Suits – Stagione 1

Suits

I pregiudizi sono veramente una brutta cosa. Non che sia sbagliato averne, ma ci troviamo davanti al classico esempio di serie sulla quale non scommetti una lira agli Upfronts. Complici tre fattori:

  • la triste fama di USA Network nel produrre quirky drama che si copiano tra di loro e si compongono di infiniti stand alone peggio di CSI;
  • il fatto che sia un legal e non-ne-possiamo-più-dei-legal, specie quando due settimane prima è partita una cosa simile su un altro canale;
  • il brutto, bruttissimo poster promozionale, il cui massiccio utilizzo di Photoshop non rende giustizia a due potenziali candidati all’angolo della carampana.

Suits non è così. O almeno non del tutto. E non me lo sarei mai aspettato.

Una premessa: a causa dei miei pregiudizi sul canale, non ho mai seguito molto di USA Network. Sono cinque anni che sbircio le due righe di trama su Wikipedia per capire di cosa effettivamente parla Psych, ho storto il naso a Fairly Legal nonostante la protagonista, non ho mai compreso il senso di esistere di Burn Notice o peggio, di Covert Affairs. Ma c’è gente che li adora, e io non posso farci niente. Ogni tanto però mi piaceva White Collar, prima di rendermi conto che mi stavo effettivamente godendo una serie con Peyton Sawyer e Valerie di Beverly Hills. E che tra la prima e le ultime due stagioni c’è un abisso inconcludente, oltre che un brusco cambio di registro.

Suits sembrava non essere esente dagli enormi difetti della storia del canale. Poi, complice i martellamenti da parte del mio migliore amico, ho passato un pomeriggio a guardare insieme i primi due episodi e mi si è aperto un mondo.

Mike Ross è un brillante giovanotto cacciato dal college. È dotato di una memoria eidetica (e potrei farci una lista più lunga della carta igienica di personaggi fittizi con questa caratteristica), e grazie al suo cervello aiuta gente che non ha voglia di studiare a superare i test per la facoltà di legge sotto lauto compenso. Trevor, l’amico di una vita, lo convince un giorno ad effettuare una consegna di erba all’ interno di un prestigioso hotel, ma nel momento in cui Mike si accorge che sta per consegnare droga a un poliziotto sotto copertura decide giustamente di darsela a gambe. Nel suo girovagare per i corridoi dell’hotel, Mike finisce per caso nell’ala in cui Harvey Specter, il miglior closer della grande mela, sta effettuando le selezioni per trovare un nuovo junior associate.

Look, I’m just trying to ditch the cops. I don’t care if you let me in or not. Con queste parole Mike riesce a nascondersi nell’ufficio di Harvey, facendo finta di essere lì per il posto da partner. Non ci vuole molto però perché la valigetta contenente la droga si apra. Il giovane comincia a raccontare i veri motivi per cui si trova lì e Harvey rimane impressionato dalla faccia tosta e dalla determinazione, ma lo avvisa che il suo studio legale ha la tradizione di assumere solo ex alunni di Harvard e, considerato il fatto che Mike non abbia una laurea a prescindere, le possibilità di superare il colloquio sono poche. Mike tuttavia riesce ad essere accolto sotto l’ala di Harvey facendo sfoggio delle sue incredibili capacità di memoria. I like to read. And when I read I remember things. Ed è fatta. Mike è dentro.

Se la faccenda terminasse qui, sarei il primo ad affibbiare il timbro di White Collar 2.0. Invece c’è molto di più. Perché Suits è un procedurale senza la parte effettivamente procedurale. Ci sono i casi della settimana (la maggior parte di questi tutti uguali tra loro, con la classica premessa difficile e il lampo geniale cinque minuti prima della fine), ma i riflettori vengono puntati soprattutto sui personaggi. Molto spesso i personaggi si ritrovano a riflettere sulle proprie azioni e vengono messi alle strette da situazioni che mettono in dubbio i loro codici etici e morali. Da uno sguardo generale sulla stagione, le caratterizzazioni sono ancora abbozzate, ma convincenti e quasi tutte perfettamente sviluppabili.  La punta più alta di tutte queste potenzialità emerge nel settimo episodio, Play The Man, dove Mike viene coinvolto in un mock trial d’ufficio: in questo episodio il tono autoritario e la freddezza di Harvey lasciano spazio ad un suo lato più umano, mentre tutti gli altri altri si danno il cambio in un simpatico caleidoscopio di relazioni e opinioni.

