BE1x11_Jimmy&Gillian

Boardwalk Empire – 1×11 – Paris Green

Ci si avvicina alla fine dell’anno e alla fine dell’esordio di una delle serie che, mettendo da parte i gusti personali, è sicuramente una delle più importanti di questo 2010, piuttosto povero di belle novità. “Paris Green” è una puntata prevalentemente parlata, che, come è lecito aspettarsi da un pre-finale, decomprime il carico di azione dei due scorsi episodi, in attesa di una conclusione che si preannuncia carica di questioni da risolvere e piuttosto violenta; ciononostante, vi succedono un sacco di cose, e non da poco.

Innanzitutto, una rivelazione, che arriva senza clamore: il Commodoro è il padre di Jimmy Darmody, come forse qualcuno aveva intuito già da “Belle Femme” (io no, per la cronaca), quando Jimmy in prigione accenna brevemente a suo padre come persona abbastanza potente da poter intercedere per lui. Adesso che il Commodoro sta morendo, il figlio vince la riluttanza e lo va a trovare, spinto anche dalle parole compassionevoli di Gillian. Senza sapere che è proprio la madre che lo sta portando alla morte, avvelenandolo da chissà quanto con il Paris Green del titolo (“verde di Parigi”, ovvero acetoarsenico di rame, ovvero veleno per topi), amorevolmente mescolato alle pietanze che gli prepara. Ancora una volta è il verde a farla metaforicamente da padrone: dopo “The Emerald City”, di nuovo il colore della cupidigia, della simbolica Città di Smeraldo che non è altro che il frutto di un fitto velo sugli occhi, a nascondere il marciume dietro ad uno splendore costruito col sangue e l’ipocrisia.

Dal dialogo tra Jimmy e il padre, scopriamo così che il vecchio Commodoro è praticamente l’inventore di Atlantic City come la conosciamo, e che si prese Gillian quando lui aveva 54 anni e lei 13 (!!!), grazie ad un giovane Nucky, ambizioso e servizievole sceriffo tuttofare. Azzeccata l’idea di svelare il tutto in modo lineare, sottolineando che l’identità del padre di Jimmy non è mai stata segreta, se non per noi spettatori, quanto piuttosto una verità che gli interessati preferivano ignorare. Tematicamente riuscita la rivelazione che è Gillian l’artefice della (lenta?) discesa verso la morte del Commodoro, ma narrativamente poco plausibile: davvero l’onnipresente cameriera non si è mai accorta di niente? E voglio pensare che non sia solo per una questione di soldi, come insinua Jimmy, ma anche una tardiva vendetta (sebbene nelle sue parole non ci sia mai l’ombra di rancore). Viene inoltre da pensare che la vera ragione per la quale Jimmy interrompe il proposito criminale della madre è che, stando alle parole del Commodoro stesso (“the wrong man is running this town”), l’era di Nucky sta giungendo al termine: e ciò lascia intuire una futura riconciliazione padre-figlio per far tornare in famiglia la gestione del potere in città (ma davvero Nucky non ha mai pensato ad una possibile pacificazione tra i due ai suoi danni?).

Le donne di Jimmy sono quindi destinate a fallire negli sforzi di agire e liberarsi dal peso del passato: mentre lui si occupa del padre, infatti, il tentativo di fuga romantica di Angela con Mary e la sua utopia di una vita non convenzionale lontana dall’ipocrisia di Atlantic City sono destinati ad infrangersi contro la realtà: i coniugi Dietrich se ne sono andati in Europa per conto loro, e come se non bastasse Jimmy ha comunque trovato la lettera di addio di Ange. Così, i due plot paralleli che coinvolgono le donne Darmody terminano entrambi con un Jimmy che sa, che si trova dunque sempre un passo avanti, destinato a mantenere il controllo su tutto ciò che lo circonda. L’altro polo femminile, Margaret, è invece capace di agire e di rimanere coerente con se stessa: ha scelto volontariamente di scendere a compromessi, ma ha anche stabilito dei limiti entro cui questi compromessi devono rimanere per essere accettabili; quando si rende conto che per Nucky invece non esiste alcun tipo di limite, fa le valigie e se ne va.

