
Quando un episodio di una serie come The Walking Dead si apre con un’immagine così poetica e leggiadra in cui due delle protagoniste hanno un dialogo chiarificatore che le porta ad avvicinarsi emotivamente, c’è solo da stare in tensione in attesa del momento in cui tanto sentimento dovrà pagare pegno a una scena di orrore che farà da contrappunto. E infatti passiamo dai primi piani del viso bello e delicato di Amy, alle immagini finali di quello stesso viso che sta chiudendo gli occhi dopo un attacco brutale dei morti viventi. Ma se questa chiusura del cerchio poteva essere prevista – pur non perdendo nulla della tensione drammatica che ne deriva – le cose ad Atlana si sviluppano in maniera inaspettata.
Quella che sulla carta sarebbe dovuta essere una missione di recupero di un uomo lasciato indietro e di una borsa piena di armi, diviene uno scambio di ostaggio con dinamiche di guerra tra bande, che porta a scoprire una realtà davvero inaspettata che stride – in modo buffo per altro – con il contesto di morte e abbandono, dimostrando però come l’azzeramento della civiltà non porta necessariamente all’ognuno per sé.
In effetti Rick ha mantenuto intatta la percezione di sé quale uomo di legge indubbiamente perché è un uomo di onore, – e lo dimostra costantemente in ogni sua scelta - ma anche perché non ha vissuto tutti i passaggi che hanno portato alla distruzione della società civile. Gli altri, al contrario, si sono dovuti adeguare man mano per trovare un modo – e uno scopo – per sopravvivere. Rick, Daryl, T-Bone e Glenn, rinvenuta la mano che Merle si è letteralmente segato via (“la lama non era sufficientemente affilata per le manette”, intuisce Daryl), si confrontano sul da farsi. Rick tiene a bada l’impeto di Daryl nel voler andare in strada in cerca del fratello, stabilisce razionalmente come priorità il recupero delle armi necessarie alla propria difesa, ma è Glenn a essere il vero stratega mettendo a punto un piano che prevede coperture reciproche e vie di fuga per ogni eventualità. Un bel salto passare da ragazzo delle pizze al tattico che posiziona un vicesceriffo, e un tipo come Daryl che è facile pensare abbia fatto trascorrere dei brutti quarti d’ora a chi avrà cercato di dirgli cosa fare o come comportarsi.
Il piano sembra svolgersi senza intoppi con tanto di recupero di cappello da parte di Glenn neanche Rick fosse Indy. Ma, come più volte ripetuto, siamo ormai in assenza di una società tenuta in piedi da regole condivise, quindi è difficile poter vantare diritti di proprietà. I nostri non sono infatti nè gli unici umani ad Atlanta, tantomeno gli unici interessati al recupero di armi. Dopo uno scontro tra quella che a tutta prima sembra una banda di latinos, Rick Daryl e T-bone tornano all’interno dell’edificio senza Glenn – preso in ostaggio – con a loro volta un ostaggio – Miguel – e le armi.
A seguito di un confronto per lo scambio dei prigionieri con Guillermo, il capo degli altri, la situazione è quella di dover cedere le armi per riavere Glenn vivo. Questo è uno di quei momenti in cui si è nella condizione di dover scegliere tra la cosa giusta da fare, contro quella più razionale e conveniente. Daryl fa notare che in questi tempi le armi valgono più dell’oro perché solo con le armi puoi proteggere il cibo e la famiglia: Glenn, dopotutto, è solo un ragazzo del campo… Ma per Rick è diverso. Lui deve la vita all’altruismo di Glenn che quasi profeticamente aveva sperato di ricevere in caso di necessità lo stesso aiuto dato da lui a Rick. Ma sono sicura che quest’ultimo sarebbe andato ugualmente, anche se non ci fosse stato un debito pregresso. Contrariamente alle aspettative anche Daryl si convince a partecipare alla piccola spedizione di salvataggio, anche perché Rick vuole sì recuperare Glenn, ma non ha nessuna intenzione di cedere le armi.