Parte del successo è dovuto alla chimica tra tutti i membri del cast, in particolare quella tra Harvey e Mike, la cui relazione è la perfetta risposta televisiva alla doppietta di bromance cinematografiche di quest’anno, quelle di X-Men: First Class e di The Social Network. I due non riescono a condurre una conversazione senza mettere in mezzo citazioni a Rocky, Battlestar Galactica, Star Trek, Skynet, Casablanca o Mississipi Burning. Come leading character però spicca di più Patrick J Adams (Mike), anche se Gabriel Macht (Harvey) non è niente male: è solo il classico attore con una pessima filmografia (coff coff The Spirit). C’è però un’altalena scostante nella scrittura dei comprimari: se il personaggio di Donna (la rossissima Sarah Rafferty), l’assistente personale di Harvey, è forse una delle migliori figure femminili mai viste in giro, quello di Rachel, il principale interesse amoroso di Mike è soggetto a troppi sbalzi d’umore o crisi da sindrome premestruale. Il carisma dell’attrice che la interpreta però (Meghan Markle, che abbiamo visto due secondi in Fringe), apre la strada a un’introspezione più coerente. Dà anche un’ottima prova il pezzo grosso del cast, la divina Gina Torres, la HBIC di nome e di fatto capace di mettere i piedi in testa a chiunque senza mai risultare forzata o irrealistica. Chiude il cerchio il terrificante/spassoso Rick Hoffman, che interpreta la faccia più sboccata e meno affascinante dell’ufficio, Louis.

Nonostante la premessa sia una delle più improbabili e galleggianti che abbia mai sentito (perché, per esempio, nessuno chiede una prova scritta delle credenziali di Mike?), la serie scorre tranquilla e non annoia mai. Inoltre, nei suoi momenti più divertenti sembra scritta da un autore di fan fiction slash che si lancia in un perfetto esercizio della sacra arte del sub text (accompagnare sguardi eloquenti a frasi come I put my ass on the line for you o He’s riding me hard non è cosa da poco). In patria è andata in onda il giovedì sera macinando da subito ascolti mostruosi, guadagnandosi una seconda stagione da sedici episodi e la corona di regina della serata. Calorosamente accolta dal pubblico (IMDB segna il 9 abbondante praticamente da quando è iniziato) e inutilmente distrutta daLA CRITICA (qui Sepinwall analizza il pilot, qui AV Club tira le fila della stagione), Suits è entrata nel mio borsino delle serie tv come un piacevole passatempo malizioso e intelligente, diventando di settimana in settimana un appuntamento irrinunciabile e preferibile ai veterani estivi ormai in declino, True Blood e Pretty Little Liars. Non mi piace farmi prendere troppo in giro da telefilm che non devono essere presi troppo sul serio di default, ma quest’anno i vampiri arrapati e le puttanelle bugiarde hanno veramente toccato il fondo. Suits non l’ha fatto e non mi ha fatto nemmeno soffrire l’afa, e di conseguenza merita tutto il mio rispetto.

NOTE

  • Patrick J Adams è subito entrato nella mia cerchia di feticci preferiti: leggendo un paio di interviste e seguendo il suo Twitter ho scoperto un troll e un hipster di dimensioni epiche. È un pigrone, si incazzava se il DVR non gli registrava Lost (ed è anche apparso in un episodio), ama andare ai concerti di Arcade Fire, Bon Iver e Radiohead, ha scelto il tema musicale per la serie e ha fatto un’audizione per Pretty Little Liars per riconquistare la sua ex fidanzata, Troian Bellisario. Missione compiuta (era l’amico del college di Ezra). Quando gli è stato chiesto come si sentiva a recitare senza vestiti addosso, ha risposto che affronta le paure connettendosi con il suo inner Matt Bomer.
  • La serie è ambientata a New York, ottimamente imitata dai grattacieli di Toronto, ma non bastano una manciata di taxi gialli piazzati sulle strade a non far notare come minimo una trentina di bandiere canadesi. E vabbè.
  • Un paio di guest star: Chi McBride, Titus Welliver e anche quella tipa dal nome impronunciabile che tutti conosciamo meglio come Nora di HIMYM.
  • Ho seguito tutto con i sottotitoli in inglese, ma ITASA sta realizzando con calma i sottotitoli per tutti gli episodi.

