A Gifted Man - 1x01 - Pilot

Non tutte le storie sono tagliate per un formato televisivo. Ma è anche vero che non tutte le storie sono tagliate per un formato cinematografico. Quante volte ci siamo trovati davanti a pellicole che esaurivano tutto ciò che avevano da dire dopo appena mezz’ora? E quante volte siamo arrivati alla fine di un pilot con la certezza che avrebbero potuto gestire meglio il concept di base senza cacciar fuori sette stagioni sul nulla (United States Of Tara credo sia il capostipite di questa tipologia)? Con A Gifted Man la situazione non cambia, tuttavia è senza dubbio uno dei migliori pilot del mese. O per lo meno, è il primo nuovo drama che mi ha veramente colpito.

In una New York talmente fredda e grigia da sembrare quasi isolata dal resto del mondo, facciamo la conoscenza di Michael Holt, uno dei neurochirurghi più apprezzati dello stato. Estremamente pragmatico ed esigente con il suo staff, si circonda di poche persone fidate e dà l’impressione di essere una di quelle persone a cui piace la tranquillità dell’essere single. Una sera ritrova per caso Anna, la moglie dalla quale si era allontanato anni fa, e con la quale trascorre una piacevole serata di, per così dire, catch-up. Cercando di rintracciarla al lavoro la mattina seguente, Michael scopre che Anna è deceduta a causa di un incidente stradale appena due settimane prima. Essendo un neurochirurgo, per Michael il primo passo dopo questa scoperta è una serie di controlli, che non rilevano nulla di pericoloso. Scartate dunque tutte le altre possibilità, una nuova visita di Anna gli conferma che sta effettivamente parlando con un fantasma. Un fantasma che non è riuscito ad andare oltre la luce perché ha bisogno di limare gli spigoli dell’unica persona della quale gli sia veramente importato durante la vita terrena: lui.

Uh, bene. Forse è meglio che mi fermi qui. Quello che segue è praticamente ovvio ed è, al momento, il peggior punto debole della serie. Si può riuscire a trovare interesse nella storia di un uomo leggermente cinico ed egoista che guidato dal fantasma della moglie inizia a comportarsi meglio con le persone e rivalutare la vita in generale? Diciamo di no, ma diciamo anche un po’ sì. La mia fiducia risiede nell’esperienza: molte tra le serie che ho amato avevano il buon gusto di minimizzare trama ed eventi per lasciare spazio ad una lunga, profonda (e a tratti crudele) analisi dei personaggi coinvolti. A Gifted Man è un potenziale candidato per raccogliere questa “eredità”, ma si muove su una trave fin troppo instabile. Il fatto è che ci troviamo davanti a un pilot solidissimo che mette in gioco tutte le premesse della storia e dà l’impressione di chiudere la faccenda allo scadere dei quarantadue minuti. Il puzzle funziona benissimo, convince e appassiona veramente. Il vero potenziale che sto cercando di intravedere è quello di una serie dotata di sottigliezza, tanto nel raccontare gli eventi quanto nel costruire un profilo a tutto tondo del protagonista e di chi lo circonda.

Le mie speranze sono alimentate dalla magistrale interpretazione di Patrick Wilson, che riesce ad ammorbidire i tratti di un personaggio presentato fin troppo velocemente (ma che si apre a infinite possibilità per uno sviluppo più coerente) e dona il necessario realismo al tutto. Le due donne della sua vita sono piacevolmente diverse tra di loro, e bisognerà vedere fino a dove arriva la compostezza del personaggio di Margo Martindale – freschissima di Emmy – e quanta vivacità del fantasma di Jennifer Ehle (in questi giorni al cinema con Contagion) sia dovuta al fatto di essere, appunto, uno spirito dell’al di là. Con grande gioia la sorella e il nipote di Michael (Julie Benz e Liam Aiken) rimangono sullo sfondo, senza intervenire troppo. La regia del premio Oscar Jonathan Demme non equipara la compostezza di un Allen Coulter qualsiasi, ma viene ugualmente apprezzata per la distribuzione concisa del ritmo e per non far sfigurare la parte più debole dello script (firmato dalla stessa penna di Erin Brockovich, Susannah Grant), ovvero quella dell’incontro con lo sciamano Pablo Schreiber.

