turbato

Terza e ultima parte di “farsi del male per il lulz” o anche “Smallville sta per finire e ho già degli inspiegabili, violentissimi attacchi di nostalgia”. Giusto un paio di giorni fa tornava in scena nel contesto più pacchiano e spaccaculi possibile (dico solo arena + gladiatori, ma ci arriveremo a tempo debito, GIURO) quel dio tra gli uomini che è Callum Blue, ma la professionalità e il piacere di centellinare le cose belle (e ammucchiare in un solo post quelle brutte) ci impone prima di finire di recuperare gli arretrati, anche perché some serious continuity is going on in questi episodi, dove con “continuity” intendo che succedono ben una e mezza, quasi due cose che potrebbero avere rilevanza entro la fine della serie, e con “serious” intendo, ovviamente, “NO”.

10×13 – BEACON

• Cosa succede. Mamma Kent, che fa la senatrice buona, è impegnata in un discorso a favore dei supereroi quando qualcuno le spara (senza però ucciderla) e subito tutti a pensare che sono i suoi avversari politici, e invece è stato STO CAZZO. Ah ah, che scherzone, in realtà è stato il giovane Lex-clone, (da qui in poi, per comodità, Alexander), quello di cui si erano perse le tracce un fottio di episodi fa e francamente anche il ricordo, quindi procedo con un breve ripasso: Lex Luthor si era fatto un sacco di cloni che non gli assomigliavano per sopperire al fatto che Micheal Rosenbaum era uscito dal cast (a proposito, è straconfermato che comparirà nel series finale, ma se volete vederlo con i capelli, fa il fidanzato truzzo nel divertentissimo Breaking In), ma ora sono tutti morti tranne uno, il prepubere Alexander che possiede le ossessioni e alcuni ricordi del Lex originale, e quindi odia Clark Kent in maniera maniacale e paranoide senza però un vero motivo. Il suo piano era di sparare a Mamma Kent con un proiettile di kryptonite pensando che Clark si sarebbe buttato in mezzo per proteggerla, ma purtoppo aveva sopravvalutato Clark Kent.

Nel frattempo il Lionel venuto dall’universo alternativo ha preso possesso dell’impero dei Luthor perché a quanto pare in Smallville nessuno ti chiede “come cazzo è possibile, sei tipo morto quattro anni fa”, e ha deciso di prendere Alexander sotto la sua ala per qualche motivo che non ho avuto voglia di stare a sentire, ma come capita spesso in questi casi — prendere sotto la tua ala uno squilibrato che spara pallettoni di kryptonite — Alexander si ribella e cerca di fare una carneficina.
Clark risolve la situazione con un meraviglioso discorso sulla famiglia e sul buono che c’è in ognuno di noi e affida un Alexander confuso ma pentito alle cure di Tess, che ispirata dalle parole di Clark decide di ammazzare Alexander nel sonno perché ormai è troppo pericolso. Colpo di scena finale: Tess prova a infilzarlo con una SIRINGA DI CIANURO, ma la siringa si piega a contatto con la sua pelle.

Degna di ammirazione la side-story in cui Lois e Chloe, per convincere l’AMERICA a votare contro la proposta di legge per schedare i supereroi (ma se si deve ancora votare perché LA GESTAPO un paio di episodi fa stava già arrestando gente?) HACKERANO L’INTERNET e lo intasano di video di brava gente americana che dice grazie supereroi che siete super e ci date la speranza a noi brava gente americana. Grazie al potere della democrazia, della brava gente americana e del video streaming, alla fine la legge per schedare i supereroi non passa.

• Il citazionone L’intera trama orizzontale che riguarda il clone di Lex si rifà, molto alla lontana, a una storyline del fumetto, in cui il Lex originale, malato di cancro, trasferisce la propria mente in un corpo clonato più giovane, più forte e con ancora i capelli (si fa chiamare “Lex Luthor II“); il carattere di merda e il fatto che tutti si rivolgano al clone come “Alexander” e non “Lex” può essere invece un riferimento ad Alexander Luthor Jr., un figlio di Lex venuto da un altro universo che ogni tanto è buono, ogni tanto cattivo.
Plus, Oliver cita sé stesso, utilizzando un “travestimento” che è pressoché identico al suo costume da Green Arrow. Umorismo involontario go! go!

