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The night my old man retired as Chicago Police, and after a whole lotta beers, he told me that most cops have the same, basic, reoccurring nightmare. Now, in mine, I’m chasing this bad guy through the old Cabrini Green buildings – you know, the ones they tore down a while back. I come down the stairs, I round the corner and I spot the gun. And I do everything right. Two shots, center body mass, just like they teach at the academy. But the bullets just bounce off, and the guy…the guy just laughs…

Arrivato al giro di boa è giusto fermarci un attimo a tirare le file e considerare con maggiore cognizione di causa questo nuovo progetto di Shawn Ryan, approfittando della pausa del midseason. Dobbiamo ammettere che sta dando i suoi frutti. The Chicago Code ha tutta l’atmosfera del miglior polizesco classico con tanto di voce fuori campo “hard boiled” ad accompagnare e commentare gli eventi dal punto di vista dei diversi personaggi, con in più qualche stilettata nel marciume dilagante, secondo la fotografia tipica dei serial moderni.

Pur mantenendo una divisione abbastanza netta tra buoni e cattivi, tra difensori della legge e criminali (se non altro mascherati), non si lascia andare a facili schematismi. Ora, non so voi, ma io sin dal pilot, appena avevo visto apparire Delroy Lindo nei panni dell’assessore (Aldermanno) Gibbons avevo sentito puzza di bruciato, per cui mi ero immaginato che l’avessero scelto con quel preciso intento: la carriera di questo magnifico attore è costellata di ruoli da bad guy, da Clockers a Get shorty sino a Beta, cagnaccio feroce di Up, cui prestava la voce. Non c’era dunque volontà di ingannare lo spettatore, ma quella di inviargli una sensazione immediata che si sarebbe rivelata esatta: dietro l’uomo politico che veste bene e ha modi eleganti e galanti c’è qualcosa di molto più marcio, nella migliore delle ipotesi una realpolitik affilata e machiavellica (I consider all of my constituents family. That is, the ones that voted for me. The rest can go to hell). In The Black Hand And The Shotgun Man Lindo – al suo ritorno dopo l’assenza nel precedente episodio – è praticamente perfetto nella sua ambiguità e conferma di essere il collante del serial, che se diventa orfano del suo vero “puparo” oscuro , dell’elemento che più di tutti innerva la continuity rischia di banalizzarsi nelle secche di un semplice poliziesco con un caso della settimana.

A salvarsi dunque dal rischio di un altro (semi) stand-alone è ancora una volta questo viaggio con l’assessore in visita alle famiglie di alcune vittime della criminalità, sequenza che ha soprattutto il pregio di riallacciare le fila tra Gibbons e la squadra Wysocki/Evers capitanata dalla Colvin, grazie a Liam Hennessey, infiltrato nella malavita di Chicago, incaricato di fare d’autista all’assessore. E come mai proprio lui, il nuovo arrivato? Ed è qui che emerge il lato oscuro di Gibbons, la sua capacità di tessere rapporti ambigui, facendo leva sul compromesso e sul ricatto ai danni di chi lo circonda, è così che Gibbons consolida il suo potere. Se infatti l’arrivo ai vertici della corruzione di Chicago era proprio il progetto per cui Hennessey è stato infiltrato, è proprio Hennessey a quel punto a scoprire quanto pericoloso sia l’uomo che hanno di fronte. Gibbons lo porta volontariamente a casa dell’uomo che ha ucciso (involontariamente, appiccando l’incendio che doveva “battezzarlo” nella gang) per sottolineare velatamente il suo potere (ricattatorio) senza ovviamente sporcarsi le mani la voce con triviali minacce.

Intanto Wysocki deve risolvere il caso della settimana: un narco-trafficante, Daniel Romero, beccato mentre tentava uno scambio con altri individui. Un affare di droga beccato sul fatto? No. La realtà è diversa e più complessa. Romero tentava di pagare un riscatto: il figlio è stato rapito (come si scoprirà successivamente, dal cognato). Tutto in famiglia. Ma non rimane tutto nella famiglia del distretto di polizia, perché arriva pure l’FBI a collaborare – diciamo così – con gli agenti.

