lost S0203

Proseguiamo il nostro viaggio all’interno di Lost, del suo tema e di come esso plasmi la struttura stessa della serie, con il terzo appuntamento della rubrica Lost Together, Die Alone.

Dopo l’Introduzione al tema e lo sviluppo del suddetto tema nel corso della Stagione Uno, passiamo quindi ad analizzare la stagione due e la stagione tre.

Stagione Due: “Why do you find so hard to believe?!”

Nella seconda stagione il sistema dei flashback viene rivitalizzato inserendo nuovi personaggi. Infatti facciamo la conoscenza dei “tailies”, i sopravvissuti della sezione della coda dell’aereo precipitati in un’altra zona dell’Isola. Anche in questo caso si tratta di personaggi in conflitto con un passato che si attualizza di nuovo sull’Isola: Ana Lucia combatte la sua tensione alla violenza e finisce per uccidere un’innocente, Mister Eko è un ex-signore della guerra e sacerdote che nella sua prima notte sull’Isola si trova costretto ad uccidere di nuovo, Desmond, l’uomo all’interno della Botola, è un soldato congedato con disonore che continua a scappare dalle proprie responsabilità.
Il meccanismo dei flashback si fa ancor di più sinonimo di destino dal quale non ci si può affrancare, e lo diventa attraverso le coincidenze sempre più numerose tra i personaggi della serie prima dell’incidente (Jack incontra Desmond facendo jogging allo stadio di Los Angeles, Jack assiste il padre di Shannon in fin di vita, Ana Lucia fa coppia con il padre di Jack nelle sue ultime ore di vita, Libby e Hurley sono pazienti dello stesso istituto psichiatrico, Eko incontra il sensitivo che ha consigliato a Claire di partire per Los Angeles, Desmond appena arrivato sull’Isola incontra il comandante che ha obbligato Sayid a lavorare per gli Stati Uniti durante l’operazione Desert Storm, stessa operazione in cui Sayid si imbatte nel padre di Kate, Locke per lavoro va ad ispezionare la casa della donna di cui è innamorato Sayid, e così via), mentre la “libertà” ormai è solo un atto di fede (“It is said that when John the Baptist baptized Jesus the skies opened up and a dove flew down from the sky. This told John something — that he had cleansed this man of all his sins. That he had freed him. Heaven came much later”, spiega Mister Eko a Claire in “Fire + Water“).
Per quanto riguarda gli avvenimenti sull’Isola, il destino si manifesta soprattutto nella questione “dobbiamo o no continuare a inserire i Numeri nel computer all’interno della botola ogni 108 (ovvero la somma totale dei Numeri stessi) minuti?”, storyline che termina con una sorta di tentativo di fuga da parte di Locke, che dubita della vera utilità di quell’atto reiterato, quasi rituale, e decide di smettere di “spingere il pulsante”, purtroppo fallendo ancora una volta: digitare i Numeri ogni 108 minuti serviva a sfogare l’energia elettromagnetica sotto la Botola che altrimenti sarebbe esplosa.
Il conflitto violento all’interno del gruppo di personaggi reduci dalla prima stagione si attenua, quindi l’arrivo dei passeggeri della coda è fondamentale per mantenere alto il livello di scontro (l’episodio dell’incontro/scontro tra i due gruppi si chiama appunto “Collision” e vede la morte di Shannon per mano di Ana Lucia, la quale verrà a sua volta uccisa da Michael in “Two for the Road”). I misteriosi “altri” intanto diventano i reali antagonisti della serie, e viene introdotto il loro capo, Ben Linus, inizialmente comparso come ennesimo malcapitato dell’Isola e torturato dai “nostri” in cerca di risposte.
L’unico tentativo di fuga dal Destino-Isola che sembra avere successo è quello di Michael e Walt, avvenuto però a prezzo del tradimento e dell’omicidio (Michael uccide Ana Lucia e Libby e trascina Jack, Kate, Sawyer e Hurley in una trappola ordita dagli “altri”). Ho scritto “sembra” in quanto nella quarta stagione Michael sarà di nuovo coinvolto negli eventi principali del racconto, quindi dell’Isola.

Stagione Tre: “We have to go back!”

