Lights Out - 1x01 - Pilot

C’è un motivo se le storie di pugilato non vanno mai fuori moda, un motivo per il quale la saga di Rocky Balboa ha avuto sei diversi capitoli, per il quale ogni tanto salta sempre fuori un nuovo film sul tema (ultimo in ordine di tempo, The Fighter). Questi sono film che, quando ben fatti, parlano di storie emozionanti di redenzione e riscatto, storie che dietro all’evidente richiamo degli omaccioni che si prendono a cazzotti a due a due finché non diventano dispari raccontano il livello di passione che si può provare per una disciplina sportiva tanto violenta quanto nobile. E’ una tipologia di racconto che però, stranamente, nessuno ha mai provato davvero a trasportare nel mezzo televisivo, forse perché frenati dall’apparente mancanza di spunti a lungo termine che il genere sembrerebbe fornire… almeno finora. Lights Out, infatti, è (almeno a memoria, ma smentitemi pure) il primo vero tentativo di trasposizione serializzata della classica storia pugilistica, e pur toccando ogni singolo clichè del genere (vecchio coach burbero_ma_saggio? Check. Moglie del campione che odia lo sport? Check. Ex campione in cerca di rivalsa? Check), lo fa con tanta di quella classe che è difficile prendersela più di tanto per questo.

La storia è di quelle che avrete già sentito più e più volte prima d’ora(il quinto capitolo di Rocky, Cinderella Man, Toro Scatenato, persino The Wrestler): Patrick “Lights” Leary è un pugile che decide di appendere i guantoni al chiodo, dopo aver perso il titolo del mondo per una decisione controversa, spinto dall’ultimatum della moglie Theresa, stanca di vederlo ridursi in quelle condizioni e di vivere con la costante paura che il prossimo incontro potrebbe essere quello che lo mette su una sedia a rotelle, o peggio ancora. E così, per cinque anni, Patrick si dedica alla sua famiglia, badando alle sue tre figlie e concedendo di tanto in tanto interviste a programmi di approfondimento sportivo, cercando di rimanere nel circuito nella speranza che qualcuno gli offra un lavoro da commentatore televisivo. Ma cinque anni sono più che sufficienti per dilapidare i risparmi di una vita, soprattutto quando a gestirli è un fratello/manager che sbaglia tutti gli investimenti. E così Lights si ritrova improvvisamente ad abitare in una villa che non può più permettersi, con tre figlie in una scuola privata che non può più pagare e un tenore di vita che non può più sostenere – non con una palestra che non fa proprio affari d’oro, e di certo non con le sporadiche, umilianti comparsate come special announcer al bingo per pochi spicci.

E sulla soglia della quarantina, a Patrick restano soltanto due scelte: lavorare per il mafiosetto locale che lo vuole per occuparsi del “recupero crediti” della sua organizzazione, o accettare l’offerta di rematch lanciatagli da quello stesso “Death Row” Reynolds che cinque anni prima gli ha strappato il titolo, cosa che risolverebbe abbondantemente tutti i suoi problemi finanziari, visto che sul piatto ci sarebbero dieci milioni di dollari. Questo però significherebbe rompere la promessa fatta alla moglie, che all’epoca disse chiaramente “scegli: o lasci, o ti lascio”, per non parlare dei rischi che un ritorno sul ring porterebbero alla sua salute mentale, già abbastanza provata da quella che in gergo viene chiamata “demenza pugilistica” e che, in molti casi, per un pugile è praticamente l’anticamera dell’Alzheimer.

Cosa fare? Rimanere ritirato, salvare il proprio matrimonio e trovarsi un lavoro onesto rinunciando al tenore di vita da superstar, alla scuola privata per le figlie, alla macchina sportiva, alla villa lussuosa? Tornare sul ring, per pagare i debiti e provare a riprendersi quella cintura di campione che sente sua, ma rischiare di perdere la sua famiglia, o addirittura la sua salute? Scelta sicuramente difficile, anche se forse non c’è poi molto da scegliere, perché Lights potrebbe avere già deciso. Semplicemente, non se n’è reso ancora conto. E per quanto il ritiro possa essere stato, per sua stessa ammissione, “la miglior decisione che abbia mai preso”, la verità è che a lui colpire la gente piace.