Ciò che però trovo più interessante del caso (autoconclusivo) dell’episodio è l’approfondimento del personaggio di Jared Wysocki, vero protagonista dell’episodio (e del serial, nonostante l’ottima coralità), e della sua vita privata. Un vero casino, senza dubbio, in linea perfetta con lo “stereotipo” (ma ben rappresentato) del poliziotto tutto dedito al lavoro e con una vita sentimentale scapestrata. Wysocki potrebbe vincere il premio in questo senso, sordo pure ai consigli del suo partner. Ricapitoliamo: è fidanzato con una ragazza più giovane (ventisei anni), Elena, che in teoria starebbe per sposare, anche se pare non ne abbia alcuna voglia. Uno dei motivi che ci suggeriscono questa sua ritrosia è il fatto che… nel frattempo vada a letto con la ex moglie, Dina! E che venga pure scoperto dal figlio, di fronte al quale sembrano invertirsi i ruoli. (Josh: Dad! What are you doing here?! / Jared: What you doing with a baseball bat? /Josh: Protecting the house! Why are you here at three in the morning?! / Jared: I had to discuss some things with your mother, I finished work late). Tre cose sono subito evidenti: il nostro detective non è altrettanto abile nelle questioni familiari, il figlio non sembra vedere di buon occhio che la madre torni ad accogliere un padre che – presumiamo – è stato buttato fuori precedentemente per aver scorrazzato in altri letti (You’re sleeping with him?!, rinfaccia a Dina), entrambi i genitori subiscono le lamentele con l’espressione bastonata del colpevole.

Non proprio una volpe silenziosa quando si tratta di famiglia eh? Ora, scusate se mi permetto questo giudizio del tutto personale, ma parliamoci chiaro: la fidanzata Elena sarà pure giovane, ma la moglie è assai più affascinante, con tanto di tatuaggio sulla spalla. Per forza che il nostro detective della omicidi di Chicago torni alla sua alcova! Anche quando Elena gli propone un dolce e pepato programmino per la notte, Wysocki non sembra molto convinto. Nei prossimi episodi dovremo aspettarci un ritorno al tetto familiare, anche se pure il rapporto con Dina sembra ancora poco definito – con grande disappunto di lei?

E le donne, che ruolo hanno in questo serial? Non sono certo solo da abbellimento come le amanti (regolari e non) di Wysocki (che pure, in riferimento alla moglie, hanno una loro interessante definizione narrativa). Tanto per restare in famiglia, c’è Vonda Wysocki, nipote di Jared, anch’ella poliziotta, che cerca di sgominare e farsi strada in un distretto non maschilista, ma certamente più ostico per una donna, che deve anche onorare la memoria di un padre poliziotto rispettato e morto in servizio e fare i conti con la presenza ingombrante di uno zio superpoliziotto dai modi “interurbani”. Vonda vuole essere una poliziotta integrale e fare il suo lavoro per strada, da vera guerrigliera. Dunque anche un modello come Teresa Colvin, primo sovrintendente capo donna della polizia di Chicago non fa per lei.

Il personaggio, interpretato da Jennifer Beals, è l’altro polo d’interesse del serial, l’opposto di Wysocki. All’animo  da mina vagante del detective, si oppone quest’abile tessitrice di rapporti non solo politici. Se Wysocki unisce al fine cervello d’investigatore un’attuazione muscolare, a lei spettano le pubbliche relazioni, la facciata di comodo. Anche se poi entrambi remano nella stessa direzione. Sovvertendo un po’ le linee del poliziesco, per una volta, dunque, è una donna (complessa, interessante, la cui ambiguità è dettata dal giusto calcolo politico per giungere a un risultato e non da oscurità morali) a impersonare l’istituzione e il machiavellismo, seppure con il discreto appoggio all’ex collega di strada.