La terza stagione è la stagione della crisi. La struttura tematica dei flashback inizia a indebolirsi, i personaggi introdotti da zero all’interno del gruppo principale sono rifiutati dal pubblico (è il caso di Nikki e Paulo, due sopravvissuti del volo Oceanic spuntati di punto in bianco all’interno della storia, serviti poi come controtema al “Live together, die alone”: abili truffatori incapaci di fidarsi l’una dell’altro, sono i responsabili della loro stessa morte, seppelliti vivi dal resto dei loro compagni in “Exposé“), mentre non avviene lo stesso per i personaggi della fazione degli “altri”, Juliet e Ben, probabilmente perché anche loro risultano afflitti dagli stessi problemi dei protagonisti: Juliet è incapace di ribellarsi agli uomini della sua vita (prima l’ex-marito, poi Ben), Ben è stato cresciuto da un padre che lo ha sempre incolpato della morte della madre, padre che poi lui stesso ha ucciso (e qui riemerge con forza la questione padre-figlio).
Gli autori cercano quindi di rilanciare il tema a livello strettamente diegetico con la trama di Desmond e Charlie: dopo l’esplosione della botola al termine della seconda stagione, Desmond inizia ad avere delle visioni riguardo la morte di Charlie. La preveggenza è un primo timido tentativo di fondere, attraverso la questione temporale dei “flash”(nella sua accezione estesa di non linearità tempo-narrativa), struttura e trama. Sotto l’ottica dello scontro tra destino e libero arbitrio la storyline termina in un pareggio: Charlie muore, ma muore scegliendo di salvare la vita di Desmond. In maniera meno diretta lo stesso tentativo viene coniugato con la questione della gravidanza di Sun, destinata a morire sull’Isola, riprendendo in maniera inversa quella del personaggio di Rose, destinata a morire di cancro sulla terraferma.
Il conflitto “sociale” continua a incarnarsi prevalentemente nello scontro tra naufraghi e “altri”, ma viene inserito un terzo polo di “altri”, quelli della nave di recupero, a cui pare strettamente legata la possibile via di fuga dal Destino-Isola di questo ciclo di puntate. Ma ormai serve un super rilancio alla trattazione tematica divenuta ormai tiepida, che giunge puntuale nel finale di stagione con l’introduzione dei flashforward.

E con questo cliffhanger ci rivediamo lunedì prossimo con le stagioni quattro e cinque.

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino (aka Rei) nasce qualche tempo fa da qualche parte. Trascorre la sua infanzia a fare qualcosa e anche qualcos'altro. Inizia purtroppo a coltivare una passione morbosa per la serialità televisiva in genere, cosa che lo porta addirittura a redigere una tesi sul “maestro” Joss Whedon. Ora, come un qualunque altro laureato italiano ex-corsista del RAI Script di sceneggiatura, complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. PS Qualcuno di nome Alice dice che assomiglia a Jason Ritter. blog - tumblr - twitter.

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Commenti
34 commenti a “Lost Together, Die Alone – Stagioni 2 & 3”
  1. Boss scrive:

    Altra analisi lucida, bravo Rei!
    Nella seconda stagione, secondo me, il tema non è stato approfondito dai nuovi personaggi e dai relativi flashback, ma proprio dall’elemento bottone. Con una sofferenza inaudita, Locke ha a che fare con il destino/libero arbitrio in un rapporto che, analizzato meglio, potrebbe ripercuotersi anche nelle scelte future di sceneggiatura.

    Come sono d’accordo sul cliffangherone finale, che oltre alla trattazione tematica serve a rilanciare l’interesse nella struttura compositiva dell’episodio e quindi nella serie in sè.

  2. Mariuzzo vostro scrive:

    Nikki e Paulo rappresentano l’emblema della parabola discendente di Lost dalla terza stagione in poi.

  3. Artax scrive:

    La seconda stagione per me è stata la migliore..e la mia scena preferita è e resterà x sempre l’inizio di Man of Science Man of Faith, sotto le note di “Make your own kind of music”!Mi ricordo ancora che quando si sente l’esplosione che fa saltare il giradischi e ho realizzato che si trattava della botola, sono andato giù di testa! :D

  4. Rei scrive:

    La risoluzione, secondo me abbastanza astuta, all’indubbio errore nell’introduzione di Nikki e Paulo è stato farli un esempio della chiara spinta controtematica. Nikki e Paulo sono “died alone”, proprio perché non hanno saputo abbracciare il “live toghether”, anzi.