• Cosa copia. L’8 gennaio 2011, a Tucson, in Arizona, un ragazzo di 22 anni ha sparato su una folla durante un comizio politico uccidendo 4 persone e ferendone una decina tra cui la deputata democratica Gabrielle Gifford, bersaglio dell’attentato: questo episodio andava in onda il 14 febbraio, a poco più di un mese di distanza, ma con tutto il male che penso della serie mi riesce difficile credere possa essere stato scritto e girato in fretta e furia solo per cavalcare un evento di cronca — se non altro perché molto difficile dal punto di vista pratico. In ogni caso, la tempistica ha davvero dell’inquietante, e quando Clark guarda in macchina, constata che il proiettile indirizzato a sua madre era fatto di kryptonite e annuncia solenne “This wasn’t political. It was personal.” una scena già brutta di suo assume un pessimo gusto tutto particolare.

• Guest starring. Annette O’Toole nel ruolo di Mamma Kent; in più, per interpretare il clone di Lex, in uno slancio di coerenza e professionalità che generalmente non gli appartiene, gli autori stanno usando Lucas Grabee, lo stesso attore che aveva interpretato Lex da bambino in alcuni flashback della stagione 6.

• La linea romantica. Lois e Clark interagiscono pochissimo in questo episodio ma ciò non significa che gli autori possano dimenticarsi dell’AMORE per 40 interi minuti! Lois incontra Mamma Kent che le ricorda quanto sia importante per IL DESTINO DELL’UNIVERSO che lei e Clark stiano assieme, le dà la sua benedizione in vista dell’imminente matrimonio e le regala anche uno di quei ciondoli di merda che gli americani si regalano sempre accompagnandoli a frasi come “me lo regalò mia suocera e sua suocera prima di lei e così a ritroso fino all’età della pietra”.

• Cosa resterà. Cosa NON resterà: dopo dieci anni di onorata carriera va finalmente a fuoco Il Castello dei Luthor!!

10×14 – MASQUERADE

Gesù Cristo, questo è veramente pallosissimo, mi tocca parlarne solo perché contiene il più vergonoso e spudorato rip-off dell’intera serie — almeno fino al prossimo episodio. Chloe e Oliver vogliono passare una serata romantica in un ristorante trendissimo e per ottenere un tavolo fanno finta di essere una coppia che ha prenotato — i Joneses; i Joneses però, most spectacular coincidence ever, sono in realtà una coppia di agenti segreti in incognito, e visto che siedono al loro tavolo, Chloe e Oliver vengono scambiati per loro e coinvolti loro malgrado in un caso pesissimo di omicidi su cui i veri Joneses stavano indagando. Boom! Suona qualche campanello? Non è “simile”, non è “ispirata a”, questa è la trama di Date Night (Notte folle a Manhattan in Italia), commedia degli equovoci pseudo-action con Tina Fey e Steve Carell uscita in USA esattamente un anno fa.
E il bello non è tanto che sono così disperati da copiare una commedia (peraltro non esattamente un successone di critica o di pubblico) pur di riempire un po’ di minutaggio quando, almeno in teoria, si starebbe facendo una serie su Superman, ma che il rip-off stesso si basi su un presupposto che è una forzatura gigantesca: com’è possibile che nessuno riconosca Oliver Queen e tutti lo scambino per quato Mr. Jones? E’ playboy miliardario che combatte il crimine vestito di verde e tiene una conferenza stampa una volta ogni due giorni, è tipo l’uomo più famoso di Metropolis ed è lui stesso a ricordarcelo all’inizio dell’episodio! Una volta pensavo che per chi scrive Smallville l’importante fosse tirare avanti, non importa se per farlo si finiva a scopiazzare qualcosa, ma a quanto pare l’importante è scopiazzare qualcosa e non importa se per farlo la storia prende una direzione completamente insensata! Fare blooper pur di copiare, cioè, dai, è un livello di FAIL tutto nuovo persino per loro.

In appendice, tutti (?) iniziano inspiegabilmente a notare quanto Clark assomigli a The Blur (inspiebailmente perché non c’è nessun nuovo motivo per pensarlo, se escludiamo il fatto che sono entrambi esseri umani alti e bipedi, e se ci fosse, perché proprio adesso e non, chessò, quattro anni fa?) e così Lois cerca di convincere Clark a combattere il crimine indossando un cappuccio e degli occhiali da sole — idea che nonostante l’assoluto appeal (nessuno sembra notare che è esattamente il costume di Green Arrow!) viene sonoramente stroncata portando Clark alla decisione di cammuffarsi, cioè portare gli occhiali, quando non combatte il crimine, anche se in realtà non inizierà a portarli prima di altri tre episodi: ennesima dimostrazione che le puntate non stanno andando in onda nell’ordine in cui sono state pensate.