La presenza visiva del mondo dell’entertainment, del Luna Park, del cinematografo è una costante di B.E., non solo perché Atlantic City si configura effettivamente come la città del divertimento, ma anche per i significati intrinseci che il tema porta con sé: la maschera, l’abbaglio, l’inganno e il suo disvelamento. In questo episodio tre momenti, non a caso uno all’inizio, uno più o meno a metà, uno alla fine, sembrano reiterare e rimarcare la natura illusoria e precaria del finora indistruttibile regno di Nucky Thompson:

  • Lo spettacolo di magia del mago Hardeen, fratello meno famoso di Houdini, che apre l’episodio (e subito dopo crolla il castello di carte di Harry Prince, ridotto sul lastrico). Nucky paragonerà il suo rapporto tra lui ed Eli a quello tra i due fratelli maghi, da sempre l’uno nell’ombra dell’altro.
  • La lite tra Nucky ed Eli, che, insolitamente perspicace, riassume al fratello tutta la sua ipocrisia, il suo egoismo, ma anche la sua cecità: “You waltz around town like it’s a circus, getting your ass kissed, king of the freak show. Nobody cares about you. They only care about what you can give ‘em”. I segni di cedimento si moltiplicano, le crepe si fanno più visibili: l’improvvisa presa di coscienza dello svantaggio nella corsa per le elezioni del sindaco e l’irritazione che ne segue, il licenziamento di Eli (consigliato come mossa politica dal Commodoro, ma attuato solo dopo il litigio, e dunque come ripicca) possono rallentare ma difficilmente impedire la caduta di Nucky, quanto meno come uomo politico.
  • La visita finale di Nucky a Lady Jean, la cartomante apparsa più volte e abitualmente frequentata da Gillian, simbolo di un futuro forse prevedibile, ma che Nucky non ha finora voluto vedere. Al tempo stesso, è segnale inequivocabile di una progressiva perdita del controllo sugli eventi. E la musica malinconica del one man band sullo sfondo sottolinea in modo encomiabile il senso della fine che aleggia sul protagonista.

Veniamo alla storyline di Van Alden che, mi duole ammetterlo, non riesce a convincere fino in fondo, nonostante la bravura di Michael Shannon. I comportamenti arbitrari di Van Alden sono davvero troppo inspiegabili: il continuo altalenare tra la passione per Margaret e l’ossessione mistico-religiosa, le azioni incoerenti mosse dal contrasto tra impulso irrefrenabile e desiderio di senso di colpa non hanno ancora trovato un’adeguata spiegazione. I gesti di Van Alden paiono funzionare per accumulo e progressivo aumento del potenziale disturbante. E’ chiaro l’intento di Nelson di sostituirsi al giudizio divino nella punizione degli empi, individuando nel povero Sebso un’anima ormai perduta tra le mani del Maligno; ma la sua uccisione, così terribile e gratuita, passa a mio avviso un po’ il limite. O forse è solo che mi dispiace un sacco che Sebso sia  morto.

Per completezza, cito anche la breve apparizione di Rothstein, tutto preso dallo scandalo dei Black Sox: serve a farci sapere che ha quacluno su cui contare a Chicago, un misterioso alleato che gli deve un favore.

Episodio non entusiasmante, ma in qualche modo necessario per gettare le basi non solo per il finale di questa stagione, ma anche per la prossima. Come userà Margaret ciò che nel bene e nel male ha imparato da Nucky? Che ne sarà di Angela? Nucky crollerà sotto il fuoco amico di Jimmy? Chi è l’aggancio di Rothstein a Chicago? Comunque impeccabili la regia e il montaggio, e bella la maggior parte delle scene parlate, dai dialoghi tra Jimmy e Gillian, agli scontri di Nucky con Margaret e Eli.

( ma è più un 3,75)

Chiara Checcaglini

also known as JaneLane. In principio fu l'amore sconfinato per il Cinema, le immagini e l'analisi ossessiva. Poi galeotto fu Six Feet Under, e la scoperta che mille ore di una bella storia sono meglio di due. Da lì cadde nel vortice seriale, a tratti annaspando, a tratti abbandonandovisi completamente, comunque senza nessuna intenzione di uscirne.