  5. Bebe scrive:

    Il mio episodio preferito della seconda stagione è The Other 48 days. Dal punto di vista della narrazione il suo essere completamente in fb fino al giorno finale in cui il percorso dei tailIes si unisce a quello dei Losties.
    Non sono d’accordo sul dire che è il sistema dei fb ad avere indebolito la serie. La terza serie è stato l’apice di tutto il percorso di Lost con quel we have to go back, che rimarrà per sempre nei nostri cuori, però è stato il passaggio ai ff e poi ai fs ad aver dissestato un po’ la narrazione (secondo il mio modesto parere).
    Forse l’introduzione di Nikki e Paulo non è stata gestita nel migliore dei modi, e non è che l’episodio in cui sono stati introdotti fosse dei migliori (gusto personale, non ho mai apprezzato le puntate dedicate a Locke); però a me loro piacevano. Erano dei Losties veramente cattivi e senza possibilità di redenzione, mi sarebbe piaciuto vedere come The Authors avrebbero sviluppato la loro storia.

  6. Rei scrive:

    No, non ho mai detto che il sistema dei flashback ha indebolito la serie – tutt’altro, rimane alla base della natura stessa della serie, come ripeto ormai da due settimane – ma che il sistema flashback in se stesso si era indebolito, non era più incisivo né a livello narrativo né tanto meno a livello tematico. Esempio perfetto è l’ormai famosa puntata dei tatuaggi di Jack, totalmente inutile sotto ogni aspetto.

  7. fabrizio ciavoni scrive:

    E basta co sto Lost!!!!!

  8. nico88_bt scrive:

    fabrizio ciavoni ha scritto:

    E basta co sto Lost!!!!!

    O_o

  9. Bebe scrive:

    Rei ha scritto:

    No, non ho mai detto che il sistema dei flashback ha indebolito la serie – tutt’altro, rimane alla base della natura stessa della serie, come ripeto ormai da due settimane – ma che il sistema flashback in se stesso si era indebolito, non era più incisivo né a livello narrativo né tanto meno a livello tematico. Esempio perfetto è l’ormai famosa puntata dei tatuaggi di Jack, totalmente inutile sotto ogni aspetto.

    Scusa… Devo aver vaneggiato :) Il problema non sono tanto i fb, ma quello che ci mostrano. Per esempio quelli de La ballerina di vetro sono meravigliosi; oppure Tricia Tanaka è morta l’ho trovato spassosissimo. Per quanto riguarda gli episodi dedicati a Jack, John e Kate, sono pesanti e minuziosi per il ruolo rivestito dai tre (ciò non toglie che alcuni risultino superflui). Ti dirò che ho trovato petulante Jack (lo ammetto… team Sawyer tutta la vita) anche nel ff di Attraverso lo specchio.

    Ciò non toglie che le prime tre stagioni veramente sono favolose. Io sto scrivendo la tesi proprio su Lost ed ho abbandonato ogni speranza di poter estrapolare solo un paio di episodi delle prime tre serie.

  10. Dextha scrive:

    Si, sono d’accordo su Nikki e Paulo: trovata atroce risolta in maniera astuta e a tratti brillante. Exposè è un ottimo episodio, anche se non sopporto l’idea che Nikki e Paulo abbiano scoperto un casino di cose senza rivelarle ad anima viva. E’ vero anche che nella terza stagione i flashback dei “vecchi” personaggi (quelli dalla prima stagione) risultano più deboli (per via degli spunti tragici ormai analizzati e quasi esauriti, con eccezioni tipo Charlie, che viene riconfigurato in vista della sua morte), e che si sentiva con forza la necessità di un cambiamento-