Ah, e alla fine si capisce che Oliver è stato CORROTTO DALL’OSCURITA’ perché se spegni la luce gli si vede una gigantesca omega sulla fronte, che immagino dovesse sembrare un plot-twist serissimo, ma a me ha fatto un sacco ridere perché se C.S.I. mi ha insegnato qualcosa è che tutto quello che si illumina in quella maniera quando spegni la luce è sperma.

10×15 – FORTUNE

• Cosa copia. Non c’è un modo facile per dirlo e conto che probabilmente siate già seduti, quindi togliamo ci subito il pensiero: questo episodio è il rip-off di The Hangover. E no, anche in questo caso non è una citazione, non è un’influenza, è The Hangover, perché, cazzo ragazzi, a sei episodi dalla fine era INDISPENSABILE rifare una stoner comedy su un gruppo di amici che fa cose pazze a Las Vegas — ma in Kansas e coi superpoteri.

• Cosa succede. Più o meno TUTTO quello che succede nel film di Todd Phillips — o almeno quello che sono riusciti a mettere in 40 minuti — e nello stesso esatto ordine: c’è il party di addio al celibato, gli amici che brindano (ancora una volta per motivi di budget e di casting “gli amici” di Clark sono solo Oliver e quasi estraneo dottor Hamilton — questa cosa è così triste che fa quasi male), l’ingestione accidentale di sostanze psicotrope e il blackout; il risveglio in cui nessuno ricorda niente, i personaggi devastatissimi, pezzi d’arredamento distrutti, membri del party mancanti, qualcuno che si è sposato anche se non se lo ricorda, e un animale buffo perché già che ci siamo omaggiamo anche il II; la struttura con il buco narrativo al centro e la quest per scoprire cosa è successo la notte prima attraverso una serie di indizi che i personaggi si trovano addosso; c’è addirittura la scena finale in cui trovano una macchina fotografica (qui una telecamera) e scorrendo le immagini scoprono cosa hanno fatto esattamente. Di suo Smallville ci mette:
- Superman ubriaco;
- una spiegazione “MOIGE approved” alle sostanze psicotrope assunte dai protagonisti come non se ne vedevano dai tempi in cui mediaset si impegnava un casino a censurare i cartoni animati giapponesi: non il GHB come in The Hangover, ma — wait for it — LO CHAMPAGNE MAGICO.

• Il citazionone Sospettando forse che “CHAMPAGNE MAGICO” non fosse una vera risposta, gli autori hanno aggiunto coerenza alla struttura instrinseca del plot specificando che “lo CHAMPAGNE MAGICO è un regalo di Zatanna“. Che di fatto non compare neanche nell’episodio, viene a malapena nominata e non c’è modo di capire per quel motivo abbia spedito a Clark quella bottiglia, ma, ehi, Zatanna è una maga + serve drogare i personaggi ma non possiamo dire “droga” = Zatanna ha stregato una bottiglia di spumante, problema risolto, stronzi.

• La linea romantica. E’, per l’appunto, il party di addio al celibato di Clark/nubilato di Lois. Contemporaneamente. La mattina dopo Clark teme che abbiano tutti bevuto così tanto che Lois abbia deciso di non sposarlo più (logic conclusion is logic), mentre Lois si lagna per l’intero episodio perché ha perso l’anello di fidanzamento e pensa che se Clark lo scopre non la amerà mai più. Purtoppo nessuna delle due cose si avvera e alla fine della puntata Clark e Lois si amano più di prima. Intanto Chloe e Oliver si sono sposati mentre erano sotto gli effetti dello CHAMPAGNE MAGICO e mi pare di aver capito che decidono che va bene così anche se, senza alcun motivo particolare, Chloe deve lasciare Metropolis. Quindi praticamente hanno optato per un matrimonio a distanza. Nulla da ridire, mica tutti possono amarsi come Clark e Lois.