Nello scontro che ne segue, tra Rick&Co contro Guillermo (Neil Brown Jr) e i suoi, all’insegna di un altro dialogo pericolosamente vicino a rendere la situazione quasi caricaturale con minacce da superduri, ecco che un’ingresso inaspettato spezza la tensione, spazza via la sindrome da troppi galli in un pollaio e dopo pochi secondi ribalta la sensazione di chi e cosa è fuori posto e fuori contesto: all’inizio è la nonna a sembrare l’elemento estraneo, spurio. Ma non appena parla in modo preoccupato con tutta la tenerezza che può suscitare una persona anziana bisognosa d’aiuto, ecco che sono le armi e lo scontro a essere fuori luogo. Guillermo e gli altri vatos non sono affatto una gang che controlla il territorio. Anzi, lo sono, ma non certo per una vuota posizione di potere fine a sé stessa: semplicemente si sono assunti la responsabilità di aver cura degli anziani ospitati in un centro, privi di altre tutele se non la loro. Il vedere poi i tre cagnolini nella cesta dà tutto un altro sapore – ironico e meno scontato -alle battutine “Merle è un nome che darei al mio cane” “Ti darò in pasto ai miei cani”.
Anche quelli rimasti al campo sono chiamati ad affrontare una situazione problematica e preoccupante. Jim ha iniziato a scavare delle buche senza sosta, sotto il sole, in modo ossessivo. L’approccio pieno di tatto di Dale non sortisce nessun effetto, e come accaduto in circostanze analoghe è Shane a prendere il controllo della situazione: atterra e immobilizza Jim che, nella rabbia di dover subire quello che ritiene un sopruso, finisce per parlare della morte di sua moglie e figli rivelando il senso di colpa per essere riuscito a sfuggire ai morti viventi solo perché questi erano troppo occupati a divorare la sua famiglia per accorgersi di lui. La confessione di Jim sconvolge soprattuto Lori la cui recitazione consiste unicamente nello sgranare più o meno gli occhi a seconda della situazione, e la cui caratterizzazione di personaggio – al di là di essere quella che ha tradito il marito – non va oltre l’indossare gli orecchini (brava, non bisogna mai lasciarsi andare alla trascuratezza). In attesa che anche Lori cresca come personaggio, conosciamo un po’ meglio anche Dale attraverso una spiegazione faulkneriana del perché ritiene importante continuare a caricare l’orologio, continuando a dar valore alla posizione delle lancette.
E’ in questo momento di ritrovata normalità intorno al fuoco con Andrea in attesa di regalare il ciondolo ad Amy che compie gli anni, segno che non è affatto vero che il tempo scandito dai giorni non abbia più alcuna importanza, che il filone narrativo del campo sta per ricongiungersi a quello dei ragazzi di Atlanta. Rick e gli altri, dopo aver salutato Guillermo lasciandogli parte delle armi, si accorgono del furto del loro mezzo di trasporto: il pensiero va subito a Merle diretto verso il campo in cerca di vendetta. Ma per quanto l’immagine di un Merle fuori di sé, dolorante e rancoroso possa essere preoccupante, troveranno un arrivo molto più terribile al campo, quello di un gruppo di zombie che banchetta con alcune comparse di cui non ci importa nulla, toglie di mezzo un Ed che non ci mancherà affatto ma purtroppo ci porta via anche una Amy a cui è stato fin troppo facile affezionarsi. La disperazione di Andrea si contrappone al ricongiungimento – di nuovo – di Rick e famiglia a cui assiste – di nuovo anche qui – uno Shane con espressione frustrata: dopo aver protetto e tenuto in vita Lori e Carl, li vede andare incontro tra le braccia di Rick. Non credo sopporterà ancora a lungo l’essere il rincalzo dell’amico.
In questo scenario pervaso di paura, con i corpi dilaniati di alcuni compagni, ecco che Jim ricorda il perché della sua ossessione nello scavare buche, qual era il messaggio del sogno che aveva dimenticato.: fornire una sepoltura.
