American Horror Story - 1x03 - Murder House

Ogni fotogramma, ogni battuta pronunciata, ogni location utilizzata, persino il titolo di ogni episodio. Tutti gli elementi che compongono American Horror Story gridano solo una parola: stereotipo. Tuttavia, quello che colpisce di più è come tutto questo abbondare di cliché sia, non molto inspiegabilmente, uno dei maggiori punti di forza del prodotto.

Il curriculum di Murphy parla da solo e urla un’altra parola: eccessi. Chirurghi plastici mentalmente instabili alle prese con casi più bizzarri delle loro vite, adolescenti arrabbiati che affilano le lingue biforcute o si mettono a cantare/fare qualsiasi altra cosa senza un valido motivo, nuclei famigliari ultra-disfunzionali composti da individui perennemente abbandonati a se stessi. Insomma, ci siamo capiti: Ryan Murphy non sa che farsene della coerenza, della credibilità e della compostezza. Ma se almeno la smettesse di voler essere preso sul serio, lo apprezzeremmo molto di più.

Un’occhio attento e ipercritico ha odiato e bocciato il primo episodio, ma la sua ira è stata placata dalla curiosità umana (e noi, divoratori cronici di televisione e storie in generale, abbiamo un’inclinazione particolare), completamente sconcertata davanti al pasticcio di un calderone riempito di tante e troppe cose e, inevitabilmente, vogliosa di sapere come sarebbe andata avanti.

Dopo un secondo episodio di rodaggio a mio parere più che discreto e divertente a cervello (quasi) spento, arriva questo Murder House che si presenta con la stessa struttura, ma strizza l’occhio parecchie volte a una qualche continuity e persevera in questa missione di straniamento dello spettatore. Il cold opening con il solito flashback questa settimana punta i riflettori su ben due personaggi principali, Constance e Moira. L’occhio di vetro di Ruth Fish..ehm, Old-Moira trova (di già?) la sua spiegazione, così come viene fatta un po’ di luce sull’astio che il personaggio di Jessica Lange nutre per la cameriera. Mentre Vivien cerca disperatamente un modo per vendere la casa di cui è già stufa, Ben continua a scappare dalle insistenze della sua ex studentessa (Kate Mara, la meno brava sorella della meravigliosa Rooney). Altri flashback sparsi per il resto dell’episodio ci mostrano invece i passati di altri precedenti proprietari della casa, dediti a raccogliere, seviziare e operare giovani donne in cerca di lavoro.

In realtà non serve a molto nemmeno riportare gli avvenimenti, perché Murder House ha confermato i miei presentimenti sui possibili sviluppi: American Horror Story sarà, molto probabilmente, una grande antologia di rip-off che affonda le mani nel vasto panorama della produzione horror (letteraria, cinematografia, superstiziosa) aggrappandosi a citazioni su citazioni e agli stessi personaggi. Al momento, da quello a cui ho assistito non riesco a tirare fuori spiegazioni migliori. Perché ogni elemento cambia in continuazione, ogni personaggio sfugge a qualsiasi classificazione, persino la linea temporale degli eventi viene distorta e sconvolta in tutti i modi possibili (la doppia versione di Moira, antiche padrone di casa che ritornano nel presente, buche scavate giusto in tempo per compiere un delitto e mascherarlo etc.).

Il lavoro fatto sugli stereotipi di cui parlavo sopra è, forse, l’elemento migliore della serie finora: ogni cosa viene mescolata in modi che ridefiniscono il concetto di casualità, diventando pezzi sparsi di uno schema veramente imprevedibile, la cui soluzione probabilmente non è in mano neppure agli autori. La settimana prossima verrà trasmessa la prima parte di un doppio episodio a tema (Halloween, ovviamente). E tra un po’ dovrebbe arrivare anche Zachary Quinto, che interpreterà un altro ex proprietario della tenuta, ancora una volta gay (a proposito, lo sapevamo già tutti).

C’è anche un filo d’ironia, nel momento in cui tiro le somme dell’episodio per formulare un giudizio. Murder House (come anche la serie) è costruito su una funzione matematica, secondo la quale il divertimento è inversamente proporzionale al senso logico del tutto.

Non ci troviamo di fronte a nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Ma proprio perché eravamo in tantissimi a nutrire aspettative bassissime, American Horror Story si sta dimostrando un prodotto molto onesto. Talmente onesto che a momenti si prende tranquillamente in giro da solo, anche quando cerca di evidenziare l’immensa bravura dell’eccellente* cast di cui gode.