• Cosa resterà. Non mancano i soliti difetti strutturali che affliggono la serie da sempre (cattiva recitazione, dialoghi estenuanti, pessima gestione dei tempi) e non credo di dover spiegare perché rubare una sceneggiatura e chiamarlo “omaggio” è sbagliato sotto qualsiasi aspetto la si guardi, eppure abbiamo forse davantio uno degli episodi più divertenti (o meglio, uno degli unici episodi divertenti) che abbia mai fatto Smallville, e questa volta c’è il serio rischio che sia voluto! Clark ubriaco, Oliver in versione drag-queen, Emil e Tess che fanno un numero musicale di un minuto e mezzo travestiti da Elvis e June Carter Cash sono cose di una follia che rasenta il genio. Un episodio leggero e spensierato, in cui i personaggi fanno gli scemi e si prendono in giro, ci sta, non avrei nessun problema al riguardo neanche se me lo piazzassero una settimana prima del gran finale; il problema è semmai che il massimo picco qualitativo che una serie sci-fi ha toccato in dieci stagioni è una succesisone praticamente casuale di gag che nasce dal rip-off di una commedia di due anni prima. Quindi anche quando ne imbrocca una, Smallville riesce a ricordarci quanto è fatto male.

10×16 – SCION

• Cosa succede. La rivelazione di tre episodi fa (Beacon, di qui questo episodio è praticamente il remake non richiesto) che il pericolosissimo clone minorenne di Lex Luthor è INUCCIDIBILE sembrava essere caduta nel vuoto come un buon 80% dei filoni narrativi di Smallville e infatti non ci stavo più pensando, anche perché, beh, sono passati tre episodi e nessuno ne aveva più parlato. Viene fuori invece che grazie alla most convenient amnesia ever Alexander non ricorda più NIENTE di quando era pazzo e cattivo e odiava Clark ed è quindi pronto ad essere riciclato come personaggio buono (e di nuovo cattivo e poi ancora buono e poi di nuovo cattivo — classic Smallville), mentre la recente invunerabilità si spiega col fatto che Alexander è sì un clone di Lex ma un po’ anche un clone di Clark perché sì, E’ ESATTAMENTE COSI’ CHE FUNZIONA LA GENETICA.

Ora Alexander si fa chiamare Conner, ha i capelli neri (non ci è dato sapere se si sia svegliato così o se li sia tinti, ma tre episodi fa erano ROSSI) e gli stessi poteri di Clark, ragion per cui Tess decide che deve essere Clark a prendersi cura di lui (non completamente a torto: quando va bene Tess è una madre assente che si dimentica di lui per interi mesi, quando va male cerca di ucciderlo nel sonno col CIANURO) il quale non è poi così dispiaciuto da avere in giro per la fattoria un ragazzetto che è — e qui cito — “the genetic love child of Clark Kent and Lex Luthor” e che stia ad ascoltarsi i suoi interminabili discorsi sulla fiducia in sé stessi e l’importanza della famiglia.
Tutto procede in questo quadro idialliaco fino a quando non arriva il solito Lionel Luthor a cacare il cazzo e si ripete lo stesso identico schema di Beacon: Lionel approffitta della confusione di Alexander Conner per farlo passare dalla sua parte (questa volta aiutandosi con la kryptonite rossa, che non è una vera stagione di Smallville se non c’è la kryptonite rossa) ma la cosa gli sfugge di mano, Alexander Conner si ribella e cerca di fare una carneficinale minacciando le vite delle persone care a Clark (in Beacon era Martha Kent, qui Lois) finché Clark non riesce a riportarlo alla ragione con… indovinate un po’? Un discorso!

• Il citazionone Conner è l’interpretazione Smallvilliana, e inaspettatamente fedele, dell’attuale Superboy, clone adolescente di Superman + Lex Luthor (quindi per una volta non possiamo prendercela con gli autori di Smallville per aver sparato la minchiata — Conner è veramente il figlio in provetta di Clark e Lex) che vive a Smallville e combatte il crimine con un paio di jeans e una t-shirt nera col logo rosso di Superman.
Da non confondere col Superboy pre-crisi, che era sempilcemente Superman/Clark Kent ma più giovane — che è poi l’idea che ha ispirato Smallville all’inizio — sul quale forse ricorderete il telefilm poverissimo che fecero nei primi anni 90. Io non mi perdevo un episodio, e inizio a sospettare che ci sia un pattern…

• La linea romantica. Il fatto che anche Superboy si innamori di Lois semplicemente vedendola — e vi risparmio la parte francamente disturbantissima in cui si eccita guardandole i piedi — significa forse che L’AMORE tra Clark e Lois è qualcosa di talmente profondo e bello e vero che esiste a livello genetico..?