22 Comments

  1. Ci vuole coraggio a dare meno di 4 stelle a Boardwalk Empire, a prescindere da quale sia la scala, specialmente dopo un episodio come questo. :D

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  2. A me questo episodio non è piaciuto moltissimo. Mi è piaciuta di più la recensione :) Non so (ma è probabilissimo) se vengo influenzata dai commenti di altri, soprattutto perchè in merito non ho un’opinione fortissima, ma la storia di Angela mi interessa davvero poco e ci vedo talmente pochi rimandi al contesto generale (sì, l’emancipazione della donna, sì, capito..), che non riesco proprio a leggerla in qualche modo. Forse è vero che dipende dalla prova dell’attrice, chi lo sa. Jimmmy è troppo indolente in tutta la vicenda del padre e non solo, e ciò mi dà “fastidio”. Mi verrebbe da scrollarlo e prenderlo a sberle per farlo svegliare, ma dubito cambierebbe qualcosa. Margaret che se ne va perchè corrotta sì, ma cornuta no, è un po’ poco per farla assurgere a nobili ruoli da eroina. Van Alden, ma soprattutto Sebso che reclama fiducia da lui quasi piangendo dopo quello che ha fatto, inguardabile. Comprensibile su un piano più alto forse, ma logica nulla e realizzazione assurda. Si salva lo sfondo generale, e l’interpretazione come sempre egregia di Steve Buscemi. Ma questo, lo sapevamo già ;)

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  3. bella recensione :-)
    Van Alden per come la vedo io è nient’altro che il terminator spedito per sbaglio (TSSC 2×11) nei ruggenti Anni 20 :-D
    http://www.youtube.com/watch?v=jFxMgJw6KRk

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  4. Sono d’accordo con il voto della recensione, a parte il picco raggiunto durante la lite tra Eli e Nucky, in cui la donna mette davvero le carte in tavola, puntata che non mi ha entusiasmato come le precedenti. E ancora una volta troppo spazio dedicato a Van Alden che, oltre a risultare sempre più inquietante, non si capisce davvero se sia più interessato a ostacolare Nucky o a salvare le anime degli altri. A parte che il fanatismo, e soprattutto quello religioso, mi ha sempre fatto paura, ma pensasse piuttosto a salvare la sua di anima… Eccone un altro che predica bene e razzola male. Bella comunque la battuta sul Terminator:-)

    Piccola curiosità: sappiamio che il telefilm è ambientato negli anni ’20, ma di preciso in quale anno? Me lo sono chiesto quando hanno tirato in ballo lo schema Ponzi, che correggettemi se sbaglio, per quella frode, nel 1920, era già stato arrestato.

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  5. @ Namaste:
    se non dico male, l’anno di ambientazione preciso degli avvenimenti di questo episodio è esattamente il 1920(non so da dove mi venga la certezza ma mi pare di aver visto riferimenti nelle puntate precedenti), e da una ricerca su wikipedia l’anno in cui ‘push come to shelf’ per il Ponzi scheme è proprio il 1920, anche se wikipedia accenna a un suo precedente arresto nel 10, che forse è quello cui ti riferisci tu. Poi è uscito a far altri danni :)

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  6. A me l’episodio è piaciuto moltissimo. La lite fra Margaret e Nucky è stata semplicemente immensa, e quella fra Nucky ed Eli di pochissimo inferiore. Forse mi inquieta il fatto che manchi un solo episodio – e le trame da risolvere mi paiono ancora molte – ma ciò non toglie che “Paris Green” sia in altissimo nella mia personale graduatoria di questa prima stagione, perché quello che più mi interessa di Boardwalk Empire è la dimensione politico-morale e, da questo punto di vista, l’episodio non avrebbe potuto far di meglio. La mia curiosità su Margaret – dov’è? che cosa ha intenzione di fare? ha capito il suo sacrificio morale e ha intenzione di porvi rimedio? come reagirà Nucky alla minaccia? – è altissima e le parole del Commodoro a Jimmy lanciano una luce sinistra sugli sviluppi futuri.

    PS: La puntata non ha chiarito fino in fondo il motivo dell’avvelenamento del Commodoro, quindi è assai possibile che l’intrigo sia più complesso di quanto qui ci è apparso. Per questo, iniziare ad additare possibili buchi di sceneggiatura mi sembra prematuro ed ingiusto nei confronti della serie che – come dimostrato proprio dal “mistero del padre” di Jimmy – si è sempre dimostrata fortemente coerente e puntuale nel suo racconto.

