
Non ricordo l’ultima volta che mi sono trovato a mettere ripetutamente in pausa la proiezione di un episodio di una serie tv a causa della troppa ansia, forse mi è successo solo con Lost o Battlestar Galactica, ma durante questo secondo episodio di The Walking Dead è stato un continuo “stoppo per riprendere fiato”, “stoppo per riprendere fiato”, “oddio, non respiro, muoio!”. Una tortura. Davvero una gran bella tortura.
Guts. Scritto da Frank Darabont. Diretto da Michelle MacLaren.
Avevamo lasciato Rick intrappolato dentro un carro armato e fuori una turba di non morti a bussare sul portellone, con tanto di vocina sconosciuta dalla ricetrasmittente a ripetergli quanto fosse stato imbecille a essersi cacciato in una situazione del genere. Grazie alle indicazioni di questa “voce amica” però (che scopriremo appartenere al simpatico Glenn), Rick riesce a scampare ai morsi degli zombie, distratti dalla carne fresca di cavallo, e a rifugiarsi nell’edificio ben protetto dove uno sparuto gruppo di sopravvissuti è rimasto bloccato. Il momento delle presentazioni non è dei migliori, ma ormai abbiamo capito che non è facile stringere amicizie in un mondo dominato dagli zombie, perché al posto di una mano tesa troverai sempre un’arma puntata contro.
Stavolta l’arma è di Andrea, che a quanto pare non ha preso con filosofia il trionfale ingresso ad Atlanta di Rick, anche perché ha richiamato frotte di non morti condannando lei e i suoi compagni ad una morte dolorosa. Infatti ora gli zombie stanno accalcati contro le vetrine del negozio di abbigliamento in cui i vivi hanno trovato rifugio (ennesima citazione romeriana) e non vedono l’ora di mettere qualcuno sotto i denti. Ad aggravare la situazione ci si mette anche Merle, omaccione con l’accento del sud che prima inizia a sparare dal tetto giusto per il gusto di farlo e poi prende a cazzotti uno dei suoi compagni in quanto… beh, “negro”. Ma non si scherza con Rick, che colpisce Merle e lo ammanetta ad una tubatura. Uscire da Atlanta non sembra così semplice…
Intanto nell’accampamento appena fuori Atlanta il gruppo di non “non morti” cerca di trovare ristoro fisico e psicologico. Ma gli Walkers (no, non la famiglia Walker… non che loro siano meno inquietanti, eh…) non sembrano gli unici mostri a perseguitare la calma di chi ancora respira: sto parlando dei pericolosi e voraci demoni interiori, e la bella sequenza iniziale dell’amplesso silenzioso e irruento (e del pendaglio sfilato) ce ne introduce alcuni.
Captato il messaggio di SOS da parte dei sei di Atlanta (che scopriamo essere loro compagni) il gruppo compie la scelta più pragmatica: nessun aiuto. Sono bloccati in un edificio circondato da migliaia e migliaia di zombie, non c’è più niente che si possa fare per loro.
Nella fortezza della (ben poca) solitudine, i sei di Atlanta sono alla disperata ricerca di una via di fuga: l’evasione frontale è impossibile, le fogne sono fuori questione. Analizzando le capacità degli zombie di distinguere i morti dai vivi (perché non si divorano a vicenda altrimenti?) e cosa determini i loro spostamenti di massa, i sopravvissuti risalgono a due elementi fondamentali, odore e rumore: l’odore è ciò che permette ai non morti di distinguere chi è vivo e chi no, mentre il rumore assordante attira gli zombie in quanto semplice segnale di vita. Rick allora sfrutta odore e rumore per trascinare le chiappe dei vivi fuori da Atlanta: il poliziotto e Glenn si spalmano addosso sangue e interiora di cadaveri per “coprire” il loro odore di vivi, si allontanano abbastanza (con tanto di zombie walk) fino a trovare un furgone vuoto, rubano un auto sportiva e mettono in loop l’antifurto per attirare gli zombie abbastanza lontano dal palazzo da permettere ai compagni di salire sul furgone e fuggire. A parte l’inaspettato fattore pioggia, il piano riesce alla perfezione, tranne per quanto riguarda Merle e la sua impareggiabile sfiga: la chiave delle manette cade dritta in un canale di scolo del tetto. Ho la sensazione però che sentiremo ancora parlare di lui.
Se Days Gone Bye introduceva l’universo narrativo della serie e il suo protagonista principale adoperando uno stile di racconto in cui prevalevano toni riflessivi e intimisti, Guts cambia totalmente approccio per regalarci 45 minuti di pura azione e suspance, senza un attimo per tirare il fiato (tanto che, ripeto, ho dovuto interrompere la visione più volte per non morire asfissiato). La componente gore qui è sfruttata al massimo ma senza esagerare (so che le espressioni “gore” e “senza esagerare” insieme suonano un po’ un controsenso, ma tant’è).
Nonostante il ritmo incalzante, la puntata è in grado di introdurre un paio di personaggi interessanti (Andrea, Glenn, Merle) e a regalarci momenti rivelatori, come quello tra Rick e Andrea riguardo il ciondolo a forma di sirena e sulla possibilità o meno di rubarlo, l’impressionante scena del “taglio del cadavere” o il già citato “interludio tra le fratte” di Lori e Shane in tutta la sua cruda disperazione.