• Cosa resterà. Di vaccate Smallville ne ha fatte tante, ma resettare un personaggio è piuttosto audace persino per la media stagionale. Cose del genere non credo si vedano neanche in Sentieri: gli hanno fatto perdere la memoria, cambiato nome e di fatto cancellato la sua storyline, soltanto per sostituirlo con un nuovo personaggio la cui storyline verrà ugualmente dimenticata perché, siamo seri, a tre episodi dalla fine dubito che la priorità degli autori sia dare altro spazio al quattrocentocinquantesimo personaggio di contorno. Già nel prossimo, ATTRAVERSO UNA TELEFONATA scopriremo che è stato opportunamente messo su un bus e mandato a vivere a Washington assieme a Martha Kent… Che è la donna a cui ha sparato tre episodi fa!! Ma ehi, ha perso la memoria, cambiato nome e colore di capelli, who cares?

10×17 – KENT

• Cosa succede. E’ la seconda razione dell’episodio-Fringe, anche se nessuno aveva chiesto nemmeno la prima. Tra l’altro la trama sembrava essere stata perfettamente chiusa, non c’era assolutamente nulla da aggiungere, quindi BOH.

Clark viene nuovamente catapultato nell’universo parallelo dove tutto è in banco e nero e dove il suo doppio — Clark Luthor alias Ultraman — è diventato il nemico pubblico numero uno dopo aver ucciso (offscreen, SEMPRE E SOLO offscreen) Oliver Queen: la polizia gli dà la caccia, la folla vuole linciarlo e in cima alla lista c’è un instabie, ubriaco e molesto Jonathan Kent!
Invero Clark è molto contento di reincontrare il proprio padre adottivo morto, tanto da non rendersi conto che questo Jonathan Kent non ha nulla a che fare con l’uomo che lo ha cresciuto (in questo universo Clark è stato cresciuto da Lionel Luthor invece che dai Kent): infatti si prende una scarica di botte e poi è pure costretto ad ascoltarlo mentre vaneggia sul fatto che grazie alla taglia che c’è sulla sua testa si ricomprerà la sua fattoria e potrà smettere di essere un barbone arrabbiato e ubriaco: sarà un fattore arrabbiato e ubriaco!
Ma Clark è disposto a sopportare questo e altro in nome dell’amore che lega un figlio alla versione alternativa e in bianco e nero del proprio padre adottivo morto, e grazie a un discorso a cuore aperto e assolutamente delirante — no ma vedi, io vengo da un universo alternativo e lì tu sei mio padre, sei una brava persona e mi hai insegnato un sacco di cose giuste, te lo dimostro raccontandoti aneddoti della tua infanzia e sapendo in che punto della casa tieni nascosto il fucile — riesce a convincerlo a radersi e smettere di bere. Clark è un inguaribile sentimentale, ma anche Jonathan deve essere ubriaco forte: non riesco a immaginere un solo altro scenario in cui se un pluriomicida ricercato che non hai mai visto prima in vita tua ti chiama papà e ti chiede di togliergli le manette tu possa rispondergli “ok figliolo”. Ma è questo il bello di Smallville: i sentimenti trionfano sul buonsenso anche a costo inventare quei sentimenti DAL NULLA.

Intanto Clark Luthor ha preso il posto del nostro farmboy preferito nell’universo a colori e nessuno sembra accorgersi dello scambio finché non è drammaturgicamente opportuno, nonostanza una serie di raffinati simbolismi che a me piace chiamare “indicatori di malvagità” quali:
- non gli piacciono i telescopi
- si veste in maniera pretenziosa
- MANGIA LA CARNE!

Giusto in tempo per la svolta risolutiva dell’episodio, Lois ed Emil riportano indietro il Clark buono, che fa a botte per quelli che sono cinque intensissimi secondi con Clark cattivo finché non si ricorda le regola d’oro di Smallville — perché agire quando si può parlare? — e lo attira nella fortezza della solitudine e lo costringe a spipparsi un discorso davvero toccante (NOT) sulla fiducia e il buono che c’è in ognuno di noi. Come è facile intuire dalla musica in crescendo, Clark Luthor si redime e al che Jor-El, deus-ex-machina di professione mica per niente, lo rispedisce nel suo grigio universo che, con una scelta registica che riesco proprio a immaginarmi gli autori guardarsi tra di loro con aria solenne e annunciare SIGNORI, ABBIAMO FATTO IL METAFORONE, da bianco e nero diventa, gradualmente, a colori.