    Ah, e un’ultimissima nota a latere: è vero, come ho detto più volto, che Angela è il personaggio più debole, ma un po’ mi si è stretto il cuore dinnanzi al suo sogno infranto, anche se parte di me le gridava: “Parti da sola, vai! Chissenefrega se all’inizio sarà difficile! Scappa!” Ovviamente non l’ha fatto, e, in questo caso, non ho molto apprezzato che le motivazioni della moglie del fotografo siano state dipinte in modo così oscuto.

    Basta, mi fermo :D 4,5 per me!

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  7. telefilm fantastico!

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  8. @ Namaste:
    Sì, appaiono più volte riferimenti al 1920 (uno su tutti, nel primo episodio, durante il “funerale” degli alcolici l’ultima notte prima del Proibizionismo).

    @ The Headmaster:
    Se è vero che non si può parlare di buchi di sceneggiatura, è anche vero che manca un episodio alla fine, e avrei preferito più chiarezza non tanto sulle motivazioni dell’avvelenamento del Commodoro, quanto sulle sue modalità, piuttosto che l’ennesimo procrastinare, vista la quantità di carne al fuoco per il season finale: insomma, la roba di cui si sta rimandando l’approfondimento è già molta (Van Alden, il passato familiare di Nucky, ma anche il personaggio di Angela, che potrebbe essere molto più interessante di così), anche se si considera che evidentemente molte cose passeranno alla seconda stagione.

    (Comunque il voto che ho dato non è poi così basso :D semplicemente, e parlo da sostenitrice di Boardwalk, ho trovato questo episodio meno bello degli altri, che viaggiano abitualmente sulle 4 stelline almeno)

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  9. Davvero questa volta ho faticato ad arrivare alla fine.
    Nucky resta il solo e unico centro di interesse di questo sopravvalutato prodotto. Mi chiedo come possa essere un HBO.
    La questione Van Alden è ormai macchiettistica, il suo personaggio ha perso lo spessore che aveva e si è ridotto ad una figurina.
    Pesantezza nella narrazione. Dilatazione e descrizione senza senso.
    Boh, e pensare che questa è la migliore novità dell’anno regolarmente andata in onda… pensa il resto… Ma perché il destino baro ha voluto “Lone Star” su FOX?

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  10. Pogo ha scritto:

    Davvero questa volta ho faticato ad arrivare alla fine.

    Nucky resta il solo e unico centro di interesse di questo sopravvalutato prodotto. Mi chiedo come possa essere un HBO.

    La questione Van Alden è ormai macchiettistica, il suo personaggio ha perso lo spessore che aveva e si è ridotto ad una figurina.

    Pesantezza nella narrazione. Dilatazione e descrizione senza senso.

    Boh, e pensare che questa è la migliore novità dell’anno regolarmente andata in onda… pensa il resto… Ma perché il destino baro ha voluto “Lone Star” su FOX?

    Stai scherzando, vero? Non puoi parlare di figure macchiettistiche, e poi lodare Dr. House, la figura macchiettistica per eccellenza. Mi dispiace che tu non abbia compreso a fondo quest’opera, che non è solo la miglior serie debuttante dell’anno, ma una delle serie più belle e curate degli ultimi 10 anni. Minimo.

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  11. See… gli ultimi 10 anni.
    Curata in scenografia pure pure. Forse anche in fotografia.
    Per il resto non credo proprio.

    E daje co’ “House”… ma che vi ha fatto? E poi perché dovrebbe essere paragonato a “Boardwalk Empire”? E soprattutto, come cavolo si fa a considerare Gregory House la figura macchiettistica per eccellenza?
    Devo farvi la lezione sul teatro napoletano su cos’è una macchietta? E del perché House (approfondito singolarmente a 360° su 7 stagioni) non possa esserlo?
    Davvero, quando è troppo è troppo.

    Van Alden in questo momento è solo un tipo, non un personaggio. Un imbecille che fa azioni senza logica spinto da un fuoco sacro: una macchietta appunto.

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  12. Pogo, dov’è che ho paragonato Boardwalk Empire ad House, perdonami?

    Poi non so che dirti, se questa serie è universalmente riconosciuta come una delle migliori da quasi tutti tranne che da te, è più probabile che sia tu a non averla compresa.