Quattro stelle e mezzo a un espisodio dalla regia impeccabile che dosa i tempi dell’azione e del dialogo mettendo a fuoco sempre più la natura e il carattere dei personaggi, riuscendo a immettere anche una vena ironica, difficilmente pensabile in un contesto del genere. La scelta di portare avanti due linee narrative, al campo e ad Atlanta, è poi una scelta che paga permettendo una gestione più corale dell’ampio cast. Adesso non ci resta che aspettare il ritorno di Merle.
Note
- Robert Kirkman è l’autore di questo episodio.
- Il riferimento di Dale è a “The Sound and the Fury, di Faulkner“
- Emma Bell (Amy)è stata Tango in Dollhouse (1×08 “Needs”)
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non mi piace la divergenza, temo che stia diventando un “ombra dello scorpione” dei noi artri
close to me ha scritto:
WARNING SPOILER su io sono leggenda
interessante sarebbe interessante, ma forse lo zombie non è la creatura più adatta per questo tipo di sviluppo … siamo nel regno della finzione, quindi tutto può essere, però penso che dovendo rimanere in un arco temporale ristretto (a meno di volere un TWD – 100 years later) non ci si possa aspettare molto dagli sviluppi dell’ “evoluzione della specie” zombie. Una minima consapevolezza di sé, l’uso di qualche semplice strumento, una qualche forma di azione coordinata col “branco”… insomma niente che possa aprire una trama plausibile dove gli zombie 2.0 siano esseri senzienti e organizzati. Si potrebbero immaginare dei “semi-infetti”, persone nelle quali il virus ha attecchito devastandone il corpo senza però intaccare le facoltà mentali. Soluzione in effetti simile a quella di Io Sono Leggenda, ma anche lì di fatto gli “evoluti” avevano più un ruolo simbolico che narrativo, relegati alle ultime pagine del romanzo senza troppi approfondimenti. Senza contare che Matheson era stato abbastanza furbo da inventarsi un ibrido zombie-vampiro per poterci giocare sopra mescolando elementi dell’uno e dell’altro. Insomma nel caso di TWD si risolverebbe il discorso dell’evoluzione della specie, si farebbe contento Darwin ma la forzatura sarebbe dietro l’angolo.
Comunque avremo tempo per vedere gli sviluppi, per adesso le priorità sono un po’ più di drammaticità e eliminare Sarah Wayne Callies… Merle ti prego pensaci tu!
Ma anche qui non è che gli zombie la facciano da padrone. Fanno parte dell’ambiente all’interno del quale si muovono i personaggi e quando i tempi sono narrativamente maturi c’è l’attacco vero e proprio, viscere a vista. Non so fino a quanto si potrà replicare questo schema che, ribadisco, finora trovo più che soddisfacente e ben condotto.
La sopravvivenza della specie, poi, non è dettata necessariamente da un alto grado di intelligenza-coscienza. Potrebbero tranquillamente far evolvere, mutare quel tanto da rendere gli zombie più minacciosi al di là del semplice morso, perché il problema è questo: tranne quando il loro numero non è da stadio, uno sparuto gruppo costituisce minaccia solo per l’eventuale contaminazione.
Queste sono comunque solo delle speculazioni. Non è che mi aspetto o secondo me devono prendere necessariamente questa direzione. Anche perché, se dipendesse da me, visto che Rick viene dal Kentucky ci infilerei Raylan Givens che abbatte tutti gli zombie con un colpo secco e fine della storia.
In questo senso sono d’accordo, qualche barbatrucco in più, senza snaturare gli zombie, probabilmente servirà per variare un po’ gli schemi.
Il punto sarà quanto andrà avanti TWD. Se si limiterà a una seconda stagione basterà approfondire questo scenario. Se andranno oltre inevitabilmente si dovrà introdurre qualche nuovo elemento di interesse. E qui la soluzione Raylan Givens potrebbe essere quella giusta!