  11. TrustNo1 scrive:

    Io invece non trovo affatto debole la terza, escludendo un ciclo iniziale non troppo esaltante con la parentesi Nikki/Paulo. Anzi, ha dirla tutta è forse la mia preferita. Non essendoci la fretta dettata dal contratto stabilito per ultime tre stagioni i personaggi sono ancora ben sviluppati, senza comunque trascurare l’intreccio narrativo. Questa a conti fatti è la stagione più rivelatoria di tutte in termini di misteri: si scopre moltissimo sulla storia recente dell’isola, sugli Altri, il background DHARMA-Nativi, viene palesata la natura senziente del fumo nero, ci sono soluzioni a trame iniziate nella prima stagione (Ethan-Claire, la torre radio, il cavo sulla spiaggia); senza contare di quanto sia importante per lo sviluppo di personaggi come Sawyer e Locke.
    L’intero ciclo finale è poi spettacolare, non credo di aver più rivisto una sequenza di episodi di così alto livello narrativo ed emozionale.
    Altro che crisi…

  12. Dextha scrive:

    Io infatti la ritengo una buona stagione, ottima per quanto riguarda le parti sull’isola, più debole per quanto riguarda i flashback. E concordo sul ciclo finale, davvero spettacolare.

  13. Mariuzzo vostro scrive:

    TrustNo1 ha scritto:

    L’intero ciclo finale è poi spettacolare, non credo di aver più rivisto una sequenza di episodi di così alto livello narrativo ed emozionale.
    Altro che crisi…

    De gustibus, tuttavia continuo a pensare che il picco massimo per Lost sia stato raggiunto con l’ultimo episodio della prima stagione.
    Ho continuato a seguirlo anche nelle stagioni successive alla terza per empatia nei confronti del personaggi piuttosto che per come gli autori avevano deciso di far evolvere la storia, che, a mio parere, ha avuto uno scivolone pauroso con l’introduzione/soppressione dei personaggi di Nikki e Paulo.

  14. Sigur Ròs scrive:

    Va be’, solita roba. La seconda stagione comunque sì, è uno dei livelli più alti toccati dalla televisione in questo decennio. Già alla terza come serie comincia a cigolare, per poi crollare totalmente su sé stessa.

  15. Deda scrive:

    Approfittando di alcuni giorni di ferie mi sono messa in pari: questa sera ho visto il finalone e l’ho condito di qualche lacrimuccia ;-D
    Tornando alle due stagioni in questione… non capisco perchè questo accanimento contro il tatuaggio di Jack ;-) . “He walks among us but he’s not one of us”, ci leggo molto della sua essenza: innanzitutto è un “shepard”, un pastore di anime, che riesce a condurle fuori dall’isola. Achara, la ragazza tailandese, gli rivela che il fatto stesso di essere un leader lo rende un uomo solo. Il peso di questa responsabilità ha ucciso suo padre ed è quello che tiene bloccato anche lui.

    Kate: “Yeah I’m sorry! I’m sorry that I’m not as perfect as you, I’m sorry that I’m not as good!”
    Jack: “What’s going on with you?”
    Kate: “Just forget it”
    Jack: “No, don’t walk away from me”.

    Gli altri lo allontanano perchè non lo percepiscono come uno di loro: è troppo perfetto, non manifesta bassezze. Lui, per vincere il suo isolamento, continua imperterrito a fare ancora meglio, cerca di essere sempre all’altezza, nella speranza di non essere lasciato solo.
    E’ un Catch 22 (altro grande libro citato nella serie), una situazione senza via d’uscita, a meno di un “leap of faith”. Per spezzare questa coazione a ripetere è necessario lasciare il noto per l’ignoto. Gli uomini sono bestie strane: a volte indugiano in comportamenti che li fanno soffrire solo perchè sono loro noti. L’ignoto fa paura.

    Solo alla fine Jack si affranca: smette di essere il leader, è confuso e si lascia guidare dagli altri. E’ il salto che deve compiere per accettarsi pienamente e accettare la propria solitudine. E’ questa consapevolezza che gli dà il coraggio di assumere il ruolo che gli conferisce Jacob e di rimanere solo sull’isola, che gli permette di condurre gli altri naufraghi alla salvezza.

    Ma quando Isabel interpreta la scritta del tatuaggio, Jack le risponde “”That’s what they say. That’s not what they mean”. In realtà Jack, così come gli altri naufraghi, è sempre stato consapevole di essere già altrove.

    Per questi motivi la puntata del tatuaggio non mi è sembrata inutile, magari mal riuscita, ma non inutile.