    Non prenderla sul personale, se non ti piace non ti piace. Semplicemente, da un punto di vista oggettivo Boardwalk Empire è stupenda. Poi io preferisco True Blood, per esempio. Preferisco Eric a Nucky, ma non mi sognerei mai di dire che Eric è un personaggio migliore di Nucky.

    Non riesco a capire perché ce l’hai tanto con questa serie, ma va be’, un tuo pensiero non toglie il fatto che sia magnifica.

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  13. Che quest’anno sia la migliore novità non ho dubbi. Sono d’accordo. Il che, però, non vuol dire che sia anche un capolavoro.

    Il punto di vista oggettivo si fa su ciò che ha natura oggettiva: regia, sceneggiatura, recitazione, casting, montaggio, suono, scenografia, fotografia etc…
    Mai detto che queste cose (d’altronde è una serie HBO) non siano di ottimo livello (tranne la sceneggiatura).
    Ecco, a “Boardwalk Empire” manca una vera grande sceneggiatura. E anche lì dove si trova della buona sceneggiatura, la struttura cede, sotto i colpi della descrizione vuota e inutile optata fin dall’inizio come collante della serie.

    E perché dovrei “avercela” con questa serie? Boh, si discute. Dico la mia.

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  14. Non è vero, la sceneggiatura è a ottimi livelli. È forse, anzi, proprio la cosa migliore della serie. È uno stile particolare, questo è vero, lo si denota soprattutto dalla massiccia presenza di monologhi apparentemente inutili (ma rivestiti invece di molteplici strati di interpretazione) e poi la trama è solidissima, anche se procede molto lentamente. Sin dal Pilot erano presenti dettagli riguardo a ciò che sarebbe avvenuto negli episodi successivi, cosa che denota la bravura degli autori di costruire una storia coerente e completa (cosa sempre più assente nelle serie TV più recenti non procedurali). Al massimo Pogo puoi dire che lo stile della sceneggiatura non ti piace, perché se vuoi metterla sull’oggettivo mi dispiace, ma hai torto tu.

    Comunque, non hai risposto alla mia domanda, ovvero quand’è che avrei paragonato House a Boardwalk Empire. L’ho tirato fuori solo perché il dottore è uno dei personaggi più ripetitivi della storia delle televisione (d’altronde si tratta di una serie composta da filler, quindi è abbastanza normale), quando invece Van Alden, oltre che essere interessantissimo e particolare, è in continua evoluzione, e se non l’hai notato, ripeto, il problema è tuo.

    Sull’ultimo paragrafo, semplicemente dai tuoi commenti sembra che vuoi fare un po’ la voce fuori dal coro. Non che sia una brutta cosa, anche a me piace farlo talvolta, ma solo se si hanno argomentazioni obiettivi e non dettate dai gusti personali.

    Rispondi

  15. Camilla ha scritto:

    Stai scherzando, vero? Non puoi parlare di figure macchiettistiche, e poi lodare Dr. House, la figura macchiettistica per eccellenza. Mi dispiace che tu non abbia compreso a fondo quest’opera, che non è solo la miglior serie debuttante dell’anno, ma una delle serie più belle e curate degli ultimi 10 anni. Minimo.

    Per me questo è un paragone implicito tra le due serie, non solo sul concetto di macchietta.
    Van Alden non è in evoluzione manco per nulla. È un “tipo”, non un “archetipo”, né un “personaggio”. È stata, semmai, un’involuzione. Avrebbe potuto esserlo.

    Non è vero, la sceneggiatura è a ottimi livelli. È forse, anzi, proprio la cosa migliore della serie. È uno stile particolare, questo è vero, lo si denota soprattutto dalla massiccia presenza di monologhi apparentemente inutili (ma rivestiti invece di molteplici strati di interpretazione) e poi la trama è solidissima, anche se procede molto lentamente. Sin dal Pilot erano presenti dettagli riguardo a ciò che sarebbe avvenuto negli episodi successivi, cosa che denota la bravura degli autori di costruire una storia coerente e completa (cosa sempre più assente nelle serie TV più recenti non procedurali). Al massimo Pogo puoi dire che lo stile della sceneggiatura non ti piace, perché se vuoi metterla sull’oggettivo mi dispiace, ma hai torto tu.