Eh, Rouges… che vuoi farci… io sono un po’ snob. Le medicine devono essere buone. Quando hanno tanta pubblicità e poi tanto vuoto non mi piacciono.
Antarctica, se fossi una persona maleducata come te ti risponderei che l’unica sciocca qua sei tu, visto che evidentemente non hai capito cosa ho detto. Siccome invece sono una persona educata mi limiterò a rispiegare il mio punto di vista.
Non ho mai detto che avrei preferito un film sul babau, né ho qualcosa contro i film sugli zombie. Anzi, come dicevo prima, siamo proprio “nel mio genere”. Quello che dicevo è che il fatto che sia un argomento già visto in tanti altri film non può essere un alibi per riproporre trame già trite e ritrite e riflessioni morali stradigerite.
Niente vietava agli autori di scegliere altri argomenti, o altri mostri, se ritenevano che il filone zombie avesse già dato tutto ciò che aveva da dare. Se invece pensano che ci siano aspetti non ancora proposti al pubblico e analizzati (e io lo spero), bè sarebbe ora di mostrarli anche a noi, perchè che quando la società si dissolve l’uomo si bestializza me l’aveva già detto romero 30 anni fa.
Spero di essere stato più chiaro.
@Mezcal
Perché ho ritenuto l’osservazione sciocca (nonchè sentita una ventina di volte, e non è che se si sente una cosa più e più volte acquisti fondatezza, almeno non per me) in quanto ad essa si può semplicemente rispondere con un “perché non gli zombie?” sono maleducata? Come no. Lascio correre.
(E che la società dissolta produca uomini non più in controllo di sè ce l’hanno detto milioni di altri prima di Romero, non è questo il punto se pensi allo zombie come a un mezzo)
Close to me: nell’ottica in cui hai proposto la cosa ora un’evoluzione avrebbe senso, come dice Terry per variare gli schemi e aggiungere un elemento di interesse.
A questo punto mi chiedo quanto seguiranno del fumetto e quanto no, ci sono già evidenti mancanze e spero che vengano colmate o che siano state solo rinviate, rimosse persino, alla luce di qualche scelta narrativa interessante. Non so neanche quanto queste atmosfere in parte differenti dipendano dall’aver fatto questa stagione con l’intento di renderla introduttiva rispetto alla seconda, e se questo gioverà all’economia del racconto o gli toglierà forza.
Staremo a vedere, comunque il bilancio mi riservo di farlo a fine stagione (e ci siamo quasi).
Esatto Antarctica, non rispettare l’opinione altrui quando non si è d’accordo è tra i principali sintomi di maleducazione.
Al di là della polemica, che lascia il tempo che trova, il fatto che tu mi continui a rispondere “perchè non gli zombie?” mi fa pensare di non essermi riuscito a spiegare manco questa volta. Pazienza, magari qualcun altro avrà capito.
Quanto alla perdita di controllo degli individui in situazioni estreme, sostenendo che prima di Romero l’avessero detto tanti altri mi aiuti a dire che l’argomento è già stato sviscerato in ogni sua declinazione. Milioni di scrittori ce lo hanno già detto, Romero ce l’ha raccontato usando gli zombie, speriamo che in questa serie gli autori ci dicano qualcosa di nuovo.
Domanda da cento punti Mulino Bianco
Molti di voi hanno espresso dubbi -legittimi- riguardo la mancata zombificazione di Amy (e di tutti gli altri morti dell’acccampamento) o del tizio che si becca la freccia nel culo.
Ma siamo sicuri che la malattia sia contagiosa? Ora non vorrei dire una fesseria, ma mi sembra che in questa invasione, non abbiamo la certezza di trovarci di fronte ad un epidiemia, in stile “28 giorni dopo”, che si diffonde dagli zombie agli umani. Infatti, nell’episodio pilota, vediamo decine di cadaveri ammassati fuori dall’ospedale…se fossero stati uccisi dagli zombie sarebbero “resuscitati” tutti.