 

 

Vi assicuro che questo voto altissimo non è per nulla regalato: senza peccare di presunzioni né stabilendosi obiettivi impossibili, Suits è stata la vera sorpresa della mia estate. Semplice e onesto con sé stesso, ha saputo intrattenere i suoi spettatori regalando parecchi bei momenti con una storia che funziona. Ogni tanto mi ha fatto anche ricordare con tantissimo piacere The Good Wife (e non solo per via di una guest star in comune, il monumentale Gary Cole – ma anche perché le interazioni tra Donna e Rachel ricordano le più intime Alicia e Kalinda) e ha dimostrato di essere una spanna sopra a tutte le altre produzioni del canale. Il finale, che si chiude con il cliffhanger più ovvio, risulta più che soddisfacente e coerente con i precedenti episodi. L’unica domanda alla quale voglio ricevere subito una risposta è quella inerente all’apriscatole (chi ha visto o chi sta per vedere, capirà). Ma ho come l’impressione che fino all’anno prossimo i più fantasiosi nel fandom presenteranno un sacco di teorie. Non un capolavoro, ma sicuramente i 45 minuti più piacevoli che potreste regalarvi.

Giulio

Brutto, cattivo e antipatico. Sì, un criticone.
Conflitti interiori e menti disturbate sono di casa.

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Commenti
34 commenti a “Suits – Stagione 1”
  1. helly scrive:

    fantastico. grazie giulio, questa la guardo!

  2. V scrive:

    mbà, il poster non mi pare così photoshoppato da far gridare allo scandalo, o meglio… non più di tante altre serie/film … semmai è proprio scialbo…

  3. paulus... scrive:

    Il suo corrispettivo, Franklin&Bash, quando faceva il cazzone non era male, ma questo suits sembra equilibrare meglio serietà è commedia. Come serie estive, per me, entrambe promosse, con Suits un pelo superiore, se non altro per Gina Torres. No dico Gina Torres! (angolo carampana)
    Per le serie estive USA network, seppur molto tendente a serie autoconclusive con minime trame orizzontali, ma almeno non pesanti come quelle della CBS,è un buon network. Psych è in breve la versione allegra di The mentalist (per la precisione è The Mentalist la versione seria di Psych) il protagonista aiuta la polizia con i vari casi da risolvere fingendosi un sensitivo. Nel suo piccolo è piacevole da seguire, in italiano, per passare 40 minuti allegri, senza far finta di non avere un cervello come con 90210. Burn notice è Mcgyver incontra Alias, semplice, leggero e simpatico, non può non piacere!

  4. Joji387 scrive:

    ahahaha patrick J adams è pure un fanboy! è adorabile e, nel suo tumblr, posta sempre foto dal set molto interessanti :D Fra l’altro Korsh, il creatore, ha specificato che alcune scene, tipo quella dell’imitazione di Rocky, erano in parte improvvisate dagli attori LOL
    anyway, concordo con la recensione, suits è davvero uno show molto bello e leggero. E poi finalmente ci sono dei personaggi femminili interessanti! (Donna e Jessica) Fra l’altro la rossa è decisamente il mio personaggio femminile preferito di sempre per ora :D .
    Che altro dire, lo show mi ha talmente conquistata che me lo maratonerò al più presto con i sub ita! <3

    ps: per quanto riguarda l'apriscatole, Korsh ha delle idee ma niente di definitivo su che ci abbiano fatto XD

  5. Giddo scrive:

    Damn you Giulio.

  6. Caino scrive:

    Quoto in pieno la recensione!!! E secondo me, Suits e F&B non si sovrappongono minimamente, non si rubano spazio e/o clienti, ma sono perfettamente in grado di coesistere, offrendo la possibilità di affrontare il tema “legal” in modo quantomeno alternativo (anche se F&B è indubbiamente figlio o quantomeno nipote del grande Boston Legal)!!!!

  7. DaphneMoon scrive:

    “i deliri dozzinali di Sepinwall”
    shhhhh finora nessun fulmine ha incenerito Serialmente, incrociamo le dita e speriamo bene XD

  8. Kicie scrive:

    :) molto interessante, grazie

  9. Zibra scrive:

    “e ha dimostrato di essere una spanna sopra a tutte le altre produzioni del canale.”
    Miscredente, ricrediti su Burn Notice!
    Vabbè, a parte tutto, Suits è davvero molto caruccia, e sono incline ad accettare il tuo parere nei confronti di tutte le serie che hai citato di USA (hai dimenticato Necessary Roughness che per me è una palla clamorosa), aggiungendo che mi è piaciuta sin dal minuto uno. Però BN ha senso eccome, tra le altre cose ha assunto una struttura molto meno “caso della settimana che non c’entra niente con la trama orizzontale”.

