The Chicago Code - 1x01 - Pilot

Shawn Ryan è uno che raramente sbaglia, e lo ha ampiamente dimostrato in questi anni. Il suo curriculum parla per lui, d’altronde: qualche stint da showrunner subentrato al timone di più che dignitose serie di genere (The Unit, Lie to Me), la co-produzione di una delle serie più belle e sfortunate della storia recente (Terriers), e soprattutto la paternità assoluta di uno dei cop drama più avvincenti e cazzuti degli ultimi dieci anni (The Shield). Magari non sarà il migliore in assoluto sulla piazza, ma quando si tratta di raccontare una buona storia, Ryan è senz’altro tra i più bravi. E’ con una certa fiducia, quindi, che ci si avvicina a questa sua ultima opera, consapevoli che anche nella peggiore delle ipotesi The Chicago Code sarà quantomeno un discreto poliziesco.

Questo primo episodio, però, dimostra subito che The Chicago Code (precedentemente conosciuto come Ride-Along, prima che la Fox decidesse di cambiargli titolo) ambisce ad essere molto di più che un normale poliziesco, e a buona ragione. Ambientata a Chicago – duh! -, la serie segue le vicende di Teresa Colvin (Jennifer Beals), primo sovrintendente donna della Polizia in tutta la storia della città, determinata combattere la corruzione partendo proprio da quell’assessore Gibbons (un magnetico Delroy Lindo) che ha contribuito a farle raggiungere quel ruolo. Per catturare Gibbons, uomo con le mani in pasta in qualunque attività lucrativa – sia essa legale o illegale – e con presunti legami con la mafia irlandese, Teresa forma una task force non ufficiale composta da Jarek Wysocki (Jason Clarke), suo ex partner quando era di pattuglia e rinomata testa calda del dipartimento, e Caleb Evers (Matt Lauria), giovane agente promettente e voglioso di dimostrare di essere portato per questo lavoro.

E’ un pilot, questo, che porta ben visibile sul petto la firma di Ryan: diretto, veloce, molto più stiloso rispetto allo “sporco” The Shield, con personaggi interessanti fin da subito e un paio tocchi di classe (senza entrare nel merito per non spoilerare l’episodio a chi non l’ha ancora visto, dirò soltanto tre parole: il voice-over interrotto) mica da ridere. Liquida con intelligenza la doverosa esposizione necessaria di un pilot (le motivazioni che spingono Teresa a voler ripulire la città, la mentalità da squalo di Gibbons, il rapporto che lega Teresa e Wysocki) con un uso smaliziato dei voice-over*, riuscendo così a condensare una massiccia dose di informazioni in pochi minuti e ad usare il resto per l’azione e per la caratterizzazione dei personaggi. Scopriamo così che Wysocki è il classico loose cannon del dipartimento, veterano sfrontato e inacidito da anni di schifo, ma anche gran poliziotto e uomo di una certa integrità. Che Teresa è determinata a spazzare via la corruzione da Chicago perché da bambina ha visto il negozietto di suo padre chiudere, soffocato dalle numerose tangenti che quest’ultimo era costretto a pagare. Che Gibbons è stato forgiato da anni di favori e piaceri, consapevole del rapporto simbiotico tra corruzione e potere, e che riesce a giustificare anche le azioni più vili perché, hey, è così che funziona Chicago.

* Anni ed anni di Dexter mi hanno portato ad odiare cordialmente l’uso del voice-over, troppo spesso usato per ribadire un concetto che era già chiaro in partenza, ma l’uso che ne fa The Chicago Code mi ha ridato fiducia nel mezzo. Qui, accompagnato ad un montaggio rapido e dinamico, è semplicemente mirato a togliersi dalle palle con una discreta velocità il problema dell’introduzione dei personaggi, fornendo uno scorcio all’interno della loro personalità e aiutandoci a collocarli all’interno della complessa stratificazione sociale di Chicago.