    Se una pizza con tutti gli ingredienti giusti, con una buona pasta e ottimamente cotta, ma senza sale per te è “uno stile di fare la pizza” beh, allora sì, decisamente non c’è possibilità di dialogo.
    Lo stile è stile. Anche “C’era una volta in America” ha uno stile dilatatorio, ma ha una sceneggiatura da paura. Che “Boardwalk Empire” abbia questo tipo di stile era chiaro fin dal palloso pilot di Scorsese. Arrivare all’11° episodio e lamentarsene vuol dire non aver capito nulla dello show. Infatti io non mi lamento dello stile. Mi lamento della struttura che cede.
    Tu, autore, hai voluto uno stile dilatatorio? Riflessivo? Che narrasse per dettagli? Bene. Questo è lo stile.
    Ciò non toglie che devi darmi una sceneggiatura dove un personaggio vuole fortemente qualcosa che è improbabile altamente ma non impossibile. Qui c’è solo Nucky.
    Qualcuno ha capito cosa vuole veramente Jimmy? Margaret?
    Val Alden? (di lui ho capito solo che è un imbecille) ok, lui è facile… vuole che tutti brucino all’inferno.

    Sull’ultimo paragrafo, semplicemente dai tuoi commenti sembra che vuoi fare un po’ la voce fuori dal coro. Non che sia una brutta cosa, anche a me piace farlo talvolta, ma solo se si hanno argomentazioni obiettivi e non dettate dai gusti personali.

    Che vuol dire “fare la voce fuori dal coro”?
    Per me di solito vuol dire pensare. E infatti io penso con la mia testa, senza schemi preconcetti su cosa è fico e cosa no. Altrimenti dovrei andare a vedere tutti i film di Woody Allen, perché non c’è uno, un critico che abbia il coraggio di dire la verità.
    Inoltre, scrivo di cose che so perché ho studiato, poi ho imparato sotto altri e poi perché è il mio mestiere. Il che non vuol dire che io sappia fare meglio. Né che mi permetta di giudicare la bravura di chi l’ha scritto. Ma posso giudicare il prodotto.

    P. S. non ti rispondo nemmeno su “House” e la ripetitività. Anch’io tutte le mattine faccio colazione. Sarò ripetitivo? Boh.

    P. S. 2
    Niente di personale. E spero di non risultare offensivo. Si discute nel merito delle cose, non sul fatto che possa piacere a tutti o meno.

    Rispondi

  16. @ Pogo:
    Come ho detto più volte, io adoro questo show. Tuttavia, posso darti ragione su Jimmy – la scrittura del suo personaggio non mi convince da quando ha lasciato Chicago – ma Margaret, secondo me, è un personaggio eccezionale: quello che cercava – lo scatto sociale -, l’ha trovato. Il problema è che il prezzo da pagare per questo scatto è stata la sua moralità. Il famoso sacrificio morale di cui parlavo nella scorsa recensione. Adesso, finalmente, Margaret sembra aver deciso che il gioco non valeva la candela e che la sua integrità è più importante del conforto economico che Nucky poteva offrirle.

    Per inciso, inoltre, la lite fra lei e Nucky è stata grandiosa anche per un altro aspetto: perché nessuno dei due aveva torto, considerando la loro ottica personale. Perché entrambi erano nel giusto, affermando le colpe altrui, e perché, forse, per entrambi la convenienza del loro rapporto si stava trasformando in qualcos’altro. Qualcosa che né Nucky né Margaret erano pronti ad affrontare, l’uno per incapacità di uscire dallo schema mentale di soldi = potere, l’altra perché non ancora disposta a sacrificare la propria ideologia sull’altare di un amore forse impossibile.

    Non so. Ogni opinion è validissima, ma io continuo a trovare lo show molto profondo. Thought-provoking, per dirla all’americana.

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  17. @Headmaster
    Come ho scritto più volte i gusti non si giudicano e il rispetto per il gusto di ogni persona è sacro.
    Anche per me “Boardwalk Empire” è profondo. E oltre Margaret, anche Jimmy è un personaggio eccezionale (è un continuo chiaro/scuro). Il problema è che non si capisce cosa vogliano e quindi la struttura cede.
    La lite (chiaramente bella) tra Margaret e Nucky finisce per essere empatica solo su Nucky. Margaret cosa vuole? Non credo la scalata sociale. Altrimenti non sei nella lega comesichiama scontrandoti con i potenti. Margaret ha degli ideali ed è disposta a sacrificarli per l’amore. Almeno è quello che sembra. Però siamo punto e a capo. La sceneggiatura non è precisa nel delineare questi percorsi.
    Di Jimmy non ne parliamo proprio… (Angela in un certo senso è quella meglio riuscita: le sta stretto quel mondo e vuole vivere liberamente il suo amore saffico in una città europea).