  10. Gaia89 scrive:

    No! Ora mi tocca recuperare pure questa! E ho un’esame alle porte!! Dovrei smetterla di entrare su serialmente. >_<

  11. ioio10 scrive:

    Santissimo Tumblr! LOL
    Beh che dire, adoro Suits, adoro voi, adoro questa recensione e spero che anche in Italia conquisterà il pubblico che si merita!

    LOL adoro che la domanda a cui tutti vogliono risposta non sia cosa ha detto Trevor, ma cosa han fatto con l’apriscatole XDXD

  12. DRK scrive:

    Io l’ho visto tutto e devo dire che mi è piaciuto :)

    lo consiglio

  13. serialenri scrive:

    mi sa che me lo recupero la prossima estate, perché dalla prox settimana iniziano troppe serie. ;-)

  14. Ila scrive:

    Ho in effetti notato che il tuo migliore amico non ha fatto che parlare (e giffare) di Suits, da quando è iniziato… Tralasciando il fatto che ne parla perché, si sa, tumblr vedrebbe una sottotrama omoerotica anche in Bambi e Suits “nei suoi momenti più divertenti sembra scritta da un autore di fan fiction slash che si lancia in un perfetto esercizio della sacra arte del sub text” (mi inchino a cotanta verità), ho iniziato anch’io a vedere Suits, sebbene inizialmente fossi poco fiduciosa. Il primo episodio mi è piaciuto: aveva ritmo, trama non troppo originale ma comunque furba, personaggi per niente originali ma comunque godibili. E invece le puntate dopo mi hanno un po’ delusa… non sono proprio standalone, ok. Però le trovo un po’ tutte uguali, con Mike che vuole convincere Harvey di essere in fondo un po’ innamorato di lui… ehm, volevo dire, un po’ buono; con tutti che fregano tutti e Mike che invece ci tiene e Harvey che è più furbo di tutti ma poi in realtà è anche il più onesto. Il tutto corredato di sottotrama ovviamente di lovelovelove tra colleghi. E’ una di quelle serie che seguirò perché mi mettono in pace con il mondo, come Parenthood (mea culpa).
    Ah e voglio tantissimo seguire quel fanboy/hipster di Patrick su tumblr!!!

  15. Queen B* scrive:

    sottoscrivo tutto (a parte che AMO Gabriel Macht a prescindere e l’ho guardato inizialmente solo per lui) è stata la serie più bella dell’estate e mi ha davvero intrattenuto. [piccola nota] True blood è diventata pesante come il cemento e il quartetto di rintronate che girano in tondo mi ha fatto venire un prolasso alle ovaie. Grazie Giulio per la recensione, la aspettavo ;)

  16. elemiglio scrive:

    No vabbè ma non è giusto… ora mi è venuta voglia di vederlo!!! Perchè ho letto questa recensione???
    ;)

  17. Danilo scrive:

    Lo sto guardando e lo trovo ganzissimo!!!

  18. fraxa scrive:

    grazie allora non sono sola! ho adorato suits fin dall’inizio e aspettavo con ansia il venerdì mattina per vedermi la puntata. tra i due io però preferisco Harvey. Personaggio fantastico.
    e chissenefrega di cosa dirà Trevor. voglio sapere a cosa serve L’APRISCATOLE!!!

  19. Lena scrive:

    Ecco, altra serie da recuperare! Grazie a voi sono sempre impegnatissima ;)

  20. Claudia scrive:

    L’apriscatole… ci sto arzigogolando da giorni!

  21. Takeshi scrive:

    Eh, proprio ora che inizia la stagione doveva recensirlo! Ahah, scherzo. :D
    Però è veramente un periodo bruttissimo per far venire voglia di iniziare nuove serie, tra quelle estive da finire e quelle invernali che (ri)cominceranno dovrò trovare un modo per far durare le giornate 26 ore. u_u

  22. JTL scrive:

    io dico: pilot carino, 1-02/1×03 noioaw, poi dalla 1×04 cresce. come detto: non un capolavoro, però godibilissima.