E’ vero che uno dei personaggi dice di fare attenzione a non farsi mordere o non toccare il loro sangue…ma credo che sia una regola di buonsenso che TUTTI noi avremmo adottato in quella situazione, indipendentemente dal reale pericolo di contagio. Considerate che ancora oggi c’è gente che pensa che basti toccare un malato di AIDS per prendersi la sua stessa malattia.
Ma perchè date per scontato che Amy non sia stata zombificata? L’attacco è appena finito nell’ultima scena, solitamente ci vuole un po’ prima che un morto si risvegli come zombie. Magari succede nel prossimo episodio oppure a inizio episodio 5 le sparano in testa.
Bella Donna ha scritto:
Ma infatti c’è anche l’ipotesi del “prima di seppellire i cadaveri, avremo la premura di squartarli e conficcare loro una freccia in testa per evitare che tornino a farci visita”.
Però se la zombificazione fosse stata contagiosa, mi pare strano che nessuno si sia preoccupato di urlare alla sorella di staccarsi da lì (o tirarla via a forza).
@ Johnny:
Finora effettivamente non abbiamo visto nessuna mutazione, aspettando giustamente di vedere la sorte di Amy e degli altri che sono stati feriti nell’attacco al campo.
Dalle parole del tizio (Morgan?) che raccoglie Rick nella prima puntata però il quadro è abbastanza chiaro. Dice che i morti visti da Rick all’ospedale “sono stati abbattuti”. Tant’è che sono messi in sacchi bianchi e quasi tutti hanno macchie di sangue in corrispondenza della testa. Dice che dopo il morso si sviluppa una febbre violenta, e poi “after a while, you come back”. Il figlio dice proprio “l’abbiamo visto succedere”, parlando della madre. Motivo per cui temono che la fasciatura di Rick nasconda un morso, che lo renderebbe di lì a breve un walker.
Sinceramente non vedo il motivo di dubitare di queste informazioni, che ci vengono date insieme ad altre già verificate (come il fatto che gli zombie sono attirati dal rumore, o che sono pericolosi soprattutto in gruppo) e che servono proprio a introdurci lo scenario. Stravolgerle sarebbe un po’ un controsenso.
terry ha scritto:
Grazie per il chiarimento.
Sui morti abbattuti si potrebbe pensare che siano state delle uccisioni “preventive”: lo zombie ti ha morso? E io ti uccido…tanto sei spacciato. Anche perchè in tal caso non si spiegherebbe perchè abbiano perso tempo a impacchettarli e disporli in fila. Boh…
Mi ricordo bene la storia della febbre che ti “cuoce la carne” e poi ti fa tornare in vita: fa pensare che gli zombie non siano più delle persone “resuscitate”, ma dei tessuti putrescenti, privi di coscienzam che si muovono con lo stesso meccanismo per cui anche le code mozzate delle lucertole continuano a farlo.
E’ una sottile differenza dalla classica concezione dello zombie come “essere (ri)vivente in cerca di cibo per sopravvivere”
Ci mancherebbe.
Solo che, appunto, in questo caso è poco coerente il fatto che nessuno si preoccupi di dividere le due sorelle, con il timore che anche Andrea possa essere contagiata.
@ Johnny:
) con effetto involontariamente comico (ovvero: m’ha smerdato il pathos della scena) a livello siparietti di Vampires suck (giuro, m’aspettavo a quel punto che Shane si trasformasse in licantropo e le saltasse addosso per provare a TR), quello che non capisco (davvero) è che passi la starlette catapultata per “altre ragioni” (vedi Canalis) su un set, ma ‘sta tizia a dar credito a IMDB “recita” fin da bambina, possibile che in tutti questi anni e dopo 4 anni di “devi morire sara tancredi!” da parte dei fan di prison break nessuno abbia avuto il coraggio di dirle “cambia mestiere!” e soprattutto ad una rete d’alto livello come la AMC (vedere la qualità recitativa di tutti, comparse incluse, coloro che recitano in breaking bad e in mad men) che dare la parte della povera Penelope con Ulisse perennemente per cazzi suoi ad una tipa notoriamente espressiva come una triglia in pescheria sarebbe stata una coglionata?
