata al resto della serie quando comincerà davvero, ma per ora non mi ha lasciato molto entusiasta.
Gran bel pilot che mi ha però lasciato un po’ l’amaro in bocca… tutto perfetto, tutto pulito, tutto ordinato, tutto “troppo”, forse anche un pelino troppo freddo. Dovrò rivederlo, e soprattutto vedere i successivi episodi per un giudizio definitivo. Comunque pilot superiore.
E le scene di corse con i cavalli sono puro Mann.
Non condivido l’entusiasmo per questo pilot. Anzi!
L’ho trovato troppo complesso, eccessivamente (e volontariamente) criptico. D’accordo niente spiegoni, ma arrivare a girare un’ora di episodio in cui, per capire qualcosa, hai bisogno come minimo di una guida e di una seconda visione, mi sembra un po’ troppo. L’impressione è che, almeno per il momento, la serie sia poco accessibile ai profani.
E poi, che lentezza! Non sono uno di quelli che vuole colpi di scena a raffica e un ritmo necessariamente incalzante (per dire, “Rubicon” e “The Killing” mi sono piaciuti), ma qui si esagera. E tra questo e la difficoltà nel seguire quello che succede, il pilot è diventato quasi soporifero.
D’altra parte, però, l’episodio è confezionato veramente bene: bella regia, buon cast e tutto il resto. Le scene delle corse sono veramente notevoli e i personaggi mi sembra che siano tutti sulla strada di un’ottima caratterizzazione.
Quindi, sufficienza risicata e niente più, nell’attesa (forse, per me) degli episodi successivi.
Non concordo assolutamente con chi dice che questo pilot è criptico e incomprensibile. E’ sicuramente di difficile fruizione ma in linea di massima si capisce sempre (in maniera semplificata) la direzione verso la quale sta andando. Trovo tutto questo estremamente coraggioso e stimolante, l’immagine mette paura, la regia è giusta ed efficace in ogni inquadratura e i personaggi mi affascinano oltremodo. Voto pieno, sperando che continui su questa linea.
Concordo in pieno!!
Lucan ha scritto:
Finalmente l’ho visto: figata!
Forse tutti quei “è criptico, è criptico!” mi hanno messo in guardia, ma non l’ho trovato poi così difficile da seguire, anche senza la guida. Inoltre i passaggi più difficilini li ho trovati più stimolanti che fastidiosi.
Dal punto di vista estetico è proprio uno spettacolo da leccarsi le dita. Bellissimi colori e bellissime inquadrature. Le musiche sono molto azzeccate.
I personaggi per ora sono solo accennati, ma incuriosiscono e i dialoghi (anche senza bisogno di chissà quali battute memorabili) sono più che ottimi.
E’ un pilot che è riuscito a farmi immergere in un mondo di cui non me n’è mai fregato niente (quelle delle scommesse e dei cavalli), ma contemporaneamente anche a farmi sentire conflitti e temi universali. In particolare, tutte le scene durante corse e gli allenamenti sono mozzafiato, e non solo esteticamente.
Mi è sempre difficile farmi un’opinione solida su dei pilot così introduttivi, ma…
4,5/5
Ecco cosa non mi è chiaro (nemmeno dalla guida): il funzionamento preciso delle gare.
Un cavallo può partecipare a più corse della stessa gara, giusto? A quante corse partecipa ogni cavallo? C’è una corsa finale in cui partecipano tutti i vincitori di ciascuna delle precedenti?
Qualcuno è in grado di illuminarmi? ^^”
Scusate l’eventuale idiozia delle domande
Nella scena dove Mr. Walter fa allenare il suo cavallo con la ragazza,qualcuno sa dirmi il titolo della musica di fondo quando il cavallo si lancia al galoppo ? grazie
Domenica la seconda puntata andrà in onda la stessa sera della prima su HBO GO
Regia spaziale, musica esaltante… peccato non si capisca un tubo. Va bene l’ermetismo ma c’è un limite a tutto…