The Chicago Code insomma le carte ce le ha, e le sta giocando ottimamente, anche in qualche episodio un po’ più isolato. L’idea di scavare nell’amministrazione della giustizia di una metropoli come Chicago, di tessere i fili di un legame tra malavita e politica è ben svolta. Non avrà forse il risvolto sporco e compromissorio di The Shield, né l’approccio scientifico e sistematico di The Wire, concentrato soprattutto su un più classico scontro “western” tra la squadra di pistoleri più o meno assortita e il bad guy dominatore della città, ma il suo spirito battagliero, i suoi personaggi complessi e contraddittori (pur nella divisione morale volutamente netta) ci fanno sperare il meglio per il futuro della stagione.

all’episodio come alla midseason

Antonio Varriale

Semplicemente il dark passenger di Noodles (e/o viceversa). Non gli bastava il cinema e Sergio Leone. La sua doppia natura lo portò a mietere vittime di notte tra i serial americani. Dipendente dalle dipendenze, non si lasciò sfuggire la possibilità di entrare in un altro tunnel di visioni e meno ancora quello di scriverne pure.

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Commenti
9 commenti a “The Chicago Code – 1×07 – Black Hand And The Shotgun Man”
  1. Boss scrive:

    Sigh perché recensite l’unico episodio che ho lasciato indietro? :P
    Stasera recupero!

  2. Gaia89 scrive:

    A me questa serie sta piacendo. è il primo poliziesco che vedo in vita mia, quindi per me è abbastanza una novità, ma la seguo con molto piacere.

  3. Burranco scrive:

    Dite che vale la pena recuperare allora? A me ispira poco.

  4. Namaste scrive:

    Ma allora la fidanzata di Wisocki esiste davvero? Proprio quando cominciavo a pensare che fosse come la fantomatica moglie del Ten. Colombo:-)

  5. Rei scrive:

    Quoto per intero il recap. Serie molto interessante (la FOX quest’anno è stato l’unico network ad offrirci novità decenti, parliamoci chiaro) e classica, che si regge su dei personaggi molto belli, come il trittico Colvin-Gibbons-Wysocki (mentre farei volentieri a meno dell’altro trittico nipote-collega nero-talpa) e la mascotte Matt “pucci pucci” Lauria.
    Quando si realizza un poliziesco ormai bisogna avere una voce davvero fresca (altrimenti la piattezza incombe con rischi più alti) e Shawn Ryan si dimostra come al solito una garanzia.

  6. fuckthemummies scrive:

    Delusione dell’anno, continuo a scaricare le puntate per inerzia, ma di fatto sono fermo a metà della quirta puntata, con poca voglia di continuare. E’ tutto tremendamente noioso e antiquato.

  7. SteWii scrive:

    io sto esattamente dalla parte di gaia, non ho mai seguito un poliziesco quindi non ho molti termini di paragone.. ma a me piace un sacco.
    tra l’altro ho cominciato a seguirla perchè non è una serie procedurale (che odio) ma fino ad adesso anche togliendo la parte seriale i casi del giorno non li ho trovati mai noiosi e mi piace il fatto che non sbattano tutti i passaggi in faccia allo spettatore per far capire meglio la trama ma lascino molte cose sottointese nelle indagini.. certo mi rende più complicata la visione perchè non essendo esperto alcune cose devo rivedermele ma rende l’episodio più realistico secondo me
    io spero tanto che non la cancellino T.T

  8. Liquirizia scrive:

    Amo molto questa serie e la sto seguendo con piacere, spero vivamente che venga rinnovata l’anno prossimo.

  9. Boss scrive:

    Davvero una serie ben fatta, al di là dei personaggi la vera protagonista è Chicago che non si limita a fare solo da sfondo.
    Il cast non è per niente banale, così come non lo è la trama base: se si avranno più stagioni sono convinto che Ryan regalerà qualche bella perla alla The Shield in fatto di tensione. Che forse è l’unica cosa che manca. :)

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