La cosa migliore che la serie potesse fare è lasciarcelo vedere con i nostri occhi mostrandocelo attraverso quella meravigliosa sequenza a flashback intrecciati, che alterna immagini di Patrick che racconta alla figlia minore di non essere un uomo violento ad altre in cui lo vediamo reagire con violenza a certe situazioni in cui prima sembrava avesse preso la strada della non belligeranza. Certo, in entrambi i casi è stato abbondantemente provocato, ma avrebbe ancora potuto allontanarsi senza per forza rompere il braccio al tizio che lo minacciava con una mazza da baseball, per quanto quel tipo possa esserselo meritato. Peggio ancora fa col broker ubriaco al bar convinto di poterlo battere in una rissa, perché in quel caso si era davvero allontanato, salvo poi tornare e chiedere se se la sente di scommetterci sopra soltanto per non dare l’impressione di aver accettato la sfida con l’unico scopo di menarlo a sangue. Facile quindi prevedere che, nonostante le sue proteste col fratello che vuole organizzare l’incontro, nonostante tutti i rischi che il ritorno sul ring potrebbero portare al suo matrimonio e alla sua salute, alla fine Patrick accetterà la sfida, perché sa di saper fare soltanto una cosa, e di saperla fare bene. Patrick è un pugile, e la boxe è l’unico modo che conosce di guadagnarsi da vivere.

Sapere che Lights finirà per accettare la sfida, però, non toglie nulla ad un pilot solido e avvincente che, come tutti i migliori telefilm di genere, riesce a suscitare un certo interesse nonostante la prevedibilità della premessa. E’ un episodio, questo, che – per dirla in termini pugilistici – ti colpisce ai fianchi per quaranta minuti con ritmo e precisione, senza mai strafare, consapevole di avere a disposizione ancora dodici episodi riprese per mandarti al tappeto. Manca il colpo del knock-out, quello che ti manda gambe all’aria e ti lascia lì a chiederti cosa sia successo, ma è abbastanza evidente che si tratta di una precisa scelta stilistica. Chi ne esce a testa alta sin dall’inizio, però, è Holt McCallany, uno che ha fatto la parte del thug ignorante picchiato dall’eroe di turno in un numero imprecisato di filmacci d’azione, ma che qui riesce a calarsi nei panni di Lights (merito anche del suo vero background pugilistico, avendo praticato lo sport da ragazzo) e a fare suo il personaggio con una facilità disarmante. McCallany ha il fisico giusto, ovviamente, ma ha anche un certo modo aggraziato di muoversi e di interagire con ciò che lo circonda, quel tipo di cauta eleganza tipica di chi sa che il suo corpo è un’arma letale e che passa gran parte del tempo ad accertarsi che la sicura sia inserita.

Resta soltanto da vedere se Warren Leight (l’anno scorso showrunner di In Treatment, qui subentrato al timone della serie dopo l’abbandono di Justin Zackham) e il suo team di sceneggiatori riusciranno a diluire sapientemente la storia nell’arco di un’intera stagione, senza rallentare troppo il ritmo. Per ora la serie promette di mantenere tutte le aspettative, e come ogni buona storia sul pugilato che si rispetti sembra essere in grado di analizzare le difficoltà a cui va incontro un uomo che per tanti anni ha definito la sua identità con una disciplina che ormai non fa più parte della sua vita, incapace di trovare un’alternativa al pugilato che gli permetta di raggiungere una certa stabilità emotiva e finanziaria. Intanto, in attesa dei pezzi grossi annunciati dei prossimi mesi (The Killing, Luck, e qualcuno ha detto Game of Thrones?), per ora Lights Out può fregiarsi tranquillamente del titolo di miglior nuova serie del 2011. Non sarà il titolo di campione dei pesi massimi, ma è già qualcosa.

Note:

  • Gli ascolti non sono stati proprio esaltanti, siamo sui livelli simili a quelli della premiere di Terriers (1.6 milioni), pochi se si considera che al suo debutto Justified ne faceva 4.2. E’ ancora presto per fasciarsi la testa e lanciarsi in avventati paragoni con Terriers (anche perché lì il problema non furono i bassi ascolti della premiere, ma l’emorragia ulteriore di spettatori che arrivò con gli episodi successivi), ma se il buongiorno si vede dal mattino…
  • Forse è colpa dell’ambientazione, ma in quel montaggio che porta Patrick dalla scuola alla palestra, all’inizio, non ci avete visto echi fortissimi della sigla dei Soprano?
  • Clark Johnson ha (co)diretto l’episodio. Chi lo conosce e conosce il suo curriculum, sa che il suo nome associato ad una serie tv è come il bollino chiquita per le banane: sinonimo di garanzia.