• Il citazionone Ancora Ultraman e l’Earth-3 come nel precedente “Luthor”, in più viene nominata abbastanza volte la kryptonite d’oro (che tradizionalmente priva Superman dei suoi poteri per sempre — per questo viene usata solo in storie ambientate in futuri ipotetico o slegate dalla continuity, come il fondamentale Whatever Happened to the Man of Tomorrow?) da far sospettare che avrà un ruolo rilevante negli ultimi episodi (a quanto pare ce n’è un intero giacimento intorno alla fattoria Kent).

• Guest starring. John Schneider è quel genere di attore che ti sta simpaticissimo (Bo Duke. serve davvero altro?) ma, Dio l’aiuti, da anni non imbrocca un ruolo decente neanche se ci va a sbattere contro con la macchina. Il padre in Smallville, il padre in Secret Life of the American Teenager, il padre in 90210 e poi di nuovo il padre morto in Smallville, seriously? Quantomeno qui si scosta abbastanza dalla sua parte solita ed è un gran spasso vederlo fare il drunken hobo: quando inizia a sproloquiare sulla kryptonite gialla è spettacolare, sembra un William Macy minore che fa il provino per Frank Gallagher in Shameless. Ti vogliamo bene John Schneider torna per il gran finale, PLZ.

• La linea romantica. Nell’universo alternativo Clark non solo riesce quasi a bombarsi la vedova Queen (nell’universo b/n Lois e Oliver si sono sposati, su questo particolare hanno insistito in maniera a dir poco ossessiva nell’altro episodio) durante il funerale di Oliver (wow, Lois, che classe!), ma una volta redento lo sbevazzone Jonathan lo convince addirittura a riconciliarsi con Martha: praticamente fa rimettere assieme i suoi genitori in un universo alternativo, sono quasi certo che ci sia un film con le gemelle Olsen con la stessa trama.

• Cosa resterà. La notevolissima scollatura di Cassidy Freeman, una marea di plothole, il tentativo goffissimo di suscitare commozione facendo reincontrare Clark e suo padre, e un Tom Welling in stato di grazia: magistrale nel momento in cui Clark Kent e clark Luthor finalmente si affrontano, più grande di lui c’è solo Stanis La Rochelle quando impersona il dottor Giorgio e il suo gemello cattivo Eric.

Andrea

E' l'artista un tempo noto col nome di kaw.
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Commenti
55 commenti a “Smallville – the tragedy so far [3/E POI BASTA]”
  1. helly scrive:

    @ giokn90:
    ragazzi, siete datati ;)
    lex è stato messo ko 50 volte, e lois lo ha superato con 51 (si, non ho niente di meglio da fare)
    http://www.supermanhomepage.com/tv/tv.php?topic=reviews/smallville-knockout

  2. .rIFF scrive:

    helly ha scritto:

    comuque oliver queen è di gran lunga più figo di clark kent, su questo non ci sono dubbi

    Se è per questo anche il giocattolaio con la sua panza basta a metterlo all’angolo

    helly ha scritto:

    lex è stato messo ko 50 volte, e lois lo ha superato con 51

    il che significa che la trama di quasi 5 stagioni è basata sullo stesso canovaccio. Mica male come record: solo yattaman è riuscito a fare meglio

  3. helly scrive:

    .rIFF ha scritto:

    il che significa che la trama di quasi 5 stagioni è basata sullo stesso canovaccio.

    è per questo che amiamo smallville!111!!!!11

  4. kaw scrive:

    @ giokn90: prima di tutto, ti ricordi una cosa che ho scritto due anni e mezzo fa, quindi respect. secondo, quello che dici è comunque giusto, ma quella è anche la prima recensione in assoluto che scrivevo sulla serie, i sentimenti che provavo allora non hanno lontanamente a che fare con quelli di oggi.

  5. giokn90 scrive:

    @ kaw:
    Ahahaha non volevo fare la figura del bambino che va a fare la spia dalla maestra, ma mi sembrava doveroso riportare delle parole scritte da te stesso :D
    Comunque mi sembra più che giusto che i sentimenti possano essere cambiati, in fondo, un po’ tutti noi amiamo Smallville(cioè, io lo amo solo per le tue recensioni, ma ognuno ha le sue ragioni per amarlo).

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