Ryan Murphy è riuscito laddove Spielberg ha fallito ben tre volte quest’anno: incuriosire e, soprattutto, divertire.

NOTE

  • * facciamo finta che però Dylan McDermott non esista.
  • Tutta la serie è un enorme WTF, ma raramente sono stato così tanto infastidito quanto dalle sequenze in cui Ben costruisce il gazebo sopra la buca, con tanto di moglie amorevole che gli previene la disidratazione con un ottimo tè freddo.
  • La vittima del dottore pazzo del flashback è interpretata da Abbie Cobb, che l’anno scorso era la cugina pazza di Annie di 90210 e al momento ha un piccolo ruolo in Suburgatory (è una delle tre K).
  • Avete notato la colonna sonora del primo film su Dracula che viene utilizzata dal bus per i giri turistici a tema?
  • Ammettiamolo: la sigla è una delle cose più belle viste quest’anno: è talmente malata e ipnotica che praticamente la riguardo ogni volta che mi prende la noia.

Giulio

Brutto, cattivo e antipatico. Sì, un criticone.
Conflitti interiori e menti disturbate sono di casa.

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Commenti
19 commenti a “American Horror Story – 1×03 – Murder House”
  1. Rex Lozuresky scrive:

    C’è da dire che sì, è ancora random da far paura, ma un senso lo si percepisce dietro tutto ciò. Alla fine la casa sarà una sorta di buco nero malvagio che non permette alla gente che muore di scomparire semplicemente ma le inchioda insieme alle fondamenta, praticamente. Ancora non ho capito il personaggio di Denis O’ Hare, che sembra onnisciente riguardo alle azioni del protagonista, ma chi se ne frega. Nel finale in cui Constance dice a Moira che ora “è bloccata per sempre”, ho pensato a Supernatural, dove per dar pace ai fantasmi bisogna bruciarne i resti. Cosa ormai impossibile per lei visto che ci hanno cementificato sopra.

  2. Fissif scrive:

    Giulio ha scritto:

    Ryan Murphy è riuscito laddove Spielberg ha fallito ben tre volte quest’anno: incuriosire e, soprattutto, divertire.

    una frase che condensa l’intera tua recensione, con cui concordo in pieno :)

  3. luis88 scrive:

    Ok, faccio coming out pure io tipo Zachary Quinto: a me sta serie strapiace. Eh sì, sarà piena di stereotipi e luoghi comuni, sarà random in maniera quasi illegale, ma mi fa divertire per 45 minuti e in più mi spinge a guardare l’episodio successivo. Per ora e per quanto mi riguarda, serie promossa.

  4. Retieffe scrive:

    Per me è una delle poche novità interessante quest’anno;
    Con tutte le altre intrise di grandi aspettative, posso benissimo dire che questo show si lascia seguire.

  5. Laterall scrive:

    NOTE
    * facciamo finta che però Dylan McDermott non esista.

    eh… come vorrei essere in grado di farlo, sob.

  6. Davide scrive:

    Concordo con luis88 in linea di massima: è random e fondata sui luoghi comuni più classici e (vogliamo dirlo?) beceri dell’horror, ma secondo me funziona proprio per quello: cioé, finché non riescono a spezzarmi la sospensione dell’incredulità, se riescono ad essere inquietanti per me sta benissimo (tvtropes la chiama Rule of Scary: se è abbastanza spaventoso, può permettersi di essere illogico fino a un certo punto).

    E anche questo episodio di scene riuscite ne ha parecchie: dal prologo con tentato stupro+doppio omicidio, al flashback sui primi proprietari della casa, alla morte “per palettate”, talmente improvvisa da costringermi a riguardare due volte la scena perché all’inizio ero preda del WTF, fino alla scena finale, con l’attrice che fa Moira che è veramente da inchini per la sua resa silenziosa mentre è affacciata alla finestra (e Constance che le appare alle spalle giusto per trollarla… seriamente, in quella casa entrano cani e porci. E in effetti si può sapere che fine ha fatto il cane che c’era nel pilot? Se l’è mangiato Tate?XD).

    Insomma, di certo continuerò a seguire la serie. Sperando che le spiegazioni (se mai arriveranno, ma vista la 3 penso di sì) non siano totalmente cretine.

  7. close to me scrive:

    A conti fatti è la puntata che ho gradito maggiormente e senz’altro quella in cui ho riso di più (ammesso che questo possa essere un punto a favore della serie). Impagabile l’Eternal Darkness Tour, così come Dennis O’Hare che prende a badilate Hayden “Oops, si muove ancora/ Ah ma qui c’è una buca siamo già a metà dell’opera!”.