  16. TrustNo1 scrive:

    La puntata del tatuaggio è semplicemente pessima, senza se e senza ma.
    Credo fosse quella rigirata per intero dopo che i nastri erano andati distrutti incidentalmente…
    Nikki e Paulo sono stati uno scivolone, ma che nel complesso ha inciso davvero poco, visto che hanno avuto comunque uno spazio ridotto.
    Per me si incomincia a lentamente a decadere con la quarta stagione, non per la mancanza di idee (anzi, alcune sono ottime), ma per il fatto che i personaggi sono in totale balia della trama. Da quel momento Lost diventa da character driven a plot driven: si guadagna in quanto a ritmo, ma si perde parecchio in quanto alla caratterizzazione dei personaggi. Basta vedere come il sacrificio di Charlie, personaggio che faceva un pò da collante nel gruppo, viene dimenticato nel giro di una puntata, con hurley che torna subito al suo ruolo di bonaccione come se niente fosse. Non che manchi il coinvolgimento, anzi, ci sono molti ottimi colpi di scena e The Costant è sicuramente tra i miei episodi preferiti, ma le dinamiche di gruppo perdono di realismo e pochi personaggi importanti guidano il resto del gruppo inconsapevole che nemmeno si pone domande…
    Lost resta sino alla fine coinvolgente, ma ad un certo punto acquista un retrogusto di artefatto e poco plausibile…

  17. laris scrive:

    se devo fare un elenco dei miei episodi preferiti di queste due stagioni ci metto dentro la 2×15 “Maternity Leave” (Claire), 2×13 “Live together die alone” (Desmond), 3×09 “Déjà Vu” (ancora Desmond, e qui pensavo sarei schiattata d’infarto prima di arrivare ai 40 minuti) e 3×21 “Greatest Hits” (Charlie). Ma mi sono piaciuti molto anche i primi due episodi dedicati ai due Altri, “Not in Portland” (Juliet) e “The man behind the curtain” (Ben)….

    Concordo sul fatto che “Tricia Tanaka is dead” sia stata una puntata spassosa, la musica del furgoncino Dharma ha appena ricominciato a ronzarmi nelle orecchie… e concordo anche sull’episodio dei tatuaggi di Jack: salvo solo il finale, ossia la frase di Isabel e la bellissima combinazione musica/immagini mentre la barca lascia l’isola dell”Idra…

    domandina per Rei: ma se fai queste bellissime recensioni/analisi ad un anno dalla fine di Lost…tra un paio di annetti non è che fai (te o qualcun’altro qui di Serialmente) la stessa cosa per i 10 anni dalla fine di Buffy? Sarebbe il top :)

  18. Rei scrive:

    @ TrustNo1:
    Ma infatti la terza non è da buttare, dico però che è quella in cui il sistema Lost delle prime due stagioni inizia a cigolare. Infatti la serie si riprende quando gli autori sanno la data di chiusura della serie (da circa metà stagione) e sanno sfruttare al massimo gli ultimi flashback dei personaggi, visto che ormai sanno che passeranno ad altro. Puntate come The Man from Tallahassee, D.O.C., The Brig, The Man Behind the Curtain, Greatest Hits sono tra le migliori di sempre, e il finale di stagione è il più bello che la serie abbia mai prodotto.

    @ laris:
    Guarda, io su Joss Whedon c’ho fatto la tesi di laurea, non mi provocare ;-D