Giuseppe V.

just a humble motherfucker.

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Commenti
21 commenti a “Lights Out – 1×01 – Pilot”
  1. fuckthemummies scrive:

    Gothic ha scritto:

    Clark Johnson ha (co)diretto l’episodio. Chi lo conosce e conosce il suo curriculum, sa che il suo nome associato ad una serie tv è come il bollino chiquita per le banane: sinonimo di garanzia.

    E Reg E. Cathey no?

  2. Giulio scrive:

    Il fatto è che, non essendo nè un amante della boxe e nè di FX, mi è piaciuto da morire.
    Sono quarantadue minuti che passano subito, ma che ti danno tanto.
    Ovviamente siamo ancora all’inizio, ma sono più che convinto che migliorerà tantissimo.
    E come già ripetuto sul forum, l’espediente narrativo utilizzato durante la chiacchierata tra padre e figlia è stato assolutamente bellissimo.
    Ho dato una sbirciata sul sito ufficiale di FX, e credo di aver trovato quella che dovrebbe essere la sigla vera e propria, a partire dal prossimo episodio.
    Si vede che ho già gli occhi a cuoricino per questa serie? LOL

    PS spiegatemi che senso ha per il creatore della serie abbandonare tutto dopo il pilot e nominare un altro showrunner. Bhà.

  3. gothic scrive:

    fuckthemummies ha scritto:
    E Reg E. Cathey no?

    ah, ma quindi il manager di Death Row era davvero Norman Wilson? :D Ero convinto di averlo riconosciuto, ma la pelata mi aveva fatto venire qualche dubbio.

  4. Ratio scrive:

    Luck non si vedrà prima del 2012 visto che entra in produzione nell’autunno di quest’anno, quindi non la metterei tra i “pezzi grossi annunciati per i prossimi mesi”.

    A parte questo a me il pilot non ha particoarmente entusiasmato, l’ho trovato piuttosto noioso e piatto (esclusi un paio di momenti) quindi non penso di continuarlo. I personaggi poi, più che altro quelli della famiglia, mi sembrano pure bruttini, l’unica parte che mi attira è solo quella della possibile nuova sfida tra i due pugili (ma solo perchè c’è Reg E. Cathey) quindi sono ancora indeciso se andare avanti o attendere (anche per il possibile rischio di cancellazione).
    Ah sì, io rimandi ai Soprano li ho visti dappertutto.

  5. Rei scrive:

    Quoto il recap. Piaciuto molto. Ho molto apprezzato il rapporto di Lights con le figure femminili (moglie, figlie), il suo atteggiamento incredibilmente dolce. Ottima introduzione quindi, che brilla per la sequenza del Lights mangia il gelato-Lights spacca il culo.
    Ora aspetto il secondo episodio per capire meglio quale strada verrà intrapresa (anche e soprattutto dagli ascolti).

  6. close to me scrive:

    Darò un’altra possibilità per vedere quale e come direzione intraprenderanno. L’ho trovato, seppur ben girato, prevedibile in tutti i passaggi, inclusi i flashback che fanno luce sull’esito dei due macht. Spero vivamente che diventi una serie sul pugilato più che un dramma familiare: tre figlie sono troppe, non ho nessuna intenzione di sorbirmi la parte teen tra fidanzatini, scuola, compagni e conflitti genitori-figli.

  7. Giulio scrive:

    close to me ha scritto:

    Spero vivamente che diventi una serie sul pugilato più che un dramma familiare: tre figlie sono troppe, non ho nessuna intenzione di sorbirmi la parte teen tra fidanzatini, scuola, compagni e conflitti genitori-figli.

    E’ una speranza che condivido, per me possono crepare le prime due.
    Giusto la piccolina mi sta simpatica.

  8. The Headmaster scrive:

    Io ho detto Game of Thrones! :D

  9. Jo3y scrive:

    Sul tema in realtà fecero anni fa “Resurrection Blvd.” (3 stagioni) su Showtime mi pare..