    Finalmente iniziamo a conoscere anche il passato dei comprimari con una bella alchimia tra Jessica Lange e la Conroy. Certo, trattandosi di Murphy il rischio che tutto degeneri (ancora di più) è sempre in agguato, ma mi sento un po’ rassicurata dalla presenza di Tim Minnear.

  8. sistolina scrive:

    Io sto velocemente diventando dipendente da questo tf…premesso che non sono un’appassionata di horror e quindi non riconosco assolutamente la maggior parte delle citazioni, quindi il mio giudizio è quasi da neofita, la completa follia del tutto mi entusiasma e mi esalta, il che non accadeva da tempo nella visione di un telefilm (questo tipo di spirito da mordersi le unghie, telefilm di qualità che amo ce ne sono eccome, ma non li affronto con lo stesso fremito d’attesaXD)
    Poi il cast (McDermott chi?) è straordinario*__*

  9. fra scrive:

    ma perchè non mettete più le STELLINE? Che è questa moda O.o?

  10. Giulio scrive:

    @ fra:
    oh, caro. perché AHS è, in my opinion, inclassificabile*.
    e poi, il mio intento era far intendere il mio parere sulla serie senza esprimere per forza un giudizio.
    credimi, mi avrebbe mandato nel pallone.

    * leggi quell’aggettivo come uno spudorato vox media.

    Fissif ha scritto:

    una frase che condensa l’intera tua recensione, con cui concordo in pieno

    nel senso che potevo anche farne a meno di scrivere? :D

  11. StraLunata scrive:

    Rex Lozuresky ha scritto:

    Nel finale in cui Constance dice a Moira che ora “è bloccata per sempre”, ho pensato a Supernatural, dove per dar pace ai fantasmi bisogna bruciarne i resti. Cosa ormai impossibile per lei visto che ci hanno cementificato sopra.

    Ahahahaha anche io!!Ero lì a dire “no no brucia il cadavere!!”
    XD
    Ci manca solo il cadavere di Hayden che ritorna!
    Io vorrei un po’ più Tate e interazioni meno politically correct con la figlia.

  12. fra scrive:

    @ Giulio:

    Ah ok almeno ho capito l assenza delle stelline ;)

  13. Fissif scrive:

    Giulio ha scritto:

    nel senso che potevo anche farne a meno di scrivere?

    hehe nono anzi è sempre piacevole leggere le vostre recensioni

  14. boss1984 scrive:

    bella recensione,condivido.
    Domanda: la Lange stava guardando il ragazzo dalla finestra e l’agente immobiliare la guarda storta come a dire: ma che fai, alla finestra non c’è nessuno. Avrà qualche rilevanza?
    Mi piace molto ahs e non vedo l’ora che arrivi halloween.

  15. hime scrive:

    L’ho apprezzata meno della precedente, forse perché alcuni misteri della casa vengono spiegati troppo prematuramente e superficialmente: il legame tra Moira e Constance, la morte di Moira – che quindi è un fantasma? – i feti nello scantinato. Troppo ridondante il flashback degli anni venti in cui ci raccontano una storia di aborti clandestini, medico pazzo e moglie ancora di più, largamente prevedibile considerate le schifezze dello scantinato. Il mistero però aleggia ancora sulla creatura mostruosa che vi abita e a questo punto spero che non sparino tutte le cartucce che hanno troppo presto.
    In generale comunque questa serie mi affascina, anche se ripeto la tensione rispetto al secondo episodio è stata smorzata parecchio. Appartengo alla schiera del chissenefrega se è tutto trito e ritrito: se mi fa paura, mi piace. Peccato che in questa puntata quasi nulla mi abbia spaventato…

  16. Federico scrive:

    La paziente nera non è anche lei in true blood?

  17. Rex Lozuresky scrive:

    Federico ha scritto:

    La paziente nera non è anche lei in true blood?

    Sì è la mamma scema e ubriacona di Tara.

  18. overlookdavid scrive:

    Anche io confesso che trovo la serie divertente e onestamente adoro le citazioni in generale perche’ mi diverto a cercarle e riconoscerle. Poi onestamente di serie che non attingono a piene mani da altre produzioni o opere ne ho viste ben poche.

  19. Adebisi Lives scrive:

    Abbie Cobb in questo flashback aveva tutto un che di Kelly Taylor nel primo Beverly Hills 90210!

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