  19. Cilone scrive:

    Grande seconda stagione ma, a posteriori, dalla terza stagione lo “zigzagare” degli autori mi pare evidente: non è voluta a tavolino ma sono effetti collaterali dovuti a noie interne come ad esempio attori che lasciano il cast o (sopratutto!) adattamenti al volo per venire incontro ai gusti del pubblico smentendo di proposito le teorie del fandom. Ammetto che con me ci son riusciti alla grande spiazzandomi sempre ad ogni maledettissimo finale di stagione :D
    Inutile negare che gran parte del fascino di Lost risiede nel saper costruire misteri stuzzicanti, resi possibili da un astuto utilizzo di indizi volti a far intendere che gli autori abbiano un piano preciso. Tutti (o quasi, dai) abbiamo continuato a seguire la serie spinti dalla curiosità di trovare un senso al delirio. Da questi problemi gli autori riescono comunque a svincolarsi con sbalorditiva bravura, il che contribuisce a mantenere alti i ratings di ascolto. Se a questo aggiungiamo degli splendidi protagonisti, ecco spiegato il grande e meritato successo.
    Pensiamo solo anche a come abbiano saputo introdurre un personaggio come Jacob (che poi si rivelerà centrale) solo nella terza stagione! Lindelof & Cuse giocano ad aggiungere nuovi elementi in corsa impilando nuovi interrogativi e citazioni letterarie evitando in modo sapiente (o truffaldino?) di giungere al dunque. Allo spettatore di tanto in tanto viene solo lanciato qualche osso per tenerlo buono e non perderlo. Non basta? Ma ragazzi miei “Ogni risposta condurrà solo a un’altra domanda!”.
    Ecco uno dei motivi principali per cui, a mente fredda, risulta evidente il perché non potrà mai esistere un successore di Lost: una volta rivelato il trucco, il giochino è divertente come vedere una partita di calcio conoscendo il risultato. Nullo.

  20. Dextha scrive:

    @ Cilone:
    Credo ci sia del vero in quello che dici, ma mi permetto di dissentire su alcuni passaggi. Ad esempio, lo “zigzagare evidente” riferito alla terza stagione – fatta eccezione di Nikki e Paulo – non lo vedo, mentre per Mr Eko (eliminato alla quinta puntata) non credo ci sia stato un cambio di programma (nel senso, l’attore voleva andarsene, e lo sapevano da inizio stagione, e se l’hanno salvato nella terza puntata era solo per dargli la possibilità di uscire con un proprio episodio). Altri cambi di rotta non ne vedo, francamente. Per quanto riguarda l’uscita del nome di Jacob, coincide con l’avvicinarsi agli Altri. Nelle prime due stagioni vediamo pochissimo gli Others, per cui non era necessario fare uscire il suo nome. In ogni caso Ben nella seconda stagione accenna ad un uomo “brillante” e “magnifico”.
    E’ vero che l’abilità degli sceneggiatori è stata anche quella di ingannare lo spettatore, di spiazzarlo continuamente, di distrarlo, di attirarlo.
    Per quanto riguarda il “successore di Lost”, credo che la cosa sia vera in parte. Lo spettatore può essere riattirato nel vortice delle supposizioni. Bisogna solo convincerlo che ne valga la pena, cosa che prodotti come Flashforward e The Event non sono riusciti a fare per svariati motivi.

  21. Cilone scrive:

    @ Dextha:
    Ora non ricordo episodio per episodio, quindi potrei anche sbagliare dato che vado piu o meno a memoria. La terza stagione è stata, per me, la piu’ noiosa delle sei pur rimamendo tutto sommato godibile. Era un periodo in cui attendevo “risposte” e invece ho notato questo zigzagare tra le varie storie e tra i possibili nuovi sviluppi.
    Il continuo inserimento di nuovi personaggi (Nikki e Paulo ne sono l’apice) è un chiaro sintomo di “stiamo allungando il brodo”. E’ un meccanismo narrativo ben noto.
    Quindi il zigzagare non era inteso come “dietrofront”, ma come “salto di qua e di la” (lasciami passare il termine, ora non me ne vengono di piu’ appropriati…). Insomma, mi ricordo che all’epoca mi son un po’ rotto le palle.
    Ti faccio un esempio con un episodio per me chiaro: 3×09 “Déjà Vu”. Secondo me il piu’ bello della stagione o forse semplicemente quello che ricordo di piu’ dato il mal di testa che mi ha procurato. Sembrava essere un episodio cardine di un qualcosa (come “The Constant” nella stagione successiva), per poi rivelatarsi fine a stesso (scoperto solo alle fine naturalmente).
    Altra cosa spiazzante è stato, tra la seconda e la terza stagione, la cancellazione del numeri dalla memoria dei protagonisti: nessuno chiedeva piu’ nulla! Avete pigiato il tasto per una intera stagione, maledizione! Avete visto una colonna viola all’esplosione del Cigno! Poi ho scoperto che c’era stata la “Lost Experience” che spiegava (anzi, faceva intuire) parzialmente la faccenda. Non molto corretto direi. Giuro che quando incontro qualcuno che ha visto Lost ancora oggi mi chiede “ma che cazzo erano quei numeri?” E io giu’ di spiegone :D
    Anzi, vedo che pure voi avete ignorato il problema dei numeri di Valenzetti… ;)