Avrei sinceramente preferito una sospensione del giudizio (o quattro palette molto silenziose), ma non posso negare l’evidenza: il pilot di A Gifted Man è un bellissimo film concentrato in quaranta minuti. Ma purtroppo, nell’ottica di un episodio apripista è una patata bollente, e di quelle brutte. I ratings non sono stati molto soddisfacenti: se dovessi fare l’egoista, preferirei una fine alla Lone Star con robusti picchi qualitativi, piuttosto che una stagione completa sul nulla. E poi oh, per carità: nessuno vieta che il miracolo di The Good Wife si replichi in casa CBS. Anzi, ci speriamo pure.

NOTE

  • Sento qualcuno in fondo che urla: Chi è Patrick Wilson? Dando un’occhiata al piccolo cult Hard Candy, allo sconosciuto (in Italia, come al solito) Little Children, all’ambizioso Watchmen e soprattutto alla storica miniserie HBO Angels in America, potrete constatare da voi la sua bravura. E capirete perché gli voglia così tanto bene.

Giulio

Brutto, cattivo e antipatico. Sì, un criticone.
Conflitti interiori e menti disturbate sono di casa.

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Commenti
14 commenti a “A Gifted Man – 1×01 – Pilot”
  1. Rei scrive:

    Pilot così bello soprattutto per merito di regia e attori (tutti, ma Patrick Wilson e Jennifer Ehle sono SPECIALI) che non sono sicuro che la serie possa essere all’altezza. Ma di certo non mi schioderò dalla prima fila.

  2. close to me scrive:

    E’ vero, il pilot è molto cinematografico per il senso di compiutezza che lascia, per la regia di Demme e per il notevole cast su cui svetta uno straordinario Patrick Wilson (seguite il consiglio di Giulio e recuperate Hard Candy e Little Children).
    Le cose che non vanno ci sono: la gestione dell’elemento soprannaturale non convince, il medium e relativa seduta è un cliché dietro l’altro, lo sviluppo della trama è prevedibile ma il saper raccontare – come in questo caso – rende interessante una storia anche senza l’elemento sorpresa.
    Menzione d’onore anche per la fotografia.

  3. rampion scrive:

    Tutta la storia è di una banalità quasi intollerabile- Secondo me è la regia di Johnathan Demme a trasformare questo pilot in qualcosa che vale la pena guardare. E’ una carezza, uno sguardo gentile, una presenza confortante, è lui il fantasma che scalda tutti i personaggi, e non lo dico solo perché adoro Demme: qui fa davvero un lavoro straordinario nell’arginare i difetti congeniti dello show (beh, tutto tranne Julie Benz). Gli attori sono bravi ma, anche qui, ho l’impressione che abbiano fatto il salto nell’eccellenza per la regia. Io guarderò un altro paio di episodi perché Demme mi ha dato una spinta però non è che sia molto convinto, anzi con un altro regista ho l’impressione che questo pilot sarebbe stato da stroncare senza mezzi termini.

  4. Rei scrive:

    Sono d’accordo. E’ uno di quei rari casi televisivi in cui è la regia a fare la maggior parte del lavoro e non la scrittura. Però ora che la serie è anche nelle mani di Neal Bear, (oltre che in quelle dell’autrice Susannah Grant, sceneggiatrice di Erin Brokovich), tra i produttori esecutivi dei migliori anni di E.R., sono abbastanza curioso (e speranzoso) di vedere come proseguirà. Spesso in storie come questa la parte più difficile è farci bere la premessa. Grazie a Demme stavolta è successo.

  5. rampion scrive:

    Il fatto è che gli autori camminano veramente su un filo sottilissimo. Cosa possono fare con questa storia? Lungo arco: Holt diventa sempre più buono, aiuta i disgraziati, migliora il suo rapporto con la segretaria e la sorella e diventa un secondo padre per il nipote (e se Pablo Schreiber o qualcosa di analogo ricompare c’è anche la deriva comica). Procedural: qualcuno sta male, Holt capisce perché, all’inizio è un po’ restio, alla fine opera… contemporaneamente magari ha un qualche paziente riccone che ci ricorda che in effetti al mondo ci sono persone più fortunate e altre meno. Insomma, esattamente quello che abbiamo visto nel pilot. Dove si può andare da qui? Finirà a lavorare nella clinica della sua ex? Ho l’impressione che le storie diverranno un po’ ripetitive e mielose, una sorta di Quantum Leap ma senza la varietà di plot che poteva avere lo show con Scott Bakula.