) non solo per la favoletta esplicitamente antirazzista (alzi la mano chi non ha pensato che G e i suoi fossero stati prima dell’epidemia una ferocissima banda di spaccia) ma perché l’ho trovata pedagogica perfino, nel senso che m’è venuto da dire “ottima idea! se il mondo è davvero fottuto e tutti siamo spacciati indipendentemente da quel che faremo quello è davvero un bel modo di chiudere il sipario”, piuttosto che ridurmi ad una belva braccata stile Merle pure a me adesso credo che piacerebbe vivere i miei ultimi giorni prendendomi cura di quei poveri vecchietti.
i cadaveri accatastati fuori dall’ospedale si vedeva chiaramente (le pozze di sangue sul terreno ad altezza testa) che avevano tutti ricevuto “un’estrema unzione” a base di piombo.
per quanto riguarda le frecce: un po’ si vede che le pulisce poi chi ci dice che l’agente patogeno non funzioni un po’ come l’aids (non sopravvive a lungo fuori dal corpo umano), a me fa molta più impressione vedere gente che pur sapendo che quegli esseri sono infetti contagiosissimi se ne va a prenderli a mazzate in testa senza pensare che nel momento in cui gliela sfonda basterebbe che un goccio del loro sangue finisse loro in bocca o in un occhio per essere spacciati.
quanto al “dilettantismo” sul lato survival: va bene che ci volevano mostrare gente comune e quindi mediamente fessacchiotta e sprovveduta ma… nella scena dell’aggressione al campo parevano “apparecchiati” con tanto di mela in bocca a livello film splatter della Troma, nel trovarvi di fronte il ributtantone che pasteggiava col cervo eravate arrivati al concetto “ad Atlanta non trovano più cena e quindi stanno cominciando a transumare in giro” e dopo questa consapevolezza ve ne state lì intorno al fuocherello (con tanto di birrette: cioè… al povero glenn ordinano di rimediare a rischio della sua vita nelle scorribande in città pure quelle come priorità di sopravvivenza?) senza niente a proteggervi da tutto quello che potrebbe di notte in 30 secondi balzarvi alla gola dal bosco?
mica occorreva essere berretti verdi, bastava aver visto da bambini un qualsiasi filmetto su cowboy e indiani: e mettete le auto in cerchio (stile carri dei pionieri) in modo da creare un perimetro di difesa, poi possibile che visto che son lì da settimane e non mancano attrezzi legname ed un sacco di omoni belli robusti che stanno lì a grattarsi a giornate (ma uno dei recuperatori di provviste in città non si dovrebbe un pochino incazzare al pensiero che sta rischiando la vita per dei simpaticoni che passano il tempo a giocare ai campeggiatori?) non si sia pensato a erigere almeno una staccionata?
su Lori quoto quello che avete detto tutti, nella scena di traGGGica morte col coro sullo sfondo che s’impegnava moltissimo a rendere credibile l’hola collettiva di dolore lei c’ha regalato il solito sguardone da cerva flashata dai fari di una macchina (ma ti mettesse sotto così ti levi di mezzo!
a parte questo… la parentesina vatos-geriatrica m’è piaciuta (favolosi i “terribili” cani divoratori di uomini
@Pag
Intanto ti ringrazio per gli ulteriori chiarimenti sulla questione
pag ha scritto:
Infatti bisognerebbe farsi un esame di coscienza: quanti di noi, in quel momento, hanno subito pensato che gli ispanici fossero i cattivi? Quanti di noi avrebbero accettato che questi str…i venissero crivellati di colpi perchè tanto “il mondo non ha bisogno di loro”?
E’ vero: il regista ha giocato sui clichè per farci pensare che questi fossero dei delinquenti…ma alla fine noi spettatori abbiamo abboccato alla grande. E quindi, non siamo anche noi dei “walking dead”?