  22. Artax scrive:

    A proposito dei famosi numeri della serie..mi sono imbattuto solo adesso in qst notizia datata gennaio, ecco il link: http://www.buddytv.com/articles/lost/hurleys-numbers-arent-so-unluc-38974.aspx
    lol 9078 persone!ahah

  23. TrustNo1 scrive:

    Zigzagando o meno la terza stagione ha fornito in realtà molte più risposte delle precedenti (vedi mio post precedente), anche se ovviamente ha introdotto nuovi quesiti. Deja Vu è stato un episodio cardine perchè ha introdotto la tematica dei viaggi nel tempo, dell’inesorabilità del destino (whatever happened, happened, tema centrale della quinta stagione) e ha delineato la capacità di Desmond di resistere all’elettromagnetismo, cosa che è stata sfruttata più volte sino al finale della serie stesso. Se questo è un episodio fine a sè stesso ;)
    E’ vero, i numeri sono stati abbandonati fino alla sesta stagione, ma in fin dei conti era solo Hurley che ne era ossessionato, per gli altri erano solo un codice da inserire in un pc non più esistente.
    Se vogliamo unire la storia di valenzetti più quella dei candidati in effetti una soluzione ci può stare.
    I numeri sono parametri chiave di quell’ipotetica equazione sulla fine del mondo, ma sono anche il valore associato agli ultimi candidati di Jacob: se questi fossero stati tutti uccisi, il ‘male’ rappresentato dal MIB si sarebbe liberato nel mondo portando distruzione. Altro bel dualismo scienza-fede.
    Ovvio, è una mia interpretazione che gli autori manco si sognavano all’epoca della seconda stagione, ma tutto sommato calza.

  24. Cilone scrive:

    TrustNo1 ha scritto:

    Deja Vu è stato un episodio cardine perchè ha introdotto la tematica dei viaggi nel tempo, dell’inesorabilità del destino (whatever happened, happened, tema centrale della quinta stagione) e ha delineato la capacità di Desmond di resistere all’elettromagnetismo, cosa che è stata sfruttata più volte sino al finale della serie stesso. Se questo è un episodio fine a sè stesso …

    Ok, ok, è vero, ma al termine della stagione 3 questo non traspariva affatto. Se vogliamo ampliare il discorso anche alle stagioni successive allora potrebbe anche andare, ma comunque il discorso che fa Eloise a Desmond, che sembrava il fulcro della puntata, non c’azzecca un fico secco lo stesso con il resto della stagione. WTF cosmico poi parzialmente (diario del figlio) recuperato, ma non del tutto (l’uomo con le scarpe rosse!).
    Cmq non c’è da sorprendersi, anche Lynch dichiarò candidamente di non avere la minima idea di dove stesse andando a parare e che il suo gruppo stava procedendo spesso “a braccio” durante la seconda stagione si “Twin Peaks”. E già, ci vuole abilità direbbe Vasco, e Lindelof & Cuse sono stati molto bravi in questa arte.

  25. Deda scrive:

    I livelli di lettura della serie dipendono dagli occhi dello spettatore. “Life is easy with your eyes closed”… il bello di questa serie è proprio questo. La comunicazione non è mai a una via: chi ascolta e guarda, rielabora il messaggio con gli strumenti che ha per comprenderlo. Questi strumenti possono essere più o meno evoluti.
    Potrei segnalarvi l’articolo che segue con la convinzione che, una volta letto, ciascuno di noi arriverebbe ad un livello più profondo di comprensione della serie. Ma la storia dei nostri naufraghi ci insegna che un “leap of faith” è un atto individuale e che, per arrivarci, ognuno compie un percorso differente più o meno lungo. Quindi non mi faccio questa illusione.

    http://lostpedia.wikia.com/wiki/User_blog:Mystimus/LOST:_Australia_is_the_Key_to_the_Whole_Game