  6. The Headmaster scrive:

    Jonathan Demme è riuscito a trasformare una storiella esile e un po’ vacua – per non dire, poi, piuttosto banalotta, visti gli evidenti debiti che ha con dozzine di altri romanzi e film, da Charles Dickens in giù – in un’ora di televisione di rara intensità e i primissimi piani di Patrick Wilson (guardate Little Children, sì, ma soprattutto Angels in America, che rimane la sua interpretazione migliore ed è un capolavoro) e della Ehle sono qualcosa di incredibile. Anche il finale è di quelli che ti afferranno e ti tengono.

    L’unico problema, come è già stato detto, è che cosa succederà senza Demme e sul lungo periodo. Io, però, le dita le tengo incrociate.

  7. Fissif scrive:

    The Headmaster ha scritto:

    L’unico problema, come è già stato detto, è che cosa succederà senza Demme e sul lungo periodo. Io, però, le dita le tengo incrociate.

    E io mi unisco, non avendo peraltro nulla da aggiungere a quanto già avete evidenziato voialtri :)

  8. Bella Donna scrive:

    Io resto comunque fiduciosa nel proseguimento della serie, male che vada sarà un valido sostituto per Medium!

  9. Half-Blood scrive:

    Interessante! Poi c’è Patrick Wilson, quindi…
    Qualcuno sa dove si possono trovare i sottotitoli?

  10. Shonenbat scrive:

    Nessuno ancora l’ha sottotitolata, ma si trovano i sub eng e il parlato è abbastanza (esclusi alcuni termini meidici, comunque intuibili) semplice.

    Come già detto, Patrick Wilson (uno dei migliori attori, nonché uno dei più piacevoli da vedere, degli ultimi anni, inguistamente passato sotto il radar di tutti) , Jennifer Ehle e Jonathan Demme sono i nomi migliori in campo e regalano magie. Spero i ratings non rovinino tutto. : (

  11. martin tupper scrive:

    dal pilota di questa serie l’unico talento che evinco è la prevedibilità. il medico cinico di ghiaccio la cui vita viene trasformata da un evento altamente emotivo è uno strumento narrativo palesemente prevedibile e non è che telegrafarci l’evento stesso aiuti molto la suspance (l’incidente, la palla, le grida mentre lui corre … dai … e poi incontra la moglie). L’unico one man show con un medico cinico che funziona e quella dove il medico cinico continua a diventare più cinico: se diventa bravo, crolla tutto!!!! DrHouse docet.

    Eliminata la suspance il resto è estremamente stereotipato e banale da essere, in certi momenti, imbarazzante (ma dai, lo sciamano?!). allora è meglio Eli Stone, che almeno era più divertente.

    Mi spiace essere così netto, perchè gli attori sono uno più bravo dell’atro, ma difficilmente riusciranno a salvare la giornata agli autori, che a questo punto hanno la strada tutta in salita per creare autenticità (o per lo meno credibilità) e originalità.

    Il tutto secondo me completamente imparagonabile al pilot di the good wife: forse il paragone è sulla noia? ma TGW era lento, non noioso, e per il resto erano lontani anni luce per originalità (alla faccia delle casalinghe disperate), coraggio (una grigia quarantenne per di più come protagonista quasi assoluta), credibilità (per non dire attualità, e la suocera rompic a casa è una chicca assoluta, non una macchietta), e la faccia da poker di una cazzutissima Margulies. Un altro campionato, anzi sport.

    Comunque il rate di IMDB dice 7.4 meglio di Death Valley (7.1), ma meno (molto meno) di Switched at Birth (8.5 … questa si che è gestita bene). Aspettiamo il miracolo: in fondo non si sono azzardati a far comparire anche l’amico, e questo è la nostra unica speranza.

  12. psycho scrive:

    seriamente?? a voi e’ piaciuto???
    non mi piace la storia, troppo prevedibile ed esauribile, non mi piacciono i tempi narrativi (ma abbiamo cosi’ tanta fretta??? uno cambia stile di vita nel giro di 5 minuti negandosi una volta sola al cambiamente??) non mi piacciono le scene al rallenty delle operazioni (veramente da film di serie B)…. non mi piace praticamente niente apparte le viste su new york.

    proprio no! e vi prego TGW non e’ ASSOLUTAMENTE paragonabile!

  13. CaseyRulez scrive:

    Lui: bellissimo personaggio

    La storia: debole..tanto

    La mia curiosità: alta

    staremo a vedere!

  14. dandiii scrive:

    scusate..ma sub ita per questa serie..qualcuno sa dove trovarli?
    grazie ;-)

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