  10. Altair scrive:

    Solo a me le due figlie maggiori sembrano prese di forza da Modern Family?
    Caratterialmente sono pressoché UGUALI.

  11. Rei scrive:

    Altair ha scritto:

    Solo a me le due figlie maggiori sembrano prese di forza da Modern Family?
    Caratterialmente sono pressoché UGUALI.

    Oddio, anche io ho pensato la STESSA IDENTICA cosa. :-D

  12. kaw scrive:

    se la serie si tiene sul livello di questo pilot abbiamo tra le mani il campione del 2011

  13. nayru scrive:

    Se lo sospendono, sclero di brutto…

  14. Amerika Is Wunderbar scrive:

    kaw ha scritto:

    se la serie si tiene sul livello di questo pilot abbiamo tra le mani il campione del 2011

    Assolutamente. Un episodio meraviglioso a mio avviso, il montaggio sul finale è qualcosa di geniale. E il protagonista ha tutte le possibilità di diventare il nuovo Tony Soprano, l’ho trovato molto simile caratterialmente (tranne che quando si incazza non lo dà a vedere se non con le botte).

  15. .rIFF scrive:

    Dalla recensione mi pare di capire che manca un clichè.
    Un giorno Lights va dalla moglie e le mostra il portafogli con le tarme che volano fuori. Lei lo guarda e replica “ma caro, in centro vendono un nuovissimo portafogli in pelle di coccodrillo albino per soli $pu..anaio di dollari, originale, mica un’imitazione cinese fatta con i ramarri a mollo nella candeggina, comprane un paio”. Lui risponde “eh no cara, le tarme stanno a significare che i sordi so finiti” e lei “ma io oggi devo andare a fare shopping con le amiche sull’altra costa del continente, ho già prenotato l’aereo privato”.
    Nel frattempo arrivano le figlie “papi, c’è il nuovo ipod con i diamanti da 50 carati, ce lo compri ? C’hanno incastonato anche una caccola di Bill Kaulitz ! Non possiamo non averlo, dobbiamo essere le prime ad averlo ad imporre il passo di fi.aggine nei confronti delle nostre amiche !!!”
    Paparino spiega anche a loro la situazione così le figlie lo disconoscono e la moglie chiede il divorzio.

  16. NatiBongio scrive:

    ….un bell’inizio per un telefilm, sisi mi piace proprio!!! :)

  17. Cilone scrive:

    Bello. Tutto, fino alle musiche. E complimenti anche a Gothic per la recensione.
    Aggiungo solo che in 40 minuti hanno saputo introdurre in modo sapiente, perfetto e sufficientemente approfondito TUTTI i personaggi senza essere noiosi o didascalici. Per la storia vedremo, ma senza dubbio uno dei migliori Pilot visti di recente.

  18. janklake scrive:

    E’ vero, non c’è niente di particolarmente originale. E’ vero, un pugile fallito con sogni di gloria è una storia già vista. E’ vero, le figlie maggiori sono SPICCICATE a quelle di Modern Family.
    Ma in linea di massima ha quel nonsochè di storia ben raccontata che mi spinge ad affezionarmi al protagonista e che mi farà continuare a guardare la serie con discrete aspettative. Spero non vengano deluse.

  19. Pogo scrive:

    Piatto e pieno di luoghi comuni, personaggi inutili e mono-dimensionali (escluso il protagonista).
    La cosa migliore dell’episodio è il brano finale, quel capolavoro di “Fisherman’s Blues” dei Waterboys (che però sembra inerente solo perché è un folk irlandese).
    Come sempre, mi riservo fino al 4° episodio per scegliere se andare avanti o meno.

  20. Tommy_monaghan scrive:

    piatto e noioso, nonostante le scelte stilistiche interessanti (montaggio e vari flasback incrociati) i personaggi sono fastidiosi (la famiglia di contorno per prima), difficile da continuare, potevano insistere di più su terriers e lasciar perdere questo… speriamo che non ci rimettano altre serie più blasonate e soddisfacenti con questi continui flop.

  21. carlo scrive:

    una storia veramente raccontata bene, il tempo vola quando guardi gli episodi,e per gli amanti della boxe è bello poter far vedere a tutti di come conduce il resto della sua vita un pugile con famiglia e problemi alle spalòle come un qualsiasi cittadino…. complimenti.

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