@ Johnny:
Secondo me i morti erano “ordinati” perché probabilmente erano stati messi così in un momento in cui si cercava ancora di gestire la situazione. Finito lo spazio e aumentando i morti si è proceduto con l’accatastarli, con l’accorgimento minimo di avvolgerli in teli improvvisati, fuori. Quando si è perso definitivamente il controllo evidentemente i superstiti sono scappati in fretta e furia (mi pare che anche Shane dicesse qualcosa a riguardo) e i cadaveri sono rimasti lì, in attesa di una sepoltura o cremazione che non avverrà mai.
Sulle scelte poco logiche. Spesso tendiamo a pensare col senno di poi, dimenticandoci che in situazioni così estreme anche nelle realtà probabilmente non si farebbero sempre scelte logiche, per mille fattori che le possono condizionare, paura, rabbia, intuizione, incompletezza di informazioni, competenze, tutte cose che variano da individuo a individuo. Tali scelte a posteriori possono rivelarsi sbagliate, ingenue o incomprensibili, ma non c’è nulla di strano se sono coerenti col contesto e le persone da cui nascono.
Quindi dato che è comunque è divertente specularci sopra facciamolo, tenendo però ben presente che l’azione logica non è sempre l’unica plausibile.
@Terry
Sì, ma il concetto di logico non cambia in nessuna latitudine del meraviglioso Globo Terrestre.
Io posso essere anche incompetente, ma dopo che uno di quegli erranti arriva vicino all’accampamento perché spinto dalla “fame” e qualcuno dice pure che stanno finendo il cibo, io anziché scavare fosse in preda alla premonizione* (o proprio grazie a quella premonizione) inizio a fare uno steccato elementare che gli erranti dovranno forzare facendomi accorgere del loro arrivo.
*la premonizione è qualcosa di veramente osceno ed offensivo per l’intelligenza. Ci mancava solo il tizio che ha avuto l’illuminazione…
Pogo ha scritto:
quella era proprio una postilla che volevo mettere
Ovvero che le scelte che ci appaiono (e di fatto sono) più deboli sono proprio quelle fatte a mente fredda, in gruppo e ragionate (proprio come può essere il problema della sicurezza del campo), perché si presuppone che lì sì ci sia stato tempo e modo per comportarsi in modo “logico”. Quindi è naturale e giusto stupirsi, perché abbiamo gli elementi per accorgerci che in quel contesto, con quelle persone coinvolte e quelle informazioni, il gruppo è stato fin troppo ingenuo.
Meno criticabili, se non per amore di discussione, sono invece le scelte/situazioni su cui abbiamo informazioni incomplete (ad esempio sul come è avvenuta l’escalation dell’infezione e come si è reagito) o legate ad azioni “istantanee” e istintive (ad esempio quella che faceva rilevare johnny sul perché nessuno ha pensato a dividere Andrea e Amy), magari fatte in un momento di pericolo e con l’adrenalina a mille.
Insomma tutti quei casi dove per giustificare un’azione basta semplicemente il suo essere una possibilità pari alle altre. Le cose a cui dobbiamo stare attenti sono come viene inserite nel racconto, il suo grado di coerenza interno (non basato quindi su quello che faremmo “noi”, ma su quello che potevano fare “loro”) e soprattutto di efficacia rispetto allo show. Per evitare l’errore di ricondurre ogni evento o azione sullo schermo a schemi logici che non vengono rispettati nemmeno nella realtà. Perché quindi dovrebbero esserlo nella fiction?
Varhamir ha scritto:
Quoto
Inoltre Ed (che dovrebbe essere sempre sul chi va la) quando vede le ombre fuori dalla tenda quasi si gira dall’altra parte chiedendo “chi c’è la fuori?”.lo ritengo un moment WTF
@ terry:
peraltro l’originale “L’Ultimo Uomo sulla Terra” con Vincent Price è un filmaccio, ma almeno conserva un fascino da film anni ’50…