    L’ho scoperto solo ieri ma a quanto pare è online da circa un mesetto. Un tizio del Texas tenta di spiegare la famosa sequenza numerica. Secondo me, almeno in parte ci riesce. Ma c’è da scavare ancora e io ho già la vanga in mano ;-D

  26. Dextha scrive:

    @ Cilone:
    La puntata serviva anche per la stagione stessa, poiché veniva introdotto il filone sulla morte di Charlie. Il tizio con le scarpe rosse serviva proprio ad esplicare il concetto di destino. Charlie era destinato a morire, se veniva salvato dal fulmine, sarebbe morto in altri modi. Questo filone è stato portato avanti per tutta la stagione, ovviamente nella parte riguardante Desmond e Charlie.

  27. laris scrive:

    Cilone ha scritto:

    il discorso che fa Eloise a Desmond, che sembrava il fulcro della puntata, non c’azzecca un fico secco lo stesso con il resto della stagione.

    Secondo me invece ci azzecca eccome… da quel momento Desmond tenterà in tutti i modi di salvare Charlie, ma alla fine il destino avrà il soppravvento e lui morirà comunque… e gli autori sono stati abili: hanno fatto in modo di mantenere una buona fetta di pubblico, quelli più “sentimentali”, che magari si stavano stancando dei troppi misteri…e la conferma l’ho avuta facendo guardare Lost a mia madre, che durante le puntate più fantascientifiche fa fatica a restare sveglia, mentre dalla scena “tu morirai, Charlie” al finale della terza stagione era tutta agitata perchè doveva scoprire se Charlie sarebbe morto, mentre in quasi 4 stagioni che ha visto non si è mai chiesta che ci facessero degli orsi polari lì -.-

  28. Cilone scrive:

    Dextha ha scritto:

    Il tizio con le scarpe rosse serviva proprio ad esplicare il concetto di destino.

    Intendevo il fatto che Eloise mi pare ammettesse di sapere che il tizio sarebbe morto. E come faceva a saperlo? Era scritto sul diario di Faraday anche quello?
    Forse mi sbaglio, ma Desmond in “Deja Vu” va indietro nel tempo o in una realtà alternativa? Non mi pare si ricordasse gli avvenimenti che succedono (tranne la foto finale). Ha realmente incontrato Charlie nel passato?
    Insomma secondo me una puntata in cui D&C hanno giocato alla grande con le mie povere meningi!
    La questione “Deja vu” mi ritornerà in mente solo nella nella sesta stagione fuorviandomi sui FS, ma ne parleremo piu’ avanti.

  29. Dextha scrive:

    Cilone ha scritto:

    Intendevo il fatto che Eloise mi pare ammettesse di sapere che il tizio sarebbe morto. E come faceva a saperlo? Era scritto sul diario di Faraday anche quello?
    Forse mi sbaglio, ma Desmond in “Deja Vu” va indietro nel tempo o in una realtà alternativa?

    La conoscenza della Hawking rimane una questione aperta. C’è chi – come me – pensa che abbia viaggiato nel tempo (come il topo di Daniel). Ma comunque è certo che molti fatti li abbia scoperti tramite il diario del figlio (l’importanza di Desmond ad esempio).

    Per maggiori dettagli: http://lostpedia.wikia.com/wiki/Daniel's_journal

    Desmond in Flashes Before Your Eyes (Deja Vu) viaggia nel tempo con la coscienza (nel passato), e continua a farlo per tutta la stagione (vedendo sprazzi di possibili futuri), esattamente come in The Constant. Nel corso della terza stagione Desmond (come probabilmente la Hawking prima di lui) impara che la realtà trova sempre il modo di correggere gli eventi, e non c’è modo di cambiare il destino.

  30. Ricky scrive:

    Guardatevi i “Lost Untangled” su youtube, con un host mica da ridere: il Dr. Pierre Chang! Sono fenomenali!

  31. Deda scrive:

    @ Ricky:
    HAHAHAHAHA! Grazie per la dritta, dude! Mi stanno facendo sbellicare dalle risate :-D

  32. Dalila scrive:

    @ nico88_bt:

    Guardatelo, poi ne riparliamo ;)
    @ fabrizio ciavoni:

  33. anto scrive:

    x Rei
    se non sono indiscreto, in cosa ti sei laureato?

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