  23. tonia scrive:

    se vi fa piacere…. passate qui https://www.facebook.com/SuitsItaly commentiamo insieme!!!!! Mi è piaciuta davvero tanto…. è lo scoperta solo tre giorni fa hihihihihi………. serie godibilissima, meglio di molte altre serie che sembravano dover spaccare e poi niente ù.ù……… questa invece in sordina se meritata il rinnovo……. mi fa specie che in italia sembra sconosciuta -.-

  24. rosanna scrive:

    telefilm molto carino, ho letto che ci sarà anche una seconda serie, vorrei sapere se qualcuno conosce la colonna sonora , quella iniziale grazie

  25. Sonia scrive:

    La sigla di apertura è GREENBACK BOOGIE, originale e davvero bella.
    Ormai la canticchia anche mio figlio. Ho iniziato a guardare la serie perchè c’era Gabriel Macht, che adoro e…. piacevole rivelazione, cast all’altezza e buona la storia, effettivamente è proprio come dici : potrebbe sembrare banale ma non lo è. Dopo il 13° episodio, mi pare siano 15, spero che arrivi presto la seconda stagione. Purtroppo è poco conosciuta perchè la danno su Premium e non tutti ce l’hanno.
    Comunque finalmente una serie con Macht come protagonista, tutto da godere!

  26. chiaretta scrive:

    ho scoperto ora questo sito!!alla scoperta di una serie da vedermi(x il momento ho solo true blood che a quanto pare sono l unica al mondo a cui piace questa stagione) direi che proverò questa!anche se i legal non li vedo mai!!
    e poi con”la tipa dal nome impronunciabile che tutti conosciamo come nora” t sei conquistato la mia stima!!!

  27. LUCIANA scrive:

    Io ho guardato questa serie per puro caso, e ne sono rimasta folgorata.Adoto il personaggio di Mike, ma trovo formidabile quello di Harvey (Gabriel Macht ). La serie è fantastica, guardi una puntata dietro l’altra e non ne ha mai abbastanza..! Adorabili tutti i personaggi, a parte Rachel che trovo poco coerente e interessante! Forse da sviluppare spero che si lasci andare a Mike…..Ciao a tutti

  28. Andrea scrive:

    Ho iniziato a vedere questo telefilm per caso su premium play. Ho visto tutta la prima stagione in 4 giorni in streaming e la trovo una serie tv degna di nota,una specie di dr. house però sugli avvocati. E’ un’ ottima serie tv, mi dispiace solo che sia poco conosciuta..

  29. The Weeknd scrive:

    Anch’io ho iniziato a guardare questa serie giusto per sfruttare un abbonamento premium pressoché inutile.. Che è servito a qualcosa, perché mi è piaciuta tantissimo! Trama originale, col classico schema da casi della settimana, che sì hanno spesso un esito prevedibile, ma sono comunque ben orchestrati e concedono sempre spazio all’evoluzione della storia principale.. Ma soprattutto il binomio cast/personaggi è magnifico, raramente si trova una qualità così in un qualsiasi telefilm, figuriamoci in quelli di genere. Giusto la caratterizzazione di Rachel mi è sembrata un tantino superficiale, ma spero si riscatti nella seconda stagione.. E poi che dire.. Mike ed Harvey sono dei geni allo stato puro, ma i miei preferiti restano Donna e Louis: mitici e ottimamente interpretati dai corrispettivi attori. Se continua così diventerà una delle mie serie preferite, fuck yeah!

  30. AQ scrive:

    Bellissimi i protagonisti in particolare Harvey (molto intrigante); da notare che non ha mai con se la ventiquattrore: vuol dire che sa cosa deve fare. La trama è particolare e diversa da quanto visto fino ad oggi.
    Da sottolineare la fantastica Donna , assistente personale di Harvey, eccezionale inteprete di un personaggio non facile che sa e non vuol far sapere.
    Posso confermare che è la mia serie preferita.

  31. De Witt scrive:

    la tua recensione la condivido in pieno. Il telefilm ha suscitato le stesse emozioni a tutti

  32. Lollo scrive:

    E poi, è pieno di figa!

  33. Mario scrive:

    Ragazzi io però non ho capito una cosa: negli USA non c’è il valore legale del titolo di studio, dunque chiunque passa il test per avvocato può esercitare la professione.

    Mike quel test l’ha passato (è lui stesso a dirlo ad Harvey nella prima puntata). Il test che fa per gli altri a pagamento non è quello per esercitare l’avvocatura ma è quello per entrare ad Harvard, cosa ben diversa.

    Di conseguenza dato che il test per l’avvocatura Mike l’ha passato, l’unica cosa su cui inganna è che non è laureato ad Harvard ma NON che non può fare l’avvocato, perchè lui l’avvocato può farlo eccome (ovviamente non in quello studio, dove assumono solo studenti di Harvard).

    O sbaglio?

  34. bufalo49 scrive:

    @ Mario:
    [SPOILER] Se non ricordo male, è stato cacciato dal college, come viene scoperto da… [\SPOILER]

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