Il confronto con The Shield nasce spontaneo, ma Code – pur ricordandolo sotto alcuni aspetti, soprattutto nella sicurezza con cui esegue le proprie idee – sembra voler raccontare una storia che per ora ha tonalità di bianco e nero abbastanza distinte, dove i buoni sono veramente buoni e cattivi veramente cattivi. Teresa Colvin (ma anche lo stesso Wysocki) non è affatto un antieroe, e certo non si muove su quella stessa, sottile linea di ambiguità morale che caratterizzava invece Vic Mackey. Ha invece – con tutte le ovvie proporzioni del caso, chiaramente – più di qualche punto in comune con The Wire, con la quale condivide l’apparente impenetrabilità di una corruzione troppo radicata nel profondo per poter essere combattuta, un poliziotto che vuole fare il suo dovere anche se significa accendere più di un fuoco sotto il culo di qualche pezzo grosso, e una task force che nessuno vuole davvero.

Code, comunque, supera brillantemente l’esame del debutto, ed è a mani basse la migliore novità in un panorama, quello delle reti in chiaro, che quest’anno è stato oltremodo desolante. Non è una serie che cambierà il genere, e probabilmente neanche aspira ad esserlo, ma è solida e avvincente, ha dialoghi serrati, un’ambientazione ben definita, personaggi per cui è già possibile tifare, ed è – nonostante la mole notevole di informazioni da digerire in quaranta minuti – sorprendentemente facile da seguire. Speriamo solo abbia la possibilità di crescere.

Note:

  • Ma com’è stata recepita in America? E’ una storia già sentita più volte quest’anno, purtroppo: ai critici è piaciuta molto, al pubblico americano – a giudicare dagli ascolti, non disastrosi, ma neanche molto positivi se si considera il traino di House e del post-superbowl – un po’ meno. Per i dettagli, vi rimando alla rubrica di Rei sugli ascolti.
  • Ipotesi sul mandante del tentato omicidio di Teresa? Sarebbe facile buttare lì un Gibbons o un più generico “la mafia Irlandese”, ma la Colvin ha tutta l’aria di essere una che sta sul cazzo a parecchia gente. Soltanto in questo episodio è riuscita ad inimicarsi il boss di una gang messicana, e il detective che, non potendo licenziare, ha mandato a fare lavoro d’ufficio in culonia.
  • Questo episodio non aveva una sigla, ma sul suo twitter Shawn Ryan ha già annunciato che a partire da settimana prossima The Chicago Code ne avrà una normale, cantata per giunta da un nativo di Chicago d’eccezione: Billy Corgan.

Giuseppe V.

just a humble motherfucker.

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Commenti
19 commenti a “The Chicago Code – 1×01 – Pilot”
  1. ang. scrive:

    siccome questo è il primo commento che lascio su serialmente, voglio che sia intelligente e profondo: gothic, te voglio bè.

  2. fuckthemummies scrive:

    Questo episodio non aveva una sigla, ma sul suo twitter Shawn Ryan ha già annunciato che a partire da settimana prossima The Chicago Code ne avrà una normale, cantata per giunta da un nativo di Chicago d’eccezione: Billy Corgan.

    oh cristo, no!

  3. klatu scrive:

    Mi attira…. Peccato per gli ascolti non proprio esaltanti. Se la Fox avesse avuto coraggio, avrebbe potuto darle il traino del SB, invece di usare Glee, di cui gli spettatori del SB ovviamente non poteva interessare una cippa.

  4. Rei scrive:

    Davvero un ottimo inizio. Quoto il recap in tutto e per tutto.
    Il voice over interrotto è geniale e Teresa e Wysocki (di origine polacca proprio come il personaggio che inspirò Vic Mackey, ovvero il grandissimo Andy Sipowicz di NYPD Blue) spaccano i culi.
    Mi ha infuso molta grinta questo pilot. Promosso.

    Nota:
    So che tra gli appassionati di serialità l’odio per la FOX è quasi un requisito minimo, ma quest’anno la vecchia “volpe” è stata l’unica in grado di produrre pilot non solo interessanti, ma addirittura più che buoni (Lone Star, Raising Hope) in una stagione tv che a mani basse vince la palma di peggiore del decennio quanto a nuove proposte dei network.

  5. Ratio scrive:

    Mah, noioso.
    Personaggi già visti, attori non proprio eccellenti (per dire un eufemismo), solita tiritera.
    Passo.

  6. DaphneMoon scrive:

    Ho una grande passione per Jennifer Beals (come fa a diventare sempre piu’ figa?) e ho amato moltissimo The Shield. Devo vedere questo pilot.