Ma quanto ci viene mostrato davvero in questa puntata è la messa in discussione del sistema sociale in un mondo post-apocalittico: quando l’umanità intera si rivolta contro gli uomini e tenta di ucciderli divorandone le interiora, la risposta più spontanea è quella evitare ogni forma di socialità, proprio come tende a fare Glenn, approfittare della situazione per dominare e mettersi al comando, come fa Merle, o fare fronte comune? Come si evolveranno le spinte contrastanti all’interno di questa nuova situazione? Qual è la nuova legge che arbitra i rapporti umani? Se la massa ora rappresenta il più grande nemico della sopravvivenza, che speranze ci sono per una ricostruzione sociale?
I primi due episodi di The Walking Dead ci hanno mostrato alla perfezione le due strade che la serie intende seguire: un certo tipo di riflessione esistenzialista assieme a ettolitri di sangue e viscere, un ritmo dilatato ed uno forsennato, il silenzio e il rumore assordante. L’inquadratura finale è la perfetta contrapposizione di quanto visto nel primo episodio: siamo venuti a cavallo in silenzio e in solitudine, ce ne andiamo in auto sportiva urlando come ossessi.
The Walking Dead è tutto quello che sta nel mezzo.
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Note:
- Come riportato in A Week in Ratings di questa settimana, gli ascolti del pilot della serie sono stati MOSTRUOSI. Cito: “5.3 milioni di spettatori e 2.7/7 di rating nella fascia 18-49. Non solo miglior debutto sulla AMC (circa il triplo del rating più alto mai raggiunto da Mad Men o Breaking Bad e TREDICI VOLTE il rating delle ultime puntate di Rubicon), ma uno dei migliori risultato di una serie via cavo da anni e che batte molte delle serie broadcasting della scorsa settimana. Mica cazzi.”
- Anche in Italia il debutto della serie lo scorso lunedì su FOX è stato un vero successo, accompagnato però da una polemica: FOX ha infatti trasmesso la versione rilasciata da FOX International della durata di 45 minuti invece degli originali 66, scatenando un vero putiferio. La colpa però non è del canale satellitare nostrano, che anzi ha risolto il problema approntando adattamento e doppiaggio e proponendo la domenica successiva l’episodio nella sua interezza. Chapeau.

(50 voti, media: 4,10 su 5)










@ Bella Donna:
Farci un idea del tempo passato dallo sparo o dall’outbreak al risveglio non è facile.
Quando Rick si sveglia l’apparecchio alla sua destra, che penso sia per la nutrizione artificiale è spento. Supponendo che l’ultima flebo sia stata attaccata al momento dell’outbreak (per semplicità) le domande sono 2.
Quanto dura una carica di quello strumento? Un paziente in coma per quanto sopravvive senza idratazione e alimentazione?
L’unica altra indicazione del tempo trascorso ce la da morgan nella versione estesa del primo episodio (quella da 60 min) mentre con Rick e il figlio si gode una doccia calda dicendoci da quanto è staccata la corrente, ma sinceramente dovrei rivedere l’episodio perchè non ricordo.
Per quanto riguarda la relazione tra la moglie di Rick e il suo amico collega io non ritengo che sia precedente alla sparatoria e comunque non mi sembra così strana con l’incidente i due si devono essere sicuramente avvicinati, poi l’apocalisse e tutto quello che ne consegue, l’aver lasciato il marito per morto la compagna di lui che, a quanto pare, non ce l’ha fatta, il dover lottare giorno e notte vivendo in uno stato di ansia non sono uno psicologo ma mi sembra che possa essere una reazione normale la loro relazione specie in una situazione così anomala.
@ Pag:
Pensavo che la bomba a mano sarebbe servita per distrarre gli zombie (in alternativa alla macchina) ed anche io mi sono chiesto se la fuga in auto non avrebbe provocato un’effetto pifferaio magico anche se supponendo che gli zombie abbiano un udito umano e vista la differenza di velocità lo ritengo improbabile, più probabile che dove si ferma attiri tutti i non morti delle vicinanze ma il buon Glenn mi sembra abbastanza furbo da non parcheggiare nell’accampamento.
E’ inaudito che non abbiate posto l’accento sul fatto che l’episodio introduce il personaggio interpretato da Michael Rooker, grandissimo attore americano apparso nel film culto “Henry Pioggia di sangue” (‘recensito’ da Nanni Moretti in “Caro Diario”), che probabilmente non conoscete. Michael Rooker, che conferisce a Merle lo sguardo, la cattiveria e il sudore rancido di quello che sarà presumibilmente il miglior cattivo della serie (altro che morti viventi), è un caratterista tra i migliori, e ha partecipato come outsider in un bel po’ di horror truculenti, ma la vera chicca è l’aver interpretato uno sceriffo BUONO nel film sottovalutato di George A. Romero (indovinate? quello degli zombi) “La metà oscura”. La sua presenza in The Walking Dead è una chicca che andava la pena sottovalutare. Non fa nulla, a tutti capita di sbagliare.
Francesco ha scritto:
e la sigla non aiuta nella distinzione. e sai cos’ho fatto?
http://www.imdb.com/search/name?count=&roles=tt1520211,tt1333050
l’editor!