    “Boardwalk Empire” è un buon prodotto, ma si ferma qui.
    Non sarà mai un “Six Feet Under” o un “Band of Brothers” (per dire due a caso).
    E se la mia critica sembra feroce è perché le possibilità c’erano (e continuano ad esserci).
    Se “Castle” (che io adoro) non sarà mai un “House” o “Sopranos” è del tutto normale. Il tono, le risoluzioni, l’annullamento dei temi morali sono già iscritti nel DNA della serie.
    “Boardwalk Empire” poteva essere un affresco e invece è una rappresentazione.
    Forse “Mad Men”, nella sua perfezione, un po’ di danni li ha fatti…

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  18. Giusto criticare, però qui qualcuno si è fissato col considerare qualcosa come “non alla propria altezza”, quindi consiglio di cambiare tranquillamente serie ed intrattenersi con altro, giusto per non perdere del prezioso tempo personale, oltre che a rendere sempre uguale ogni sessione di commenti che ci si ritrova a rileggere ogni volta. Io, per dire, comincio a fare fatica a finire leggere i commenti… Se si ha la presunzione di capire un personaggio come Nelson Van Alden ancor prima che la prima serie sia terminata, allora mi chiedo cosa ne sarebbe stato di The Wire, Oz, Breaking Bad, i Sopranos se ci fossimo fermati e arresi cosi presto… Suvvia abbiamo capito tutti di cosa accusate questo prodotto, non imitatelo :-)

    “Bravo!” a Buscemi, forse la sua miglior interpretazione in questi 11 episodi, assieme al fratello, cui mi sfugge il nome. Spiace per Sebso, e anche parecchio. Passi la mancanza di Capone e Luciano per un episodio, ma è criminoso l’utilizzo centellinato che si fa di Harrow e Chalky…

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  19. [...] riferimenti al circo e allo spettacolo, già perfettamente descritti da Jane Lane nella recensione dello scorso episodio. E così abbiamo una quantità di personaggi complessi, costantemente sull’orlo di una [...]

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  20. Lo show dovrebbe essere ambientato nel 1918; il suffragio femminile negli stati uniti avvenne in quell’anno quindi direi che la data corretta sia quella!

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  21. Ottima recensione.
    A me questo episodio è piaciuto , ma con alcune riserve su alcuni personaggi. Jimmy e compagna per esempio, la cui storia non capisco dove vada a parare e che mi viene sempre voglia di mandare in fast forward ogni volta che sono assieme. E non mi associo agli elogi a M. Pitt, che trovo attore oltremodo monocorde.
    E Van Alden, che ha smesso di essere un intrigante personaggio disturbante per essere solo e noiosamente un fuori di testa con distintivo. Francamente, vista la china del personaggio, per me gli autori si sono messi un un vicolo cieco con lui, a tal punto che mi aspetto nella seconda stagione che faccia le valigie presto, per evitare che si trasformi in una macchietta ridicola.
    Per me la storia funziona egregiamente quando Nucky dirige il tutto con le sue azioni , risultando credibile sia quando tira fuori il lato umano,che quella parte di sé incredibilmente bastarda e totalmente criminale. Questo personaggio è scritto bene e interpretato meglio e regge da solo tutta la serie. Quando le storylines su di lui latitano, l’episodio ne soffre.
    Un altro limite dell’episodio, come sottolineato dalla recensione, è sulla credibilità di alcune situazioni, come l’avvelenamento del Commodoro e la morte di Sebso. Mi manca l’ultimo episodio e sono curioso di vedere come se la caveranno con l’omicidio di Van Alden.

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  22. Son venuto a leggere proprio per sapere il parere vostro su Van Alden e mi trovo d’accordo con JaneLane: sembra agire in maniera folle e sopra le righe, senza spiegazioni profonde del suo disagio… Mah :(

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