  7. Will Gaiman scrive:

    fuckthemummies ha scritto:

    Questo episodio non aveva una sigla, ma sul suo twitter Shawn Ryan ha già annunciato che a partire da settimana prossima The Chicago Code ne avrà una normale, cantata per giunta da un nativo di Chicago d’eccezione: Billy Corgan.
    oh cristo, no!

    OH CRISTO, SI’

  8. Gaia89 scrive:

    Mi tocca iniziare pure questa serie adesso!
    Sono molto curiosa perchè non sono per niente un’esperta del genere…

  9. JTL scrive:

    sicuramente il miglior pilot della stagione, boardwalk empire escluso. se chiudono pure questa prendo un bastone e spiego due cose a murdoch. shawn ryan è sicuramente nella top 5 degli sceneggiatori viventi.

  10. fuckthemummies scrive:

    Primi minuti atroci, poi quando hanno tirato fuori le implicazioni politiche ha iniziato ad essere un po’ interessante.

    Certo che vedere associata al nome di Shawn Ryan una serie con la fotografia patinata e la musica ultraconvenzionale (per fortuna poca) fa un po’ tristezza.

    Curiosità: Sepinwall nel podcast della settimana scorsa diceva che la prima versione del pilot mandata ai giornalisti qualche mese fa era molto meglio.

  11. rampion scrive:

    Ratio ha scritto:

    Mah, noioso.
    Personaggi già visti, attori non proprio eccellenti (per dire un eufemismo), solita tiritera.
    Passo.

    A me piace eppure condivido il tuo giudizio (a parte quello sull’”eufemismo”… io lascerei attori non proprio eccellenti e basta) e, naturalmente, condivido anche quello di Gothic. In più, ho dei problemi con i cop-drama e i network perché è chiaro che su FOX ci saranno dei limiti notevoli alle possibilità visive ed espressive di Ryan. Però credo che Code potrebbe funzionare. Certo, il conflitto di base è lo stesso di The Shield con meno sfumature e portato a un livello spettacolare (super capo contro super capo) per cui non è solo non-originale ma anche una ripetizione di quello che Ryan ha già fatto e questo è un po’ deludente. Eppure… Probabilmente dovremo arrivare in fondo alla prima stagione per dare un giudizio più lucido ma, in ogni caso, per me questo show è per ora più promettente di Lights Out e sicuramente più divertente.

  12. RSleeve scrive:

    Bello bello questo pilota.

  13. Boss scrive:

    Copio dal forum solo perché non ho tempo ma voglio comunque dire la mia: :)

    “Avevo un po’ di ansia a guardarlo, dato che The Shield è una delle serie che mi ha fatto amare le serie.
    L’episodio scorre veloce, inquadra abbastanza bene i tre personaggi principali (Bette di L Word che mi fa un po’ strano non vedere nuda mentre si tromba Tina) e introduce le dinamiche della stagione in maniera abbastanza chiara. Dico abbastanza perché faccio sempre fatica a prendere confidenza con i mille nomi dei polizieschi.

    A parte il nuovo collega che, guarda caso, ottiene una seconda chance, il resto non è neanche troppo scontato pur notandosi la mano del produttore in molte delle scene (irruzioni, interrogatori). Niente di innovativo, ma la chiarificazione palese del cattivo e i pensieri in sottofondo (che spero continuino) mi hanno colpito.
    Si è guadagnato la visione del secondo episodio.

    Anche perché Ryan col finale sa darti la carica, cazzo!!”

  14. Psi scrive:

    Ok; questo pilot mi è piaciuto, e tanto.

  15. idra scrive:

    Bellissima serie! Vorrei aggiungere che avevo letto la trama su wikipedia e non mi aveva entusiasmato, poi ho letto la vostra recensione e le ho dato una possibilità. Meno male!!! Belle facce, bella trama. Il poliziesco che aspettavo da tempo. ( E’ vero ricorda più “the wire” che “the shield”, e non è assolutamente un difetto)

  16. bellantonio scrive:

    Forse è vero che sono cose viste e riviste, però se uno lo considera come 46′ di puro intrattenimento è un bellissimo show.

  17. mara scrive:

    ciao…sapete cm si intitola la canzone della pubblicità?

  18. cristiano scrive:

    un vero gioiellino della televisione oltreoceano.ma sigh,gli americani non l’hanno capita:il 10 maggio è stata annunciata la cancellazione.mah!

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